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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Rumore

Sailing to Byzantium – 11


Undicesima e ultima Parte.

Qui la Decima Parte.

Il vecchio notaio volle celebrare la “vittoria” di Marcantonio con un pranzo a villa Traini. Coriolano portò con sé anche Marisa.

“Perché parlate di “vittoria” – osservò Clotilde – non si trattava di una causa tra due contendenti, Marcantonio era la vittima, l’altro  il suo feritore!”

“Però se Guido fosse stato assolto Marcantonio non avrebbe avuto giustizia” replicò Carlo

“In effetti la cara Clotilde ha ragione! Diciamo allora che oggi si festeggia la vittoria della giustizia” commentò ironico don Casimiro.

“E del nostro Nicola” aggiunse donna Rosaria.

Nicola mangiava in silenzio, con aria al solito corrucciata, e fece finta di non sentire il complimento  della madre. Coriolano notò che, invecchiando, somigliava sempre di più al padre, però non aveva lo spirito sarcastico e vivace del vecchio Traini; non diceva mai battute e, del resto, anche da ragazzo era un tipo chiuso.

Si era sposato giovane ma, dopo qualche anno, la moglie era morta, travolta da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce con il figlioletto in carrozzina. La disgrazia di certo aveva reso ancora più cupo Nicola e Marcantonio, quasi senza volere, si chiese se l’investitore fosse ancora tra i viventi. Miro, il figlio di Nicola, miracolosamente sopravvissuto all’incidente, sedeva a tavola accanto al nonno: era un adolescente dall’aria seria e non partecipava alla conversazione dei commensali.

“Beh, oltre al felice esito del processo, oggi vorrei festeggiare il ritorno tra noi di Marisa” disse Marcantonio, alzandosi in piedi con il calice in mano per proporre un brindisi.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 10


Decima Parte.

Qui la Nona Parte.

Carlo giunse al capezzale di Marcantonio mezz’ora dopo il ricovero in clinica e, la sera stessa, si ripresentò in ospedale accompagnato da Marisa: esagerando un po’ riguardo alle reali condizioni di salute del ferito, era riuscito a trascinare la matura Giulietta al capezzale del suo antico Romeo.

Marisa non aveva mai smesso di pensare a Marcantonio con affetto e, proprio per questo, da anni evitava di incontrarlo: non poteva sopportare l’idea che il suo primo amore diciottenne si fosse trasformato in un maturo signore che forse non avrebbe neppure riconosciuto. Per questo, anche dopo la morte di Marcella, quando entrambi erano tornati di nuovo liberi, si era tenuta alla larga: i cambiamenti prodotti dal trascorrere degli anni la spaventavano ma, soprattutto, temeva di scoprire che pure i sentimenti potevano invecchiare.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 9


Nona Parte.

Qui l’Ottava Parte.

Dopo qualche giorno iniziò a lamentarsi con i vicini per la scomparsa del portachiavi di sua moglie, un grosso anello d’argento con un pendente a forma di mezza luna. Era un caro ricordo della sua Marcella che usava solo per andare in cantina ma, sottolineava, nel mazzo c’erano anche le chiavi dell’appartamento… di certo lo aveva perso per le scale, ma chi sa in quale angolo era finito…

Poi, contrariamente alle sue abitudini, cominciò a frequentare i crocchi di condomini che si formavano casualmente sui pianerottoli: discuteva con i vicini del più e del meno, ma quando l’argomento cadeva sulle banche o sui furti in casa teneva dei piccoli comizi, sostenendo che il conto corrente rendeva ormai meno di zero e bisognava tornare al vecchio metodo del mattone. Molti abitanti del palazzo, soprattutto i più anziani, condividevano la sua opinione e tutti erano convinto di avere trovato il nascondiglio ideale per tenere al sicuro il gruzzolo casalingo. Alcuni utilizzavano il cassone della serranda, altri preferivano il retro di pesanti mobili, qualcuno calava con corde piccoli sacchetti in tubature o angoli inaccessibili del terrazzino, i meno fantasiosi si limitavano ad infilare grosse banconote nel retro dei quadri, dentro i libri o nel contenitore dei panni sporchi . L’inquilina del terzo piano conservava il suo tesoretto nel bidone del detersivo in polvere. “Hanno idee da far invidia ai più agguerriti trafficanti di coca sudamericani – pensava fra sé Marcantonio – manca solo che si ingoino i risparmi dentro gli ovuli!”. Una signora particolarmente timorosa dei topi d’appartamento aveva adottato un metodo estremo: portava tutti i suoi averi nella borsetta, contanti e gioielli, così era certa di salvarli dai ladri ma si esponeva di continuo al rischio di essere scippata. Coriolano, a sua volta, affermava che il sistema migliore consisteva, paradossalmente, nell’evitare di nascondere il denaro: un delinquente esperto andava istintivamente in cerca di nascondigli e non prestava attenzione, ad esempio, ad un barattolo aperto in bella vista sul ripiano della cucina. Così, nel condominio, tutti sapevano che il Professore aveva perso le chiavi di casa e conservava i suoi risparmi nei barattoli di cucina.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 8


Ottava Parte.

Qui la Settima Parte.

La partenza della comitiva australiana, dopo due settimane di folle convivenza, rattristò Marcantonio. Guido, invece, tornò a rifiorire: si sentiva di nuovo il più forte, poteva dormire la mattina e rumoreggiare il resto del giorno e della notte, proprio come un tempo.

Coriolano però, dopo essersi divertito come il gatto col topo, non aveva affatto abbandonato l’idea di porre fine alle prevaricazioni del suo vicino e stava già elaborando un nuovo progetto. E, questa volta, non si trattava di un gioco: se tutto filava liscio, contava di eliminare Guido definitivamente facendo leva sulla sua stupidità. Al piano finale aveva dato anche un nome, “Tatami”, intendendo che al tappeto, una volta tanto, sarebbe finito il prepotente e non il più debole.

Intanto Coriolano era diventato quasi di famiglia in casa Traini. Don Casimiro, quando Carlo era costretto ad accompagnare Clotilde a qualche evento mondano ed i nipoti uscivano con gli amici, lo invitava a cena, con la scusa che a tavola, solo con la moglie, si annoiava. In realtà aveva intuito che Marcantonio stava architettando qualcosa e bruciava dalla curiosità di scoprire quale idea gli frullasse per la testa.

Donna Rosaria, subito dopo il dessert, con la scusa di lasciare gli uomini liberi di parlare dei loro argomenti preferiti, in primis le femmine, si ritirava in camera, giusto in tempo per vedere la nuova puntata della sua telenovela preferita, e così Coriolano rimaneva in balia del vecchio Inquisitore. Mentre giocavano a scacchi o passeggiavano nel parco della villa, illuminato da una luna quasi estiva, Don Casimiro tentava con ogni mezzo di estorcere al suo ospite qualche informazione sul piano segreto, ma Marcantonio eludeva abilmente tutte le domande sull’argomento “Guido”, anche le più astute ed indirette. Ovviamente non taceva per mancanza di fiducia: voleva risolvere da solo il problema ed il suo Mentore, una volta al corrente della faccenda, non gli avrebbe di certo lesinato buoni consigli, pretendendo magari di dirigere lui stesso le operazioni; inoltre l’azione, per avere successo, doveva sembrare del tutto casuale, benché fosse, al contrario programmato nei minimi particolari, e per evitare di dire o fare involontariamente qualcosa che potesse svelare l’esistenza di un progetto, Coriolano si era imposto di pensare al “Tatami” solo di notte, quando era chiuso nel suo studio.

Non era facile invertire gli addendi senza modificare la somma: occorreva prevedere le reazioni del nemico, entrare nella sua psicologia per indurlo a compiere una serie di azioni predeterminate come fossero improvvise e  volontarie. Così il giocatore di scacchi inesperto, pensando di escogitare mosse astute, in realtà segue le briciole di pane seminate con astuzia dall’avversario e finisce per darsi il “Matto” da solo.

Il piano “Tatami” prevedeva tre fasi: preparazione del terreno, posizionamento di una rete abilmente mascherata, infine richiamo della preda nella trappola utilizzando uno “zimbello”.

Per prima cosa, subito dopo la partenza di Ada, Coriolano cambiò atteggiamento nei confronti di Guido e smise di protestare per il suo comportamento incivile. Aveva trovato un modus vivendi per non farsi stressare dal rumore: la sera usciva quasi sempre con Carlo o si recava a cena dai vecchi Traini e rientrava a notte fonda, quando la confusione era già cessata Nel pomeriggio andava a scuola: si era offerto di impartire ripetizioni gratuite agli studenti di tutte le classi del liceo che avevano accumulato “debiti”, un’iniziativa molto gradita dai genitori e apprezzata anche dal preside. Nonostante le lezioni fossero ormai terminate, Coriolano ottenne l’uso di un’aula dalle due alle otto di sera, così evitava anche il fracasso pomeridiano.

Segue…

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 7


Settima Parte.

Qui la Sesta Parte.

Tre settimane dopo la telefonata la comitiva australiana sbarcò, stracarica di bagagli e strumenti, all’aeroporto della capitale: in tutto i viaggiatori erano sette perché Ada, all’ultimo momento, aveva deciso di portare anche il compagno in carica, un idraulico dai modi sbrigativi. Coriolano li attendeva al parcheggio del terminal con un pulmino a noleggio e subito simpatizzò con il quasi genero: alle nipotine voleva già bene e il suo affetto aumentò ulteriormente quando si rese conto che erano tranquille e ben educate, del tutto diverse da Ada bambina.

Nei giorni precedenti Clotilde Verdelli e la signorina Coriolano si erano scambiate una fitta corrispondenza via e-mail per organizzare, nei dettagli, la tournée del “Desert Sound Quartet”.

In quindici giorni l’ensemble si sarebbe esibito in dieci concerti pomeridiani, nel capoluogo e in alcuni comuni della provincia, ricevendo non un compenso ma un semplice rimborso spese: dopo tutto si trattava di manifestazioni di beneficenza e il soggiorno degli Australiani era interamente finanziato da Marcantonio. Clotilde aveva inserito nel programma anche una performance extra a villa Traini, riservata ai suoi ospiti: era un favore in più che Ada le doveva, considerato che, da oltre un mese, il suocero ed il marito si prendevano cura del padre, affetto da un’imprecisata malattia nervosa.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 6


Sesta Parte.

Qui la Quinta Parte.

La sera i Traini con il loro ospite si riunirono nella sala da pranzo della villa, a pian terreno. Le tende erano ancora aperte e, attraverso le grandi vetrate, si vedevano, di tanto in tanto, baluginare nel buio luci di navi in transito e qualche timida stella.

“Il diavolo mi mise in casa, quella sciagurata di tua moglie! – dichiarò, appena seduta a tavola, donna Rosaria, rivolta a Carlo. Ovviamente alludeva alla povera Katia – Altro che badante! sono io che devo badare a quello che succede e fare il cane da guardia, alla mia età! La mia povera madre, lei sì che sapeva dare buoni consigli… quando andai sposa, mi disse: ‘Rosà, pigliati solo serve ammogliate e brutte, vedrai…lavorano di più e non danno pensieri”. E aveva ragione, santa donna, ma la signora Clotilde sbuffa, si vergogna di Maruzza, Caterina e Nennella, dice che sono tre vecchie balene… il personale, secondo lei, deve essere “fine”. Ma che differenza fa se la servitù è grassa o magra?”

“Non fine, mamma, “fain”, è inglese. Clo vorrebbe che il personale fosse bello, di piacevole aspetto” precisò Carlo, con tono leggermente spazientito.

“Il personale di Katia per essere bello è bello, questo non si può negare! e pure fine…” disse don Casimiro strizzando l’occhio a Marcantonio  “ma per me, ormai, è come guardare un quadro.”

“Di personale di servizio, parlavo. Scostumato! E poi non fare tanto lo spiritoso, altro che quadrati, circoli e triangoli, a voi uomini, finché respirate, non si devono mai allentare le redini, mai!” replicò indispettita donna Rosaria.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 5


Quinta Parte.

Qui la Quarta Parte.

“Atropo può ben aspettare qualche giorno – mormorò Coriolano entrando in cucina: la ramanzina di don Casimiro lo aveva scosso ma, stranamente, anche rincuorato. Si preparò una doppia camomilla, per allentare la tensione, e si sdraiò sul divano del soggiorno. Con le cuffia imbottita dello stereo sparata al massimo ascoltò l’intera ‘Patetica’ di Tchaikovsky. Era il sottofondo musicale che aveva scelto per  il suo ‘ultimo atto’ perché, nel finale, il grande artista russo era riuscito ad esprimere come nessun altro compositore la tragedia dell’inevitabile resa dell’uomo di fronte alle trionfanti armate del male. “Chi sa se davvero si è suicidato… – si chiese Coriolano – e poi per una faccenda d’onore tanto banale, come riferiscono certi biografi. Avesse avuto un vicino come il mio! allora sì che si sarebbe ammazzato per una buona ragione, a meno di non essere, come Beethovhen, sordo peggio di una campana”.

Ascoltò ancora un po’ di musica classica rilassante, del genere  Pachelbel e Hendel, poi  verso le tre di mattina, quando ormai nel palazzo regnava il silenzio, andò nello studio e si mise alla scrivania. Prese dal blocco degli appunti un foglio bianco, aprì il cappuccio della sua fedele stilografica e si mise a fissare le righe della pagina: nonostante la frase del vecchio Traini “occhio per occhio, dente per dente, male per male” gli rimbombasse nella testa come un maglio, nessuna idea omicida si formava tra le sinapsi del suo cervello, abituate ai pacifici ragionamenti di un maturo professore di matematica. La sua mente  sembrava del tutto vuota.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 4


Quarta Parte.

Qui la Terza Parte.

Coriolano uscì dallo Studio Traini quasi allegro. Si sentiva stranamente sollevato:

“E’ ovvio che sia così – pensò con amara ironia – il più è fatto, ora non resta che recidere lo stame, come avrebbe detto la professoressa Pollini, la mia vecchia insegnante di greco”. Si avviò quindi verso casa con l’animo fermo di un Ciro Menotti o un Cesare Battisti.

Era da poco rientrato nel suo appartamento quando, nonostante il baccano proveniente dal piano superiore, sentì squillare il telefono. Rispose di malavoglia: solo un rompiscatole poteva essere così maleducato da telefonare, all’ora di cena, in una casa di gente perbene.

“Sei tu, Marcantonio?” Coriolano riconobbe subito la voce di Carlo Traini. Sembrava agitato.

“Sì, certo. C’è qualche problema con il testamento?”

“No, no, stai tranquillo, ma mio padre ti vuole vedere. E subito, qui, a casa nostra. Ti ricordi dove abitiamo, vero?”

“Certo – rispose Coriolano, stupito dall’invito. Come poteva non ricordare la magnifica villa dei Traini e l’immenso giardino in cui aveva trascorso tanti pomeriggi studiando, ma anche giocando a tennis, con l’amico Carlo ed il fratello maggiore, Nicola – se è cosa veramente urgente arrivo in mezz’ora”.

Quando giunse alla villa il cancello era aperto e Carlo lo attendeva davanti al portone. Insieme entrarono nella grande biblioteca che, da sempre, era lo studio privato di don Casimiro.

Il vecchio notaio sedeva, al solito, nella sua maestosa poltrona di marocchino davanti alla scrivania di mogano che aveva ereditato dal bisnonno, ministro di “Franceschiello”, l’ultimo re di Napoli. La mano sulla fronte, fissava senza espressione una scacchiera posata sul piano di cuoio verde, evidentemente stava giocando una partita con il figlio, e non degnò di uno sguardo il suo ospite. Carlo, con un cenno, fece accomodare l’amico su un divanetto: in simili situazioni, in casa Traini, si doveva aspettare in reverente silenzio. Dopo qualche secondo, don Casimiro sollevò un alfiere e lo piantò sulla tavola da gioco con un colpo secco, esclamando “Scacco matto”.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 3


Terza Parte.

Qui la Seconda Parte.

Casimiro Traini discendeva da una nobile stirpe di magistrati calabresi: notai, avvocati giudici che avevano servito fedelmente i Borboni e poi, loro malgrado, i “Piemontesi” e la Repubblica.

Ormai era un anziano signore leggermente claudicante ma, anche appoggiato al suo inseparabile bastone, conservava l’aspetto imponente ed autorevole di un tempo. Indossava sempre eleganti doppiopetto di sartoria e portava i candidi capelli, insolitamente lunghi, sciolti sulle spalle: già al primo sguardo la sua figura enigmatica incuteva una strana soggezione, nel secolo di Mesmer si sarebbe detto un uomo dotato di “magnetismo”.

In campo professionale godeva ancora di molta considerazione, i colleghi però lo consultavano solo quando si trovavano di fronte a veri e propri rebus ereditari perché esigeva notule astronomiche; in famiglia, da sempre, ogni suo desiderio era un ordine.

Coriolano non lo incontrava da anni: si erano visti in occasione del funerale della moglie, poi in Studio per la successione e, qualche tempo dopo, per regolare alcune pendenze lasciate in sospeso dal defunto zio Achille. Coriolano di testamento, con lui, non aveva mai parlato, del resto aveva un’unica erede, ma da quando si era messo in mente di farla finita avvertiva la necessità di lasciare tutto in ordine, un desiderio quasi ossessivo di stabilire minuziosamente cosa dovesse accadere dopo la sua dipartita.

“E’ un’idea sciocca – si era ripetuto per giorni – che m’importa del “dopo”! quando sarò cadavere per me il mondo smetterà di esistere”, però, alla fine, aveva deciso di chiedere un appuntamento con il vecchio notaio Traini: ora, da vivo, poteva ancora decidere qualcosa, influire nel bene o nel male sull’esistenza degli altri e non voleva rinunciare a quest’ultima opportunità di agire, benché post mortem.

Quando si trovò faccia a faccia con don Casimiro Coriolano, come al solito, iniziò a balbettare.

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Rosanna Bogo

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Sailing to Byzantium – 2


Seconda Parte.

Qui la Prima Parte.

Il notaio Casimiro Traini era un vecchio di più di ottanta anni e, da tempo, aveva ceduto il suo Studio al figlio Carlo. Saltuariamente però esercitava ancora la professione, soprattutto se si trattava di accontentare la richiesta di clienti di vecchia data e, da oltre mezzo secolo, don Casimiro curava le questioni immobiliari ed ereditarie della famiglia del Professore. In certo senso conosceva vita, morte e miracoli dei Coriolano: si era occupato della cessione delle proprietà di famiglia al paese, dell’acquisto e della vendita di vari appartamenti in città, della successione dei nonni e dei genitori di Marcantonio e solo grazie alla sua abile mediazione la complessa causa ereditaria dello zio Achille si era risolta positivamente e fuori dalle aule dei tribunali. Ma questa era una faccenda a parte: si trattava di ripagare un grosso favore che il capitano Achille Coriolano, esperto alpinista per niente intimorito dai ghiacci della steppa, aveva fatto all’imberbe sottotenente Traini durante la ritirata di Russia. Tra notaio e cliente esisteva dunque, in questo caso, un legame che andava ben oltre  il semplice rapporto professionale.

Anche Carlo Traini, il figlio di don Casimiro, conosceva bene quel cliente ‘storico’ dello Studio: ai tempi del Liceo avevano condiviso lo stesso banco per cinque anni.

Il giorno stabilito Coriolano si presentò allo Studio in perfetto orario ed entrò da solo nella sala d’attesa: conosceva la strada. In più di un’occasione aveva passato in quella stanza interminabili minuti con le lacrime agli occhi per la recente morte di un familiare, fissando il curioso paesaggio fiammingo appeso sopra il caminetto, pieno di piccoli personaggi intenti alle più svariate attività. Avrebbe potuto descrivere ad occhi chiusi i quadri appesi alle pareti, il tappeto bukara su cui poggiava i piedi, la pesante tenda color panna con mantovana cremisi da cui filtrava una luce soffusa, i mobili massicci che lo circondavano. Nulla era mutato in cinquant’anni.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot