Questa è la vera storia della gallina Pasqualina. Da quando era nata, nessuno ricordava di preciso quanti anni prima, aveva sempre manifestato la sua contrarietà e disagio a vivere nel pollaio. Voleva una casa con tutti i comfort, diceva a quelle poche galline che ancora le parlavano. Era considerata stravagante e tutti cercavano di evitarla.

Non passava giorno senza tentare di inventare un nuovo piano per fuggire, ma ogni volta qualcosa non funzionava come lei aveva immaginato, così doveva accontentarsi, derisa da tutte le compagne, del becchime che l’anziano contadino spargeva nel pollaio. Ma tra sé e sé ricambiava ogni risata delle altre galline con nuove promesse di vedere presto il mondo al di fuori del pollaio e di vivere finalmente in una casa vera. E così tornava a pensare ad un nuovo modo per fuggire da quella prigione.

E una volta, finalmente, quella frase prese forma e una notte, neanche riuscendo a capire bene come, si ritrovò fuori dal pollaio.

Pasqualina vagò per qualche ora nelle vicinanze fino a quando venne ammaliata dalle luci di un residence e si avvicinò. Il palazzo era nuovo, con un ampio spiazzo davanti, dove già si immaginava a volteggiare leggiadra. Proprio in quel momento notò anche degli strani oggetti, come delle gabbie sollevate da terra, ma senza esser fatte di rete. Si avvicinò e cominciò a cercare un ingresso a quel palazzo.

Ma mentre la ricerca per entrare nel residence continuava senza successo, Pasqualina venne sorpresa da uno di quegli strani oggetti che le si stava avvicinando. Impaurita, scappò a nascondersi. Ormai stanca e estremamente insicura sul da farsi, si addormentò.

Il giorno successivo si svegliò e con rinnovato coraggio andò alla ricerca di un ingresso. Alla luce del sole riconobbe quegli oggetti che la sera prima l’avevano spaventata: assomigliavano a quello con cui arrivava ogni tanto il nipote del contadino, quando ancora abitava nel pollaio. Le chiamavano auto. Facevano un gran rumore e anche un gran puzzo.

Un po’ di tristezza la prese, un po’ di rimpianto per le sue compagne che erano rimaste in quella gabbia e per la solitudine che la circondava. Ma aveva sognato quel momento per tutta la vita, e per nulla al mondo vi avrebbe rinunciato.

Ad un certo punto vide uscire da una porta un ragazzino. Non aveva mai visto un umano con dei fili che gli cadevano dalle orecchie, pensò che avesse qualche strana malattia, anche perché tutti i bambini che aveva conosciuto, avevano sempre cercato di catturarla, mentre quello se ne stava andando ignorandola completamente. Mentre vedeva il ragazzino allontanarsi, notò che la porta da cui era uscito si stava chiudendo lentamente, così si precipitò nello spiraglio che ancora mancava.

La porta si chiuse sulle sue piume, lasciando la sua coda spelacchiata e immergendola in una penombra a cui fece fatica ad abituarsi.
Si sentì subito osservata, si voltò di scatto e fece un salto all’indietro dopo aver visto quei due occhi verdi che la fissavano nel buio.
“No ti prego” urlò Pasqualina “non mangiarmi!”
E il gatto …

~

Ma nonna – la interruppe la nipote – volevo che mi raccontassi una favola, di quelle che finiscono con il “E vissero felici e contenti!!”

D’accordo – fece la nonna paziente.

~

E il gatto allora le si strofinò addosso e la invitò a mangiare e a bere dalla sua ciotola. Quando fu sazia, le propose di giocare con i suoi gomitoli, ma era troppo stanca e chiese di poter dormire. Aveva ancora paura di quel gatto, ma qualcosa le diceva che poteva fidarsi. Nei giorni successivi, il gatto continuava amorevolmente a prendersi cura di lei, la faceva mangiare, la faceva bere, le lavava le piume con la sua lingua, fino alla sera, quando si addormentavano abbracciati insieme.

E così la loro vita continuò per anni, felici e contenti.

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Juan

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