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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Scuola

Nonna Befana

“Og-ggi è-è-è una g-giornatac-ccia… Se m-mi sv-vegl-glio ch-ch-che g-già ba-bal-bet-t-to…”

Era ormai scientificamente provato, se la mattina il commissario Ludovico Carotondi si svegliava e cominciava subito a sbattere sulle sillabe, sarebbe stata sicuramente una giornata di merda. Sua moglie lo sapeva e cercava di rabbonirlo con la colazione più deliziosa che poteva, ma ogni volta il commissario usciva di casa incazzato nero.

Arrivò in ufficio alle 9.20 in ritardo per l’appuntamento con il questore, ma d’altra parte il traffico nei giorni di festa era del tutto inatteso. Ogni mattina si scopriva a rallegrarsi per l’assenza dei genitori che quotidianamente accompagnano i figli a scuola. E invece quella mattina il traffico c’era eccome, senza che le scuole fossero ancora riaperte. Era proprio una giornata di merda.

Il questore lo strigliò bene bene, che non si permettesse mai più di farlo aspettare, aveva cose ben importanti da fare che non aspettare un commissario. A nulla valsero i balbettii sul traffico e le scuse, d’altronde poi lo sapevano entrambi di ricambiarsi scarso apprezzamento.

Dopo la riunione, ebbe finalmente il tempo di leggere i giornali. Nella cronaca locale nessuna notizia di rilievo, non c’era stato neanche un furto in quei giorni, come se anche i ladri fossero in vacanza…

~

Suonò il telefono e l’agente gli comunicò che una signora voleva parlargli della scomparsa della figlia, al ché il commissario bestemmio e la fece entrare.

La donna, sulla quarantina, bionda, alta, energica, molto bella, si mise subito a sedere, senza attendere che il commissario le indicasse la sedia e questo lo irritò tremendamente, amava dare sfoggio del suo ruolo. La donna cominciò subito a parlare e a descrivere la notte in cui la figlia Sara era scomparsa. Il commissario venne travolto da quel fiume di parole senza quasi rendersene conto e invero non aveva dato il permesso alla donna di parlare… Cercò di concentrarsi per recuperare le parole perse senza mostrare tutto il suo nervosismo. Quando la madre ebbe finito il suo racconto, Carotondi cercò di riepilogare tutta la storia sia per riuscire a memorizzarla e intuire qualche dettaglio importante, sia per cercare nel volto della donna conferma a ciò che aveva capito.

Sara era andata in camera, come ogni sera, dopo aver cenato con la madre.
I genitori erano separati da diversi anni, quindi era da escludersi una crisi post divorzio.
La camera della figlia era perfettamente in ordine, solo la finestra era aperta, ma la madre escludeva qualsiasi tentativo di fuga, dato che Sara non aveva mai manifestato alcun malessere né pensiero di evasione.
Rimaneva perciò solo l’idea del rapimento. Anche se la donna non era certo benestante. E in caso di rapimento avrebbero dovuto esserci elementi evidenti di lotta tra la piccola vittima e il rapitore… Ah, quanti anni aveva Sara non lo ricordava…magari la donna non gliel’aveva detto…

– Qu-qu-quanti anni h-ha S-Sara?

– Ah, non gliel’avevo detto?

“Ah, b-bene, n-non s-si r-ricord-da…”

– 10 anni, compiuti il 5 dicembre… Ah, ecco la foto!

Il commissario le fece i complimenti per la bella bambina, bionda come la madre, molto magra, il volto coperto di lentiggini… Poi accompagnandola alla porta, le assicurò che, anche se per legge avrebbero dovuto attendere altre 24 ore per la denuncia di scomparsa, avrebbe comunque cominciato ad indagare..

“I-i-in fondo n-non ho mo-mo-molto da fa-fare…”

La donna lo ringraziò con una energica stretta di mano che lo lasciò quasi senza fiato per il dolore e se ne andò.

~

– Ecco i risultati della ricerca che mi aveva chiesto, signor Commissario.

– D-dim-mmi…

– La famiglia non è benestante ed è una cosa risaputa, i coniugi hanno divorziati proprio a causa di un problema di soldi. In effetti il marito ha sperperato tutto il loro patrimonio al gioco. Quell’uomo è totalmente sfortunato: pensi che l’anno scorso ha acquistato 50 biglietti della lotteria di capodanno e non ha vinto nulla!

– O-o f-forse h-ha na-nascosto i so-soldi…

– Beh, questo non si sa, comunque i due erano già divorziati, consensualmente. E il marito sosteneva che era lei a portargli sfiga!

– V-vai av-av-avanti!!

– Non trovando nulla di interessante sui genitori, ho provato ad andare ancora più indietro e ho scoperto che anche la trisavola di Sara era stata rapita, e anche in quel caso non c’erano elementi di lotta sul luogo. Era semplicemente scomparsa lasciando una finestra spalancata.

“U-una fi-finestra spa-palancata? C-come Sa-sara…”

– A-anc-che sta-tavol-lta c-c’è un-na fi-finestra spa-palancata!

– Che coincidenza strana…

– E-e que-quella ba-bambina scompa-pa pa-parsa… S-se n-n’è sa-saputo-to nu-nul-l-la?

– Non molto, solo che qualche giorno dopo, la denuncia venne ritirata, visto che la bambina era tornata da sola. Si disse che era scappata e non avendo nulla da mangiare era tornata a casa.

– V-va b-b-bene… pu-pu-puoi anda-da-dare Fab-bris! Fa-fa…fai ci-circola-lare qu-ques-s-sta fo-foto…

– Va bene, signor commissario…

La coincidenza di un’altra sparizione in famiglia era davvero strana, chissà cosa c’era dietro… E con questi pensieri, tornò a casa. La moglie gli aveva fatto trovare la tavola imbandita e 2 coperti in più… Si era dimenticato che quella sera c’erano ospiti i suoceri… proprio una giornata di merda.

~

Il giorno dopo trascorse senza che venissero rilevati indizi interessanti e ormai la scomparsa della bambina diventava un caso ufficiale e avrebbe dovuto fare rapporto al questore.

La mattina successiva, appena arrivato in ufficio si mise a leggere, come al solito, la cronaca locale, sfogliava gli articoli alla ricerca di qualche titolo che riguardasse Sara; ma subito l’agente di turno bussò alla porta per far entrare la signora De Lucis, la madre di Sara. Come due giorni prima, la signora si sedette immediatamente, senza attendere il commissario, e come la volta precedente, cominciò subito a parlare.

– Crede a Babbo Natale, signor commissario?

– N-no, ce-certo c-che no!

“M-ma c-che do-domande-de f-fa?”

– Neanche io…fino a ieri sera…

– C-che vuol-l di-dire? S-si-si spiegh-gh-ghi!

– Le racconterò una storia di tanti anni fa.

«Quando ero piccola, mia mamma mi raccontava sempre che dovevo fare la brava perché mia nonna, la Befana, se non fossi stata brava mi avrebbe portato il carbone… io allora urlavo che ero brava e che volevo che mi portasse i dolci… Quando compii 10 anni, mia madre disse che era venuto il momento di raccontarmi la storia di sua madre. E così mi disse che la nonna era scomparsa di casa quando aveva 10 anni, proprio come me, all’epoca. Era scomparsa senza lasciare tracce il 4 gennaio per poi ricomparire il 7 gennaio. Da allora, la nonna “scompariva” ogni anno negli stessi giorni, perché doveva prepararsi per portare i doni ai bambini… era la Befana, come lo era stata, prima di lei, la trisnonna, e così indietro per generazioni. Quella prima notte che era scomparsa, era stata invitata dalla Befana, sua trisnonna, a vedere “il lavoro”, una sorta di apprendistato per quella che sarebbe diventata, una volta morta la trisavola, la sua occupazione.»

– Non mi crede, vero?

– No no, co-contin-nui…

Ma non riusciva a nascondere il suo divertimento…

– Va bene, continuo, anche se è chiaro che non mi crede… Crescendo, ho pensato che quella fosse soltanto una storia, ho pensato come lei che Babbo Natale e la Befana sono soltanto un’invenzione, una bella favola da raccontare ai bambini e che mia madre aveva soltanto inventato qualche particolare in più. E l’ho pensato fino a questa notte… Si chiederà che cosa è successo questa notte… Mia figlia è venuta a trovarmi, sulla scopa, insieme alla Befana!

– Va-va b-bene, signo-ora… vu-vuole riti-tira-rare la-la denun-n-ncia?

“E do-dopo che ra-racconto a-al que questore?”

– Già fatto, grazie… ero venuta solo per raccontarle questa storia, ma tanto vedo che non vuole credermi. La saluto, signor commissario, può tranquillamente pensare che io sia pazza…

E se ne andò, questa volta senza strapazzargli la mano.

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Juan

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Una giornata come tante

Un racconto di Fabrizio Carollo

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I passi sono lenti ed incerti.

I jeans strappati e sporchi come pure la maglietta bianca dell’Hard Rock Cafè di Parigi. Un souvenir della gita dell’anno scorso.

Sara ha sempre desiderato averne una, così come ha sempre desiderato poter visitare la capitale francese ed ammirarla dall’alto del suo simbolo più famoso. Una gita andata a buon fine per un clamoroso colpo di fortuna. Un solo voto in più a favore della Francia. Sarebbe bastato molto poco per ripiegare sulla seconda e di certo non meno affascinante destinazione; la caliente Barcellona. Di solito le gite sono sempre le stesse e se non capita una destinazione il primo anno, probabilmente sarà per il secondo o il terzo o comunque prima del diploma. Ma Sara è stata da sempre una adolescente piena di romanticismo e Parigi doveva essere per forza la prima meta, altrimenti avrebbe perso di fascino, almeno secondo la sua opinione. Ed è stato un sogno che si è avverato e che ha alimentato la sua dolcezza. Così come l’ha resa felice quella maglietta, portata in classe con orgoglio ed anche con un pizzico di vanto. Sua madre deve lottare per metterla fra la biancheria da lavare! Fosse stato per lei l’avrebbe indossata anche come un pigiama!! E certamente non si può accusarla di averla maltrattata, anzi… guai se vi fosse stata anche una sola macchiolina.

Ora quella maglietta è irriconoscibile; è completamente fradicia e pare che tutta la polvere della città si sia depositata su essa. Ed anche su di lei.

Passi incerti fatti sul marciapiede del ponte che si domina la linea ferroviaria Bologna–Porretta, nei pressi della stazione di un paese di provincia. Non un paese piccolo certo, dotato dei più svariati servizi e dove si respira già una sorta di aria cittadina, ma pur sempre un paese. Il traffico è ben sostenuto a quest’ora della mattina ma nessuno, nel pieno della sua premura, diretto verso la propria destinazione, presta alcuna attenzione alla teen-ager, se non qualche occhiata distratta. Per molto tempo la ragazzina continua in linea retta verso la sua inesistente meta, oscillando come fosse vittima di una sbornia colossale. Le mani graffiate ed avide di lividi. Le lacrime che ancora solcano le guance rosse e sudate. Il vento freddo invernale che fischia fra i capelli spettinati ed il pallido sole la cui luce tenue ha tuttavia l’effetto di infastidire gli occhi già molto irritati. Le persone che la incrociano si scansano e la fissano con disgusto come fosse una irrecuperabile sbandata o peggio. C’è addirittura chi, vedendola da lontano, preferisce attraversare la strada per non doversi avvicinare troppo. Come un morto vivente, Sara arriva alla fermata della linea 94, che lei prende sempre per tornare a casa. Anche la signora Molelli, pensionata, è in attesa. Vedendo quella figura così indifesa ed inquietante al tempo stesso che le passa davanti senza degnarla di uno sguardo e che vuole continuare il suo percorso, spinta da una misera energia, l’anziana vince l’istintiva ritrosia e si avvicina. È una ragazzina e potrebbe esserle accaduto qualcosa di grave. I suoi vestiti e la sua pelle emanano un forte odore… di carburante.

“Piccola! Piccola,che è successo?? Come hai fatto a ridurti così? hai avuto un incidente? Ehi! Capisci quello che sto dicendo? Hai bisogno di aiuto! Fermati e lascia che chiami qualcuno!”

Afferrata dalla mano della donna, Sara si ferma come un giocattolo che ha esaurito la batteria e volge lentamente il capo verso di lei. Poi lo sfogo che arriva come un fulmine a ciel sereno e l’urlo a squarciagola che precede di un attimo l’abbraccio all’anziana, nel disperato bisogno di protezione!

~

“Cacchio! Siamo solo alla seconda ora! Ho un sonno tremendo! In questi casi è da panico stare al primo banco! Dovrei avere quegli occhiali con gli occhi dipinti!”

“Così impari a stare al telefono fino a mezzanotte con quella pettegola di Laura! Chissà poi che mucchio di stronzate che vi direte! Oltretutto, inutilmente, dal momento che vi vedete anche in classe! Avete delle notizie che non possono aspettare l’alba, vero?”

“Sei curioso, eh?”

“Per niente. Solo preferirei che sprecassi la tua voce per fare quella telefonata al locale! Rischiamo che la saletta sia occupata per sabato!”

“Rilassati, Dario! È il sabato della prossima settimana! È giovedì! Mancano ancora nove giorni! Che palle! Stasera telefono, va bene?”

“Sarà meglio! Dio, ecco che arriva quella stronza di Sara con la sua maglietta da parata! La brucerei!”

“Lei o la maglia?”

“Non saprei da chi iniziare. Spero che quell’arpia non sappia nulla della festa!”

“Tranquillo, non lo sa. Ho detto alle ragazze di tenere la bocca chiusa”

“E sono certo che ti hanno obbedito. Chi non segue alla lettera le istruzioni di Alessandra?”

DRIIIINNN!!!!

“Fine della pacchia! Adesso arriva quello stronzo di Flamigni! Speriamo non gli giri di interrogare!”

“Dipende dal fatto che sua moglie gliel’abbia data o no ieri sera!”

“Allora non c’è speranza!”

“Vatti a sedere, scemo!”

Non appena il temibile prof. appare sulla soglia, tutta la seconda A si fionda ai propri posti. Fortunatamente, la signora Flamigni doveva essere ben disposta ieri sera; oggi, il professore barbuto di mezza età è piacevolmente tranquillo. Di certo le sue spiegazioni hanno un pesante effetto anestetico ma sono sempre meglio delle interrogazioni a sorpresa, così durante il suo monologo, i ragazzi possono dedicarsi senza troppa paura ai loro importantissimi affari privati. Dal canto suo, Dario può rivedere gli invitati alla festa che sta organizzando da tempo. La festa di compleanno di Deborah (con l’acca, ovviamente!),che lui non ha mai conosciuto più di tanto. Il fatto importante è che è la migliore amica di Deborah è Tiziana… e Tiziana è l’angelo della terza fila. Il suo primo amore mai confessato. Un viso in cui lui si è perso volentieri più di una volta ed una voce così dolce e, perché no,sensuale da far girare la testa. Un rapporto sfuggevole, fatto di merende offerte al bar della scuola o di compiti di mate passati sottobanco. Mai il coraggio di telefonarle o di mandarle il fatidico bigliettino strappato dal quadernone, dove è scritto, a caratteri cubitali e, possibilmente in rosso:

“Mi piaci tanto e vorrei essere qualcosa di più di un amico per te!!!!”

I quattro punti esclamativi sono importantissimi per una dichiarazione d’amore a dovere! Da ricordare assolutamente.

Un amore di nicchia,ma il party può essere la svolta per uscire allo scoperto e cambiare tutto al meglio. Una festa che può essere la porta d’ingresso alla realizzazione del suo sogno. E Dario è fiducioso per questo: prima della fine dell’anno sarà insieme a Tiziana ed il loro amore sarà eterno, logicamente.

Ma c’è anche chi ha problemi più immediati, come nel caso di Elena, che deve rimediare il quattro in storia affibbiatole la settimana scorsa, tenuto ancora ben nascosto ai suoi. Si deve fare interrogare alla terza ora e deve prendere almeno un sette, per smussare gli angoli al ricevimento dei professori per la chiusura del primo quadrimestre. Certo, Flamigni non sarebbe molto contento che la storia batta le leggi della fisica che lui spiega con vivo entusiasmo, ma, si sa, la vita è una questione di priorità.

In fondo, vicino agli attaccapanni, c’è Federico che segue scrupolosamente la lezione prendendo più appunti di quanto serva e stando bene attento alla punteggiatura, da bravo secchione, come vuole la sua fama. Dopotutto, non è cosa da poco avere la responsabilità di passare i risultati dei compiti in classe di quasi tutte le materie a più di metà classe, attraverso un collaudato sistema di passaggio bigliettini. Già una borsa di studio a disposizione per meriti scolastici e le idee ben chiare sulla strada da percorrere per creare il proprio futuro. Un ragazzo con la testa sulle spalle davvero, denigrato da molti per le sue qualità ma sfruttato da tutti proprio per le sue qualità. Con una punta di snobismo, se vogliamo, ma consona alla reputazione che porta sulle sue spalle, volente o nolente.

Chi si fa meno problemi o per meglio dire non se ne fa affatto è nell’ultimo banco vicino all’ultima finestra; una posizione strategica ricercata con molta cura, al riparo dai professori che guardano negli occhi le persone prima di decidere chi interrogare, anche se nascondersi non funziona poi sempre. Ma considerato il fatto che Flamigni ha due veri e propri fondi di bottiglia che vengono chiamati eufemisticamente “occhiali”, Eugenio, detto “Gegio”, non ha alcun problema a riposare gli occhi con la testa poggiata sul libro. Un sognatore nel vero senso della parola, in quello più stretto. Il classico ragazzo che aspetta la campanella dell’ultima ora e che se ne va a scuola perché bisogna andarci e perché è un modo come un altro per passare il tempo. Ragazzi come tanti, che dimenticheranno i loro problemi esistenziali e seguiranno il giusto entusiasmo della loro età ad una festa ormai vicina. Una scuola come tante altre, in un paese che odora già di città, di nome Casalecchio di Reno. Un giorno come tanti, con le decorazioni che appaiono lungo le strade e che preannunciano il clima festivo alle porte. Un giorno come tanti finché Gegio non sente quel rumore fastidioso che disturba il suo riposo. Un rumore via via più intenso e di sicuro non comune. Il fastidioso rumore dei vetri delle finestre che vibrano ed un’ombra che diventa più grande ogni secondo.

E non è più una giornata come tante per la classe seconda A. Purtroppo, sarà ricordata per molto tempo.

ISTITUTO TECNICO SALVEMINI

6 DICEMBRE 1990

 


Dedico questo racconto alla memoria di tutte le vittime ed i familiari rimasti coinvolti nella tragedia dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (BO). La mattina del 6 Dicembre un aviogetto di addestramento si schiantò contro la scuola Salvemini, uccidendo dodici studenti delle 2° e ferendo gravemente altre 5 persone, incluso l’insegnante. Il carburante fuoriuscito dal velivolo prese fuoco ed un tremendo incendio divampò nell’edificio, portando al ferimento di altre 72 persone presenti nella scuola.
Il 26 Gennaio 1998, nonostante i ripetuti ricorsi presentati dai familiari delle vittime, la Corte di Cassazione di Roma assolse tutti gli imputati militari coinvolti nell’incidente, sostenendo che “il fatto non costituiva reato”.
I nomi presenti nel racconto sono fittizi, ma è autentico il rispetto e la sincera commozione per quelle vite spezzate in modo così assurdo. A tutt’oggi, la mia partecipazione all’immenso dolore è sempre viva.

Fabrizio Carollo.

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contributi

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot