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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag treno

Aurora 457 – 3

Terza e ultima parte

Qui la Seconda parte

La misteriosa viaggiatrice tacque. Attendeva la mia replica, ma io rimasi in silenzio: cominciavo a sentire la stanchezza accumulata durante la settimana, ero irritata per il contrattempo che mi impediva di riposare nel mio letto e quella conversazione, in fondo così squallida, mi stava annoiando. Avrei preferito mettermi di nuovo a leggere il mio giallo e, soprattutto essere davvero in viaggio per arrivare a casa e non bloccata dentro un tunnel in compagnia di una svitata. Diedi un’occhiata al  quadrante fosforescente  del mio orologio e rimasi allibita: eravamo fermi da due ore!

“Chi sa se verranno mai a tirarci fuori da qui – dissi con tono preoccupato – sento che sto per perdere la pazienza! aspettiamo soccorsi da due ore e a casa i miei saranno in pensiero…non c’è campo per telefonare. E poi comincia a fare freddo.”

Quasi tutti nel vagone sonnecchiavano avvolti nei loro cappotti e anch’io avevo indossato giaccone e guanti. La mia vicina, già all’inizio del viaggio, si era avvolta nel suo mantello come in un bozzolo.

“Si guardi intorno – dissi sfregandomi le mani con rabbia –  sembriamo i sopravvissuti della Tenda Rossa! là fuori  si sono dimenticati di noi!”

“Non parlerà sul serio! – rispose Margherita – lei guarda le cose da un punto di vista irrazionale, pensa di avere bisogno degli altri, si aspetta che il prossimo l’aiuti per senso di umanità. Se fosse davvero così che gira il mondo potremmo rimanere qui fino alla prossima glaciazione! Le spiego io perché presto verranno a prenderci: se non ci levano di mezzo non possono riattivare la linea, neanche per le locomotive a carbone e, nelle città attraversate dalla ferrovia, la gente tra poco comincerà ad agitarsi e protestare perché noi quattro disgraziati fermi qui dentro impediamo il transito degli altri treni. Se potessero ci farebbero saltare con il tritolo, pur di liberare i binari, ma alla fine decideranno che la cosa più semplice è trascinare in qualche modo il nostro miserabile accelerato fuori dal tunnel…magari stanno già riparando il guasto elettrico però, mi creda, non è per noi che si danno tanto da fare, ma per la folla di viaggiatori che domani mattina deve andare al lavoro, a scuola, o da un parente malato. Abbia fede in quello che le dico, non sono la prima a sostenere che l’egoismo e la convenienza, non l’amore, tengono insieme la società.”

“Peccato che lei non abbia figli! allevati con i suoi principi si sarebbero trovati bene in una società senza scrupoli come la nostra” risposi in tono scherzoso.

“Perché pensa che non abbia figli?” chiese la mia compagna di viaggio mostrandosi quasi offesa.

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Rosanna Bogo

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Aurora 457 – 2

Seconda Parte

Qui la Prima parte

Il ritardo stava diventando davvero preoccupante e, in quel frangente, non avevo davvero voglia di ascoltare sciocchezze: quindi, per evitare che la mia compagna di sventura mi propinasse la sua barzelletta  stantia, risposi subito:

“Sì, certo che la conosco – e in effetti non mentivo ma, sul momento, stranamente ricordavo solo il finale della storia – non è quella che si conclude con l’uomo che dice tra sé ‘erano quarant’anni che volevo dare uno schiaffo a un prete’?” aggiunsi.

“Sì, proprio quella – disse la sconosciuta – la prima volta che mio fratello me la raccontò mi fece tanto ridere, ma ora non riesco a rammentare la parte centrale della barzelletta.”

“Neppure io – aggiunsi stupita – eppure sono certa di conoscerla…forse è un’amnesia causata dallo stress per il guasto.”

“Ammetterà che è un fatto strano” disse la vicina. Mi voltai verso di lei e la osservai nella penombra: era una donna di mezza età, di certo più vecchia di me. Non riuscivo a sbirciare cosa indossasse perché era completamente avvolta nel bel mantello verde scuro però, grazie alle luci di sicurezza del corridoio centrale, potevo vedere distintamente le sue scarpe. Erano molto eleganti…probabilmente di Ferragamo. Io non posso permettermi certe spese, però ogni tanto mi fermo a sognare davanti alle vetrine delle grandi firme e un po’ me ne intendo. Anche il profumo, amaro ma con una base di fiori d’arancio, mi sembrò di lusso. Stavo per chiedermi perché una signora così in tiro non viaggiasse in prima quando mi ricordai che il nostro treno era una “littorina”, aveva solo vagoni di seconda classe.

“Sì, è un caso, una banale coincidenza, la memoria a volte si prende gioco di noi” risposi.

“Lei mi delude, cara signora: legge libri gialli e crede alle banali coincidenze!” esclamò con tono ironico la sconosciuta.

“Non saprei che altra espressione usare…’fortuita combinazione’ le sembra più appropriata?” replicai un po’ infastidita dall’osservazione della mia interlocutrice .

“Per me è un messaggio dall’aldilà” fu la sibillina risposta della misteriosa signora.

“Ecco – mi dissi – gratta via l’ironia snob e trovi qualche turba mentale. Speriamo almeno che non sia una pazza pericolosa. Non bastavano il claustrofobico e il cannaiolo con la sua erba dolciastra, ora abbiamo anche la medium.”

“L’ho turbata?” chiese la vicina con tono più gentile. Aveva compreso al volo il significato del mio silenzio.

Proprio in quel momento passò sull’altro binario a gran velocità un treno pieno di luci, vagon-lit, con ristorante… di certo era diretto a Parigi. Sobbalzai per lo spavento prodotto da quel rumore improvviso, amplificato dal rimbombo del tunnel. La signora trovò comica la mia reazione: non potevo vedere la sua bocca ma percepivo che stava trattenendo a fatica una risata.

“Altro che amante del thriller! Lei, mia cara, si spaventa se cade una foglia! – disse la mia compagna di viaggio con voce divertita – Chi sa cosa farebbe se ora  scoprisse di essere seduta accanto ad un’assassina!?”

“Non sono affatto paurosa però non sopporto i rumori improvvisi – dissi per giustificare il mio atteggiamento – è un intolleranza comune a molte persone!  Quanto agli assassini non mi spaventano: nei libri gialli dei miei autori preferiti i colpevoli sono sempre persone in apparenza normali e, se questi racconti rispecchiano la realtà, chi sa quante volte mi sarà gia capitato di stare sul tram, al cinema o dal dottore, seduta accanto ad un killer. E poi chiunque potenzialmente è un omicida, dipende dalla situazione.”

La signora parve all’improvviso disinteressarsi dell’argomento assassini e tornò alla questione della barzelletta.

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Rosanna Bogo

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Aurora 457 – 1


Prima Parte

Questa storia non mi riguarda. Parla di esistenze casualmente inciampate nel mio presente e di vicende accadute ad estranei senza volto, nomi e destini terreni che ignorerei se il tram che venerdì scorso doveva portarmi alla stazione fosse arrivato con un minuto di ritardo e avessi perso, come altri venerdì, l’interregionale delle 18,30.

Se ora conosco fin troppo bene la vita  di Marco e Margherita Pontirelli è perché quel giorno, per l’appunto, tutto filò stranamente liscio.

Quando varcai l’ingresso della stazione vidi il mio treno ancora fermo al binario sette. Aveva le porte aperte, come se la partenza non fosse imminente:

“Almeno questa volta non mi tocca correre a perdifiato” pensai rincuorata.

Con calma raggiunsi l’ultimo vagone del convoglio e salii proprio un attimo prima che le porte automatiche si chiudessero.

Ormai ho una certa età e più di un acciacco, ma il pensiero di perdere un mezzo di trasporto, quale che sia, mi fa correre come un leprotto. Il fatto è che odio aspettare la prossima corsa del tram o il treno successivo, non sopporto di sprecare il mio tempo sgomitando tra la folla raccolta alle fermate dell’autobus e trovo deprimente  passare ore sulle funeree panchine di marmo che fiancheggiano i binari, tra barboni olezzanti e ragazzini chiassosi. Mi pare di essere già al camposanto.

Senza contare che spesso questi moderni mezzi pubblici si fanno attendere e desiderare come belle dame, ma poi ci trasportano ad una velocità media che non supera il passo del bue, la passeggiata di quattro o cinque chilometri  che si fa senza sforzo in un’ora: sono convinta che in città converrebbe spostarsi a piedi, però dopo una giornata di lavoro trascorsa lottando contro computer capricciosi e colleghi bizzosi, non ho abbastanza lucidità per agire razionalmente e così mi ammasso come tutti alla fermata, sperando che il mio bus prima o poi si materializzi.

Sembriamo un gregge di pecore in mezzo ad un campo d’estate, con la differenza che, il più delle volte, dobbiamo proteggerci non dal sole ma dalla pioggia.

Qualcuno, esasperato, ogni tanto osa protestare per il disservizio…

“E’ il traffico” replicano autorevoli come Pitonesse autisti e controllori, quasi si trattasse di una maledizione divina o di un terremoto. Eppure noi vagabondi delle linee urbane non ci spostiamo a caso in città: accompagnati da un corteggio di auto mono passeggero, andiamo o torniamo da scuole, uffici, negozi seguendo orari e direzioni prevedibili: per le autorità gestire questi flussi  in modo razionale dovrebbe essere semplice, ma forse chi ci governa, vedendo con quale stoica rassegnazione subiamo il nostro fato, non  intende turbare l’equilibrio cosmico.

Dal punto di vista dei trasporti il venerdì è per me il giorno più critico: non vado a dormire nella cameretta che ho affittato anni fa da un’anziana signora, la vedova Cavallari, ma torno a casa per trascorrere il week-end in famiglia. Quindi, uscita dall’Ufficio aspetto con particolare impazienza il bus che dovrebbe portami alla stazione in tempo per prendere il treno che, dopo quattro ore, mi sbarcherà nella mia città natale.

La coincidenza mi angoscia e, mentre cammino su e giù per sfogare l’ansia, a volte mi capita di vedere un’ombra che dondola, appeso al pennone, anzi al lampione, più alto…immagino sia il colpevole delle mie sofferenze di viaggiatore, il responsabile dei ritardi, delle lunghe attese, dei vagoni sporchi però so bene che si tratta solo di un innocuo bandone pubblicitario agitato dal vento…

Ma torniamo al treno in partenza dal binario sette lo scorso venerdì.

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Rosanna Bogo

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Mark Twain, Cannibalismo in ferrovia

Quando il maltempo imperversa e la neve e il ghiaccio bloccano i convogli ferroviari in mezzo alle campagne sperdute e coperte di neve, possono succedere fatti che non si ha neppure il cuore di pensare. Gli uomini si trasformano, l’istinto di sopravvivenza prevale e ci si abbandona, senza più freni morali, a indicibili atti di cannibalismo.

Leggete questa testimonianza di Mark Twain: Mark Twain, Cannibalism in the cars (3192)
qui in italiano: Mark Twain, Cannibalismo in ferrovia (1618)

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admin

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Beatrix, Una notte, un grido, un viaggio

Il racconto di Beatrix, in quattro puntate, raccolto ora in un unico file PDF.

Scaricabile qui: Beatrix, Una notte, un grido, un viaggio (1437)

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admin

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Una notte, un grido, un viaggio – IV

(pseudo-giallo a puntate)

QUARTA PUNTATA: L’EPILOGO

Alla fine dell’interrogatorio Giacomo Forti uscì dalla stanza e si sedette su una gelida panchina di marmo. La donna lo osservò con benevolenza. Se fosse stato il figlio che non aveva avuto, l’avrebbe abbracciato stretto. Invece si limitò a guardarlo. Ad un tratto il giovane si alzò, prese la sua valigia e s’incamminò verso l’uscita della stazione.

“Dove vai?” Qualcuno alle sue spalle aveva parlato. La donna.

“Non si preoccupi. Hanno detto che non sospettano seriamente di noi. Non sanno nemmeno se è accaduto davvero qualcosa di brutto. Forse è stato solo un incubo, io me ne torno a casa”

“Proprio adesso? E’ quasi l’ora del tuo treno.”

“Non lo voglio più prendere, quel treno. Si vede che non era destino”

“II destino… .E tu ci credi?”

Il ragazzo guardò la donna negli occhi.

“Che ne vuole sapere lei del mio destino?” Il tono della sua voce era freddo.

“Ho sentito il tuo racconto. Siamo soli, io e te, in questo posto desolato. Non te ne andare. Stai cercando il tuo futuro…”

“Bella abitudine quella di origliare. Comunque non sono sicuro di avere tutto questo coraggio. Se torno a casa sarà tutto come ieri. Sarò al sicuro.”

La donna si avvicinò a lui. Gli raccontò della sua vita, del figlio perduto, del marito traditore, della figlia in cerca di felicità. Gli disse di aver rinunciato ai propri sogni per la sicurezza di un matrimonio sbagliato. Avrebbe potuto lavorare, avrebbe potuto viaggiare, avrebbe potuto vivere.

Giacomo Forti confessò di avere paura, perché quello in cui aveva creduto gli si era sgretolato tra le mani. La donna che aveva amato non era stata abbastanza coraggiosa da lasciare il marito per lui, perché lei era una donna e lui solo un ragazzo con il cuore adulto. Parlarono a lungo, a voce bassa, come due fiumi che confondono le proprie acque gettandosi nel mare.

Un fischio lontano annunciò l’arrivo di un treno. Una voce metallica turbò il silenzio della stazione: Sul binario uno è in arrivo il diretto per Roma. Prossime fermate…

Giacomo Forti salì su quel treno stringendosi ancora nel suo cappotto scuro. Sul marciapiede una donna lo salutò con la mano. Mentre il treno lasciava la stazione Giacomo pensò che quella era stata la notte più straordinaria della sua vita. Quella donna sconosciuta l’aveva ascoltato e aveva capito. Se non fosse stato per lei non avrebbe più avuto il coraggio di partire. L’aveva giudicata come spesso gli uomini giudicano le donne, l’aveva vista ai fornelli, o col marito, o intenta a viziare un figlio. Non aveva colto niente di ciò che aveva dentro. Non l’avrebbe dimenticata, di questo era sicuro.

Senza sapere neanche il suo nome. Addio, amica mia, e scusami.

Il giorno dopo, a Roma, il ragazzo acquistò un giornale per vedere se le pagine della cronaca riportavano la notizia di un delitto avvenuto nella notte, ma la sua ricerca fu vana. Non era accaduto niente. La donna, a Genova, fece la stessa cosa, con lo stesso risultato. Dalla polizia non ebbero più alcuna notizia.

Qualche anno dopo due bambini si fermarono a giocare intorno alla fontana di fronte al cinema di quella stessa città. Li osservava una donna seduta sopra una panchina. I suoi occhi si fermarono sul manifesto del film in programmazione quella settimana. Si avvicinò per guardare meglio. Tra gli attori della foto le parve di scorgere una faccia nota, in un certo modo familiare. Le tornò alla mente il ragazzo di quella notte trascorsa alla stazione, quella notte che le era rimasta scolpita nella mente, ma che aveva dubitato di aver solo sognato. Forse era lui, che ce l’aveva fatta a realizzare il suo sogno. Poteva essere così? Non ne era sicura.
Una sola cosa gli parve irrimediabilmente certa: avrebbe potuto essere quel figlio che non aveva mai avuto.

E’ possibile scaricare tutto il racconto, in formato PDF, dall’area di download.

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Beatrix

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot