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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Paura

Agosto 2013 – Paura

Agosto 2013 - PauraAcrilico, 50 x 60 cm (2013)

 

Quando i colori sbiadiscono, quando perdono la loro vivacità e scuriscono sempre di più, in quel momento si adombrano anche i grandi sentimenti; la risata diventa una boccaccia, il viso raggiante una smorfia. E dietro questa smorfia covano il disagio, la desolazione, la paura. Il sistema nervoso si trova in uno stato d’allarme. La quoitidianità delle cose si trasforma in un mondo pieno di pericoli, di minacce e di oppressione. I sensi si preparano alla fuga, ma la paura li accompagna, penetra sempre di più nel cervello e paralizza qualsiasi iniziativa.

Certe ombre grigie si posano sopra la luce, il bianco diventa un grigio sporco, l’azzurro chiaro si ritira in sè stesso, diventa scuro e immobile, il rosso perde il suo fuoco e il suo calore e sprofonda nell’oscurità.

Contorni neri dominano il quadro.

Paura.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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La paura, di notte.

Il commissario Garducci stava dormendo ‘il sonno dei giusti’, come lo definiva ironicamente la moglie, invidiosa della sua capacità, quasi infantile, di staccare i contatti con il mondo, quando fu svegliato da una serie di scossoni proprio dalla consorte. Ci mise poco a capire cosa succedeva: era il cellulare che stava suonando e chi sa da quanto tempo! “Grane” fu appena capace di pensare. “Sì?” rispose, concentrando tutta la sua attenzione nel pronunciare con chiarezza quel singolo monosillabo, per non far capire che era ancora intontito; dire anche qualcosa di appena più lungo avrebbe rivelato che aveva la voce ancora impastata dal sonno e che la sua proverbiale lucidità era totalmente assente.

“Arrivo” fu la seconda e ultima parola che disse, prima di chiudere la comunicazione e poggiare di nuovo il cellulare sul comodino. Adesso era perfettamente sveglio. Infilò le ciabatte e corse in cucina; accese la ‘moka’ elettrica e poi entrò in bagno; non poteva uscire di casa senza aver fatto una doccia e preso un caffè, qualunque cosa stesse succedendo.

Con l’accappatoio addosso, asciugandosi i capelli, bevve il caffè che lo aspettava, fumante, nella tazzina bianca e spessa; mentre si vestiva pensò a quello che gli avevano detto dal commissariato: il ‘118’ era stato chiamato in una appartamento a quell’ora di notte (in realtà mancava poco all’alba) dalla telefonata di un uomo che aveva trovato la moglie sul letto matrimoniale, esanime. Ma l’intervento era stato inutile, la donna era già morta e allora era stata avvertita la volante di turno, che in pochi minuti era arrivata sul posto: i poliziotti avevano accertato la morte nel proprio letto della donna, decesso avvenuto, sembrava dai primi accertamenti, durante una colluttazione. A chiamare i soccorsi era stato il marito che però sosteneva di aver dormito tutta la notte al fianco della moglie e di non saper dare una  spiegazione al l’ accaduto.

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Dr J. Iccapot

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L’esame

Da ore si rotolava nel letto senza riuscire a chiudere occhio. Aveva dato al cuscino di piume tutte le forme possibili, ma i muscoli del collo rimanevano sempre in tensione ed inutilmente passava da un fianco all’altro, tentando di alleviare il fastidio. Ogni tanto si sollevava sui gomiti per guardare la sveglia: i led luminosi segnavano le due, le tre, le quattro. Per affrontare l’esame, l’indomani mattina, aveva bisogno di riposo, ma l’idea di dover dormire per forza lo agitava.

Un esame è sempre un esame: ci si prepara e si va, contando anche sulla fortuna. Il risultato però è imprevedibile: magari ti senti tranquillo e poi, patatrac, tutto va a rovescio.

Gli esami, in effetti, lo avevano sempre mandato nel panico. Suo fratello, un tipo che non si scoraggiava facilmente, si divertiva a prenderlo in giro: lo aveva soprannominato ‘ateneo tragico’. Lui, al contrario, affrontava le prove senza timore. Aveva elaborato un metodo di studio che definiva ‘razionale’, basato sul calcolo delle probabilità: divideva il programma in due parti e si preparava solo su una metà; “se mi interrogano sulla parte che non so perdo la scommessa e pago pegno – diceva con aria sorniona – vorrà dire che, per la prossima sessione, studierò anche l’altra metà!” Ma aveva comunque il 50% delle probabilità di essere esaminato su argomenti che aveva studiato.

Era spiritoso, brillante, svicolava abilmente dalle domande pericolose e, quasi sempre, i professori, annoiati dai tanti studenti impauriti, balbettanti e opachi che avevano già esaminato, gli concedevano il fatidico diciotto; talvolta però la sorte lo favoriva ed allora riusciva a portare a casa anche l’ambito trenta.

A me quel trenta costava invece mesi di faticosa applicazione e lunghe notti insonni trascorse sui libri. Forse davvero prendevo lo studio troppo sul serio: ero sempre così scrupoloso e preoccupato di fallire che non mi godevo neppure le serate con gli amici o le vacanze.

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Rosanna Bogo

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Lassù sulle montagne

La notte era fredda e ventosa, folate di ghiaccio scendevano dai monti e correvano lungo la valle: non era ancora inverno ma, da quelle parti, ottobre già portava la prima neve. Nella stua Bettina cullava la piccola Maria, davanti al grande focolare, sulle panche intorno al tavolo giocavano le sue quattro bambine: vestivano di stracci surreali bambolotti fatti con foglie di granturco.

Era sola nella grande casa, con le sue cinque figlie. Il marito lavorava in paesi lontani, Svizzera, Francia, Germania, ma a giorni l’avrebbe rivisto. Ai Santi, come uccelli migratori, gli uomini tornavano al nido poi, in primavera, riprendevano la via della frontiera, lasciando a donne e ragazzi l’ingrato compito di coltivare patate o granturco in campi scoscesi e portare in alpeggio le vacche.

La casa era appoggiata lungo un fianco della valle, l’ultima del piccolo borgo da quel lato: sopra, molto più in alto, stava il paese, con la chiesa, il cimitero e la casa comunale. Davanti si ergeva imponente la grande montagna, uno spuntone di roccia smisurato che rimaneva giorni e giorni nascosto dietro le nuvole e poi, all’improvviso, riappariva, quasi minaccioso. Qualcuno aveva detto a Bettina che la cima era come una grande cattedrale, ma lei non capiva, conosceva solo le piccole chiese dei dintorni. Una volta, per questioni di eredità, con i parenti aveva percorso tutta la valle fino al capoluogo: lì volle vedere la cattedrale, ma non le parve grande come la montagna.

Bettina conosceva ben poco del mondo, non aveva viaggiato per l’Europa come il marito, costruendo camini, non aveva lavorato a stagione nelle filande di Berlino, come le cognate. Si era sposata giovane e, da qualche anno, viveva in quella grande casa, tre piani e la soffitta, con i santi dipinti a fresco, guardiani della porta e la graziosa altana: metteva al mondo figlie, filava la lana, custodiva il focolare, badava alle vacche ed al maiale. Ed aspettava il ritorno del marito.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot