<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Scrivolo &#187; Demone</title>
	<atom:link href="http://www.scrivolo.it/tag/demone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.scrivolo.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 06:30:48 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<atom:link rel='hub' href='http://www.scrivolo.it/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Scandalo!</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2010/04/scandalo-2/</link>
		<comments>http://www.scrivolo.it/2010/04/scandalo-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Demone]]></category>
		<category><![CDATA[Meretrice]]></category>
		<category><![CDATA[Monaco]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.scrivolo.it/?p=1456</guid>
		<description><![CDATA[Dramatis Personae: Vitale: monaco e buontempone Vecchio demone Giovane demone Pulcheria: meretrice Primo cliente Secondo cliente Passante La [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/04/scandalo-2/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1456" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FFSrvG&amp;via=scrivolo&amp;text=Scandalo%21&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F04%2Fscandalo-2%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/04/jacopo-varagine-legenda-aurea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1464" title="Jacopo da Varagine, Legenda aurea" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/04/jacopo-varagine-legenda-aurea.jpg" alt="Jacopo da Varagine, Legenda aurea" width="473" height="380" /></a></p>
<p><strong>Dramatis Personae:</strong></p>
<p><em>Vitale: monaco e buontempone</em></p>
<p><em>Vecchio demone</em></p>
<p><em>Giovane demone</em></p>
<p><em>Pulcheria: meretrice</em></p>
<p><em>Primo cliente</em></p>
<p><em>Secondo cliente</em></p>
<p><em>Passante</em></p>
<p><span style="color: #800080;">La scena si svolge nella città di Alessandria.</span></p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Allora, ce l’hai la lista? Ce l’hai? Suvvia, tirala fuori, sono sui tizzoni accesi!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma che impazienza! Come se non ti piacesse stare al calduccio… e poi lo sai, appena arrivo in una città mi procuro subito l’elenco che tanto ti piace e, purtroppo per le anime degli abitanti, non è un’impresa difficile.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Dai, leggi, leggi, che aspetti maledetto cuculluto!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Sei sempre il solito eh… vecchio come ti ritrovi, ancora ringalluzzisci per simili bagattelle?</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Dovevi conoscermi quando ero giovane e lavoravo con quelle femmine, non per nulla le chiamano ragazze allegre, allora sì che mi s’alzava la cresta (ride lubricamente).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Basta sciocchezze, spirito malvagio: ora ti leggerò la lista delle belle generose d’Alessandria, ascolta: Taide, Teodora, Pulcheria, Fulgenzia, Frine, Margarita…</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Pulcheria mi piace, voto subito per lei: andiamo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E sia: abita vicino al mercato del pesce, nella casa accanto alla fontana.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Su, muoviti! Non vedo l’ora di verificare se davvero è bella come dice il suo nome.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Però non farti vedere finché non ti chiamo, se entri al momento sbagliato rovini tutto.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Stai tranquillo, sarai contento di me. Ma a questo giro voglio almeno tre ipocriti: lo sai che ogni volta che ti aiuto poi mi prendo un bel po’ di frustate dal mio capo, là di sotto! Ed il suo gatto a nove code non è morbido come il flagello dei vostri santi.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E sia. Questa volta saranno tre.</p>
<p><span id="more-1456"></span></p>
<p>Nella piazza del mercato del pesce di Alessandria, vicino alla fontana.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (bussando alla porta): C’è nessuno in casa?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Chi è, non aspetto nessuno…Ah!  Per l’elemosina, buon padre, va’ alla porta sul retro, in cucina.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non chiedo l’obolo, se busso qui vuol dire che sono un cliente, ti pare? Voglio passare la notte con te.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Un cliente? Da non credere! Un vecchio con i capelli bianchi e, per giunta, monaco che vuole venire con me. Ma hai di che ricompensarmi?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non ti preoccupare, ti ricompenserò. Allora, che si fa?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Entra pure. Quando lo racconterò alle mie amiche non mi crederanno.</p>
<p>Interno della casa di Pulcheria.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Bella mobilia, tappeti, essenze profumate, frutta fresca, fiori e cuscini morbidi. Tratti bene il tuo corpo, Pulcheria.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Certo, è il mio strumento di lavoro, forse che il falegname  non cura la sua pialla e non tiene affilate le sgorbie e gli scalpelli?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E l’anima?</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Quella, ahimè, quella è già morta da tempo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Perché parli così, nessuno è dannato prima del giudizio universale. E finché c’è vita si può espiare.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Magari fosse vero. Ma proprio tu mi parli di espiazione e sei qui per peccare con me.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Veramente ho detto che intendevo passare la notte con te, non che volevo fornicare.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Hai detto che mi avresti pagata.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Veramente ho promesso che ti avrei ricompensata e lo farò. Se mi concedi questa notte mi metterò in un angolo della tua casa e pregherò per te fino all’alba. Vedrai quanto valgono le mie preci quando saranno poste sul piatto della stadera che con la tua povera anima: forse ti salveranno dall’Inferno. Guarda cosa potrebbe accaderti… Ecco il Maligno.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong> (compare all’improvviso e, facendo smorfie orribili, tenta di ghermire Pulcheria): Vieni bellezza, lasciati strapazzare un po’…</p>
<p><strong>Pulcheria</strong>: Via, via, essere immondo, giù le mani! Via! Scaccialo, padre santo.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (facendo un segno d’intesa al demone): <em>Vade retro</em>, feccia dell’Erebo, verme immondo, rospo ripugnante non avrai la sua anima, io la difenderò.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Sì, me ne vado, ma ci rivedremo al tuo letto di morte bellezza e allora, cara mia, non potrai respingere i miei abbracci (sparisce).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Visto? Se n’è andato, ma tornerà davvero se non cambierai vita, figlia mia.</p>
<p><strong>Pulcheria</strong> (piangente): Prega, prega tanto per me, santo monaco, non voglio cadere nelle mani di quel mostro.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Abbi fede, Pulcheria. Ricordi cosa disse il Signore all’adultera? “Io non ti condanno, va’ e non peccare più”. Però prometti di non svelare a nessuno cosa è accaduto stanotte. Lascia pure che i tuoi concittadini credano il peggio, mi giudichino male e gettino le loro pietre su di me. Chi giudica senza criterio sarà giudicato senza pietà. In un’altra città una ragazza come te raccontò la verità e non fu creduta: gli ipocriti, oltre che sono sciocchi, sono ciechi.</p>
<p>La mattina seguente, a giorno fatto. Vitale esce dalla casa di Pulcheria attardandosi volutamente sulla porta.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Roba da matti! Un monaco che fornica così, senza ritegno, sulla pubblica piazza.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E che, non ho un corpo anch’io: sono un uomo come tutti gli altri.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Ma allora, cos’è questa ressa, dobbiamo fare la fila per vedere Pulcheria?</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Guarda questo monaco, pretende di avere anche lui diritto di andare a donne.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Certo, vuole divertirsi come noi ma poi, dal pulpito ci fulmina d’anatemi.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Io non giudico i miei fratelli se non con animo pietoso.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Visto che ardi tanto, vecchio monaco, lascia la tonaca e prendi moglie, così non sarai pietra di scandalo.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Le pietre a quel vecchio porco bisognerebbe tirargliele!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Perché non vi fate i fatti vostri? Tutto il giorno state a misurare la festuca degli altri e non vedete la vostra trave: è scritto che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. E comunque non siete voi che dovete giudicarmi  ma qualcuno molto, molto più in alto.</p>
<p><strong>Passante</strong>: Cos’è questa canea, ah! Si fa chiasso davanti alla casa della meretrice… bisognerebbe tagliare la testa a voi ed a lei.</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Davvero? Novello Salomone, mi pare di conoscerti…mi pare proprio di averti visto tempo fa uscire da questa porta.</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: E come fai a sapere che qui vive una meretrice?<br />
<strong>Passante</strong>: beh!&#8230;L’ho sentito dire.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: A proposito, visto che siete tutti e tre pratici dell’ambiente, sapete indicarmi la casa della bella Frine?</p>
<p><strong>Primo cliente</strong>: Disgraziato, quando la finirai con le tue scellerataggini? (dà uno schiaffo a Vitale).</p>
<p><strong>Secondo cliente</strong>: Toh, piglia! (tira sassi al monaco).</p>
<p><strong>Passante</strong>: Senti se ti piace questo (lo schiaffeggia).</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma bene, ora vi farò assaggiare io uno schiaffo che tutta la città verrà a vedere (fa un fischio e se ne va).</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: (appare con l’aspetto di un gigantesco moro e schiaffeggia sonoramente i tre): Questi schiaffi ve li manda l’abate Vitale (quindi si impossessa dei tre sventurati che, tormentati dal Male, emettono urla tremende: la folla accorre dal mercato).</p>
<p>Nei dintorni di Alessandria.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Allora, non ti sembra di avere esagerato?</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Li ho tormentati ben bene per tre ore, alla fine avevano i vestiti stracciati e la bava alla bocca. Ci penseranno due volte, in futuro, prima di emettere un giudizio avventato.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Però non dovevi insistere.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Abate mio caro, sono quasi quaranta anni che stiamo insieme e devi ammettere che fare il diavolo custode di un sant’uomo come te non è una goduria. Ogni volta che scendo per la periodica verifica mi becco un bel po’ di frustate perché ancora non ti ho portato alla perdizione ed ogni tanto ti assecondo nei tuoi giochetti a fin di bene. D’altra parte solo così mi posso divertire a far del male a questa razzaccia umana, non sai che piacere sia schiaffeggiare a sangue quei sepolcri imbiancati.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma io non voglio che tu faccia loro del male, mi basta scandalizzarli senza motivo e spaventarli un po’, forse così comprenderanno che non si deve giudicare prima del tempo. Però il gioco è durato un po’ troppo.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Su, muoviamoci. E’ ora di rientrare in città, non ricordi? Dobbiamo andare dalla meretrice Frine.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non mi ascolti? Ti ho detto che non intendo continuare a prendermi gioco così degli uomini, non vorrei che questi disgraziati finissero davvero per morire senza comprendere in tempo il loro errore. Il mio scopo non è certo mandare nuovi dannati all’inferno, se li svergogno con una beffa è per indurli al pentimento.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Non capisco perché vuoi smettere. Il tuo scherzo è a fin di bene, ridicolizzi gli ipocriti e, di tanto in tanto, riesci persino a convertire qualche ragazza perduta. Sono convinto che Pulcheria prima o poi entrerà in convento.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, ho già deciso. Non vorrei che, per causa mia, a qualcuno fosse imputato come colpa grave scandalizzarsi ingiustamente.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: In effetti è una colpa grave. Quante volte quei velenosi maldicenti hanno sentito dire dal prete in chiesa “Non giudicare se non vuoi essere giudicato” senza per questo pentirsi. E poi non hanno pietà dell’anima delle povere donne che inducono a peccare con il loro denaro.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, non reciteremo più la nostra farsa in città, ho deciso.</p>
<p><strong>Vecchio demone</strong>: Allora, temo, non potrò più restare (sparisce).</p>
<p>Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide.</p>
<p><strong>Vitale</strong> (inginocchiato smette di pregare): E tu chi sei?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Sono il tuo nuovo demone custode.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E il titolare che fine a fatto?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Quel vecchio rimbambito? È rimasto giù; sta tutto mogio in un angolino ed a fatica riesce a dare qualche colpo di forcone ai dannati meno svelti. Ormai la sua carriera è finita e non credo che il capo gli darà un’altra<em> chance.</em> Ora sono io il demone custode di quel mattacchione dell’abate Vitale.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: E tu non sei rimbambito, vero? Sei giovane, pieno d’energia e di idee</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Si vede, no? Ho un sacco di progetti su di te, vedrai…Conosci la storia dei quattro diavoli?</p>
<p><strong>Vitale</strong>: In verità no.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Te la racconto in breve. Il Principe delle tenebre chiama a rapporto quattro demoni, il primo si vanta di aver scatenato guerre civili con morti e feriti, il Signore delle mosche chiede in quanto tempo, lui risponde “trenta giorni”, troppo tempo, risponde il Malefico e lo fa frustare. Il secondo demone dice di aver scatenato tempeste terribili facendo affogare molti uomini, in venti giorni e viene anche lui frustato. Stessa sorte tocca al terzo, che ha suscitato in trenta giorni una rissa ad un matrimonio portando a morte lo stesso sposo. Il quarto demone confessa tutto timoroso di avere inutilmente tentato un santo monaco nel suo eremo per quaranta anni, riuscendo solo alla fine ad indurlo al peccato della carne. Baalzebù allora lo abbraccia, gli offre la sua corona e lo fa sedere sul trono con lui.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Molto istruttivo, una storia davvero edificante, direi.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Tu farai la mia fortuna.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Ma io non vivrò altri quaranta anni, sono già molto vecchio.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Ovvio, ma io conto di riuscire nella mia impresa in quaranta giorni.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Vedremo.</p>
<p>Davanti ad una grotta nell’eremo della Tebaide, qualche giorno dopo.</p>
<p><strong>Vitale</strong>: Non ti sei ancora stancato di stare qui fuori?</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Aspetto che tu ti decida ad uscire. Sono tenace io. Non hai più voglia di scherzare, non vuoi salvare qualche fanciulla corrotta? Su, andiamo in città a prenderci gioco degli ipocriti!</p>
<p><strong>Vitale</strong>: No, mi sono ripromesso di non fare più quello sciocco scherzo ai miei fratelli peccatori. Sto pensando a qualche nuova innocente burla che educhi alla virtù, ma non mi viene in mente nulla. La tua sicumera mi togli l’allegria e, a dire il vero, anche l’appetito. Come mi affaccio e ti vedo, così pieno di te, torno nella mia grotta e mi rimetto a pregare. Non mi va giù neanche un tozzo di pane ammollato nell’acqua.</p>
<p><strong>Giovane demone</strong>: Aspetterò, vedremo chi la spunta tra noi.</p>
<p>Passarono ancora quaranta giorni e Vitale, a digiuno da due mesi, all’improvviso morì: l’angelo custode scese a prendere la sua anima senza farsi vedere ed insieme risalirono in cielo travestiti da gazze. Il vecchio abate lasciò uno scritto in cui svelava la verità, pregando i monaci di avvertire le vittime dei suoi scherzi. Come un tempo aveva mandato i suoi schiaffi ora mandava il suo ammonimento: non giudicate prima del tempo.</p>
<p>Il giovane demone, scornato, venne assegnato ad un altro servizio e, dagli Annali di laggiù, non risulta che meritasse mai l’abbraccio del Principe delle Tenebre.</p>
<p><map name='google_ad_map_1456_9192ed4453978b71'>
<area shape='rect' href='http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/1456?pos=0' coords='1,2,367,28' />
<area shape='rect' href='http://services.google.com/feedback/abg' coords='384,10,453,23'/></map>
<img usemap='#google_ad_map_1456_9192ed4453978b71' border='0' src='http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&amp;client=&amp;channel=&amp;output=png&amp;cuid=1456&amp;url= http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F04%2Fscandalo-2%2F' /></p>
                            <div id="aspdf" style="float: right;">
                                <a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=1456">
                                    <span>scarica in pdf</span>
                                </a>
                            </div>
	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.scrivolo.it/2010/04/scandalo-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Libro &#8211; III</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-iii/</link>
		<comments>http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-iii/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Selva Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Adeodato]]></category>
		<category><![CDATA[continua]]></category>
		<category><![CDATA[Demone]]></category>
		<category><![CDATA[S. Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Selva Sacra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.scrivolo.it/?p=1382</guid>
		<description><![CDATA[Epilogo non tanto allegro “Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-iii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1382" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2F25BTj&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20Libro%20%26%238211%3B%20III&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Fil-libro-iii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-Libro-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1383" title="Michael Pacher - Agostino, il diavolo e il libro dei peccati" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-Libro-3.jpg" alt="" width="297" height="341" /></a></p>
<p><em><strong>Epilogo non tanto allegro</strong></em></p>
<p>“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”.  (<em>Jacopo da Varagine)</em></p>
<p><em>(<span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000; font-style: normal;"><em><a href="http://www.scrivolo.it/2010/02/il-libro-ii/"><span style="color: #ff6600;">Qui il  secondo racconto di questa serie</span></a></em><em>)</em></span></span></em></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Personaggi:</span></strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Agostino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Demone</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Adeodato</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Rufino</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Villano</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Prima Villana</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Seconda Villana</span></p>
<p>La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio e, successivamente, in un vicino villaggio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Adeodato, presto un cavallo!</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Ma babbo noi non abbiamo un cavallo, sai bene che la nostra vita è austera, non possediamo nulla di superfluo ed ammetterai che un cavallo, di questi tempi, è un lusso. Per trasportare i bagagli nei viaggi più lunghi basta l’asinello Teodoro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Quello non è un asino, è una vecchia tartaruga. Portami subito un cavallo, chiedilo in prestito ai vicini.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: I nostri vicini sono persone di condizione modesta…non hanno neppure l’asino.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (agitato): Insomma, stai a vedere che proprio ad Ippona non c’è un cavallo: trovami un destriero veloce come il vento, è questione di vita o di morte, va e rubalo se necessario!</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: Questo poi no davvero. Rubare è peccato mortale.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (con voce melliflua): Senti figliolo, devo al più presto raggiungere il paese di Agata: se non sarò lì prima dell’arrivo di Rufino temo che possa succedere il peggio.</p>
<p><strong>Adeodato</strong>: E allora? Se si comincia a cavillare sulle motivazioni si finisce per giustificare anche l’omicidio ed io non voglio dannarmi l’anima, sia quel che Dio vuole, per salvare la vita di qualcuno.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (rassegnato): Sei un bel testone! Ma non perdiamo altro tempo, porta qui Teodoro.</p>
<p>Due ore dopo, in un villaggio nei pressi di Ippona:</p>
<p><strong>Villano</strong>: Il vescovo in visita nel nostro povero villaggio e nessuno ci ha avvertiti della sua venuta!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non è una visita ufficiale, figliolo.</p>
<p><span id="more-1382"></span></p>
<p><strong>Villano</strong>: Ma com’è che è tutto scarmigliato? E le sue vesti… sono stracciate per non dire dei lividi in faccia.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non ne parliamo! Poco fuori d’Ippona i Circoncellioni mi hanno assalito. Da quando i Donatisti hanno promesso il perdono di tutti i peccati a chi mi ucciderà, quei pazzi fanatici mi danno una caccia spietata. Ma proprio nel momento in cui stavo per soccombere si è alzato un gran vento ed una nube di polvere mi ha miracolosamente sottratto alla vista dei demoni eretici. Sono scampato alla morte, ma il povero Teodoro non si è salvato!</p>
<p><strong>Villano</strong>: Sarà ricompensato nei cieli con la corona del martirio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Era un asino!</p>
<p><strong>Villano</strong>: Beh, non tutti possiamo essere istruiti  ed il Signore non guarda a certe cose: beati i poveri di spirito perché erediteranno il Regno dei cieli, è scritto. Comunque il soccorso divino poteva anche arrivare un po’ prima, direi che i Circoncellioni erano già a buon punto con il loro lavoro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Bando alle ciance, villano, dimmi piuttosto dov’è la casa del calzolaio.</p>
<p><strong>Villano</strong>: Rufino abita qui vicino, lungo la strada.</p>
<p><strong>Prima Villana</strong> (gridando): Soccorso, soccorso! Rufino è impazzito! Presto, uomini, venite a fermarlo, se non fate qualcosa uccide la moglie.</p>
<p><strong>Seconda Villana</strong>: Troppo tardi, povera Agata, ha finito di soffrire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che succede, donne?</p>
<p><strong>Seconda Villana</strong>: Quel maledetto ubriacone di Rufino ha rotto la testa alla moglie che ora giace a terra senza vita. Presto chiamate i parenti di quella poveretta.</p>
<p><strong>Villano</strong>: Prendetelo, prendetelo! Ecco l’assassino che viene da questa parte!</p>
<p><strong>Villane</strong> (fuggendo): Ha le mani sporche di sangue. Corriamo a chiuderci in casa.</p>
<p><strong>Rufino</strong>: Agostino, Agostino! Aiutami, ti prego, io ero fuori di me…quando bevo perdo la testa. Mi sentivo nelle orecchie le risate della gente e poi mi immaginavo Agata e  quel giovane, ieri notte…</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che hai fatto, disgraziato: erano tutte falsità, invenzioni del tuo cervello di vecchio ubriacone. Agata è l’onestà in persona! Cosa hai fatto, cosa hai fatto!</p>
<p><strong>Rufino</strong> (piangendo): Non so com’è accaduto, davvero è stato un attimo di rabbia, ma lei , poverina, non ha neppure tentato di fuggire: se era innocente, se ho tolto la vita ad un’anima santa, la mia colpa è davvero imperdonabile, non mi resta che appendermi all’albero nell’orto.</p>
<p><strong>Villano</strong> (prende Rufino per un braccio): Vieni, Rufino, andiamo dagli anziani del villaggio e si vedrà cosa è meglio fare in questa situazione (si allontanano insieme).</p>
<p><strong>Demone</strong> (sbucando fuori come dal nulla): Agostino, ti aspetto da un bel po’: dovevi essere più solerte, ormai la frittata è fatta.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il Cielo mi è testimone che ho cercato in tutti i modi di affrettarmi con il mio asinello ma poi, a metà strada, i Circoncellioni mi hanno aggredito e quasi ucciso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Dunque sei stato trattenuto da cause indipendenti dalla tua volontà. Purtroppo, se speravi di salvare l’anima di Rufino e la vita di Agata, arrivi fuori tempo massimo: <em>Omnia consumata sunt.</em></p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sacrilego, non osare citare le Scritture.  Dicevi di essere un ignorante ed ecco che parli in latino.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non si alteri, Dottore, sono cosette che ci insegnano a scuola, tanto per far credere agli esorcisti più ingenui che conosciamo tutte le lingue note, greco, sanscrito, ebraico, latino, cinese ma in realtà impariamo solo qualche frase a memoria.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Mistificatore!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lei mi lusinga, i complimenti mi fanno arrossire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Assassino!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Un momento! Non voglio meriti che non mi spettano, lei sa bene che noi non abbiamo potere di vite e di morte sui figli di Adamo, altrimenti di certo non ne lasceremmo vivo sulla terra neppure uno. Noi odiamo gli uomini sopra ogni cosa perché siamo stati cacciati dal Cielo mentre loro, spiriti infimi, con qualche preghierina ed un po’ di elemosina vengono accolti lassù come figli prediletti. E’ stato il marito a spedire tra gli angeli la sua Agata.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma davvero Agata è morta? potrebbe essere solo ferita…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ho visto con i miei occhi Rufino colpirla alla testa con un granchio da calzolaio, un attrezzo di ferro a tre bracci, pesante e appuntito. Non ha avuto scampo e, come piace sentir dire a voi umani,  è morta senza soffrire.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sarai stato contento, maledetto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sono cattivo, che ci posso fare? Non ho il libero arbitrio, io!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Anche se Rufino ha colpito tu sei il vero responsabile del suo atto mostruoso. Ti gli hai armato la mano, tu l’hai sobillato…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Era libero di resistermi.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: E prima l’hai fatto bere perché sapevi che quando è ubriaco non ragiona.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Prego: io gli ho offerto una fiaschetta e lui l’ha presa. Poteva rifiutare il dono, sapendo che bere gli avrebbe dato alla testa. Non vorrà giustificare un omicida perché era in stato di ebbrezza? Casomai è un’aggravante! E io non gli ho certo messo in corpo il vino con l’imbuto.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu hai creato le condizioni perché quest’orribile peccato fosse commesso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Infatti, proprio così. Questo è il mio compito nell’ordine complessivo del Creato: gli uomini devono resistermi, questo è il loro merito. Così va il mondo da quando Adamo ed Eva sono stati giustamente cacciati dall’Eden. “Colui che è” credeva di aver fabbricato esseri ubbidienti, amorevoli, devoti ma è stato deluso e, al primo sgarro, li ha sbattuti fuori, proprio come aveva fatto con noi, però è disposto a cancellare le loro colpe, se si pentono. Noi invece siamo troppo orgogliosi per chiedergli perdono. Insomma, non si discute, Rufino è nostro, ma almeno Agata si è guadagnata la palma del martirio!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Beh, non esattamente, non è morta per la fede…</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma bene, siete pronti a mettere l’aureola a quei fanatici degni di stare a pari dei Circoncellioni che, pur di non fare un piccolo sacrifico agli dei imperiali, si sono offerti in pasto ai leoni e non considerate martire una poveretta straziata così dal marito?</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Fossi arrivato un minuto prima…</p>
<p><strong>Demone</strong>: L’asinello Teodoro non era un Bucefalo ed i Circoncellioni…mica li ha chiamati lei!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu, tu, maledetto…Ora capisco, sei tu che li hai avvertiti del mio passaggio, per questo sapevano dove e quando trovarmi.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lo ammetto, il giochetto mi è riuscito, ma poi il Cielo ha suscitato quel gran vento…volendo però poteva anche far precipitare quei pazzi fanatici in un burrone prima che arrivassero al luogo dell’agguato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il male, il male ci assedia ovunque!</p>
<p><strong>Demone</strong>: Non se la prenda, Dottore, è solo una temporanea mancanza di bene, ne abbiamo già discusso. Rufino, come tutti gli umani, è dotato di libero arbitrio, ha scelto la sua strada e si è dannato. Si metta l’animo in pace, non è colpa sua se non l’ha salvato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Lui ha preso la via del male ma tu l’hai spinto e sempre tu hai condizionato il corso del destino impedendomi di giungere in tempo a soccorrere le misere pecorelle del mio gregge. Maledetto lupo malvagio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Questa è davvero un’accusa ingiusta, non è colpa mia se esistono i Circoncellioni, e poi sta a vedere che Rufino è giustificato perché era sbronzo ed io, che sono quel che sono non per mia scelta, devo sentirmi responsabile di essere come sono. Io non mi sono creato da me!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Smettila con questi scioglilingua pseudo-filosofici, Spirito perverso! Mi verrebbe voglia di darti una lezione, meriteresti una bella scarica di legnate…Ti spaccherei volentieri in testa quel tuo librone dei peccati!</p>
<p><strong>Demone</strong> (a parte): Provocare questo sant’uomo è una vera goduria, ma con lui non la spunto, ha troppa parlantina e poi è così buono!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Non rispondi, figlio di Baal? Hai paura di me?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Suvvia, non ci scaldiamo. Lo stesso Rufino ha ammesso la sua responsabilità: se non ricordo male non ha detto “Uno sconosciuto incontrato ad Ippona mi ha indotto ad uccidere mia moglie” bensì “Ho tolto la vita ad un’innocente, la mia colpa è imperdonabile.”</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Il Maligno è così astuto che s’impossessa di un’anima sprovveduta senza farsi scoprire</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma la  Chiesa dovrebbe proteggere i suoi figli più ingenui come una leonessa difende con i denti e gli artigli i suoi piccoli. Devo ricordarle che tutta questa catastrofe ha avuto inizio dalla sua eccessiva smania di verità? Bastava dire a Rufino che Agata aveva dormito con le suore, nel convento retto da sua sorella,  e tutto si sarebbe appianato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma bene, ora il colpevole sono io.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Proprio così: con libero arbitrio lei ha deciso di dire la verità ad ogni costo eppure, in quel caso, mentire sarebbe stata davvero una piccola colpa ed avrebbe evitato un grandissimo peccato com’è l’omicidio. La sua scelta è stata fatale per Agata e Rufino: ma si sa, non vale la pena di dannarsi l’anima per salvare il corpo. Però, in questo caso, l’anima era sua ed il corpo di Agata.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Basta, non ti sopporto più.</p>
<p><strong>Rufino</strong> (viene condotto dal villano con le mani legate): Agostino, mi conducono in città dai magistrati, prega per me. Agata, Agata perdonami! Che ho fatto, mio Dio.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Pentiti figliolo ed Agata ti perdonerà, anzi, sono certo che ti ha già perdonato ora che è tra i beati in cielo!</p>
<p><strong>Villano</strong> (trascinando via Rufino, inebetito dal dolore): Si fa presto a dire perdono, ma chieda ai parenti della moglie se la pensano così.</p>
<p><strong>Demone</strong> (gridando all’indirizzo di Rufino che si allontana): Non preoccuparti Rufino, il rimorso negli uomini dura poco e poi, sai come si dice: “Dolore di vedovo, dolore di gomito”, ti passerà alla svelta.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono certo che Agata sia in Paradiso, ieri sera si è confessata e certo non ha avuto modo di commettere peccati: è morta in grazia di Dio.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Lo penso anch’io, da noi non è arrivata, mi avrebbero avvertito perché sarebbe un dannato in più da segnare a mio carico. Comunque anche lei non era perfetta, poverina. Compariva nel mio librone dei peccati, ma solo per qualche bugia detta al marito.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Davvero? Non mi sembra possibile.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Mi deve credere: ad esempio una volta regalò un paio di sandali ad un mendicante e raccontò a Rufino che li aveva persi per strada…non le dico gli schiaffi volati in quell’occasione.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Perché non ebbe il coraggio di dire la verità, doveva svelare la buona azione compiuta.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo, bravo micco! Così Rufino sarebbe corso a casa del povero, si sarebbe ripreso i calzari ma non prima di averlo riempito di botte.</p>
<p><strong>Agostino</strong> (fra sé, pensoso): Che fare, il male è ovunque, non ci sono vie sicure per evitarlo. Forse Agata era destinata a perire, prima o poi, in modo così tragico.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Perché parlare di destino quando ci sono tanti responsabili? Pensi ai parenti che le hanno impedito di entrare in convento facendola sposare con il suo carnefice, pensi a Rufino divenuto ubriacone per colpa delle cattive compagnie incontrate a Roma, ai vecchi del villaggio che non si sono preoccupati di una povera moglie percossa perché il marito ha sempre ragione, è il capo della famiglia ed ha diritto di correggere, si fa per dire, i più deboli a legnate. E che mi dice del suo confessore che la esortava a sopportare un uomo così malvagio perché la moglie devota santifica anche il marito peccatore? E di certo qualcuno in chiesa avrebbe potuto avvertirla che la sera era vicina e doveva tornare a casa. Condannare solo Rufino equivale a lavarsi le mani, come fece quel certo Ponzio Pilato.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Rufino però, volendo, poteva resistere al male.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Anche gli altri, volendo, avrebbero potuto comportarsi diversamente.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Ma gli altri non pensavano di dover scegliere tra commettere o non commettere un atto peccaminoso.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Davvero? E che mi dice del vescovo di Ippona? Tra peccare e non peccare ha scelto di dire la verità a Rufino. Poveri uomini, a volte mi fate pena, così in bilico tra bene e male, liberi e non liberi nello stesso tempo. Almeno io, in ogni occasione, so con certezza cosa scegliere: il male</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Sono cose che tu non puoi comprendere ed io stesso, del resto, rimango interdetto davanti a certi misteri. Gli arcani della predestinazione, della grazia, dell’origine del male mi sembrano impenetrabili ed allora voglio credere piuttosto che capire: mi affido alla fede ed alla Scrittura perché una santa ignoranza vale più di un’inutile scienza.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sì, però poi lei scrive, scrive, scrive ed altri leggono, leggono e tra secoli leggeranno ancora: e tra coloro che crederanno di capire in quei libri le cose che lei stesso non comprende vedo già, nelle nebbie del futuro, un certo Martino agostiniano, un suo seguace, guarda caso, e poi ancora più lontano un tale Jansenio. E giù odio, processi, uccisioni, sofferenze per innocenti e colpevoli, senza distinzione. Certo tutto lavoro in più per la mia ditta, ma che inutile spreco di malvagità!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Mi rimproveri di aver custodito il mio gregge ed illuminato le menti perché conoscessero la verità e la bellezza di Dio?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Sa cosa si dice dalle mie parti, Dottore? “La via dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni”.</p>
<p><strong>Villano (arriva di corsa)</strong>: Ahimè che disgrazia, che disgrazia!</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che altro succede?</p>
<p><strong>Villano</strong>: Rufino, poveretto,  è sfuggito alla sorveglianza degli sgherri e si è gettato da un precipizio</p>
<p><strong>Demone</strong>: E’ morto?</p>
<p><strong>Villano</strong>: Certo, s’è sfracellato come un uovo in fondo al burrone. Vado a riferirlo ai parenti (esce)</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ma bene (apre il suo libro).</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Che fai, segni l’omicidio a carico di Rufino?</p>
<p><strong>Demone</strong>: Signor mio no. Abo, ado, ago…ecco Agostino.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Di cosa mai mi vuoi incolpare? Ho fatto di tutto per salvare Agata, tu stesso l’hai riconosciuto.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Certo, e posso ammettere che non sia lecito mentire per evitare la morte corporale di qualcuno, perché la salvezza dell’anima vale più della salvezza del corpo, ma in questo caso, per preservare la sua anima, ha mandato sotto terra il corpo di Agata e all’inferno l’anima del marito! la sua verità ha dannato Rufino e quindi, Dottore, Lei ha mancato di carità: ha preferito sé al calzolaio, e questo è il peccato che registro nel mio libro.</p>
<p><strong>Agostino</strong>: Tu stravolgi le mie parole… io non potevo sapere che il marito si sarebbe ucciso. Questi sono ragionamenti da sofista, capziosità… dialettiche, ragionamenti tirati per le corna.</p>
<p><strong>Demone</strong>: Ah sì? Ma lei non sapeva ch’io fossi loico?</p>
<p><map name='google_ad_map_1382_9192ed4453978b71'>
<area shape='rect' href='http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/1382?pos=0' coords='1,2,367,28' />
<area shape='rect' href='http://services.google.com/feedback/abg' coords='384,10,453,23'/></map>
<img usemap='#google_ad_map_1382_9192ed4453978b71' border='0' src='http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&amp;client=&amp;channel=&amp;output=png&amp;cuid=1382&amp;url= http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Fil-libro-iii%2F' /></p>
                            <div id="aspdf" style="float: right;">
                                <a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=1382">
                                    <span>scarica in pdf</span>
                                </a>
                            </div>
	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.scrivolo.it/2010/03/il-libro-iii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corri, demone, corri!</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2009/09/corri-demone-corri/</link>
		<comments>http://www.scrivolo.it/2009/09/corri-demone-corri/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 06:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fuchs</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Demone]]></category>
		<category><![CDATA[Incidente]]></category>
		<category><![CDATA[Sarteano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.scrivolo.it/?p=240</guid>
		<description><![CDATA[Il rumore della discoteca era assordante anche nel parcheggio. Jeco infilò a fatica la chiave nella serratura della [<a href="http://www.scrivolo.it/2009/09/corri-demone-corri/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton240" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FwNbZx&amp;via=scrivolo&amp;text=Corri%2C%20demone%2C%20corri%21&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2009%2F09%2Fcorri-demone-corri%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><img class="aligncenter size-full wp-image-241" title="sarteano_demone" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2009/09/sarteano_demone.jpg" alt="sarteano_demone" width="468" height="355" /><br />
Il rumore della discoteca era assordante anche nel parcheggio. Jeco infilò a fatica la chiave nella serratura della sua scattante millesei con motore compresso, camuffata da utilitaria, e si mise al volante. Era euforico, non avrebbe voluto lasciare la festa ed ancora continuava ad agitarsi come fosse un frullato di frutta, ma una vocina in fondo alla coscienza gli ripeteva ossessivamente che l’indomani avrebbe dovuto presentarsi in banca, del tutto in forma, alle otto in punto. Fortunati gli amici disoccupati che potevano dormire fino all’ora di pranzo e spernacchiavano la madre se, povera donna, tentava di svegliarli prima di mezzogiorno. Ma lui non poteva perdere quel posto che al padre era costato tante umiliazioni, e fogli da cento, verdi, verdi !<br />
Nessuno degli amici aveva voluto seguirlo, dopo tutto erano solo le quattro del mattino, la vera festa doveva ancora cominciare. Girò la chiavetta, accese il lettore del cd con il volume sparato al massimo e partì sgommando. Aveva la sensazione che la sua testa fosse infilata in cima ad una canna ed il corpo, sotto, si muovesse liberamente, seguendo il ritmo ossessivo della musica. Il rumore delle ruote sulla ghiaia lo fece ridere a crepapelle. Poi, sull’asfalto, mise il piede a tavoletta, accompagnando con urla scomposte il caos di decibel che usciva dalle casse. Gli sembrava di volare, sollevato un metro sopra la strada, e sentiva il volante leggero, leggero, come in un video gioco. Alla prima curva girò senza problemi, aumentando la velocità: nel buio della notte si sentiva onnipotente. Tra qualche minuto avrebbe posato la testa sul suo cuscino, nella cameretta con i pupazzi che conservava da bambino ed i poster hard che la mamma spolverava ad occhi chiusi. Ancora qualche minuto. Per un attimo si ricordò del guidatore del carro infernale della tomba di Sarteano, una divinità etrusca dell’oltretomba che aveva visto su Internet, qualche giorno prima. “Corri, corri demone dai capelli rossi, inarrestabile come un uragano” urlò. All’improvviso si trovò di fronte un muro e rise, sapeva che quel muro non c’era:  dopo la prima curva  la strada era diritta, fino a casa. Il muro era una fantasia del suo cervello, doveva solo inchiodare all’altezza del cancello dei vicini, scendere dall’auto ed entrare in casa, salutare la mamma, sempre alzata in attesa del suo ritorno, infilarsi nel letto, dormire e, il giorno dopo, come sempre, sedersi dietro quel fottuto sportello di banca.<br />
Ma il cancello non c’era più ed il muro era reale: la macchina, dopo averlo urtato, volò in cielo, ruotando su se stessa, poi atterrò esplodendo. La musica all’improvvisò cessò e tutto divenne nero.</p>
<p>“Ecco guarda, questo è un braccio &#8211; disse un giovanotto vestito d’arancione, rivolto al suo compagno – sì, guarda, qui c’è il busto con la testa: meno male, si può rimettere insieme e farlo sembrare intero. Sai, per la famiglia: se gli dici che sono decapitati svengono, come avesse importanza essere morti interi o a pezzi.”<br />
“A me non sembra che cambi molto! Sfracellarsi a cento metri da casa, roba da deficienti!” replicò il collega, stanco di frugare tra i cespugli alla ricerca dei pezzi di quel puzzle umano.<br />
“Almeno ha fatto tutto da sé, senza ammazzare altri disgraziati!” aggiunse l’uomo in arancione.<br />
“Che schifo! &#8211; esclamò  il collega – questa gamba è ancora calda e sanguina!”<br />
“Che ci vuoi fare, siamo arrivati meno di dieci minuti dopo l’incidente. Metti tutto nel sacco, così ce ne andiamo e diciamo che era ancora vivo, altrimenti ci tocca aspettare l’arrivo del magistrato, e sai che palle! Ma bisogna che ci sia tutto: due braccia, due gambe, busto e testa, mi raccomando!”<br />
“Ma non abitava qui vicino? E i parenti?”<br />
“Sì, qui davanti, ma non si sono accorti di nulla, poveracci, dormono come angioletti. La casa ha le finestre chiuse!”<br />
Nel sacco tutto era nero. Il cervello di Jeco, dopo quindici minuti, a sprazzi ancora funzionava. Solo che la testa non era più sopra un palo, ma tagliata di netto. Sulla retina però ancora rimaneva un’immagine viva e urlante, il volto ghignante del demone etrusco che lo trascinava, con la sua quadriga di vento, verso gli inferi.</p>
<p><em>Il racconto esce contemporaneamente anche su <a href="http://novocainamagazine.blogspot.com/"><span style="color: #ff6600;">NovocainaMagazine</span></a>.</em></p>
<p><map name='google_ad_map_240_9192ed4453978b71'>
<area shape='rect' href='http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/240?pos=0' coords='1,2,367,28' />
<area shape='rect' href='http://services.google.com/feedback/abg' coords='384,10,453,23'/></map>
<img usemap='#google_ad_map_240_9192ed4453978b71' border='0' src='http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&amp;client=&amp;channel=&amp;output=png&amp;cuid=240&amp;url= http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2009%2F09%2Fcorri-demone-corri%2F' /></p>
                            <div id="aspdf" style="float: right;">
                                <a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=240">
                                    <span>scarica in pdf</span>
                                </a>
                            </div>
	<p class="firma-autore">fuchs</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.scrivolo.it/2009/09/corri-demone-corri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

