23 dicembre

Carlo entrò nella stanza senza fretta, posò delicatamente la valigia sul letto e l’aprì: la prima cosa da fare, si disse, era rendere ‘natalizia’ quell’anonima camera d’albergo.

Dal suo piccolo trolley a prova di bagagliaio d’aereo estrasse lentamente un oggetto, avvolto alla meno peggio nella carta velina.

“I doganieri si sono comportati proprio male – pensò, guardando con aria preoccupata l’informe pacchetto – hanno strappato la confezione senza alcun riguardo… forse è anche colpa mia, dovevo mettere l’avviso ‘handle with care’, per sicurezza”.

Poi, maneggiando con attenzione l’involucro, cominciò a togliere i fogli di protezione, uno ad uno, finché da quell’ammasso di carta non saltò fuori un alberino di Natale ripiegato ad ombrello.

Non un moderno gadget di plastica ‘made in China’, ma un’accurata imitazione della natura, un abete mignon con appesi innumerevoli vetri di Murano colorati raffiguranti animali, fiori, sfere e stelle.

Carlo possedeva quell’insolito oggetto fin dall’infanzia: era un regalo che i nonni, stanchi di sentirlo chiedere ogni Natale un albero come quello degli altri bambini, gli avevano portato da Venezia.

All’epoca la nordica moda di Santa Claus e dell’abete decorato aveva già attecchito in tutto il Paese ma in casa di Carlo, per principio, si continuava a fare solo il presepe.

Non però un presepe qualsiasi: ai primi di dicembre tutti i membri della famiglia, escluso Carlo, iniziavano a montare in salotto un enorme plastico che, di anno in anno, conquistava spazio arricchendosi di nuovi personaggi e scenari.

I genitori, i nonni ed il fratello, con la scusa di rappresentare la nascita di Gesù nella Palestina occupata dai Romani, per quindici giorni davano libero sfogo alle loro fantasie, ricreando un minuscolo universo fuori dal tempo e dalla storia. La Sacra Famiglia, di solito, finiva relegata in un angolo e, in quel coacervo di case, taverne, soldati, acquaiole, pecore, pastori, cammelli e artigiani intenti alle più varie attività nel pieno della Notte Santa, la grotta della Natività si riconosceva solo per la Cometa che sovrastava l’ingresso del misero ricovero di Giuseppe e Maria.

Prosegui la lettura »

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Rosanna Bogo

Tags: , ,