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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Johann Widmer

Aprile 2014 – Cose nascoste

Aprile 2014 - Cose nascosteAcrilico 70×70 cm (2014)

 

Ogni quadro nasconde un segreto.
Le cose nascoste sfuggono in gran parte col passare del tempo, stanno da qualche parte dietro il colore verde, dietro quel verde che spegne la nostra cognizione del tempo. Il verde non conosce fretta, diffonde calma e tranquillità. Il verde è devozione e dedizione, il verde non pone domande e non conosce dubbi.

Ma tuttavia rimane il segreto.
La nostra caratteristica è di svelare i segreti, di penetrare nel nascondiglio, nel buio, per portarli alla luce del sole. Investigiamo e ricerchiamo per capire meglio il nostro mondo e per poterlo spiegare. Vogliamo sapere invece di immaginare o credere.

Arriveremo magari al punto di sapere tutto o di credere di sapere ma forse riconosciamo poi di non sapere un bel niente, e che così tante teorie e spiegazioni derivarono da un errore concettuale o che parecchi enormi Big Bang erano soltanto flebili pernacchie e che il Bang finale ci aspetta davanti alla porta di casa.

Apparentemente tutto sta disteso davanti a noi come un ridente paesaggio.
Magari soltanto un sogno? Un incubo prima del brutto risveglio?
Rimane un segreto.

Fortunatamente tante cose ci rimangono nascoste poichè senza segreti saremmo davvero poveri.

(Traduzione di R. Battilani)

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Marzo 2014 – Bagliori – Una fiaba

Marzo 2014 - Bagliori - Una fiabaAcrilico 30×60 cm (14C01)

 

Bagliori all’orizzonte lontano.
Per alcuni significa l’avvicinarsi di un temporale, il maltempo o persino l’indizio di una infuocata e apocalittica fine del mondo. Un altro invece vi scorge la bellezza di uno spettacolo naturale o presume che dietro le montagne un fuoco pirotecnico sul lago stia terminando in modo dignitoso.

Nella nostra epoca isterica ci si aspetta sempre il peggio.
Il minimo segnale di fumo porta grande agitazione nel vespaio. Si sente ronzare e sibilare e fischiare e rumoreggiare, ma nessuno sa esattamente che cosa stia succedendo, poichè nemmeno presso le vespe esiste una informazione obiettiva e neutrale.
L’importante è che si faccia un gran bailamme.

Qui una famiglia di conigli sta cercando una nuova stalla, forse perchè quella vecchia puzza o perchè non offre protezione contro i predatori di conigli.

Ci sono due opzioni: o si trasloca nella stalla del circolo dei bottegai o in una che appartiene alla volpe. Nel primo caso si rischia che i conigli finiscano nella grande distribuzione a prezzi scontati, nel secondo caso è verosimile che la volpe chieda poi l’affitto in natura.
Secondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli i conigli hanno votato liberamente per la seconda possibilità.
Tumulto nel circolo dei bottegai e sdegno oltre il grande stagno del villaggio nel branco di lupi che già cacciò e azzannò a morte parecchi innocenti conigli.

I piccoli bottegai mostrano i muscoli. Il grasso bigatto bianco che si crede un fiero gallo sul mucchio del letame canta a più non posso e sbatte all’impazzata le sue ali immaginarie, essendo lui il grande capo di una potenza mondiale (Sire, lei ha letto troppi libri di Asterix!)
Anche gli altri piccoli bottegai digrignano i denti, stringono i pugni in tasca, roteando gli occhi. Il fatto che la volpe gli abbia rovinato un buon affare è troppo. Decisamente troppo!

Schiamazza l’oca, stride lo scarafaggio fra le tagliatelle, striscia l’orbettino, secerne muco e abbaia e urla e inveisce e grida e grugnisce e gracchia e al di sopra di tutto questo starnazza la gallina, la buona e cara madre chioccia che stende affettuosamente le sue ali sulla società adirata, per ristabilire la calma nella stalla.

E guarda un po’… tutti si accucciano e ascoltano il chiocciare monotono e soporifero della loro capa.
I bagliori si disperdono, l’incendio mondiale non avrà luogo e gli avvoltoi devono cercarsi una nuova vittima…

(Traduzione di R. Battilani)

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Febbraio 2014 – Il Principe di Legno

Febbraio 2014 - Il Principe di LegnoAcrilico 60 x 70 cm (P1401)

 

I colori terrosi come ocra, terra di Siena o terra d’ombra ci trasmettono quasi sempre solidità, intimità e attaccamento alla terra. Sono anche i colori della semplicità e della povertà. Ma trasmettono sempre un certo calore e fiducia. Una speranza silenziosa penetra con il giallo attraverso l’ocra rossiccio, è una luce che sfida ogni minaccia.

Per Kandinsky il colore marrone possiede un suono esteriore sottomesso dal quale ne scaturisce uno interiore forte e violento. “Attraverso l’uso del marrone si crea una indescrivibile bellezza interiore.”

É questa bellezza interiore che ci fa pensare al legno, alla terra calda e feconda e ad una vita gradevole, confortevole e protteta. Ma forse soltanto le persone che passano la loro vita sulla e con la terra lo vedono così, per gli altri “terra” significa sporcizia e sudiciume. Un berlinese vede magari nel color marrone solamente gli escrementi del cane e un pezzo di legno al naturale potrebbe recare disturbo all’unità architettonica di un appartamento moderno.

Il marrone caldo ci fa pensare alla vita e alla crescita, ma anche alla morte e alla putrefazione. Il marrone freddo indica terre magre o delle costruzioni audaci, di cemento, che dominano con una loro estetica, il paesaggio.

Questa ambivalenza grava sull’impiego dei colori terrosi, ma allarga le possibilità di vivere e interpretare un quadro.

Nella musica di Béla Bartok riemergono sempre di nuovo dei suoni della terra. Sarà forse per le molte indicazioni concernenti la musica popolare e il loro legame con la terra o forse è una particolarità della sua musica e della sua bellezza interiore. In ogni caso sono questi i colori, quando nel “principe di legno” gli alberi iniziano a danzare…

(Traduzione di R. Battilani)

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Gennaio 2014 – Aspettando la notte

Gennaio 2014 - Aspettando la notteAcrilico 40 x 80 cm (N14)

 

L’atmosfera della sera. Gli ultimi raggi del sole si spengono all’orizzonte e una brezza fresca scaccia l’ultimo calore del giorno. Un blu tenue alimenta ancora la speranza che dietro l’orizzonte ci sia un altro mondo ad aspettarci che al calare della notte seguirà una nuova mattina con la sua luce calda. Ma il blu scuro annuncia ancora la notte, un blu freddo con una freddezza che tocca il cuore, lasciando raggelare il sangue e distruggendo la speranza nel futuro. Il sipario dell’oscurità che fa oscillare la nostra anima tra paura e tranquilla attesa si posa sul nostro essere in modo protettivo e nel contempo soffocante.

Soltanto il sonno con il suo colore nero, muto, sfuma ogni colore.

Se ci sarà un risveglio dopo il sonno o se il gioco sia finito non è questione, adesso, il sonno ci dà la tranquillità di accettare quello che verrà…

Aspettando la notte. Cupo rullìo di tamburi che sfuma pian piano e infine tace. Il silenzio totale della notte si posa pesante sul paesaggio, tutt’al più interrotto brevemente dal grido di una civetta, ma anche questo non promette niente di buono…

Adesso occorre aspettare la mattina…

(Traduzione di R. Battilani)

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Dicembre 2013 – African Market

Dicembre 2013 - African MarketAcrilico, 30 x 60 cm (2013)

 

Quando Abdullah Ibrahim suona al pianoforte il brano “African Marketplace” ci si trova immediatamente trasportati in un altro mondo. In un mondo di calore umano e gioia di vivere vera, mista coi problemi quotidiani e l’angoscia per il futuro che vengono sopportati con tranquilla riservatezza. Gioia di vivere e preoccupazioni abitano molto vicine, qui ci sono ritmi caldi accanto a sfumature che, tramite piccole pause e rallentamenti, producono delle tensioni e in queste brevi pause, tra i suoni, prendiamo atto del contenuto della storia. I racconti che rappresentano i sentimenti vitali africani senza falso pathos e senza la solita atmosfera esotico-etnica sono delle storie o immagini variopinte della vita quotidiana, raccontate magistralmente con la musica o dipinti.

Il mercato africano che si svolge a sud del Sahara è completamente diverso dal Souk o dal Bazar del mondo arabo. Non c’è il groviglio dei vicoli stretti e gallerie scure ma una piazza aperta sotto l’immenso cielo tropicale, con ombre blu sotto gli ombrelloni e le stoffe colorate delle donne. Non è un mondo di soli uomini che mercanteggia e commercia, spesso ci sono delle donne forti con le spalle larghe, spalle che possono e devono portare delle responsabilità. Ma anche loro sanno mercanteggiare bene, ma anche ridere di cuore.

Non è nemmeno un mercato che serve come soggetto fotografico per i turisti, questo è il cuore della società, della micro-economia, la misura del benessere o della miseria di una regione. Sia la vecchietta sdentata che offre tre manghi raggrinziti accanto a un mucchio di vestiti usati provenienti dal benessere europeo che aspettano clienti, siano montagne di ananas appena raccolti o pezzi di ricambio per le moto ed elettrodomestici nuovi che vengono offerti, tutto questo dimostra lo standard di vita di una regione.

A noi europei l’Africa è estranea per molti aspetti, rimane opaca alla nostra superficiale curiosità e alla quale ci precludiamo spesso l’accesso con i nostri atteggiamenti di superiorità. Ma l’Africa non è soltanto safari, caccia grossa e bellezza della natura. In Africa vivono degli esseri umani, non dei “selvaggi primitivi”, l’Africa è il continente del futuro se trova la sua propria anima, se l”African Market” non funge da svendita del continente…

Per concludere vorrei ricordare un grande africano, recentemente mancato, Nelson Mandela.

(Traduzione di R. Battilani)

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Novembre 2013 – Bella città

Novembre 2013 - Bella cittàAcrilico, 50 x 50 cm (2013)

 

Sotto torri dorate, macchiate di verde, una calda luce fluttua attraverso le viuzze color ocra; calli solitarie tra silenziose piazze con ombre blu sotto vecchi castani con panchine marcite, strettamente appoggiate ai ruvidi tronchi – un vegliardo torto sonnecchiando le ultime ore della sua vita nel mite crepuscolo – un gatto dormiente in uno sprazzo di luce del sole che a malapena trapassa il fitto fogliame – sassi rovinati dal tempo coperti di verde muschio con vaghi segni che avevano, al tempo, un significato – oggi ancor solo testimoni di un passato remoto, quando s’udiva lo scalpiccìo degli zòccoli dei cavalli sul selciato, quando la vita variopinta animava le strade, quando le donne si vestivano con crinoline e gli uomini portavano rigidi cappelli neri, quando il ponte di pietra, adesso crollato, collegava due rive oggi estranee; veniva musica allegra da una barca che si lasciava trascinare dall’acqua marrone sotto imponenti archi di pietra…

L’acqua scorre ancora, marron-giallo, come il suono profondo di uno strumento ad arco e al di sopra di esso un vento lieve, trillo di flauto, immagine riflessa della città, sfocata e vaga, roseto che da un giardino trasandato si china verso l’acqua…

Il sonno della “bella addormentata” di una bella città.

Prima o poi un principe la sveglierà con un bacio e lei risorgerà, sorridente, e i suoi ochi brilleranno e un bagliore splenderà su di lei, come una volta…

Un breve ascolto della “Moldau” di Smetana.

Una composizione dipinta di una rara varietà cromatica…

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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Ottobre 2013 – Variazioni

Ottobre 2013 - VariazioniAcrilico, 40 x 60 cm (2013)

 

… e soggiogatevi la terra…

Così ci è stato detto. Abbiamo soggiogato la terra fin dov’era possibile con le nostre forze, ma dove la forza delle nostre mani non era sufficente, abbiamo creato la macchina, il “Golem” senza volontà che lavora per noi e che ci prometteva un’epoca d’oro.

L’epoca della macchina era arrivata.

Dominavamo il mondo finchè ci siamo resi conto che era anche la macchina a dominare noi.

Abbiamo sacrificato la contemplazione alla reazione veloce, e lo sguardo fisso sul tachimetro, sul display e sullo schermo, ci impedisce di guardare in modo sognante il passaggio lento delle nuvole nel cielo, nuvole autentiche, non pilotabili da nessuna Playstation.

Noi siamo mobili finchè c’è benzina nel serbatoio.

Il computer ci serve come cervello sostitutivo, è il nostro “Golem” mentale.

Il telefono senza filo è il nostro cordone ombelicale con l’ambiente.

Noi twittiamo, facebookiamo e googleiamo più velocemente del nostro pensare.

Chi sa wikipediare ha una risposta per tutte le domande.

Noi siamo la vetta della creazione, ma sotto la nostra corona ci sta spesso una testa avvizzita con connessione wifi.

Siamo sempre informati in modo più veloce e migliore finchè non riusciamo nemmeno più a distinguere la verità dalla menzogna.

Leggi e regole procurano ordine e tranquillità. Ci offrono una specie di gabbia per conigli sicura finchè raggiungiamo la maturazione per il macello.

Per questa gabbia di conigli dobbiamo pagare persino un affitto, molti soldi.

In questo momento il denaro è il mezzo più efficace di repressione, quello che Dio nella Genesi ha clamorosamente trascurato.

Intanto sappiamo che Dio è morto e che il denaro è vivo.

La religione è l’oppio per l’uomo e il denaro il suo unico Dio…

che ha soggiogato la terra…

Come musica di sottofondo – della quale non possiamo più fare a meno – si presta bene la sinfonia nr. 10 di Schostakowitsch…

(Traduzione di R. Battilani)

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Settembre 2013 – Rosso movimentato

Rosso movimentatoAcrilico, 50 x 50 cm (2013)

 

Periodicamente ritorna la domanda su come nasce un’opera d’arte, da dove l’artista riceve la sua creatività, da dove prende le idee e come fa a mantenere viva la sua ispirazione. Poi arrivano le solite domande del perchè, per che cosa, per quale motivo…

Come se si potesse arrivare ad una facile risposta.

Ma non c’è.

Sono stati scritti grossi volumi su questi argomenti, costruite delle teorie, delle ipotesi e si è discusso a lungo. Tutto questo ha raramente portato a delle risposte soddisfacenti.

L’autore che si avvicinò forse di più fu Alain (E.A. Chartier / 1868 – 1951). La sua opinione era che “il fare è la sorgente del bello” e che “l’arte è una forma del fare e non del pensare”. (Préliminaires à l’esthétique / Nov. 1935).

“Di solito ci si chiede che cosa abbia progettato l’artista e di seguito si paragona con il risultato. Ma la natura della pittura è l’attività del dipingere. Fino a quando l’artista non ha tirato la prima pennellata di colore i suoi pensieri sono sospesi nel vuoto e la sua forza di immaginazione si prende gioco di lui, con la brillante promessa del possibile. Ma una volta cominciato il suo lavoro subentra la dinamica propria dell’azione: quello che fa momentaneamente si misura con quello già fatto e cresce lentamente, passo per passo, al di là di quello che voleva fare.”

(Traduzione di R. Battilani)

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Agosto 2013 – Paura

Agosto 2013 - PauraAcrilico, 50 x 60 cm (2013)

 

Quando i colori sbiadiscono, quando perdono la loro vivacità e scuriscono sempre di più, in quel momento si adombrano anche i grandi sentimenti; la risata diventa una boccaccia, il viso raggiante una smorfia. E dietro questa smorfia covano il disagio, la desolazione, la paura. Il sistema nervoso si trova in uno stato d’allarme. La quoitidianità delle cose si trasforma in un mondo pieno di pericoli, di minacce e di oppressione. I sensi si preparano alla fuga, ma la paura li accompagna, penetra sempre di più nel cervello e paralizza qualsiasi iniziativa.

Certe ombre grigie si posano sopra la luce, il bianco diventa un grigio sporco, l’azzurro chiaro si ritira in sè stesso, diventa scuro e immobile, il rosso perde il suo fuoco e il suo calore e sprofonda nell’oscurità.

Contorni neri dominano il quadro.

Paura.

(Traduzione di R. Battilani)

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Maggio 2013 – Carosello

Acrilico, 40 x 50 cm (2013)

 

I colori caldi sono sempre una gioia per gli occhi, una festa per l’anima e le forme rotonde danno la sensazione di protezione e di intimità.
Infanzia.

Pensando all’infanzia ogni persona pensa inanzitutto alla propria, quel ricordo lontano e offuscato, al “paese che esita a lungo prima di inabissarsi” (Rilke).

È il mondo dello stupore (una candela accesa sul tavolo), dei miracoli (un cavallo capace di nascondersi nel guscio di una chiocciola), della felicità indescrivibile e delle lacrime calde, colme di presentimento del dolore e della sofferenza.

I giocattoli erano ancora semplici, magari un ceppo di legno che – secondo l’occasione – poteva essere utilizzato come una locomotiva fumante e ansimante o come un bombardiere quadrimotore.

I colori sgargianti e vivacissimi del “mondo di plastica” arrivarono molto più tardi.

La vita trascorreva tranquilla, ma non priva di eventi.

I giorni avevano i loro alti e bassi. I piedi nudi nell’erba bagnata e fredda, quando in autunno si dovevano raccogliere le mele cadute a terra facevano parte delle cose sgradevoli; ancorchè ci assicuravano che questo ci avrebbe utilmente temprato, anche se si stava meglio coi piedi caldi.
Uno dei rari grandi eventi dell’anno era la sagra del paese. Verso la fine dell’estate arrivava il giostraio con un carosello, azionato da alcuni robusti giovanotti; in più c’erano delle altalene in forma di barchetta e il barracone del tiro a segno, dove i bravi tiratori venivano premiati con delle rose di carta crespa.

Al di sopra di tutto questo aleggiava “il profumo della sagra”. Odorava di croccante di mandorle, di salsiccie fritte, di birra rovesciata e odorava di “uomo”, un odore tra acqua di Colonia, stalla e sudore.

All’interno del carosello suonava un organo meccanico, alimentato da nastri di carta perforata. Il giorno intero suonava le stesse tre o quattro melodie. Quasi un Rondò, che teneva insieme i cavallini variopinti nel loro percorso circolare in modo da non farli scappare per galoppare sui prati.

Più tardi nella vita il carosello perde il suo fascino, forse perchè la nostra vita gira troppo spesso in cerchio o sulle “montagne russe”.

Ogni tanto bisognerebbe ammirare questo particolare gioiello: la poesia “il carosello” di R.M. Rilke.

(Traduzione di R. Battilani)

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot