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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Mendicante

La prima inchiesta del commissario Sapìa – 6

Il delitto del barbone

Sesta e ultima parte

Qui la quinta parte.

Morganti raggiunse in macchina la Stazione, parcheggiò e, a piedi, raggiunse l’area di sosta dei taxi: il ‘Professore’ era già lì da qualche minuto e lo aspettava con ansia.

“E’ ancora deciso ad andare in fondo?” chiese Biondi all’Ispettore.

“Pensa che scherzi?” replicò Morganti.

“No, però mi pare una situazione bizzarra.”

“E’ una stravaganza voler aiutare qualcuno?”

“Di questi tempi direi di sì. Quando le cose vanno male la gente diventa più egoista, è logico: si riduce il superfluo a cui può rinunciare senza problemi. E poi i poveri sono ormai una marea! anche la sofferenza produce assuefazione, in chi la vede ovviamente.”

“Io non sono come tutti. E neanche mia moglie. Vogliamo provare.”

“Io non me la sento, davvero. Potrei deluderla, ormai sono un cane randagio, ho le mie brutte abitudini.”

“Se è per questo ospitiamo già due meticci presi al canile e, ogni tanto, un gatto randagio si autoinvita a pranzo da noi: i cani abbaiano di notte e il micetto graffia mobili e divani, pensa di poter fare di peggio? Su, coraggio, venga a conoscere la mia famiglia, così le mostro anche la tavernetta. E’ un fondo riscaldato, con un bagno. Le darò la chiave della porta che si affaccia sulla strada. Può andarci quando vuole, anche a tarda ora. Noi lo usavamo come ripostiglio, ma in questi giorni ho portato via tutto, tranne una brandina, due sedie, un tavolo, un armadio e un fornello elettrico. Ho lasciato anche qualche romanzo che leggevo da giovane, quando facevo il piantone. Mia moglie ha insistito perché collegassi l’antenna del televisore, non concepisce che si possa vivere senza quella scatola parlante. L’apparecchio è vecchio ma funziona.”

“La televisione… sono anni che non la guardo. Ho imparato a mie spese che si può vivere senza letto, senza doccia e persino senza dignità, ma non avevo mai pensato che fosse così gravoso vivere senza la televisione – disse, quasi riflettendo tra sé, il ‘Professore’ – Però sua moglie ha ragione, è un bene essenziale e superfluo al tempo stesso.”

“Allora viene? Le garantisco che ci vedremo solo se lo vuole lei.”

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 5

Il delitto del barbone

Quinta parte

Qui la quarta parte.

Da quando aveva ricevuto l’incarico di indagare sul delitto del barbone l’ispettore Morganti non si era fermato un momento. Per giorni aveva macinato informazioni e chilometri, esaminato registrazioni, ascoltato testimonianze, interrogato barboni, negozianti, baristi, ferrovieri, mostrando in giro la foto della vittima. Nella zona della stazione tutti conoscevano di vista zio Ed, però nessuno, a parte il ‘Professore’, ammetteva di essere in rapporti amichevoli con lui.

L’ispettore aveva rintracciato i senzatetto presenti nel sottopassaggio la sera del delitto, si era avventurato di notte nei corridoi sotterranei della Stazione in compagnia dell’amico agente della Polfer e, guidato dal ‘Professore’, aveva visitato le mense e i dormitori frequentati dal Rava ma, alla fine, si era ritrovato un pugno di mosche in mano. Con l’aiuto di tre agenti aveva anche visionato i video della Sicurezza di tutta la zona ma, certo non per caso, all’ora dell’omicidio proprio la telecamera di una delle entrate del sottopasso si era guastata.

Morganti prendeva di continuo appunti sulla Moleskine che la moglie gli aveva regalato per Natale, ma sentiva di non avere ancora afferrato il bandolo dell’indagine. Così fu contento di essere costretto da Sapìa a parlare di lavoro con l’amico Antonio: tra loro, per un tacito accordo, l’argomento era tabù.

All’ora stabilita i due ispettori si incontrarono alla Stazione e decisero di andare a prendere un caffè, al tavolo.

“Così facciamo la seconda colazione e chiacchieriamo in pace – disse Morganti – offro io.”

“Cosa t’interessa, esattamente?” chiese Stasi, versando lo zucchero nel cappuccino.

“Per prima cosa le registrazioni delle telecamere, anche della gioielleria s’intende.”

“Del giorno della rapina, immagino.”

“Sì, ma anche dei mercoledì precedenti, per almeno un mese.”

“Cos’ha di speciale il mercoledì?”

“Ogni mercoledì il mio barbone si piazzava a mendicare accanto alla tua banca” disse Morganti.

“Davvero? nessuno mi ha parlato di un barbone, eppure sono certo di avere identificato tutte le persone presenti, fuori e dentro la filiale – osservò Stasi. Sembrava un po’ preoccupato – Potrebbe essere il basista, forse il palo.”

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 4

Il delitto del barbone

Quarta parte

Qui la terza parte.

Il Commissario trascorse tutto il giorno a scrivere post-it: le informazioni fornite dal ‘Professore’ erano numerose e interessanti, alcune meritavano addirittura un foglietto rosso.

Mentre Sapìa iniziava la sua ricostruzione della realtà, Magliana raccoglieva informazioni sulla permanenza in carcere del Rava. Nel pomeriggio aveva inviato alcune e-mail e, il giorno dopo la sua casella postale era già piena di risposte e allegati.

“Magica potenza del 3 W! – esclamò Sapìa, osservando la frenetica attività alla tastiera del suo vice – un tempo i dipendenti dello Stato, prima di scrivere una lettera, ci pensavano tre volte, ora sparano posta elettronica a raffica. Ma non saranno notizie un po’ ridondanti? In fondo Rava non era Al Capone.”

“Effettivamente alcune comunicazioni provenienti da uffici diversi contengono duplicati – ammise il vice commissario – direi che la storia carceraria della vittima, tutto sommato, è semplice: ha scontato la pena in un solo carcere e, per tre anni, ha diviso la cella con fior fiore di delinquenti, pare senza particolari problemi. Molti detenuti si rivolgevano a lui per risolvere problemi di natura economica, domande di sussidi, consulenze finanziarie e lo proteggevano dai prepotenti.”

“Si faccia inviare un po’ di foto segnaletiche, Morganti le mostrerà al Biondi e agli altri barboni che vivono vicino alla stazione. Così sapremo se Rava frequentava ancora le sue vecchie conoscenze e aveva qualche affare sporco in corso.”

“Il Biondi sembra sicuro che l’amico avesse tagliato i ponti con l’ambiente della delinquenza – osservò Magliana – In fondo non apparteneva davvero a quel mondo, era un truffatore improvvisato e sprovveduto, non un criminale.”

“E’ vero, ma un uomo disperato può fare cose che neppure lui immagina – obiettò Sapìa – soprattutto se non ha più nulla da perdere.”

Il giorno seguente, verso le dieci, il Commissario Sapìa parcheggiò l’auto nel sotterraneo della stazione. Si mise in tasca la mappa stradale con le crocette che indicavano le postazioni di accattonaggio dello zio Ed suggerite dal ‘Professore’ e salì in l’ascensore fino al livello zero.

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 3

Il delitto del barbone

Terza parte

Qui la seconda parte.

L’indomani Sapìa trovò il testimone Biondi Mario già seduto nel suo ufficio. Morganti, per conquistare la fiducia del ’Professore’, aveva ordinato un’abbondante colazione che il barbone stava consumando seduto alla scrivania di Magliana.

Il Vice commissario intanto consultava Internet utilizzando una postazione vcino alla finestra: l’ispettore era in piedi accanto a lui, evidentemente cercavano qualcosa in rete.

“Buongiorno e buon appetito – disse Sapìa rivolgendosi con tono ironico al testimone – vedo che è mattiniero… ha fatto bene a venire presto perché credo che noi due faremo una lunga, lunga conversazione.”

Il Professore rimase con un ‘bombolone’ a mezz’aria. Avvertiva una certa acrimonia nella voce del nuovo arrivato, di certo non sembrava una persona gentile come l’ispettore, ma non comprendeva perché mai fosse ostile nei suoi confronti: stava lì per ripetere la dichiarazione che aveva rilasciato due giorni prima al Vice commissario, non era un sospetto o un testimone reticente. Ma forse il Commissario nutriva qualche dubbio su di lui, magari voleva farlo cadere in contraddizione e accusarlo di omicidio.

Morganti si accorse subito che il barbone stava alzando le difese e cercò di ripristinare un clima amichevole:

“Può finire il suo ‘bombolone’, signor Biondi – disse – al Commissario non dispiace, vero?”

“Si figuri, faccia, faccia pure, non ci sono problemi” replicò Sapìa.

“Gradisce una pasta? – gli chiese il barbone con tono educato – l’Ispettore Morganti è stato così buono da ordinare un intero vassoio. Davvero troppa grazia solo per me!”

Il commissario Sapìa, in un altro momento, avrebbe rifiutato sgarbatamente l’offerta di quel derelitto vestito di stracci però, dalla carta buttata nel cestino, deduceva che la colazione proveniva dal Bar Primavera, la pasticceria migliore della zona, e anche quella mattina non aveva fatto colazione prima di uscire di casa: a parte una tazza di caffelatte era a stomaco vuoto. Così decise che accettare una pasta avrebbe rassicurato il testimone e prese una sfogliatina alla crema dicendo “Grazie” un po’ a denti stretti.

“Chiamo il bar per il caffè?” domandò Morganti, stupito dal comportamento accondiscendente di Sapìa.

“Ma sì, un caffettino ci sta bene” rispose il commissario, aggredendo un cannolicchio alla cioccolata: aveva letto che il cacao era un potente antidepressivo.

“Per me un cappuccino, Andrea” disse Magliana all’amico Ispettore.

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 2

Il delitto del barbone

Seconda parte

Qui la prima parte.

“Venga da me, Morganti. Ho bisogno di lei” disse il Commissario al telefono.

L’ispettore, all’altro capo del filo, rimase in silenzio. Tra loro notoriamente non correva buon sangue ed convenevoli erano superflui. Dopo un minuto si trovava già nell’ufficio del suo superiore.

“Ha sentito del barbone?”

“Sì, un caso difficile…probabilmente finirà archiviato. Tanto a chi importa trovare l’assassino di un mendicante, un drogato o una prostituta? La gente perbene pensa che finire ammazzati faccia parte dei rischi del loro mestiere”.

“Le garantisco che a me importa, ma non per le ragioni che crede lei. Gli uomini, guardati di fino, sono davvero tutti uguali: nessuno vale un centesimo. E gli ultimi, i deboli, i poveri, i malati non sono migliori dei primi. Ma questa è solo la mia opinione e, ovviamente, l’universo mondo si considera ab aeternum buono e meritevole. Però sono convinto che, quando si fa un lavoro, quale che sia, si deve fare bene ed anche lei la pensa così. Non è vero? Noi siamo due astuti gatti ma potremmo anche appartenere alla categoria dei topi e, in questo caso, ora saremmo qui a studiare il modo migliore per arrivare alla forma di cacio. Ci teniamo a raggiungere il risultato e diamo sempre il massimo perché siamo perfezionisti.”

“Lei mi conosce, Commissario, non sono il tipo che si tira indietro o guarda l’orologio e il calendario – replicò Morganti – quando c’è carne al fuoco, secondo me, chi lavora nell’interesse di tutti deve essere disposto a sacrificarsi. Però, quanto a fare il delinquente o, come dice lei, il topo di fogna, mi dispiace ma la penso in modo diverso: a vent’anni avrei potuto diventare uno spacciatore, un teppista o un piccolo delinquente come tanti ragazzi del mio quartiere, dopotutto era una strada in discesa, invece ho deciso di arrampicarmi e servire lo Stato perché credevo, e credo ancora, che si debba difendere la legge e stare da questa parte della barricata.”

“Quanta retorica, ispettore! – osservò Sapìa con un ironico sorrisetto – lei è proprio un ingenuo sognatore…le sembra che nel nostro campicello abbondino davvero gli onesti e i giusti? sono rarità anche tra i fedeli servitori dello Stato, anzi, in tutto il genere umano se ne trovano ben pochi. Ad esempio io non ritengo affatto di appartenere alla schiera degli eletti: mi trovo qui perché ho estratto a sorte una famiglia, un’educazione, un carattere che mi hanno fatto diventare quello che sono. Se mio padre, invece di insegnare Matematica in un liceo di provincia, avesse fatto il mafioso ora sarei don Italo Sapìa. Quando due eserciti si fronteggiano bisogna per forza schierarsi: io seguo la nostra bandiera, mi batto con le unghie e con i denti, ma so che il confine tra le trincee è labile. Anzi, noi abbiamo già perso.”

“Perso cosa?” domandò Morganti, confuso dalle elucubrazioni del commissario.

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Rosanna Bogo

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La prima inchiesta del commissario Sapìa – 1

Il delitto del barbone

Prima parte

Il commissario Sapìa suonò il campanello. Non un rumore, non un raggio di luce filtrava dall’interno: l’appartamento era immerso nel silenzio e nell’oscurità. Attese qualche secondo tamburellando con le dita sul muro, poi suonò di nuovo, più energicamente. Ormai stava per perdere la pazienza:

“Allora, devo buttare giù la porta!” esclamò con tono perentorio ma senza gridare. Alle sette del mattino non era il caso di mettere in allarme l’intero condominio.

“Vengo, vengo! Un attimo!” rispose una voce femminile.

Poco dopo l’anta si aprì: sulla soglia apparve una donna di mezza età, scarmigliata e in pigiama; socchiudendo gli occhi per evitare di essere abbagliata dal neon del corridoio, guardò il commissario con espressione infastidita.

“Ah, sei tu” disse la donna sbadigliando.

“Aspettavi il principe azzurro?” replicò Sapìa, entrando sgarbatamente in casa sua.

“Hai dimenticato le chiavi?”

“Che acume! si vede che hai sposato un poliziotto!” osservò ironicamente il commissario prendendo il mazzo di chiavi che, la sera prima, aveva lasciato nel vuota-tasche sul comò della camera da letto.

“Ti faccio un caffè, Italo?” domandò la moglie. Ormai era del tutto sveglia, tanto valeva mostrarsi conciliante.

“No, è tardi – rispose seccamente il marito – certo, mezz’ora fa, avrei detto sì, ma non posso pretendere che tu ti alzi per prepararmi la colazione. Devi riposare.”

“Eh, già…con tre figli da crescere e un marito da accudire sto sempre a pittarmi le unghie in poltrona mentre tu, poverino, all’alba vai a guadagnare la pagnotta!” disse la signora Sapìa con tono sarcastico.

Il commissario non raccolse la provocazione e tornò nell’ingresso. Aveva fretta ma, prima di uscire, trovò il tempo per tirare un calcio alla porta della camera dove dormivano i due figli maschi, Goffredo e Paolino:

“Giù dalla branda, marmotte, sono le sette! – gridò – A scuola, raus! E mettete la sveglia quando andate a letto.”

“Non fare baccano, Italo, poi i vicini vengono da me a protestare!” implorò la moglie.

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (485)

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Dr J. Iccapot