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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Informatica

Al Dio Precario – 3

Terza e ultima parte.

Qui la seconda parte.

La notizia dell’incidente si diffuse tra i dipendenti della INTERLIFE la mattina seguente: la polizia non aveva trovato i documenti di Andrea ma, da una tasca, era saltato fuori, ancora leggibile, un foglietto con il numero telefonico della signorina Samantha, segretaria factotum dello Sgamba.

Vittorio, accusando un inesistente malore, corse subito all’ospedale con un’enorme valigia piena di biancheria, pacchi di biscotti, cioccolata, succhi di frutta, asciugamani, sapone, dentifricio, libri e giornali.

Andrea era ancora sotto sedativi e appena lo riconobbe. L’infermiera del Reparto Psichiatrico, immobile accanto alla porta della stanza, guardò tutto quel ben di dio che Vittorio cercava di sistemare nel comodino o sotto il letto dell’amico con un risolino sprezzante. Poi, tirando fuori una vocina acida che istigava all’omicidio, disse:

“S’è dimenticato di portare anche l’armadio quattro stagioni, per il suo amico. Noi non ci s’ha, un siamo mica l’Albergo Imperiale.”

“Lo so chi siete e proprio per questo ho messo in valigia anche le cose che dovrebbe passare l’Ospedale…caso mai qualcuno le avesse dirottate a casa propria, per arrotondare, tanto gli zombi che tenete qui neanche si ricordano se hanno mangiato o no.”

“Che per caso insinua qualcosa? Guardi che chiamo il Primario!” rispose prontamente la donna, mettendosi sulle difensive: quello non era un paziente e aveva l’aria di essere non solo perfettamente sano di mente ma anche di  molto incavolato.

“Non occorre, Madre Teresa, vado io a parlare col suo capoccia” disse Vittorio uscendo.

Trovò il Primario in corridoio, già con il cappotto in mano.

“Bruni, il suicida della stanza 15, non ha problemi mentali – disse Vittorio – io lo conosco bene, è solo un ragazzo disperato…prometto di occuparmi di lui, se vuole mi impegno anche per scritto…qui in città non ha parenti e io posso ospitarlo.”

Il Professore rimase per qualche secondo pensieroso, poi decise di non rischiare: quel giovanotto, proprio perché non era matto, aveva tutte le caratteristiche del recidivo organizzato.

Così Andrea uscì dall’Ospedale solo alla scadenza del periodo di degenza stabilito dal protocollo dell’Azienda Ospedaliera per la sua patologia psichiatrica; nel frattempo la bronchite si era aggravata ma per, andare nel reparto di pneumologia, doveva passare dal Pronto Soccorso.

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Rosanna Bogo

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Al Dio Precario – 2

Seconda parte.

Qui la prima parte.

Il generoso amico di Andrea abitava in un monolocale carino, arredato di tutto punto, e la serata fu piacevole: Vittorio se la cavava come cuoco e a tavola raccontò certe sue avventure ‘professionali’ al limite del comico, con un manager davvero fuori di testa.

“Meglio matto che cattivo come Sgamba” commentò Andrea.

“Però poi il mio pazzerellone ha mandato la ditta a gambe all’aria. I negrieri strappano la pelle ai lavoratori e tengono a galla la barca… è proprio il  sistema del mondo che è sbagliato.”

Andrea parlò dei genitori, poveri contadini dell’Appennino che di continuo gli chiedevano di tornare a casa, almeno con loro avrebbe mangiato e dormito nel suo.

“Tanta gente che ha studiato torna a lavorare la terra, magari produce ‘biologico’ – osservò Vittorio – avere un padre esperto può essere un vantaggio.”

“A me non piace l’odore della stalla e poi di roba sana ne ho già mangiata a sufficienza da ragazzo – replicò Andrea, un po’ irritato – non ho studiato duro, sempre con l’incubo di perdere la borsa di studio, per fare il contadino…m’intendo di Economia, io, non di maiali e castagne!”

“Tra competenze e lavoro oggi non c’è più corrispondenza, però capisco che quel genere di vita sembri più attraente a chi non lo conosce per esperienza diretta – disse, conciliante, Vittorio – anche ora, comunque, non ti occupi di trend e spread.”

“Quattro anni fa il padre della mia fidanzata mi ha pagato un corso di “Architettura Web”, è stato utile per cominciare a lavorare.”

“Un uomo generoso…tu e la tua ragazza dovreste fargli un monumento!”

“Non è più la mia ragazza – rispose rattristandosi Andrea – si è stancata di aspettare e ha sposato un altro… un fornaio.”

“Mica scema, un marito che sta fuori di notte… noi informatici invece siamo sempre lì, in casa, attaccati al computer come paguri – commentò scherzosamente Vittorio, per alleggerire l’atmosfera – vieni, ti faccio vedere un nuovo gioco che ho sul mio portatile.”

Il computer di Vittorio era l’ultimo modello della Apple… roba da ricchi, adatto per fare lavori di qualità!

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Rosanna Bogo

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Al Dio Precario – I

Prima parte.

Andrea camminava lentamente, lo sguardo fisso ai lastroni sconnessi che pavimentavano il Corso, orgoglio della competente U.O. (Unità Operativa) comunale e campo di battaglia dove spesso cadevano, imprecando contro il sindaco, anziani traballanti e donne con tacchi a spillo. Anche se l’aria autunnale conservava un piacevole tepore settembrino, teneva le mani infilate nelle tasche del bomber, così poteva rimbalzare tra i passanti frettolosi come una palla imbottita, limitando l’effetto dei continui urti e impigli dovuti a quel suo modo di avanzare a testa bassa.

Non aveva voglia di salutare eventuali conoscenti, perdere tempo per cortesia, ascoltare o raccontare inezie… e poi, perché doveva alzare gli occhi? ormai conosceva tutti i muri, gli angoli, i negozi di quella strada e guardare nelle vetrine cose che non si possono comprare a che serve? Lui non sognava più, da tanto tempo.

Come molti ragazzi della sua età, portava vistosi auricolari bianchi ficcati nelle orecchie ma non ascoltava musica a tutto volume: di prima mattina il chiacchiericcio a vuoto della gente nel tram e per la strada, i rumori acuti dei motorini, gli urli degli infanti, le risate smodate degli adolescenti lo nauseavano e così aveva trasformato le cuffiette di uno scassato ipod in occulti tappi, ideali per isolarsi temporaneamente dal mondo.

Chi lo incontrava, a quell’ora, poteva scambiarlo per un vagabondo senza meta o un alienato perso nei suoi incubi eppure, entro le otto, doveva assolutamente trovarsi all’altro capo del Corso, davanti al numero 97, un edificio, basso e stretto nobilitato da false bifore medievaleggianti. A livello della strada troneggiava il negozio INTERLIFE di Sgamberoni rag. Alfiero, al piano nobile si allocava l’appartamento privato del proprietario e, nel mezzanino, lavoravano i collaboratori esterni della ditta dedita, come rivelava un’insegna scritta in improbabili caratteri gotici, alla creazione di “Siti web su misura”.

Non a caso il padre del sig. Alfiero, Foresto, per quarant’anni aveva esercitato, proprio in quel luogo, la professione di sarto per signora, sempre marcato ‘a uomo’ dalla moglie Marisa, brava modista-ricamatrice e, soprattutto, Argo molto apprezzato dai mariti delle clienti. Lavorando e risparmiando Foresto e Marisa avevano comprato l’immobile e fatto studiare il loro unigenito Alfiero… dimostrando così che anche dalle migliori intenzioni può derivare un gran male.

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Rosanna Bogo

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Mario e Luigi

«Mario!», disse una voce d’uomo nella strada affollata di persone a caccia degli ultimi regali di Natale.

Mario aveva sentito chiamare ma non pensava si rivolgessero a lui: aveva un nome comune e lì, in quella città, non conosceva nessuno.

«Mario!!» insisté la voce, un po’ più vicina; Mario dette una veloce occhiata in giro ma, a causa di una sua parziale sordità all’orecchio destro, non fu in grado di stabilire da dove provenisse il richiamo. E poi, chi mai poteva essere? Cercavano di certo qualcun altro.

«Mario, finalmente! Ma non mi hai sentito?» disse la voce accanto a lui, mentre una mano senza guanti gli batteva sulla spalla. Mario si dovette fermare per forza e si voltò per capire chi era che lo aveva riconosciuto. Ci mise qualche secondo: possibile, Luigi? «Luigi, quanto tempo, come stai?» e strinse la mano al sessantenne minuto, i capelli a spazzola ormai completamente bianchi, la faccia grinzosa con due occhi celesti ancora vivacissimi.

Luigi lo volle addirittura abbracciare, bloccando il passeggiare svelto di chi li circondava; per un po’ sembrarono entrambi emozionati. Mario si riprese; rimise velocemente le mani nelle tasche del giaccone «Devo aver lasciato i guanti in macchina» fece a Luigi «e stasera fa un bel freddo! Vieni, andiamo a scaldarci» ed entrò in uno dei bar più ‘in’ del corso. Luigi lo seguì ma, mentre Mario si dirigeva al bancone, Luigi prese posto ad un tavolo libero, un po’ in disparte.

Mario fece retromarcia. «Ecco, ora si siede anche al tavolo» pensò preoccupato. «Cosa prendi?» «Un cioccolato bollente con panna e biscotti: mi sembra l’ideale no? Così ci scaldiamo!» «Un cioccolato…» «..con panna!» « ..con panna e dei biscotti e un decaffeinato» ordinò svelto al cameriere che si era avvicinato, solerte.

«Un decaffeinato?» fece Luigi. «Eh sì, ormai… il cuore, sai… non va più tanto bene» rispose Mario.

«Ma insomma, dimmi di te, sono 5 o 6 anni che non ci vediamo più. Sei sempre a Firenze? Che ci fai qui, in provincia?» Mario aveva bevuto rapidamente il suo caffè, sperando che anche Luigi facesse in fretta. Luigi, invece, si era messo con calma a zuppare un biscotto nella cioccolata bollente, di cui aveva assaggiato golosamente un paio di cucchiaini, colmandoli di panna. Guardava il liquido scuro e viscoso e mordeva la parte terminale del biscotto con avidità, viziosamente, gustandone in bocca tutto il calore e la mollezza.

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Dr J. Iccapot

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Il direttore del carcere

Per molti anni ho avuto un aspetto giovanile. La mia faccia e il mio modo di fare erano, per così dire, in “conflitto” con il dato anagrafico e molti si meravigliavano quando un documento o un’affermazione buttata lì per caso rivelavano che da un bel po’ avevo superato la boa della quarantina.

Il tempo però, da qualche anno, si è preso la sua rivincita ed ora sembro quello che sono, un vecchio, non nel senso più comune del termine e, tanto meno, in rapporto ai parametri dell’INPS, ma di certo secondo la scala di valori che vige nell’ambiente professionale in cui ho sempre lavorato, l’informatica. Non esiste attività in cui l’obsolescenza delle competenze sia più rapida e l’età degli addetti più bassa, tutto corre a velocità folle, trascinato dal turbine Internet e dai continui progressi tecnologici.

Io mi sono fatto le ossa nei lontani anni ’80, conosco programmi, sistemi operativi e computer ormai entrati nella leggenda, vera archeologia tecnologica ma tutto questo serve, al massimo, per fare conversazione: può capitare che durante una pausa in ufficio o uno spostamento in auto, per distrarsi, qualche collega incuriosito mi chieda notizie su com’era la vita di noi “informatici preistorici”, costretti a “combattere” armati di basic, minuscoli dischi fissi e ridicoli floppy o nastrini. Ho tre decenni d’esperienza alle spalle ma, contrariamente alle altre professioni, per l’informatico l’accumulo di sapere è inutile: non conta ciò che sapevi ieri, o cinque minuti fa, ma ciò che saprai domani. Da questo punto di vista mi posso definire davvero vecchio.

Per carattere sono estroverso e mi piace stare al centro dell’attenzione: quando faccio lunghi viaggi in treno o mi trovo nella sala d’aspetto del dottore, per vincere la noia, cerco sempre di attaccare discorso con i vicini e, di solito, rivelo subito la mia professione, perché so che suscita ancora un certo interesse nei profani, soprattutto di una certa età: ovviamente in queste situazioni non parlo di argomenti tecnici ma racconto aneddoti della mia vita professionale. In tanti anni di lavoro ho conosciuto un’infinità di persone e mi piace tirare fuori qualche fatterello divertente che ha per protagonista un mio cliente o uno dei miei innumerevoli datori di lavoro: a volte, lo ammetto, devo sembrare persino un po’ querulo, comunque posso vantarmi di avere in repertorio un buon numero di storie risalenti all’età “eroica” dei programmatori.

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fuchs

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot