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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Estate

La calda estate del commissario Sapìa – 5

Quinta e Ultima Parte

Qui la Quarta Parte

“Vede, dottor Silvestri – disse il commissario, tamburellando distrattamente sul piano della scrivania come se quell’interrogatorio fosse per lui solo una noiosa formalità – le bugie che ha raccontato al mio collega, il dottor Magliana qui presente, sono state non solo inutili ma controproducenti: abbiamo raccolto numerosi indizi che la collegano alla morte di Lina Belli, non ultime proprio le sue fandonie, e siamo arrivati alla conclusione che lei ha spinto la ragazza giù dalla finestra… forse perché era diventata un’amante scomoda oppure per gelosia, magari la vittima intendeva lasciarla… ma, se vuole, può tentare di convincerci del contrario.”

Il dottore rimase in silenzio. Aveva la fronte corrugata, un’espressione tesa e concentrata: sembrava intento a soppesare i pro e i contro di quello che stava per dire.

“E’ una follia! – esclamò all’improvviso – io amavo Lina, davvero, però ultimamente era diventata troppo esigente: pretendeva che divorziassi ma così avrei perso quasi tutto e poi, con mia moglie, voglio rimanere in buoni rapporti per via dei bambini… magari tra un po’, con i figli più grandi, l’avrei anche sposata, ma ora no, non ero disposto a rovinarmi per lei… quella notte ci siamo dati appuntamento nella stanza del secondo piano, mi disse che poteva assentarsi solo per un quarto d’ora, era stanca dei nostri incontri clandestini e non intendeva più trascurare il suo lavoro…abbiamo litigato…Lina mi ha mandato al diavolo e se n’è andata.”

“Certo, ma lei l’ha seguita – aggiunse Magliana – e, in un impeto d’ira, l’ha spinta giù dalla finestra! Magari senza rendersene conto: se collabora e confessa potrebbe cavarsela con un’accusa di omicidio preterintenzionale.”

“Io Lina non l’ho neppure sfiorata, lo giuro – esclamò Silvestri, quasi in lacrime – l’indomani intendevo troncare il rapporto, ero deciso a lasciarla libera: a ventiquattro anni doveva fare la sua vita… poi quel colpo terribile! mi sono affacciato a una finestra del corridoio per vedere cosa era successo… un degente di Psichiatria, tre anni fa, ha eluso la sorveglianza e si è buttato di sotto nello stesso punto: quando ho visto il corpo di Lina sul tetto del primo piano mi si è ghiacciato il sangue. Volevo scendere per soccorrerla, anche se chi cade da un’altezza del genere difficilmente sopravvive, però ho sentito qualcuno che correva per le scale, sopra e sotto: ho avuto paura e sono tornato nella mia stanza. Beh, tanto non sarebbe servito a nulla: l’autopsia ha stabilito che è morta subito.”

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 4

Quarta Parte

Qui la Terza Parte

Alla metà d’agosto Sapìa tornò in servizio. L’incidente del pozzo era ormai archiviato, si sentiva di nuovo bene, addirittura meglio di prima, più riposato e sereno.

La mattina della dimissione, per evitare inutili sforzi, aveva lasciato il reparto su una sedia a rotelle spinta con insolita energia dalla moglie. Edda sembrava impaziente di riportarlo a casa e ben presto Sapìa comprese perché: accanto all’ascensore, con un gran mazzo di fiori in mano, lo attendeva Orlando, il suo poco amato fratello. Una ‘sorpresa’ organizzata dalla moglie!

“Guarda che cammino ancora e posso darti un cazzotto in testa quando voglio – esclamò Sapìa, notando il sorrisetto ironico di Orlando – e i fiori li puoi portare sulla mia tomba, se riesci a seppellirmi! ”

“Certo, certo, farò come vuoi tu! figurati se mi metto a discutere con uno che è appena uscito dal reparto di Psichiatria” rispose ridendo il fratello.

Informato della disgrazia, Orlando si era precipitato in città, proponendo alla cognata di ospitare ‘l’invalido’ nella dimora dell’amico Luigino Bertoni per tutta la durata della convalescenza. Edda aveva immediatamente accettato: da tempo sognava di vedere la lussuosa villa a picco sul mare che il marito le aveva descritto con tanta dovizia di particolari. Nessuno si preoccupò di ottenere il consenso dell’interessato.

Sapìa, in un altro momento, si sarebbe battuto con le unghie e coi denti per mandare all’aria il progetto ma era un po’ confuso e, stranamente, trovava Orlando meno insopportabile del solito.

La convalescenza al mare, accettata per debolezza, si rivelò una piacevole vacanza: Luigino, il padrone di casa, era un giovanotto simpatico e Orlando ormai si comportava come un tranquillo signore di mezza età; quanto alla moglie sembrava addirittura ringiovanita.

Così, contrariamente al solito, Sapìa tornò in ufficio di malavoglia.

Lavoro arretrato non ne trovò. Magliana mandava avanti il caso del benzinaio magrebino con metodica lentezza ma aveva scoperto una nuova pista: la vittima frequentava una ragazza tunisina e la moglie tradita, spalleggiata dai familiari, aveva “proferito ripetute minacce di morte all’indirizzo del coniuge di fronte a testimoni.”

“Insomma potrebbe essere un delitto d’onore: movente classico… c’è altro?” chiese Sapìa.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 3

Terza Parte

Qui la seconda Parte

“Siamo arrivati! Questa è Psichiatria – disse l’infermiere, aprendo con la chiave che teneva appesa al collo una grande porta a vetri – serata tranquilla, commissario, non deve preoccuparsi!”.

Allungato sulla barella Sapìa commentò la confortante notizia con un secco “ah!”: non si sentiva più tanto propenso ad accettare quell’insolita sistemazione notturna.

“Dovevo chiedere di rimanere al Pronto Soccorso – pensò, rammaricandosi di essere sempre troppo accondiscendente con il prossimo – oppure fare una chiassata e pretendere un letto come si deve.”

I neon del corridoio erano abbaglianti, nelle camere invece nessuna luce, solo l’ultimo chiarore del tramonto che baluginava stancamente tra le stecche delle serrande socchiuse e una pallida lampada di sicurezza; sdraiate nei letti s’intravedevano siluette immobili, pazienti con gli occhi fissi al soffitto oppure immersi in un rassicurante sonno di sasso.

“Fuori è ancora giorno, saranno al massimo le nove e un quarto – pensò Sapìa, sbirciando nelle stanze – qui si va a letto con le galline…o forse non ci si sveglia neppure!”

Alcuni ricoverati, probabilmente i meno gravi, guardavano la televisione in una saletta; un uomo grosso e cupo, a piedi scalzi, percorreva il corridoio da capo a fondo strisciando lungo le pareti.

“Sindrome del criceto sulla ruota” pensò Sapìa, sforzandosi di vedere quella piccola ‘fossa dei serpenti’ in una luce meno inquietante.

“Non deve alzarsi, commissario – disse l’infermiere, aiutando il suo paziente a spostarsi dalla barella al letto – cerchi di riposare e, per qualsiasi cosa, chiami il personale di turno: questo è il pulsante.”

Rimasto solo Sapìa si guardò intorno: quando entrava in un luogo sconosciuto aveva l’abitudine di “fare il punto’ e, in quel momento, un check in gli parve quanto mai opportuno. L’oscurità, nel frattempo, era diventata penombra.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 2

Seconda Parte

Qui la Prima Parte

Sapìa salì le scale della Questura in compagnia del commissario Strambi mentre il campanile della vicina chiesa batteva le sette.

“Dormito bene?” chiese al timido Oscar, tanto per attaccare discorso

“Un inferno, dottore – rispose Strambi, un po’ stupito dalla cortese domanda – mi sono assopito alle tre e alle cinque ero già sveglio.”

“Anch’io alle cinque ero in piedi…ma almeno potremo tornarcene a casa prima, con questo caldo non è una cattiva idea.”

“Io veramente sto meglio in ufficio…almeno ho l’aria condizionata – disse Strambi – la mia stanza è a tetto…fredda d’inverno, calda d’estate.”

“Ma perché non si trova un appartamentino più comodo?” chiese Sapìa, aprendo bruscamente la porta del suo ufficio.

“Non potrei mai lasciare la povera signora Iole, la mia padrona di casa…ha quasi novant’anni!” rispose Oscar, entrando nel suo sgabuzzino.

Sapìa scosse la testa: l’inerzia masochista del giovane collega era invincibile.

Seduto alla scrivania passò un’ora a sistemare i foglietti con gli appunti del suo ultimo caso: un giovane benzinaio marocchino ucciso giovedì notte. Tre colpi al torace, uno alla testa, un po’ troppo per una rapina finita male. Non si potevano escludere altri moventi: traffico di droga, regolamento di conti tra bande… il morto era pregiudicato.

“Se fossimo in Sicilia negli anni Sessanta – borbottò Sapìa – potrei seguire la pista passionale e risolvere il caso in quattro e quattr’otto… le corna sono la miglior risorsa dell’investigatore accidioso: scava scava, si trovano sempre.”

Lui però non si considerava pigro, agiva con lentezza ma solo perché non voleva prendere abbagli che, per gli interessati, potevano trasformarsi in immeritati soggiorni al fresco.

“Diceva bene lo zio Carlo: uno schiaffo, quando l’hai preso, non te lo toglie neppure il Papa” mormorò Sapìa guardando il ‘pizzino’ della moglie del morto: giovane, piacente, vestita all’occidentale, il tipo di donna che non passa inosservata e può dare fastidio tanto ai bacchettoni quanto alle altre femmine.

Stava ancora valutando l’opportunità di indagare sul comportamento della vedova magrebina quando la porta dell’ufficio all’improvviso si spalancò, come per una folata di vento. Il commissario quasi si sdraiò sulla scrivania per impedire ai suoi foglietti di volare via o confondersi tra loro.

“Cosa fa, Magliana, si esercita per le irruzioni?!” esclamò rabbioso.

“Mi scusi, dottore, sono entrato di corsa – disse tutto d’un fiato il commissario Magliana – che nottata! un vecchio matto si è asserragliato in casa sparando fucilate.”

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 1

“No, così proprio non va – disse il Questore Torrisi, scuotendo la testa con aria falsamente dispiaciuta – è un vero disastro!”

“Ma io ho studiato, professore – esclamò Sapìa allungando una mano per afferrare il foglio protocollo che Torrisi gli agitava sotto il naso con aria di rimprovero – glielo giuro!”

“Le solite scuse…ma non si vergogna, alla sua età?” disse ironico Torrisi. La stanza si riempì di risatine soffocate. Sapìa si voltò per cogliere in fallo i compagni spiritosi ma l’aula era vuota: un desolato parterre di banchi e sedie tra quattro mura spoglie.

Com’era finito in quella situazione? Sapeva di essere preparato… andava sempre preparato agli esami. Magari aveva commesso qualche errore ma nulla di veramente grave. Proprio perché non si sentiva un genio s’impegnava sempre al massimo.

“Ci deve essere uno sbaglio – disse con voce ferma e risentita – forse quello non è il mio compito… controlli il nome.”

“Vuole insegnarmi il mestiere? Tutti così, vi arrampicate sugli specchi pur di portare a casa la sufficienza! Guardi qui… Italo Sapìa 5° B… per caso non è la sua scrittura? e questa è la prima pagina… vede, non ha tradotto neanche una parola!” esclamò trionfante Torrisi, girando di nuovo il foglio. Aveva in mano un compasso e, infilata la punta proprio al cento della ‘o’ di Italo, disegnò un cerchio enorme che conteneva nome e cognome.

“Ecco quello che si merita per questa versione – aggiunse Torrisi, osservando compiaciuto la sua opera – uno zero, tondo tondo!”

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Rosanna Bogo

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Modelle sulla spiaggia

Sulla spiaggia assolata gli ombrelloni colorati si confondono ed il caldo rende la sabbia rovente, mentre l’acqua si rifrange tranquillamente su se stessa seguendo il ritmo del vento.

Qualcosa, però, attrae l’attenzione dei bagnanti.  Non i bambini, ma gli adulti si voltano quasi tutti. Non è inusuale vedere sulla spiaggia un fotografo, tuttavia c’è qualcosa che stona, nella scenetta che è sotto i loro occhi in questo momento. Colui che imbraccia la macchina fotografica è completamente vestito, con tanto di camicia a maniche lunghe, scarpe sportive, cappellino e occhiali da sole. Chiaramente è lì per lavorare e non per prendere il sole.

Con lui ci sono due modelle e sono loro ad attrarre l’attenzione dell’intera spiaggia. Una delle due è decisamente bella: capelli lunghi e scuri, fisico scultoreo, un bikini rosso ed essenziale. L’altra non le somiglia affatto: fisico giunonico, forme e rotondità che non si limitano al sovrappeso; la ragazza, peraltro di graziosi lineamenti, è senza dubbio una grande obesa ed indossa un due pezzi che non lascia nulla all’immaginazione.

È lei la prima ad essere fotografata. Gioca con uno scialle dai colori accesi, cambia posa e si mostra senza riluttanza. È questo che sorprende: non tanto le sue forme, quanto il fatto che si esponga con tanta tranquillità agli sguardi di tutti e che si lasci fotografare con tanta disinvoltura.

È il turno della ragazza magra. Lei sì che sembra una modella, con le gambe lunghe e affusolate, i fianchi stretti, il seno prominente. Gli sguardi di tutti stavolta approvano le pose e i movimenti rapidi del fotografo.

“La bella e la bestia” mormora un uomo che ha interrotto la passeggiata per assistere allo spettacolo. I vicini approvano borbottando.

Intanto la ragazza obesa si è sdraiata nell’acqua bassa, in cerca di una posizione che le sembri degna di essere immortalata. Sembra completamente incurante di quello che le accade intorno, è tutta concentrata su ciò che sta facendo. Si mette una farfalla tra i capelli e muove la testa per vedere che effetto fa. “Oh, guarda, si è arenata una balena!” grida un ragazzo sghignazzando con gli altri del suo branco. Lei deve averlo sentito, ma rimane impassibile. Il fotografo si volta e le dà istruzioni su come muoversi. Le gira intorno e scatta, esattamente come ha fatto poco fa con l’altra, con la stessa cura ed attenzione ai particolari.

La ragazza bella si è messa una maglietta color arancio, che spicca nel contrasto con la sabbia dorata. Anche l’altra cerca nella borsa, estrae una maglietta identica ma visibilmente più grande e la indossa. Poisi passa le mani tra i capelli con un gesto a cui non si può non riconoscere una certa sensualità e toglie il fermaglio a forma di farfalla. In pochi attimi le loro sagome spariscono tra gli ombrelloni. Lo spettacolo è finito, la spiaggia può tornare al suo ozio, sonnolenta ed accaldata.

Image credits: postcardroundup

 

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Beatrix

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Il terrazzino

È per combattere il caldo che c’è in questa brutta città d’estate che abbiamo coperto il terrazzino con delle tende, verdi, come se fosse il baldacchino di un letto: ci ripariamo così dal sole e cerchiamo di tenere fresco il nostro tinello. Dalle cinque di mattina, ora a cui mi alzo puntualmente dal letto, la porta finestra rimane aperta sino a quando, nel pomeriggio, non entra, caldo, il sole.

Sul terrazzo ci sono alcuni vasi con delle piante che soffrono più di noi, nonostante le mie cure; ci sono un tavolo e due sedie di plastica e, in un angolo, un armadietto di metallo color sabbia, per le scope; per fortuna il terrazzino dà sull’interno del condominio, al riparo da traffico e smog, cosicché qualche volta io e mia moglie ci possiamo anche pranzare.

Nell’appartamento sotto al nostro abita una signora di quasi cinquant’anni, con un ragazzino, un dodicenne dall’aria poco sveglia, forse anche per via di certi occhiali spessi, ma molto gentile. Non so come stiano con precisione le cose ma lei ha convissuto con un muratore, da cui ha avuto il bambino; il muratore però era ed è sposato e qualche anno fa li ha lasciati per tornarsene dalla moglie. So che lui tutti i mesi le dà un po’ di soldi, per il ragazzino; lei va a servizio da qualche famiglia della zona; in casa ci sono solo la madre, il figlio e una gatta. “Operata”, come dice la signora.

Da qualche mese il muratore è ricomparso, viene a pranzo quasi tutti i giorni; ha i capelli improvvisamente bianchi, ma sempre foltissimi, e una cera poco in salute, lo sguardo febbricitante, la barba mai fatta di fresco. Lei è contenta di questo ritorno e quando parla di lui dice: “Mio marito”, ma anche il ragazzino sa che non è vero visto che ha il cognome della mamma. Ci salutiamo se ci incontriamo per le scale, ma niente di più; in effetti, niente di più con nessun altro.

Anche loro tengono la porta-finestra del terrazzino aperta e se c’è qualcuno in casa è come essere tutti insieme; quando capita che abbiano ospiti mi ritiro in tinello, chiudendomi dentro: starò al caldo ma così non mi faccio i fatti loro; sono un povero pensionato ma non sono un impiccione, non lo sono mai stato.

Sabato scorso ero sul terrazzino, al fresco; a dire il vero stavo sonnecchiando o mi ero proprio addormentato, subito dopo la prima colazione. Tutto il giorno non ho nulla da fare e, prima della passeggiata che faccio fino al parco e ritorno per aiutare la mia circolazione e mettermi un po’ di appetito in vista del pranzo, ne approfitto per accumulare le forze; la notte non dormo molto e il caldo del pomeriggio è sempre più spossante per la mia età.

Di sotto, all’improvviso, delle voci di donne mi svegliano: due sono più mature, una più giovane. La sorella e la nipote, penso. Il ragazzino è fuori, a scuola di musica, a quest’ora  (abbiamo anche la fortuna degli esercizi musicali, da un po’ di tempo, ma ci penserà la moglie del macellaio a fare una vociata per le scale e a farlo smettere, uno di questi giorni).

“La gatta l’ho fatta operare, sennò era sempre in calore” “….” “Perché così non ci si diverte.”

“E’ per questo che ci si diverte?” chiede la giovane. Si sente un ridacchiare delle signore. “Antonio una volta lo diceva: quando non sono più buono a farlo mi ammazzo. E ora, è in queste condizioni, proprio lui…”. Antonio è il muratore. “Ma adesso come va?” “Come vuoi che vada, fa la terapia, l’hai visto anche tu com’è!”

“Che vuoi, gli uomini sono così, se non lo fanno sono morti!” “E tu?” “Io, un giorno sì e uno no!” risponde la sorella, col tono un po’ grasso di quando ci si confessano faccende goderecce. “Povero babbo!” sogghigna la giovane, pensando al genitore che si sottopone alle fatiche amorose a giorni alterni. Hanno tutte e tre la voce di gola che hanno le donne nei momenti di intimità.

Io, ad essere lì, sono imbarazzato, ma non muovo neanche un muscolo per evitare di essere sentito attraverso il pavimento e mettere a disagio le signore, ma anche me stesso, ad essere sincero.

Le sento ancora parlare, per qualche minuto, ma ora non capisco più cosa dicono: per fortuna si sono ritirate nel tinello; dopo un po’ serrano la porta finestra del terrazzo e sento chiudere il loro portone di casa. A dire la verità lo sente tutto il palazzo, mai che lo accostino piano, girando la chiave e tirandolo a sé dolcemente: sempre un bel colpo netto, che rintrona nella tromba delle scale. Ma la ‘macellaia’ questo non lo sente? Almeno gliene dicesse quattro, una di queste mattine!

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fuchs

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (483)

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Dr J. Iccapot