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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag fiaba

Lieto fine per una fiaba triste

L’albero illuminava la stanza di un sommesso calore natalizio quando Giulio si lasciò cadere sul divano. Pensava. La piccola Lisa aveva scartato i doni sotto l’albero solo un’ora prima e adesso dormiva tranquilla nel lettone insieme alla mamma. Nella sua testa, invece, si inseguivano i ricordi. Si alzò dal divano e si avvicinò all’albero. Si chinò ad osservare uno ad uno i regali, poi prese in mano un bel libro di fiabe natalizie, regalo di sua sorella per Lisa. Lo aveva adocchiato subito, tra gli altri, e ora voleva verificare se aveva visto giusto. Lo sfogliò e trovò la conferma di quello che cercava. Con il libro in mano si spostò nello studio. Si armò di forbici, colla e nastro adesivo ed iniziò il lavoro. Tagliò con cura le ultime due pagine e con la colla cercò di nascondere le tracce della mutilazione. Non che non si vedesse che mancava qualcosa…… Giulio osservò le pagine staccate, piene di bei disegni colorati e provò le stesse sensazioni che aveva provato da bambino. I suoi occhi si inumidirono. Gli sembrava assurdo che dopo tutti questi anni bastassero delle illustrazioni a riportare a galla emozioni che ormai sembravano lontane anni luce, eppure era esattamente quello che stava succedendo. Riposizionò il libro insieme agli altri regali, nascose le due pagine tagliate tra i suoi libri e tornò a letto, dove la moglie e la figlia già dormivano serene.

 

Quando era piccolo i regali di Natale erano rari e preziosi. Ogni bambino, in casa sua, ne riceveva soltanto uno, ma di solito era sufficiente a renderlo felice. Uno dei regali più graditi, per lui, era stato un libro di fiabe simile a quello che Lisa aveva appena ricevuto. Lo aveva sfogliato mille volte, letto e riletto fino ad impararlo a memoria, aveva osservato le illustrazioni una ad una tanto da imprimerle in maniera indelebile nella sua memoria, dove si trovavano ancora, intatte. Ogni tanto, la sera, pregava la nonna di leggere le fiabe a voce alta per lui.

“Giulio, ma tu sai leggere!” obiettava la nonna.

“E’ vero, nonna, ma tu le sai leggere meglio!”rispondeva lui.

E così la nonna leggeva, con una voce che a Giulio sembrava così dolce da rendere allegre anche le fiabe tristi. Poi, una sera, all’improvviso, la nonna se ne andò per sempre. Giulio sfogliò di nuovo il libro di fiabe, ma lo trovò insolitamente freddo e vuoto. Preso da una rabbia cieca e ingovernabile fuggì nel bosco vicino a casa e sotto un grande albero strappò le pagine della fiaba che da sempre gli era sembrata la più triste e che la voce della nonna non avrebbe più potuto rendere piacevole. Poi pianse a lungo e verso sera, ancora sconvolto, tornò a casa.

 

Era la vigilia di Natale. Grossi fiocchi di neve cadevano sulla gente che si affrettava per gli ultimi acquisti nei negozi sfarzosamente illuminati.

Una povera bambina cercava di vendere alcune scatole di fiammiferi all’angolo di una strada. Ma nessuno le prestava attenzione. “Come sono stanca!” sospirava. “Ma non posso tornare a casa senza soldi.”

E proseguiva: “Il mio patrigno mi picchierebbe, dato che non ci sono più né la mia mamma né la mia nonnina a proteggermi!”

Per un attimo rimase incantata davanti alla vetrina di una rosticceria ad ammirare quei piatti prelibati e fumanti, ma un commesso la scacciò in malo modo.

Poco oltre un signore e una ragazzina avvolta in un caldo mantello rosso salirono in una carrozza senza degnarla di uno sguardo.

 

“Perché ti sei fermato, papà?” Chiese Lisa, volgendo i suoi occhioni color nocciola verso la faccia di Giulio.

“Non mi sono fermato, ho solo fatto una pausa.” Rispose Giulio “Ti piace la fiaba?”

“Si” Disse Lisa “continua a leggere, però…”

 

La bambina cercò rifugio in un vicolo, ma anche lì il freddo era terribile. “Se accendessi qualche fiammifero, forse mi scalderei un po'” pensò. Appena accesa, la fiammella si allargò e apparve una grossa stufa che emanava un bel calduccio. Ma come il fiammifero si spense, la stufa sparì e il freddo tornò, più acuto di prima.

“Era solo un bel sogno… Ma… se riprovassi? Forse la visione tornerebbe.” Alla fiammella del fiammifero questa volta apparve una stanza con una magnifica tavola su cui erano disposti i cibi più caldi e gustosi e i dolci più invitanti.

Nella stanza c’erano anche un grande camino con un bel fuoco scoppiettante e comode poltrone che sembravano dire: “Siediti e riposati”. Ma la bimba non fece in tempo ad ammirare tutte quelle cose che la stanza sparì.

La piccola accese in fretta un altro fiammifero. La luce crebbe fino a mostrare uno stupendo albero di Natale, carico di candeline e di decorazioni scintillanti: ai suoi piedi, tantissimi doni avvolti in allegre carte colorate. La bambina tese le mani verso quella meraviglia, ma ancora una volta tutto scomparve.

 

“E ora? Papà…guarda… il libro finisce qui.”

“Eh, si” disse Giulio “nel negozio di libri deve essere passato un topo birichino che ha mangiato le ultime due pagine …..”

Il volto di Lisa si dipinse di delusione: “e ora come faccio a sapere come finisce la storia? Dobbiamo tornare al negozio! Devi chiedere a Babbo Natale dove l’ha comprato!”

“No” rispose Giulio sorridendo “non ce n’è bisogno, sei una bambina fortunata perché io conosco questa fiaba e so benissimo come finisce. Te la racconto io la fine” Lisa lo scrutò dubbiosa.

 

La piccola fiammiferaia stava per mettersi a piangere quando vide una bella signora con un bambino per mano andarle incontro.

“Ciao piccola” disse la bella signora “perché sei qui al freddo da sola?”

 “Vendo fiammiferi, ma per scaldarmi li ho accesi quasi tutti; tornerò a casa senza soldi e il mio patrigno mi picchierà”.

Gli occhi della signora si riempirono di dolcezza. “Io ho un’altra idea: vuoi venire a passare il Natale da noi? Sono giorni e giorni che ti guardo e ho deciso che, se vorrai, la nostra casa sarà la tua da ora in poi. Avevo una bambina come te, ma una brutta malattia se l’è portata via. Vorrei che prendessi il suo posto. Ti va?”

La piccola fiammiferaia, incredula, rispose di sì. Quello fu per lei il primo di molti Natali felici, passati insieme alla sua nuova famiglia.

 

Lisa sembrava soddisfatta: “Scrivila, papà, la fine della storia, così la attacchiamo sull’ultima pagina del libro e avrò la fiaba completa.”

“SìI, mi sembra una buona idea, piccola, lo farò. Ora però, a letto!”

Lisa si incamminò obbediente verso la camera. Giulio cercò tra i suoi libri e, appoggiato alla finestra, solo con se stesso, volle leggere il vero finale.

 

Desolata, la piccola fiammiferaia alzò lo sguardo al cielo e vide la scia d’argento di una stella cadente. “Qualcuno sta per salire in cielo” si disse. “Me lo raccontava la mia nonnina: se una stella vien giù, un’anima sale su…”

“Oh nonna, come vorrei che tu fossi qui con me!” E accese un altro fiammifero. Nella luce allora le apparve una vecchietta. “Oh, nonnina, finalmente! Ma aspetta, non sparire anche tu questa volta, ti prego!” La bambina si mise ad accendere tanti altri fiammiferi e la figura della nonna si mostrò bella e grande, avanzando verso la nipotina a braccia tese.

La piccola si buttò tra quelle braccia e ad un tratto non ebbe più freddo: la nonna la strinse a sé e la portò in cielo. La mattina dopo, all’angolo della via, i passanti trovarono il corpo assiderato della piccola fiammiferaia: intorno aveva un po’ di fiammiferi bruciati, ma sul volto le splendeva ancora un sorriso di immensa felicità.

 

Giulio ripensò a quello che aveva fatto e non sentì neanche un’ombra di pentimento. Aveva risparmiato a sua figlia tristi pensieri sulla vita e sulla morte che avrebbe avuto tutto il tempo di elaborare crescendo. Per adesso, meritava di essere esente dalla sofferenza. Non era questo il modo migliore di augurarle buon Natale?

 Image credits: INDIRE

 

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Beatrix

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Pasqualina, la gallina stravagante

Questa è la vera storia della gallina Pasqualina. Da quando era nata, nessuno ricordava di preciso quanti anni prima, aveva sempre manifestato la sua contrarietà e disagio a vivere nel pollaio. Voleva una casa con tutti i comfort, diceva a quelle poche galline che ancora le parlavano. Era considerata stravagante e tutti cercavano di evitarla.

Non passava giorno senza tentare di inventare un nuovo piano per fuggire, ma ogni volta qualcosa non funzionava come lei aveva immaginato, così doveva accontentarsi, derisa da tutte le compagne, del becchime che l’anziano contadino spargeva nel pollaio. Ma tra sé e sé ricambiava ogni risata delle altre galline con nuove promesse di vedere presto il mondo al di fuori del pollaio e di vivere finalmente in una casa vera. E così tornava a pensare ad un nuovo modo per fuggire da quella prigione.

E una volta, finalmente, quella frase prese forma e una notte, neanche riuscendo a capire bene come, si ritrovò fuori dal pollaio.

Pasqualina vagò per qualche ora nelle vicinanze fino a quando venne ammaliata dalle luci di un residence e si avvicinò. Il palazzo era nuovo, con un ampio spiazzo davanti, dove già si immaginava a volteggiare leggiadra. Proprio in quel momento notò anche degli strani oggetti, come delle gabbie sollevate da terra, ma senza esser fatte di rete. Si avvicinò e cominciò a cercare un ingresso a quel palazzo.

Ma mentre la ricerca per entrare nel residence continuava senza successo, Pasqualina venne sorpresa da uno di quegli strani oggetti che le si stava avvicinando. Impaurita, scappò a nascondersi. Ormai stanca e estremamente insicura sul da farsi, si addormentò.

Il giorno successivo si svegliò e con rinnovato coraggio andò alla ricerca di un ingresso. Alla luce del sole riconobbe quegli oggetti che la sera prima l’avevano spaventata: assomigliavano a quello con cui arrivava ogni tanto il nipote del contadino, quando ancora abitava nel pollaio. Le chiamavano auto. Facevano un gran rumore e anche un gran puzzo.

Un po’ di tristezza la prese, un po’ di rimpianto per le sue compagne che erano rimaste in quella gabbia e per la solitudine che la circondava. Ma aveva sognato quel momento per tutta la vita, e per nulla al mondo vi avrebbe rinunciato.

Ad un certo punto vide uscire da una porta un ragazzino. Non aveva mai visto un umano con dei fili che gli cadevano dalle orecchie, pensò che avesse qualche strana malattia, anche perché tutti i bambini che aveva conosciuto, avevano sempre cercato di catturarla, mentre quello se ne stava andando ignorandola completamente. Mentre vedeva il ragazzino allontanarsi, notò che la porta da cui era uscito si stava chiudendo lentamente, così si precipitò nello spiraglio che ancora mancava.

La porta si chiuse sulle sue piume, lasciando la sua coda spelacchiata e immergendola in una penombra a cui fece fatica ad abituarsi.
Si sentì subito osservata, si voltò di scatto e fece un salto all’indietro dopo aver visto quei due occhi verdi che la fissavano nel buio.
“No ti prego” urlò Pasqualina “non mangiarmi!”
E il gatto …

~

Ma nonna – la interruppe la nipote – volevo che mi raccontassi una favola, di quelle che finiscono con il “E vissero felici e contenti!!”

D’accordo – fece la nonna paziente.

~

E il gatto allora le si strofinò addosso e la invitò a mangiare e a bere dalla sua ciotola. Quando fu sazia, le propose di giocare con i suoi gomitoli, ma era troppo stanca e chiese di poter dormire. Aveva ancora paura di quel gatto, ma qualcosa le diceva che poteva fidarsi. Nei giorni successivi, il gatto continuava amorevolmente a prendersi cura di lei, la faceva mangiare, la faceva bere, le lavava le piume con la sua lingua, fino alla sera, quando si addormentavano abbracciati insieme.

E così la loro vita continuò per anni, felici e contenti.

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Juan

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La fiaba del Bosco degli Abeti

Il bosco degli abeti era delimitato a nord da un piccolo corso d’acqua, ad ovest dalla strada principale che portava al villaggio, a sud e a est da un fitto bosco di lecci. Il villaggio vicino era piccolo ma grazioso, fatto di case dai tetti spioventi per sopportare meglio le fitte nevicate invernali. Ogni casa aveva il suo giardino, e ogni anno, a Natale, ogni famiglia vi esponeva, orgogliosa, il proprio albero addobbato in vario modo. Era una sorta di competizione: tutti cercavano di fare l’albero più bello, e il risultato era che a Natale il villaggio era un vero splendore. Venivano a vederli anche dai paesi vicini, perché in nessun altro luogo se ne potevano ammirare di così belli. Non era solo per via delle decorazioni, erano proprio gli alberi ad avere forme particolarmente belle, le più belle che si fossero mai viste tra gli abeti natalizi. A questo punto avrete già capito che gli splendidi alberi provenivano dal bosco degli abeti, che aveva la particolarità di dare vita a piante dalle forme più strane: ce n’erano a forma di goccia, a spirale, a vite, a cilindro, a cono, a stella. Insomma, per tutti i gusti. E quindi ogni anno gli abitanti del villaggio si recavano nel bosco degli abeti, guardavano, sceglievano i più belli, li tagliavano e li portavano via. Agli inizi di dicembre tra le piante iniziava a diffondersi il panico, perché tutte ormai sapevano che sarebbe avvenuta la consueta mattanza. Gli abeti piccoli piangevano, qualcuno si contorceva cercando di fuggire, ma così facendo prendevano forme sempre più strane e, agli occhi degli uomini, ancora più interessanti.

Ma quell’anno lo Spirito del Bosco decise che era ora di farla finita. Non poteva più sopportare i lamenti degli alberi terrorizzati. Il Consiglio degli Abeti Anziani si riunì e concordò con lo Spirito: era ora di fare qualcosa. Ma cosa? “Ci vorrebbe una magia”- pensò lo Spirito del Bosco. E così decise di recarsi dallo Spirito del Natale, per sentire anche il suo parere. Viaggiò per giorni e giorni, poiché il suo amico viveva all’altro capo del mondo. Poi, finalmente, arrivò. Quando espose il problema allo Spirito del Natale, questi si meravigliò, perché non aveva mai sentito di alberi che si lamentavano perché destinati ad essere addobbati ed ammirati da tutti; anzi, a suo parere avrebbero dovuto fare a gara per essere scelti!!! Lo Spirito del Bosco allora si mise a spiegargli che il suo era un bosco un po’ particolare, fatto di piante particolarmente sensibili e vive, che provavano dolore al momento del taglio e sapevano che essere scelte significava morire. Lo Spirito del Natale rimase dubbioso, ma decise ugualmente di aiutare l’amico; chiamò l’angioletto delle decorazioni natalizie e gli disse di recarsi al bosco degli abeti a risolvere in qualche modo questo problema.

Quando lo Spirito del Bosco tornò dagli abeti preannunciando la venuta dell’angioletto delle decorazioni, gli alberi si sentirono sollevati. Qualche uomo era già stato a perlustrare e diverse piante si erano impressionate. L’angioletto arrivò dopo qualche giorno, tutto trafelato per il lungo viaggio. Si guardò intorno e pensò: “Che bel bosco! Che piante eccezionali! Devo trovare il modo di salvarle”. Si mise subito all’opera. Sorvolò il villaggio diverse volte, lentamente, poi tornò dagli abeti e disse loro: “Ora, qualsiasi cosa succeda, non spaventatevi”. Nei giorni successivi gli abeti iniziarono a deperire: un rametto ingiallito, una punta cadente, le chiome ciondoloni. “Che succede?” si chiesero gli abeti. Ma l’angioletto sembrava scomparso, e nessuno dette loro risposta. Nel giro di una settimana gli alberi erano irriconoscibili, sembravano tutti secchi e vizzi. In realtà, e loro stessi ne erano sorpresi, si sentivano bene. Si guardavano l’uno con l’altro, si prendevano in giro, ridevano di questa strana novità. Era ormai chiaro che c’era lo zampino dell’angelo, e questo li faceva ben sperare.

Quando gli uomini si recarono al bosco per prelevare gli esemplari migliori, si trovarono di fronte ad uno spettacolo tristissimo. Il bosco degli abeti stava morendo. Al villaggio ci fu un gran subbuglio, gli abitanti erano sgomenti. Dove avrebbero trovato alberi di pari bellezza? Fecero venire un dottore forestale, che diagnosticò la presenza di vari parassiti infestanti e dichiarò la situazione senza speranza. Che cosa potevano fare, a questo punto, gli abitanti del villaggio? Pensa e ripensa, alla fine decisero di acquistare per ogni giardino un grosso albero artificiale, di quelli che da tempo si trovavano in vendita nei supermercati. Quindi, armati di forbici, cercarono di farli assomigliare il più possibile agli alberi del bosco. Alla fine del lavoro, i giardini erano, come al solito, bellissimi.

E venne la sera di Natale. Nel villaggio era tutto un luccicare di luci e nastri colorati, e i visitatori di ogni anno ammiravano, come sempre, i bellissimi alberi, con decorazioni elaborate. Allo scoccare della mezzanotte un bagliore illuminò il cielo e una stella cometa dalla lunga coda sembrò cadere nel bosco degli abeti. Tutti si precipitarono per vedere dove fosse finita la stella, ma quando arrivarono rimasero senza fiato: gli abeti erano lì, belli come erano sempre stati, ed erano tutti decorati di luci e palline colorate. Il bosco si era trasformato in un bosco di alberi di Natale. Gli abeti erano felicissimi: si sentivano belli e si vantavano del loro aspetto, felici di essere ammirati dagli uomini. Gli abitanti del villaggio pensarono che fosse un miracolo e alzarono gli occhi al cielo, giusto in tempo per vedere un angioletto dorato volare via tra le nuvole. Da quell’anno in poi i giardini del villaggio non ospitarono più alberi di Natale veri, ma continuarono ad essere ornati con alberi artificiali variamente modificati. Ed ogni anno, da allora, chi passa vicino al villaggio può ammirare uno splendido bosco di abeti dalle forme più strane, che, come per magia, a dicembre diventano alberi di Natale.

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Beatrix

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot