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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag giallo

Novembre 2013 – Bella città

Novembre 2013 - Bella cittàAcrilico, 50 x 50 cm (2013)

 

Sotto torri dorate, macchiate di verde, una calda luce fluttua attraverso le viuzze color ocra; calli solitarie tra silenziose piazze con ombre blu sotto vecchi castani con panchine marcite, strettamente appoggiate ai ruvidi tronchi – un vegliardo torto sonnecchiando le ultime ore della sua vita nel mite crepuscolo – un gatto dormiente in uno sprazzo di luce del sole che a malapena trapassa il fitto fogliame – sassi rovinati dal tempo coperti di verde muschio con vaghi segni che avevano, al tempo, un significato – oggi ancor solo testimoni di un passato remoto, quando s’udiva lo scalpiccìo degli zòccoli dei cavalli sul selciato, quando la vita variopinta animava le strade, quando le donne si vestivano con crinoline e gli uomini portavano rigidi cappelli neri, quando il ponte di pietra, adesso crollato, collegava due rive oggi estranee; veniva musica allegra da una barca che si lasciava trascinare dall’acqua marrone sotto imponenti archi di pietra…

L’acqua scorre ancora, marron-giallo, come il suono profondo di uno strumento ad arco e al di sopra di esso un vento lieve, trillo di flauto, immagine riflessa della città, sfocata e vaga, roseto che da un giardino trasandato si china verso l’acqua…

Il sonno della “bella addormentata” di una bella città.

Prima o poi un principe la sveglierà con un bacio e lei risorgerà, sorridente, e i suoi ochi brilleranno e un bagliore splenderà su di lei, come una volta…

Un breve ascolto della “Moldau” di Smetana.

Una composizione dipinta di una rara varietà cromatica…

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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Marzo 2013 – Sentori di primavera

Acrilico, 40 x 50 cm (2013)

 

I colori si schiariscono, sommersi dalla luce intensa del giorno, ma ancora discretamente nascosta da un velo delicato ed argenteo di nebbia.

Ci si crede trasportati in un quadro di Turner, dove, più che vedere, si intuisce. Si percepiscono i primi caldi raggi di sole, sapendo che arriveranno delle giornate calde, tuttavia l’anima rabbrividisce ancora ricordando il freddo inverno.

Il fiore di mandorlo è ancora imprigionato nel suo bocciolo rossastro, i rametti del salice prendono il colore giallo, i rami degli alberi da frutto iniziano a brillare, ma sembrano non sapere ancora che cosa diventare.

E’ un presente che lascia intuire cosa potrà avvenire.

Noi speriamo sempre, anzi, ci contiamo quasi, che i nostri sogni futuri si avverino.

Nella sua opera “Citadelle”, lo scrittore francese A. De Saint-Exupéry esorta i sogni del futuro ad essere sciocchi, non avendo ancora ordinato il presente, essendo questo il terreno dal quale cresce il futuro, simile ad un albero che richiede della terra buona pur non volendo essere disturbato nella sua crescita.

Bisognerebbe lasciare da parte il passato, metaforicamente, un blocco di granito, contro cui ci si può rompere il naso.

I colori tenui, i primi profumi delle viole, i caldi raggi del sole e la canzone del vento creano una musica che Antonio Vivaldi deve aver sentito, scrivendo le note per “la primavera” delle sue “quattro stagioni”.

Un godimento di ascolto… sempre che i musicisti non la trasformino in una spigolosa marcia militare.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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La calda estate del commissario Sapìa – 5

Quinta e Ultima Parte

Qui la Quarta Parte

“Vede, dottor Silvestri – disse il commissario, tamburellando distrattamente sul piano della scrivania come se quell’interrogatorio fosse per lui solo una noiosa formalità – le bugie che ha raccontato al mio collega, il dottor Magliana qui presente, sono state non solo inutili ma controproducenti: abbiamo raccolto numerosi indizi che la collegano alla morte di Lina Belli, non ultime proprio le sue fandonie, e siamo arrivati alla conclusione che lei ha spinto la ragazza giù dalla finestra… forse perché era diventata un’amante scomoda oppure per gelosia, magari la vittima intendeva lasciarla… ma, se vuole, può tentare di convincerci del contrario.”

Il dottore rimase in silenzio. Aveva la fronte corrugata, un’espressione tesa e concentrata: sembrava intento a soppesare i pro e i contro di quello che stava per dire.

“E’ una follia! – esclamò all’improvviso – io amavo Lina, davvero, però ultimamente era diventata troppo esigente: pretendeva che divorziassi ma così avrei perso quasi tutto e poi, con mia moglie, voglio rimanere in buoni rapporti per via dei bambini… magari tra un po’, con i figli più grandi, l’avrei anche sposata, ma ora no, non ero disposto a rovinarmi per lei… quella notte ci siamo dati appuntamento nella stanza del secondo piano, mi disse che poteva assentarsi solo per un quarto d’ora, era stanca dei nostri incontri clandestini e non intendeva più trascurare il suo lavoro…abbiamo litigato…Lina mi ha mandato al diavolo e se n’è andata.”

“Certo, ma lei l’ha seguita – aggiunse Magliana – e, in un impeto d’ira, l’ha spinta giù dalla finestra! Magari senza rendersene conto: se collabora e confessa potrebbe cavarsela con un’accusa di omicidio preterintenzionale.”

“Io Lina non l’ho neppure sfiorata, lo giuro – esclamò Silvestri, quasi in lacrime – l’indomani intendevo troncare il rapporto, ero deciso a lasciarla libera: a ventiquattro anni doveva fare la sua vita… poi quel colpo terribile! mi sono affacciato a una finestra del corridoio per vedere cosa era successo… un degente di Psichiatria, tre anni fa, ha eluso la sorveglianza e si è buttato di sotto nello stesso punto: quando ho visto il corpo di Lina sul tetto del primo piano mi si è ghiacciato il sangue. Volevo scendere per soccorrerla, anche se chi cade da un’altezza del genere difficilmente sopravvive, però ho sentito qualcuno che correva per le scale, sopra e sotto: ho avuto paura e sono tornato nella mia stanza. Beh, tanto non sarebbe servito a nulla: l’autopsia ha stabilito che è morta subito.”

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 4

Quarta Parte

Qui la Terza Parte

Alla metà d’agosto Sapìa tornò in servizio. L’incidente del pozzo era ormai archiviato, si sentiva di nuovo bene, addirittura meglio di prima, più riposato e sereno.

La mattina della dimissione, per evitare inutili sforzi, aveva lasciato il reparto su una sedia a rotelle spinta con insolita energia dalla moglie. Edda sembrava impaziente di riportarlo a casa e ben presto Sapìa comprese perché: accanto all’ascensore, con un gran mazzo di fiori in mano, lo attendeva Orlando, il suo poco amato fratello. Una ‘sorpresa’ organizzata dalla moglie!

“Guarda che cammino ancora e posso darti un cazzotto in testa quando voglio – esclamò Sapìa, notando il sorrisetto ironico di Orlando – e i fiori li puoi portare sulla mia tomba, se riesci a seppellirmi! ”

“Certo, certo, farò come vuoi tu! figurati se mi metto a discutere con uno che è appena uscito dal reparto di Psichiatria” rispose ridendo il fratello.

Informato della disgrazia, Orlando si era precipitato in città, proponendo alla cognata di ospitare ‘l’invalido’ nella dimora dell’amico Luigino Bertoni per tutta la durata della convalescenza. Edda aveva immediatamente accettato: da tempo sognava di vedere la lussuosa villa a picco sul mare che il marito le aveva descritto con tanta dovizia di particolari. Nessuno si preoccupò di ottenere il consenso dell’interessato.

Sapìa, in un altro momento, si sarebbe battuto con le unghie e coi denti per mandare all’aria il progetto ma era un po’ confuso e, stranamente, trovava Orlando meno insopportabile del solito.

La convalescenza al mare, accettata per debolezza, si rivelò una piacevole vacanza: Luigino, il padrone di casa, era un giovanotto simpatico e Orlando ormai si comportava come un tranquillo signore di mezza età; quanto alla moglie sembrava addirittura ringiovanita.

Così, contrariamente al solito, Sapìa tornò in ufficio di malavoglia.

Lavoro arretrato non ne trovò. Magliana mandava avanti il caso del benzinaio magrebino con metodica lentezza ma aveva scoperto una nuova pista: la vittima frequentava una ragazza tunisina e la moglie tradita, spalleggiata dai familiari, aveva “proferito ripetute minacce di morte all’indirizzo del coniuge di fronte a testimoni.”

“Insomma potrebbe essere un delitto d’onore: movente classico… c’è altro?” chiese Sapìa.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 3

Terza Parte

Qui la seconda Parte

“Siamo arrivati! Questa è Psichiatria – disse l’infermiere, aprendo con la chiave che teneva appesa al collo una grande porta a vetri – serata tranquilla, commissario, non deve preoccuparsi!”.

Allungato sulla barella Sapìa commentò la confortante notizia con un secco “ah!”: non si sentiva più tanto propenso ad accettare quell’insolita sistemazione notturna.

“Dovevo chiedere di rimanere al Pronto Soccorso – pensò, rammaricandosi di essere sempre troppo accondiscendente con il prossimo – oppure fare una chiassata e pretendere un letto come si deve.”

I neon del corridoio erano abbaglianti, nelle camere invece nessuna luce, solo l’ultimo chiarore del tramonto che baluginava stancamente tra le stecche delle serrande socchiuse e una pallida lampada di sicurezza; sdraiate nei letti s’intravedevano siluette immobili, pazienti con gli occhi fissi al soffitto oppure immersi in un rassicurante sonno di sasso.

“Fuori è ancora giorno, saranno al massimo le nove e un quarto – pensò Sapìa, sbirciando nelle stanze – qui si va a letto con le galline…o forse non ci si sveglia neppure!”

Alcuni ricoverati, probabilmente i meno gravi, guardavano la televisione in una saletta; un uomo grosso e cupo, a piedi scalzi, percorreva il corridoio da capo a fondo strisciando lungo le pareti.

“Sindrome del criceto sulla ruota” pensò Sapìa, sforzandosi di vedere quella piccola ‘fossa dei serpenti’ in una luce meno inquietante.

“Non deve alzarsi, commissario – disse l’infermiere, aiutando il suo paziente a spostarsi dalla barella al letto – cerchi di riposare e, per qualsiasi cosa, chiami il personale di turno: questo è il pulsante.”

Rimasto solo Sapìa si guardò intorno: quando entrava in un luogo sconosciuto aveva l’abitudine di “fare il punto’ e, in quel momento, un check in gli parve quanto mai opportuno. L’oscurità, nel frattempo, era diventata penombra.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 2

Seconda Parte

Qui la Prima Parte

Sapìa salì le scale della Questura in compagnia del commissario Strambi mentre il campanile della vicina chiesa batteva le sette.

“Dormito bene?” chiese al timido Oscar, tanto per attaccare discorso

“Un inferno, dottore – rispose Strambi, un po’ stupito dalla cortese domanda – mi sono assopito alle tre e alle cinque ero già sveglio.”

“Anch’io alle cinque ero in piedi…ma almeno potremo tornarcene a casa prima, con questo caldo non è una cattiva idea.”

“Io veramente sto meglio in ufficio…almeno ho l’aria condizionata – disse Strambi – la mia stanza è a tetto…fredda d’inverno, calda d’estate.”

“Ma perché non si trova un appartamentino più comodo?” chiese Sapìa, aprendo bruscamente la porta del suo ufficio.

“Non potrei mai lasciare la povera signora Iole, la mia padrona di casa…ha quasi novant’anni!” rispose Oscar, entrando nel suo sgabuzzino.

Sapìa scosse la testa: l’inerzia masochista del giovane collega era invincibile.

Seduto alla scrivania passò un’ora a sistemare i foglietti con gli appunti del suo ultimo caso: un giovane benzinaio marocchino ucciso giovedì notte. Tre colpi al torace, uno alla testa, un po’ troppo per una rapina finita male. Non si potevano escludere altri moventi: traffico di droga, regolamento di conti tra bande… il morto era pregiudicato.

“Se fossimo in Sicilia negli anni Sessanta – borbottò Sapìa – potrei seguire la pista passionale e risolvere il caso in quattro e quattr’otto… le corna sono la miglior risorsa dell’investigatore accidioso: scava scava, si trovano sempre.”

Lui però non si considerava pigro, agiva con lentezza ma solo perché non voleva prendere abbagli che, per gli interessati, potevano trasformarsi in immeritati soggiorni al fresco.

“Diceva bene lo zio Carlo: uno schiaffo, quando l’hai preso, non te lo toglie neppure il Papa” mormorò Sapìa guardando il ‘pizzino’ della moglie del morto: giovane, piacente, vestita all’occidentale, il tipo di donna che non passa inosservata e può dare fastidio tanto ai bacchettoni quanto alle altre femmine.

Stava ancora valutando l’opportunità di indagare sul comportamento della vedova magrebina quando la porta dell’ufficio all’improvviso si spalancò, come per una folata di vento. Il commissario quasi si sdraiò sulla scrivania per impedire ai suoi foglietti di volare via o confondersi tra loro.

“Cosa fa, Magliana, si esercita per le irruzioni?!” esclamò rabbioso.

“Mi scusi, dottore, sono entrato di corsa – disse tutto d’un fiato il commissario Magliana – che nottata! un vecchio matto si è asserragliato in casa sparando fucilate.”

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 1

“No, così proprio non va – disse il Questore Torrisi, scuotendo la testa con aria falsamente dispiaciuta – è un vero disastro!”

“Ma io ho studiato, professore – esclamò Sapìa allungando una mano per afferrare il foglio protocollo che Torrisi gli agitava sotto il naso con aria di rimprovero – glielo giuro!”

“Le solite scuse…ma non si vergogna, alla sua età?” disse ironico Torrisi. La stanza si riempì di risatine soffocate. Sapìa si voltò per cogliere in fallo i compagni spiritosi ma l’aula era vuota: un desolato parterre di banchi e sedie tra quattro mura spoglie.

Com’era finito in quella situazione? Sapeva di essere preparato… andava sempre preparato agli esami. Magari aveva commesso qualche errore ma nulla di veramente grave. Proprio perché non si sentiva un genio s’impegnava sempre al massimo.

“Ci deve essere uno sbaglio – disse con voce ferma e risentita – forse quello non è il mio compito… controlli il nome.”

“Vuole insegnarmi il mestiere? Tutti così, vi arrampicate sugli specchi pur di portare a casa la sufficienza! Guardi qui… Italo Sapìa 5° B… per caso non è la sua scrittura? e questa è la prima pagina… vede, non ha tradotto neanche una parola!” esclamò trionfante Torrisi, girando di nuovo il foglio. Aveva in mano un compasso e, infilata la punta proprio al cento della ‘o’ di Italo, disegnò un cerchio enorme che conteneva nome e cognome.

“Ecco quello che si merita per questa versione – aggiunse Torrisi, osservando compiaciuto la sua opera – uno zero, tondo tondo!”

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 8

Ottava e ultima parte.

Qui la settima parte.

Alla fine il colpevole salta fuori.

Allegri ascoltò con grande interesse la deposizione dell’avvocato Salani: finalmente saltava fuori un vero movente.

Dopo due giorni d’indagini aveva scoperto che la signora Bertoni era in contrasto con il figlio per questioni economiche e, forse, meditava di mettere alla porta l’amante fedifrago, niente di più: gli attriti d’interesse all’interno del nucleo familiare non sembravano tanto gravi da trasformare in assassino un incensurato. Quanto ai camerieri russi licenziati in tronco, Irina e Yuri avevano una valida ragione per odiare la loro padrona, tuttavia la rabbia per l’ingiustizia subita, dopo un mese, doveva essersi sgonfiata… il timore di finire in carcere, invece, era una molla che poteva facilmente spingere una persona ‘irreprensibile’ come Rabano a commettere un omicidio. Chi fa della morale una bandiera, si disse Allegri, considera la rispettabilità un bene irrinunciabile, una parvenza per cui vale la pena uccidere.

Il commissario inviò immediatamente due agenti a prelevare il ragioniere.

Faccia pallida e labbro tremolante, il sospettato entrò nell’ufficio del commissario a testa bassa: sembrava il ritratto del colpevole.

Salani corse subito alla villa per riferire gli ultimi sviluppi. Era già ora di pranzo e, a tavola, si brindò ripetutamente alla bella notizia.

Orlando, in piedi con il bicchiere alzato, rivolse un pensiero anche alla povera Annalaura: se, là dove si trovava ora, poteva vedere cosa accadeva sulla terra, di certo in quel momento gioiva con loro per la sconfitta di Rabano.

Salani, al momento del dessert, annunciò che intendeva ripartire al più presto per Macones. La causa per l’annullamento del testamento era praticamente già vinta ma la sentenza definitiva avrebbe richiesto molti mesi, forse più di un anno. In Polinesia la giustizia seguiva percorsi tortuosi e, come avvocato, non garantiva nulla sui tempi… per fortuna la seconda signora Bertoni, conosceva persone importanti ed era disposta a mettere un po’ d’olio negli ingranaggi della burocrazia locale, in cambio di un modesto sostegno economico. A Macones, però, ogni strada aveva una scorciatoia che portava nello stesso luogo senza passare dalle aule del tribunale: bastava un’intesa amichevole tra le parti… un accordo stragiudiziale.

Insomma, concluse Salani, conveniva trattare con Rabano e quello era il momento migliore per farlo. Dopo lo spavento dell’interrogatorio, con un sospetto di omicidio sulla testa e lo spauracchio di finire in galera per truffa, il ragioniere avrebbe accettato qualsiasi condizione che gli permettesse di salvare la faccia e rimanere in libertà.

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 7

Settima parte.

Qui la sesta parte.

Notizie da Macones.

L’avvocato Salani aveva i capelli bianchi ma un aspetto ancora giovanile e l’aria soddisfatta di chi torna riposato da una lunga vacanza. Sprizzava energia e ottimismo.

“Lei è il fratello di Orlando, un commissario di Polizia… Che piacere! – disse Salani, porgendo la mano a Sapìa – conto sul suo aiuto… sa, il penale non è la mia materia.”

“Parli pure, avvocato – esclamò impaziente Luigino – dica al dottore come stanno davvero le cose e che brava persona è il caro ragioniere Mauro Rabano!”

“Sarò breve – esordì Salani – nelle ultime settimane io non mi trovavo per diporto in Polinesia… nel senso che ero sì in Polinesia, ma per lavoro: la povera signora Annalaura mi aveva incaricato d’indagare sugli affari del marito… il compianto commendator Bertoni, tre anni prima di morire, era diventato cittadino di Macones, un piccolo paradiso in mezzo all’Oceano Pacifico, e lì è registrato il suo testamento.”

“Un espediente per aggirare il nostro diritto ereditario e, immagino, anche le tasse” commentò Sapìa.

“Tutta farina del sacco di Bertoni, caro commissario! Per le questioni più importanti l’ingegnere si fidava solo di se stesso – replicò Salani, punto sul vivo – le garantisco che non ha chiesto il mio parere e neppure quello del suo commercialista, il dottor Banti.”

“Non divaghi, avvocato! – s’intromise Orlando – racconti la storia della danzatrice di tamurè!”

“E poi, a ben guardare, non era neppure un imbroglio – proseguì Salani, impermalito – il povero Bertoni trascorreva sei, sette mesi all’anno in Polinesia, aveva persino messo su casa con una donna del posto… una brava ragazza, non una ballerina! comunque il punto è un altro: a Macones ho scoperto elementi sufficienti per far dichiarare nullo il testamento.”

“Vada avanti, Salani – disse Luigino – lasci perdere i quattrini: ora comincia il bello!”

“Ovviamente tenevo informata la mia cliente sull’andamento delle indagini. L’esistenza della famiglia polinesiana era stata per la povera signora una sorpresa sgradita e così, invece di rivolgersi al tribunale per annullare il testamento, aveva deciso di cercare un accordo con Rabano. Io l’ho sconsigliata ma la signora era molto testarda e gelosa, persino del marito. Piuttosto che rischiare di spartire il patrimonio con la rivale era disposta a patteggiare con il suo peggior nemico. Per cominciare voleva spaventarlo, fargli credere di nutrire dei sospetti che avrebbe lasciato cadere nel dimenticatoio in cambio di un assegno più sostanzioso… se la manovra falliva, intendeva usare le mie informazioni per costringere Rabano ad abbassare la cresta. Era in gioco l’esistenza del fondo fiduciario! Comunque tutto doveva rimanere com’era, almeno in apparenza. Durante la nostra ultima telefonata, poche ore prima della disgrazia, mi ha detto di aver invitato il ragioniere a cena… per tastare il terreno.”

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Rosanna Bogo

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Sapìa e la pecora nera – 6

Sesta parte.

Qui la quinta parte.

La cena.

Il rag. Rabano si presentò a Villa Bertoni poco dopo le otto. Era un pingue vecchietto di modesta statura, stretto in un completo scuro che somigliava stranamente a un clergyman.

“In fondo anche lui rappresenta sulla terra un padrone che sta all’altro mondo – pensò Sapìa, vedendolo entrare nel salone – però ha un’aria servile, più da sacrestano che da prete.”

Comunque la fede all’anulare sinistro rivelava l’esistenza di una signora Rabano che non aveva accompagnato il marito ma, da qualche parte, curava la casa di quell’uomo come una fedele perpetua. Sapia se la immaginò vestita da suora, con un giglio in mano… ovviamente anche lei terziaria francescana.

Dopo i convenevoli di rito si accomodarono nella sala da pranzo.

Sapìa comprese subito che il ragioniere non era un tipo loquace: mangiava in silenzio, come i frati, mostrando interesse solo per il cibo che stava nel piatto. E non erano davvero leccornie. Il cuoco aveva preparato per lui un menù speciale di gusto francescano: riso in bianco, ricotta salata e due patate lesse di contorno.

Per attaccare discorso con un musone occorrevano argomenti di conversazione a presa rapida: il clima, lo sport, il carovita, la cucina, la salute… Sapìa decise di tentare la carta della dispepsia.

“Problemi di stomaco?” chiese premurosamente.

“L’apparenza inganna, caro commissario – rispose sorridendo Rabano – ho uno stomaco di ferro, sono di razza contadina, io! gli stenti patiti da bambino, durante la guerra, mi hanno indurito: al mio paese direbbero che sono una ‘pellaccia’… però non mi piace esagerare con il cibo, specie la sera… è uno spreco e guasta il sonno.”

“Ha ragione, così evita gli incubi” aggiunse Sapìa. Cercava di mostrarsi comprensivo per indurre il suo guardingo commensale ad abbassare le difese.

“Mai fatto un brutto sogno in vita mia, caro dottore – disse il ragioniere, sempre sorridendo – ma non dipende dalla digestione, creda a me: per dormire bene bisogna avere la coscienza pulita.”

“La moderna psicologia sostiene che i sogni vengono dall’inconscio – obiettò Sapìa – un angolo della mente che ospita pensieri e bisogni segreti.”

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Rosanna Bogo

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (483)

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Dr J. Iccapot