Lucas non aspettava altro. Da alcuni mesi tormentava la madre per sapere quanto tempo mancasse alla fiera e chiedendole se per quell’occasione ci sarebbe stato anche il padre. Ma il padre era fuggito appena scoperta la gravidanza della compagna. E quella verità non era ancora pronta a raccontarla al figlio, così gli ripeté la solita bugia: “Forse viene, ma lo sai ha molto da lavorare…”

E finalmente il 5 settembre era arrivato. La festa patronale, la fiera con tutti i banchi e tante caramelle e giochi da sognare e scegliere “solo uno, eh! scegli quello che ti piace e compriamo solo quello!”. E poi la sera i fuochi d’artificio. Era davvero eccitato quel giorno, mentre sua madre cercava di farlo star calmo, ma gli aveva promesso che lo avrebbe portato alla festa, e questo bastava a suo figlio.

La madre si era raccomandata per tutto il tragitto in auto “Lucas, ci sarà tanta gente, per cui devi stare attento a non perderti, capito” “Si si, mamma”.

Arrivati in città, una pattuglia di vigili convogliava gli automobilisti verso il parcheggio più vicino. Scesi dalla macchina, Lucas prese la mano della madre e si incamminarono verso la fiera. Era disponibile anche una navetta per raggiungerla, dal parcheggio, ma erano poche centinaia di metri e la fila di persone per il bus era davvero lunga.

I primi banchi erano di vestiti, poi fiori, frutta, ancora vestiti, dolciumi e poi quello che più sperava di trovare Lucas: un banco grandissimo di giocattoli.

Rimase per un attimo stordito da tutte quelle luci e dalle grida dei ragazzini intenti a convincere i loro genitori dell’assoluta necessità di avere quel gioco. Fu solo un attimo. Soltanto un secondo di blackout, ma Lucas non vide sua madre che gli faceva cenno di sbrigarsi, perché aveva visto una signora con cui doveva assolutamente parlare. Era la sua inquilina ed era rimasta indietro con il pagamento delle mensilità. Fu solo un attimo, ma quando Lucas tornò in sé, sua madre era scomparsa, davanti a sé c’erano decine e decine di ragazzini con i loro genitori, ma nessuna traccia di sua madre.

Fu assalito subito dal terrore di non rivederla mai più. Ebbe paura, poi, di quanto forte l’avrebbe sgridato. E forse l’anno successivo non l’avrebbe riportato alla fiera. E sicuramente non gli avrebbe comprato il giocattolo.

Poi tutto ad un tratto tornò lucido, e si ricordò che l’anno prima sua madre gli disse di non perdersi, ma che se fosse successo, si sarebbero ritrovati davanti ad un banco la cui prima lettera del nome era una L, come il suo nome. A quei tempi non sapeva ancora leggere, riconosceva solo qualche lettera e questo era sembrato il modo migliore alla madre per dargli coraggio e avere la speranza di ritrovarlo nel caso in cui si fosse veramente perso. E si ricordò che quel giorno aveva guardato tutte le insegne e ogni volta che incontrava un banco con la L lo diceva alla madre. Chissà se lei, adesso, si ricordava quella vicenda. Valeva la pena provare. Naso all’insù a cercare quell’insegna con la L, era un banco di vestiti: avrebbe aspettato lì sua madre!

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Juan

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