Il pastorello dalla giacca rossa si stiracchiò e si stropicciò gli occhi. Come dargli torto, dopo un anno intero di buio, rinchiuso con gli altri dentro una scatola? Dovete sapere che le statuine del presepe sono magiche. Vivono per circa tre settimane, poi dormono per un anno. E quando sono al loro posto, nel pavimento di muschio, se ne stanno immobili e silenziose tutto il giorno. Solo quando cala la notte e tutte le luci si spengono dentro le case, allora iniziano a muoversi e a chiacchierare. Le loro voci sono bisbigli che gli adulti non sentono e che solo i bambini speciali, certe volte, riescono ad udire nel nero della notte.

Il nostro pastorello, dunque, si guardò intorno con curiosità per vedere se qualche nuovo personaggio era venuto ad aggiungersi a quelli degli anni precedenti. Quell’anno la scena era più grande: c’era un ruscello di carta stagnola che attraversava il campo e dietro alla capanna era stata costruita una parete di roccia, con un sacco di lucine a far da cielo stellato. “Bel posto” pensò il pastorello. Dall’osteria, alle sue spalle, giungeva la voce dell’oste che serviva i soliti clienti. C’era il pastore più vecchio con l’inseparabile bastone, la lavandaia con la cesta dei panni da lavare al ruscello, il contadino con la sacca del grano, il giovinetto col cappello in mano.

Laggiù, oltre il fiume, una fanciulla nuova di zecca portava in equilibrio sulla testa una brocca con dell’acqua. “Ohi ohi” mormorava “povera me! Quanto pesa questa brocca! Come sono stata sfortunata!”

Il pastorello aveva un buon cuore e questa frase lo turbò. Si sporse per vedere meglio la fanciulla. Era bellissima, con un vestitino azzurro come gli occhi di un angelo e gli occhi verdi come la prateria.

“Ohi ohi” continuava a lamentarsi “ohi ohi la mia povera testa..”

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Beatrix

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