Quando l’impiegata del Protocollo le riferì, quasi per caso, che la collega Marconi dell’Ufficio Passaporti era da mesi in aspettativa Carla si stupì: non aveva notato la sua assenza.

In effetti non erano amiche, non lavoravano neanche sullo stesso piano, ma a Carla sembrava una persona a modo e con lei scambiava volentieri quattro chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè o attendendo di timbrare il cartellino all’uscita.

“Non lo sapevi? – aggiunse seccamente l’impiegata del Protocollo – la figlia è malata e lei non se la sentiva più di venire al lavoro…quelli del Personale hanno sbrigato la sua pratica a tempo di record. Capirai, si tratta di una faccenda seria e quando ti prende a quell’età dicono sia peggio.”

Per deformazione professionale la signorina Baldi, detta Leccafrancobolli, era abituata a trattare le informazioni come meri dati da trascrivere nell’apposito registro del Protocollo e, di solito, si vantava di essere muta come una tomba riguardo alle notizie apprese per ragioni di  servizio; la ‘disgrazia’ però era già di pubblico dominio e le sembrava giusto che tutti in Prefettura fossero al corrente della situazione, nel caso si imbattessero nella Marconi per strada o in un negozio.

Carla aveva incontrato la figlia della collega solo una volta e di sfuggita, anni prima. Era venuta per vedere “dove lavorava la mamma”, una curiosità che quasi tutti i bambini manifestano, e si era intrufolata nella sua stanza, inseguita dal padre. Dopo tanto tempo non ricordava quasi nulla di lei, a parte una gran massa di ricci biondi.

“Fa lo stesso…adesso comunque non la riconoscerei più – pensò, sospirando all’idea degli anni trascorsi –  però deve essere ancora una ragazzina, perché la madre è del…-  Carla fece un rapido calcolo e si rese conto di avere ben dodici anni più della Marconi – com’è giovane…beata lei!”

Intanto aveva raggiunto la porta del suo ufficio ed entrò nella stanza con un’espressione tesa in volto: la notizia, anche se riguardava una persona quasi sconosciuta, l’aveva turbata.

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Rosanna Bogo

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