Picnic

La signora Maria arrivò portando con sé una sediolina impagliata e una busta di tela chiara con il lavoro a maglia; era una donna bassa e pingue; i capelli, non ancora completamente bianchi nonostante l’età, erano raccolti in uno chignon alto sulla nuca. Giunta vicino al gruppetto salutò tutti con un cenno della testa, si accomodò sulla sua sedia poi tirò fuori i ferri con un lavoro già iniziato e cominciò subito a sferruzzare.

«E il tuo Martino, quant’è che non lo vedi?» le chiese la sorella Adele che era arrivata col marito Giovanni un po’ prima di lei e si era seduta in quella zona più illuminata, dove poteva lavorare a maglia più a suo agio. «Da qualche giorno – rispose Maria – ma ci sentiamo tutte le sere.» «Sta bene» proseguì, osservando da sopra gli occhiali il cognato che, già un po’ annoiato, si guardava intorno cercando qualche conoscente. «E’ presto, Giovanni – fece Maria – la festa è cominciata ora e i vecchietti come noi ce ne mettono di tempo ad arrivare. Io vengo da vicino, ma i tuoi amici chissà quanta strada devono fare!»

Giovanni si appoggiò allo schienale della panchina, le grandi mani aperte con le palme appoggiate sullo spesso velluto dei pantaloni marroni. Faceva freddo, come quasi sempre in occasione della festa annuale, e  si era vestito con attenzione: la bronchite era sempre in agguato ma lui non poteva mancare a quella riunione.

Qua e là erano stati accesi i primi fuochi, gruppetti di persone si fermavano a parlare, qualcuno si sedeva vicino ai conoscenti sulle panchine oppure sulle sedie che i più previdenti si erano portati appresso e avevano disposto a gruppi sotto i vecchi alberi, dritti e scuri, che di giorno ombreggiavano tutta la spianata.

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Dr J. Iccapot

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