Qualche giorno fa su Facebook mi sono imbattuto nell’immagine sottostante, usata da uno degli amici di Scrivolo. Con Tineye, il servizio che rintraccia le occorrenze di foto o disegni nel Web, ne ho trovato i riferimenti: si tratta di una delle pin-up anni ’40 che l’italo americano Edward Runci disegnò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, uno dei tipici soggetti da calendario o da pubblicità a cui spesso faceva da ispiratrice e modella sua moglie Maxine.

Nonostante la rappresentazione provocante, la ragazza sta leggendo un libro giallo: sul letto ci sono infatti una ‘Detective story’ e un volumetto di ‘Mystery stories’, come si può vedere dal dettaglio:

L’acquarello si intitola per l’appunto Surprising Mystery ed è del 1945.

Mi ha incuriosito, l’immagine di questa ragazza discinta che legge dei libretti dozzinali, e mi ha ricordato un’altra immagine: la Lettrice di Romanzi di Antoine Wiertz.

Dice Louis Watteau, a proposito del quadro, nel suo  “Catalogue raisonné du Musée Wiertz – 1865″ (pagg. 181-182) [la traduzione è mia]:

“Questa giovane donna, che legge un libro nel silenzio della notte, è uno splendido modello di bellezza plastica. Sotto la pelle dorata e vellutata di questa bella ragazza s’indovinano tutti i fremiti d’una carne giovane ed esuberante. Si sente anche il veleno della lettura che le s’infiltra poco a poco nelle vene e quell’aria di languore e di rilassamento che le pervade tutto l’essere, quasi uno stimolo lungo la spina dorsale.
Senza dubbio è arrivata ad un punto interessante del libro perché i seni sembrano gonfiarsi d’umori ardenti mentre gli occhi fan cadere lacrime d’emozione.”

Che bella descrizione, vero?, dell’emozione della lettura.
E il critico non fa neppure notare che la ragazza è nuda; a metà ottocento si trovavano quadri ben più espliciti, di Gustave Courbet, ad esempio: le due lesbiche nude nel Le sommeil o l’origine di tutti noi ne L’Origine du monde, entrambi quadri del 1866.

L’Origine du monde è:

“…un ventre di donna nero e prominente sullo spiraglio d’una vulva rosa… Davanti a questa tela che non avevo mai visto, io che non ho mai amato Courbet, devo fare ammenda e rendergli onore: quel ventre è bello come la carne del Correggio”

scriveva nel suo Journal, sabato 29 giugno 1889, Edmond de Goncourt.

Edmond de Gouncort si era occupato, nel il suo romanzo La fille Elisa, proprio del rapporto tra la lettura di romanzi e le giovani e sprovvedute ragazze che, facendo magari una vita da donne pubbliche, evadevano dalle loro miserie con la lettura delle romanticherie di cui traboccavano tanti libri di poco prezzo. Ecco cosa dice nel cap. XV del libro (la traduzione è dell’amico Mirko F.)

Nella donna del popolo che sa giusto leggere la lettura produce lo stesso rapimento che nel bambino. Su queste menti ingenue, per cui le fantasticherie dei libri di una sala di lettura sono un piacere nuovo, su queste menti senza difesa, senza finezza, senza facoltà critiche, il romanzo esercita un’azione magica.
S’impossessa del pensiero della lettrice diventata ad un tratto, stupidamente, vittima dell’assurda finzione. La riempie, la eccita, l’infervora. Più l’avventura è grande, più il racconto è inverosimile, più la cosa raccontata è difficile da accettare, più l’arte e il vero sono assenti e meno reale l’umanità che si muove nel libro e più il romanzo fa presa su questo tipo di donna.
Ogni volta la sua immaginazione diventa la preda palpitante di un racconto che plana sopra le bassezze della sua vita, un racconto fondato e costruito nella regione superiore dei sentimenti soprannaturali di eroismo, abnegazione, sacrificio, castità. Castità, sì: soprattutto per la prostituta, la donna di cui la scienza medica ha riferito la purezza dei sogni e una sorta di aspirazione inconscia del suo essere macchiato verso l’immaterialità dell’amore.
Il romanzo! chi ne spiegherà il miracolo? Il titolo ci avverte che stiamo per leggere una menzogna ma, in capo a poche pagine, l’inchiostro mendace s’impadronisce di noi come se leggessimo un libro dove “i fatti raccontati sono accaduti realmente”. Profondiamo il nostro interesse, la nostra emozione, il nostro intenerimento, una lacrima a volte per una vicenda umana che sappiamo non aver avuto luogo.
Se veniamo ingannati noi, proprio noi! … Come potrà non credere a quanto legge con una fede più piena, più ingenua, più docile, più simile alla fede del bambino che non sa leggere un libro senza concedersi ad esso e vivere in esso? Così dalla confusione e dal miscuglio delle sensazioni irriflesse con le cose che legge, la donna del popolo è imperiosamente, involontariamente portata a sostituire alla propria persona il personaggio immaginario del romanzo, a spogliarsi della sua miserabile e prosaica individualità, a mettersi necessariamente nella pelle poetica e romanzesca dell’eroina: una vera incarnazione che continua e si protrae a lungo una volta chiuso il libro. Felice di sottrarsi al suo triste mondo grigio, dove non succede nulla, si precipita rapidamente nel dramma di un’esistenza favolosa. Ama, lotta e trionfa sui suoi nemici, come dicono le cartomanti.
Così, attraverso l’esaltazione dei sensi e una bella ubriacatura mentale, vive finalmente le avventure del libro.
La sala di lettura di Bourlemont, nella quale si era imbattuta Elisa, era la biblioteca che faceva al caso suo. Un centinaio di piccoli volumi, simili, nella loro legatura in pelle, a provinciali libri di preghiera ed il cui noleggio si affiancava alla vendita di almanacchi di Liegi e di animali di zucchero colorato di una bottega del quartiere, formavano, messi insieme a caso, una raccolta eteroclita di romanzi, pubblicati in Francia per l’insurrezione della Grecia nel 1821. Erano, sullo sfondo di una fantasmagoria e di un Oriente barocco, storie di palicari eroici, di prigioniere greche che facevano resistenza a pascià stupratori, storie di duelli nei sotterranei, di incendi, di prigionie, fughe, liberazioni e sempre, alla fine, arrivava il coronamento legale degli ardori dell’amante davanti a un sindaco di Sparta o di Argo. Tutta l’epica del crimine più trita, tutto il repertorio cavalleresco, tutto il repertorio amoroso capaci di portare nel blu di un settimo cielo le idee terra-terra di una ragazza che si guadagna il pane, poveramente, col suo amore, in una laida cittadina di provincia.
……
La lettura era diventata furore, una smania per Elisa. Non faceva altro che leggere. Assente col corpo e con lo spirito dalla casa, la ragazza, per quanto le consentiva il carattere basso e limitato della sua natura, viveva in un vago e generoso stato di grazia, nel sogno ad occhi aperti di azioni grandi, nobili, pure, in una sorta di omaggio del suo cervello a quello che il suo mestiere le faceva dissacrare in ogni momento.

Nel quadro della Lettrice di Romanzi di Wiertz, seminascosto dall’oscurità, sulla sinistra, un diavolo fa scivolare altri libri che ‘corrompono’ la mente della lettrice; anche in questo caso si tratta di romanzi d’evasione. Sul più vicino, quello che la mano del demone spinge avanti, si legge : “ANTONY DRAME PAR A. DUMAS”. Antony è un drammone romantico in cinque atti che Alexandre Dumas mise in scena nel 1831, e in cui ci sono tutti temi ‘classici’ del genere: l’amore, il tradimento, l’onore difeso e la morte; un giovane ex amante e una infelice moglie e madre ne sono i protagonisti.

Di Wiertz si è occupato, più volte, anche Walter Benjamin, parlando di  arte e di fotografia.

Benjamin scrisse anche un piccolo saggio illustrato, Chambermaids’ romances of the past century, (I romanzi delle cameriere nel secolo scorso) che ci riporta al tema delle due immagini di questo post. Nel suo breve testo il critico tedesco suggerisce di spostare l’attenzione dai libretti dozzinali venduti dai colporteur (venditori ambulanti) nelle fiere di paese o per le strade delle città, di solito non classificati come letteratura, focalizzandosi sulle condizioni di queste donne di classe molto umile, vere ‘divoratrici’ di centoni letterari, e sugli effetti causati su di loro. Il ‘secolo scorso’ nel titolo ovviamente è l’Ottocento.

Augurandosi che si cominci a fare un’analisi attenta della ‘chimica’ di questo cibo, Benjamin riconosce che è nei sogni che hanno le radici i soggetti dei romanzoni popolari.

Sopra: alcune immagini di colporteur.

Ulteriori riferimenti:

Per alcune immagini molto grandi di Runci, vedere il post su Golden Age Comic Book Stories che gli ha dedicato Mr. Door Tree.

Per Walter Benjamin: il libro Benjamin, Walter – The Work Of Art In The Age Of Its Technological Reproducibility, And Other Writings On Media, The Belknap Press of Harward University Press, 2008.

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fuchs

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