(pseudo-giallo a puntate)

TERZA PUNTATA: L’INTERROGATORIO

L’arrivo di due nuovi poliziotti fermò il flusso dei pensieri dei nostri viaggiatori notturni. Uno dei due si fermò in mezzo alla stanza ed annunciò: “Signori, mi dispiace ma dovrete rispondere a qualche domanda. Là fuori, a circa cinquecento metri dall’entrata della stazione, abbiamo trovato una scarpa da donna ed un fazzoletto sporco di sangue. Siete le uniche due persone che hanno sentito quelle grida, quindi solo voi potrete aiutarci a capire che cosa è successo. Se volete seguirmi….”

Il poliziotto si avviò verso gli uffici della polizia ferroviaria. L’uomo e la donna lo seguivano, ancora in silenzio, con l’animo turbato dal timore di potersi trovare in un guaio inatteso. La stanzetta in cui furono accompagnati era piccola ma ben riscaldata da un grosso termosifone. Uno dei due poliziotti si mise a sedere dietro la scrivania ed indicò due sedie ai due malcapitati. Quando tutti si furono seduti iniziò a parlare:

“Questa notte, precisamente alle due e ventidue, abbiamo ricevuto una chiamata da un telefono cellulare. La voce era quella di un donna che diceva di trovarsi alla stazione e di aver udito delle grida provenire dalla campagna. Quella voce era la sua, signora?”

“Si, ho chiamato io dal mio cellulare. Mi sono spaventata per via di quegli urli.”

“Potrei sapere i vostri nomi ed il motivo della vostra presenza qui a quest’ora di notte?”

L’uomo fu il primo a rispondere. La donna ne fu sollevata, perché il cuore le batteva fortissimo nel
petto. Tutto questo la inquietava. Che notte maledetta.

“Mi chiamo Giacomo Forti. Sto andando a Roma.”

“A quest’ora? E’ sicuro che ci sia un treno, a quest’ora? Di solito qui la notte non ci sono
viaggiatori. Sarà una coincidenza, ma voi siete qui e qualcosa di strano è accaduto nelle vicinanze”

“Senta, non credo di essere sospettato di qualcosa. Non mi sono mosso di qui. Dovevo partire poco
dopo la mezzanotte, ma ho fatto tardi ed ho perso il treno, quindi mi sono messo ad aspettare il
prossimo. Le sembra così strano?”

“Si, mi sembra strano, perché il primo treno per Roma è previsto alle sei e mancano ancora due ore.
Non le conveniva tornare a casa piuttosto che rimanere qui al freddo per sei ore?”

Il giovane tacque. Come poteva spiegare al poliziotto che tornare a casa voleva dire dover dare spiegazioni, magari cambiare idea e perdere il coraggio di mollare tutto? Tuttavia si rendeva conto che il suo comportamento poteva sembrare obbiettivamente strano.

La donna scrutava il poliziotto. L’aveva sicuramente già visto da qualche parte. O era così, o era un tipo talmente insignificante da essere confuso con centinaia di altri uomini qualunque. Però la domanda era ragionevole. Già, ragazzo, perché ti trovi qua al freddo se il tuo treno passa tra due ore? Ed io? Perché non ho controllato gli orari dei treni e non mi sono assicurata che ce ne fosse uno al più presto? Però se non fosse accaduto tutto questo me ne sarei tornata a casa. No, non è vero. Prima di chiedere al marito di mia figlia di venire a prendermi avrei aspettato anche di più. Abbiamo qualcosa in comune, io e te, ragazzo. Siamo soli.

“Per favore, vorrei evitare di parlare della mia vita privata a dei perfetti sconosciuti. Almeno finché
non sarò accusato di qualcosa. E comunque questa signora può testimoniare. Eravamo insieme
quando abbiamo sentito gridare.”

Girò la testa verso di lei. La donna si sentì in dovere di confermare la versione del suo compagno di sventura.

“E’ vero, ci siamo visti subito dopo aver sentito gli urli. Non c’entriamo niente, non abbiamo fatto niente di male. Almeno non alle due e venti di questa notte”

“E lei, signora, mi sa dire per quale motivo non è a dormire nel suo letto? Cosa ci fa qui? Conosce quest’uomo?”

“Non sono nel mio letto perché dovevo commettere un omicidio, quindi sono venuta qui per farlo. Il signore è il mio amante e complice….diciamo che ho ucciso mio marito, anzi, l’amante di mio marito. Ma le pare credibile? Io sono qui perché voglio arrivare a Genova al più presto. Mia madre è in fin di vita, quindi ho una certa fretta. Speravo di trovare un treno, ma dovevo immaginare che le ferrovie italiane non potevano smentirsi. Ho sentito gridare, ho avuto paura, ho visto il signore vicino alla cabina del telefono e mi sono avvicinata, perché noi esseri umani amiamo stare in compagnia, specialmente se è notte fonda. Le basta?”

Il poliziotto rimase un po’ in silenzio. Probabilmente il tono ironico e amaro della donna l’aveva colpito.

“Va bene, signora, lei può andare. Lei, invece, ancora no. Voglio sapere qualcosa di più. Ah, signora, le nostre indagini continueranno tutta la notte. Vuole lasciarmi un recapito? Potremmo avere ancora bisogno di lei.”

Dopo averle fatto compilare un foglio con le generalità le fece cenno di uscire e chiudere la porta. La donna obbedì, ma provò un certo disagio nel lasciare il giovane da solo. Non poté fare a meno di origliare. Sentì il ragazzo raccontare al poliziotto del suo sogno di fare l’attore, della sua storia d’amore mancata. Non era uno scrittore, non era uno studente saccente. Era un ragazzo disperato in cerca della propria vita. Provò una tenerezza infinita per il suo compagno di viaggio, solo come lei, ma molto più giovane e soprattutto molto più deluso di quanto non fosse lei alla sua età.

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Beatrix

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