Acrilico, 60 x 60 cm (2011)

 

Quando il grande nichilista Nietzsche parla della vegetazione della felicità con le seguenti parole “vicinissimo alle pene del mondo e spesso sul suo terreno vulcanico l’uomo ha creato i suoi piccoli giardini della felicità” intende la rassegnazione derivata dalla conoscenza, la pacatezza che spesso l’uomo sviluppa invecchiandosi.

La terra vulcanica, generalmente di un colore rosso-marrone è conosciuta per la sua particolare fertilità. E’ il colore della rassegnazione, il colore dell’agiatezza e della sicurezza. La forza vitale del rosso viene spezzata. Nell’arancione si intuisce ancora un po’ la forza del rosso, ma non appare più come un fuoco ardente e divampante, ma fa soltanto l’effetto di una sorgente calda, in particolare laddove diventa il colore marrone della terra. Un colore che conferisce un aspetto vagamente arcaico, comodo, persino un po’ piccolo-borghese e non vuole più evocare qualcosa di grandioso; rappresenta la rassegnazione, l’arrendersi al destino e la tipica saggezza dell’età avanzata. Ma in questo contesto rilassante riemergono dei ricordi, ricordi dei tempi passati quando il rosso era ancora il colore dominante. Dunque, il mondo probabilmente in nessuna epoca non era né meglio né peggio, è sempre stato quello che noi ne abbiamo fatto. E noi, gli esseri umani… ma questa sarebbe un’ altra storia.

Per accompagnare il tutto con un sottofondo musicale gratificante si potrebbe ascoltare il concerto per fagotto di W.A. Mozart. Questo è veramente un piccolo giardino della felicità.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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