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	<title>Scrivolo &#187; Selva Sacra</title>
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		<title>Scandalo!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Demone]]></category>
		<category><![CDATA[Meretrice]]></category>
		<category><![CDATA[Monaco]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

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		<description><![CDATA[Dramatis Personae: Vitale: monaco e buontempone Vecchio demone Giovane demone Pulcheria: meretrice Primo cliente Secondo cliente Passante La [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/04/scandalo-2/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1456" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FFSrvG&amp;via=scrivolo&amp;text=Scandalo%21&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F04%2Fscandalo-2%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/04/jacopo-varagine-legenda-aurea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1464" title="Jacopo da Varagine, Legenda aurea" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/04/jacopo-varagine-legenda-aurea.jpg" alt="Jacopo da Varagine, Legenda aurea" width="473" height="380" /></a></p>
<p><strong>Dramatis Personae:</strong></p>
<p><em>Vitale: monaco e buontempone</em></p>
<p><em>Vecchio demone</em></p>
<p><em>Giovane demone</em></p>
<p><em>Pulcheria: meretrice</em></p>
<p><em>Primo cliente</em></p>
<p><em>Secondo cliente</em></p>
<p><em>Passante</em></p>
<p><span style="color: #800080;">La scena si svolge nella città di Alessandria.</span></p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Allora, ce l’hai la lista? Ce l’hai? Suvvia, tirala fuori, sono sui tizzoni accesi!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma che impazienza! Come se non ti piacesse stare al calduccio… e poi lo sai, appena arrivo in una città mi procuro subito l’elenco che tanto ti piace e, purtroppo per le anime degli abitanti, non è un’impresa difficile.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Dai, leggi, leggi, che aspetti maledetto cuculluto!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Sei sempre il solito eh… vecchio come ti ritrovi, ancora ringalluzzisci per simili bagattelle?</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Dovevi conoscermi quando ero giovane e lavoravo con quelle femmine, non per nulla le chiamano ragazze allegre, allora sì che mi s’alzava la cresta (ride lubricamente).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Basta sciocchezze, spirito malvagio: ora ti leggerò la lista delle belle generose d’Alessandria, ascolta: Taide, Teodora, Pulcheria, Fulgenzia, Frine, Margarita…</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Pulcheria mi piace, voto subito per lei: andiamo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E sia: abita vicino al mercato del pesce, nella casa accanto alla fontana.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Su, muoviti! Non vedo l’ora di verificare se davvero è bella come dice il suo nome.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Però non farti vedere finché non ti chiamo, se entri al momento sbagliato rovini tutto.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Stai tranquillo, sarai contento di me. Ma a questo giro voglio almeno tre ipocriti: lo sai che ogni volta che ti aiuto poi mi prendo un bel po’ di frustate dal mio capo, là di sotto! Ed il suo gatto a nove code non è morbido come il flagello dei vostri santi.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E sia. Questa volta saranno tre.</p>
<p><span id="more-1456"></span></p>
<p>Nella piazza del mercato del pesce di Alessandria, vicino alla fontana.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (bussando alla porta): C’è nessuno in casa?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Chi è, non aspetto nessuno…Ah!  Per l’elemosina, buon padre, va’ alla porta sul retro, in cucina.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non chiedo l’obolo, se busso qui vuol dire che sono un cliente, ti pare? Voglio passare la notte con te.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Un cliente? Da non credere! Un vecchio con i capelli bianchi e, per giunta, monaco che vuole venire con me. Ma hai di che ricompensarmi?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non ti preoccupare, ti ricompenserò. Allora, che si fa?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Entra pure. Quando lo racconterò alle mie amiche non mi crederanno.</p>
<p>Interno della casa di Pulcheria.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Bella mobilia, tappeti, essenze profumate, frutta fresca, fiori e cuscini morbidi. Tratti bene il tuo corpo, Pulcheria.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Certo, è il mio strumento di lavoro, forse che il falegname  non cura la sua pialla e non tiene affilate le sgorbie e gli scalpelli?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E l’anima?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Quella, ahimè, quella è già morta da tempo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Perché parli così, nessuno è dannato prima del giudizio universale. E finché c’è vita si può espiare.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Magari fosse vero. Ma proprio tu mi parli di espiazione e sei qui per peccare con me.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Veramente ho detto che intendevo passare la notte con te, non che volevo fornicare.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Hai detto che mi avresti pagata.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Veramente ho promesso che ti avrei ricompensata e lo farò. Se mi concedi questa notte mi metterò in un angolo della tua casa e pregherò per te fino all’alba. Vedrai quanto valgono le mie preci quando saranno poste sul piatto della stadera che con la tua povera anima: forse ti salveranno dall’Inferno. Guarda cosa potrebbe accaderti… Ecco il Maligno.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong> (compare all’improvviso e, facendo smorfie orribili, tenta di ghermire Pulcheria): Vieni bellezza, lasciati strapazzare un po’…</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Via, via, essere immondo, giù le mani! Via! Scaccialo, padre santo.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (facendo un segno d’intesa al demone): <em>Vade retro</em>, feccia dell’Erebo, verme immondo, rospo ripugnante non avrai la sua anima, io la difenderò.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Sì, me ne vado, ma ci rivedremo al tuo letto di morte bellezza e allora, cara mia, non potrai respingere i miei abbracci (sparisce).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Visto? Se n’è andato, ma tornerà davvero se non cambierai vita, figlia mia.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong> (piangente): Prega, prega tanto per me, santo monaco, non voglio cadere nelle mani di quel mostro.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Abbi fede, Pulcheria. Ricordi cosa disse il Signore all’adultera? “Io non ti condanno, va’ e non peccare più”. Però prometti di non svelare a nessuno cosa è accaduto stanotte. Lascia pure che i tuoi concittadini credano il peggio, mi giudichino male e gettino le loro pietre su di me. Chi giudica senza criterio sarà giudicato senza pietà. In un’altra città una ragazza come te raccontò la verità e non fu creduta: gli ipocriti, oltre che sono sciocchi, sono ciechi.</p>
<p>La mattina seguente, a giorno fatto. Vitale esce dalla casa di Pulcheria attardandosi volutamente sulla porta.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Roba da matti! Un monaco che fornica così, senza ritegno, sulla pubblica piazza.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E che, non ho un corpo anch’io: sono un uomo come tutti gli altri.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Ma allora, cos’è questa ressa, dobbiamo fare la fila per vedere Pulcheria?</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Guarda questo monaco, pretende di avere anche lui diritto di andare a donne.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Certo, vuole divertirsi come noi ma poi, dal pulpito ci fulmina d’anatemi.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Io non giudico i miei fratelli se non con animo pietoso.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Visto che ardi tanto, vecchio monaco, lascia la tonaca e prendi moglie, così non sarai pietra di scandalo.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Le pietre a quel vecchio porco bisognerebbe tirargliele!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Perché non vi fate i fatti vostri? Tutto il giorno state a misurare la festuca degli altri e non vedete la vostra trave: è scritto che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. E comunque non siete voi che dovete giudicarmi  ma qualcuno molto, molto più in alto.</p>
<p><strong>Passante</strong>: Cos’è questa canea, ah! Si fa chiasso davanti alla casa della meretrice… bisognerebbe tagliare la testa a voi ed a lei.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Davvero? Novello Salomone, mi pare di conoscerti…mi pare proprio di averti visto tempo fa uscire da questa porta.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: E come fai a sapere che qui vive una meretrice?<br />
<strong>Passante</strong>: beh!&#8230;L’ho sentito dire.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: A proposito, visto che siete tutti e tre pratici dell’ambiente, sapete indicarmi la casa della bella Frine?</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Disgraziato, quando la finirai con le tue scellerataggini? (dà uno schiaffo a Vitale).</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Toh, piglia! (tira sassi al monaco).</p>
<p><strong>Passante</strong>: Senti se ti piace questo (lo schiaffeggia).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma bene, ora vi farò assaggiare io uno schiaffo che tutta la città verrà a vedere (fa un fischio e se ne va).</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: (appare con l’aspetto di un gigantesco moro e schiaffeggia sonoramente i tre): Questi schiaffi ve li manda l’abate Vitale (quindi si impossessa dei tre sventurati che, tormentati dal Male, emettono urla tremende: la folla accorre dal mercato).</p>
<p>Nei dintorni di Alessandria.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Allora, non ti sembra di avere esagerato?</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Li ho tormentati ben bene per tre ore, alla fine avevano i vestiti stracciati e la bava alla bocca. Ci penseranno due volte, in futuro, prima di emettere un giudizio avventato.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Però non dovevi insistere.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Abate mio caro, sono quasi quaranta anni che stiamo insieme e devi ammettere che fare il diavolo custode di un sant’uomo come te non è una goduria. Ogni volta che scendo per la periodica verifica mi becco un bel po’ di frustate perché ancora non ti ho portato alla perdizione ed ogni tanto ti assecondo nei tuoi giochetti a fin di bene. D’altra parte solo così mi posso divertire a far del male a questa razzaccia umana, non sai che piacere sia schiaffeggiare a sangue quei sepolcri imbiancati.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma io non voglio che tu faccia loro del male, mi basta scandalizzarli senza motivo e spaventarli un po’, forse così comprenderanno che non si deve giudicare prima del tempo. Però il gioco è durato un po’ troppo.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Su, muoviamoci. E’ ora di rientrare in città, non ricordi? Dobbiamo andare dalla meretrice Frine.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non mi ascolti? Ti ho detto che non intendo continuare a prendermi gioco così degli uomini, non vorrei che questi disgraziati finissero davvero per morire senza comprendere in tempo il loro errore. Il mio scopo non è certo mandare nuovi dannati all’inferno, se li svergogno con una beffa è per indurli al pentimento.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Non capisco perché vuoi smettere. Il tuo scherzo è a fin di bene, ridicolizzi gli ipocriti e, di tanto in tanto, riesci persino a convertire qualche ragazza perduta. Sono convinto che Pulcheria prima o poi entrerà in convento.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, ho già deciso. Non vorrei che, per causa mia, a qualcuno fosse imputato come colpa grave scandalizzarsi ingiustamente.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: In effetti è una colpa grave. Quante volte quei velenosi maldicenti hanno sentito dire dal prete in chiesa “Non giudicare se non vuoi essere giudicato” senza per questo pentirsi. E poi non hanno pietà dell’anima delle povere donne che inducono a peccare con il loro denaro.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, non reciteremo più la nostra farsa in città, ho deciso.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Allora, temo, non potrò più restare (sparisce).</p>
<p>Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (inginocchiato smette di pregare): E tu chi sei?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Sono il tuo nuovo demone custode.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E il titolare che fine a fatto?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Quel vecchio rimbambito? È rimasto giù; sta tutto mogio in un angolino ed a fatica riesce a dare qualche colpo di forcone ai dannati meno svelti. Ormai la sua carriera è finita e non credo che il capo gli darà un’altra<em> chance.</em> Ora sono io il demone custode di quel mattacchione dell’abate Vitale.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E tu non sei rimbambito, vero? Sei giovane, pieno d’energia e di idee</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Si vede, no? Ho un sacco di progetti su di te, vedrai…Conosci la storia dei quattro diavoli?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: In verità no.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Te la racconto in breve. Il Principe delle tenebre chiama a rapporto quattro demoni, il primo si vanta di aver scatenato guerre civili con morti e feriti, il Signore delle mosche chiede in quanto tempo, lui risponde “trenta giorni”, troppo tempo, risponde il Malefico e lo fa frustare. Il secondo demone dice di aver scatenato tempeste terribili facendo affogare molti uomini, in venti giorni e viene anche lui frustato. Stessa sorte tocca al terzo, che ha suscitato in trenta giorni una rissa ad un matrimonio portando a morte lo stesso sposo. Il quarto demone confessa tutto timoroso di avere inutilmente tentato un santo monaco nel suo eremo per quaranta anni, riuscendo solo alla fine ad indurlo al peccato della carne. Baalzebù allora lo abbraccia, gli offre la sua corona e lo fa sedere sul trono con lui.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Molto istruttivo, una storia davvero edificante, direi.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Tu farai la mia fortuna.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma io non vivrò altri quaranta anni, sono già molto vecchio.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Ovvio, ma io conto di riuscire nella mia impresa in quaranta giorni.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Vedremo.</p>
<p>Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide, qualche giorno dopo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non ti sei ancora stancato di stare qui fuori?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Aspetto che tu ti decida ad uscire. Sono tenace io. Non hai più voglia di scherzare, non vuoi salvare qualche fanciulla corrotta? Su, andiamo in città a prenderci gioco degli ipocriti!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, mi sono ripromesso di non fare più quello sciocco scherzo ai miei fratelli peccatori. Sto pensando a qualche nuova innocente burla che educhi alla virtù, ma non mi viene in mente nulla. La tua sicumera mi togli l’allegria e, a dire il vero, anche l’appetito. Come mi affaccio e ti vedo, così pieno di te, torno nella mia grotta e mi rimetto a pregare. Non mi va giù neanche un tozzo di pane ammollato nell’acqua.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Aspetterò, vedremo chi la spunta tra noi.</p>
<p>Passarono ancora quaranta giorni e Vitale, a digiuno da due mesi, all’improvviso morì: l’angelo custode scese a prendere la sua anima senza farsi vedere ed insieme risalirono in cielo travestiti da gazze. Il vecchio abate lasciò uno scritto in cui svelava la verità, pregando i monaci di avvertire le vittime dei suoi scherzi. Come un tempo aveva mandato i suoi schiaffi ora mandava il suo ammonimento: non giudicate prima del tempo.</p>
<p>Il giovane demone, scornato, venne assegnato ad un altro servizio e, dagli Annali di laggiù, non risulta che meritasse mai l’abbraccio del Principe delle Tenebre.</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>La piscina</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2010/03/la-piscina/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 12:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Miracolo]]></category>
		<category><![CDATA[Paralitico]]></category>
		<category><![CDATA[Piscina]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

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		<description><![CDATA[“Eccola, eccola, lì, a destra…” “Sì, sì, l’acqua s’increspa, guardate laggiù” “Si vede appena…Presto, questo è il momento [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/la-piscina/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1407" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2F9EtXL&amp;via=scrivolo&amp;text=La%20piscina&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Fla-piscina%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Piscina-Tintoretto-Part.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1406" title="Tintoretto, La Piscina Probatica (part.)" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Piscina-Tintoretto-Part.jpg" alt="Tintoretto, La Piscina Probatica (part.)" width="526" height="392" /></a></p>
<p>“Eccola, eccola, lì, a destra…”</p>
<p>“Sì, sì, l’acqua s’increspa, guardate laggiù”</p>
<p>“Si vede appena…Presto, questo è il momento migliore!”</p>
<p>Le grida, sempre più concitate, si rincorrevano da un punto all’altro dei cinque porticati della Piscina, amplificate dall’eco delle volte: in un attimo la piccola comunità di infermi sparsa nei dintorni passò da un’apatia degna degli ozi di Baia alla più frenetica agitazione ed una folla di derelitti si precipitò verso l’acqua, come fuggisse da una casa in fiamme.</p>
<p>Zoppi e sciancati si trascinavano con ogni mezzo, i ciechi avanzavano a tastoni con le mani in avanti, i lebbrosi si facevano largo mostrando le loro piaghe purulente: tutti cercavano di superare i compagni, incuranti di urtare, rovesciare, calpestare corpi umani, oggetti o animali, spesso poveri agnelli desinati ad essere sacrificati nel Tempio. Chi cadeva si rialzava rabbiosamente tentando di riconquistare la posizione perduta e nessuno mostrava pietà per i più deboli o si fermava a soccorrere i compagni a terra.</p>
<p>Elifaz il paralitico fece appena in tempo a ripararsi dietro una colonna e, usando il suo lettino come scudo, evitò a stento di essere travolto da quel torrente antropomorfo. In altre occasioni era stato meno fortunato o svelto e portava ancora i segni di recenti lividi e vecchie fratture; “agli zoppi calci negli stinchi” diceva, tra sé, per consolarsi.</p>
<p>Del resto l’acqua increspata dalle ali dell’angelo avrebbe guarito uno solo dei bagnanti, il più veloce a raggiungere la polla ribollente dello spirito divino, e così i poveri malati erano costretti a rivaleggiavano come atleti alle Olimpiadi, pronti a tutto pur di ottenere l’ambito alloro.</p>
<p>I devoti che frequentavano la Piscina di Betzaeta per fare opera di misericordia, sostenevano che la folle corsa servivano a rendere gli infermi degni del divino perdono, ma ad Elifaz quella gara per la salvezza non era mai andata a genio. A volte pensava che i soldati romani di guardia alla Porta delle Pecore in fondo non avevano torto a farsi ogni volta grasse risate irriverenti.</p>
<p><span id="more-1407"></span></p>
<p>Certo anche lui, come tutti, avrebbe voluto guarire: non era nato storpio, un tempo faceva il carpentiere e aveva casa, moglie e figli. Poi un giorno la trave di un tetto si era rotta e gli aveva spezzato la vita&#8230; la volontà di Dio non si può giudicare.</p>
<p>Da allora erano passati quasi quattro decenni ed ogni anno, all’inizio della primavera, Elifaz veniva a “passare le acque” a Gerusalemme con la speranza di essere risanato, ma i pochi risparmi messi insieme dai parenti per l’occasione e le elemosine dei devoti che si lavavano la coscienza buttando qualche monetina sul suo lettuccio di paralitico non bastavano a mantenere in città anche un parente in grado di gettarlo in acqua al momento opportuno, le sue probabilità di cogliere l’alloro del “vincitore” erano quindi quasi nulle. Ma in cos’altro poteva sperare?</p>
<p>I posti migliori, sul bordo della vasca, erano monopolizzati dai lebbrosi, gente notoriamente poco accomodante, e molti degli infermi che alloggiavano sotto i portici erano in grado di camminare, se non addirittura di correre: i ciechi, in particolare, grazie al loro udito fino, sentivano per primi il fruscio delle ali angeliche e battevano tutti alla partenza, ma poi spesso si precipitavano nella direzione sbagliata.</p>
<p>Ogni tanto Elifaz si lamentava della sua sorte con  il Rabbi del villaggio: “Proprio tu che ti chiami come l’amico di Giobbe, Elifaz il Temanita &#8211; rispondeva il sant’uomo &#8211; non comprendi perché si deve accettare con pazienza la sventura?! Il Signore è sempre giusto: ci punisce perché abbiamo peccato e proprio attraverso il dolore diveniamo degni del Suo perdono. Giobbe alla fine della prova ebbe di nuovo mogli, figli, armenti, e divenne ricco più di prima<em>. Felice l’uomo che è corretto da Dio: perciò tu non sdegnare la correzione dell’Onnipotente, perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana</em>. Così è scritto”.</p>
<p>Frequentando la Probativa Piscina Elifaz però si era convinto che il dolore non serve a rendere gli uomini migliori: gli infermi che aveva incontrato sotto i portici di Betzaeta, per lo più, sembravano poveri diavoli colpiti a caso dalla vendetta divina, senza contare che tra i ciechi e gli storpi abbondavano i mendicanti professionisti e i tagliaborse incalliti.</p>
<p>“Certo nessuno può dirsi innocente di fronte al Signore – si ripeteva Elifaz – anch’io sono un peccatore: da giovane spesso litigavo con i genitori e maltrattava la  moglie, se capitavo in una rissa menavo volentieri le mani e il sabato, lo ammetto, a volte finivo qualche lavoretto arretrato, ma mai, mai, ho commesso un atto davvero malvagio. Eppure sono stato punito con severità ed ho perso tutto. Ma ribellarsi all’Onnipotente è impossibile”.</p>
<p>“Chi è l’eletto che è stato risanato?” chiese Elifaz a Natan il tisico, di ritorno tutto grondante dall’inutile tuffo. Tra i due era nata da qualche tempo una sincera amicizia, forse perché entrambi non sperava davvero di ottenere il miracolo.</p>
<p>“Sirach, lo sciancato &#8211; rispose Natan con una punta di sarcasmo &#8211; una vera carogna! E pensare che lo scorso anno anche suo fratello Eliau il cieco, ha riacquistato la vista, eppure sta ancora agli angoli delle strade e chiede l’elemosina lamentandosi come una gatta in calore! <em>Un soldino, un soldino per un pover’uomo che non sa cosa sia la luce del sole</em>, grida con voce stridula, però è veloce a contare le monete nel cappello.”</p>
<p>“Su via, Natan, non t’inquietare: a noi uomini non è concesso giudicare la volontà di Colui che ha creato l’Universo. Il Signore si comporta sempre da giusto, siamo noi a non comprendere&#8230; le sue opere.”</p>
<p>“Beh, allora sarò colpa dell’angelo… forse è invecchiato e non ci vede più bene perché svolazza a caso” borbottò Natan battendo i piedi per riscaldarsi. Era giovane, ma da un anno soffriva di mal di petto ed i ripetuti bagni non faceva che peggiorare le sue condizioni. Era così debole che a fatica riusciva a camminare e neppure nei momenti migliori avrebbe potuto trascinare l’amico paralizzato fino al bordo della piscina.</p>
<p>“Senti com’è ancora caldo il sole al tramonto &#8211; disse Elifaz, tanto per cambiare argomento &#8211; sdraiati accanto a me ed asciugati. Nel libro di Giobbe sta scritto&#8230;”</p>
<p>Mentre Elifaz indottrinava il suo deluso amico con le parole che il Rabbi del suo paese gli aveva ripetuto un’infinità di volte, la folla cominciò nuovamente ad agitarsi.</p>
<p>Qualcuno gridò “Eccolo, eccolo, torna di nuovo!”</p>
<p>Due discese in uno stesso giorno! Non era possibile&#8230;Elifaz, incuriosito, si alzò sui gomiti e vide davvero l’iridescente ala risanatrice che sfiorava le acque della piscina. Rimase allibito.</p>
<p>L’angelo, risalendo verso il cielo con incredibile velocità, per un attimo lo fissò con un’espressione che al povero paralitico sembrò beffarda. “Sarà un’allucinazione – pensò tra sé Elifaz – dopo tutto non mangio un boccone dall’alba&#8230; è la penitenza che mi ha consigliato il Rabbi per espiare più rapidamente i miei peccati”.</p>
<p>“Hai visto qualcosa?”chiese a Natan, per assicurarsi di avere avuto una visione dovuta al digiuno.</p>
<p>“Si, l’acqua ribolliva e qualcuno si è gettato nella vasca” rispose l’amico che già si era alzato per andare a cercare informazioni più precise.</p>
<p>Ormai la malattia del giovane era senza speranza e per questo, ogni volta che assisteva al miracolo, Natan si sentiva vittima di un’ingiustizia e voleva a conoscere il nome ed i meriti di colui che gli era stato preferito. Di solito non approvava la scelta divina e per qualche ora protestava rumorosamente lamentandosi con Elifaz.</p>
<p>A volte i Farisei che frequentavano la Probatica lo accusavano di bestemmiare, ma il giovane non li temeva perché ormai sentiva di avere ben poco da vivere.</p>
<p>L’eccezionalità del caso aveva lasciato basiti come statue di sale i frequentatori abituali dei portici, solo una donna elegantemente vestita che si aggirava intorno alla piscina con l’aria di una benefattrice aveva avuto la prontezza di gettarsi subito in acqua. Uscita dalla vasca, si era allontanata circondata da un gruppo di ancelle.</p>
<p>Quando tornò accanto al lettuccio di Elifaz, Natan si sdraiò in silenzio. Aveva l’aria di un cane bastonato.</p>
<p>“Chi era la donna?” chiese il paralitico, incuriosito più dall’insolito mutismo dell’amico che dall’identità della miracolata.</p>
<p>“Forse farei meglio ad attaccarmi una mola al collo e buttarmi in un pozzo, che ne dici?” rispose a denti stretti Natan.</p>
<p>“Su, non me la nevo che non hai scoperto il nome di quella femmina!”</p>
<p>“Ci voleva poco sforzo, credimi!. La conoscono tutti. Lo sai chi era? Debora la meretrice, l’amica del Pubblicano Manasse, quel maledetto riccone. Aveva una malattia provocata dalla sua lussuria ed ora se ne può tornare, bella, bella, dal suo amante che non la voleva più per via della piaga purulenta che stava proprio lì. Lì, mi capisci? Che bella storia edificante da raccontare ai figli, se ne avessi. E invece morirò senza generare e nessuno onorerà la mia tomba o chiamerà il mio nome  quando sarò nel buio dello Sheol&#8230;”</p>
<p>Natan tremava come una foglia al vento, ma non per la rabbia. Aveva la febbre e dalla sua bocca cominciò ad uscire un rivolo di sangue. Poi si mise a tossire e l’emottisi fu più abbondante del solito.</p>
<p>Elifaz piangeva e non sapeva come aiutare l’amico. Per fortuna proprio in quel momento giunse Uria, il servitore che, ogni sera, riportava a casa il giovane malato.</p>
<p>I genitori di Natan erano benestanti e non gradivano che l’infermità del giovane venisse esibita pubblicamente: qualche maligno avrebbe potuto pensare che la maledizione di Dio avesse dei motivi per colpire la loro casa. Tre figli più grandi erano già morti a causa dello stesso morbo, di  nascosto, in un podere di famiglia isolato tra le montagne, ed i due vecchi non se la sentivano di negare all’ultimo sopravvissuto della loro nidiata la speranza di un miracolo. Però, per mostrarsi contrariati, lo lasciavano solo tra i derelitti della Piscina fino a sera.</p>
<p>Elifaz invece trascorreva la notte all’aperto, avvolto in una vecchia coperta. Solo quando pioveva a dirotto si stringeva con gli altri infermi sotto i porticati, sistemazione asciutta ma pericolosa per la borsa perché molti mendicanti erano lesti di mano.</p>
<p>Prima di addormentarsi sgranocchiava qualche frutto comprato dai venditori ambulanti che si aggiravano intorno alla piscina e per ultime teneva le gallette dolci che Natan gli regalava con la scusa di non avere appetito. Dolci di lusso che la madre cucinava ogni mattina apposta per il suo sfortunato ragazzo.</p>
<p>L’indomani Elifaz attese invano il ritorno dell’amico. Forse si sentiva peggio del solito ed era rimasto a letto. Ma in questi frangenti Uria veniva sempre ad avvertire il povero paralitico della momentanea assenza del suo padrone.</p>
<p>Verso mezzogiorno Elifaz cominciò a preoccuparsi davvero per il ritardo di Natan.</p>
<p>Mentre guardava tra le colonne dei portici notò un improvviso movimento e si illuse che fosse l’amico portato in barella, come era accaduto qualche rara volta in precedenza.</p>
<p>Purtroppo non vide i servitori del suo amico, bensì uno straniero che avanzava lentamente fendendo la folla: i presenti si ritiravano timorosi al suo passaggio, eppure era un uomo ancora giovane, d’aspetto modesto e vestito con abiti semplici. Il suo incedere aveva tuttavia qualcosa di regale.</p>
<p>“Forse è un malato della casa di Erode in incognito…– pensò Elifaz – accompagnato da un seguito di servitori travestiti da poveracci. A volte la spada del Signore colpisce in alto, accadde anche a re Saul”.</p>
<p>Lo sconosciuto intanto si faceva sempre più vicino ed il povero paralitico si tirò la coperta sopra la testa: cosa mai poteva volere da lui un simile personaggio?</p>
<p>L’uomo si fermò proprio davanti al lettuccio di Elifaz, lo scoprì e gli rivolse la parola come se lo conoscesse da sempre:</p>
<p>“Vuoi guarire?” chiese con voce gentile.</p>
<p>La domanda non sembrò ad Elifaz molto sensata: secondo Sua Signoria cosa ci stava a fare uno sciancato accanto alla piscina di Betzaeta, le sabbiature? Ma forse era uno straniero e non conosceva le virtù taumaturgiche dell’acqua&#8230;Però, anche se veniva da lontano, perché mai chiedeva ad un malato se preferiva stare bene o patire le pene dell’inferno in un lettuccio pieno di pulci?</p>
<p>“Probabilmente vuole burlarsi di me di fronte ai suoi cortigiani &#8211; pensò tra sé Elifaz &#8211; quasi, quasi gli rispondo che ci godo ad essere paralitico e sto qui per scaldarmi al sole&#8230;Una volta il Rabbi del paese mi raccontò la storia di un greco che viveva in una botte e osò dire al più potente dei re  <em>spostati che mi fai ombra</em>”.</p>
<p>“Allora, perché non mi rispondi? Vuoi guarire?” chiese di nuovo lo straniero, questa volta con voce imperiosa.</p>
<p>Elifaz considerò che, dopo tutto, non era saggio irritare uno sconosciuto: in Grecia la gente è  tutta un po’ matta e ama lo scherzo, ma a Gerusalemme bisogna tenere a freno la lingua.</p>
<p>Disse allora, quasi sussurrando “Certo che vorrei guarire…vengo qua da trentotto anni&#8230; in questa piscina si sanano le infermità, però non ho nessuno che mi getti dentro la vasca quando l’ala dell’angelo rende miracolosa l’acqua.”</p>
<p>“E tu credi che siano le  piume di un uccello a sanarti ?”</p>
<p>“Non un uccello, Signore, forse sei straniero e non comprendi bene le mie parole: ho detto un angelo, un angelo che scende  tra noi e agisce secondo la misteriosa volontà di Dio e guarisce a caso un infermo. Sapessi, Signore, in quasi quaranta anni, quanti indegni e malvagi ho visto tornare sani come pesci e rimanere carogne come prima, mentre il mio amico Natan, un ragazzo così buono e gentile, forse non è più su questa terra. E intanto Debora la meretrice folleggia nei banchetti dei Pubblicani.”</p>
<p>“Si, ammetto con te che la giustizia divina non andrebbe chiamata giustizia ma volontà, ovvero caso. Ma non si deve spiegare l’assurdo: da una stoffa misurata con un metro falsato non puoi ricavare che un vestito da buffone, questo è il mondo agli occhi dell’uomo veramente saggio. E magari le meretrici e i pubblicani alla fine entreranno per primi nel Regno dei Cieli e avranno un posto d’onore alla tavola imbandita per i giusti.”</p>
<p>“Ci mancherebbe anche questa, tu fai vacillare la mia fede! <em>Vade retro</em> demone straniero, parli per paradossi come un greco&#8230;che questa gente goda pure sulla terra tutte le gioie e i vizi del mondo, abbia denaro, donne, prole ed anche miracoli a bizzeffe, ma nel seno di Abramo, almeno lì, riposino in pace solo i poveri ed i sofferenti.”</p>
<p>“Hai ragione. Si sente che la tua fede nasce dal cuore e poi sei davvero un uomo paziente. Non è giusto che quell’uccello da trentotto anni si faccia beffe di te, no, io non lo voglio più&#8230; su, alzati, prendi il tuo lettuccio e tornatene al paese.”</p>
<p>Elifaz si sentì all’improvviso invaso da un vortice di calore ed eseguì l’ordine dello straniero senza pensare neppure per un attimo all’assurdità di quelle parole: si mise in piedi agilmente e, come un automa, si diresse con il suo lettuccio in spalla verso la vicina Porta delle Pecore per andare a casa. Fatti pochi passi, tornò cosciente e, pieno di stupore, si voltò cercando tra la folla il volto del suo benefattore. Ma l’uomo era scomparso.</p>
<p>I presenti intanto discutevano animatamente intorno all’inusuale evento.</p>
<p>“Elifaz non è mai entrato nella piscina eppure è guarito!” notavano alcuni.</p>
<p>“Forse quel tipo nascondeva nella mano un po’ d’acqua miracolosa.”</p>
<p>“Ma se non l’ha neppure sfiorato!” obiettavano altri.</p>
<p>“ E poi lo straniero è venuto e se n’è andato attraverso i porticati, senza  degnare d’uno sguardo la vasca.”</p>
<p>“Sarà un mago che possiede il potere della parola.”</p>
<p>“Comunque sia, se si sparge la voce che i miracoli non dipendono dall’acqua della piscina siamo rovinati” disse uno dei venditori di frutta.</p>
<p>“Ho saputo di un Galileo che fa cose straordinarie non lontano da qui: rende la vista ai ciechi, resuscita i morti, risana gli arti secchi. E non rispetta il giorno del Signore, perché dice che se la pecora di un Fariseo cade nel pozzo il padrone non la lascia morire ed un uomo vale certo più di una bestia!”</p>
<p>“Calunnie, sono solo calunnie infami – gridarono alcuni Farisei presenti – e tu, Elifaz, perché trasporti il tuo lettuccio di  sabato, non sai che non è lecito?”</p>
<p>Elifaz non credeva alle sue orecchie: quella gente tanto devota lo aveva visto patire e trascinarsi sui gomiti per anni ed ora, invece di stupirsi del miracolo avvenuto e lodare la bontà dell’Altissimo che gli aveva reso la salute, si scandalizzava perché portava in spalle le sue povere cose nel giorno del Signore. Per loro uno sciancato tornato sano era evidentemente meno importante di un lettuccio trasportato di sabato.</p>
<p>“Ho obbedito alle parole dello sconosciuto ed ora cammino, benché sia sabato! &#8211; disse Elifaz sempre più irritato dall’ipocrisia di quei devoti &#8211; e, per la verità, di questo letto di stracci me ne sbatto, ve lo potete tenere” così dicendo gettò, con rabbia, il misero ammasso di pali e corde ai piedi dei suoi censori e subito fuggi via, perché i Farisei erano notoriamente vendicativi.</p>
<p>Passò vicino alla casa di Natan ed udì preghiere miste a lamenti: la famiglia era in lutto.</p>
<p>Avrebbe tanto desiderato che l’amico lo vedesse ora, agile e pieno di forze. Si sentiva di nuovo vent’anni, almeno nelle gambe: poteva addirittura correre e saltare: i passanti probabilmente lo ritenevano un innocuo folle che si credeva re  Davide danzante.</p>
<p>Decise di recarsi al Tempio per ringraziare il Signore della guarigione e chiedere pietà per Natan, disceso nelle tenebre di Sheol.</p>
<p>Il cortile era come sempre occupato dai venditori di animali destinati ai sacrifici, intenti a contrattare con i loro clienti. Anche Elifaz comprò una colomba, spendendo le ultime monete rimaste.</p>
<p>All’improvviso in un angolo del cortile apparve lo straniero: sorrise ad Elifaz e con le mani gli fece capire che doveva lasciar volare via la colomba.</p>
<p>Elifaz si avvicinò timoroso all’uomo “Non posso liberarla, Rabbi! Tu mi hai guarito, ma per grazia divina, e questa è la mia offerta di ringraziamento al Signore. E poi voglio onorare un mio giovane amico che è morto proprio oggi.”</p>
<p>“Lasciala andare, chi sa che non sia un angelo in incognito! Così porterà in un istante la tua preghiera fino al trono di Dio” rispose lo straniero sorridendo.</p>
<p>Elifaz, quasi senza accorgersene, allentò la presa e l’animale si eclissò nell’azzurro del cielo. Qualcuno tra i presenti notò la scena e si mise a gridare, molti disapprovavano il gesto di Elifaz e le voci di protesta in breve divennero un coro minaccioso.</p>
<p>“Bestemmiatore, empio, le offerte del Tempio spettano al Signore.”</p>
<p>“L’Altissimo ama l’odore della carne che brucia, per lui è un olezzo, non lo sai razza di caprone samaritano, figlio di Baal!?”</p>
<p>“E i Sacerdoti! che ci stanno a fare i Sacerdoti? e di che vivrebbero senza offerte?”</p>
<p>Elifaz per un attimo pensò che sarebbe stato lapidato seduta stante, ma lo sconosciuto lo rassicurò:</p>
<p>“Non temere questa gente, non può nulla contro di te. Torna a casa e vivi da uomo onesto. Loda il Signore per la sua misericordia e non piangere per il tuo amico: non è morto.”</p>
<p>“Fosse così! ma la sua casa è in lutto. Ho sentito con le mie orecchie i lamenti dei parenti. No, no, è morto, è morto,!”</p>
<p>“Ma come puoi dire con certezza che è morto se conosci solo la vita?”</p>
<p>“Non prenderti gioco di me, straniero! Tutti sanno cos’è la morte: come il sonno è l’opposto della veglia così la morte è il contrario della vita!”</p>
<p>“Davvero? E allora chi ti garantisce che questo non sia solo un bel sogno? magari tra un po’aprirai gli occhi nel tuo lettuccio accanto alla Piscina. Dimmi, ora sei sveglio o stati dormendo? Pensaci bene prima di rispondere…perché i morti forse siamo noi e lui, il tuo amico, si è appena risvegliato nel mondo dei vivi”.</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Libro &#8211; III</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Adeodato]]></category>
		<category><![CDATA[continua]]></category>
		<category><![CDATA[Demone]]></category>
		<category><![CDATA[S. Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

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		<description><![CDATA[Epilogo non tanto allegro “Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-iii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1382" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2F25BTj&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20Libro%20%26%238211%3B%20III&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Fil-libro-iii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-Libro-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1383" title="Michael Pacher - Agostino, il diavolo e il libro dei peccati" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-Libro-3.jpg" alt="" width="297" height="341" /></a></p>
<p><em><strong>Epilogo non tanto allegro</strong></em></p>
<p>“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”.  (<em>Jacopo da Varagine)</em></p>
<p><em>(<span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000; font-style: normal;"><em><a href="http://www.scrivolo.it/2010/02/il-libro-ii/"><span style="color: #ff6600;">Qui il  secondo racconto di questa serie</span></a></em><em>)</em></span></span></em></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Personaggi:</span></strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Agostino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Demone</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Adeodato</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Rufino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Villano</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Prima Villana</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Seconda Villana</span></p>
<p>La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio e, successivamente, in un vicino villaggio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Adeodato, presto un cavallo!</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Ma babbo noi non abbiamo un cavallo, sai bene che la nostra vita è austera, non possediamo nulla di superfluo ed ammetterai che un cavallo, di questi tempi, è un lusso. Per trasportare i bagagli nei viaggi più lunghi basta l’asinello Teodoro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Quello non è un asino, è una vecchia tartaruga. Portami subito un cavallo, chiedilo in prestito ai vicini.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: I nostri vicini sono persone di condizione modesta…non hanno neppure l’asino.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (agitato): Insomma, stai a vedere che proprio ad Ippona non c’è un cavallo: trovami un destriero veloce come il vento, è questione di vita o di morte, va e rubalo se necessario!</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Questo poi no davvero. Rubare è peccato mortale.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (con voce melliflua): Senti figliolo, devo al più presto raggiungere il paese di Agata: se non sarò lì prima dell’arrivo di Rufino temo che possa succedere il peggio.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: E allora? Se si comincia a cavillare sulle motivazioni si finisce per giustificare anche l’omicidio ed io non voglio dannarmi l’anima, sia quel che Dio vuole, per salvare la vita di qualcuno.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (rassegnato): Sei un bel testone! Ma non perdiamo altro tempo, porta qui Teodoro.</p>
<p>Due ore dopo, in un villaggio nei pressi di Ippona:</p>
<p><strong>Villano</strong>: Il vescovo in visita nel nostro povero villaggio e nessuno ci ha avvertiti della sua venuta!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non è una visita ufficiale, figliolo.</p>
<p><span id="more-1382"></span></p>
<p><strong>Villano</strong>: Ma com’è che è tutto scarmigliato? E le sue vesti… sono stracciate per non dire dei lividi in faccia.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non ne parliamo! Poco fuori d’Ippona i Circoncellioni mi hanno assalito. Da quando i Donatisti hanno promesso il perdono di tutti i peccati a chi mi ucciderà, quei pazzi fanatici mi danno una caccia spietata. Ma proprio nel momento in cui stavo per soccombere si è alzato un gran vento ed una nube di polvere mi ha miracolosamente sottratto alla vista dei demoni eretici. Sono scampato alla morte, ma il povero Teodoro non si è salvato!</p>
<p><strong>Villano</strong>: Sarà ricompensato nei cieli con la corona del martirio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Era un asino!</p>
<p><strong>Villano</strong>: Beh, non tutti possiamo essere istruiti  ed il Signore non guarda a certe cose: beati i poveri di spirito perché erediteranno il Regno dei cieli, è scritto. Comunque il soccorso divino poteva anche arrivare un po’ prima, direi che i Circoncellioni erano già a buon punto con il loro lavoro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Bando alle ciance, villano, dimmi piuttosto dov’è la casa del calzolaio.</p>
<p><strong>Villano</strong>: Rufino abita qui vicino, lungo la strada.</p>
<p><strong>Prima Villana</strong> (gridando): Soccorso, soccorso! Rufino è impazzito! Presto, uomini, venite a fermarlo, se non fate qualcosa uccide la moglie.</p>
<p><strong>Seconda Villana</strong>: Troppo tardi, povera Agata, ha finito di soffrire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che succede, donne?</p>
<p><strong>Seconda Villana</strong>: Quel maledetto ubriacone di Rufino ha rotto la testa alla moglie che ora giace a terra senza vita. Presto chiamate i parenti di quella poveretta.</p>
<p><strong>Villano</strong>: Prendetelo, prendetelo! Ecco l’assassino che viene da questa parte!</p>
<p><strong>Villane</strong> (fuggendo): Ha le mani sporche di sangue. Corriamo a chiuderci in casa.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Agostino, Agostino! Aiutami, ti prego, io ero fuori di me…quando bevo perdo la testa. Mi sentivo nelle orecchie le risate della gente e poi mi immaginavo Agata e  quel giovane, ieri notte…</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che hai fatto, disgraziato: erano tutte falsità, invenzioni del tuo cervello di vecchio ubriacone. Agata è l’onestà in persona! Cosa hai fatto, cosa hai fatto!</p>
<p><strong>Rufino</strong> (piangendo): Non so com’è accaduto, davvero è stato un attimo di rabbia, ma lei , poverina, non ha neppure tentato di fuggire: se era innocente, se ho tolto la vita ad un’anima santa, la mia colpa è davvero imperdonabile, non mi resta che appendermi all’albero nell’orto.</p>
<p><strong>Villano</strong> (prende Rufino per un braccio): Vieni, Rufino, andiamo dagli anziani del villaggio e si vedrà cosa è meglio fare in questa situazione (si allontanano insieme).</p>
<p><strong>Demone</strong> (sbucando fuori come dal nulla): Agostino, ti aspetto da un bel po’: dovevi essere più solerte, ormai la frittata è fatta.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il Cielo mi è testimone che ho cercato in tutti i modi di affrettarmi con il mio asinello ma poi, a metà strada, i Circoncellioni mi hanno aggredito e quasi ucciso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Dunque sei stato trattenuto da cause indipendenti dalla tua volontà. Purtroppo, se speravi di salvare l’anima di Rufino e la vita di Agata, arrivi fuori tempo massimo: <em>Omnia consumata sunt.</em></p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sacrilego, non osare citare le Scritture.  Dicevi di essere un ignorante ed ecco che parli in latino.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non si alteri, Dottore, sono cosette che ci insegnano a scuola, tanto per far credere agli esorcisti più ingenui che conosciamo tutte le lingue note, greco, sanscrito, ebraico, latino, cinese ma in realtà impariamo solo qualche frase a memoria.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Mistificatore!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lei mi lusinga, i complimenti mi fanno arrossire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Assassino!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Un momento! Non voglio meriti che non mi spettano, lei sa bene che noi non abbiamo potere di vite e di morte sui figli di Adamo, altrimenti di certo non ne lasceremmo vivo sulla terra neppure uno. Noi odiamo gli uomini sopra ogni cosa perché siamo stati cacciati dal Cielo mentre loro, spiriti infimi, con qualche preghierina ed un po’ di elemosina vengono accolti lassù come figli prediletti. E’ stato il marito a spedire tra gli angeli la sua Agata.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma davvero Agata è morta? potrebbe essere solo ferita…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ho visto con i miei occhi Rufino colpirla alla testa con un granchio da calzolaio, un attrezzo di ferro a tre bracci, pesante e appuntito. Non ha avuto scampo e, come piace sentir dire a voi umani,  è morta senza soffrire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sarai stato contento, maledetto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sono cattivo, che ci posso fare? Non ho il libero arbitrio, io!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Anche se Rufino ha colpito tu sei il vero responsabile del suo atto mostruoso. Ti gli hai armato la mano, tu l’hai sobillato…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Era libero di resistermi.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: E prima l’hai fatto bere perché sapevi che quando è ubriaco non ragiona.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Prego: io gli ho offerto una fiaschetta e lui l’ha presa. Poteva rifiutare il dono, sapendo che bere gli avrebbe dato alla testa. Non vorrà giustificare un omicida perché era in stato di ebbrezza? Casomai è un’aggravante! E io non gli ho certo messo in corpo il vino con l’imbuto.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu hai creato le condizioni perché quest’orribile peccato fosse commesso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Infatti, proprio così. Questo è il mio compito nell’ordine complessivo del Creato: gli uomini devono resistermi, questo è il loro merito. Così va il mondo da quando Adamo ed Eva sono stati giustamente cacciati dall’Eden. “Colui che è” credeva di aver fabbricato esseri ubbidienti, amorevoli, devoti ma è stato deluso e, al primo sgarro, li ha sbattuti fuori, proprio come aveva fatto con noi, però è disposto a cancellare le loro colpe, se si pentono. Noi invece siamo troppo orgogliosi per chiedergli perdono. Insomma, non si discute, Rufino è nostro, ma almeno Agata si è guadagnata la palma del martirio!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, non esattamente, non è morta per la fede…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma bene, siete pronti a mettere l’aureola a quei fanatici degni di stare a pari dei Circoncellioni che, pur di non fare un piccolo sacrifico agli dei imperiali, si sono offerti in pasto ai leoni e non considerate martire una poveretta straziata così dal marito?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Fossi arrivato un minuto prima…</p>
<p><strong>Demone</strong>: L’asinello Teodoro non era un Bucefalo ed i Circoncellioni…mica li ha chiamati lei!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu, tu, maledetto…Ora capisco, sei tu che li hai avvertiti del mio passaggio, per questo sapevano dove e quando trovarmi.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lo ammetto, il giochetto mi è riuscito, ma poi il Cielo ha suscitato quel gran vento…volendo però poteva anche far precipitare quei pazzi fanatici in un burrone prima che arrivassero al luogo dell’agguato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il male, il male ci assedia ovunque!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non se la prenda, Dottore, è solo una temporanea mancanza di bene, ne abbiamo già discusso. Rufino, come tutti gli umani, è dotato di libero arbitrio, ha scelto la sua strada e si è dannato. Si metta l’animo in pace, non è colpa sua se non l’ha salvato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Lui ha preso la via del male ma tu l’hai spinto e sempre tu hai condizionato il corso del destino impedendomi di giungere in tempo a soccorrere le misere pecorelle del mio gregge. Maledetto lupo malvagio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Questa è davvero un’accusa ingiusta, non è colpa mia se esistono i Circoncellioni, e poi sta a vedere che Rufino è giustificato perché era sbronzo ed io, che sono quel che sono non per mia scelta, devo sentirmi responsabile di essere come sono. Io non mi sono creato da me!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Smettila con questi scioglilingua pseudo-filosofici, Spirito perverso! Mi verrebbe voglia di darti una lezione, meriteresti una bella scarica di legnate…Ti spaccherei volentieri in testa quel tuo librone dei peccati!</p>
<p><strong>Demone</strong> (a parte): Provocare questo sant’uomo è una vera goduria, ma con lui non la spunto, ha troppa parlantina e poi è così buono!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non rispondi, figlio di Baal? Hai paura di me?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Suvvia, non ci scaldiamo. Lo stesso Rufino ha ammesso la sua responsabilità: se non ricordo male non ha detto “Uno sconosciuto incontrato ad Ippona mi ha indotto ad uccidere mia moglie” bensì “Ho tolto la vita ad un’innocente, la mia colpa è imperdonabile.”</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il Maligno è così astuto che s’impossessa di un’anima sprovveduta senza farsi scoprire</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma la  Chiesa dovrebbe proteggere i suoi figli più ingenui come una leonessa difende con i denti e gli artigli i suoi piccoli. Devo ricordarle che tutta questa catastrofe ha avuto inizio dalla sua eccessiva smania di verità? Bastava dire a Rufino che Agata aveva dormito con le suore, nel convento retto da sua sorella,  e tutto si sarebbe appianato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma bene, ora il colpevole sono io.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Proprio così: con libero arbitrio lei ha deciso di dire la verità ad ogni costo eppure, in quel caso, mentire sarebbe stata davvero una piccola colpa ed avrebbe evitato un grandissimo peccato com’è l’omicidio. La sua scelta è stata fatale per Agata e Rufino: ma si sa, non vale la pena di dannarsi l’anima per salvare il corpo. Però, in questo caso, l’anima era sua ed il corpo di Agata.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Basta, non ti sopporto più.</p>
<p><strong>Rufino</strong> (viene condotto dal villano con le mani legate): Agostino, mi conducono in città dai magistrati, prega per me. Agata, Agata perdonami! Che ho fatto, mio Dio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Pentiti figliolo ed Agata ti perdonerà, anzi, sono certo che ti ha già perdonato ora che è tra i beati in cielo!</p>
<p><strong>Villano</strong> (trascinando via Rufino, inebetito dal dolore): Si fa presto a dire perdono, ma chieda ai parenti della moglie se la pensano così.</p>
<p><strong>Demone</strong> (gridando all’indirizzo di Rufino che si allontana): Non preoccuparti Rufino, il rimorso negli uomini dura poco e poi, sai come si dice: “Dolore di vedovo, dolore di gomito”, ti passerà alla svelta.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono certo che Agata sia in Paradiso, ieri sera si è confessata e certo non ha avuto modo di commettere peccati: è morta in grazia di Dio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lo penso anch’io, da noi non è arrivata, mi avrebbero avvertito perché sarebbe un dannato in più da segnare a mio carico. Comunque anche lei non era perfetta, poverina. Compariva nel mio librone dei peccati, ma solo per qualche bugia detta al marito.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Davvero? Non mi sembra possibile.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Mi deve credere: ad esempio una volta regalò un paio di sandali ad un mendicante e raccontò a Rufino che li aveva persi per strada…non le dico gli schiaffi volati in quell’occasione.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Perché non ebbe il coraggio di dire la verità, doveva svelare la buona azione compiuta.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo, bravo micco! Così Rufino sarebbe corso a casa del povero, si sarebbe ripreso i calzari ma non prima di averlo riempito di botte.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (fra sé, pensoso): Che fare, il male è ovunque, non ci sono vie sicure per evitarlo. Forse Agata era destinata a perire, prima o poi, in modo così tragico.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Perché parlare di destino quando ci sono tanti responsabili? Pensi ai parenti che le hanno impedito di entrare in convento facendola sposare con il suo carnefice, pensi a Rufino divenuto ubriacone per colpa delle cattive compagnie incontrate a Roma, ai vecchi del villaggio che non si sono preoccupati di una povera moglie percossa perché il marito ha sempre ragione, è il capo della famiglia ed ha diritto di correggere, si fa per dire, i più deboli a legnate. E che mi dice del suo confessore che la esortava a sopportare un uomo così malvagio perché la moglie devota santifica anche il marito peccatore? E di certo qualcuno in chiesa avrebbe potuto avvertirla che la sera era vicina e doveva tornare a casa. Condannare solo Rufino equivale a lavarsi le mani, come fece quel certo Ponzio Pilato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Rufino però, volendo, poteva resistere al male.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Anche gli altri, volendo, avrebbero potuto comportarsi diversamente.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma gli altri non pensavano di dover scegliere tra commettere o non commettere un atto peccaminoso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Davvero? E che mi dice del vescovo di Ippona? Tra peccare e non peccare ha scelto di dire la verità a Rufino. Poveri uomini, a volte mi fate pena, così in bilico tra bene e male, liberi e non liberi nello stesso tempo. Almeno io, in ogni occasione, so con certezza cosa scegliere: il male</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono cose che tu non puoi comprendere ed io stesso, del resto, rimango interdetto davanti a certi misteri. Gli arcani della predestinazione, della grazia, dell’origine del male mi sembrano impenetrabili ed allora voglio credere piuttosto che capire: mi affido alla fede ed alla Scrittura perché una santa ignoranza vale più di un’inutile scienza.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sì, però poi lei scrive, scrive, scrive ed altri leggono, leggono e tra secoli leggeranno ancora: e tra coloro che crederanno di capire in quei libri le cose che lei stesso non comprende vedo già, nelle nebbie del futuro, un certo Martino agostiniano, un suo seguace, guarda caso, e poi ancora più lontano un tale Jansenio. E giù odio, processi, uccisioni, sofferenze per innocenti e colpevoli, senza distinzione. Certo tutto lavoro in più per la mia ditta, ma che inutile spreco di malvagità!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Mi rimproveri di aver custodito il mio gregge ed illuminato le menti perché conoscessero la verità e la bellezza di Dio?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sa cosa si dice dalle mie parti, Dottore? “La via dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni”.</p>
<p><strong>Villano (arriva di corsa)</strong>: Ahimè che disgrazia, che disgrazia!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che altro succede?</p>
<p><strong>Villano</strong>: Rufino, poveretto,  è sfuggito alla sorveglianza degli sgherri e si è gettato da un precipizio</p>
<p><strong>Demone</strong>: E’ morto?</p>
<p><strong>Villano</strong>: Certo, s’è sfracellato come un uovo in fondo al burrone. Vado a riferirlo ai parenti (esce)</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma bene (apre il suo libro).</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che fai, segni l’omicidio a carico di Rufino?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Signor mio no. Abo, ado, ago…ecco Agostino.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Di cosa mai mi vuoi incolpare? Ho fatto di tutto per salvare Agata, tu stesso l’hai riconosciuto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo, e posso ammettere che non sia lecito mentire per evitare la morte corporale di qualcuno, perché la salvezza dell’anima vale più della salvezza del corpo, ma in questo caso, per preservare la sua anima, ha mandato sotto terra il corpo di Agata e all’inferno l’anima del marito! la sua verità ha dannato Rufino e quindi, Dottore, Lei ha mancato di carità: ha preferito sé al calzolaio, e questo è il peccato che registro nel mio libro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu stravolgi le mie parole… io non potevo sapere che il marito si sarebbe ucciso. Questi sono ragionamenti da sofista, capziosità… dialettiche, ragionamenti tirati per le corna.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ah sì? Ma lei non sapeva ch’io fossi loico?</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il libro &#8211; II</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Adeodato]]></category>
		<category><![CDATA[continua]]></category>
		<category><![CDATA[Diavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo da Varagine]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Peccati]]></category>
		<category><![CDATA[S. Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

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		<description><![CDATA[“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-ii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1340" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FcCycD&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20libro%20%26%238211%3B%20II&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Fil-libro-ii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Libro-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1341" title="Michael Pacher - Agostino, il diavolo e il libro dei peccati" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Libro-2.jpg" alt="" width="297" height="341" /></a><br />
“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”.  (<em>Jacopo da Varagine)</em></p>
<p><em>(<span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000; font-style: normal;"><em><a href="http://www.scrivolo.it/2010/02/il-libro-i/"><span style="color: #ff6600;">Qui il  primo racconto di questa serie</span></a></em><em>)</em></span></span></em></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Personaggi:</span></strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Agostino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Demone</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Adeodato</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Rufino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Agata</span></p>
<p>La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma guarda chi si rivede! Sempre con il tuo librone, non ti stanchi mai di scuriosare nella vita dei poveri peccatori, briccone!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lei di certo mi scambia per qualcun altro, è la prima volta che vengo da queste parti.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma come, non più di una settimana fa abbiamo trascorso insieme un piacevole pomeriggio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ah! Ma non ero io, lei parla di mio fratello (si ferma e posa il libro sulla panca).</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Com’è che ora sei tu a portare il libro dei peccati.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Proprio lei mi fa questa domanda? Quando quelli di sotto hanno scoperto che mio fratello si era fatto gabbare a quel modo da un tonsurato, lo hanno messo alla porta. E’ grassa se gli fanno ancora presiedere un sabba di vecchie streghe.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non posso dire che mi dispiaccia, ma devo riconoscere che il ragazzo aveva buona volontà, sebbene orientata al male.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sa come si dice, di veramente buono c’è solo una buona volontà! Però mio fratello non si meritava di essere buttato fuori così, su due zampe.</p>
<p><span id="more-1340"></span></p>
<p><strong>Agostino</strong>: Comunque l’attività è rimasta in famiglia, a quanto vedo. Riprenderai il lavoro dove è stato interrotto? Ad esempio, con la faccenda degli elenchi topografici, a che punto sei?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Topoche?&#8230; Non so di che parla.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Vedo che l’ignoranza nella vostra famiglia è ereditaria. Si tratta dell’elenco dei peccatori suddivisi a secondo del luogo, ad esempio tutti i peccatori di Siracusa, di Pergamo, di Smirne, di Mileto…</p>
<p><strong>Demone</strong>: E magari di Ippona…</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sì, appunto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Tutto a monte: quelli di sotto si accontentano di un semplice elenco alfabetico dei peccatori. Il troppo stroppia e mio fratello, per voler apparire più istruito di quanto fosse, sì è giocato la carriera.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: A mio parere un elenco topografico sarebbe un ottimo sistema per organizzare la gran messe di informazioni che tuo fratello ha raccolte e non nego che mi piacerebbe disporre di una lista dei peccatori di Ippona, tanto per farmi un’idea della situazione.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Potrebbe farselo da sé, l’elenco, registrando i peccati in confessione.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non è la stessa cosa, solo una piccola parte dei peccatori si confessa, gli altri restano occulti.</p>
<p><strong>Demone</strong>: E così non possono essere salvati dal loro solerte vescovo…Ma carpirmi i nomi sarebbe concorrenza sleale, non le pare? Quelli sono già nostri.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Di che ti preoccupi? E’ vero che il libero arbitrio ci consente di scegliere tra bene e male, tuttavia i salvati dalla grazia divina sono predestinati, né tu né io possiamo cambiare il futuro.  Il Signore non vuole che gli uomini siano dannati ma nell’Apocalisse si legge “Chi non fu trovato scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco”, ricordi?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Eccome, è uno dei miei libri preferiti! Ma la prego, non cominci con la solfa della predestinazione e della grazia! Mio fratello mi ha avvertito di guardarmi dai suoi giochetti di parole. “Tende una rete e in tre salti ti arrotola”- mi ha detto &#8211; attento a non farti fregare dalla sua parlantina”.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non per fare gli immodesti, Essere Malefico, ma io sono il primo filosofo della Cristianità, non ho la parlantina, sono facondo: disquisisco, esamino, valuto, deduco, non raggiro, non mento, non inganno. Non so cosa ti abbia raccontato tuo fratello, ma di certo è una menzogna.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Guardi, Dottore, che tra noi di sotto non ci mentiamo mai: che senso avrebbe! Peggio ci comportiamo e più siamo apprezzati. Le bugie si dicono per apparire migliori, per far credere che si fa bene quando si fa male, per fare male senza farsi scoprire. Nel nostro mondo questo genere di bugie non può esistere. Qualcuno esagera un po’ nel descrivere la propria malvagità, ma sono come le storie dei pescatori: la sardina diventa sempre una balena.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: L’esempio non è ben scelto perché i termini del confronto appartengono a ordini diversi, ma ho capito. Però la menzogna è sempre una cosa cattiva in sé, la verità, al contrario, è sempre buona. Quindi tra voi praticate, senza volere, la virtù.</p>
<p><strong>Demone</strong>: I suoi ragionamenti scorrono bene ma devono avere una falla perché sono assolutamente certo di non essere virtuoso. Però non so che dire per smentirla.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non mi stupisce, per fare il polemista devi padroneggiare gli strumenti del mestiere Non si trovano argomenti per il contraddittorio così, sollevando sassi.</p>
<p><strong>Demone</strong>: In effetti sotto i sassi si trovano animaletti simpatici come scorpioni e vipere, è un gioco che da noi fanno i bambini. Magari potrebbe spiegarmi come si fa una polemica, invece di insistere sulla faccenda degli elenchi dei peccatori.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che strano, come tuo fratello manifesti un desiderio di conoscenza che davvero non si addice a spiriti delle tenebre.</p>
<p><strong>Demone</strong>: E’ vero, mi piace ragionare, ma così alla buona, usando il senso comune: non capisco tutti quei discorsi che nascono l’uno dall’altro, a catena, e sembrano un indovinello ma poi ti strangolano come un cappio, come si chiamano… ismi qualcosa.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sillogismi?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sì, sillogismi.  Io preferisco parlare di cose più terra, terra; ad esempio, quando afferma che noi siamo virtuosi perché tra compagni ci diciamo la verità, mi pare che lei trascuri i contenuti ed i fini per guardare solo alla forma: dalle mie parti non diciamo la verità perché consideriamo la verità cosa buona, saremmo in contraddizione con la nostra natura che ci spinge a prediligere il male, ma perché mentire ostacolerebbe l’adempimento della nostra missione. Metta caso che io sia sul punto di indurre un giovane a sedurre una fanciulla oppure stia spingendo un padre di famiglia a buttarsi in un pozzo ed un collega mi chieda come mi vanno gli affari: io, temendo che l’amico mi sottragga la preda, tra noi non è infrequente, potrei fingere che non ho nulla per le mani ma, considerato che il mio fine è dannare gli uomini, dico la verità perché l’importante è raggiungere lo scopo e poco rileva se il merito di aver portato alla perdizione un’anima andrà a me o a un mio compagno.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, in certo senso mostri di non essere vanitoso e ti comporti seguendo un criterio ragionevole, anteponi all’egoismo individuale il bene della collettività cui appartieni…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Qui il mio buon senso d’ignorante comincia a pizzicarmi e capisco che lei sta pi…, mi scusi,  volevo dire sta andando fuori strada. Io compio atti nefandi, sono malvagio, amo le tenebre, odio gli uomini e se le sembra che, ogni tanto, faccia qualcosa di buono, mi creda, ha le traveggole! Noi siamo il male ed il male esiste grazie a noi.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Prego, il male non esiste: ciò che chiamiamo male in realtà è solo mancanza del bene, , altrimenti da dove avrebbe origine? Non da Dio, da cui proviene tutto ciò che esiste ed in effetti è il solo “essere” che possa dire “Io sono”, perché Dio è buono.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Io non so più che dire: non ho capito nulla di quello che ha detto, però sono sicuro di esistere. E, del resto, come potrei pensare di non essere!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Certo, tutti sappiamo di essere e se anche ci sbagliassimo al riguardo, saremmo comunque  “noi che siamo” a sbagliarci: chi “non è” ovviamente non può sbagliarsi. Io ho confutato Manichei e Scettici della Nuova Accademia, credimi, non parlo a vanvera!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Di tutto il suo ragionamento, al solito, non ho capito un’acca, però non mi pare molto sensato sostenere che il male non esiste perché non si sa da dove venga. Non si guarda mai intorno? Bisogna venire dal paese del sapone per non vedere quanto fa schifo questo mondo. Ormai, secondo me, siamo al tempo predetto dall’Apostolo delle genti, gli uomini hanno raggiunto il colmo della perversione, sono egoisti, avidi, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ingrati, sleali, maldicenti, intemperanti. Il perché non è chiaro, ma magari l’origine del male è un segreto che il Creatore tiene per sé, chi può obbligarlo a dire tutto? Però se un fulmine mi incenerisce posso dire che il fulmine non esiste perché non so come accade che quella gran luce scenda dal cielo? Chi può pretendere di sapere tutto! Sarà che sono un ignorante, ma io non mi vergogno di dire che non so o non capisco qualcosa. E poi, in questo genere di ragionamenti,  ci vuole buon senso ed a me pare innegabile che il male esista perché è il fine degli  atti nefandi che io compio ogni giorno. Anche uno sciocco le dirà che il Maligno non fa mai opere di bene e solo un filosofo con la testa tra le nuvole può pensare il contrario: se l’uomo che ho convinto ad uccidere i genitori per godersi l’eredità mi chiede dove sono il padre e la madre ed io glielo rivelo, determinando così la morte di quei poveretti, non vorrà sostenere che sono meritorio perché non ho mentito all’assassino! ho consapevolmente detto una verità che avrà come conseguenza l’ennesima vittoria del male. In queste cose conteranno qualcosa pure l’intenzione ed il risultato finale, non le pare?!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Le tue parole mi fanno comprendere che non è possibile disquisire filosoficamente con chi, non avendo studiato, non possiede le basi della logica ed oppone argomenti banali, il così detto “buon senso”, ai ragionamenti consequenziali dei dotti. Esistono principi che sono assiomi.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Assi e sesterzi, per me è lo stesso! mi pare proprio che usiamo due lingue diverse, ma può parlare quanto vuole, non mi convincerà mai che il male non esiste, mai!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono comunque lieto che i pezzi grossi di laggiù vi lascino languire nell’ignoranza, non oso pensare ai danni che potrebbe produrre una mente vivace come la tua educata al ragionamento.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Basta guardarsi intorno! Non sono vivaci menti malvagie quelle dei capi delle sette che si scannano, si combattono, si calunniano al grido di “Deo laudes”? Donatisti, ariani, manichei, pelagiani,  che sono, se non figli delle tenebre particolarmente astuti : si presentano parlando in nome del buon Dio e della verità ma poi agiscono da malvagi.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: A sentirti sembri ben più ragionatore di tuo fratello.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma no, sono anch’io un povero ignorante e quello che dico è frutto dei miei pensieri, tutta farina del mio sacco.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Dì pure crusca (ride) Ma perché trascini ancora il tuo libro per questo Mondo se ormai il lavoro è terminato? L’elenco dei peccatori di tuo fratello era completo, figurati che aveva pure registrato quell’inezia a mio carico.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lo so, mio fratello è scrupoloso, un gran lavoratore, io invece preferisco chiacchierare, per questo ho successo soprattutto con il sesso femminile. Però sul segreto di servizio lui faceva il colabrodo. Sono faccende delicate, i capi non hanno tutti i torti, se prendi all’amo un vescovo non devi fartelo scappare… Comunque nessun’opera è perfetta.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Allora il motivo che ti porta da queste parti, con quel librone in spalla, ha a che fare con l’elenco dei peccatori.  C’è forse da queste parti un dannato di particolare interesse, una colpa che non è stata registrata, oppure qualcuno è sul punto di commettere un crimine eccezionale, magari qualcosa di nefando bolle in pentola tra i miei fedeli …Adeodatooo!</p>
<p><strong>Adeodato</strong> (da dentro): Vengo, babbo!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Figlio mio, hai sentito  dire in giro di qualche fatto grave, un’ incursione di fanatici Donatisti, scontri di chierici, screzi tra vicini? Hai controllato che prete Abundanzio non si occupi più di cura d’anime? E con le vergini del convento c’è qualche problema? Ho sempre l’impressione di non fare abbastanza per il mio gregge: a forza di occuparmi di cosa fanno i cristiani eretici finisce che mi dimentico di contrastare il Maligno.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: I tuoi ordini sono stati eseguiti, tutto è normale. Quanto ai brutti fatti che possono accadere, bisognerebbe essere astrologi per prevederli.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Neppure loro sono in grado di farlo, t’assicuro, in gioventù ho studiato quella falsa scienza e so che non porta a nulla… (tra sé) Dunque tutto è tranquillo nella mia diocesi, salvo che un diavolo si aggira con un gran registro, per prendere nota di chi sa quale gran peccato.</p>
<p><strong>Demone</strong>: E’ già mezzogiorno, devo rimettermi in cammino o arriverò, come al mio solito, in ritardo al mio appuntamento.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Vai lontano?</p>
<p><strong>Demone</strong>: No, devo raggiungere un paese nei dintorni…</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Di questi tempi quelle non sono contrade da frequentare! I Circoncellioni fanno continue incursioni nei villaggi, uccidono, mutilano, versano calce negli occhi. Sono dei veri diavoli!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Figuriamoci! Con me trovano pane per il loro denti.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Dunque non temi il martirio, sei davvero un uomo di fede ammirabile!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Figlio mio, forse è meglio se rientri in casa e metti al fuoco il nostro pranzo. (Adeodato esegue l’ordine).</p>
<p><strong>Demone</strong>: Addio, Dottore (fa per riprendere il libro).</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma no, aspetta ancora. Dimmi, vai in quel villaggio per incontrare un peccatore?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non vorrei fare la fine di mio fratello…</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma che dici, non potrei certo impedirti di compiere il tuo dovere se il peccatore, per sua libera decisione, ha deciso di seguire la via del male.</p>
<p><strong>Demone</strong>: In realtà non so esattamente di cosa si tratta, è un lavoro che aveva iniziato mio fratello. Devo contribuire a  risolvere un problema coniugale, credo.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Nella mia diocesi?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Si, da queste parti… Conosce un certo Rufino calzolaio?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Perché me lo chiedi?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non conosce Rufino? Non è forse lui che ha fabbricato i sandali che porta?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, posso ammettere di conoscerlo, l’ho visto un paio di volte, per ordinare i calzari</p>
<p><strong>Demone</strong>: Insomma questo Rufino, dopo aver fatto il caligaro militare a Roma, è tornato tempo fa al paese e ha preso moglie, una bella ragazza, Agata. La conosce?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Umh… io conosco tanta gente, i fedeli della mia chiesa, cristiani d’ogni parte del mondo che mi vengono a trovare, chierici d’altre diocesi che vogliono un parere, pie dame della buona società, donne semplici che vengono dalla campagna…Diciamo che conosco anche Agata</p>
<p><strong>Demone</strong>: Infatti è Agata che le ha portato proprio ieri quelle scarpe e, con la scusa di fare questa commissione, le ha raccontato certi fatterelli  di famiglia…</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Quello che si apprende in confessione non può essere rivelato, mai!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma a me non interessano affatto i peccatucci di Agata, figuriamoci. È una santa donna, molto devota, poverina, con un marito che le fa vedere i sorci verdi: beve, la picchia, sperpera i guadagni.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Lo dico sempre al mio Adeodato, bisogna rimanere celibi. E’ troppo difficile meritarsi il cielo con una famiglia a carico: si discute con la moglie o il marito, si sta sempre in pensiero per i figli e le preoccupazioni economiche hanno il primo posto. Tuttavia anche il matrimonio è una santa condizione, una istituzione legittima, non a caso il Signore si recò alle nozze di Cana.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Dunque Agata è stata qui ieri, ma poi non è tornata a casa. Il marito non s’è accorto della sua mancanza perché, tanto per cambiare, era ubriaco, però da qualche ora è sveglio e sta girando per il paese chiedendo notizie. Anzi, eccolo che arriva.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non posso incontrarlo. Se mi cercano non ci sono, non ci sono per nessuno  (si precipita in casa e chiude la porta).</p>
<p><strong>Rufino</strong> (al demone): Signore, ha visto per caso una donna giovane, con uno scialle a righe ed un sacco pieno di calzari da vendere…Doveva venire da queste parti per portare i sandali nuovi al vescovo d’Ippona. L’ho cercata dappertutto, dai parenti, dalle amiche, ma sembra svanita nel nulla</p>
<p><strong>Demone</strong>: Questo è l’Episcopio, batti alla porta e informati, io sono di passaggio.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Non vorrei disturbare.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma com’è che tua moglie sta qui, dal vescovo? Ho sentito dire che non accoglie nessuna femmina nella sua casa, neppure le nipoti e la sorella vedova.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Lei sa che è qui? ma allora l’ha vista!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Tu hai detto che doveva venire all’Episcopio, se non è da nessuna parte sarà qui, ti pare?</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Magari è in chiesa… Quando a casa non la trovo mi dice sempre che è stata in chiesa.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Basta crederci, del resto quando un uomo della tua età sposa una donna giovane deve prepararsi al peggio. E tu hai l’aria di uno che si beve tutto, a casa come all’osteria. La chiesa però è una bella trovata, fa tanto donna devota, al di sopra di ogni sospetto.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Perché non dovrei credergli?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sono cose che succedono, non sei certo il primo. Torni al paese con un gruzzoletto, vedi una bella ragazza e la chiedi in moglie: nessuno se l’è presa, magari ha qualche magagna, ma tu vieni da fuori e non ti fai domande. Alla famiglia i quattrini piacciono, così l’affare va in porto e tu ti metti nel letto la tua rovina.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: I parenti hanno detto che non si voleva sposare per rimanere vergine del Signore.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Bella scusa. Prima è tutta rose e fiori, ma appena ti si piazza in casa cominciano le discussioni perché lei vuole che tu faccia questo e quello ma non quell’altro e pretende d’insegnare a te, che sei uomo maturo ed hai trascorso tanti anni a  Roma, come si vive.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Qualche discussione in casa c’è sempre.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Come no! Poi lei comincia a chiederti soldi…</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Per le elemosine, dice.</p>
<p><strong>Demone</strong>: S’intende, è tanto generosa con i poveri giovani. Ed è sempre fuori casa, in chiesa ovviamente.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Così si giustifica.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Intanto ti trascura e qualche volta viene in città da sola, per pregare nella grande chiesa o per confessarsi dal vescovo, e poi, un bel giorno, passa fuori tutta la notte, tanto tu sei un povero ubriacone e dormi come un ghiro, non ti sveglierebbero neanche le trombe di Gerico. Così la mattina te ne vai in giro cercandola come un allocco ed i paesani ti ridono dietro: meno male che non sei geloso e non te la prenderai quando ti appenderanno un corno alla porta di casa.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Io? io sono geloso marcio, potrei uccidere per molto meno! Ma magari Agata ha fatto tardi vendendo sandali al mercato e si è fermata a dormire qui. Quale posto è più sicuro per una donna onesta della casa di un santo vescovo.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sarà, ma in giro si sentono dire tante cose e gli uomini sono uomini anche con la tonsura, peccano per natura. E poi, vieni da Roma e non conosci le storie che girano su certe dame dell’alta società amiche del pio Girolamo, la moglie del senatore Tessozio e sua figlia Eustochio? Certo il vescovo d’Ippona è un uomo anziano, nessuno ha mai osato mettere in dubbio la sua onestà, anche se un tempo era davvero scapestrato. Pensa che ha persino un figlio naturale, un giovanotto di trent’anni che vive con lui nell’Episcopio, non lo conosci? Gli somiglia tanto. Magari lui e tua moglie hanno passato insieme la notte a veglia, pregando s’intende.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: No, non lo conosco, ho vissuto lontano per molti anni e poi non sono religioso, bazzico poco questi posti.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Te lo presento subito! Adeodato, Adeodatooo!</p>
<p><strong>Adeodato</strong> (si affaccia): Chi mi chiama?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Adeodato, quest’uomo cerca il vescovo Agostino. Non dirmi che non è in casa perché l’ho visto entrare poco fa.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (esce dalla porta): Eccomi, cosa vuoi Rufino?</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Voglio mia moglie, subito, qui fuori!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non so di cosa parli.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Visto? non è qui, ma allora dov’è, dov’è quella femmina falsa e ingannatrice? ieri mi ha detto che veniva all’Episcopio ma forse era una scusa. Magari non è venuta in città, potrebbe anche essere andata in un altro villaggio dal suo amante.</p>
<p><strong>Demone</strong> (ad Agostino): Rufino chiede se sua moglie ha passato la notte ad Ippona oppure no.</p>
<p><strong>Agostino </strong>(rivolto a Rufino): Ad Ippona, sì: è venuta in città per portare i calzari ai tuoi clienti e poi si è attardata a pregare in chiesa ed io le ho consigliato di fermarsi qui. Dopo il tramonto, con quei maledetti Circoncellioni in giro, la strada del villaggio è pericolosa.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Rufino, chiedigli se Agata ha dormito nella casa delle vergini dedicate a Dio o qui, nell’Episcopio.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: E dove ha dormito Agata?</p>
<p><strong>Agostino</strong> (tergiversando): In verità qui.</p>
<p><strong>Rufino</strong> (iratissimo): Allora mia moglie e quel giovanotto, Adeodato, hanno davvero passato la notte sotto lo stesso tetto?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non posso negarlo, ma in modo innocente.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Sì certo, in modo innocente. E io ci credo! Se non c’era nulla da nascondere perché non l’hai detto subito, prete. Con le tenaglie te l’ho dovuto tirare fuori! Ora vado a casa e regolo i conti una volta per tutte con quella svergognata.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma no, Rufino, ti sbagli a pensare male.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Bravo Rufino, fatti valere, ricordati della moglie del senatore… e prendi questo orciolo di vino, tanto per rinfrescarti la gola mentre torni in paese (offre a Rufino una fiasca che aveva a tracolla).</p>
<p><strong>Rufino</strong> (bevendo, sempre più agitato): Ora la sistemo io, non mi farò più prenderà in giro da quella femmina, non sono un vecchio ubriacone che balla come un orso per  divertire i paesani ! Giuro che prima del tramonto rimango vedovo (se ne va correndo).</p>
<p><strong>Demone</strong>: Prevedo un finale tragico per questa commedia.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Povera Agata, pensare che ieri si è attardata in chiesa pregando per il marito, spera di convertirlo ad una vita cristiana con il suo esempio ma, temo, che questa sarà la sua rovina.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo con una piccola innocente bugia… si poteva far credere a quel bruto che la moglie avesse dormito con le suore…Tutti sanno che il vescovo non fa entrare in casa neppure sua sorella vedova. Così, almeno, la poverina evitava le busse e forse anche qualcosa di peggio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma Agata era stanca, aveva passato ore in ginocchio a pregare, e si è addormentata nel cortile, non la voleva disturbare. L’ho lasciata dormire lì, con una misera coperta come tetto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Io comunque ho un brutto presentimento: stasera sono atteso a casa di Rufino. Ma ovviamente la verità, la santa verità passa avanti a tutto e la menzogna, anche a fin di bene, è sempre peccato: l’ho letto in un suo libro, il <em>De Mendacio</em>.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Dunque non sei così ignorante come dici, studi teologia.</p>
<p><strong>Demone</strong>: In effetti qualche zinzino ne mastico anch’io, in certo senso la professione me lo impone; e, visto che siamo in tema, le confesso che mi ha colpito molto anche quel passo in cui lei parla del peccato contro la verità per omissione. Sa, le sue argomentazioni sono talmente buone che ho convinto i miei capi a segnare a suo carico lo scherzetto che ha giocato a mio fratello, era per dirle questo che sono passato di qui, prima di andare al villaggio. Ecco, guardi (apre il libro) … ora registro di nuovo Agostino di Tagaste tra i peccatori: colpevole di menzogna.</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il libro &#8211; I</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[Diavolo]]></category>
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		<description><![CDATA[“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/02/il-libro-i/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1283" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2Fnmq0h&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20libro%20%26%238211%3B%20I&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F02%2Fil-libro-i%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/02/Libro-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1284" title="Michael Pacher - Agostino, il diavolo e il libro dei peccati" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/02/Libro-1.jpg" alt="" width="297" height="341" /></a></p>
<p>“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”. <em>(Jacopo da Varagine)</em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><br />
</span> </em></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Personaggi:</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Agostino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Demone</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Adeodato</span></p>
<p>La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (seduto su una lunga panca, alzando gli occhi da un piccolo volume): Strano modo di trasportare un libro, a spalla come fosse un baule o un’anfora di vino.</p>
<p><strong>Demone</strong>: In effetti pesa quanto un barile, ho la schiena a pezzi. Vorrei tanto sbatterlo a terra.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Per carità! si vede che è un oggetto di valore, io me ne intendo. I libri saranno anche il futuro degli <em>scriptoria</em>, non lo nego, ma più sono grossi e più sono fragili, le legature non reggono e la cartapecora spiomba. Vuoi mettere la comodità del vecchio rotolo: toglievi il papiro dal cilindro, e poi svolgevi ed avvolgevi, svolgevi ed avvolgevi, un po’ per volta, in poco spazio e senza fatica. Per consultare un codice oggi occorre un leggio grande come un catafalco ed i bibliotecari devono avere più muscoli di un gladiatore.</p>
<p><strong>Demone</strong>: A chi lo dice! Ma pare che i libri possano contenere testi più lunghi dei rotoli.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ipotesi tutta da dimostrare. Io credo invece che il punto sia un altro: i codici si possono agevolmente riempire di decorazioni e le belle immagini colorate, si sa, piacciono tanto ai lettori più ricchi e meno istruiti.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Il mio libro comunque non è illustrato. Posso posarlo un attimo sulla sua panca, tanto per riprendere fiato? Però non voglio disturbarla, continui pure a leggere.</p>
<p><span id="more-1283"></span></p>
<p><strong>Agostino</strong>: Faccio volentieri una pausa, il mio libro non è interessante: la solita polemica fritta e rifritta contro Origene…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Io ne so poco di quel signore, ma pare pretenda di mandarci tutti a spasso. Divertente!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Anch’io dubito che l’Inferno chiuderà mai bottega.  Ma deposita pure la tua soma. Strano che un uomo ben messo come te fatichi tanto a trasportare un volume di qualche libbra, per caso i piatti sono di metallo?</p>
<p><strong>Demone</strong>: No, non credo. E’ così pesante per via del contenuto: è il libro dei peccati.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma senti…gli angeli dell’Apocalisse hanno il libro della vita con l’elenco dei beati, voi avete quello dei peccati. Magari i peccati del mondo fossero così pochi da entrare tutti nel tuo scartafaccio. Ma esattamente a che serve un simile libro? È una specie di scadenzario delle anime, per non dimenticare di andare a prendere il malcapitato di turno quando è giunta la sua ora?</p>
<p><strong>Demone</strong>: E’ un’invenzione recente, non so bene a che serva dato che fino ad ora ne abbiamo fatto a meno senza problemi, ma le posso assicuro che i peccati sono tutti qui, accuratamente annotati da me, uno per uno.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Dunque, ognuno di noi, squadernando il tuo libro, potrebbe leggere, nero su bianco, l’elenco delle sue colpe…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Proprio così, se fosse permesso consultarlo.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Devi avere sudato le proverbiali sette camicie per mettere insieme una simile lista: immagino che insinuarsi nei palazzi dei potenti, entrare di soppiatto nelle stamberghe dei miserabili, nascondersi sotto il letto delle etere, nei retrobottega dei ligrittieri, nei camini delle cucine o nelle fosse dei campi per indurre in tentazione i poveri discendenti di Adamo sia un lavoro assai duro.</p>
<p><strong>Demone</strong>: In realtà farli cadere in peccato è una sinecura. Gli uomini sono perfettamente in grado di dannarsi da soli, basta creare la situazione favorevole: una bella fanciulla discinta, qualche gioiello, un po’ di monete d’oro ed il gioco è fatto. Il peggio è sciropparsi tutto il giorno gente meschina dedita a piccoli traffici, malversazioni, adulteri, truffe: i malvagi da strapazzo, mi creda, a lungo andare tediano a morte ed i grandi criminali sono più rari di quanto si pensi. Sì, ho dovuto sudare ma sono certo che nessuna malefatta è sfuggita al mio occhio indagatore.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Un’impresa davvero titanica, da far tremare le vene e i polsi ai dotti d’Alessandria, per quanto non lodabile. E quale sistema  di indicizzazione hai adottato?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sistema… Non so, mi hanno detto di segnare tutto e così ho fatto. Non sono un letterato io, di solito mi occupo di faccende pratiche. Però so leggere e scrivere perché ho vissuto a lungo con un “posseduto” che insegnava ai ragazzini l’abbecedario e per questo i pezzi grossi in alto, cioè… in basso,  hanno mi hanno affidato l’incarico. Lei non ha idea di quanto mi piacerebbe fare bella figura con i superiori, a volte essere considerati ignoranti è così umiliante.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Allora formulerò la mia domanda in modo più semplice, perché tu possa capire: nel tuo libro hai registrato i peccatori seguendo l’ordine delle lettere che compongono alfabeto?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo, in ordine alfabetico, per nome! E con accanto tutti i peccati commessi. A volte sono <em>papier</em> di mezza pagina!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Però, volendo, avresti potuto basare il tuo elenco su un dato diverso dal nome, <em>verbigratia</em> il tipo di peccato,  furto, sodomia, omicidio,  oppure la località in cui i rei vivono, Efeso, Gerusalemme, Cartagine e così via. In realtà tanti sono gli elenchi possibili quanti sono i dati che possiedi e, combinando le diverse liste, con un colpo d’occhio, sapresti dire quanti adulteri vivono nella città di Tessalonica o quale vizio prediligono gli abitanti di Atene.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Quello è risaputo, non sarebbe una grande scoperta (ridacchia lubrico). Ma non vedo perché dovrei complicarmi la vita scrivendo altri libri quando ne basta uno.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Forse un esempio concreto potrebbe illuminarti in merito alla complessità del tuo lavoro: apri il libro e dimmi se tra i peccatori compare un certo Agapito.</p>
<p><strong>Demone</strong> (apre il libro che ha posato sulla panca): Come no! Ce ne sono 3.500.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Bene, e quanti Agatopodi?</p>
<p><strong>Demone</strong> (sfogliando rapidamente le pagine): adirittura 12.000!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Per distinguere un Agapito dall’altro puoi considerare il tipo di peccato commesso, poniamo che l’uno sia un omicida e l’altro un ladro che ha rubato un agnello, ma nel caso la colpa sia la stessa, per differenziarli, devi disporre di qualche informazione aggiuntiva, ad esempio il nome della località in cui vivono, l’anno di nascita…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sì, è ovvio… Ecco, qui c’è un Agatemero che ha ucciso la moglie a Tessalonica e, due righi sotto, un altro Agatemero uxoricida ma ad Efeso. Ma poi, in fondo alla pagina, vedo un secondo Agatemero efesino che si è liberato della sua dolce metà. L’affare si complica! Però sarebbe più grave scambiare tra di loro due Agatopodi di Rodi; il primo è uno schiavo che ha ucciso il suo padrone, l’altro un giovane che ha sedotto una fanciulla consenziente: c’è una bella differenza di pena! Ha ragione, Dottore, con tanti nomi si rischia davvero di fare confusione. E in questioni molto delicate.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ovvio, la terra è un formicaio umano e tutti pecchiamo, sebbene non nello stesso modo. Immagino che il signore dell’Erebo non tollererebbe errori di persona.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Francamente non avevo idea di tutte queste complicazioni: ora mi avvedo che il libro di cui andavo fiero è l’opera di uno sciocco.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non ti abbattere! Nessuno si improvvisa pensatore. Io stesso ho scritto centinaia di testi di teologia ed ancora non sono del tutto soddisfatto di me. L’importante è capire dov’è l’errore e correggerlo, fin che si è in tempo: “Intellige quod non intelligis ne totum non intelligas”!.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Dottore, la prego, mi risparmi almeno gli indovinelli!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Su via, vedrai che capire il meccanismo è più facile di quanto pensi. Per comodità farò riferimento a me stesso: Agostino Aurelio, figlio di Patrizio, nato a Tagaste il 13 novembre del 354, cerca dunque il mio nome nel tuo libro…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma si figuri, un sant’uomo come lei! Comunque, se proprio insiste, controllo: Abundanzio, Acacio, Agapio, Afrodisio… in effetti c’è un Agostino di Tagaste residente a Ippona ma, le assicuro, per una cosa da niente, una sciocchezza.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono di certo io: aggiungi “Aurelio” e “di Patrizio”, nonché l’anno di nascita, 354, ed avrai identificato in modo inequivocabile un peccatore. Vedi, così è impossibile confondermi con un altro.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Le dispiace se metto anche “vescovo”? Sui pezzi grossi di sotto farà  sicuramente impressione.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Fai pure, non mi vergogno di essere un peccatore. In gioventù ho condotto una vita assai disordinata: amavo amare ed essere amato,  davo infiniti dispiaceri alla mia povera madre Monica e, benché dotto, camminavo nelle tenebre. Ero già un uomo fatto quando la grazia divina mi ha finalmente illuminato, non di meno le mie colpe da sole basterebbero a riempire il tuo libro.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sarà, ma devono essere peccati caduti in prescrizione, perché a suo carico risulta solo una piccola menda,  un’inezia.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (rattristato): Tale sembra ai tuoi occhi, incapaci di conoscere il bene. Ma per me questo è il segno che forse, ahimè, non sono predestinato, come credevo, alla beatitudine eterna.</p>
<p><strong>Demone</strong>:  Ma no! mi creda, non si va all’inferno per così poco, una mancanza che neppure ricorda</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Le colpe più gravi sono proprio quelle che nascondiamo a noi stessi. Forse è un atto malvagio commesso nell’esercizio del mio ministero? Nulla è peggio del pastore che travia con il cattivo esempio le sue pecorelle. Oppure ho mancato di carità nei confronti dei miei avversari?  Senza amore verso Dio e verso il prossimo, dice San Paolo, a nulla servono fede e speranza.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Via, mi creda, sono tutte esagerazioni; non potrei… ma se proprio deve farne un dramma, sono disposto a rivelarle il peccatuccio che tanto la preoccupa, così si mette l’anima in pace: tempo fa, non so dirle esattamente quando, si è dimenticato di recitare l’offizio di compieta.</p>
<p><strong>Agostino:</strong> Beh, per un ecclesiastico non è poco dimenticarsi di pregare Dio, ma mi aspettavo di peggio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ora che si è tolto il pensiero, possiamo tornare a parlare del mio libro? Vorrei che mi spiegasse da capo come funziona tutta la faccenda delle voci e degli indici.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, a questo punto credo che tu già conosca le nozioni principali, ma è sempre bene  fissare i punti più importanti di un argomento prendendo qualche appunto, come fanno gli studenti. Occorrono dunque uno stilo ed un rotolo di papiro.  Adeodato, Adeodato!</p>
<p><strong>Adeodato</strong> (affacciandosi ad una finestra del I piano): Mi chiamavi, babbo?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Babbo?!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Credevi che scherzassi quando ti ho parlato della mia turbolenta gioventù? Adeodato, scendi, ho bisogno di te (Adeodato con tre salti è in strada).</p>
<p><strong>Adeodato: </strong>Dimmi pure in cosa posso servirti, babbo.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Intrattieni per qualche minuto il nostro ospite, ti prego: io devo andare nel mio studio a prendere il necessario per scrivere (esce).</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sarai di certo orgoglioso di tuo padre, è un uomo di grande sapienza.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Certo! E’ il teologo più celebre della Cristianità, un illustre studioso lo ha definito <em>in omnia excellentissimus</em>. E poi è un nemico giurato degli eretici, ma più benevolo del grande Girolamo che, tra l’altro, come pensatore non gli lega neanche i calzari. Pensi che i Donatisti, in più occasioni, hanno attentato alla sua vita.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Io lo trovo una persona davvero squisita, mi ha trattato amabilmente, quasi ignorasse certe mie mancanze… In vita mia ho incontrato molti filosofi e letterati, ma erano tutti superbi, maleducati e  saccenti.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Anche lei è un teologo?</p>
<p><strong>Demone</strong>: No, direi proprio di no, posso anzi affermare che la teologia non mi interessa affatto. Per svolgere il mio lavoro sono sufficienti poche nozioni di base. Le dispute complesse le lascio ai settari che alimentano le bocche dell’inferno.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: In effetti, le eresie che proliferano di questi tempi sono un gran danno per la  Chiesa. Pensi che se ne contano più di settanta! I nemici della verità gridano “Deo laudes” per celare le loro menzogne ed intanto risse, calunnie, odi, assassinii avvelenano l’aria nella casa di Dio… Per fortuna il nostro vescovo Agostino è un uomo senza pecche, un modello per tutti i fedeli. Sul suo conto i nemici di Dio diffondono malevole menzogne, ma mio padre risponde alle accuse con carità fraterna. Pensi che nel refettorio del convento, qui vicino, ha fatto scrivere che quella tavola non deve ospitare chi danneggia il prossimo con la calunnia.</p>
<p><strong>Agostino </strong>(Torna con alcuni rotoli ed un cestino di frutta): Gradite una persica?</p>
<p><strong>Demone</strong>: No, no, ho fretta:  voglio subito fare tesoro dei suoi consigli e copiare come modello la voce che la riguarda…(apre il libro) con le aggiunte che mi ha suggerito. Era qui…Ab, Ag, Ago…strano, non la trovo, eppure sono certo che era qui, a metà di questa pagina. (cerca nervosamente, scorrendo il dito avanti e indietro, il nome nell’elenco) Deve essere qui per forza! (alza lo sguardo stupito, rivolto ad Agostino).</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Qualcosa non va?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non c’è più, il suo nome è sparito. Un fenomeno del genere ha una sola spiegazione, ma io non posso credere che lei abbia ordito un simile inganno ai miei danni. Un integerrimo uomo di chiesa come lei aborre la menzogna, non può essere un bugiardo, non tende tranelli.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tranelli? In che senso ritieni che io ti abbia ingannato? Ti ho forse mentito su qualcosa? Se, per esempio, avessi detto, “vado nello studio e non entro in chiesa per recitare l’offizio di compieta che ho dimenticato di dire qualche giorno fa” sarei un bugiardo, io però mi sono limitato ad affermare che sarei andata nello studio, cosa che ho effettivamente fatto. Quella che tu chiami menzogna è propriamente una semplice omissione: ti ho detto la verità ma non tutta la verità:.. e non ho annunciato che sarei andato in chiesa così come non detto che sarei tornato con un cestino di frutta fresca. Ti sembra una colpa averti offerto una pesca?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Così però non vale, non è giusto: un santo non mente mai, neanche per ingannare un povero diavolo. E un vescovo non racconta frottole ma parabole.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Quanta petulanza, e poi tu stesso hai detto che la mia colpa era una cosa da nulla.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sì, ma un vescovo in lista poteva far colpo sui miei capi. Invece sono stato imbrogliato da un bugiardo tonsurato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ricordati che sono l’autore del “De mendacio”: io venero la verità e reputo sempre illecita la menzogna.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Bugie, solo bugie!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma sei proprio fissato! Ragiona: se la mia omissione fosse una menzogna, quindi un peccato, ora il mio nome sarebbe di nuovo scritto nel tuo libro.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lasci stare i giochetti logici, tanto non li capisco, però so che queste cose tra gentiluomini non accadono. Io passavo per strada, non davo noia a nessuno, e mi sono fermato solo per riposare un attimo. (Cerca di sollevare il suo pesante libro per andare via). Non volevo fare conversazione, io!</p>
<p><strong>Agostino</strong> (a Adeodato): Figlio mio, aiuta il nostro ospite a caricarsi in spalla il suo libro, e mettigli sotto le ascelle questi rotoli di pergamena.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Gabbato! Me lo merito, così imparo a fidarmi dei baciapile. Però non è bello approfittarsi del prossimo, abusare di chi è meno smaliziato. Sempre la solita musica: il dotto si prende gioco dell’ignorante e lo mette alla berlina di fronte ad amici e superiori.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, non occorre sbandierare la faccenda ai quattro angoli della terra. Meglio tacere, credimi: a nessuno dei due giova che si diffonda la storiella del vescovo peccatore e del diavolo ingenuo. E poi, via, tutta questa canea per  un ufficio di compieta mancato!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Dice bene, ma la fatica l’ho fatta io.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Quale fatica? Non hai neppure dovuto tentarmi, si è trattato di una semplice svista, una banale dimenticanza dovuta forse all’età. L’hai detto tu che per queste inezie non si va all’inferno.</p>
<p><strong>Demone</strong> (allontanandosi con il libro in spalla): Non ci si può più fidare di nessuno, come ti distrai ti fregano. Bella giustizia, bell’amore della verità!</p>
<p><strong>Agostino</strong> (al figlio Adeodato): E poi dicono “furbo come un diavolo”!</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>La buca</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Dughet]]></category>
		<category><![CDATA[S. Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

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		<description><![CDATA[Personaggi: Primo giovane Secondo giovane Un bambino Una matrona Un ecclesiastico Un pittore La scena si svolge sulla [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/02/la-buca/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1175" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FJmCNU&amp;via=scrivolo&amp;text=La%20buca&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F02%2Fla-buca%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/02/Dughet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1176" title="Dughet, S. Agostino (part.)" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/02/Dughet.jpg" alt="" width="494" height="306" /></a></p>
<p><strong>Personaggi:</strong></p>
<p>Primo giovane</p>
<p>Secondo giovane</p>
<p>Un bambino</p>
<p>Una matrona</p>
<p>Un ecclesiastico</p>
<p>Un pittore</p>
<p>La scena si svolge sulla spiaggia di una località dell’Africa settentrionale, nei primi secoli dell’Era Cristiana.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Questo mi sembra il posto giusto. Su, mettiamoci al lavoro (afferra a due mani la vanga che ha in spalla)</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Per me siamo troppo vicini a quelle case di pescatori, potremmo dare nell’occhio.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Senti, prima o poi ci dobbiamo procurare il bambino, quindi tanto vale restare in prossimità dell’abitato. Io scavo e tu porti la rena oltre quella duna.</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Mi sembra una fatica inutile, potremmo semplicemente raccogliere la sabbia a lato della buca.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Sei sempre il solito scansafatiche! Eppure lo dovresti sapere, con me le cose si fanno bene o non si fanno. La tua montagnola di sabbia farebbe subito capire che qui c’è una buca.</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Dicevo così, per dire, il capo sei tu.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: La buca non si deve vedere da lontano, altrimenti manca l’effetto sorpresa e magari “lui” si insospettisce e passa da un’altra parte.</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Non potrebbe comunque evitarla, la spiaggia in questo punto è stretta e costeggia la pineta.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Giusto, e “lui” deve per forza passeggiare sulla spiaggia.</p>
<p><span id="more-1175"></span></p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Forse dovremmo tenerci più lontani dalla battigia, la marea potrebbe ingoiarsi il nostro lavoro. E se si alza il vento? I cavalloni ci metterebbero un attimo a far sparire buca e bambino!</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: E magari l’intero paese potrebbe sprofondare come Atlantide. Se hai finito con il catalogo delle disgrazie di Nettuno mettiti a lavorare!</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Credimi, quando siamo in questo Mondo la prudenza non è mai troppa. A proposito, la conchiglia l’hai portata?</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Siamo al mare, vuoi che non trovi da qualche parte una conchiglia!</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: In giro io vedo solo gusci di telline del tutto inadatti allo scopo.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: E cosa vorresti, un nautilo? Comunque se non trovo una conchiglia come si deve vado alla bancarella di <em>souvenirs</em> che sta vicino alle terme…</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: No, le teme no! Lo sai che non possiamo avvicinarci a quel genere di locali.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Porta via la sabbia e non farmi la predica. Ho certi nervi!</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Ti capisco, organizzare un evento del genere non è semplice, ci sono troppe variabili. La madre, ad esempio, è un tipo petulante: metti che a tavola gli fa una ramanzina, lo mette di malumore e “Lui” rinuncia alla solita passeggiata postprandiale&#8230;</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: E così, mentre noi lo aspettiamo tutto il pomeriggio, “lui” se sta chiuso nel suo studio e così abbiamo faticato tanto per nulla.</p>
<p><strong>Secondo giovane:</strong> Anche il tempo peggiora, il cielo si sta rannuvolando…Forse potrebbe addirittura piovere. E “lui” non è certo il tipo che passeggia sotto un acquazzone.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Guarda, laggiù ci sono dei bambini che giocano intorno ad una barca in secca, vai a prenderne uno.</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: E perché io? Magari nei dintorni c’è qualche parente che mi scambia per un maniaco greco e mi riempie di botte.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Senti, non posso fare tutto da solo! Io penso alla conchiglia e tu al bambino. E mi raccomando, che sia ben preparato (si allontana).</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Bambino, ehi, bambino.</p>
<p><strong>Bambino</strong>: Chiama me, signore?</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Sì, vieni qui: vorrei che tu mi aiutassi a fare uno scherzo ad un amico, un tipo che si dà arie da filosofo, dovresti… (bisbiglia lungamente all’orecchio del bambino).</p>
<p>Nel frattempo sopraggiunge una matrona di mezza età. Si ferma e guarda con disapprovazione la buca.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Che tempi! Non si può più passeggiare tranquillamente neppure sulla spiaggia! Se si cade in una buca del genere si rischia l’osso del collo. Vorrei proprio sapere chi sono i teppisti che si divertono a trasformare la battigia in una gruviera: eccone uno!  Bambino, richiudi subito quel trabocchetto micidiale o mi rivolgerò ai tuoi genitori, e poi vedi che busse!</p>
<p><strong>Bambino</strong> (piangendo): Non sono stato io! Io non c’entro. E’ lui che ha scavato la buca (indica il Secondo giovane).</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Ah sì! Lei mi sembra un po’ cresciuto per fare certe marachelle, non è certo di buon esempio al suo bambino. Magari avete pure una palla nascosta da qualche parte. Per caso vi divertite a mettere in difficoltà le anziane matrone?</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Le assicuro che non ho l’abitudine di giocare a pallone sulla spiaggia e la buca non è una trappola per bagnanti: è stata realizzata con un fine del tutto diverso, edificante. E poi questo bambino non è mio figlio.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Davvero? Allora perché gli sussurrava qualcosa all’orecchio con tanta confidenza. Non sarà per caso un greco? Guardi che certe porcherie oggigiorno non si tollerano più neanche a Sparta ed Atene, figuriamoci da queste parti!</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Ma no, lei ha frainteso: non facevo nulla di male, insegnavo al bambino una piccola parte che deve recitare in una burla. Una cosa innocente, tanto per ridere tra amici.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Sarà, ma non ci vedo chiaro.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong> (si presenta con la conchiglia che ha appena acquistato): Tre sesterzi per una conchiglia, che ladri!</p>
<p><strong>Secondo giovane</strong>: Forse era meglio accontentarsi di un secchiello o un cucchiaio.</p>
<p><strong>Primo giovane</strong>: Presto, mettiamoci in posizione! “Lui” si sta avvicinando. Bambino, ecco, prendi la conchiglia e datti da fare.</p>
<p>Il bambino, utilizzando la conchiglia, inizia a versare nella buca acqua prelevata dal mare. Il suo via vai è frenetico.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Ma che gioco sarebbe? Non capisco!</p>
<p>Un Ecclesiastico in veste nera, intento a leggere un libro, si avvicina camminando lentamente. Nel frattempo i due giovani spariscono.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Finalmente una persona dotata di buon senso. Padre reverendissimo mi dica lei se è normale vedere due adulti che si comportano come ragazzini, scavano buche nella sabbia per fare scherzi ai bagnanti e coinvolgono nei loro giochi di dubbio gusto anche una povera creatura innocente.</p>
<p><strong>Ecclesiastico</strong> (sollevando lo sguardo dal libro): Cara signora, non mi sembra che nei dintorni si trovino individui siffatti, io vedo solo questo dolce bambino che gioca con la sua conchiglia. Ma cosa stai facendo esattamente piccolino?</p>
<p><strong>Bambino</strong>: Verso tutta l’acqua del mare nella buca.</p>
<p><strong>Ecclesiastico</strong>: Sciocchino, come può quella piccola buca contenere l’immenso mare?</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Beh, si sa che i bambini a quell’età sono pieni di fantasia, io ho tre nipotini… non si può certo pretendere che ragionino con l testa di un adulto!</p>
<p><strong>Bambino</strong>: Sarò anche un bambino, però se la mia buca non può contenere il mare neanche la tua limitata mente umana può contenere l’infinita grandezza di Dio.</p>
<p><strong>Ecclesiastico</strong> (volgendosi al cielo nel gesto dell’orante): Signore, io ho preteso di comprendere il mistero della divina Trinità e Tu, per mezzo di questo innocente, hai giustamente umiliato la mia superbia intellettuale.</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Piccolo impertinente, chiedi subito scusa al Reverendo. E’ questo che ti hanno suggerito di dire quei due birbanti sconsacrati! (dà uno schiaffo al bambino che si mette a piangere) Prendersi gioco di un ecclesiastico! Vergogna! (rivolta all’ecclesiastico) Davvero, mi creda reverendo, sono costernata. Simili ribalderie non si erano ancora mai viste a Ippona!</p>
<p><strong>Ecclesiastico</strong>: Signora, penso proprio che lei non abbia afferrato il senso recondito delle parole di questo piccolo angelo. (accarezza la testa del bambino)</p>
<p><strong>Bambino</strong>: (piangendo) Non è colpa mia, io non ho fatto niente</p>
<p>Appaiono nuovamente i due giovani, questa volta in veste d’angeli alati.</p>
<p><strong>Secondo angelo</strong>: Altro che senso recondito, la vecchia impicciona ha rovinato tutto.</p>
<p><strong>Primo angelo</strong>: La sua presenza non era prevista. Sulla spiaggia Sant’Agostino doveva incontrare solo il bambino.</p>
<p><strong>Ecclesiastico (Sant’Agostino)</strong>: Su via, messaggeri celesti, non ve la prendete con questa povera donna, non aveva cattive intenzioni. Ho compreso ugualmente la lezione, però c’è una cosa che vorrei dirvi… la storia della buca e del bambino, devo riconoscere, è molto bella e piena di profondi significati, ma non ho intenzione di inserirla nelle mie opere, anche se non sfigurerebbe in un capitolo delle “Confessioni”. I lettori potrebbero pensare che i quindici libri del “De Trinitate” siano frutto delle meditazioni di un presuntuoso sprovveduto e poi… a nessuno piace fare la figura dello stupido.</p>
<p><strong>Secondo angelo</strong>: Stai a vedere che facciamo finta che non sia successo nulla, con tutta la fatica che c’è costato preparare l’incontro! E già, i pezzi grossi come lei, Dottore, non si preoccupano del sudore dei poveri diavoli che si rompono la schiena per mandare avanti la baracca e farla durare nei secoli! Ci tengono al loro prestigio, a quello che pensa di loro la gente.</p>
<p><strong>Ecclesiatico (Sant’Agostino)</strong>: Ma no, che dici! E poi sono sicuro che l’episodio rimarrà nella tradizione, ci sono tutti gli elementi che piacciono al pubblico, l’ambientazione in una località di mare, un bambino, la <em>suspence</em> e il colpo di scena finale: è il tipico aneddoto che i fedeli memorizzano facilmente ed i pittori amano rappresentare.</p>
<p>Entra il pittore Gaspard Dughet con un carrellino pieno di colori, pennelli e tele bianche.</p>
<p><strong>Pittore (Dughet)</strong>: Qualcuno ha bisogno di un pittore? Ma bene, visto che siamo tutti qui e</p>
<p>la luce è giusta, si potrebbe fare una bella posa! (prende una tela e la sistema su un cavalletto)</p>
<p><strong>Matrona</strong>: Può aspettare un attimo, ho i capelli in disordine.</p>
<p><strong>Pittore (Dughet)</strong>: Guardi signora che lei non fa parte del gruppo; anche gli angeli si possono allontanare. In primo piano voglio solo Sant’Agostino con il ragazzo, ma in mano deve tenere un secchiello, è più realistico di quella conchiglia tropicale, roba da turisti.  Sullo sfondo il mare (inizia a dipingere) ed a lato un carrettino che passa… un tocco di pittoresco non guasta mai.  Ecco, fermi così…</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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