“Sono le sette, svegliati – disse la mamma, strattonando con la grazia di un campanaro la corda della serranda – oggi il tempo è bello!”

Da anni, tutte le mattine dei giorni segnati in nero sul calendario scolastico, la mamma di Domenico pronunciava quella frase, nonostante l’effetto combinato di luce e rumore prodotto dall’azione di sollevamento della tapparella rendesse del tutto superflua l’esortazione, e da anni Domenico, tutte le volte, si girava nel letto emettendo un leggero grugnito, come per dire “Lasciami in pace. Sono sveglio.”

E come non esserlo? L’improvviso scricchiolio della serranda nel silenzio dell’alba avrebbe resuscitato un morto e, nei mesi meno bui, dare le spalle alla finestra serviva a poco: era esposta ad est e i raggi del sole nascente invadevano in un attimo la stanza.

Quanto al bollettino meteorologico materno, aveva lo scopo di incoraggiare Domenico a lasciare il tepore delle coperte e quindi forniva notizie rassicuranti ma inattendibili. Per la mamma il tempo era brutto solo quando fuori tempestava: in tutti gli altri casi non faceva mai troppo freddo e, se pioveva, cadevano sempre poche gocce, giusto l’indispensabile per annaffiare i campi.

Anche quella mattina l’incursione delle sette aveva prodotto le previste conseguenze. Domenico si era svegliato e aveva guardato oltre i vetri della finestra, strizzando un paio di volte gli occhi: benché il cielo fosse una cappa di nuvole, il sole marzolino feriva le pupille.

“Un altro giorno” pensò, infastidito dalla luce e da qualcos’altro che ancora non aveva preso forma nella sua mente mezza addormentata.

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Rosanna Bogo

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