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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag notte

Gennaio 2014 – Aspettando la notte

Gennaio 2014 - Aspettando la notteAcrilico 40 x 80 cm (N14)

 

L’atmosfera della sera. Gli ultimi raggi del sole si spengono all’orizzonte e una brezza fresca scaccia l’ultimo calore del giorno. Un blu tenue alimenta ancora la speranza che dietro l’orizzonte ci sia un altro mondo ad aspettarci che al calare della notte seguirà una nuova mattina con la sua luce calda. Ma il blu scuro annuncia ancora la notte, un blu freddo con una freddezza che tocca il cuore, lasciando raggelare il sangue e distruggendo la speranza nel futuro. Il sipario dell’oscurità che fa oscillare la nostra anima tra paura e tranquilla attesa si posa sul nostro essere in modo protettivo e nel contempo soffocante.

Soltanto il sonno con il suo colore nero, muto, sfuma ogni colore.

Se ci sarà un risveglio dopo il sonno o se il gioco sia finito non è questione, adesso, il sonno ci dà la tranquillità di accettare quello che verrà…

Aspettando la notte. Cupo rullìo di tamburi che sfuma pian piano e infine tace. Il silenzio totale della notte si posa pesante sul paesaggio, tutt’al più interrotto brevemente dal grido di una civetta, ma anche questo non promette niente di buono…

Adesso occorre aspettare la mattina…

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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La paura, di notte.

Il commissario Garducci stava dormendo ‘il sonno dei giusti’, come lo definiva ironicamente la moglie, invidiosa della sua capacità, quasi infantile, di staccare i contatti con il mondo, quando fu svegliato da una serie di scossoni proprio dalla consorte. Ci mise poco a capire cosa succedeva: era il cellulare che stava suonando e chi sa da quanto tempo! “Grane” fu appena capace di pensare. “Sì?” rispose, concentrando tutta la sua attenzione nel pronunciare con chiarezza quel singolo monosillabo, per non far capire che era ancora intontito; dire anche qualcosa di appena più lungo avrebbe rivelato che aveva la voce ancora impastata dal sonno e che la sua proverbiale lucidità era totalmente assente.

“Arrivo” fu la seconda e ultima parola che disse, prima di chiudere la comunicazione e poggiare di nuovo il cellulare sul comodino. Adesso era perfettamente sveglio. Infilò le ciabatte e corse in cucina; accese la ‘moka’ elettrica e poi entrò in bagno; non poteva uscire di casa senza aver fatto una doccia e preso un caffè, qualunque cosa stesse succedendo.

Con l’accappatoio addosso, asciugandosi i capelli, bevve il caffè che lo aspettava, fumante, nella tazzina bianca e spessa; mentre si vestiva pensò a quello che gli avevano detto dal commissariato: il ‘118’ era stato chiamato in una appartamento a quell’ora di notte (in realtà mancava poco all’alba) dalla telefonata di un uomo che aveva trovato la moglie sul letto matrimoniale, esanime. Ma l’intervento era stato inutile, la donna era già morta e allora era stata avvertita la volante di turno, che in pochi minuti era arrivata sul posto: i poliziotti avevano accertato la morte nel proprio letto della donna, decesso avvenuto, sembrava dai primi accertamenti, durante una colluttazione. A chiamare i soccorsi era stato il marito che però sosteneva di aver dormito tutta la notte al fianco della moglie e di non saper dare una  spiegazione al l’ accaduto.

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Dr J. Iccapot

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Accadde all’Osservatorio – 3

Terza e Ultima  Parte – Qui la seconda parte

Quella notte il commissario Nista sognò cinghiali e cervi che lo inseguivano per gli Uffici della Procura della Repubblica abbigliati in tocco e toga.

Cattiva digestione, pensò al risveglio. In effetti la faccenda dei bracconieri continuava a frullargli per la testa da un po’ e poteva capitare che una cena pesante stanasse dal suo inconscio qualche buona intuizione. Occorreva però dare un significato razionale a quelle strane visioni notturne… Cinghiali, cervi, giustizia …mah, forse questioni di corna o litigi tra vicini per questioni legali…

I testimoni parlavano di colpi di fucile sparati in piena notte con strana indifferenza. Bracconieri…dicevano, come se si trattasse di una specie animale compresa nell’ambito della biodiversità. Ed anche gli efficientissimi Forestali, dopo tutto, non sembravano veramente interessati a reprimere un’attività a tutti gli effetti criminosa. Un bracconiere è pur sempre uno sconosciuto che si aggira di notte armato con l’intento di compiere un furto di beni dello Stato!

Il Commissario decise di chiarire la faccenda con il Comandante della locale caserma della Forestale.

Il capo dei “taglialegna” era brav’uomo, un sottufficiale prossimo alla pensione dai modi paterni e rassicuranti: i “loro” bracconieri, affermò, erano solo un innocuo manipolo di poveracci: contadini che consideravano il bosco res nullius, qualche anziano con la pensione al minimo che non poteva permettersi di pagare una licenza di caccia regolare, due o tre disoccupati bisognosi di racimolare qualche spicciolo. E poi la selvaggina da quelle parti era abbondante e spesso danneggiava le coltivazioni…

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Dr J. Iccapot

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Accadde all’Osservatorio – 2

Seconda Parte – Qui la prima parte

L’agente parcheggiò l’auto di servizio accanto all’ingresso del ristorante, non lontano dal sentiero che portava all’osservatorio. Il commissario Nista, con una smorfia di fastidio, notò che nei dintorni erano già ferme altre macchine, la notizia ormai si era sparsa e un paio di giornalisti locali, dei fotografi, un cameraman di una TV privata li avevano preceduti. In un angolo troneggiava il fuoristrada della Forestale. “Battuti sul tempo persino dai ‘taglialegna’ ” pensò tra sé il commissario guardandosi le scarpe, nuove e lucide: non doveva indossarle ma alle sei o poco più di mattina, nella fretta di uscire dopo la chiamata, erano le prime a portata di mano. La sera prima aveva cenato a casa dei suoceri, gente per nulla alla buona in fatto di etichetta: vietato sedersi a tavola in tuta e scarpe sportive. Ora però le avrebbe sporcate di fango, quelle belle scarpe, in quella campagna umida di rugiada, e la moglie lo avrebbe rimproverato.

“Dovrebbe essere da questa parte, poco  più avanti – disse l’agente Lo Savio – qualche centinaia di metri dentro il bosco. Il cadavere lo ha trovato il sorvegliante della villa, stamani presto, durante il suo solito giro. Ha visto la cupola aperta, era già giorno e gli è sembrato strano. E’ andato a vedere e lo ha trovato morto.”

“Chi è questo sorvegliante?” Chiese Nista che, per camminare più agevolmente al centro del sentiero, si era messo alla sinistra dell’agente. Si teneva vicino al suo sottoposto perché da un po’ di tempo aveva l’impressione di vedere il mondo appannato. Forse un inizio di cataratta, come su madre, però precoce, accidenti! A neanche cinquantasei anni.

“E’ un napoletano – disse Lo Savio – mi sono informato, però gente perbene. Lui e la moglie hanno un negozio di frutta e verdura al paese, ma vivono in una ‘dependance’ della villa: in cambio della sorveglianza e di un po’ di cure al giardino, i proprietari, dei milanesi, gli hanno dato l’alloggio gratis”. Si sentiva un certo tono di invidia, nel racconto di questi dettagli, Lo Savio divideva una cameretta d’affitto con un collega.

“Si dice incensurato, non perbene – commentò Nista – nessuno è perbene a questo mondo, mettitelo in testa Totò! Sei giovane ma certe cose devi capirle subito se fai questo mestiere. Empitella” aggiunse poi il commissario, muovendo le narici sotto i baffetti brizzolati con l’aria di un cane da tartufi.

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Dr J. Iccapot

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Accadde all’Osservatorio – 1

Prima parte.

Il professore parcheggiò  nel punto più lontano dall’edificio, come era sua abitudine.

I soci del Gruppo Astrofili lasciavano le loro auto nel grande piazzale del ristorante “Da Paolino” ma, per una regola non detta, si fermavano lontano dall’ingresso, per lasciare i posti più comodi ai tanti avventori che, nei giorni di festa e in occasione di banchetti, comunioni, matrimoni, feste di laurea, affollavano la trattoria gestita da una coppia di pugliesi che aveva trovato lì la loro piccola miniera d’oro.

Paolino era, come succede, un ‘Paolone': grasso e gioviale, come la moglie.  Ormai vivevano da anni in quella radura che, quasi sperduta ai margini della macchia, era divenuta meta tradizionale per chi voleva mangiare bene, sano e abbondante, in un ambiente familiare. Avevano riadattato un appartamento sopra il locale e così la loro vita si svolgeva tutta tra casa e ristorante. Del resto non avevano vicini con cui distrarsi, l’edificio più vicino era una villa padronale, spesso disabitata, che un ingegnere milanese e sua moglie avevano comprato prima ancora che venisse aperto il ristorante. Gente chic che non frequentava la trattoria: l’ingegnere era un cacciatore ed a volte si univa alla locale squadra dei cinghialai, ma senza dare troppa confidenza a nessuno.

Il professore scese dalla macchina, prese dal portabagagli il suo zaino di attrezzi ed estrasse la torcia, accendendola. La ghiaia del piazzale scricchiolava rumorosamente sotto le sue scarpe grosse e Paolino, uscito dal locale per farsi una  sigaretta in pace riconobbe subito la sagoma dell’astrologo, come diceva la moglie; davanti all’ingresso erano parcheggiate solo due o tre macchine, dentro la sala si intravedevano gli ultimi clienti che si  concedevano l’ennesimo bicchiere della staffa.

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Dr J. Iccapot

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Passeggiata di mare

fulmine-mare

Ultima scena del film, chiudo il player e spengo il pc. Prendo le chiavi di casa e mi dirigo alla porta. Questa sera stranamente non mi son spogliato, neanche le scarpe ho tolto, solitamente sostituite immediatamente al rientro in casa dalle ciabatte.

Da fuori provengono i ruggiti di un temporale lontano, e il ticchettio della pioggia che poche ore prima componeva ritmi incessanti sulle tapparelle è per fortuna scomparso.

Prendo le chiavi, apro la porta che chiudo subito alle mie spalle. Sono fuori. Sono le 2 di notte. Un temporale illumina a tratti il cielo. I lampioni illuminano, più umilmente, strade deserte ed il mio camminare.

Sono uscito, e sono le 2 di notte. Cammino sotto i lampioni che illuminano inutilmente strade totalmente e ancora a lungo deserte.

La meta sembra al momento inesistente, ma percorro quelle strade e vialetti conosciuti così bene durante il giorno, ma mai visti coperti di un velo di assoluto nulla. Certo non ci sono ombre, non ci sono persone che le possano tracciare sull’asfalto. Non ci sono rumori, tranne il ruggito del temporale, le auto di corsa sulla statale distante qualche centinaio di metri, un raro treno notturno che passa svogliato la piccola stazione, come al solito ignorata.

Un gatto mi vede, mi osserva per qualche secondo indeciso sul proprio comportamento e poi forse terrorizzato da quell’umano solitario, fugge.

Adesso il mio passeggiare sembra aver trovato la sua meta, i miei passi mi conducono lentamente verso la spiaggia vuota. Il mare illuminato dai lampi è meraviglioso, questo fuoco d’artificio naturale che abbaglia qualunque cosa e la rende visibile e diversa, più spaventosa.

Mi tolgo le scarpe. Faccio qualche passo ancora, sulla sabbia. L’idea che ormai si è rivelata nella mia mente è di fare una bella passeggiata, all’ombra delle tenebre e illuminato dai lampi lontani. Ma poi il rumore delle onde, amplificato dal silenzio della spiaggia, l’oscurità delle nuvole illuminate da quel temporale che adesso non sembra più così lontano gettano un po’ di terrore nel mio animo. Così i pochi passi sulla spiaggia già vedono i loro gemelli e le mie gambe mi riportano verso le luci dei lampioni.

La sabbia, poi l’asfalto, infine la pietra serena del marciapiede. Le mie scarpe sono ancora nella mia mano e le orme bagnate tradiscono i miei piedi nudi. 100, 200 metri. Mi fermo ad una fontanina per togliere la sabbia rimasta ancora attaccata alla pianta dei miei piedi.

Le prime gocce d’acqua mi vedono correre per i vialetti, di nuovo con le scarpe e pronto per chiudere gli occhi nel mio letto.

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Juan

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot