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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Robot

La globalizzazione – 8

Ottava Parte

Qui la settima parte.

L’indomani l’allievo Danai trascorse sei ore nella sala saldature e già fremeva dal desiderio di cimentarsi in quel genere di attività. Certo non era come saldare tubi idraulici, però poteva riuscirci, ne era certo.

Il pomeriggio, sdraiato sul divano, cercò nel palmare l’elenco dei funerali previsti per il giorno seguente. Trovò facilmente l’indirizzo dove si sarebbero svolte le esequie di Elena Sandris. L’indomani, giorno di riposo, salì in macchina e disse ad Alfred dove recarsi. Il computer ovviamente pretese di sapere il motivo di quell’insolito viaggio fuori città.

“Andiamo al funerale di una ragazza che ho conosciuto al Centro, è morta in un incidente d’auto.”

La notizia commosse Alfred, producendo il solito effetto Larsen, In certo senso anche lui era “morto” in uno scontro.

Alla cerimonia era presente una piccola folla: i bambini dell’asilo, le madri, una sorella della vittima. Daug trovò strano che a quella famiglia fosse stato concesso un doppio permesso di procreazione, poi però capì il motivo: la ragazza, Elda, era gemella della defunta.

Daug le fece le condoglianze presentandosi come un conoscente di Elena. Elda era troppo sconvolta per fare domande e ringraziò il giovane per la sua partecipazione alle esequie.

Mentre seguiva il piccolo corteo diretto al cimitero Daug notò, quasi in prima fila dietro la bara, Ector. Evidentemente non si fidava di lui. Gli si avvicinò con aria minacciosa, era davvero arrabbiato.

“Si calmi, giovanotto – bisbigliò Ector – mi trovo qui perché sono stato io a convincere la signorina Sandris ad accettare il nuovo lavoro. La mia assenza sarebbe apparsa strana. E poi, mi creda, ho un cuore anch’io e non immaginavo che potesse accadere una disgrazia simile.”

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 7

Settima Parte

Qui la sesta parte.

Daug venne condotto nel laboratorio del Capo-riparatore Dot. Aveva deciso di salvare la pelle ad ogni costo ed era disposto persino a sembrare un genio, bastava che non lo mandassero al Correzionale o al manicomio: lui voleva solo vivere.

Dot sembrava un tipo autoritario, ma non malvagio come Terios.

“Si direbbe che qualcuno le abbia dato una sberla con i fiocchi” disse Dot guardando in faccia il suo apprendista.

“Si Capo” rispose prontamente Daug.

“Terios è sempre nervoso con voi novellini, vi considera errori della natura, visto che non potete essere errori di OMNIA.”

“Si Capo, ma noi lo abbiamo irritato con le nostre domande.”

“Siete curiosi, eh? E allora perché non mi chiedi cos’è OMNIA, come fanno tutti?”

“Se avessi diritto di saperlo qualcuno me lo avrebbe già detto, Capo. Ho imparato che qui non si fanno domande, si ascolta e si impara. Si risponde solo se interrogati”

“Ma bene – disse Dot compiaciuto – sei un ragazzo sveglio, oltre che dotato e, se vuoi saperlo, potenzialmente più intelligente di me. Ho visto il tuo fascicolo, mi superi di almeno 20 punti nel test del Q.I. Ma dimmi, cos’era che ti attirava tanto nell’idraulica?”

“Le belle signore con tubi guasti, Capo – rispose sinceramente Daug – e l’abbondanza di tempo libero per bere, mangiare e dormire”

Dot sorrise, ormai lo aveva inquadrato: lo trovava simpatico e persino promettente. Lo condusse in un angolo del laboratorio e gli mostrò un disegno: sembrava un gioco di società, uno di quei quesiti enigmistici che si risolvono al mare, per passare il tempo.

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 6

Sesta Parte

Qui la quinta parte.

Quella mattina Daug si sentiva come se  davvero fosse sul punto di entrare nelle fauci della Betta. Chi sa se se la sarebbe cavata…Si lavò e sbarbò accuratamente, con lo spazzolino strofinò a fondo le unghie e mise persino il gel nei capelli. Vestiti buoni non ne aveva e indossò quello, un po’ lugubre, che teneva in serbo per i funerali.

Alle sette e mezzo salì in macchina:

“Portami al Centro di Formazione Hardware, Alfred, ma senza fretta. Sono in anticipo.”

“Sei caduto dal letto?” replicò ironico Alfred, come se la nuova destinazione non lo stupisse.

“Sarai contento di non essere più il car-supporter di un idraulico.”

“Io non ho mai preteso di cambiare la tua vita, dopo tutto è tua, però sono sicuro che scoprirai che quello dei computer è un mondo affascinante. Certo bighellonare sulle impalcature mentre un robot lavora per te è più comodo, ma ogni uomo deve ricoprire il posto che gli spetta nella società. E questo OMNIA lo sa.”

“E piantala con questa OMNIA! cos’è, un computer di cui eri innamorato da giovane?”

“OMNIA è tutto. Quando sei entrato nella prima classe non ti hanno forse sottoposto a dei test? Ebbene anche quello era OMNIA.”

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 5

Quinta Parte

Qui la quarta parte.

Quando finalmente chiuse la porta, Daug appoggiò la fronte al muro e si mise a piangere. Di solito non si scoraggiava facilmente e prendeva tutto alla leggera, ma quella sera, per la prima volta in vita sua, si era reso conto che anche un idraulico senza precedenti, un tipo qualsiasi che conduceva una vita insignificante, un uomo privo di ambizioni e di pretese poteva entrare nel mirino del Potere e rischiare di cadere nel gorgo del “ricondizionamento”.

Tornò nella cucina-soggiorno e guardò con odio il cercapersone posato sul tavolo: lampeggiava ininterrottamente, come per dire “chiama, chiama il tuo premuroso supervisore, lui risolverà ogni problema perché vuole che tu sia felice”.

“Questione di punti di vista!” mormorò tra sé Daug, raccogliendo le copie dei contratti che aveva firmato. Non ebbe il coraggio di leggere subito i termini della sua “condanna”, lo avrebbe fatto l’indomani, al ritorno dal lavoro. Quella sera voleva vedere gli amici, bere, divertirsi, essere se stesso forse per l’ultima volta.

Si fece la doccia, si vestì e uscì, lasciando il cercapersone in salotto. Dopo tutto il correttore gli aveva detto di usarlo in caso di necessità, non di tenerlo sempre con sé.

Salì in macchina e disse: “Portami al ‘Gearloose’, Alfred, ma guida con prudenza!”

“Com’è andata con il correttore?”

“Quando ti ricorderai che sei solo una macchina? E poi, se permetti, sono fatti miei!”

“Ti ha dimezzato o no la multa?”

“Io non parlo con una macchina” replicò con insolita durezza Daug.

“Certo, tu parli solo con grassoni ubriachi. Ma loro neanche ti ascoltano e di certo non sono in grado di darti buoni consigli quando sei nei guai, ammettilo” Alfred era un tipo testardo, quando voleva sapere qualcosa da Daug riusciva sempre a sciogliergli la lingua, magari con una provocazione.

“E va bene. Ho seguito il tuo suggerimento e, se proprio lo vuoi sapere, il correttore ha annullato la multa e distrutto la mia vita! Ora lasciami in pace.”

“Per le tue tasche è andata più che bene…ma che diavolo è successo poi?”

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 4

Quarta Parte

Qui la terza parte.

Classe K significava passare l’estate in una scomoda malga di alta montagna, aiutando i robot pastori e i pochi contadini rimasti nella mungitura delle vacche per avere una tazza di latte o una fetta di formaggio da aggiungere alle scatolette fornite dall’Ente per il Diritto alla Vacanza. Più che a una villeggiatura, secondo il racconto di chi aveva sperimentato questo genere di vacanza, somigliava a una deportazione.

Daug si sentiva le gambe molli per la paura. Fortunatamente era seduto, altrimenti sarebbe caduto di sicuro sul pavimento. Non aveva mangiato nulla in tutto il giorno e, nel suo cervello a corto di zuccheri, le minacce velate del correttore suscitavano immagini spaventose. Opporsi ai ‘benevoli’ consigli di quel mellifluo individuo significava rischiare la Rieducazione, la lobotomia, la demenza…forse la morte. Con il poco coraggio rimasto cercò di contrattare la resa:

“Ma se accetto di lavorare a tempo pieno per lo Stato almeno potrò evitare di seguire i corsi di formazione permanente? Consideri che altrimenti non avrei più tempo libero, diventerei stressato … e la mia salute ne risentirebbe.”

“Certo, lei sarà esonerato dai corsi culturali per un lungo periodo perché, oltre a fare pratica sotto la guida di un tutor tecnico, dovrà  frequentare una lezione settimanale di teoria hardware della durata di sei ore.”

“Così però sarò occupato per 24 ore settimanali, mentre la quota massima ammessa per legge è di 20.”

“Si tratta di standard riferiti a cittadini lavoratori, non a studenti o apprendisti. E poi, mi creda, non le conviene mettersi a cavillare … non sarei autorizzato a dirlo, ma lei è a un passo dal Correzionale.”

“Questo è un abuso – esclamò indignato Daug – in tutta la mia vita non ho mai commesso reati gravi: non rubo, non violento le donne, non rapino le banche, io!”

“E’ vero, per ora non lo fa, ma il suo elevato punteggio negativo la colloca tra i soggetti “border line”, potenzialmente delinquenti. E’ mio dovere ammonirla del pericolo che corre, nell’interesse suo e dello Stato. Lei può ancora essere recuperato senza costrizioni e, visto che il suo soggiorno nel Centro di Rieducazione costerebbe all’erario una cifra notevole, il vantaggio mi pare reciproco.”

Daug era terrorizzato: la parola Correzionale aveva annientato le sue ultime resistenze e firmò, firmò senza fiatare tutti i moduli che il correttore aveva ordinatamente disposto sul tavolo del soggiorno-cucina. Si impegnò a cambiare lavoro, amicizie, abitudini ma non aveva scelta, non voleva subire il “lavaggio del cervello” o diventare uno zombi cerebroleso.

L’ospite raccolse gli originali dei contratti e si alzò con un sorriso soddisfatto che irritò profondamente Daug.

“Sa, è sempre un piacere per noi correttori convincere un cittadino a rimettersi in carreggiata senza l’uso della forza. La ragione è nel cuore di ognuno di noi e  ci guida sempre al bene, se solo si è disposti ad ascoltare la sua voce. Io sarò il suo supervisore per tutto il periodo della ‘migrazione’ dal vecchio al nuovo Daug Danai: ogni volta che avrà un dubbio, un timore, un momento di crisi potrà rivolgersi a me e non tema di disturbarmi, il lavoro è per me una missione. Usi pure il mio cercapersone – disse posando sul tavolo un minuscolo telefonino fornito di un solo grosso pulsante rosso –  e chiami pure a qualsiasi ora del giorno o della notte, mi troverà sempre pronto ad ascoltarla.”

Si strinsero la mano e Daug, ipocritamente, ringraziò il correttore per avergli offerto la  possibilità di dare alla sua esistenza una svolta positiva. L’uomo sembrò gratificato dalle parole di Daug. Per fortuna l’impianto nel cervello dei cittadini di microchip in grado di rendere i loro pensieri leggibili ai correttori era un progetto ancora in fase di studio.

Continua….

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 3

Terza Parte

Qui la seconda parte.

Daug tuttavia si rendeva conto che sabotare un risvegliatore senza farsi scoprire non era impresa alla portata di un semplice idraulico e, per la prima volta in vita sua, rimpianse di non avere mai frequentato un corso di elettronica applicata; poi, all’improvviso, un lampo gli illuminò la mente: tra le tante cianfrusaglie ammassate nello stanzino del suo miniappartamento c’erano anche pezzi di vecchi apparecchi rotti che forse potevano servire allo scopo.

“Per fortuna sono un disordinato cronico – esclamò aprendo la porta del ripostiglio – e non mi ricordo mai di buttare la spazzatura.”

Frugando tra tutto quel ciarpame alla fine trovò un fusibile visibilmente guasto e lo sostituì ad un pezzo simile all’interno del risveglitore: così il marchingegno a prima vista sembrava perfetto, a parte ovviamente il particolare di non funzionare.

Aveva appena terminato la “riparazione” quanto qualcuno suonò alla porta: era il ‘correttore’.

La professione di correttore rimaneva una delle poche che, per legge, poteva essere svolta esclusivamente da umani. Ormai le fabbriche erano completamente automatizzate, le attività artigianali o professionali prevedevano sempre la presenza di robot che gli operatori si limitavano a dirigere: solo il correttore, il programmatore e il riparatore hardware dovevano contare esclusivamente sulle loro forze. L’uno vigilava sull’equilibrio sociale, gli altri impedivano alle macchine di sottrarsi al controllo umano.

I correttori erano una corporazione con una rigida struttura gerarchica: chi raggiungeva il vertice della carriera otteneva il titolo di Correttore Maximo ed entrava a fare parte del governo, il Correttore Mediatore aveva il grado di funzionario ed operava come giudice o organizzatore sociale, al livello più basso si trovava il Correttore Civile, detto comunemente ‘correttore’, strano connubio tra un assistente sociale, un poliziotto, uno psicologo, un sacerdote e una vecchia zia petulante. La sua mansione consisteva nel reprimere le infrazioni minori commesse dai cittadini: una sosta vietata, un’ubriachezza molesta, un piccolo atto vandalico, un litigio con vie di fatto, una grave mancanza in ambito lavorativo o salutistico comportavano sempre la visita a domicilio di un ‘correttore’ che, non solo comminava la ‘pena’, pecuniaria o di altro genere, ma cercava di convincere il ‘deviante’ a pentirsi sinceramente delle proprie malefatte e mutare comportamento. Un vero fastidio per chi, come Daug, era pienamente soddisfatto del proprio stile di vita.

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 2

Seconda Parte

Qui la prima parte.

L’insegnante del corso di ceramica era un robot Z 141, modello piuttosto autoritario e bisbetico, inutile cercare di fargli cambiare idea. Daug si rassegnò a rinunciare al corso di scacchi e cominciò a dipingere, ma di malavoglia.

Sotto la guida puntigliosa dell’insegnante, dopo quattro ore di lavoro, dalla mattonella emerse una strana cosa, una specie di pesce cavalcato da una donna nuda. Forse lo Z141 aveva qualche circuito fuori sesto…pensò Daug.

“Bene – disse l’insegnante – oggi avete dipinto una nereide. La prossima volta passeremo ai velieri”. Gli studenti si alzarono e uscirono quasi di corsa, senza fare commenti: tutto l’edificio era coperto da un sensibilissimo sistema di teleaudiosorveglianza, e poi avevano fame ed erano stanchi. “Una nereide…chi sa cos’è”, si chiese Daug.

Quando salì in macchina Alfred aveva già cambiato umore ed era, come al solito, fin troppo ciarliero, però non disponeva di vocabolario universale incorporato e quindi era inutile chiedergli il significato della strana parola. Daug digitò “nereide” sulla tastiera del suo palmare, in classe era vietato utilizzarlo, e così scoprì che si trattava di una divinità mitologica minore che accompagnava Poseidone, signore del mare. Questo Poseidone, pensò Daug, di certo doveva spassarsela in crociera con un codazzo di ragazze nude. Chi sa come si chiamavano quei brutti pesci che le nereidi usavano come cavalcatura… Certo, se gli olandesi del XVII secolo possedevano una fantasia così bizzarra, anche i loro velieri dovevano avere una forma ben diversa dalle eleganti navi eoliche che stavano ormeggiate nel porto di Perna, la località balneare dove aveva trascorso i suoi tre mesi di vacanza estiva l’anno passato. Era proprio curioso di vedere cosa la signorina Z 141 gli avrebbe fatto dipingere la settimana seguente.

“Ti sei divertito?” chiese Alfred.

“Non prendermi in giro, sono già di pessimo umore. Questi corsi artistici mi annoiano a morte, ma è obbligatorio seguirne almeno uno all’anno, e lavorare la creta e dipingere è sempre meglio che sorbirsi la storia di Michelangelo e della Cappella Sistina in 20 lezioni.”

“Cos’è una Cappella Sistina? – chiese Alfred – A volte la nominano alla radio, nei programmi dedicati ai viaggi turistici.”

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Rosanna Bogo

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La globalizzazione – 1

Prima Parte

Daug saltò giù dal letto come una molla: la sera prima aveva fatto baldoria con gli amici e si era dimenticato di attivare il risvegliatore cromatico ma, per fortuna, il rumore del traffico, già intenso nelle prime ore del mattino, lo aveva fatto uscire dal mondo dei sogni giusto in tempo. Alle nove doveva trovarsi assolutamente dall’altra parte della città, al Centro di Formazione Permanente. Già altre volte si era presentava in ritardo e non desiderava certo ricevere la visita di un “correttore”. Ormai erano le otto passate: si vestì alla meno peggio con i pantaloni che aveva lasciato sulla sedia la sera prima, indossò una maglietta scelta a caso nel cassetto e, senza neppure lavarsi la faccia o bere un goccio di caffè, corse in strada. Salì in macchina come una furia e subito esclamò:

“Al Centro di Formazione, Alfred, e di corsa!”

Alfred era il suo computer-auto e come tutti i man-supporter di quel genere doveva avere un nome, per permettere il riconoscimento vocale del proprietario. Daug aveva scelto un modello di classe “friendly” perché conversava, sceglieva la musica da solo, dava consigli sul percorso, insomma faceva un po’ di compagnia durante il viaggio, oltre a guidare l’auto. Di recente però Alfred era diventato leggermente logorroico e, soprattutto, polemico; doveva ricordarsi di farlo registrare su un livello di interattività più basso, ora si trovava in modalità 3.3, definita scherzosamente dai tecnici ‘la suocera’.

“Quanto di corsa, Daug? Come all’autodromo o solo più veloce del solito?” chiese Alfred avviando il motore.

“Non metterti a cavillare e corri! devo arrivare entro le nove!”

“Con questo traffico non sarà possibile…disattivo il normatore?”

“Ma sì, chi se ne frega! per una volta…basta che non fai disastri, specie ai semafori, mi raccomando.”

Alfred, non più obbligato al ferreo rispetto delle norme di circolazione, partì a razzo, infilò un paio di sensi unici e arrivò in pochi minuti alla grande rotatoria che immetteva sulla tangenziale. Non diede la precedenza ad un veicolo che già era nel giro e si sentì una voce gridare ‘Luddista!’, un insulto non da poco, almeno di grado 10. Il computer-auto di quella macchina doveva essersi proprio arrabbiato.

“Devo rispondere?” chiese Alfred.

Daug sapeva che, a lasciarlo fare, sarebbe andato sul pesante, urlando qualcosa del tipo “Figlio di una scheda madre fusa” o “Formattati!”, insulti che comportavano una multa: meglio lasciar perdere. Alfred, offeso, non disse più nulla per tutto il viaggio. Come computer aveva davvero un brutto carattere, questione di componenti refurbished e software economici, pensò Daug: l’aveva comprato in un negozio di articoli di seconda mano spendendo una sciocchezza e non poteva certo pretendere prestazioni super! In giro, per chi disponeva di quattrini, c’era ovviamente di meglio: un suo collega, a forza di straordinari, si era comprato il modello Frine, dotato di voce femminile suadente e programmato per dare sempre ragione al proprietario. Del resto chi sborsava certe cifre aveva ben diritto di non essere contraddetto da una macchina.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (483)

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Dr J. Iccapot