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	<title>Scrivolo &#187; Halloween</title>
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		<title>Finalmente Halloween</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 06:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr J. Iccapot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Dolcetti]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Strega]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton3032" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FmcPhr&amp;via=scrivolo&amp;text=Finalmente%20Halloween&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F10%2Ffinalmente-halloween%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/10/Dolcetto-o-scherzetto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3033" title="Dolcetto o scherzetto" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/10/Dolcetto-o-scherzetto.jpg" alt="" width="400" height="354" /></a></p>
<p>Filippo stava per uscire di casa quando, dalla camera da letto, sua moglie gridò: &#8220;Prendi il cappello, che fuori fa freddo!&#8221; Già, il cappello; non lo aveva preso.</p>
<p>Come facesse sua moglie Elvira, rannicchiata nel caldo del letto, a sapere che fuori faceva freddo e, soprattutto, che lui non aveva preso il cappello, era un mistero su cui non valeva la pena indagare, anche perché rischiava di arrivare in ritardo al lavoro.</p>
<p>“Me lo metto, stai tranquilla!” rispose Filippo, tornando sui suoi passi. Aprì il guardaroba e scelse una coppola: marrone, per rimanere in tono con il cappotto color cammello che indossava.</p>
<p>D’inverno Elvira aveva la fissa del cappello; lo costringeva a tenerlo sempre in testa con la scusa che ‘nelle sue condizioni’ rischiava di prendersi un brutto colpo di freddo ogni volta che metteva il naso fuori di casa. In effetti la capigliatura di Filippo, anno dopo anno, si era diradata e un cappello, oltre a tenere al caldo il suo cranio lucido, nascondeva la calvizie. &#8220;Non mi piacciono né gli uomini grassi né quelli calvi&#8221; ripeteva spesso la moglie. Non voleva che ingrassasse: la pancetta che arrivava con la maturità era notoriamente nociva. Filippo era rimasto longilineo ma contro la calvizie, ahimé, non c&#8217;erano stati rimedi.</p>
<p>Con le chiavi già in mano per aprire il portoncino dell&#8217;appartamento, ben attrezzato per affrontare la giornata fredda, fu raggiunto da un nuovo richiamo: &#8220;E stasera ricordati di entrare dal giardino!&#8221;</p>
<p>Filippo si fermò: perché diamine doveva rientrare passando dal cancelletto del giardino? Era una qualche nuova stravaganza della moglie? Rimase un attimo con il mazzo di chiavi a mezz&#8217;aria, poi chiese perplesso &#8220;Perché?&#8221;</p>
<p>La voce della moglie, ancora assonnata, aveva il tono di un rimprovero: &#8220;Oggi è Halloween, te lo sei scordato?&#8221;</p>
<p>&#8220;No, come potrei! “ rispose Filippo, che proprio se ne era dimenticato.</p>
<p>Poi aggiunse “A stasera!&#8221; e uscì di casa.</p>
<p><span id="more-3032"></span></p>
<p>La notizia comunicata dalla moglie lo aveva raggelato ben più della tramontana tagliente che lo fece rabbrividire appena girato l&#8217;angolo di casa.</p>
<p>Da tempo, ormai, la ricorrenza americana aveva preso piede anche nel suo quartiere, di solito molto tranquillo. La sera di Halloween sciami di bambini si aggiravano per le strade, accompagnati da qualche mamma o da qualche sorella maggiore, e suonavano i campanelli per chiedere dolcetti.</p>
<p>All’inizio sembrava un carnevale fuori stagione ma, negli ultimi anni, i piccoli questuanti erano diventati sempre più insistenti e molesti: per fare le loro richieste circondavano qualche malcapitato che rientrava a casa, si attaccavano ai campanelli e, se nessuno si faceva vivo, iniziavano a schiamazzare come cornacchie oppure prendevano a calci le porte che non si aprivano. Gli adulti che accompagnavano i bambini, invece di rimproverare i piccoli teppisti, si lasciavano coinvolgere nella chiassata o addirittura fomentavano la confusione.</p>
<p>Filippo non aveva un carattere socievole e trovava i bambini insopportabili (lui e sua moglie non avevano avuto figli, &#8220;Per fortuna&#8221;, come precisava quando veniva interpellato sull’argomento). Odiava il loro strepitare continuo, le corse e gli urli nei corridoi del condominio, la maleducazione e la prepotenza che le piccole belve manifestavano sin dai loro primi anni di vita. E odiava Halloween perché offriva un alibi per dare sfogo ai comportamenti più incivili.</p>
<p style="text-align: center;">-</p>
<p>Quando entrò in ufficio era ancora scuro in volto; Laura, l’addetta alla reception, una briosa ragazza fulva e tondetta, lo accolse con un gran sorriso:</p>
<p>&#8220;Buon Halloween!&#8221; disse sorridendo. Per Filippo l’augurio aveva il sapore del motteggio. Accanto alla targa in plexiglas e alluminio, con il nome della ditta, faceva bella mostra di sé una zucca di un arancione vivo, intagliata a regola d&#8217;arte, al cui interno si accendeva una luce intermittente che simulava, con grande realismo, il tremolare di una vera candela.</p>
<p>&#8220;Me l&#8217;ha regalata il mio fidanzato &#8211; aggiunse la ragazza, seguendo lo sguardo di Filippo &#8211; io l&#8217;ho portata qui per fare un po&#8217; di atmosfera. Non è spaventosa?&#8221; Evidentemente trovava la messa in scena divertente.</p>
<p>&#8220;Ti travesti da strega, stasera?&#8221; domandò Filippo, facendo appello a tutta la sua affabilità per non andarsene immediatamente in ufficio. Gli occhi verdi della ragazza brillarono:</p>
<p>&#8220;Certo! E lei da cosa si traveste?&#8221; chiese premurosa.</p>
<p>&#8220;Da morte secca! Per travestirmi basta poco, ho già il <em>physique du rôle</em>?&#8221;, rispose Filippo, che, ritenendo di aver compiuto il suo dovere di collega educato, si diresse a passi lunghi verso la sua scrivania, senza aspettare una replica.</p>
<p>Anche l&#8217;atmosfera in azienda, quella mattina, era condizionata dalla festività; i salvaschermo sui video erano fantasmi che comparivano e scomparivano, streghe che volteggiavano a cavallo di una scopa, pipistrelli che svolazzavano qua e là e gatti neri che, soffiando, arricciavano il pelo impauriti camminando sopra le e-mail, il tutto accompagnato da ululati, gemiti e rumor di catene.</p>
<p>Qua e là, sulle scrivane c&#8217;erano delle piccole zucche di plastica con ghigni che volevano essere satanici, scheletri impiccati ad assicelle di legno, pupazzetti di pipistrelli dormienti a capo all&#8217;ingiù o appesi ad ali aperte tramite un apposito sostegno e qualche invisibile filo di nylon. I dipendenti scherzavano mostrandosi a vicenda le <em>app</em> per gli <em>smartphone</em> acquistate per l’occasione.</p>
<p>Filippo sapeva che avrebbe dovuto sopportare per tutto il giorno anche quelle sciocchezze, pronto a scherzare sull&#8217;argomento con i colleghi, per poi chiudere la serata, a casa, vittima dei piccoli barbari travestiti da fantasmino o da strega.</p>
<p>Quella sera, però, sarebbe stato diverso: lui e sua moglie avevano deciso di smettere il loro &#8216;abito&#8217; asociale e farsi trascinare dalla festa; si erano davvero organizzati bene. Avevano comprato per tempo i loro travestimenti, un mucchio di addobbi per &#8216;orrificare&#8217; l&#8217;ingresso del loro appartamento, una gran quantità di dolcetti vari e poi&#8230; poi anche qualcosa di molto speciale.</p>
<p style="text-align: center;">-</p>
<p>Quando rientrò a casa il freddo era pungente e la luna in cielo occhieggiava tra le nuvole. Ormai era notte e qua e là si cominciavano a sentire le vocine acute dei piccoli assalitori.</p>
<p>Con passo deciso guadagnò la via per il giardino di casa e si chiuse alle spalle il cancelletto: il primo contatto con il nemico era stato brillantemente evitato.</p>
<p>Entrò in casa e si diresse in salotto: nella stanza si trovavano gli arredi necessari per addobbare l’entrata dell&#8217;appartamento. La moglie era già al lavoro, stava appendendo pesanti tendaggi neri alle pareti dell’ingresso. Un lugubre telo, steso tra la libreria e l’attaccapanni creava una specie di tunnel, un oscuro antro da catacomba che occupava tutto il corridoio; le lampade dell&#8217;ingresso erano state sostituite con tenui lucette colorate di rosso.</p>
<p>Filippo prese un CD che aveva preparato da tempo e lo inserì nel lettore, pronto a sparare cento watt di terrore. Poi, in camera da letto, mise il suo costume: una calzamaglia nera da scheletro, decorata con realistici ossi di plastica, un passamontagna in tinta, un&#8217;orribile maschera da teschio e un mantello da conte Dracula.</p>
<p>Anche la signora Elvira, dopo aver dato gli ultimi ritocchi all’addobbo funebre del corridoio, indossò il suo costume. Aveva preparato un travestimento a metà tra la befana e una vecchia cartomante: una veste zingaresca rossa, catene e ciondoli tintinnanti, una parrucca color carbone e un orribile naso aquilino con tanto di neo peloso. Per l’occasione aveva dato sfogo alla sua passione indossando un cappellaccio a punta dalle tese incredibilmente larghe.</p>
<p>Elvira e Filippo si aggiustarono a vicenda le vesti e il trucco, poi sistemarono sul tavolo di cucina alcuni cestini di vimini traboccanti di dolcetti, caramelle, cioccolatini e bottigliette dal contenuto imprecisato.</p>
<p>Dopo una mezz’ora fuori dal portoncino si udì un gran scalpiccio. Vocine acute bisbigliavano e ridacchiavano accanto al portoncino: il momento tanto atteso era giunto. Qualcuno suonò il campanello ma con poca convinzione: tutti sapevano che &#8216;quelli lì&#8217;, una coppia di vecchi antipatici, non avrebbero mai aperto; lui poi reagiva sempre con rabbia quando lo circondavano e facevano il girotondo gridando “Dolcetto o scherzetto” e quando, alla fine, riusciva a rompere il cerchio, se ne andava infuriato, borbottando “Andate al diavolo, voi e il vostro Halloween, razza di maleducati!”</p>
<p>Questa volta però le cose presero una piega inaspettata; la porta lentamente si socchiuse ma nessuno fece capolino da dietro l’anta: la casa era al buio e sembrava disabitata.</p>
<p>I ragazzini, stupefatti e intimoriti, rimasero immobili ma i più audaci del gruppo, superato l’iniziale spavento, si avventurarono oltre la soglia. Subito le lucine rosse del corridoio si accesero e, in fondo al tunnel artificiale creato dai tendaggi apparve una strega davvero brutta. La vecchiaccia ghignò e, rivolgendosi ai piccoli invasori con voce melliflua disse:</p>
<p>&#8220;Venite, carini, venite! i dolcetti sono qui!&#8221;</p>
<p>Per essere più convincente la strega mostrò un cestino colmo di pacchettini colorati e di caramelle.</p>
<p>A quel richiamo anche i bambini rimasti fuori si fecero coraggio ed entrarono spintonandosi. Volevano la loro parte! Quando già stavano per arraffare tutto quel ben di dio, di dolciumi la casa, all’improvviso, si riempì di rumori paurosi, catene trascinata, strida di pipistrelli, ululati e urla agghiaccianti; le lucine rosse divennero intermittenti e i bambini si ritrovarono quasi al buio, in un tunnel senza uscite, circondati da ombre spaventose e suoni terribili. Senza contare la brutta strega che, allungando una mano, avrebbe potuto afferrarli per i capelli.</p>
<p>Dopo qualche secondo un grido altissimo e disumano coprì tutti gli altri rumori, sembrava il lamento di una creatura dilaniata da una belva: era la colonna sonora che annunciava l’entrata in scena del signor Filippo, o meglio, della morte secca fosforescente.</p>
<p>Il padrone di casa fece irruzione nel corridoio emettendo grida gutturali: comminava con il passo rigido degli zombi, minacciando a gran voce di portare nel suo antro tenebroso il primo bambino che avesse afferrato. Mentre avanzava, attraverso le occhiaie cave della sua maschera da teschio, fissava i piccoli appassionati di Halloween che, per darsi coraggio si stringevano tremando tra loro.</p>
<p>Quandola Morteallungò la mano per catturare la sua prima vittima i bambini si precipitarono urlanti fuori dall’appartamento, lasciando a terra i dolcetti che avevano arraffato nei cesti della strega; i più piccoli cominciarono a piangere convulsamente abbracciati alle gambe della ragazza che li accompagnava e, per riportarli a casa, fu necessario chiamare i genitori.</p>
<p>Filippo ed Elvira, nel frattempo, si erano sdraiati sul divano del salotto e ridevano, ridevano fino alle lacrime. Volevano davvero divertirsi con la morte, le streghe e i fantasmi: eccoli serviti.</p>
<p>Una madre bussò con rabbia alla loro porta per protestare: era indignata. Spaventare così delle povere creature era un’infamia, una dimostrazione d’insensibilità!</p>
<p>Filippo però trovò subito il modo per tacitarla:</p>
<p>“Ma via, signora! – disse con tono gioviale &#8211; i bambini in fondo si sono divertiti… e anche noi! Il bello di Halloween non è forse scherzare con la paura? rida anche lei!”</p>
<p>Quella non fu la sola rappresentazione della serata. Altre due bande di piccoli disturbatori ebbero la malaugurata idea di suonare il campanello di Elvira e Filippo: il diabolico scherzò riuscì in entrambi i casi a meraviglia.</p>
<p>Poi la voce che in quell’appartamento al piano terra c&#8217;erano due adulti camuffati da strega e scheletro che si divertivano a spaventare i bambini si sparse per il quartiere e i pochi gruppetti che ancora giravano per le strade si tennero alla larga dalla casa ‘maledetta’.</p>
<p>Elvira e Filippo chiusero la serata brindando con due dita di Vin Santo e sgranocchiando dei biscottini &#8216;ossa di morto&#8217; davanti ad un centro tavola fatto da una zucca intagliata con una candela che ancora ardeva dentro. Finalmente anche per loro era Halloween.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Dr J. Iccapot</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ambasciata</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2010/11/lambasciata/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 07:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ma dove vai conciato a quel modo?” chiese la mamma dalla cucina. Stava lavando i piatti della cena [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/11/lambasciata/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2153" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FFoMzM&amp;via=scrivolo&amp;text=L%26%238217%3Bambasciata&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F11%2Flambasciata%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/11/cancello.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2155" title="cancello" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/11/cancello.jpg" alt="" width="600" height="470" /></a></p>
<p>“Ma dove vai conciato a quel modo?” chiese la mamma dalla cucina. Stava lavando i piatti della cena ma l’aveva intravisto passare nel corridoio.</p>
<p>“Esco” rispose Cesare.</p>
<p>“Grazie dell’informazione &#8211; disse il padre, sdraiato sul divano davanti al televisore &#8211; ma  questo l’avevamo già capito: non ci si veste da conte Dracula per passare la serata in famiglia! tua madre voleva solo sapere dove dobbiamo venire a cercarti nel caso ti sgozzino o ti seppelliscano vivo durante una Messa Nera.”</p>
<p>“Sì, prendetemi pure in giro, almeno vi divertite anche voi” replicò Cesare. Era fermo davanti al grande specchio del corridoio e cercava di sistemare alla meglio il suo costume: in realtà non era abbigliato da conte Dracula, affittare mantello e smoking costava una cifra, indossava semplicemente uno spolverino nero con disegnato sulla schiena uno scheletro e un cappello a punta con applicati lunghi capelli neri posticci. Al collo gli pendeva una maschera horror che doveva farlo sembrare uno stregone, ma l’avrebbe messa solo alla festa.</p>
<p>“Vorrei sapere che gusto c’è a prendere in giro i poveri morti, riposino in pace &#8211; disse la madre affacciandosi alla porta della cucina con un piatto in mano &#8211; e quanto alle anime dannate, a maggior ragione sarebbe meglio non disturbarle. Pensare che quando eri piccolo, a Carnevale, non volevi metterti in maschera perché ti sembrava una cosa da femmine.”</p>
<p>“Non è colpa mia se ora è di moda festeggiare la vigilia dei Santi &#8211; rispose Cesare, ormai pronto per uscire &#8211; io vado a ballare, non a un Sabba, ma in questa occasione bisogna presentarsi vestiti così.”</p>
<p>“Bella moda davvero &#8211; commentò il padre dal salotto &#8211; se qualche moccioso si azzarda a suonare alla porta con quella baggianata del dolcetto o scherzetto giuro che faccio peggio di Erode.”</p>
<p>“Ma sotto ti sei coperto bene? guarda che fuori fa freddo. E non fare troppo tardi” disse la madre.</p>
<p>“Si, non ti preoccupare e, soprattutto, non mi telefonare e non mi aspettare alzata &#8211; rispose Cesare aprendo la porta di casa &#8211; non sono solo, sto con Giulio e Carlo.”</p>
<p>“Buona morte” lo salutò ironicamente il padre.</p>
<p>“Buona morte anche a te” rispose Cesare un po’ stizzito, chiudendosi l’uscio alle spalle.</p>
<p><span id="more-2153"></span></p>
<p>In effetti Helloween sembrava anche a lui una scemenza, quella che una volta si diceva un’americanata, ma quando si sta in una compagnia bisogna adeguarsi. “Proprio voi &#8211; pensò rivolto ai genitori &#8211; mi avete insegnato che è meglio essere come gli altri, evitare di apparire ‘diverso’, e poi avete da ridire se mi comporto come i miei amici.”</p>
<p>Aveva un appuntamento in birreria con Carlo e Giulio, poi sarebbero andati a ballare in qualche posto un po’ strano, con il resto della congrega. Le ragazze del gruppo quell’anno avevano attrezzato come pista da ballo all’aperto il parcheggio accanto al cimitero: uno stereo, lanterne cinesi e un paio di cassette di birra e vodka erano gli ingredienti sufficienti per una festa da notte delle streghe. A Cesare non era sembrata affatto una buona idea, il camposanto non gli piaceva di giorno, figuriamoci di notte, però con tante persone intorno che si agitavano, alcool a volontà e musica a tutto volume, non fece troppo caso al luogo in cui si trovava e neppure al freddo della notte autunnale. Verso mezzanotte però il cielo stellato si rannuvolò e una pioggia leggera ma insistente costrinse streghe, diavoli e vampiri a ripiegare verso la più vicina discoteca. Cesare salì in auto con i due amici e una ragazza. Carlo si mise al volante: tutti erano un po’ alticci, compreso il guidatore. Dopo un paio di chilometri percorsi sempre in prima la macchina comincio a zigzagare.</p>
<p>“Attento!” gridò Cesare, il solo abbastanza lucido da accorgersi dell’anomalia.</p>
<p>“A che?” biascicò Carlo semiaddormentato, girando bruscamente il volante a destra. Uscirono di strada. Fortunatamente la cunetta non era profonda e l’auto s’infilò in un groviglio di rovi che attutì l’impatto, evitando che gli air-bag si aprissero. Il motore continuava ad andare ma ormai erano fermi, bloccati da un albero. E illesi.</p>
<p>“Usciamo &#8211; disse Cesare &#8211; dobbiamo rimettere in carreggiata la macchina.”</p>
<p>“E che fretta c’è? Noi qui stiamo tanto bene, ci scoliamo la nostra ultima bottiglia di Vodka e ascoltiamo un po’ di musica” rispose Giulio accendendo la radio. Accanto a lui Carlo russava con la testa appoggiata al finestrino. La ragazza rideva come una scema, era del tutto sbronza.</p>
<p>“Allora felice Halloween, ci vediamo domani”  disse Cesare scendendo dall’auto.</p>
<p>Non voleva chiedere aiuto, se i suoi genitori avessero saputo dell’incidente lo avrebbero tormentato per settimane. La pioggia era quasi del tutto cessata e decise di tornare a casa a piedi: dopo tutto si trattava di fare quattro o cinque chilometri nella direzione opposta alla discoteca. S’incamminò lungo la provinciale rassegnato alla scarpinata. I lampioni in quella zona di estrema periferia erano rari, ma i fari delle macchine in transito gli illuminava il cammino.</p>
<p>Non osava chiedere un passaggio perché le auto avevano più o meno tutte un andamento anomalo: per lo più sfrecciavano velocissime al centro della strada, alcune ondeggiavano pericolosamente tra le due corsie. Probabilmente nessuno dei guidatori era del tutto sobrio e due incidenti nella stessa sera sarebbero stati davvero un po’ troppo.</p>
<p>Per prudenza, quando la luce dei fari diventava intensa, si buttava in cunetta, pronto a fuggire nei campi in caso di fuoristrada. Dopo una mezz’ora di questo tira e molla si accorse che, un centinaio di metri più avanti, qualcuno camminava nella sua stessa direzione. Da come si muoveva sembrava una persona giovane. Cesare accelerò il passo e lo raggiunse: era completamente vestito di nero ma non indossava una maschera di Halloween, bensì una tuta di pelle da motociclista.</p>
<p>“Ehi! Vai anche tu in paese?” gridò Cesare a qualche decina di metri di distanza.</p>
<p>Lo sconosciuto si fermò, girandosi per guardare chi aveva parlato.</p>
<p>“Io sono uscito di strada con l’auto e ho deciso che era meglio tornare a casa a piedi” disse Cesare.</p>
<p>“Anch’io sono uscito di strada con la moto.”</p>
<p>“Non si dovrebbe bere, ma alle feste se non ti sbronzi non ti diverti” osservò Cesare.</p>
<p>“Guarda che io sono astemio, l’incidente l’ho fatto per evitare un cane che attraversava la strada” replicò l’altro viandante, un po’ risentito.</p>
<p>“Già, anche quello è un pericolo, non bisognerebbe correre, mai.”</p>
<p>“Già, ma con una ducati 750 come fai ad andare piano!”</p>
<p>“Una bella moto…non mi sembra di averti mai visto da queste parti, al bar o in discoteca. Sei di passaggio?”</p>
<p>“No, sono di qui.”</p>
<p>“Se hai frequentato il Liceo ci siamo di sicuro incontrati.”</p>
<p>“No, ho fatto il Commerciale.”</p>
<p>“Ah, il Pertini.”</p>
<p>“No, l’Einaudi.”</p>
<p>“Sì prima si chiamava così, insomma Ragioneria.”</p>
<p>“E tu dove abiti” chiese lo sconosciuto.</p>
<p>“All’inizio del paese, nel quartiere Colmar, in uno dei palazzi rosa, sai quelli con quel colore terribile, da confetto.”</p>
<p>“Conosci per caso la signora Nives Corti?”</p>
<p>“E come no, sta sul mio pianerottolo, è una signora anziana, vedova.”</p>
<p>“Beh allora me la saluti, io non posso andare a trovarla. E come sta in salute…sapevo che soffriva di cuore.”</p>
<p>“Sì, il cuore le fa qualche brutto scherzo ogni tanto, però se la cava ancora da sola e, a ottanta anni, è già una fortuna.”</p>
<p>“Ottanta anni…così vecchia.”</p>
<p>“Sai come si dice, o invecchi o crepi. I miei genitori sono ancora giovani ma a volte penso che tra vent’anni saranno come la signora Nives, se ci saranno ancora…” replicò Cesare rattristato da quel pensiero che, ogni tanto, gli frullava in testa.</p>
<p>“Beh, salutamela tanto! Io vado da questa parte, verso la 167 ovest. Ci vediamo” disse lo sconosciuto girando a destra: imboccò un oscuro viottolo che, attraverso il bosco, portava al nuovo quartiere delle case popolari. Cesare lo conosceva bene perché da bambino passeggiava con il nonno da quelle parti e spesso percorrevano quella scorciatoia per andare al cimitero, a portare qualche fiore di campo sulla tomba della nonna.</p>
<p>Lo sconosciuto scomparve quasi subito nel buio e Cesare solo allora si rese conto che non gli aveva detto il suo nome. “Beh, &#8211; si disse &#8211; vorrà dire che porterò alla signora Corti i saluti di un giovanotto che abita alla 167 ovest, saprà lei chi è.”</p>
<p>Dopo un’ora era già a casa. Quando chiuse la porta vide la luce in camera della madre spengersi. Come sempre l’aveva aspettato sveglia. Se avesse saputo dell’incidente chi sa quanto si sarebbe angosciata, già era apprensiva di carattere.</p>
<p>L’indomani Cesare dormì fino a tardi. I genitori erano andati a fare il giro dei cimiteri, portando fiori a tutti i parenti del circondario, e ricomparvero solo all’ora di cena. La madre gli chiese se si era divertito alla festa, Cesare rispose in modo evasivo e, ovviamente, non disse nulla dell’incidente e dello sconosciuto incontrato sulla strada di casa.</p>
<p>Le lezioni all’Università erano sospese per una settimana e così Cesare trascorse anche il giorno dei morti in famiglia.</p>
<p>Il babbo era a letto con un brutto mal di schiena: gli accadeva quasi sempre dopo il “tour” dei cimiteri, a forza di trasportare secchi d’acqua, riempire vasi, lucidare marmi posti nelle posizioni più scomode, o troppo in basso o troppo in alto, la sua vecchia ernia al disco si riacutizzava e lo costringeva a passare qualche giorno in assoluto riposo.</p>
<p>A tavola la madre servì alcuni dei piatti preferiti del figlio, poi cominciò un discorso sulla necessità di essere gentili con il prossimo, quindi si mise a lodare il buon cuore del figlio. Cesare capì subito che quelle manovre di accerchiamento avevano uno scopo e, dopo un po’, la costrinse a mettere le carte in tavola:</p>
<p>“Insomma mamma, dimmi cosa vuoi da me e facciamola finita!”</p>
<p>“Cesarino, tu sei sempre stato un ragazzo di cuore…lo sai che la signora Nives viene al cimitero con noi, per i Santi, ma ieri non si sentiva bene e così le abbiamo promesso che l’avremmo accompagnata oggi, ma il babbo, hai visto come sta, non può guidare…dovresti portarla tu…me lo faresti questo piacere?”</p>
<p>Cesare non aveva davvero voglia di passare un pomeriggio al cimitero e poi proprio nella bagarre del 2 novembre, ma la madre fu molto insistente ed alla fine acconsentì.</p>
<p>Alle tre era già davanti al cancello del camposanto con la vedova Corti. Non le aveva detto nulla del giovanotto perché temeva che in qualche modo venisse fuori la storia dell’incidente. Una parola tira l’altra e magari qualcosa poteva arrivare all’orecchio dei genitori. Con conseguenti rimproveri per lui e gli amici o addirittura divieto di uscite serali a tempo indeterminato.</p>
<p>Cesare da bambino accompagnava spesso il nonno e la mamma al cimitero e conosceva tutte le operazioni connesse a quel genere di visita: mentre la signora Nives lucidava il marmo del marito, sepolto in terra, andò a prendere l’acqua, facendo pazientemente la fila con decine di anziani, lavò i vasi e tagliò i gambi dei fiori. Pensava che la visita fosse finita lì, ma la vedova Corti raccolse le sue cose e, con un mazzo di rose, si diresse verso una ‘piccionaia’. Evidentemente aveva un parente anche nei fornetti. Cesare la seguì di malavoglia. Quando arrivò di fronte al loculo che la signora Nives stava lucidando diede un’occhiata alla foto del defunto e rabbrividì. Raffigurava un giovane sorridente vestito con una tuta da motociclista e un casco in mano: era il ragazzo della 167 ovest. Lesse il nome, Fabio Corti, morto all’età di ventidue anni.</p>
<p>“E’ mio figlio &#8211; disse la signora Nives, notando il disagio di Cesare &#8211; sono trenta anni che non c’è più, ma per me è come se fosse uscito di casa questa mattina. Ti fa impressione perché aveva la tua età?”</p>
<p>“E’ la prima volta che vedo una foto di suo figlio…sapevo che era morto per una malattia, ma non pensavo fosse così giovane”</p>
<p>“Beh, questa foto tu l’hai già vista e non così tagliata a metà. Nel mio salotto, anni fa, tenevo in mostra un ingrandimento dove si vedeva anche la moto, una ducati 750. Fabio  l’aveva voluta a tutti i costi come regalo di diploma. Era passato con il massimo dei voti, si era subito impiegato in banca e mio marito, alla fine, decise di comprarla. Dopo tutto era un ragazzo con la testa sulle spalle: hanno detto che forse aveva bevuto o era drogato, perché uscì di strada in un rettilineo, da solo, ma io non ci credo. Era sempre prudente.”</p>
<p>“Magari un cane o un cinghiale gli avrà attraversato la strada” disse Cesare quasi senza rendersi conto di ripetere la versione dello sconosciuto.</p>
<p>“Anch’io ho pensato la stessa cosa, ma chi può dire con certezza cosa è accaduto!”</p>
<p>“Cosa mi diceva della foto…io non me la ricordo”</p>
<p>“La prima volta che sei venuto a casa mia con la tua mamma avevi forse quattro anni. Eri un bambino e la grande fotografia con la moto rossa che tenevo sul tavolino basso in salotto ti ha subito attirato. Toccandola hai detto ‘anch’io, anch’io come lui’ e ho visto la tua mamma sbiancare in volto. Da allora conservo quella foto in camera mia: non è giusto imporre al prossimo l’immagine del proprio dolore. Tu non ti ricordi questo episodio perché eri molto piccolo e poi nessuno ti ha più parlato della moto e dell’incidente, credevi che il mio Fabio fosse morto di malattia, invece si è schiantato al chilometro 12 e 400 della statale, il casco gli è volato via ed ha battuto la testa contro un albero.”</p>
<p>“Lo sa che ripensandoci ora mi spiego perché mia madre non ha mai voluto comprarmi neppure un motorino. Ha sempre temuto che si avverasse quel mio desiderio.”</p>
<p>“Non sarà così, ognuno segue il proprio destino e tu diventerai vecchio, lo sento.”</p>
<p>Cesare non sapeva come entrare nel discorso del suo incontro notturno, non voleva sembrare un visionario o magari una vittima di allucinazioni da alcool o altro. Dopo tutto la faccia e la tuta nera le aveva già viste in fotografia e forse in casa sua qualcuno aveva parlato dell’incidente. Quei ricordi della prima infanzia che non sapeva di avere erano di certo registrati in qualche parte del suo cervello e tra i fumi dell’alcool e lo spavento per il fuoristrada potevano essere riemersi.</p>
<p>“Ma lei come pensa che stia suo figlio, là dov’è?”</p>
<p>“Era un ragazzo buono e gentile, si meritava il paradiso, e spero che ci sia davvero un luogo dove potremo rivederci un giorno, magari presto. Ma a volte penso che esista solo questo mondo e che tutto finisca con la morte.”</p>
<p>“Allora le piacerebbe rivedere suo figlio, sarebbe contenta se le apparisse davanti!”</p>
<p>“Ma che dici! Per carità, io ho sempre avuto paura degli spiriti. Quando eravamo bambini, nelle veglie in campagna i vecchi ci spaventavano con storie di apparizioni di defunti che volevano vendicarsi dei torti subiti o venivano a portarsi via i vivi. Oggi voi giovani fate le feste in maschera vestiti da diavoli, fantasmi, scheletri o streghe, ai miei tempi invece avevamo un vero terrore per tutto quello che riguardava gli spiriti e l’aldilà.”</p>
<p>“Così avrebbe paura anche se vedesse suo figlio” chiese Cesare, sempre per tastare il terreno.</p>
<p>“Non sarebbe un buon segno, le anime che vagano sono spiriti in pena.”</p>
<p>“Magari ogni tanto vanno in libera uscita anche i residenti del Paradiso.”</p>
<p>“No, no, non vorrei proprio avere una visione dall’oltretomba. Da quando Fabio è morto non l’ho mai neppure sognato. Forse verrà a prendermi quando sarà il mio momento, ma allora lo vedrò perché anch’io non sarò più in questo mondo.”</p>
<p>Cesare ora si spiegava perché Fabio non si era presentato alla madre, malata di cuore e tanto impaurita dai fantasmi. Era un comportamento comprensibile, lui non si era spaventato perché lo riteneva una persona viva, se avesse pensato di avere a che fare con un trapassato sarebbe come minimo svenuto. Adesso, solo pensare alla sua esperienza sovrannaturale, gli faceva venire i brividi. Doveva o no portare alla signora Nives i saluti del figlio dall’oltretomba? Magari la vecchina si sarebbe fatta prendere da un infarto oppure lo avrebbe giudicato un burlone di cattivo gusto.</p>
<p>Mentre riportava a casa la vecchia signora, come ultimo tentativo di darsi una spiegazione razionale dell’accaduto, Cesare le chiese se conosceva qualcuno che abitava nella 167 ovest, un ragazzo, magari il nipote di qualche sua amica.</p>
<p>“Caro il mio Cesare, chi vuoi che conosca ormai &#8211; rispose Nives – ho ottanta anni, le mie conoscenze stanno tutte dietro quel cancello che abbiamo appena superato.”</p>
<p>Quando passò nel punto della provinciale in cui aveva incontrato il giovanotto la signora Corti non ebbe reazioni, evidentemente l’incidente non era accaduto lì. Cesare guardò il paracarro: chilometro 10.</p>
<p>Cesare per tutta la sera continuò a pensare a come risolvere la situazione: il defunto aveva mandato i suoi saluti, si era fidato di lui, in un certo senso lo aveva scelto come ambasciatore. Del resto non poteva fare di persona questa comunicazione perché la madre aveva un sacro terrore dei morti, persino di lui. Cesare pensò che se suo nonno in quel momento gli fosse apparso non avrebbe avuto paura: quando era morto aveva compreso il senso definitivo della sua assenza solo dopo che lo avevano chiuso nella cassa e poi murato nel loculo. Dopo, al risveglio, tante volte aveva sperato di trovarlo di nuovo seduto a tavola, intento a fare colazione come ogni mattina.</p>
<p>“Se ora andassi in cucina e il nonno fosse lì &#8211; si disse Cesare &#8211; sarei contento di sedermi e parlare ancora con lui. E invece mi è toccato il fantasma amato da un’altra persona, uno sconosciuto che mi da un incarico ed io non so come sbrogliare la faccenda.”</p>
<p>Mangiò di malavoglia e si mise subito a letto. La madre andò a dargli la buonanotte in camera, un po’ preoccupata.</p>
<p>“La visita al cimitero ti ha rattristato, sei andato a salutare i nonni?” chiese la mamma.</p>
<p>Cesare si stupì di non averlo fatto, ma tanto era angosciato dalla faccenda del fantasma che neppure gli era passato per la mente. Ma per rassicurare la mamma mentì:</p>
<p>“Sì, sono stato dai nonni, ancora dopo tanti anni mi dispiace che siano morti”</p>
<p>“Tutti dovremo morire, anche io e il babbo, poi però ci rivedremo da qualche parte, ne sono sicura. Che senso avrebbe altrimenti vivere, sarebbe troppo crudele se la morte mettesse fine a tutto, nessuno farebbe figli o si sposerebbe.”</p>
<p>“E tu credi che i morti a volte tornino a trovarci?”</p>
<p>“Mia nonna e mia zia non erano fuori di testa, ma sostenevano di avere visto due loro congiunti dopo la morte.”</p>
<p>“E tu, tu hai mai visto niente?”</p>
<p>“No, però a volte ho avuto l’impressione che il nonno fosse ancora in casa, ma solo una sensazione… Halloween è passato, perché ti metti a fare questi discorsi sui fantasmi, tanto voi giovani non avete più paura dei defunti, li prendete persino in giro e la morte non vi spaventa perché alla vostra età vi credete eterni, basta vedere come buttate via la vita il sabato sera…”</p>
<p>“Sai mamma, ho deciso di diventare astemio” disse Cesare. La madre si mise a ridere.</p>
<p>“Non è una battuta, davvero non voglio più bere. E quanto ad Halloween l’anno prossimo rimango a casa. Con la morte non si scherza.”</p>
<p>“Mi sa che devi confessare qualcosa…- replicò la mamma, divenuta all’improvviso seria &#8211; è da ieri che aspetto che tu parli.”</p>
<p>“Di cosa?” disse Cesare quasi temendo che la madre gli leggesse nel pensiero.</p>
<p>“Ma dell’incidente, ovvio! La signora Ferdi, la mamma di Carlo mi ha telefonato per scusarsi dell’accaduto. Vedrai che per un pezzo il tuo amico non toccherà volante. Fortuna che ha telefonato al padre e lui è andato a recuperarlo al chilometro 12 e 400 della provinciale senza che la polizia stradale sapesse nulla, altrimenti perdeva patente e macchina.”</p>
<p>“Allora sai già tutto &#8211; rispose Cesare &#8211; non dovevo salire in auto con un ubriaco al volante, ma anch’io non ero del tutto in palla, per questo voglio smettere di bere.”</p>
<p>“Sì, va bene, domani ti iscrivo all’Esercito della Salvezza, buona notte” disse la mamma con tono indulgente. L’autocritica di un figlio di vent’anni era già una vittoria per un genitore.</p>
<p>Cesare però non trascorse affatto una buona notte. L’indomani mattina suonò alla porta della signora Nives, deciso a portare la sua ambasciata.</p>
<p>La vecchia signora lo fece accomodare, gli offrì un caffè e volle a tutti i costi che accettasse trenta euro come ricompensa per la sua gentilezza.</p>
<p>“Sono quattro soldi, ma bastano per comprare un libro o un maglione, qualcosa di tuo gusto, io non saprei che regalarti. Anche a mio figlio non sapevo mai cosa comprare a Natale o per il compleanno, voi giovani invece avete le idee chiare su quello che vi piace.”</p>
<p>“Signora Nives, non sono qui per questo, se insiste accetto il denaro, per non offenderla, però è di altro che devo parlarle… Senta, io non so se lei mi crederà, però ho promesso di fare una cosa e la devo fare…</p>
<p>Dunque l’altra sera, la notte di Halloween, sono uscito a divertirmi con i miei amici, andando in discoteca siamo usciti di strada ma, per fortuna, senza farci nulla. Io ho deciso di tornare a casa a piedi, tanto non pioveva più, e lungo la strada ho incontrato una persona che mi ha detto di salutarla. Era il ragazzo in tuta della foto al cimitero.”</p>
<p>La signora Nives sbiancò in volto, si capiva che la sua mente era agitata da mille pensieri.</p>
<p>“Come stava? &#8211; disse con un filo di voce – aveva qualche ferita alla testa, è la testa che si è rotta nell’incidente…”</p>
<p>“Mi è sembrato un ragazzo del tutto normale, mi ha raccontato del cane che gli ha tagliato la strada e del casco volato via, ma stava bene, era tranquillo e mi ha detto di salutarla. Ecco tutto. Lei può anche credere che fossi ubriaco e avessi le traveggole, per me va bene. Io ho fatto il mio dovere.”</p>
<p>“Grazie &#8211; disse la signora Nives accompagnando il suo ospite alla porta &#8211; grazie di cuore. Un giovane deve avere coraggio per dire certe cose in un mondo di miscredenti. Grazie.”</p>
<p>Cesare rientrò in casa sollevato. La faccenda del chilometro 12 e 400 l’aveva convinto della necessità di liberarsi da quel segreto, c’erano un po’ troppe coincidenze in tutta quella storia per non essere segnali di qualcosa che veniva da un’altra dimensione. A tavola guardò i genitori e tra sé pensò “sono contento che ci rivedremo dopo la morte.”</p>
<p>“Lo sai Alfredo che Cesare vuole diventare astemio” disse la madre.</p>
<p>“Ma non mi dire, Mirella, abbiamo un santo in casa! – replicò ironico il padre – Allora, Cesarino, hai preso davvero uno spaghetto l’altra sera con i tuoi amici, però non serve andare da un eccesso all’altro, basta che uno di voi non beva per riportare gli altri a casa sani e salvi. Naturalmente però, tra qualche anno, ognuno dovrà fare i conti con il proprio fegato e anche con qualche neurone bruciato in più, ma nella nostra società essere cretini è diventato quasi un vantaggio. L’altra sera, quando eri tutto contento di uscire vestito da scheletro ho pensato che sei già a buon punto.”</p>
<p>“Via, Alfredo, non lo sfottere! è un bravo ragazzo, pensa che ha persino portato la Signora Corti al cimitero.”</p>
<p>“A proposito, la Signora  Nives mi ha dato trenta euro. Io non li volevo… ma ha insistito così tanto.”</p>
<p>“Povera donna, vive con una pensione minima, per lei sono un capitale.”</p>
<p>“Ma io non li volevo, davvero!”</p>
<p>“Sì, certo, ti credo &#8211; disse la mamma &#8211; li puoi tenere. Stasera vado a trovarla con la scusa di vedere se si è rimessa dal suo malore dell’altro giorno e le porto in regalo qualche bel pezzo di carne da mettere in congelatore, così facciamo pari.”</p>
<p>L’indomani mattina la signora Mirella si accorse che le tapparelle dei Corti non erano sollevate come sempre a quell’ora. Pensò ad un malore della vicina e, dato che aveva le chiavi del suo appartamento, per ogni evenienza, bussò, suonò e poi aprì. La signora Nives era nel suo letto: sembrava dormisse ma quando la toccò per svegliarla la signora Mirella sentì che era fredda, morta da ore.</p>
<p>Tornò in casa e telefonò ai due nipoti della vecchia signora. Vennero subito a casa della zia per occuparsi delle esequie e delle formalità burocratiche.</p>
<p>A pranzo Cesare, rientrato dalla palestra trovò solo una frittata: la mamma era in lacrime e non aveva cucinato altro. Gli riferì della disgrazia.</p>
<p>“Povera signora Nives, sembrava che se lo sentisse. Ieri sera mi ha detto ‘lo sa signora Mirella che il mio Fabio è venuto a chiamarmi?’, poverina, aveva avuto un presentimento o forse sentiva che la malattia si aggravava. Magari dovevo portarla all’ospedale. Ma pensavo che fosse un’idea, una di quelle fisse che vengono ai vecchi, quando dicono che i morti vengano a prenderli!”</p>
<p>Cesare rimase senza parole: era la sua ambasciata che aveva fatto venire un infarto alla signora Nives, convinta che il saluto del figlio le annunciasse l’imminente morte, oppure Fabio, tornato sulla terra per portarla con sé non aveva avuto il coraggio di spaventare la sua vecchia mamma con un’apparizione e aveva affidato ad un estraneo l’incarico di avvisarla?</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>La festa del diavolo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 07:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juan</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Corti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Diavolo]]></category>
		<category><![CDATA[festa]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[maschera]]></category>

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		<description><![CDATA[- Bella questa festa, dovremmo farne più spesso! - Eh, ma se ogni volta bevi come stasera&#8230; - [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/10/la-festa-del-diavolo/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2146" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FOh9j3&amp;via=scrivolo&amp;text=La%20festa%20del%20diavolo&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F10%2Fla-festa-del-diavolo%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/10/diavolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2147" title="diavolo" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/10/diavolo-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" /></a><br />
- Bella questa festa, dovremmo farne più spesso!<br />
- Eh, ma se ogni volta bevi come stasera&#8230;<br />
- Non ho bevuto tanto!<br />
- Arthur, gli hai sgonfiato la cantina!!<br />
E si sentirono delle gran risa dall&#8217;altra parte del telefono.<br />
- Ci vediamo domani a lavoro!<br />
- Se ce la 	fai&#8230; Ciao Arthur!</p>
<p>In effetti alla festa aveva bevuto davvero tanto, tre bicchieri di Prosecco, poi un numero imprecisato di cocktail a base di Martini e infine lo avevano coinvolto in un giro di grappa che si era concluso con la bottiglia vuota; tutto questo alcool non era stato accompagnato da molto cibo nello stomaco e adesso era ridotto in condizioni pessime.</p>
<p>Ora sarebbe tornato a casa, dove l&#8217;aspettavano una bella doccia e il letto caldo. Doveva resistere il tempo necessario ad arrivare, sperando nella buona sorte: incontrare una pattuglia della polizia in quel momento avrebbe significato sicuramente almeno una multa.</p>
<p>Tutto intento a guardare la strada, la sua attenzione venne all&#8217;improvviso distolta da un&#8217;auto che viaggiava un po&#8217; a zig-zag.</p>
<p>“Quello deve aver bevuto più di me” pensò Arthur.</p>
<p>Ma poi quello alzò i fari e cominciò a stargli “al culo”.</p>
<p>“Cazzo fai?” e cominciò a lampeggiare col faro antinebbia posteriore e accese le 4 frecce, ma quello non sembrò accorgersi della rabbia di Arthur.</p>
<p>“Vai, giro qui, ci metterò 5 minuti di più, ma almeno mi tolgo questo stronzo da dietro”, ma quello girò nella stessa direzione. Nello stesso momento in cui girava e i fari alti non lo accecavano più, Arthur fece in tempo a vedere la faccia del suo inseguitore. Una faccia rossa, con un naso aquilino, dei denti aguzzi e&#8230; erano corna quelle che gli spuntavano tra i capelli? Arthur non  poteva credere a quello che aveva visto. Eppure era così, era inseguito dal diavolo!</p>
<p>“Ecco là un altro incrocio, giro a destra&#8230;magari quello va a dritto”, ma nuovamente il diavolo svoltò dietro alla macchina di Arthur che sempre più sconvolto prese il cellulare per chiamare qualcuno, la polizia, la fidanzata&#8230;ancora non aveva deciso, ma qualcuno che potesse aiutarlo.</p>
<p>Compose in automatico il 112 e appena sentì la voce dall&#8217;altra parte urlò “Aiuto, mi sta inseguendo il diavolo!”. Ma senza avere il tempo di finire la frase, il cellulare gli sfuggì di mano e cadde sul tappetino del lato passeggero. Arthur continuò a urlare la sua richiesta di aiuto e allungò una mano per recuperare il telefono. Si piegò appena per provare a raggiungerlo e in quell&#8217;istante il pilastro di un sottopassaggio spuntò dal nulla e fermò la fuga di Arthur.</p>
<p>Il diavolo vide la macchina davanti a sé curvare verso sinistra e sbattere a gran velocità nel pilastro del sottopassaggio che avrebbero dovuto imboccare. Mise la freccia e fermò l&#8217;auto. Uscì, si avvicinò all&#8217;auto tutta accartocciata e vide due occhi spaventati fissarlo da dentro l&#8217;abitacolo. Aprì la portiera e cercò di controllare il polso di quell&#8217;uomo, ma era ormai morto.</p>
<p>Si tolse allora la maschera dalla faccia e la gettò a terra, gli era passata la voglia di andare a quella festa così stupida.</p>
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		<title>Ognissanti</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 20:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr J. Iccapot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>

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		<description><![CDATA[Hallowe&#8217;en è, per mia convinzione, una delle tante mode americane insulse che inquinano la nostra vita; su Scrivolo [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/10/ognissanti/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2139" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FvMA15&amp;via=scrivolo&amp;text=Ognissanti&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F10%2Fognissanti%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Hallowe&#8217;en</strong></span> è, per mia convinzione, una delle tante mode americane insulse che inquinano la nostra vita; su Scrivolo però la vediamo come una occasione di stimolo per cercare di inventare qualche nuovo racconto.</p>
<p>In attesa delle nostre produzioni del 2010 (ce ne saranno? forse sì, il nostro Juan, più avvezzo a scrivere codice PHP che racconti, ha già in serbo qualcosa e, nel frattempo, ha ritoccato opportunamente la grafica del sito [non vi stupite per quello che vedrete e continuate a leggerci]) ripubblichiamo, in un unico file PDF, due racconti che abbiamo scritto lo scorso anno: li trovate nell&#8217;<a href="http://www.scrivolo.it/category/downloads" target="_blank">area di download</a>.</p>
<p>J. I.</p>
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                            <div id="aspdf" style="float: right;">
                                <a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2139">
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                            </div>
	<p class="firma-autore">Dr J. Iccapot</p>]]></content:encoded>
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		<title>Due storie di Halloween</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2010/10/due-storie-di-halloween/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 20:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Downloads]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>

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		<description><![CDATA[Due racconti di Hallowe&#8217;en pubblicati nel 2009. Li potete scaricare dall&#8217;area di download o direttamente da questo link: [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/10/due-storie-di-halloween/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2134" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FD8quR&amp;via=scrivolo&amp;text=Due%20storie%20di%20Halloween&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F10%2Fdue-storie-di-halloween%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/10/storieH.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2135" title="Storie di Hallowe'en" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/10/storieH.jpg" alt="" width="283" height="400" /></a></p>
<p>Due racconti di Hallowe&#8217;en pubblicati nel 2009.</p>
<p>Li potete scaricare dall&#8217;area di download o direttamente da questo link: <a class="downloadlink" href="http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=22" title=" downloaded 339 times" >Due racconti di Hallowe'en (339)</a></p>
<div>  </div>
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                            <div id="aspdf" style="float: right;">
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	<p class="firma-autore">admin</p>]]></content:encoded>
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		<title>Vigilia d&#8217;Ognissanti</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2009/11/vigilia-dognissanti/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 05:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr J. Iccapot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>

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		<description><![CDATA[Laura entrò in casa all’improvviso, insieme a uno sbuffo di freddo. “Ciao Zio!” esclamò, sorpresa della presenza di [<a href="http://www.scrivolo.it/2009/11/vigilia-dognissanti/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton615" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FV5cAG&amp;via=scrivolo&amp;text=Vigilia%20d%26%238217%3BOgnissanti&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2009%2F11%2Fvigilia-dognissanti%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><img class="aligncenter size-full wp-image-614" title="Zucca 2" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2009/11/Zucca-2.jpg" alt="Zucca 2" width="393" height="292" /></p>
<p>Laura entrò in casa all’improvviso, insieme a uno sbuffo di freddo.</p>
<p>“Ciao Zio!” esclamò, sorpresa della presenza di Mauro in salotto, lui e la mamma si vedevano di rado. Corse ad abbracciarlo e a schioccargli due baci sulle guance, senza neppure togliersi la sciarpa, rosso sangue, e il giaccone.</p>
<p>“Ciao, Nipote!”, rispose Mauro; era contento di vederla, ormai si era fatta una bella ragazza e i capelli corti, folti e biondi sottolineavano la figura slanciata; era una sportiva di valore ma aveva anche un ottimo curriculum scolastico;  quest’ultima cosa riempiva Mauro di orgoglio, anche se non lo dava a vedere. “Ha preso da me” ripeteva ad ogni occasione, alludendo ai poco brillanti trascorsi scolastici della sorella.</p>
<p>Laura non chiese allo zio perché fosse in visita, ma tornò verso l’ingresso, che immetteva nel grande salone col camino, per appropriarsi di un bustone di carta, da cui sbucavano pacchetti e strani oggetti in plastica.</p>
<p>“Hai trovato tutto?” le gridò dietro la mamma, mentre la ragazzina, spostato il pacco nella sua cameretta, entrava in cucina, da dove lanciò un “Sììììììì” col tono che hanno tutti gli adolescenti quando vogliono dire ai propri genitori “Uff, non scocciare, sono grande ormai!”</p>
<p>“La roba per Halloween”, spiegò la mamma al fratello. “Ancora Halloween, alla sua età?”, rispose ad alta voce Mauro, perché la nipote lo potesse sentire dalla cucina. “Ha Ha”, gli rispose Laura; la sentirono armeggiare col timer del microonde.</p>
<p>“Questo è il tipo di americanata che proprio non sopporto &#8211; osservò Mauro &#8211; ci sarà mai stato bisogno di festeggiare e fare gli stupidi, in queste giornate così tristi? Tutto il peggio delle abitudini americane ci si attacca come una gomma masticata sotto la suola di una scarpa”</p>
<p>“Bell’esempio, zio”. Laura fece capolino: “Papà quando arriva?”. Era appena scomparsa che, puntuale come uno statale, Leonardo entrò in casa, sbuffando. “Che giornata…” Posò la sua cartella su una poltroncina all’ingresso e andò a salutare il cognato e poi si sprofondò, con tutto il suo peso, su una delle poltrone accanto alla moglie. “Laura c’è?” chiese alla moglie. Lei non ebbe neppure il tempo di rispondere perché la figlia rientrò con un vassoio in cui aveva messo tre mele caramellate, con il loro regolare bastoncino, dei tovagliolini e delle forchettine da dolce; Mauro sapeva che la nipote conosceva il suo disagio a mangiare i cibi usando le mani e apprezzò l’attenzione. “Le ho fatte stamani per portarle a scuola e ne ho lasciate un po’ per noi, scommetto che mamma non te l’aveva offerte”. Lo zio, impavido, disteso il tovagliolino sui pantaloni, aveva preso in mano lo stecco e cominciava ad addentare la mela, la sorella e il cognato non furono da meno.</p>
<p>“State attenti, perché sono avvelenate!” disse in tono scherzoso Laura, scappando di nuovo nella sua cameretta,“Strega!” le gridò Mauro, la bocca piena. Laura doveva prepararsi per la festa, truccarsi e vestirsi: passò almeno un’ora fra il bagno e la sua cameretta. Quando fu finalmente pronta per uscire si affacciò nel salone; lo zio e i genitori stavano sonnecchiando; piano, piano uscì di casa col suo vestitone nero e con un cappellaccio dalle falde gigantesche, cercando di non far rumore.</p>
<p>La festa era al solito un caos; Laura e i suoi compagni e compagne dell’Istituto Tecnico Sperimentale di Elettronica si stavano divertendo nella confusione da sabba che avevano ricreato nel locale preso in affitto solo per loro ed i loro amici; non volevano estranei nel loro territorio ed i genitori, lieti di assecondare la scelta “giudiziosa” dei figli, avevano sborsato più che volentieri la sostanziosa quota per l’affitto della sala.</p>
<p>Verso mezzanotte Laura si appartò per chiamare casa. Voleva sapere come stavano andando le cose in famiglia; sollevò il cappellone da strega e stette a lungo con l’orecchio incollato al cellulare. Il telefono di casa suonava a vuoto. “Va tutto bene, allora!” pensò sorridendo tra sé. Rimise il telefonino in una tasca della gonna nera, e tornò, più scatenata di prima, a far baldoria con i suoi amici.</p>
<p>Poco dopo le due Cinzia, la sua amica del cuore, e Marco, il suo fidanzato, la riaccompagnarono a casa: abitava in una villetta isolata, quasi in campagna, in mezzo al verde di alberi e siepi.</p>
<p>A poche centinaia di metri dalla stradina privata che portava alla casa di Laura, cominciarono a sentire odore di bruciato: i fari illuminavano una nube di fumo e polvere che riempiva l’aria. Poi videro i lampeggianti dei pompieri e di un’auto della polizia.</p>
<p>Marco fermò l’auto a distanza, non occorreva fare domande: i pompieri stavano scavando tra le macerie della villetta. I ragazzi scesero: “Oddio!” ebbe appena il tempo di gridare Cinzia, che aveva capito tutto, e corse ad abbracciare Laura, per fermarla nella corsa verso la casa. “Ma cosa è successo, ci sono feriti?” chiese, preoccupato, Marco ad un poliziotto.  “E’ amica sua? Forse è meglio se la portate via”. “Ma quando è accaduto?”.<br />
“Poco dopo mezzanotte, forse è stato un guasto all’impianto di riscaldamento, la casa è saltata in aria: doveva essere piena di gas, chi era dentro sarà rimasto intontito, incapace di muoversi, anche se erano persone abbastanza giovani. Li hanno trovati tutti e tre vicini, si direbbe seduti in un salotto; semi carbonizzati, e poi con il secondo piano della casa che gli è crollato addosso….  non c’è stato niente da fare. Si è salvato solo il cane, era nella cuccia vicino al garage.” Rispose il poliziotto.</p>
<p>Marco era sconvolto, Cinzia si faceva forza per fare coraggio a Laura; nel frattempo era arrivata un’ambulanza ed una giovane dottoressa si mise a parlare fitto, fitto con i ragazzi, prendendo Laura sotto braccio.</p>
<p>“La parte più difficile viene qui” pensò Laura “devo stare attenta, devo essere più addolorata, quasi fuori di me”.<br />
“Certo, è andato tutto come previsto, il sonnifero nelle mele li ha fatti addormentare profondamente e il gas che avevo lasciato aperto ha fatto il resto. Chissà cosa è stato a far saltare tutto, forse una telefonata…” Laura fece attenzione, camminando abbracciata alla dottoressa, a non far vedere il risolino di soddisfazione che solo per un attimo increspò le sue labbra. Si mise a piangere disperata, in modo molto, molto convincente.</p>
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	<p class="firma-autore">Dr J. Iccapot</p>]]></content:encoded>
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		<title>Dolcetto o scherzetto?</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2009/10/dolcetto-o-scherzetto/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 06:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fuchs</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[delitto]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>

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		<description><![CDATA[Frank Canesciolto era un vero delinquente, entrava ed usciva dalla galera come andasse in vacanza e fuori, ad [<a href="http://www.scrivolo.it/2009/10/dolcetto-o-scherzetto/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton552" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FnRS3I&amp;via=scrivolo&amp;text=Dolcetto%20o%20scherzetto%3F&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2009%2F10%2Fdolcetto-o-scherzetto%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-551" title="fantasma" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2009/10/fantasma.gif" alt="fantasma" width="241" height="325" />Frank <em>Canesciolto</em> era un vero delinquente, entrava ed usciva dalla galera come andasse in vacanza e fuori, ad attenderlo, trovava sempre Rosy, la sua donna.</p>
<p>Andavano d’amore e d’accordo anche perché Rosy non osava mai contraddire Frank e la convivenza, di solito, era troppo breve per far nascere veri contrasti. Dopo quattro o cinque mesi Frank finiva di nuovo dietro le sbarre e, per passare il tempo, scriveva struggenti lettere romantiche alla sua donna.</p>
<p>Lu, il fratello di Rosy, cercava di convincere la ragazza a lasciare quel poco di buono di <em>Canesciolto</em>, ma lei era pazza di Frank e, quando leggeva le sue appassionate parole d’amore, dimenticava i lunghi mesi che doveva trascorrere da sola, lavorando in una tavola calda da mattina a sera per mantenersi e pagare l’avvocato del suo uomo.</p>
<p>Dopo l’ennesima vacanza al fresco Frank trovò ad attenderlo una sorpresa: Rosy si presentò al cancello del carcere con in braccio un fagotto: dentro si intravedevano le manine ed il faccino rosso di un neonato. Frank rimase di sale: la seconda cosa che detestava, dopo i piedipiatti, erano i bambini!</p>
<p>&#8220;Si chiama Frank Luis, è carino, vero?” disse Rosy spostando un po’ la copertina.</p>
<p>Il neo padre non disse nulla, ma tra sé pensò: “Ovvio, è mio e deve chiamarsi come me, però che c’entra il nome del fratello? Magari sarà lui a fargli da padre, quando sono in galera. O forse pensa che tra un po’ mi faranno fuori”</p>
<p>A casa Frank continuò ad ignorare il figlio ma la notte, quando fu svegliato dal suo pianto, andò su tutte le furie.</p>
<p>“Al gabbio non potevo dormire perché i drogati si lamentavano e i matti davano di fuori, almeno nel mio letto voglio stare tranquillo!”</p>
<p>Rosy cercò di calmarlo e gli garantì che il bambino non lo avrebbe più disturbato.</p>
<p>“Poverino, piange perché ha le coliche, non è che lo fa per abitudine”</p>
<p>“Lui ha le coliche ma io ho il travaso di bile. E poi perché non mi hai avvertito che eri incinta? Lo sai che non mi piacciono i bambini, ne abbiamo già parlato. Niente ciucci, pannolini e piagnistei in casa mia! non mi interessa avere un erede. E poi, noi Bark, non siamo tagliati per fare i padri. Il mio vecchio mi picchiava tutti i giorni e a dieci anni già dovevo guadagnarmi da vivere rubando scatolette al super mercato. Vuoi che cresca così anche lui? E poi dici di volergli bene!”</p>
<p>Frank era bravo con le parole, faceva sembrare il suo odio per i bambini una specie di amore paterno sublimato: non voleva figli per evitare di farli soffrire.</p>
<p>Rosy lo conosceva bene e non gli aveva detto nulla proprio per impedire che la costringesse, con le buone o le cattive, ad abortire. Approfittando dei sei mesi che Frank si era beccato dopo l’ultimo furto aveva messo al mondo il suo bambino, sperando che di fronte ad un neonato già scodellato il cuore dell’uomo si sarebbe ammorbidito.</p>
<p>Ma Frank <em>Canesciolto</em> non aveva cuore: insistendo, gridando, minacciando, alla fine riuscì a convincere Rosy a dare via il piccolo.</p>
<p>“Vedrai, &#8211; le disse uscendo dall’Istituto dove avevano lasciato Frank Luis &#8211; lo daranno ad una famiglia di gente benestante, così avrà un padre di cui non vergognarsi. Farà una vita migliore lontano da me, andrà in una buona scuola, diventerà una persona rispettabile. E, quando sarà grande, di certo verrà a cercarti, così potrai vedere che avevo ragione. O preferisci che diventi <em>Canesciolto</em> junior?&#8221;</p>
<p>Rosy non gli rispose e, da quel momento, non parlò più del bambino.<br />
Quando Lu venne a sapere dell’abbandono andò a casa della sorella per affrontare Frank: vennero alle mani ed il cognato lo buttò fuori  in malo modo</p>
<p>“Ringrazia Dio che sei il fratello di Rosy, altrimenti ti spaccherei il muso. Io faccio quello che voglio in casa mia e qui non devi più mettere piede”</p>
<p>“Sei un mostro, neppure di tuo figlio hai avuto pietà” replicò Lu.</p>
<p>Frank reagì all’offesa cercando di colpirlo, ma Rosy si mise in mezzo ed andò al tappeto. Come se niente fosse si rialzò e spinse il fratello fuori dalla porta, per evitare guai peggiori.<br />
“Esci, esci, ti prego &#8211; gli disse &#8211; me la vedo io con lui”.</p>
<p>“Non volevo farti male&#8221;, disse Frank, quando rimasero soli. Era carogna, ma non tanto da picchiare una donna.</p>
<p>“Lo so, tu mi ami e ti comporti così per il mio bene. Sono io che non capisco” rispose Rosy.</p>
<p>Frank era realmente dispiaciuto, l’allontanamento del neonato sembrava una questione superata senza traumi ed ora quello stupido di Lu veniva a rigirare il coltello nella piaga. Ma di cosa s’impicciava?</p>
<p>Rosy andò a dormire. Frank rimase a guardare i programmi sportivi fino alle prime ore del mattino, scolandosi un paio di lattine di birra. Quando finalmente si decise ad entrare nella camera da letto vide che era vuota, il letto intatto, la camicia da notte posata sul cuscino. All’inizio rimase sbalordito, poi divenne furioso: “Quella brutta vacca non avrà osato abbandonarmi!” disse ad alta voce. Guardò nell’armadio: i vestiti di lei erano tutti lì, puliti e in ordine come sempre, di poco prezzo e non vistosi, perché Rosy era una brava ragazza ed aveva fatto un solo errore nella vita: mettersi con  Frank.</p>
<p>All’improvviso la rabbia si trasformò in angoscia: Frank corse verso il bagno: la porta era chiusa dall’interno. Con una spallata l’aprì e vide quello che temeva di vedere: la sua donna pendeva appesa alla doccia, si era impiccata con la cintura dell’accappatoio.</p>
<p>Frank passò davvero un brutto momento, Rosy era l’unico punto fermo della sua vita. Dopo la disgrazia perse persino la voglia di fare il delinquente: stava sempre in casa e viveva con i risparmi che la ragazza aveva nascosto nella loro “cassaforte”, un vano ricavato sotto il pavimento di legno. Di certo era denaro che lei aveva risparmiato e messo via pensando al futuro del piccolo Frank Luis.</p>
<p>Lu non riusciva a darsi pace: voleva vedere morto quel porco che aveva portato alla disperazione sua sorella. Era disposto a rovinarsi, anche se era una persona perbene e aveva una famiglia da mantenere.</p>
<p>Frank, intuendo le intenzioni del cognato, gli fece sapere, tramite comuni amici, che girava armato: se l’avesse visto nei dintorni, avrebbe sparato per primo.</p>
<p>Lu non era un criminale e non aveva mai usato una pistola in vita sua. Certo, a pochi centimetri di distanza avrebbe saputo colpire un bersaglio, ma avvicinarsi a Frank era pericoloso.</p>
<p>Mancavano pochi giorni ad Halloween ed anche i bambini del quartiere in cui viveva Frank erano in fermento: le mamme preparavano i costumi per la festa e disegnavano su apposite cartine gli itinerari da seguire.</p>
<p>Quando Frank era in galera la casa di Rosy veniva sempre inclusa nel giro. I vicini la consideravano, tutto sommato, una ragazza a posto, spesso la chiamavano come baby sitter o per qualche servizio domestico, ed i bambini, a loro volta, erano ben contenti di suonare alla sua porta, perché sapevano che avrebbero ricevuto doppia razione di dolci. Ma se il “delinquente” era a piede libero, si tenevano accuratamente alla larga: l’unica volta che alcuni ignari piccoli avevano osato pronunciare la frase “dolcetto o scherzetto” di fronte a Frank, erano stati cacciati a calci nel sedere e nessuno dei genitori aveva osato protestare.</p>
<p>Del resto, nei dintorni, tutti sapevano che <em>Canesciolto</em> detestava i bambini: i loro giochi lo infastidivano e spesso usciva in veranda urlando insulti per farli allontanare, bucava i palloni che trovava in  giardino e percorreva a velocità sostenuta i viali facendo di proposito il pelo ai piccoli in bicicletta o sui pattini.</p>
<p>Giunse finalmente la notte dei sortilegi ed il quartiere si riempì di fantasmini, scheletri e streghette: i bambini in maschera si aggiravano per le strade ridendo e Frank, per non sentire quelle fastidiose vocine, aveva alzato al massimo la televisione. Sdraiato sul divano guardava uno dei suoi film preferiti, “Bonny e Clyde”: quella sì che era una bella storia d’amore, con le sparatorie fatte come si deve! Al solito beveva birra e mangiava noccioline. Da quando Rosy non c’era più ed anche le riserve nel congelatore erano finite, quello era diventato il suo pasto quotidiano, integrato al massimo da una razione gigante di pop corn.</p>
<p>Mentre assisteva all’ennesima fuga della coppia diabolica, Frank sentì suonare alla porta. Per un attimo pensò alla polizia, ma negli ultimi tempi non aveva fatto proprio nulla di illegale, era stato un vero angelo! Si alzò di malavoglia e guardò nello spioncino: “Incredibile! &#8211; mormorò tra sé, sorpreso  &#8211; tre marmocchi mascherati da fantasmi hanno il fegato di venire a provocarmi con le loro scemenze di “dolcetto o scherzetto”. E dopo quello che mi è successo!”.</p>
<p>Per un attimo pensò di tornarsene sul divano e lasciare perdere, ma i mostriciattoli insistevano a suonare: si meritavano proprio una bella lezione. In fondo era un po’ che voleva scaricare su qualcuno la sua rabbia e quei tre rompiscatole arrivavano proprio a bomba: i loro sederini avrebbero assaggiato la suola delle sue scarpe!</p>
<p>Aprì la porta con una faccia da Jack lo Squartatore, ma i piccoli, vedendolo, non scapparono via.<br />
“Sparite subito, rompiscatole &#8211; urlò Frank, stupito da tanta audacia &#8211; tornate da quelle baldracche delle vostre mamme o vi prendo a calci. Ve lo do io lo scherzetto!”. Mentre inveiva fece il gesto di allungare uno schiaffo al più vicino del gruppo, piegandosi un po’ in avanti: il piccolino, invece di indietreggiare, estrasse dal mantello un lungo coltello e lo piantò nella pancia di Frank, con forza.</p>
<p>L’uomo, si accasciò immediatamente: perdeva sangue in abbondanza e non riusciva neanche a lamentarsi. Il suo aggressore, approfittando della posizione prona, lo colpì di nuovo, alla gola. Ormai Frank era spacciato. Con l’aiuto dei compagni il piccolo assassino spostò il corpo all’interno della casa e, con una coperta presa dal divano, pulì il sangue sparso sulla soglia. Poi i tre se ne andarono, chiudendo con cura la porta. Chi sa quando qualcuno si sarebbe preoccupato di scoprire che fine avesse fatto <em>Canesciolto</em>?</p>
<p>Lu, la domenica successiva ad Halloween, portò al circo i figli e la moglie. Aveva quattro biglietti omaggio perché quello non era per lui un circo qualunque: con la bizzarra carovana dei Mendranos aveva girato il paese in lungo e largo, quando era un ragazzo, insieme a Rosy. Accudiva gli elefanti e le zebre, la sorella invece vendeva pop corn all’ingresso.</p>
<p>Mentre la famiglia prendeva posto sotto il tendone, Lu si recò a salutare i vecchi compagni di lavoro. Trovò subito la roulotte dei suoi amici più cari Ringo, Mad e Tony: i tre gli vennero incontro festanti, già con indosso i vestiti di scena.</p>
<p>“Non so come ringraziarvi &#8211; esclamò Lu &#8211; Ho portato un po’ di denaro… tutti i miei risparmi, ve li meritate davvero!”</p>
<p>“Ma via, non penserai che l’abbiamo fatto per denaro! &#8211; disse Ringo &#8211; Volevamo bene a Rosy, per noi era una sorella. Come potevamo permettere a quel verme di passarla liscia? Abbiamo fatto solo giustizia! E poi, tra compagni di carovana dobbiamo essere solidali, il circo è una grande famiglia, non lo sai?”.</p>
<p>“E voi siete davvero dei fratelli, anzi, più che fratelli. Vi voglio tanto bene!” rispose Lu e, uno per uno, sollevò da terra i suoi amici e li baciò in fronte.</p>
<p>“Su via, basta smancerie! è quasi ora di entrare in scena &#8211; disse Tony, asciugandosi con la manica una lacrima che scendeva lungo la gota &#8211; il celebre Trio dei Nani Lanciatori di Coltelli non può far aspettare il suo pubblico!”</p>
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