Un racconto di Fabrizio Carollo

aulascuola2

I passi sono lenti ed incerti.

I jeans strappati e sporchi come pure la maglietta bianca dell’Hard Rock Cafè di Parigi. Un souvenir della gita dell’anno scorso.

Sara ha sempre desiderato averne una, così come ha sempre desiderato poter visitare la capitale francese ed ammirarla dall’alto del suo simbolo più famoso. Una gita andata a buon fine per un clamoroso colpo di fortuna. Un solo voto in più a favore della Francia. Sarebbe bastato molto poco per ripiegare sulla seconda e di certo non meno affascinante destinazione; la caliente Barcellona. Di solito le gite sono sempre le stesse e se non capita una destinazione il primo anno, probabilmente sarà per il secondo o il terzo o comunque prima del diploma. Ma Sara è stata da sempre una adolescente piena di romanticismo e Parigi doveva essere per forza la prima meta, altrimenti avrebbe perso di fascino, almeno secondo la sua opinione. Ed è stato un sogno che si è avverato e che ha alimentato la sua dolcezza. Così come l’ha resa felice quella maglietta, portata in classe con orgoglio ed anche con un pizzico di vanto. Sua madre deve lottare per metterla fra la biancheria da lavare! Fosse stato per lei l’avrebbe indossata anche come un pigiama!! E certamente non si può accusarla di averla maltrattata, anzi… guai se vi fosse stata anche una sola macchiolina.

Ora quella maglietta è irriconoscibile; è completamente fradicia e pare che tutta la polvere della città si sia depositata su essa. Ed anche su di lei.

Passi incerti fatti sul marciapiede del ponte che si domina la linea ferroviaria Bologna–Porretta, nei pressi della stazione di un paese di provincia. Non un paese piccolo certo, dotato dei più svariati servizi e dove si respira già una sorta di aria cittadina, ma pur sempre un paese. Il traffico è ben sostenuto a quest’ora della mattina ma nessuno, nel pieno della sua premura, diretto verso la propria destinazione, presta alcuna attenzione alla teen-ager, se non qualche occhiata distratta. Per molto tempo la ragazzina continua in linea retta verso la sua inesistente meta, oscillando come fosse vittima di una sbornia colossale. Le mani graffiate ed avide di lividi. Le lacrime che ancora solcano le guance rosse e sudate. Il vento freddo invernale che fischia fra i capelli spettinati ed il pallido sole la cui luce tenue ha tuttavia l’effetto di infastidire gli occhi già molto irritati. Le persone che la incrociano si scansano e la fissano con disgusto come fosse una irrecuperabile sbandata o peggio. C’è addirittura chi, vedendola da lontano, preferisce attraversare la strada per non doversi avvicinare troppo. Come un morto vivente, Sara arriva alla fermata della linea 94, che lei prende sempre per tornare a casa. Anche la signora Molelli, pensionata, è in attesa. Vedendo quella figura così indifesa ed inquietante al tempo stesso che le passa davanti senza degnarla di uno sguardo e che vuole continuare il suo percorso, spinta da una misera energia, l’anziana vince l’istintiva ritrosia e si avvicina. È una ragazzina e potrebbe esserle accaduto qualcosa di grave. I suoi vestiti e la sua pelle emanano un forte odore… di carburante.

“Piccola! Piccola,che è successo?? Come hai fatto a ridurti così? hai avuto un incidente? Ehi! Capisci quello che sto dicendo? Hai bisogno di aiuto! Fermati e lascia che chiami qualcuno!”

Afferrata dalla mano della donna, Sara si ferma come un giocattolo che ha esaurito la batteria e volge lentamente il capo verso di lei. Poi lo sfogo che arriva come un fulmine a ciel sereno e l’urlo a squarciagola che precede di un attimo l’abbraccio all’anziana, nel disperato bisogno di protezione!

~

“Cacchio! Siamo solo alla seconda ora! Ho un sonno tremendo! In questi casi è da panico stare al primo banco! Dovrei avere quegli occhiali con gli occhi dipinti!”

“Così impari a stare al telefono fino a mezzanotte con quella pettegola di Laura! Chissà poi che mucchio di stronzate che vi direte! Oltretutto, inutilmente, dal momento che vi vedete anche in classe! Avete delle notizie che non possono aspettare l’alba, vero?”

“Sei curioso, eh?”

“Per niente. Solo preferirei che sprecassi la tua voce per fare quella telefonata al locale! Rischiamo che la saletta sia occupata per sabato!”

“Rilassati, Dario! È il sabato della prossima settimana! È giovedì! Mancano ancora nove giorni! Che palle! Stasera telefono, va bene?”

“Sarà meglio! Dio, ecco che arriva quella stronza di Sara con la sua maglietta da parata! La brucerei!”

“Lei o la maglia?”

“Non saprei da chi iniziare. Spero che quell’arpia non sappia nulla della festa!”

“Tranquillo, non lo sa. Ho detto alle ragazze di tenere la bocca chiusa”

“E sono certo che ti hanno obbedito. Chi non segue alla lettera le istruzioni di Alessandra?”

DRIIIINNN!!!!

“Fine della pacchia! Adesso arriva quello stronzo di Flamigni! Speriamo non gli giri di interrogare!”

“Dipende dal fatto che sua moglie gliel’abbia data o no ieri sera!”

“Allora non c’è speranza!”

“Vatti a sedere, scemo!”

Non appena il temibile prof. appare sulla soglia, tutta la seconda A si fionda ai propri posti. Fortunatamente, la signora Flamigni doveva essere ben disposta ieri sera; oggi, il professore barbuto di mezza età è piacevolmente tranquillo. Di certo le sue spiegazioni hanno un pesante effetto anestetico ma sono sempre meglio delle interrogazioni a sorpresa, così durante il suo monologo, i ragazzi possono dedicarsi senza troppa paura ai loro importantissimi affari privati. Dal canto suo, Dario può rivedere gli invitati alla festa che sta organizzando da tempo. La festa di compleanno di Deborah (con l’acca, ovviamente!),che lui non ha mai conosciuto più di tanto. Il fatto importante è che è la migliore amica di Deborah è Tiziana… e Tiziana è l’angelo della terza fila. Il suo primo amore mai confessato. Un viso in cui lui si è perso volentieri più di una volta ed una voce così dolce e, perché no,sensuale da far girare la testa. Un rapporto sfuggevole, fatto di merende offerte al bar della scuola o di compiti di mate passati sottobanco. Mai il coraggio di telefonarle o di mandarle il fatidico bigliettino strappato dal quadernone, dove è scritto, a caratteri cubitali e, possibilmente in rosso:

“Mi piaci tanto e vorrei essere qualcosa di più di un amico per te!!!!”

I quattro punti esclamativi sono importantissimi per una dichiarazione d’amore a dovere! Da ricordare assolutamente.

Un amore di nicchia,ma il party può essere la svolta per uscire allo scoperto e cambiare tutto al meglio. Una festa che può essere la porta d’ingresso alla realizzazione del suo sogno. E Dario è fiducioso per questo: prima della fine dell’anno sarà insieme a Tiziana ed il loro amore sarà eterno, logicamente.

Ma c’è anche chi ha problemi più immediati, come nel caso di Elena, che deve rimediare il quattro in storia affibbiatole la settimana scorsa, tenuto ancora ben nascosto ai suoi. Si deve fare interrogare alla terza ora e deve prendere almeno un sette, per smussare gli angoli al ricevimento dei professori per la chiusura del primo quadrimestre. Certo, Flamigni non sarebbe molto contento che la storia batta le leggi della fisica che lui spiega con vivo entusiasmo, ma, si sa, la vita è una questione di priorità.

In fondo, vicino agli attaccapanni, c’è Federico che segue scrupolosamente la lezione prendendo più appunti di quanto serva e stando bene attento alla punteggiatura, da bravo secchione, come vuole la sua fama. Dopotutto, non è cosa da poco avere la responsabilità di passare i risultati dei compiti in classe di quasi tutte le materie a più di metà classe, attraverso un collaudato sistema di passaggio bigliettini. Già una borsa di studio a disposizione per meriti scolastici e le idee ben chiare sulla strada da percorrere per creare il proprio futuro. Un ragazzo con la testa sulle spalle davvero, denigrato da molti per le sue qualità ma sfruttato da tutti proprio per le sue qualità. Con una punta di snobismo, se vogliamo, ma consona alla reputazione che porta sulle sue spalle, volente o nolente.

Chi si fa meno problemi o per meglio dire non se ne fa affatto è nell’ultimo banco vicino all’ultima finestra; una posizione strategica ricercata con molta cura, al riparo dai professori che guardano negli occhi le persone prima di decidere chi interrogare, anche se nascondersi non funziona poi sempre. Ma considerato il fatto che Flamigni ha due veri e propri fondi di bottiglia che vengono chiamati eufemisticamente “occhiali”, Eugenio, detto “Gegio”, non ha alcun problema a riposare gli occhi con la testa poggiata sul libro. Un sognatore nel vero senso della parola, in quello più stretto. Il classico ragazzo che aspetta la campanella dell’ultima ora e che se ne va a scuola perché bisogna andarci e perché è un modo come un altro per passare il tempo. Ragazzi come tanti, che dimenticheranno i loro problemi esistenziali e seguiranno il giusto entusiasmo della loro età ad una festa ormai vicina. Una scuola come tante altre, in un paese che odora già di città, di nome Casalecchio di Reno. Un giorno come tanti, con le decorazioni che appaiono lungo le strade e che preannunciano il clima festivo alle porte. Un giorno come tanti finché Gegio non sente quel rumore fastidioso che disturba il suo riposo. Un rumore via via più intenso e di sicuro non comune. Il fastidioso rumore dei vetri delle finestre che vibrano ed un’ombra che diventa più grande ogni secondo.

E non è più una giornata come tante per la classe seconda A. Purtroppo, sarà ricordata per molto tempo.

ISTITUTO TECNICO SALVEMINI

6 DICEMBRE 1990

 


Dedico questo racconto alla memoria di tutte le vittime ed i familiari rimasti coinvolti nella tragedia dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (BO). La mattina del 6 Dicembre un aviogetto di addestramento si schiantò contro la scuola Salvemini, uccidendo dodici studenti delle 2° e ferendo gravemente altre 5 persone, incluso l’insegnante. Il carburante fuoriuscito dal velivolo prese fuoco ed un tremendo incendio divampò nell’edificio, portando al ferimento di altre 72 persone presenti nella scuola.
Il 26 Gennaio 1998, nonostante i ripetuti ricorsi presentati dai familiari delle vittime, la Corte di Cassazione di Roma assolse tutti gli imputati militari coinvolti nell’incidente, sostenendo che “il fatto non costituiva reato”.
I nomi presenti nel racconto sono fittizi, ma è autentico il rispetto e la sincera commozione per quelle vite spezzate in modo così assurdo. A tutt’oggi, la mia partecipazione all’immenso dolore è sempre viva.

Fabrizio Carollo.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 4.5/5 (2 votes cast)

contributi

Tags: , , , ,