Einbahnstraße

Oggi è il 16 novembre 1988, tra pochi giorni sarà il mio compleanno. Il mio sogno più grande è riabbracciare mio padre. L’ultima volta che l’ho visto era l’anno scorso, il giorno del mio quindicesimo anno, e stava scappando. Mio padre è ricercato dalla polizia, non so di che cosa sia stato accusato, ma ricordo che sette o otto anni fa, mentre mi stavo coricando, lui è venuto e mi ha raccontato che doveva andare via, che si sarebbe trasferito a Berlino Est. Mi raccontò che avrebbe voluto portarci tutti con sé, ma non era possibile.

La mattina dopo, andando in cucina per fare colazione, io e mia sorella trovammo nostra madre che piangeva e teneva in braccio la lavagnetta su cui scriviamo ogni volta le cose che dobbiamo comprare. E sulla lavagnetta la scritta: “vi amo tutti”.

Da quel giorno, sono riuscito a rivederlo soltanto per i nostri compleanni: il 20 novembre il mio, il 5 agosto mia sorella e il 27 marzo mia madre. Il 15 dicembre, invece, è il compleanno di mio padre e mi piacerebbe potergli fare lo stesso regalo e andarlo a trovare. Fino allo scorso anno veniva a trovarci tre volte l’anno e stava con noi quattro o cinque giorni. Quest’anno, invece, non è riuscito a venire né per il compleanno di mamma, né per quello di mia sorella. Ma nell’ultima lettera che ci ha scritto, mi ha rassicurato che sarebbe stato presente alla mia festa.

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Mia madre è morta tre mesi fa. Qui a Berlino ovest ci dicono che oltre il muro la vita è terribilmente difficile e la gente muore di fame. Credo che la stessa propaganda venga fatta anche a Est, in senso contrario, ovviamente. E allora mi chiedo, che cosa c’è di diverso. Anche mia madre è morta di fame, di malattia. Una malattia che si chiama povertà! Quel muro divide questa città in due parti senza però riuscire a tenere lontano il dolore, la fame e la povertà. Io e mia sorella, adesso siamo completamente soli. Qui a Berlino Ovest non c’è più nulla per noi, l’unica cosa che c’è rimasto è provare ad attraversare il Muro. Qui c’è soltanto fame e solitudine. Dall’altra parte c’è nostro padre, c’è qualcuno che si occuperà di noi, e tutti e tre torneremo ad essere felici come tanti anni fa.

Ne avevamo discusso molto, con mia sorella. Erano tre mesi che ne parlavamo, da quando nostra madre era morta, ogni giorno cercavamo di capire che cosa dovevamo fare, se andare via dalla nostra casa o rimanere sperando in qualche generoso parente. Mia sorella era spaventata, io lo ero altrettanto. La solitudine di quelle quattro mura o il pericolo di quell’unico muro.

Alla fine avevamo deciso. Per questo motivo oggi siamo qua, io e mia sorella, la mano stretta nella mano, nascosti dietro il muro di una casa, pronti a superare quel confine con l’aiuto della notte. In televisione se ne vedono sempre molte persone che ci provano, alcuni morti, altri soccorsi dalle forze dell’ordine, ma tutti oltrepassano quel muro da est ad ovest. Noi questa notte lo supereremo in direzione contraria.

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Purtroppo è finita come per tanti altri. Mia sorella è già lontana. Ho dovuta implorarla di fuggire, di correre da papà, di abbracciarlo anche da parte mia, prometterle che avrei abbracciato nostra madre.

Eccomi qui, i primi colpi mi hanno ferito alle gambe, e sono caduto a terra. Mia sorella si è girata e stava per tornare indietro, nonostante le mie grida di fuggire; poi la pallottola mortale che mi ha passato i polmoni. Ed ho avuto solo il tempo di vederla correre il più velocemente possibile verso quell’indirizzo scritto sulle lettere di nostro padre.

E’ l’8 novembre 1989 e tra qualche giorno avrei compiuto diciassette anni. Avrei voluto solo un regalo, riabbracciare mio padre. Invece sono sdraiato in questo selciato gelido, in una pozza di sangue. L’ultima pozza di sangue.


NOTA: Il 9 novembre 1989 le autorità della Germania dell’Est dettero ordine di abbattere il muro che divideva la città di Berlino nelle due zone di influenza, l’una dominata dalle forze occidentali, l’altra capitale di uno stato assoggettato al Patto di Varsavia e all’URSS.

Questo racconto è dedicato alle vittime di tutte le pazzie, di qualunque parte.

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Juan

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