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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Demone

Scandalo!

Jacopo da Varagine, Legenda aurea

Dramatis Personae:

Vitale: monaco e buontempone

Vecchio demone

Giovane demone

Pulcheria: meretrice

Primo cliente

Secondo cliente

Passante

La scena si svolge nella città di Alessandria.

Vecchio demone: Allora, ce l’hai la lista? Ce l’hai? Suvvia, tirala fuori, sono sui tizzoni accesi!

Vitale: Ma che impazienza! Come se non ti piacesse stare al calduccio… e poi lo sai, appena arrivo in una città mi procuro subito l’elenco che tanto ti piace e, purtroppo per le anime degli abitanti, non è un’impresa difficile.

Vecchio demone: Dai, leggi, leggi, che aspetti maledetto cuculluto!

Vitale: Sei sempre il solito eh… vecchio come ti ritrovi, ancora ringalluzzisci per simili bagattelle?

Vecchio demone: Dovevi conoscermi quando ero giovane e lavoravo con quelle femmine, non per nulla le chiamano ragazze allegre, allora sì che mi s’alzava la cresta (ride lubricamente).

Vitale: Basta sciocchezze, spirito malvagio: ora ti leggerò la lista delle belle generose d’Alessandria, ascolta: Taide, Teodora, Pulcheria, Fulgenzia, Frine, Margarita…

Vecchio demone: Pulcheria mi piace, voto subito per lei: andiamo.

Vitale: E sia: abita vicino al mercato del pesce, nella casa accanto alla fontana.

Vecchio demone: Su, muoviti! Non vedo l’ora di verificare se davvero è bella come dice il suo nome.

Vitale: Però non farti vedere finché non ti chiamo, se entri al momento sbagliato rovini tutto.

Vecchio demone: Stai tranquillo, sarai contento di me. Ma a questo giro voglio almeno tre ipocriti: lo sai che ogni volta che ti aiuto poi mi prendo un bel po’ di frustate dal mio capo, là di sotto! Ed il suo gatto a nove code non è morbido come il flagello dei vostri santi.

Vitale: E sia. Questa volta saranno tre.

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Rosanna Bogo

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Il Libro – III

Epilogo non tanto allegro

“Si trova scritto che Agostino, quand’era ancora in vita, stava leggendo un testo, quando vide passare davanti a sé un demone che portava sulle spalle un libro”.  (Jacopo da Varagine)

(Qui il  secondo racconto di questa serie)

Personaggi:

Agostino

Demone

Adeodato

Rufino

Villano

Prima Villana

Seconda Villana

La scena si svolge ad Ippona, intorno al 400 d. C., all’esterno dell’Episcopio e, successivamente, in un vicino villaggio.

Agostino: Adeodato, presto un cavallo!

Adeodato: Ma babbo noi non abbiamo un cavallo, sai bene che la nostra vita è austera, non possediamo nulla di superfluo ed ammetterai che un cavallo, di questi tempi, è un lusso. Per trasportare i bagagli nei viaggi più lunghi basta l’asinello Teodoro.

Agostino: Quello non è un asino, è una vecchia tartaruga. Portami subito un cavallo, chiedilo in prestito ai vicini.

Adeodato: I nostri vicini sono persone di condizione modesta…non hanno neppure l’asino.

Agostino (agitato): Insomma, stai a vedere che proprio ad Ippona non c’è un cavallo: trovami un destriero veloce come il vento, è questione di vita o di morte, va e rubalo se necessario!

Adeodato: Questo poi no davvero. Rubare è peccato mortale.

Agostino (con voce melliflua): Senti figliolo, devo al più presto raggiungere il paese di Agata: se non sarò lì prima dell’arrivo di Rufino temo che possa succedere il peggio.

Adeodato: E allora? Se si comincia a cavillare sulle motivazioni si finisce per giustificare anche l’omicidio ed io non voglio dannarmi l’anima, sia quel che Dio vuole, per salvare la vita di qualcuno.

Agostino (rassegnato): Sei un bel testone! Ma non perdiamo altro tempo, porta qui Teodoro.

Due ore dopo, in un villaggio nei pressi di Ippona:

Villano: Il vescovo in visita nel nostro povero villaggio e nessuno ci ha avvertiti della sua venuta!

Agostino: Non è una visita ufficiale, figliolo.

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Rosanna Bogo

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Corri, demone, corri!

sarteano_demone
Il rumore della discoteca era assordante anche nel parcheggio. Jeco infilò a fatica la chiave nella serratura della sua scattante millesei con motore compresso, camuffata da utilitaria, e si mise al volante. Era euforico, non avrebbe voluto lasciare la festa ed ancora continuava ad agitarsi come fosse un frullato di frutta, ma una vocina in fondo alla coscienza gli ripeteva ossessivamente che l’indomani avrebbe dovuto presentarsi in banca, del tutto in forma, alle otto in punto. Fortunati gli amici disoccupati che potevano dormire fino all’ora di pranzo e spernacchiavano la madre se, povera donna, tentava di svegliarli prima di mezzogiorno. Ma lui non poteva perdere quel posto che al padre era costato tante umiliazioni, e fogli da cento, verdi, verdi !
Nessuno degli amici aveva voluto seguirlo, dopo tutto erano solo le quattro del mattino, la vera festa doveva ancora cominciare. Girò la chiavetta, accese il lettore del cd con il volume sparato al massimo e partì sgommando. Aveva la sensazione che la sua testa fosse infilata in cima ad una canna ed il corpo, sotto, si muovesse liberamente, seguendo il ritmo ossessivo della musica. Il rumore delle ruote sulla ghiaia lo fece ridere a crepapelle. Poi, sull’asfalto, mise il piede a tavoletta, accompagnando con urla scomposte il caos di decibel che usciva dalle casse. Gli sembrava di volare, sollevato un metro sopra la strada, e sentiva il volante leggero, leggero, come in un video gioco. Alla prima curva girò senza problemi, aumentando la velocità: nel buio della notte si sentiva onnipotente. Tra qualche minuto avrebbe posato la testa sul suo cuscino, nella cameretta con i pupazzi che conservava da bambino ed i poster hard che la mamma spolverava ad occhi chiusi. Ancora qualche minuto. Per un attimo si ricordò del guidatore del carro infernale della tomba di Sarteano, una divinità etrusca dell’oltretomba che aveva visto su Internet, qualche giorno prima. “Corri, corri demone dai capelli rossi, inarrestabile come un uragano” urlò. All’improvviso si trovò di fronte un muro e rise, sapeva che quel muro non c’era:  dopo la prima curva  la strada era diritta, fino a casa. Il muro era una fantasia del suo cervello, doveva solo inchiodare all’altezza del cancello dei vicini, scendere dall’auto ed entrare in casa, salutare la mamma, sempre alzata in attesa del suo ritorno, infilarsi nel letto, dormire e, il giorno dopo, come sempre, sedersi dietro quel fottuto sportello di banca.
Ma il cancello non c’era più ed il muro era reale: la macchina, dopo averlo urtato, volò in cielo, ruotando su se stessa, poi atterrò esplodendo. La musica all’improvvisò cessò e tutto divenne nero.

“Ecco guarda, questo è un braccio – disse un giovanotto vestito d’arancione, rivolto al suo compagno – sì, guarda, qui c’è il busto con la testa: meno male, si può rimettere insieme e farlo sembrare intero. Sai, per la famiglia: se gli dici che sono decapitati svengono, come avesse importanza essere morti interi o a pezzi.”
“A me non sembra che cambi molto! Sfracellarsi a cento metri da casa, roba da deficienti!” replicò il collega, stanco di frugare tra i cespugli alla ricerca dei pezzi di quel puzzle umano.
“Almeno ha fatto tutto da sé, senza ammazzare altri disgraziati!” aggiunse l’uomo in arancione.
“Che schifo! – esclamò  il collega – questa gamba è ancora calda e sanguina!”
“Che ci vuoi fare, siamo arrivati meno di dieci minuti dopo l’incidente. Metti tutto nel sacco, così ce ne andiamo e diciamo che era ancora vivo, altrimenti ci tocca aspettare l’arrivo del magistrato, e sai che palle! Ma bisogna che ci sia tutto: due braccia, due gambe, busto e testa, mi raccomando!”
“Ma non abitava qui vicino? E i parenti?”
“Sì, qui davanti, ma non si sono accorti di nulla, poveracci, dormono come angioletti. La casa ha le finestre chiuse!”
Nel sacco tutto era nero. Il cervello di Jeco, dopo quindici minuti, a sprazzi ancora funzionava. Solo che la testa non era più sopra un palo, ma tagliata di netto. Sulla retina però ancora rimaneva un’immagine viva e urlante, il volto ghignante del demone etrusco che lo trascinava, con la sua quadriga di vento, verso gli inferi.

Il racconto esce contemporaneamente anche su NovocainaMagazine.

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fuchs

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot