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	<title>Scrivolo &#187; delitto</title>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; IX</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 05:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IX. Sulle tracce della lepre Qui l&#8217;ottava parte. Magliana entrò nell’ufficio che divideva con Sapìa spalancando la porta. [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-all%e2%80%99universita-%e2%80%93-ix/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2785" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2Fzx7vJ&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20IX&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-all%25e2%2580%2599universita-%25e2%2580%2593-ix%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />IX. Sulle tracce della lepre</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii/">Qui l&#8217;ottava parte.</a></span></span></p>
<p>Magliana entrò nell’ufficio che divideva con Sapìa spalancando la porta. Era accigliato e scuro in volto:</p>
<p>“Novità importanti” disse con tono grave.</p>
<p>“Riferisca sintetizzando” replicò bruscamente il Commissario. Quando Magliana portava cattive notizie tendeva a diventare prolisso.</p>
<p>“La pista si è esaurita: le ragazze di via del Lavatoio sono a posto, ottimi voti e tutti rigorosamente autentici.”</p>
<p>“E il testimone in carrozzella?”</p>
<p>“Niente.”</p>
<p>“Allora abbiamo fatto un bel buco nell’acqua… ci toccherà mettere sotto torchio gli impiegati del Centro Elettronico.”</p>
<p>“A proposito di torchiare… qui fuori c’è un signore che scalpita: non vede l’ora di essere interrogato.”</p>
<p>“Lo lasci aspettare &#8211; disse con noncuranza Sapìa &#8211; penserò io a chiamarlo quando sarà il suo turno.”</p>
<p>“Ma non c’è nessun altro in attesa” osservò stupito Magliana.</p>
<p>“Davvero? stavo aspettando gli amici del suo testimone a rotelle &#8211; replicò il Commissario sfogliando l’agendina &#8211; si chiamano… Loli e Stoppa ma li lascio a lei… uno alla volta s’intende. Ho proprio bisogno di un espresso del bar! Vuole che le porti una pasta?”</p>
<p>Magliana trasecolò: non aveva mai ricevuto una gentilezza da Sapìa. Che evento!</p>
<p>“Bombolone alla crema?” chiese il Commissario.</p>
<p>Magliana accennò un timido sì con la testa: era notoriamente la pasta che preferiva e Sapìa se lo ricordava! Provò un improvviso trasporto affettivo per il suo insopportabile collega.</p>
<p>“Bene, porterò qualcosa anche per il suo protetto, il piccolo Oscar &#8211; aggiunse Sapìa uscendo &#8211; lei però si ricordi di chiedere ai testimoni se Tassi è andato al bagno, quella mattina.”</p>
<p>“Al bagno?” ripeté Magliana.</p>
<p>“Sì, al bagno, toilette, ritirata, WC, cesso, come preferisce, basta che non mi faccia l’eco!” disse Sapìa chiudendosi la porta dell’ufficio alle spalle. La vista di Cantoni che dondolava nervosamente una gamba gli aveva restituito l’usuale ruvidità.</p>
<p><span id="more-2785"></span></p>
<p>Loli e Stoppa si presentarono, come previsto, dopo mezz’ora. Magliana vagliò con cura le loro deposizioni. Coincidevano nella sostanza ma non nei particolari quindi, secondo la logica della Sfinge, non erano state concordate in precedenza: avevano accompagnato in Facoltà l’amico infortunato verso le undici ed erano sicuri che, nelle due ore successive, non si fosse recato alle toilette. All’una lo avevano lasciato davanti alla porta di Cantoni per andare a mensa.</p>
<p>Sapìa ricomparve in ufficio dopo un’ora.</p>
<p>“Era un caffè lungo” disse, porgendo al collega un sacchetto bianco.</p>
<p>Magliana, contento come un bambino che riceve dalla mamma una fetta di torta, afferrò le paste, ringraziò e uscì per dividere il premio con l’amico Strambi ma subito si riaffacciò alla porta:</p>
<p>“Il signore qui fuori sta ancora aspettando &#8211; disse a bassa voce &#8211; è stufo e se ne vuole andare!”</p>
<p>“Ma che andare e venire, crede di essere in fila alla posta! &#8211; esclamò Sapìa ad alta voce, per farsi sentire anche in corridoio &#8211; in questo momento sono occupato, devo telefonare.”</p>
<p>Magliana evitò di insistere: Sapìa aveva di nuovo la luna di traverso.</p>
<p>L’anziano signore che faceva anticamera ormai da due ore era ovviamente il professor Cantoni. Sapìa gongolava all’idea del Leviatano che friggeva su una scomoda sedia della Questura, davanti alla sua porta… proprio lui che era abituato a maltrattare il prossimo comodamente seduto in un’imponente poltroncina di pelle nera… trono da tiranno… probabilmente era ancora lì, nella stanza 45 b, magari consunta e un po’ sgangherata ma temibile come un tempo.</p>
<p>Lasciò passare un’altra mezz’ora, poi decise che era giunto il momento di affrontare il suo antico avversario.</p>
<p>“Professor Giovanni Cantoni, ordinario di Diritto civile” disse l’uomo, sedendosi di fronte al Commissario.</p>
<p>“Dottor Italo Sapìa, collaboro alle indagini” replicò il Commissario</p>
<p>“Ci conosciamo?” chiese il professore. Ricordava vagamente quel nome ma non la persona che lo portava.</p>
<p>“Non mi pare &#8211; rispose Sapia con freddezza, lieto che il trascorrere del tempo avesse deformato i lineamenti del suo volto &#8211; vengo subito al punto, così non le farò perdere altro tempo: mercoledì, verso le tredici e trenta, tredici e quarantacinque ha ricevuto uno studente nel suo ufficio?”</p>
<p>“La mia materia è fondamentale per il corso di laurea in Legge e ricevo decine di studenti ogni settimana: non pretenderà che mi ricordi chi ho visto minuto per minuto!”</p>
<p>“Si sforzi, Professore, lei ha di certo un’ottima memoria e mercoledì è stato un giorno un po’ speciale: hanno ucciso una ragazza a pochi metri dal suo studio &#8211; disse Sapìa &#8211; e il giovanotto di cui parlo deve averlo notato perché sta su una sedia a rotelle. Ora ricorda?”</p>
<p>“Ma sì, certo… Tassi &#8211; rispose il professore, picchiettandosi il mento con il pugno chiuso &#8211; un pessimo studente, dovrebbe chiamarsi talpa, altro che Tassi! ha già tentato di dare il mio esame almeno quattro volte e io non dimentico mai gli asini patentati… quello poi è un vero campione della categoria. Pensi che vorrebbe laurearsi tra sei mesi, figuriamoci! è venuto a piatire un diciotto ma con me tira il collo. Per fortuna, comunque vadano le cose, non dovrò assistere alla discussione della sua tesi: tra quattro mesi andrò in pensione. Una vera liberazione, sono stufo di riempire teste vuote.”</p>
<p>Sapìa ribolliva: avrebbe volentieri spiegato al Professore, a suon di pugni, quanto fossero stufi di lui gli studenti, antichi e recenti, ma si trattenne.</p>
<p>“In pratica lei impedisce al Tassi di laurearsi” osservò il Commissario, sforzandosi di parlare con un tono di voce indifferente.</p>
<p>“In sostanza è così. Considero un dovere difendere la fortezza dai barbari.”</p>
<p>“E il giovanotto è consapevole dell’ostacolo?”</p>
<p>“Dopo cinque buche anche un imbecille lo capirebbe. E poi io non uso mai giri di parole: pane al pane, m’intende Commissario?”</p>
<p>“Certo. Può andare, grazie” rispose freddamente Sapìa, congedando dalla sua stanza e dalla sua vita il Leviatano.</p>
<p>Comprendeva perfettamente lo stato d’animo del povero Tassi: anche lui si sarebbe inventato qualunque cosa pur uscire dalle grinfie di Cantoni… non esclusa una truffa. Per la disperazione era arrivato quasi al suicidio e, quando si rischia la vita, la voce della coscienza si affievolisce anche nei più onesti.</p>
<p>“Però prima avrei fatto fuori quel porco!” mormorò tra sé.</p>
<p>Prese un post-it dal blocchetto per registrare le ultime informazioni raccolte e notò che il monticello del giovane Tassi stava crescendo. Provava per quel ragazzo l’istintiva simpatia che affratella i compagni di sventura ma sentiva che qualcosa, nel suo racconto, non quadrava.</p>
<p>“Perché non ha detto di essere entrato nel bagno dei disabili tra le undici e l’una, insomma poco prima della Losanto? &#8211; si chiese Sapìa, collocando il post-it sul monticello dei biglietti &#8211; sta quasi un’ora davanti alla stanza 45 b… andare alla toilette è il modo più ovvio per ingannare il tempo, un gesto automatico, però Tassi non può avere dimenticare un particolare del genere, considerato quanto è accaduto in quel luogo poco dopo. Di sicuro è entrato nelle toilette dopo le due, quando ha rinvenuto il cadavere, ma le ruote della sua carrozzella non potevano lasciare tracce nella zona del pavimento occupata dal corpo… dunque era già passato di lì e due visite alla ritirata in tre ore mi sembrano decisamente troppe alla sua età.”</p>
<p>Per togliersi ogni dubbio doveva conoscere l’orario delle pulizie.</p>
<p>Telefonò alla portineria della facoltà e riconobbe subito la voce che rispondeva “Prontooo”: era l’amico di Gegè:</p>
<p>“Ma lei è sempre in servizio! &#8211; esclamò un po’ infastidito Sapìa &#8211; chi sa che bolletta deve pagare l’Università!”</p>
<p>“Lei scherza, Commissario, ma ormai siamo rimasti in pochi &#8211; disse il Gargiullo con tono di auto compatimento &#8211; vedrà che prima o poi mi tocca portare il lettino e dormire qui.”</p>
<p>Gennarino fu felice di poter rispondere con assoluta certezza alla domanda di Sapìa: mercoledì aveva verificato lo stato delle toilette al primo piano intorno alle dieci.</p>
<p>“Sono sicuro perché dobbiamo controllare i bagni tutti i giorni, mattina e pomeriggio… a volte sono ridotti proprio uno schifo e gli studenti protestano, mercoledì però stavano uno splendore, appena puliti… pensi che ho persino approfittato per…”</p>
<p>“Grazie, so quello che mi serve” disse Sapia, troncando bruscamente la divagazione coprologica del Gargiullo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff6600; text-decoration: underline;">Continua&#8230;</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VIII</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIII. Il corpo docente Qui la settima parte. La conversazione con Annalisa aveva suggerito al Commissario di confrontare [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2777" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FHqMbD&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VIII&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VIII. Il corpo docente</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">Qui la settima parte.</a></span></span></p>
<p>La conversazione con Annalisa aveva suggerito al Commissario di confrontare il Piano di Studi trovato da Morganti con i registri d’esame.</p>
<p>In un computer forse si poteva inserire qualunque cosa, come sosteneva Magliana, ma un documento cartaceo ufficiale non si manometteva facilmente. E poi un libretto tenuto nascosto alla sorella e rubato da un assassino doveva avere per forza qualcosa di speciale.</p>
<p>Anche se era curioso di constatare <em>de visu </em>la fondatezza di quei sospetti, Sapìa decise di affidare la verifica al collega:la Segreteria di Lettere ela Segreteria di Giurisprudenza si affacciavano sullo stesso chiostro e non intendeva varcare un altro portone della memoria. Non nello spazio di due giorni.</p>
<p>“Alle undici devo incontrare il professor Diadori &#8211; si giustificò con se stesso &#8211; non posso lasciare l’ufficio.”</p>
<p>In attesa del suo ospite decise di riordinare la scrivania. Il duplice rovesciamento dei documenti di Magliana aveva causato un po’ di caos ed occorreva ricostituire alcuni monticelli scompaginati. Raccolse un post-it caduto a terra: conteneva i dati forniti da Magliana su Massimo Covi, l’ospite presente nella casa di via del Lavatoio la sera del delitto. “Studente di Informatica &#8211; mormorò tra sé il Commissario &#8211; infastidito dalla perquisizione, non collaborativo, scarsamente turbato dalla disgrazia.”</p>
<p>Il giovanotto sapeva trattare con i computer ma con gli ispettori non se la cavava molto bene: forse era il caso di verificare eventuali rapporti del Covi con il Centro Elettronico dell’Università. Magliana raccontava storie mirabolanti sulle imprese truffaldine dei così detti <em>hackers</em>: non per nulla venivano chiamati pirati informatici.</p>
<p><span id="more-2777"></span></p>
<p>Diadori arrivò in perfetto orario. Magliana aveva faticato per scovarlo perché, giunto ormai a un passo dalla pensione, non si recava più in Facoltà. Era un tipo allampanato, con folti capelli bianchi e spessi occhiali, prossimo alla settantina: Sapìa pensò che aveva una complessione da professore di Storia, per insegnare Latino era più adeguato un tipo mediterraneo, basso, pelato e rubizzo.</p>
<p>Il professore, benché invitato ad accomodarsi, rimase in punta di sedia come se già dovesse alzarsi per uscire: si dichiarava dispiaciuto per la morte della ragazza ma sosteneva di non averla mai incontrata.</p>
<p>“Non era una mia allieva: sono venuto perché l’Ispettore ha insistito ma si tratta di una perdita di tempo, per me e per lei, Commissario. Ho visto la foto sul giornale e posso affermare con certezza che non conoscevo la defunta.”</p>
<p>“Dai documenti in nostro possesso risulta che la signorina Losanto aveva sostenuto un esame di latino e non mi risulta ci siano altre cattedre, oltre la sua, in Facoltà” obiettò Sapìa.</p>
<p>“Gli studenti possono scegliere in alternativa un insegnamento di filologia” replico Diadori, senza recedere di un palmo.</p>
<p>“Vediamo di trovare un punto di partenza comune, Professore &#8211; ribadì il Commissario spazientito &#8211; nel Piano di Studi che ho qui davanti leggo che, due anni fa,la Losantoha superato l’esame di Letteratura Latina con la votazione di trenta/trentesimi. Vuole controllare di persona?”</p>
<p>“E’ davvero strano… non sono affatto di manica larga e mi ricorderei di una ragazza così preparata, soprattutto se non era mai venuta a lezione… potrebbe mostrami qualche altra foto di quella poveretta?”</p>
<p>Sapìa annuì. Magliana aveva trovato nella stanza della vittima un album fotografico: immagini di Stefania in compagnia del fidanzato scattate nel corso degli ultimi tre, quattro anni. In effetti la ragazza, ogni tanto, cambiava colore e taglio di capelli… non aveva sempre lo stesso aspetto.</p>
<p>Diadori scrutò a lungo le immagini poi, indicando una foto in cuila Losantoportava un caschetto biondo, esclamò:</p>
<p>“Eccola! questa ragazza si è presentata due o tre volte all’esame scritto, ma non ha mai superato la prova. Altro che Trenta!”</p>
<p>“Quando?”</p>
<p>“Più o meno due anni fa, sono sicuro. Sul giornale però sembrava un’altra persona”</p>
<p>Il professore portava lenti spesse come fondi di bicchiere ma parlava con tono sicuro: era certo di quello che diceva. Sapìa comprese di avere trovato la prima impronta del coniglio.</p>
<p>“Le posso dire il codice del mio esame, per eventuali controlli” aggiunse Diadori.</p>
<p>Il Commissario prese nota e ringraziò.</p>
<p>Magliana vagava da ore tra Segreterie di Facoltà, Segreterie di Presidenza, Segreterie di Dipartimento: cominciava a sentirsi sperso come in un deserto e la telefonata di Sapìa lo rallegrò, se non altro ora aveva una pista precisa da seguire, doveva cercare il nome della vittima nel registro di 78200, un gioco da ragazzi!</p>
<p>Tornò in ufficio contento come il vincitore di una riffa: poteva confermare l’intuizione di Sapìa.</p>
<p>“Così abbiamo trovato l’anello che non tiene nella vita perfetta della signorina Stefania Losanto &#8211; osservò il Commissario &#8211; un esame fantasma.”</p>
<p>“Però mi sembra strano &#8211; obiettò Magliana &#8211; come si fa a mettere in piedi un imbroglio del genere?”<br />
“Non lo chieda a me, è lei l’esperto di pirateria informatica! E poi non ha mai sentito parlare di dottori o dentisti con lauree fasulle?” chiese Sapìa.</p>
<p>“Certo, ma sono falsi &#8211; osservò Magliana &#8211; si può taroccare anche un passaporto, figuriamoci una pergamena! qui però si tratta di costruire una carriera di sana pianta, inserire dati immaginari nel computer dell’Ateneo senza farsi scoprire: un gioco complicato.”</p>
<p>“Magari esiste una falla nel sistema informatico, una carenza di controlli incrociati &#8211; osservò Sapìa &#8211; a volte capita che un vecchietto continui a riscuotere la pensione dall’oltretomba!”</p>
<p>“Il centro informatico ha decine di addetti in grado di accedere al programma &#8211; disse Magliana &#8211; prima di muovere accuse dovremmo escludere un intervento esterno, un furto di password o un’intrusione … le intrusioni sono sempre possibili, neppure i sistemi delle banche sono del tutto blindati, figuriamoci quelli di un ufficio statale!”</p>
<p>“Pensa per caso a complesse perizie affidate alla polizia postale o a ditte specializzate? &#8211; chiese seccamente Sapìa &#8211; in questo caso la informo che mi è già passata la voglia di seguire la pista. Propongo di esaminare la situazione economica della ragazza: forse era vittima degli strozzini.”</p>
<p>“Strozzini? &#8211; esclamò Magliana, incuriosito dalla nuova ipotesi che Sapìa aveva estratto dal cilindro &#8211; un ‘cravattaro’ che presta denaro a una studentessa senza lavoro, senza proprietà e senza una famiglia benestante alle spalle?”</p>
<p>“Però una ragazza ha sempre qualcosa da vendere.” disse lapidario il Commissario.</p>
<p>Magliana sembrò per un attimo assorto in una riflessione, poi riprese l’espressione gioviale di sempre.</p>
<p>“Meno male che la lampadina, alla fine, si è accesa… <em>fiat lux</em>!” pensò Sapìa.</p>
<p>L’indomani era in programma una riunione: Magliana, Morganti e Sapìa dovevano fare il punto della situazione.</p>
<p>Magliana volle a tutti i costi invitare anche il collega Strambi che aveva gentilmente controllato i tabulati della facoltà e, di sicuro, era disponibile a svolgere ancora qualche piccola indagine, nei ritagli di tempo.</p>
<p>“Con i ritagli di Strambi mi potrei fare un cappotto” commentò acido Sapìa, infastidito all’idea di dover lavorare con una persone che conosceva superficialmente.</p>
<p>Strambi soffriva di una leggera mania di persecuzione: si sentiva disprezzato ed emarginato dai colleghi, accolse quindi con entusiasmo la proposta di Magliana. Chiuso nel suo stanzino con le scartoffie di un delitto vecchio di decenni aveva la sensazione di essere inutile e solo.</p>
<p>“La Scientificanon ha scoperto nulla di rilevante e noi non abbiamo trovato altri testimoni o scoperto moventi plausibili” disse Sapìa, posando uno sull’altro i fascicoli tecnici.</p>
<p>“Però ci sono due piste” osservò Morganti.</p>
<p>“Certo &#8211; replicò Sapìa &#8211; una porta al Centro informatico dell’Ateneo, quindi in un ginepraio da cui non caveremmo mai le gambe, l’altra a un giro di prestiti. Dica lei, ispettore, quale dobbiamo approfondire, basta che non servano tempo, mezzi e autorizzazioni perché sono tutte cose che non abbiamo.”</p>
<p>“Potremmo cercare di arrivare al bandolo della matassa per un’altra via &#8211; propose Morganti &#8211; la scorciatoia della Losanto forse veniva utilizzata anche da altri studenti: se troviamo uno di questi piccoli bari d’ateneo potremmo fargli confessare il nome di chi ha messo in piedi il sistema. Magari è lui l’assassino.”</p>
<p>“Ma perché un truffatore dovrebbe uccidere la gallina dalle uova d’oro? &#8211; chiese Strambi.</p>
<p>“Se è per questo neppure all’usuraio conviene strozzare il pollo che deve spennare” aggiunse Magliana.</p>
<p>“Bisogna sempre far starnazzare il pollame per l’aia &#8211; disse Sapìa &#8211; magari la ragazza non aveva pagato la rata del debito e lo strozzino ha stretto un po’ troppo le mani. Però chi ha bisogno di guadagnare quattrini facili tende a cacciarsi nei guai…prostituzione, spaccio… trafficanti e papponi non hanno certo più scrupoli di un usuraio.”</p>
<p>“Io potrei controllare la situazione economica della vittima” propose Morganti.</p>
<p>“Allora l’Università tocca a lei, dottore! &#8211; aggiunse Sapìa, rivolgendosi a Magliana &#8211; a lei l’onore di aprire gli armadi dell’ateneo e spolverare i relativi scheletri! tanto ormai è diventato un esperto in Segreterie e registri.”</p>
<p>“Io vorrei occuparmi degli usurai &#8211; disse Strambi &#8211; ho trovato qualche notizia nel fascicolo che sto leggendo.”</p>
<p>“Bene &#8211; commentò Sapìa, cercando di ricordare l’informazione scovata dal giovane Oscar nel fascicolo del delitto in villa &#8211; vedo che lei mira subito al sodo!”</p>
<p>“Da che parte si comincia? &#8211; chiese Magliana &#8211; non posso controllare tutti gli iscritti dell’ateneo!”</p>
<p>“Lei da dove comincerebbe? &#8211; chiese Sapìa ironico &#8211; le ricordo che il caso è suo!”</p>
<p>Magliana, alla ricerca di un appiglio, guardò la scrivania del collega, cosparsa di foglietti, e subito fu attratto dal nutrito monticello dei post-it dedicati alle inquiline di via del Lavatoio.</p>
<p>“Partirei dalle ragazze che vivevano nella stessa casa della vittima &#8211; disse trionfante &#8211; Sa a quale corso di laurea sono iscritte, Ispettore?”</p>
<p>Sapìa si stupì della tempestività della risposta: di solito il ciuccio non reagiva con tanta prontezza, specie se doveva saltare un ostacolo imprevisto.</p>
<p>“Giurisprudenza, tutte e tre” rispose Morganti, senza neppure consultare i suoi appunti.</p>
<p>“Allora, visto che il luogo dell’omicidio è abitualmente frequentato dalle tre coinquiline, amiche di un esperto di informatica, spostiamo i loro post-it accanto alla montagnola della Facoltà di Legge &#8211; disse il Commissario &#8211; Quel pomeriggio però le ragazze non si trovavano lì, vero? E neppure sapevano cosa era accaduto alla Losanto.”</p>
<p>“Quando mi sono presentato, alle nove di sera &#8211; precisò Morganti &#8211; sono cascate dalle nuvole. Avevano trascorso tutto il pomeriggio a studiare. E con i telefonini spenti.”</p>
<p>“Una storiella poco convincente: devo ancora conoscere una ventenne che non risponde al telefonino per un intero pomeriggio, giusto la nostra vittima” commentò Sapìa. Perfino Annalisa studiava con quell’infernale marchingegno in bella vista sul tavolo e scattava ad ogni minimo rumore come se fosse la tromba dell’adunata.</p>
<p>“A proposito di telefonate &#8211; disse Morganti &#8211; dai tabulati della Losanto non emerge nessuna novità: la lista delle utenze che ha contattato negli ultimi giorni di vita contiene i soliti nomi: i familiari, le ragazze di via del Lavatoio, il fidanzato.”</p>
<p>“Peccato, i telefonini a volte risolvono un caso. Però non siamo in alto mare &#8211; osservò Magliana, indicando i post-it sparsi sulla sua scrivania &#8211; bisogna solo trovare un collegamento tra tutte queste collinette.”</p>
<p>“Lei dovrebbe farsi dei monticelli per conto suo… magari potremmo confrontare le rispettive scrivanie” osservò Sapìa infastidito. Non sopportava di essere scimmiottato.</p>
<p>“Per me tutto punta versola Facoltàdi Giurisprudenza &#8211; disse Magliana &#8211; vale la pena di concentrarsi sulle persone sicuramente presenti nell’edificio più o meno all’ora in cui è stato commesso il delitto.”</p>
<p>“Decida lei, dottore” ribadì Sapìa.</p>
<p>“Allora convoco i testimoni che non abbiamo ancora sentito, gli amici del testimone in carrozzella” disse Magliana, un po’ intimidito dalla sua stessa intraprendenza.</p>
<p>“Non dimentichi gli studenti del professor Cantoni &#8211; aggiunse Sapìa &#8211; Anzi, se non le dispiace, vorrei cominciare proprio dal Cantoni. Però mi interessano anche i legami sentimentali, sono della vecchia guardia… cercherò di combinare qualche coppia di cuori: dopo tutto abbiamo a disposizione un bel numero di Romei e Giuliette!”</p>
<p>Terminata la riunione i partecipanti più giovani uscirono, puntando ciascuno al proprio obiettivo. Il Commissario invece non si mosse dalla sua scrivania e, dopo qualche minuto di riflessione, iniziò a spostare i post-it sparsi sulla scrivania. Cercava l’ispirazione, una distribuzione in grado di evidenziare l’indizio chiave, il <em>fil rouge</em> che continuava a sfuggirgli.</p>
<p>Piuttosto che rimanere con le mani in mano in attesa degli eventi, Sapìa preferiva battere a tappeto tutte le piste, senza una precisa direzione, però la pesca a strascico gli sembrava una strategia d’indagine troppo farraginosa: sollevava un polverone che, a volte, seppelliva anche l’essenziale. E l’archiviazione era sempre in agguato.</p>
<p>Così, quando non sapeva da che parte rifarsi, prendeva in mano tutti i fascicolo e rileggeva le carte, una ad una, come se non le avesse mai viste. Sperava così di scoprire uno spiraglio di luce filtrato attraverso la rete dei fatti, apparentemente impenetrabile.</p>
<p>Cominciò a sfogliare distrattamente la relazione della Scientifica: le impronte erano confuse, mancavano tracce biologiche significative, l’assassino non aveva lasciato segni materiali. La solita musica.</p>
<p>Guardò di nuovo i documenti trovati nella stanza della ragazza: mancavano l’ultima rata e la tassa di laurea. Passò quindi all’esame delle foto: aggiungevano poco agli scatti telefonici di Magliana. Notò però che il contorno del corpo tracciato sul pavimento, dopo che la povera Stefania era stata portata via, conteneva sottili impronte di copertone, appena percettibili: evidentemente tracce lasciate dalla sedia a rotelle del testimone.</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #ff6600;"><em><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-all%e2%80%99universita-%e2%80%93-ix/">Continua&#8230;</a></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VII</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 08:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VII. I parenti Qui la sesta parte. “Accomodatevi” disse il Commissario, indicando ai genitori della vittima le due [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2770" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2F6EcJy&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VII&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VII. I parenti</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">Qui la sesta parte.</a></span></span></p>
<p>“Accomodatevi” disse il Commissario, indicando ai genitori della vittima le due sedie davanti alla scrivania. Magliana intanto aveva ceduto la sua poltroncina alla sorella di Stefania, una ragazza mora e robusta, per niente somigliante alla defunta.</p>
<p>“Sono addolorato per la vostra perdita: una figlia nel fiore degli anni… è una disgrazia irreparabile &#8211; esordì Sapìa, rispolverando qualche frase del repertorio che utilizzava in occasione di decessi nel parentado &#8211; le parole buone servono a poco, lo so… anch’io ho una ragazza di vent’anni e neppure riesco a immaginare come mi sentirei! noi però possiamo ancora fare qualcosa per la povera Stefania: scoprire il suo assassino. Chi ha commesso questo gesto infame deve pagare e io mi impegno ad acciuff… aiutare in tutti i modi il dottor Magliana qui presente nelle indagini… siete in buone mani!”</p>
<p>“Grazie, Commissario &#8211; rispose  il padre &#8211; a noi poco importa sapere il nome di quel delinquente, non riavremo mai la nostra bambina! però per Stefania forse sarà una consolazione, là dove si trova.”</p>
<p>“La Giustizianon è solo una virtù cardinale &#8211; esclamò Magliana, memore delle lezioni di Catechismo subite in occasione della recente e tardiva Cresima &#8211; è un diritto che noi abbiamo il dovere di garantire anche a chi non c’è più e conta sulla nostra…”</p>
<p>“Volete che riferisca in breve l’accaduto?” chiese Sapìa, cercando di riportare la conversazione sulla Terra.</p>
<p>“No, grazie, preferiamo di no &#8211; rispose la sorella &#8211; il dottor Magliana ci ha già detto l’essenziale e non vorremmo sapere di più, mi creda.”</p>
<p>“Bene, allora vorrei io qualche informazione da voi” aggiunse Sapìa, rallegrandosi per una volta dell’incontenibile propensione del giovane collega a familiarizzare con le persone coinvolte nelle indagini.</p>
<p>Magliana, per l’occasione, aveva assunto un’espressione ben più intensa della faccia ‘da funerale’ d’ordinanza: sembrava un parente addolorato, non un investigatore. Appoggiato sul davanzale della finestra con una gamba ciondoloni e l’aria di chi vuole solo ascoltare, non dava segni di voler prendere in mano l’interrogatorio. “Ho carta bianca &#8211; pensò il Commissario &#8211; meglio così, il ciuccio potrebbe anche unirsi al compianto!”</p>
<p>“Ha già qualche sospetto” chiese la madre della vittima, asciugandosi gli occhi.</p>
<p>“Per ora nessuno, purtroppo &#8211; rispose Sapìa &#8211; deve considerare che le indagini sono ancora in una fase iniziale e, senza testimoni oculari, imboccare la strada giusta non è facile: occorre trovare il movente, qualcosa nella vita della povera Stefania che spieghi questo tragico epilogo.”</p>
<p><span id="more-2770"></span></p>
<p>“Mia figlia era una brava ragazza, buona e onesta” disse, con un filo di voce, la madre, soffiandosi rumorosamente il naso.</p>
<p>“Non mi fraintenda, signora Losanto. Lungi da me insinuare qualcosa sulla vostra figliola ma il movente è essenziale per le indagini &#8211; osservò pacatamente il Commissario &#8211; non è un fatto che getta discredito sulla vittima, ci mancherebbe altro! direi che è una chiave, una bussola che indica la via da seguire: se non troviamo una spiegazione dell’accaduto significa che il colpevole è un folle criminale, un maniaco che ha  colpito a caso. E allora le probabilità di assicurare il colpevole alla giustizia sarebbero assai scarse.”</p>
<p>“Abbiamo capito e siamo disposti a collaborare &#8211; disse il padre &#8211; però non sappiamo molto della vita che conduceva Stefania in questa città, non abbiamo idea di chi potesse volerle tanto male. Posso solo garantirle che, a casa, Stefania si è sempre comportata in modo irreprensibile… una brava ragazza, fidanzata da cinque anni con un giovane perbene, un compagno di liceo. Poverino, voleva accompagnarci!”</p>
<p>“E perché non è qui?” domandò il Commissario.</p>
<p>“Sta all’ospedale &#8211; rispose la sorella della vittima &#8211; alla notizia della disgrazia si è sentito male: un attacco d’asma fortissimo.”</p>
<p>Sapìa ormai era convinto che non avrebbe ricavato nulla da quella conversazione, a parte una profonda  tristezza: la ragazza descritta dai parenti sembrava una statua di Moore, liscia e tonda, senza spigoli o angoli oscuri.</p>
<p>“Se a Stefania non sono accaduti fatti insoliti e non avete notato nulla di strano nel suo comportamento, forse è inutile che continui ad importunarvi &#8211; tagliò corto &#8211; però vorrei scambiare ancora due parole da solo con la signorina…”</p>
<p>“Teresa Losanto.”</p>
<p>“Appunto. Intanto il dottor Magliana vi accompagnerà nella saletta ristoro &#8211; aggiunse il Commissario, alzandosi in piedi per stringere la mano dei due affranti genitori &#8211; vi porgo di nuovo le mie più sentite condoglianze. E state certi che faremo di tutto per risolvere il caso.”</p>
<p>I coniugi Losanto ringraziarono e, scortati da un mesto Magliana, lasciarono l’ufficio.</p>
<p>Faccia a faccia con Teresa, Sapìa scoprì subito le sue carte:</p>
<p>“Cara signorina, ci troviamo in una situazione difficile. Se non imbocchiamo alla svelta una pista rischiamo di girare in tondo all’infinito. E lei non vuole che il colpevole se ne stia a piede libero mentre la sua povera sorella non c’è più, vero?”</p>
<p>“Certo che no! Ma come posso aiutarla?” chiese la ragazza.</p>
<p>“Semplice: deve dirmi tutto, ma proprio tutto, quello che le ha riferito Stefania negli ultimi mesi. E non tralasci nulla, neanche le cose più scabrose: gravidanze indesiderate, relazioni clandestine, tradimenti, droga e via dicendo. In questo momento io sono come il confessore e le garantisco che non giudico nessuno, tantomeno i morti che non possono difendersi”.</p>
<p>“Non so che dire… mia sorella non era il tipo che faceva certe cose, davvero. Non si è mai messa nei guai e voleva molto bene a Peppino, il suo ragazzo.”</p>
<p>“Allora era del tutto felice e serena, senza pensieri…mai un dispiacere, una lamentela, una lite con qualcuno” domandò, un po’ spazientito, Sapìa; dopo tutto non stava indagando su una santa martirizzata!</p>
<p>“Stefania aveva molte conoscenze ma poche amiche. Con gli estranei legava poco: la sua vera confidente ero io. Sa, tra noi corrono solo quindici mesi, siamo…eravamo coetanee. Non mi avrebbe mai nascosto un segreto importante.”</p>
<p>“Insomma, tutto è sempre andato a meraviglia nella vita di Stefania, a parte il fatto che la morte se l’è portata via a ventitré anni” replicò Sapìa, ormai rassegnato alla monotona litania di Teresa.</p>
<p>“Beh, non proprio tutto. Fino all’anno scorso mia sorella era preoccupata per lo studio e, ultimamente, aveva qualche problema economico, insomma dei piccoli debiti. Vivere al nord costa e la mia famiglia non è ricca &#8211; disse Teresa timidamente &#8211; mio padre tra qualche mese andrà in pensione e Stefania ci teneva a finire l’università… la liquidazione serve per il mutuo della casa e io sono iscritta a Scienze Infermieristiche. Vivo in famiglia e mi arrangio ma lei dipendeva del tutto dai miei e voleva cercarsi un lavoro.”</p>
<p>“Debiti contratti con chi?” chiese Sapìa incuriosito. Finalmente il monolite di virtù mostrava una piccola crepa!</p>
<p>“Non lo so, forse le ragazze dell’appartamento oppure Peppino, il fidanzato. Anch’io, tre mesi fa, le ho prestato cinquecento euro &#8211; rispose Teresa &#8211; ma Stefania non buttava via i quattrini, doveva comprare i libri, pagare l’affitto e le tasse: ci vuole uno stipendio per mantenersi fuori casa! ultimamente per fortuna le cose si erano sbloccate: mia sorella doveva discutere la tesi tra qualche settimana.”</p>
<p>“Già, ho visto che aveva superato tutti gli esami.”</p>
<p>“Ha trovato il suo libretto? Quando è scesa a Natale volevo vedere il trenta che aveva preso a latino, così, per curiosità. Sa, io colleziono venti, per me l’importante è finire alla svelta. Però Stefania mi disse di averlo perso, insomma non lo trovava più.”</p>
<p>“Il libretto in effetti è scomparso. Io ho solo dato un’occhiata al Piano di Studi” precisò Sapìa.</p>
<p>“Peccato. Se lo recupera vorrei averlo, come ricordo” disse Teresa.</p>
<p>“A proposito, potrebbe descrivermi la borsetta di sua sorella? non era accanto al corpo.”</p>
<p>“Certo, l’ho comprata io. Un regalo di Natale. A Stefania piacevano le sacche: era floscia, nera e con borchie dorate. Non tanto grande, perché lei portava solo l’essenziale.”</p>
<p>“Una borsetta che si potrebbe nascondere in uno zaino o in una valigetta da computer?”</p>
<p>“Sì.”</p>
<p>“E mi dica, sua sorella, per caso, aveva l’abitudine di tenere nel portafoglio molto denaro?”</p>
<p>“Scherza, dottore! era sempre in bolletta: quello che mio padre versava ogni mese sul conto corrente della Banca Commerciale non le bastava mai &#8211; rispose Teresa &#8211; davvero crede che qualcuno l’abbia aggredita per derubarla?”</p>
<p>“No, francamente una rapina con omicidio in pieno giorno all’interno di una sede universitaria mi sembra improbabile &#8211; osservò il Commissario &#8211; ma devo valutare tutte le piste.”</p>
<p>“Pensandoci bene &#8211; aggiunse Teresa &#8211; tempo fa i nonni le avevano dato tremila euro in contanti come regalo di laurea. A Stefania servivano in anticipo per fare le ultime spese, comprare un vestito da cerimonia, pagare la stampa della tesi, offrire una festa d’addio agli amici. Insomma, le solite cose che bisogna mettere in conto in questi casi.”</p>
<p>“Allora controllerò se aveva depositato in banca il denaro” disse Sapìa.</p>
<p>La pista dei debiti sembrava una novità interessante, un tempo gli strozzini non avrebbero mai accettato come cliente una studentessa spiantata ma ora chi sa… doveva chiedere lumi al sempre aggiornato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Commissariò congedò con gentilezza Teresa: la ragazza sembrava sincera ma forse conosceva solo in parte i segreti della sorella.</p>
<p>Rimasto solo vuotò di nuovo la scatola di Morganti sul piano della scrivania con l’intenzione di dare un’altra occhiata Piano di Studi ma subito afferrò il primo foglio della risma: era un estratto conto.</p>
<p>“Guarda il caso! Sul momento non l’ho notato – si rimproverò &#8211; già, l’epoca dei vaglia di papà è tramontata e tutti gli studenti fuorisede sono correntisti! certo tremila euro rappresentano una bella sommetta per chiunque, conviene depositarli subito… a meno che il conto non sia già in rosso.”</p>
<p>I numeri parlavano chiaro al riguardo: il piatto piangeva… sotto di un bel po’, nessun versamento recente e carta di credito sospesa. La povera Stefania era al verde.</p>
<p>“Dove saranno finiti il soldi dei nonni e della sorella? &#8211; si chiese perplesso il Commissario. La tesi ancora non era pronta per la copisteria, si capiva dagli appunti, e per il rinfresco delle amiche cento euro bastavano e avanzavano. D’altra parte la vittima non viveva nel lusso, non consumava droghe e non si trovava nei guai&#8230;il medico legale lo escludeva.</p>
<p>“Anche la storia del libretto perduto &#8211; pensò Sapìa &#8211; sembra una favoletta, come quella di Nino Longo.”</p>
<p>Il nome dell’antico collega di studi era rimasto pirografato nella mente del Commissario a causa di un’ingegnosa truffa architettata dal giovanotto a danno dei familiari. Per far credere che la sua permanenza all’Università fosse proficua, aveva denunciato lo smarrimento del libretto: ottenuto il duplicato sosteneva gli esami con il nuovo documento e mostrava l’originale, opportunamente fiorito di fasulli trenta, agli ingenui genitori che, al paese, mangiavano cipolle.</p>
<p>“Un piccolo lestofante promettente! Chi sa che fine avrà fatto? &#8211; si chiese Sapìa &#8211; giudice, prefetto, questore, generale della Finanza… avvocato no, troppo ovvio!”</p>
<p>Il Commissario tornò a casa con Nino Longo che ancora gli girava per la testa e un pensiero fisso, assurdo e molesto. Si rendeva conto che era un’idea balzana ma, per liberarsi da quel genere di ossessioni, doveva assicurarsi che i suoi timori, oltre che irrazionali, fossero assolutamente infondati.</p>
<p>Lo studio era un argomento che raramente affrontava con i figli. Aveva sopportato a malincuore il rude basto pedagogico del padre e non intendeva imporre ad altri gli stessi sacrifici. Lasciava ad Annalisa, Goffredo e Paolo la libertà di rovinarsi con le proprie mani… s’intende entro i limiti del buon senso.</p>
<p>Per fortuna la primogenita rigava dritta da sola, i due maschi invece collezionavano allegramente insufficienze e, di tanto in tanto, la signora Edda invocava il guanto di ferro e le cinghiate: “devi costringere i ragazzi a studiare, per il loro bene” diceva preoccupata al marito ma Sapìa, irremovibile, replicava: “Il loro bene? con i dottori e gli ingegneri a spasso! lo sai qual è il mestiere dell’avvenire? allevatore di capre!”</p>
<p>Insomma il Commissario detestava parlare di argomenti scolastici, non di meno aveva bisogno di scacciare dalla mente un pensiero odioso, un tarlo che gli rodeva il cervello.</p>
<p>Così, dopo cena, entrò nella camera di Annalisa e chiese di vedere il libretto:</p>
<p>“Perché?” domandò la figlia, sorpresa da quell’insolito interesse per i suoi studi.</p>
<p>“Ti sembra una sciocchezza, lo so, ma vorrei sapere se è ancora fatto come quelli di una volta. Il libretto della ragazza assassinata è sparito e, quando si cerca una cosa, bisogna sapere che aspetto ha, non ti pare?.”</p>
<p>Annalisa sollevò le ciglia perplessa, poi aprì la borsa e consegnò tranquillamente il libretto al padre. Non temeva di mostrare i suoi voti: aveva regolarmente superato il primo anno e con una buona media.</p>
<p>“Non dovresti portarlo in borsa, potrebbero scipparti” borbottò contrariato Sapìa.</p>
<p>“Detto da un poliziotto è davvero incoraggiante &#8211; replicò ironica Annalisa &#8211; comunque, se il libretto dovesse smaterializzarsi all’improvviso, evaporare per un’esplosione atomica o essere rubato dalla CIA, posso sempre avere un duplicato. Gli esami vengono trascritti su un registro, non te lo ricordi?.”</p>
<p>“Certo che me lo ricordo. Il professore deve compilare il verbale…su un apposito registro” rispose, quasi sovrappensiero, Sapìa: stava osservando i voti di Annalisa. Doveva ammettere che erano più che decorosi.</p>
<p>“Poi vengono inseriti nel computer &#8211; proseguì la figlia &#8211; così la situazione dello studente è sempre aggiornata.”</p>
<p>“Comunque, se perdi il libretto, avvertimi: penso io a tutto, non ti preoccupare” disse il Commissario, uscendo dalla stanza un po’ imbarazzato.</p>
<p>Annalisa rimase immobile in mezzo alla stanza, stupita dall’improvvisa curiosità del padre. Il caso della studentessa uccisa probabilmente lo coinvolgeva più del solito, dopo tutto era un genitore, ma quel genere di informazioni poteva ottenerle da chiunque. Forse le sue domande avevano un altro motivo, inconfessabile.</p>
<p>“Il babbo vuole iscriversi di nuovo all’Università?” chiese Annalisa alla madre, entrando in cucina. La signora Edda, intenta a pulire i fornelli, alzò la testa senza voltarsi. La paglietta che stava usando per sfregare le incrostazioni le sfuggì di mano. Per un attimo rimase esterrefatta: era la domanda più incredibile che avesse mai sentito in vita sua.</p>
<p>Poi si voltò e, sorridendo, rispose:</p>
<p>“Cara Annalisa, se tuo padre scoprisse un giorno chi ha inventato l’Università, credo che rischierebbe di finire all’ergastolo per omicidio.”</p>
<p>“Beh, non è che me lo sia sognato: il babbo mi ha fatto un discorso strano, sembrava che volesse sapere com’è organizzata oggi l’Università” disse la figlia.</p>
<p>“Stai tranquilla, se ti ha chiesto qualcosa ha bisogno di informazioni per la sua indagine &#8211; replicò la madre &#8211; che idea pazzesca: tuo padre che torna all’Università!”</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VI</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 08:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VI. Dopocena Qui la quinta parte. Mentre il Commissario sorseggiava il suo caffè serale, comodamente seduto in poltrona, [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2764" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FSXRW0&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VI&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VI. Dopocena</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-v/">Qui la quinta parte.</a></span></span></p>
<p>Mentre il Commissario sorseggiava il suo caffè serale, comodamente seduto in poltrona, il cordless posato sul bracciolo cominciò a squillare. Era l’attesa telefonata di Morganti.</p>
<p>“Ho identificato la vittima &#8211; disse l’Ispettore, come sempre efficiente ed efficace &#8211; l’impiegata della Segreteria ha riconosciuto la ragazza dalla foto di Magliana: ricordava più o meno il cognome e così risalire alla scheda nell’archivio informatico è stato facile.”</p>
<p>“Sa dove abitava?” chiese il Commissario.</p>
<p>“Sì, la scheda riporta il domicilio in città e anche la residenza della famiglia. Il dottor Magliana ha già chiamato la caserma dei Carabinieri, al paese: avvertiranno loro i genitori. Sarebbe interessante fare un sopralluogo a casa della vittima, probabilmente divideva l’appartamento con altre ragazze e le coinquiline di questa… Stefania Losanto, nata il 10 ottobre1988 aBrindisi, abitante al numero 12 di Via del Lavatoio potrebbero dirci qualcosa d’importante.</p>
<p>“Domani. Prima dobbiamo sentire Magliana e ottenere il via libera del magistrato.”</p>
<p>“Via del Lavatoio è nel mio quartiere… potrei passare di lì mentre torno a casa: giusto per dare un’occhiata visto che è di strada” suggerì Morganti, nemico delle complicazioni burocratiche non meno di Sapìa.</p>
<p>“Sono quasi le nove &#8211; osservò il Commissario &#8211; forse un po’ tardi per comunicare una notizia del genere a delle ragazze.”</p>
<p>L’Ispettore si stupì di quell’insolita premura.La Sfingemanteneva sempre un rapporto distaccato con le persone coinvolte in un’indagine: per principio sospettava di tutti, fino a prova contraria.</p>
<p>“Sì, lo so che non è una bella novità &#8211; rispose perplesso &#8211; ma ormai avranno notato l’assenza della loro amica e probabilmente stanno in pensiero. Comunque le nove di sera, per i giovani di oggi, sono come le sei del pomeriggio per noi: quelli vanno a ballare a mezzanotte e, di sicuro, non dormono con le galline.”</p>
<p>“Non vanno a letto con le galline &#8211; replicò il Commissario, scandendo bene le parole &#8211; non si metta anche lei a massacrare i modi di dire come mia moglie. E sì che ha fatto il liceo!”.</p>
<p>Morganti per un attimo tacque, interdetto. Cosa cavolo aveva a che fare un banale proverbio con i suoi studi? Ma ormai frequentava Sapìa da anni e aveva imparato chela Sfingespesso utilizzava quel genere di osservazioni fuori luogo con un secondo fine:  cercava di spiazzare l’interlocutore per guadagnare tempo. Probabilmente voleva riflettere sul da farsi, magari era pentito dell’eccessiva premura dimostrata nei confronti delle amiche della vittima e cercava un modo elegante per correggendo il tiro.</p>
<p><span id="more-2764"></span></p>
<p>Mentre Morganti, intenzionato a non perdere la calma, inspirava profondamente senza replicare, Sapìa ammise con se stesso che l’Ispettore aveva ragione e decise di non rimandare la visita in Via del Lavatoio.</p>
<p>“Beh, visto che insiste tanto, faccia pure il sopralluogo &#8211; disse il Commissario, rompendo il  silenzio &#8211; annoti il nome di tutte le persone residenti nell’appartamento e dia anche un’occhiata alla stanza della vittima: cerchi le solite cose, agende, diari, lettere, appunti. E il libretto universitario. Porti tutto nel mio ufficio, domani mattina. Ma prima chieda il permesso, mi raccomando, altrimenti il magistrato striglia il povero Magliana.”</p>
<p>“Certo, dottore, avrà tutto sulla sua scrivania in mattinata. Domani vorrei fare un giretto anche in facoltà, per escludere screzi con professori o colleghi.”.</p>
<p>“Giusto! sarei proprio curioso di sapere perché la ragazza si trovava nei bagni di Giurisprudenza e non in quelli di Lettera: di certo era lì per una buona ragione.”</p>
<p>“Vedrò cosa posso fare” disse l’ispettore chiudendo bruscamente la comunicazione. Doveva sbrigarsi, aveva promesso alla moglie che sarebbe rincasato prima delle dieci.</p>
<p>Morganti per carattere detestava il disordine e aveva l’abitudine di eseguire le perquisizioni in modo sistematico: divideva l’ambiente da esaminare in quattro sezioni e controllava un settore alla volta, evitando di ammucchiare alla rinfusa oggetti, biancheria, libri e documenti. La camera che la povera Stefania Losanto divideva con l’amica Marta De Sisti era però già in un caos babelico e l’ispettore, prima di iniziare le ricerche, si mise a raccogliere capi di abbigliamento e oggetti sparsi qua e là: senza rendersene conto, prima di iniziare le ricerche, riordinò un po’ la stanza.</p>
<p>“E’ una perquisizione?” chiese uno dei giovani presenti che si era dichiarato amico delle inquiline e ospite temporaneo dell’appartamento. Forse un fidanzato ma, sicuramente, non della vittima: non sembrava infatti particolarmente colpito dalla triste notizia.</p>
<p>“Lei studia Legge?” replicò Morganti.</p>
<p>“No, Informatica, ma non occorre essere principi del Foro per capire che lei, senza una formale autorizzazione, sta commettendo un abuso.”</p>
<p>“Non si agiti &#8211; disse l’Ispettore, con tono amichevole &#8211; di che si preoccupa? E poi, se fosse una vera perquisizione, non sarei solo, le pare? Sto dando un’occhiata in giro, tutto qui, e la signorina De Sisti che occupa questa stanza è d’accordo, vero?”.</p>
<p>“Certo, può fare tutto quello che serve per trovare chi ha ammazzato Stefania” rispose la ragazza, piangendo.</p>
<p>“Qui manca il libretto universitario” disse Morganti, mostrando alla De Sisti una scatola di cartone contenente alcuni documenti della vittima, un estratto conto, le ricevute di pagamento delle tasse e un elenco con gli esami del piano di studio.</p>
<p>“Si, lo teneva lì, forse ora è nella borsetta… doveva andare in Segreteria per via della tesi” rispose l’amica.</p>
<p>“Già, mancava solo la tesi &#8211; disse un’altra ragazza, seduta mestamente al tavolo della cucina-tinello &#8211; povera Stefania, con quanto ha faticato! neanche la soddisfazione di finire gli studi”.</p>
<p>Morganti se ne andò, lasciando le sue ospiti in lacrime. Non si poteva lamentare di quella pesca notturna: oltre al numero del telefonino della vittima, fornito dalla De Sisti, aveva trovato i documenti dell’Università, alcune lettere del fidanzato e la password del computer, appuntata su un foglietto volante nella scatola.</p>
<p>L’indomani mattina l’Ispettore si fece consegnare dal tecnico del Laboratorio il portatile della vittima: voleva controllare subito la sua casella di posta elettronica.</p>
<p>Sapìa sosteneva che l’esame delle e-mail, diversamente dalla tradizionale corrispondenza cartacea, era inutile perché, da quando non occorreva più comprare il francobollo, la gente aveva preso il vizio di scrivere messaggi a raffica e a sproposito, senza pensare.</p>
<p>A suo parere il motivo di quella frenesia comunicativa andava ricercato nella parte più antica del cervello. L’uomo, in quanto animale gregario, ha un innato timore di rimanere solo al mondo: per rassicurarsi un tempo cercava la vicinanza dei propri simili oggi naviga in rete.</p>
<p>“Una mail &#8211; affermavala Sfinge- equivale più o meno a un’occhiata muta.”</p>
<p>Morganti non gli dava torto, però riteneva che esaminare la posta elettronica non fosse sempre una perdita di tempo: di tanto in tanto anche nella zavorra dei messaggi senza contenuto, con un po’ di pazienza, si poteva scovare qualche notizia importante.</p>
<p>“Stefania Losanto non era certo l’eccezione che conferma la regola di Sapìa &#8211; pensò Morganti dopo una mezz’ora di rapida consultazione &#8211; le sue mail parlano di questioni pratiche, esami, orari, spese, affitto, acquisto di vestiti, scarpe, libri, oppure di banalità da innamorati.” Comunque, per raggiungere una certezza negativa, doveva portare a termine il tedioso esame.</p>
<p>Intanto il tempo passava e il Commissario Sapìa, solo nel suo ufficio, cominciava a irritarsi. Per evitare di sembrare troppo impaziente si era imposto di non cercare Morganti al telefono ma scalpitava: non vedeva l’ora di mettere le mani sul materiale raccolto nell’appartamento della vittima.</p>
<p>Si era persino alzato prima del solito perché sapeva che l’Ispettore arrivava sempre presto in Ufficio. E invece si ritrovava ad aspettare i suoi comodi. Ormai mancavano pochi minuti alle nove ed anche Magliana si era dato alla latitanza!</p>
<p>Il Commissario tentò di distrarsi guardando il traffico fuori dalla finestra ma, alla terza infrazione grave del Codice stradale, si ritrasse. Seduto sulla sua poltroncina blu esaminò la scrivania del collega, accostata alla parete di fronte: era al solito perfettamente in ordine, come se appartenesse a un dipendente in ferie… o al più lavativo della Questura.</p>
<p>“L’ennesimo sopruso di Torrisi &#8211; pensò Sapìa &#8211; mi impone la coabitazione con  la scusa della scarsità di spazio. Ma per il giovane Strambi una stanza è saltata fuori… uno sgabuzzino riqualificato però abitabile.” Comunque scambiare un Magliana con uno Strambi non avrebbe migliorato la sua situazione. Decise di ingannare il tempo preparando qualche nuovo post-it.</p>
<p>Il monticello della vittima si stava rimpinguando: ora che l’identità della ragazza era nota avrebbero rintracciato i familiari, interrogato amici e conoscenti, scovato un eventuale fidanzato, magari geloso. L’indagine prendeva finalmente velocità.</p>
<p>Di sicuro Morganti aveva raccolto molte informazioni… e, prima o poi, si sarebbe degnato di comparire. Il movente dell’omicidio doveva nascondersi in una delle tante pieghe della sua esistenza quotidiana.</p>
<p>“Se la morta fosse Annalisa &#8211; pensò Sapìa &#8211; indagare sul suo privato non servirebbe. Una tranquilla studentessa che abita ancora in famiglia e frequenta solo parenti o compagnie selezionate ha ben pochi altarini da svelare, la vittima però era una ventenne fuorisede, sola in città, lontana dall’occhio vigile e protettivo dei genitori, circondata da persone sconosciute e, avrebbe detto Edda, malintenzionate.”</p>
<p>Dopo aver esaminato sommariamente tutta la corrispondenza della vittima, Morganti si recò nell’ufficio di Sapìa: non aveva scoperto nulla ma anche questa, in fondo, era un’informazione e poi portava in una scatola il materiale trovato nella stanza della vittima, documenti di sicuro interessanti.</p>
<p>Il Commissario stava leggendo il referto provvisorio del medico legale e, sentendo bussare, esclamò ‘avanti’ senza alzare la testa. Dal modo di battere le nocche sul legno della porta sapeva già chi sarebbe entrato.</p>
<p>“Ho letto la posta elettronica della vittima” disse Morganti per giustificare il ritardo.</p>
<p>“Davvero? Faccio la muffa come una zitella e lei perde tempo a leggere le insulse letterine di una ventenne” replicò il Commissario, irritato.</p>
<p>“Nell’ultimo mese i messaggi inviati e ricevuti sono almeno un centinaio &#8211; proseguì l’Ispettore, senza fare caso all’osservazione polemica del suo superiore &#8211; ho lavorato due ore.”</p>
<p>“Contengono anche qualche notizia, i suoi preziosi messaggi, a parte l’indirizzo della destinataria?” chiese Sapìa.</p>
<p>“La ragazza inviava tutti i giorni una mail al fidanzata, un compaesano che studia a Napoli. Si vedevano solo per le feste e le vacanze estive. Non aveva altri intrallazzi in corso, non per via telematica almeno &#8211; rispose Morganti &#8211; per il resto, a parte comunicazioni indirizzate alla segreteria di Facoltà e al professore che seguiva la sua tesi, la vittima scriveva solo a due o tre amiche e alla sorella: con loro parlava di faccende sentimentali, progetti per il futuro… nessuna confidenza strana.”</p>
<p>“Aveva preso qualche un appuntamento per ieri?” chiese Sapìa.</p>
<p>“No dottore, l’assassino non è stato così gentile da lasciarci il suo indirizzo e-mail” rispose sorridendo l’Ispettore.</p>
<p>“C’è poco da ridere, Morganti! Quando un delitto viene compiuto d’impeto, senza premeditazione, il colpevole spesso non si rende neppure conto degli indizi che ha seminato in giro e, comunque, non può più eliminarli. Lei non è un principiante, sa bene che il successo delle indagini, a volte, non dipende dall’abilità del cacciatore ma dall’imprevidenza della preda.”</p>
<p>“Per il momento la nostra lepre non ha fatto errori.”</p>
<p>“Già, ma siamo solo all’inizio. E la perquisizione in via del Lavatoio?”</p>
<p>“Questo è il materiale &#8211; disse l’Ispettore posando la scatola sulla scrivania &#8211; consegnato spontaneamente dalla compagna di stanza della Losanto. La vittima divideva l’appartamento con tre ragazze: non sembrano sospette e i rapporti tra coinquiline erano sereni: i vicini del piano di sotto e di sopra non hanno sentito mai discussioni o piatti rotti. Tra l’altro la ragazza morta doveva laurearsi a breve e quindi presto avrebbe lasciato la casa. Studentesse tranquille ma non monache di clausura: uomini ne giravano parecchi. Di sicuro non venivano per la Losanto: la compagna di stanza…De Sisti Marta, riferisce che era più fedele di Penelope…tra loro andava d’amore e d’accordo ma non erano amiche. La vittima aveva un carattere piuttosto chiuso: secondo me non troveremo una confidente in città, forse al paese. Non teneva un diario, non frequentava i <em>social network</em>, non chattava e gli appunti manoscritti che ha lasciato in camera si riferiscono solo ad argomenti di studio.”</p>
<p>“Allora abbiamo davvero pochi appigli &#8211; disse Sapìa &#8211; il medico legale ritiene che sia morta intorno alle due, ma questo lo sapevamo già, esclude l’assunzione di droga o alcol nelle ore precedenti la morte a prima vista non ha trovato segni di violenza, a parte i lividi sul collo e un ematoma alla tempia…ma non un colpo inferto con un corpo contundente. Probabilmente la vittima ha battuto la testa sul lavandino o sul bordo del water ed è svenuta, così si spiegherebbe anche la scarsa resistenza opposta all’aggressione. Secondo il dottore è stata strangolata a mani nude ma prima l’assassino le aveva stretto intorno alla bocca un foulard o la tracolla morbida di un porta computer. Un lavoretto che richiede una certa forza, direi quindi che cerchiamo un uomo, anche se non escludo la presenza di una donna, forse una complice usata come richiamo. Quindi dobbiamo cercare qualcuno che appartiene all’ambiente frequentato dalla Losanto, uno studente, un professore e includerei nella rosa dei candidati i bidelli. Dobbiamo cercare un individuo violento oppure una persona normale vittima di un raptus, comunque un maschio e, per ora, non è emerso neppure un nome, a parte il testimone con le ruote di Magliana.”</p>
<p>“Io un nome l’avrei…non so quanto conti &#8211; disse Morganti &#8211; ma nella casa di via del Lavatoio,  ieri sera, c’era un ospite, un certo Covi studente d’Informatica. Un tipo polemico: non voleva che perquisissi la stanza.”</p>
<p>“Si merita subito un post-it e, se il suo monticello crescerà, potrà aspirare al rango di sospettato &#8211; esclamò il Commissario entusiasta &#8211;  Non mi piace lavorare senza avere neppure uno straccio di colpevole.”</p>
<p>“Comunque, se vuole il mio parere, questo è un omicidio premeditato, almeno in parte” disse Morganti.</p>
<p>“Parzialmente premeditato?  è una definizione legale di sua invenzione?”</p>
<p>“Voglio dire che non si tratta di un raptus: l’assassino ha pianificato l’uccisione della ragazza però in modo approssimativo: gli è mancato il tempo per organizzare un delitto perfetto, intendo dire con un alibi solido, senza indizi e testimoni, però si è preoccupato di incontrare la sua vittima in un luogo riservato, in un’ora morta. E’ stato molto cauto… e gli è andata bene, infatti qualcuno ha notato la povera Stefania ma non la persona che l’aspettava.”</p>
<p>“Ha parlato con Magliana?” chiese il Commissario.</p>
<p>“Sì, certo.  Anche lui pensa che dietro il delitto ci sia un piano.”</p>
<p>“Forse l’assassino voleva solo vedere la ragazza in segreto &#8211; obiettò Sapìa &#8211; magari i due se l’intendevano, ma il giovanotto teneva i piedi in molte staffe, oppure stavano entrambi in un giro di festini o di satanisti. Per me la volontà omicida è stata scatenata da qualcosa che la ragazza ha detto o fatto sul momento, insomma propendo per il raptus.”</p>
<p>“La chiave del mistero potrebbe essere dentro la borsetta scomparsa &#8211; ipotizzò l’Ispettore &#8211; la sottrazione non aveva certo lo scopo di impedire o ritardare l’identificazione: magari succede a New York ma da noi nell’ambiente studentesco tutti, più o meno, si conoscono.”</p>
<p>“Bene, allora chiediamoci cosa conteneva la borsa del mistero: telefonino, carta d’identità e poi? un’agendina con nomi compromettenti, un diario segreto, un testamento? queste informazioni meritano un biglietto rosso…”</p>
<p>“Può segnare nel suo post-it il libretto universitario, dottore. La compagna di stanza della vittima pensa che sia nella borsa.”</p>
<p>“Giusto, il libretto è un argomento interessante: ecco un post-it rosso” disse Sapìa, staccando alcuni post-it da un blocchetto.</p>
<p>“Tra le carte troverà anche il Piano di Studi”.</p>
<p>“Bene, anche questo lo annoto subito. Non voleva fare un’incursione in Facoltà per sentire i professori ed i compagni di corso della vittima? &#8211; disse Sapìa &#8211; magari il comportamento della Losanto era diventato strano negli ultimi tempi oppure aveva qualche problema con lo studio. Vada e mi tenga informato”</p>
<p>“Vado” disse Morganti, lasciando la stanza. Il Commissario lo seguì. Si fermò sulla soglia  dell’ufficio e, con un gesto della mano, fece cenno di entrare ad un uomo in attesa da qualche minuto: era l’amico di Gegè.</p>
<p>Sapìa liquidò rapidamente il bidello, doveva solo verificare la concordanza delle sue dichiarazioni con la testimonianza del giovane Tassi.</p>
<p>Finalmente aveva un po’ di tempo da dedicare ai documenti trovati da Morganti. Svuotò la scatola sulla scrivania e scelse, tra tanti fogli, il Piano di studi della vittima. Per un riflesso condizionato l’occhio corse subito i voti: non erano particolarmente buoni ma, tra tanti venti e ventidue, spiccavano un trenta e due ventinove.</p>
<p>“La ragazza non era un’aquila, però ha preso i voti migliori in esami difficili &#8211; pensò Sapìa &#8211;  Letteratura inglese, Storia dell’arte e Latino, superato con trenta! Una carriera universitaria decisamente strana, meritevole di approfondimento.”</p>
<p>Decise di chiamare al telefonino Morganti, intento ad esplorare i labirinti piranesiani della Facoltà di Lettere</p>
<p>“Trovi il professore di Latino &#8211; disse all’Ispettore &#8211; lo convochi per domani.”</p>
<p>Sapìa aveva appena chiuso la comunicazione quando Magliana entrò nella stanza, seguito da alcuni sconosciuti.</p>
<p>“I familiari della povera signorina Losanto, dottore” disse, con aria afflitta.</p>
<p>“Potevi almeno avvertirmi con una telefonata, asino!” pensò Sapìa, reprimendo a stento il desiderio di rimproverare il collega nonostante la presenza di estranei. Non sopportava le improvvisate e, in simili frangenti, aveva bisogno di un po’ di tempo per preparare una frase d’occasione. Di solito poi si limitava a uno striminzito ‘condoglianze’ ma, in questo caso, sentiva la necessità di mostrarsi meno distaccato. In più doveva decidere anticipatamente quali domande porre: persone così afflitte e confuse non erano certo in grado di subire un lungo interrogatorio, soprattutto dopo aver viaggiato per tutta la notte.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>.</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; V</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 11:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[V. A casa per cena Qui la quarta parte. Grazie ai rapporti amichevoli di Magliana con alcuni ispettori [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-v/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2745" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FP7Es1&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20V&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-v%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />V. A casa per cena</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iv/">Qui la quarta parte.</a></span></span></p>
<p>Grazie ai rapporti amichevoli di Magliana con alcuni ispettori della Scientifica, nel tardo pomeriggio la valigetta viola approdò sulla scrivania del Commissario, ovviamente <em>sub condicione</em> di essere restituita al più presto e toccata con i guanti.</p>
<p>Sapìa promise di osservare tutte le precauzioni del caso ma, prima di aprire il porta-computer, attese che il collega uscisse dall’ufficio: Magliana doveva recarsi d’urgenza al Palazzo di Giustizia.</p>
<p>“Figuriamoci! Magari mi metto anche la mascherina!” borbottò il Commissario, estraendo a mani nude il contenuto dalla borsa: un portatile, appunti, penne e matite.</p>
<p>Mentre toccava gli oggetti che la povera ragazza aveva riposto nella valigetta solo qualche ora prima, ignorando di compiere quei gesti abituali per l’ultima volta, Sapìa si accorse che il suo cuore batteva più veloce del normale. L’escursione pomeridiana aveva messo alla prova la vecchia pompa, doveva decidersi a farla revisionare.</p>
<p>Controllò con attenzione i fogli manoscritti e nulla gli parve degno di essere fotocopiato: anche il computer, senza password, era un’inutile cassaforte chiusa. Deluso mandò un agente a riconsegnare il feticcio di Magliana al Laboratorio.</p>
<p>Guardò l’orologio: doveva trattenersi in ufficio ancora mezz’ora.</p>
<p>Per ingannare il tempo decise di dare un’occhiata alle foto che il solerte collega aveva scattato nei bagni della facoltà con il suo inseparabile telefonino.</p>
<p>Di solito passava sempre qualche ora scrutando con la lente o lo zoom la scena del delitto e, si disse, tanto valeva iniziare subito dal materiale che Magliana aveva già scaricato nel computer. In seguito sarebbero arrivate anche le foto della Scientifica.</p>
<p>Sapìa si sentiva stranamente in ansia, come se quel tragico evento lo riguardasse da vicino: all’improvviso, fissando un’immagine del cadavere presa a distanza, si rese conto che la vittima aveva la stessa corporatura, lo steso colore e lunghezza di capelli di Annalisa. Anche giubbotto e jeans erano simili a quelli della figlia, una divisa che raramente si toglieva.</p>
<p>“Di spalle si potrebbero addirittura scambiare l’una con l’altra &#8211; pensò &#8211; magari la morte ha scelto per sbaglio la sconosciuta.”</p>
<p>La fantasiosa ipotesi gli tolse il fiato. Cercò inutilmente qualcosa che giustificasse la preferenza accordata dalla ‘comare secca’ alla povera studentessa di Lettere ma, anche ingranditi, gli scatti di Magliana non mostravano particolari dell’abbigliamento o del corpo degni di nota.</p>
<p><span id="more-2745"></span></p>
<p>Poi esaminò il volto della ragazza. Sollevando il cadavere, nel bagno, lo aveva appena intravisto ma Magliana si era ricordato di fotografare il cadavere sulla barella della Mortuaria per avere un’immagine da mostrare in giro: ogni tanto anche il bardotto faceva qualcosa di buono.</p>
<p>I lineamenti erano regolari, anonimi, senza cicatrici o piercing: la faccia di una qualsiasi ventenne. Però le acque chete rovinano i ponti: la vittima, nonostante l’aspetto innocuo, magari frequentava cattive compagnie o rave party, il pericolo, si sa, esercita uno strano fascino sui giovani, forse aveva il vizio di rubare il moroso alle amiche… per gelosia fanno pazzie persino le persone più pacifiche.</p>
<p>E poi gli impegni accademici di certo non le impedivano di concedersi frequenti distrazioni.</p>
<p>Sapìa si ricordò che un tempo non provava simpatia per i colleghi con il goliardo rosa: riconosceva l’utilità di una formazione umanistica finalizzata all’insegnamento ma aveva l’impressione che gli studenti di Lettere passassero il tempo a discutere dei massimi sistemi, coltivando aspirazioni vaghe e sublimi come i versi dei loro amati poeti.</p>
<p>In quell’ambiente di “artisti” una ventenne abituata a baloccarsi con sentimenti di carta poteva facilmente superare il confine tra fantasia e realtà, divenendo preda di  paranoici, fanatici, santoni, spacciatori o magnaccia.</p>
<p>“Una vita disordinata però non si nasconde a lungo &#8211; osservò tra sé il Commissario &#8211;  lascia tracce nel fisico, deteriora i rapporti con la famiglia, influisce sul rendimento scolastico. Se la vittima viveva pericolosamente qualcosa prima o poi verrà a galla.”</p>
<p>Fortunatamente la sua Annalisa studiava Medicina, un corso impegnativo che lasciava poco tempo e scarse energie da dedicare a svaghi pericolosi. Sempre china su libri spessi come mattoni, mirava ad un obiettivo non esaltante ma ben definito: diventare anatomopatologo.</p>
<p>Sapìa approvava incondizionatamente la scelta della figlia. Si trattava di una professione concreta, poco impegnativa dal punto di vista dei rapporti umani ed esente da rischi di <em>malpractice</em>. Avetta sosteneva che, per un dottore, il paziente migliore è un paziente morto… a patto di non essere responsabile del suo decesso. Insomma, se non avesse provato un’invincibile avversione per i cadaveri forse, in gioventù, anche lui si sarebbe dedicato alla medicina legale.</p>
<p>“Annalisa certo si concede pochi divertimenti &#8211; ammise tra sé il Commissario &#8211; ma il <em>gaudemus igitur</em> non è obbligatorio!”</p>
<p>Lui, ad esempio, aveva trascorso nelle aule universitarie un periodo tutt’altro che lieto: il padre esigeva che rimanesse in pari con gli esami e non perdeva occasione per ricordargli che aveva scelto liberamente di frequentare Legge. Le sue prediche finivano sempre con la stessa battuta: &#8220;Hai voluto la bicicletta, Italo? pedala!”.</p>
<p>Il giovane Sapìa, in realtà, si sarebbe accontentato di entrare a piedi nel mondo del lavoro ma, per passare dalla porta principale come voleva il padre, occorreva un veicolo e Giurisprudenza sembrava l’opzione più adatta per uno studente senza inclinazioni e senza sogni.</p>
<p>Poi aveva deciso di diventare penalista ma, lavorando come praticante in un noto studio cittadino, si era accorto che Legge e Giustizia non sempre sono sinonimi. Vedeva avvocati e magistrati costretti a piegare la testa di fronte alla lettera del Codice o alla deontologia e non se la sentiva di battersi per scagionare un delinquente incallito o assolvere un pericoloso criminale per un difetto di forma.</p>
<p>Così aveva utilizzato la sua laurea per entrare in Polizia: l’investigatore era solo una rotellina iniziale della catena di montaggio della Giustizia, l’onere di stabilire la verità gravava su altri, pubblico ministero, difensori, giudici.</p>
<p>Nei primi tempi, quando i colpevoli che aveva scovato lasciavano prematuramente le patrie galere o addirittura uscivano indenni dalle aule del Tribunale, provava una gran rabbia ma poi si era abituato a indagare tenendo la testa china: così evitava di notare le <em>defaillance</em> del sistema.</p>
<p>“Ora mi preoccupo solo di lavorare a regola d’arte &#8211; pensò Sapìa &#8211; gioco una partita a scacchi e cerco vincere.”</p>
<p>In effetti, quando riusciva a mettere le manette all’avversario, provava una contentezza del tutto personale, senza implicazioni morali o professionali: la sconfitta del Male e la difesa dei valori fondamentali della Società erano motivi di soddisfazione astratti che non prendeva neppure in considerazione.</p>
<p>All’inizio di ogni indagine pregustava il momento in cui, chiuso il caso, sarebbe tornato a casa fischiettando, appagato e in pace con il mondo. A volte però aveva l’impressione che un filo della trama continuasse a svolazzare qua e là, magari un particolare sul momento giudicato non rilevante, una notizia risultata inesatta, un indizio sbucato fuori a bocce ferme, e il dubbio scemava la sua felicità.</p>
<p>“Non pretendo certo di avere un quadro completo dei fatti, a che mi servirebbe? &#8211; obiettò a se stesso &#8211; per riempire i vuoti qua e là basta un tratteggio di fantasia, ma l’arazzo deve essere finito!”</p>
<p>Ormai la giornata di lavoro volgeva al termine. Distratto dal trambusto dei colleghi che già affollavano il corridoio, pronti a precipitarsi all’esterno con l’entusiasmo di una scolaresca di quinta elementari, Sapìa abbandonò il corso dei suoi pensieri. Attese il passaggio dei ritardatari, poi chiuse il computer e uscì.</p>
<p>Tornò a casa con il morale floscio come un pallone bucato: per colpa di un’indagine che non era neppure del tutto sua aveva trascorso un intero pomeriggio in balia di un passato invadente e fastidioso. E le pene di quel giorno non erano ancora finite!</p>
<p>“E’ vero che oggi all’Università è stata assassinata una studentessa? &#8211; chiese la moglie, armeggiando con il mestolo nella zuppiera &#8211; l’hanno detto al notiziario di Canale36.”</p>
<p>Il Commissario non amava fare conversazione a tavola, tantomeno, parlare di lavoro; si occupava di reati gravi e, intorno al desco familiare, sedeva anche il figlio dodicenne Paolino. Però, nonostante la presenza di un minore, si aspettava una domanda del genere prima della frutta.</p>
<p>La moglie era <em>in primis</em> una madre e viveva quindi perennemente in ansia per la salute e la sicurezza della sua prole. Considerava il mondo fuori dalla porta di casa un campo minato ed anche dormendo teneva le orecchie dritte, come una gatta con i micini.</p>
<p>Si preoccupava soprattutto per la figlia maggiore perché era fermamente convinta che tutti i ventenni, tranne Annalisa, consumassero droga in circoli satanici e guidassero ubriachi di ritorno da festini in cui si attentava alla virtù di ingenue fanciulle.</p>
<p>l’Università, vantando un’altissima concentrazione di giovani, era ovviamente agli occhi della signora Sapìa la sentina di ogni depravazione e l’assassinio della povera ragazza, in certo senso, confermava la sua bislacca teoria ristretta dell’universo.</p>
<p>Per questo il Commissario sapeva che a tavola si sarebbe parlato del delitto: la moglie-madre avrebbe colto la palla al balzo per rammentare alla figlia-studentessa i pericoli che la minacciavano.</p>
<p>“Sì, la notizia è vera &#8211; rispose laconico, pensando tra sé &#8211; Magliana non sa tenere in bocca un cece e i magistrati moderni vogliono fare la passerella, come le ballerine.”</p>
<p>“E allora?” replicò la moglie.</p>
<p>“Non mi sembri il sostituto dottor Benedetti” disse Sapìa, continuando a mangiare la minestra. Ostentava indifferenza ma conosceva la strategia di Edda: se le vie traverse non funzionavano passava subito all’attacco frontale.</p>
<p>“Ma insomma, Italo, non è un segreto di stato! e poi, in pieno giorno, in un’aula dell’Università! Roba da matti &#8211; incalzò la moglie &#8211; se permetti, come madre di una stu…”</p>
<p>“Il caso è di Magliana, io sono solo di rincalzo” la interruppe Sapìa, cercando di minimizzare l’accaduto e, soprattutto, il suo ruolo nella vicenda. Disapprovava l’atteggiamento iperprotettivo della moglie e non intendeva assecondarla.</p>
<p>Annalisa selezionava con cura gli amici, evitava luoghi di divertimento pericolosi, non beveva e non fumava, che bisogno c’era di scoraggiare con metodi terroristici una ragazza che percorreva la difficili strada della giovinezza con prudenza e un briciolo di ottimismo?</p>
<p>Avrebbe preferito che Edda, invece di agitare sulla testa della figlia lo spettro di minacce, vere o presunte, distribuisse le sue premure più equamente in famiglia, ad esempio alzandosi la mattina per preparargli il caffè.</p>
<p>“Da quando sei diventato l’aiutante di Magliana?” chiese divertito il figlio mezzano, Goffredo.</p>
<p>“In realtà sono il suo allenatore, anzi il trainer, visto che è un bel purosangue da corsa, il mio Ribot! &#8211; precisò il Commissario con aria fintamente seria &#8211; quanto a  quella poveretta…l’hanno trovata a terra nei bagni di Giurisprudenza e nulla lascia pensare che si tratti di un delitto a sfondo sessuale o legato al mondo della droga. Insomma, sembra un normale omicidio”.</p>
<p>“Questa è bella, papà &#8211; disse Annalisa &#8211; consideri normale ammazzare qualcuno?”.</p>
<p>“Ovviamente no &#8211; replicò Sapìa prendendo dal vassoio una fettina impanata &#8211; ma negli ultimi tempi capita di frequente che gli assassini, oltre ad uccidere, facciano cose strane, tipo scrivere con il sangue ‘Satana ti amo’ sul muro, oppure passeggiare con la testa delle vittime sottobraccio, mangiare le loro frattaglie e altre bizzarrie del genere. Questo invece è un delitto e basta, senza aggettivi. Mancano i particolari scabrosi che stuzzicano la morbosità dell’opinione pubblica &#8211; e, guardando la moglie, aggiunse &#8211; in particolare delle casalinghe apprensive di mezza età”.</p>
<p>“Una volta certe cose non accadevano &#8211; disse la signora Edda, fingendo di non notare l’allusione del marito &#8211; ti ricordi, Italo, lo scalpore per il caso di quell’attrice in America uccisa dai seguaci di Satana? Poverina, aspettava anche un bambino! Ma sono passati quarant’anni: oggi nessuno si indigna più.”</p>
<p>“Già, ormai siamo assuefatti al male e il diavolo ci fa ridere &#8211; osservò Sapìa, asciugandosi la bocca con il tovagliolo, il solo di stoffa in tavola &#8211; l’altro giorno ho letto sul giornale che la condanna inflitta ad alcuni rapinatori responsabili di avere torturato a morte il proprietario di una villa è stata ridotta perché non sussisteva l’aggravante della crudeltà. Chi sa cosa leggevano le mamme a quei giudici, da bambini: le opere del marchese De Sade?”</p>
<p>“Quale marchese?” chiese Paolino. Nessuno fece caso alla sua domanda.</p>
<p>“Non parliamo poi della televisione! &#8211; aggiunse, infervorata la signora Edda, approfittando dell’occasione per criticare il passatempo preferito del figlio minore, turbato dalle prime morbose curiosità &#8211; si vedono di continuo film dove le persone vengono tagliate a fette come cotechini!”</p>
<p>L’immaginario della signora Sapìa, costretta a passare gran parte della giornata tra fornelli e supermercati, traeva spesso ispirazione dalla vita domestica e i suoi discorsi erano infarciti di espressioni tipo “cucinare a dovere”, “rovesciare la frittata”, “scoperchiare la pentola”, “avere le mani in pasta”. Il Commissario trovava la conversazione della moglie un po’ ridicola, tuttavia evitava di notarlo in presenza dei figli: difendeva per principio l’autorità genitoriale di Edda e poi, nella sostanza, condivideva il suo giudizio <em>tranchant</em> sul mondo.</p>
<p>Ormai l’umanità era allo sbando, in caduta libera verso la condizione animale da cui si era sollevata con immani sforzi nel corso dei millenni…in fondo la moglie, affermando che oggi si uccide con l’indifferenza con cui si affetta un salume, evidenziava l’amoralità onnipresente. Sapienza dei poveri di spirito…</p>
<p>“Hai proprio ragione, Edda &#8211; disse il Commissario &#8211; però è un bel po’ che il mondo va a rotoli ed anche ai nostri tempi gli studenti se la spassavano con la droga e i festini. In più, particolare non di poco conto, si facevano abbindolare da ideologie violente. Però nessuno, oggi come ieri, è costretto a partecipare alla bagarre: dipende dal carattere e dall’educazione. Il nonno buonanima mi aveva inculcato i suoi principi quando ancora portavo il grembiulino e così, a vent’anni, evitavo spontaneamente i pericoli. Gli anticorpi, diceva, bisogna svilupparli in famiglia…a ceffoni, se occorre.”</p>
<p>“Ma dai, non ce lo vedo il nonno che ti prende a schiaffi” disse Annalisa.</p>
<p>“Non è sempre stato il vecchietto patetico che ricordate voi ragazzi &#8211; replicò Sapìa &#8211; ai suoi tempi si faceva rispettare. Non dico che fosse un padre autoritario, però mi teneva a freno e se a scuola andavo male mi martellava di predicozzi: la voglia di studiare tornava per forza, altro che divertimenti.”</p>
<p>“Perché non ti ribellavi, papà?” chiese Fredo, il figlio mezzano.</p>
<p>“Che c’entra? Non ero mica un prigioniero politico! &#8211; rispose severo il Commissario &#8211; certo, sul momento, i sacrifici mi pesavano ma il nonno aveva ragione: l’Università è come il morbillo, bisogna superarla al più presto. Così stavo per conto mio… e in pari con gli esami.”</p>
<p>“Già, scommetto che nessuno ti filava, in Facoltà” commentò Annalisa.</p>
<p>“Meglio soli che male accompagnati! &#8211; replicò il Commissario con tono convinto e quasi risentito &#8211; Mi fanno ridere certi benpensanti di mia conoscenza che ai tempi dell’Università volevano spiantare il mondo e ora rimproverano i figli perché si ubriacano o si drogano. Sai come si dice: ‘Nasci incendiario e muori pompiere!’ Io invece mi posso vantare di essere lo stesso Italo Sapìa da cinquant’anni”.</p>
<p>“Questo è vero &#8211; disse ridendo Annalisa &#8211; mi sembra di vederti, all’asilo, mentre indaghi su un furto di caramelle!”.</p>
<p>Il Commissario tacque. In prima elementare, in effetti, un compagno di classe aveva scarabocchiato con una matita rossa la sua letterina per la festa della mamma e lui non si era dato pace finché non lo aveva individuato e punito&#8230; versando un’intera boccetta d’inchiostro blu Pelikan nella cartella del dispettoso pargolo. Dopo, a casa, erano volati schiaffi a bizzeffe, ma il colpevole aveva pagato.</p>
<p>“Non scherzare, Annalisa, tuo padre ha ragione &#8211; aggiunse prontamente la madre &#8211; l’Università non è come il liceo: ci sono malintenzionati che cercano di rovinare le ragazze, disgraziati che tentano di trascinare nel baratro anche i loro compagni, come Lucignolo, e persino assassini. Pensa a quella povera ragazza morta!”</p>
<p>Sapìa represse a fatica un moto di stizza. L’associazione tra un cadavere e il Paese dei Balocchi era una delle tipiche uscite infelici di Edda. Nonostante vent’anni di convivenza, il Commissario non riusciva a comprendere il meccanismo mentale che induceva la moglie a vanificava l’effetto parenetico dei suoi sermoncini proferendo madornali sciocchezze che ridicolizzava l’intera argomentazione. I figli, naturalmente, si mettevano a ridere e addio lezione.</p>
<p>“Come si chiamava la ragazza morta? &#8211; chiese Annalisa, glissando sull’ennesimo svarione della madre &#8211; magari la conoscevo.”</p>
<p>“Purtroppo non abbiamo trovato la borsetta con i documenti. Sappiamo solo che era iscritta a Lettere &#8211; rispose il Commissario ingollando l’ultimo boccone di carne senza quasi masticare &#8211; l’ispettore Morganti sta controllando l’archivio della Segreteria.”</p>
<p>“Se mi dai una foto posso mandarla via mail a due amiche che frequentano tutti i giornila Facoltà. Dicerto l’avranno vista almeno una volta” disse Annalisa.</p>
<p>“Un altro dottor Watson in casa? non basta tua madre! &#8211; disse Sapìa, ironico &#8211; ti ringrazio per l’offerta, Annalisa, ma preferisco aspettare la telefonata di Morganti.”</p>
<p>“Eri bravo all’Università?” chiese Goffredo, adolescente con scarsa propensione per lo studio.</p>
<p>“Direi  che me la cavavo…ma tu non ti preoccupare, Fredo &#8211; rispose il Commissario &#8211; quelli che, come te, si risparmiano al Liceo, all’Università fanno scintille! Io prendevo tutto sul serio e ho sudato le proverbiali sette camice per guadagnarmi la laurea, ma questa disgrazia a te non può capitare! Prevedo che la tua carriera accademica sarà folgorante e presto ti accompagnerò al ristorante con la corona d’alloro in testa. E un limone in bocca!”</p>
<p>“Guarda che anch’io mi sudo gli esami &#8211; disse la figlia maggiore, un po’ impermalita, all’idea che il padre comprendesse nella categoria delle teste di porco tutti gli studenti seduti intorno al desco &#8211; però non voglio vivere come una monaca di clausura!”</p>
<p>“Peccato!” mormorò Sapìa, guardando con aria interrogativa il pezzetto di pera in cima alla sua forchetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; IV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 08:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IV. Unus testis nullus testis Qui la terza parte. Il testimone rintracciato da Magliana, benché seduto su una [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iv/">continua...</a>]]]></description>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iii/">Qui la terza parte.</a></span></span></p>
<p>Il testimone rintracciato da Magliana, benché seduto su una sedia a rotelle, non era affatto paralizzato: aveva solo una gamba rotta. In quelle condizioni, pensò Commissario, il giovanotto non poteva comunque commettere un delitto che richiedeva, oltre all’applicazione di una notevole forza, agilità.</p>
<p>Decise quindi di condurre l’interrogatorio nell’antibagno: la presenza della vittima era inopportuna. Sapìa non esitava a sfruttare il così detto “effetto cadavere” per mettere alla prova l’autocontrollo dei sospettati ma, nel caso di un semplice teste, preferiva non suscitare emozioni che potevano interferire con la memoria.</p>
<p>“Cos’è successo? Parlo della sua gamba… sembra un uomo bionico” chiese Sapia, osservando da vicino lo strumento ortopedico applicato al perone del ragazzo.</p>
<p>“Una frattura scomposta. Sono caduto dal motorino cinque giorni fa &#8211; rispose il testimone &#8211; ma penso che le interessi di più sapere come ho trovato il cadavere.”</p>
<p>“Parli pure e senza fretta: per ricordare deve concentrarsi” disse il Commissario.</p>
<p>“Erano più o meno le due… dovevo andare alla toilette e questa è l’unica per disabili su tutto il piano. Sono entrato e, appena girato l’angolo, ho visto la ragazza a terra. Non potevo alzarmi per soccorrerla e così sono uscito a chiamare aiuto in corridoio. Dopo mezzogiorno la facoltà è quasi deserta, vanno tutti a mensa o al bar e le lezioni riprendono alle tre. Per fortuna alcuni colleghi mi hanno sentito gridare e sono accorsi. Scuotevano quella poveretta per vedere se reagiva, ma lei rimaneva immobile. Poi il bidello le ha tastato il polso: non batteva più, era certamente morta. Così abbiamo telefonato al 113. L’ambulanza ormai non serviva”.</p>
<p>“A che ore è entrato nella toilette?”</p>
<p>“L’ho già detto: dopo le due…quando, con esattezza, non lo so. Con tutta quella confusione non mi sono preoccupato di guardare l’orologio in previsione del suo interrogatorio.”</p>
<p>“Allora, diciamo più o meno alle due, lei si trovava nei dintorni…ha notato qualcosa di strano? Passi nel corridoio, il rumore di un oggetto pesante caduto a terra, un urlo, una persona che si allontanava di fretta” domandò Sapìa, prendendo appunti sulla sua agendina. Il giovanotto sembrava lucido ma un  po’ nervoso, forse era ancora shoccato.</p>
<p>“No, però ho visto la ragazza che entrava nelle toilette, una mezz’ora prima. Aspettavo il professor Cantoni, fuori dalla stanza 45: riceve alle tredici ma arriva sempre in ritardo. Sa, dovrei dare l’esame di Civile nella prossima sessione.”</p>
<p>“La vittima non era un tipo appariscente, perché se la ricorda?”.</p>
<p>“Queste sono aule della Specialistica, ci conosciamo tutti e gli studenti del triennio non passano mai da questo corridoio &#8211; rispose il testimone &#8211;  insomma, mi è sembrata una presenza insolita, una faccia nota ma fuori posto, non so se capisce…qualcuno che avevo incontrato nell’ambiente studentesco ma non frequentavala Facoltà. Probabilmenteci siamo visti ad una festa o in fila a mensa. Magari in biblioteca.”</p>
<p><span id="more-2732"></span></p>
<p>“Era in compagnia?”</p>
<p>“No, sola e non ricordo altre persone entrate nei bagni dopo di lei &#8211; rispose senza incertezze il testimone &#8211; come le ho detto la facoltà era deserta.”</p>
<p>“Aveva la borsetta?” domandò il Commissario.</p>
<p>“Portava a tracolla la valigetta del computer. Viola: un colore strano, non le pare?” disse il ragazzo.</p>
<p>“E la borsetta?”.</p>
<p>“Non ricordo, Commissario. Ho un’ottima memoria fotografica ma, se penso all’immagine di quella ragazza davanti alla porta delle toilette, non mi tornano in mente altri particolari. E non mi sono chiesto perché tardava a uscire. Cantoni è arrivato con tre quarti d’ora di ritardo e mi ha liquidato in pochi minuti, doveva andare d’urgenza al Rettorato… quindi penso di essere entrato nei bagni intorno alle due.”</p>
<p>“Va bene, per il momento può bastare. Ora però signor…”</p>
<p>“Tassi” disse il ragazzo.</p>
<p>“Signor Tassi, deve farmi la cortesia di elencare le persone che erano con lei prima e dopo la scoperta del cadavere. Ha detto che qui vi conoscete tutti, non sarà difficile fare qualche nome”.</p>
<p>Il testimone rimase in silenzio.</p>
<p>“Alla sua età non gli fanno certo difetto le sinapsi, se prende tempo si prepara a mentire, nella migliore delle ipotesi mi dirà solo una parte di quanto ricorda &#8211; pensò Sapìa &#8211;  forse non vuole coinvolgere in questa brutta faccenda i suoi amici, è comprensibile, però studia legge, dovrebbe sapere che a un innocente la sincerità conviene sempre…un’omissione scoperta per altra via diventa facilmente indizio.</p>
<p>Tassi intanto non si decideva ad aprire bocca e quell’ostinato silenzio innervosiva il Commissario:</p>
<p>“Mezzo minuto può anche temporeggiare, giovanotto &#8211; disse spazientito &#8211; ora però sta esagerando! E’ diventato muto?”</p>
<p>“No, Commissario. Cercavo di ricostruire mentalmente la cronologia dei fatti” rispose il testimone titubante.</p>
<p>“Non lo deve fare: lei mi dica quello che ricorda, combinare i tempi è compito mio” disse Sapia con il tono autoritario.</p>
<p>“Guardi che io non ho nulla da nascondere &#8211; replicò Tassi &#8211; stamani ero in compagnia di due colleghi, prepariamo insieme Diritto Commerciale…Stefano Loli e Marcello Stoppa. All’una loro sono andati a mensa e io mi sono piazzato davanti alla stanza di Cantoni, per via dell’esame. Poi ho parlato con il professore, forse per cinque, dieci minuti. Con i miei amici avevo appuntamento davanti all’aula53, infondo al corridoio a destra. Non vedevo l’ora che tornassero con il mio panino ma poi l’appetito, con quello che è successo, mi è passato… insomma, visto che Stefano e Marcello non erano ancora arrivati, ho deciso di andare al bagno: faccia lei il conto… per me dovevano essere le due e qualche minuto. Ma se vuole interrogare i miei compagni sono ancora qui, mi aspettano per riportarmi a casa”.</p>
<p>“Dunque, se ha perso di vista il corridoio solo per qualche minuto, il tempo per andare e tornare dall’angolo all’aula 53, la ragazza dovrebbe essere morta prima, mentre lei era con Cantoni. Comprenderà che uso il condizionale perché le sue dichiarazioni devono essere ancora vagliate… anche i testimoni hanno bisogno di testimoni e lei era solo quando ha visto la vittima ancora viva ed era solo quando ha trovato il suo cadavere &#8211; disse Sapia con il tono dispiaciuto di chi muove un’obiezione per puro dovere  &#8211; E quando si è messo a gridare per chiamare aiuto, chi si è presentato?”</p>
<p>“Non penserà che sia io il colpevole, nelle mie condizioni!” esclamò il ragazzo accalorandosi.</p>
<p>“Lei risponda e non si preoccupi di quello che penso io” replicò Sapia bruscamente.</p>
<p>“Va bene, le dirò la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità: per primi sono arrivati una collega di corso, Silvia Mari, e il suo fidanzato Andrea Carli, poi due studenti del quarto anno che conosco di vista, Marco e Sandro, hanno frequentato con me il corso di Cantoni. E un bidello, Gennaro…i cognomi non li so.”</p>
<p>Sapia prese nota: Tassi, due amici, quattro soccorritori e un custode. Se non altro aveva identificato otto persone sicuramente presenti nell’edificio all’ora del delitto.</p>
<p>Congedò il testimone e tornò nel bugigattolo in fondo all’antibagno. Guardò l’orologio: il medico legale, al solito, se la prendeva comoda… tanto i suoi pazienti non si potevano lamentare.</p>
<p>Per occupare l’attesa Sapia cominciò a sfogliare la sua agendina. Controllava i dati e confrontava i tempi: sembravano troppo stretti, cinque o dieci minuti, tuttavia una fortuita coincidenza propizia all’assassino non si poteva escludere. La quantità di informazioni raccolte per il momento era modesta ma, pensò, sufficiente per formare i primi monticelli di post-it: uno per la vittima, uno per Tassi, uno per gli altri testimoni  e, <em>dulcis in fundo</em>, uno per Cantoni.</p>
<p>Aveva appena messo in tasca l’agendina quando gli uomini della Scientifica, guidati da Magliana, irruppero nelle toilette come uno sciame di cavallette affamate. Per ultimo entrò il dottor Avetta, medico legale: si avvicinò al corpo e, in due minuti, stabilì che la morte era probabilmente dovuta a soffocamento…per strangolamento.</p>
<p>“Ha accertato che sia… deceduta?” chiese Sapia.</p>
<p>“Stia tranquillo, Commissario, casi di morte apparente a me non capitano. I miei cadaveri sono tutti garantiti: docg Avetta!” rispose flemmatico il medico legale.</p>
<p>Sapia rimase in silenzio ma non era affatto soddisfatto della risposta: durante uno dei suoi primi sopralluoghi un duplice delitto si era rivelato omicidio semplice con ferito grave solo al momento di caricare i corpi sul carro mortuario.</p>
<p>Visto che la scena del crimine era ormai saldamente in mano ai tecnici e al titolare dell’indagine, Sapìa decise di tornare in ufficio:</p>
<p>“Dei rapporti con le toghe ovviamente si occupa lei, il caso è suo &#8211; disse a Magliana prima di uscire &#8211; e prenda in consegna la borsa del computer, appena terminati i rilievi: occorre dare al più presto un’occhiata a quel materiale.”</p>
<p>“Non prima di domani &#8211; rispose Magliana, intento ad aiutare un uomo della Scientifica carico di attrezzi &#8211; forse addirittura dopodomani.”</p>
<p>“Stasera al massimo” replicò Sapìa, chiudendosi la porta alle spalle.</p>
<p>Magliana annuì senza neppure voltare la testa. Seguiva sempre con grande attenzione il lavoro dei tecnici: le moderne metodologie d’indagine lo affascinavano e cercava di impadronirsi dei segreti dei colleghi mettendo in pratica l’antica massima artigiana: ‘Il mestiere si ruba con gli occhi’.</p>
<p>Scendendo le scale Sapìa pensò che Magliana probabilmente lo considerava uno jellato, perché i suoi casi di rado si risolvevano in laboratorio. Da un punto di vista statistico doveva dargli ragione, però non era colpa sua se i cadaveri venivano gettati nudi nei fiumi, gli assassini risultavano incensurati e i delinquenti, edotti dalla visione dei moderni telefilm polizieschi, evitavano di lasciare in giro il loro DNA e ripulivano le tracce di sangue con la varichina. In certi casi purtroppo bisognava ancora usare il cervello, oltre ai i reagenti chimici.</p>
<p>Comunque, a livello personale, non era affatto contrario all’idea di diventare un investigatore del terzo millennio: di sicuro passare il tempo a girarsi i pollici nell’anticamera di un laboratorio attendendo di ricevere da signori in camice bianco un biglietto con il nome del colpevole, “inchiodato” da prove incontestabili, era meno faticoso che studiare a tavolino miriadi di piccole tracce per mettere insieme un indizio, consumare le suole delle scarpe per seguire cento piste o ascoltare decine e decine di testimoni reticenti e smemorati. Se tutto andava bene, alla fine metteva il sorcio in trappola, spesso però doveva tornare al punto di partenza e imboccare un nuovo sentiero. Senza contare il rischio di finire in un labirinto o, peggio ancora, in un ginepraio. Dopo un po’ i superiori si stufavano, il caso veniva accantonato e, trascorso un congruo periodo di tempo,la Magistratura provvedeva all’archiviazione.</p>
<p>La decisione di interrompere le indagini veniva presa in alto ma, per Sapìa, la resa dei superiori era ugualmente una sconfitta personale: come un lettore appassionato di enigmistica che vede una pagina di vecchi rebus irrisolti usata dalla cameriera per pulire i vetri, soffriva al pensiero dei quesiti rimasti senza risposta.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-v/">Continua&#8230;</a></span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><map name='google_ad_map_2732_9192ed4453978b71'>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; III</title>
		<link>http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iii/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[III. Lo scrutatore di cadaveri Qui la seconda parte.  Il Commissario salì le scale diretto ai bagni del [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2712" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FvZ1jK&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20III&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F07%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-iii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />III. Lo scrutatore di cadaveri</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-ii/">Qui la seconda parte.</a> </span></span></p>
<p>Il Commissario salì le scale diretto ai bagni del primo piano, accanto alla stanza 45 b. Non aveva fretta, conosceva fin troppo bene la strada che conduceva allo studio di Giovanni Cantoni, titolare della cattedra di Diritto Civile.</p>
<p>Dunque la contestazione, le occupazioni, le riforme, la vecchiaia non avevano tolto di mezzo il famigerato ‘Leviatano’: dopo trent’anni Cantoni, bestia nera degli studenti, ammorbava ancora l’aria della facoltà.</p>
<p>Sapìa si ricordò che il professore prendeva a pretesto proprio quella vicinanza per deridere gli esaminandi che torchiava nel suo covo: “Per caso ha sbagliato porta? Voleva andare al bagno? &#8211; domandava con aria falsamente premurosa allo sventurato di turno &#8211; Sa, lo deduco dalle cagate che sta dicendo”. Anche se erano passati tanti anni quella volgare battuta gli fece ribollire il sangue come un tempo.</p>
<p>“Che carogna! &#8211; pensò Sapìa &#8211; non mi dispiacerebbe essere qui per esaminare il suo cadavere.”</p>
<p>Mentre ancora assaporava la gioia di immaginare a terra, stecchito, l’aguzzino che l’aveva mandato fuori corso, il Commissario passò davanti alla stanza 45 b.</p>
<p>Una vaga sensazione di panico lo costrinse a fermarsi: per un attimo provò di nuovo l’angoscia delle interminabili ore trascorse accanto a quella porta, seduto su una panca in attesa di essere esaminato… ben più di una volta: alla fine, quando ormai si trovava sull’orlo della disperazione, l’agognato diciotto era venuto, ma a che prezzo! Cantoni, registrando il voto sul libretto, l’ultimo dopo una sfilza di ventotto e trenta, aveva ironicamente commentato:</p>
<p>“Non ho cambiato idea sulla sua preparazione, giovanotto, ma è chiaro che lei non intende rinunciare a laurearsi in Legge e il pensiero di rivederla a tutti gli appelli della mia materia, da ora fino alla pensione, francamente mi dà la nausea. Lo consideri un diciotto politico, anzi terapeutico. Per me, s’intende.”</p>
<p><span id="more-2712"></span></p>
<p>Purtroppo, per sesso ed età, il cadavere sicuramente non apparteneva al ‘Leviatano’, Cantoni però poteva sempre essere l’assassino o, quantomeno, un sospettato:</p>
<p>“Questa volta &#8211; si disse Sapìa &#8211; ho io il coltello dalla parte del manico.”</p>
<p>L’eccitante ipotesi del perseguitato che diventa persecutore rincuorò il Commissario: dopo aver gettato uno sguardo sullo spoglio corridoio dell’ala b, immutato come un cimitero nonostante il succedersi degli anni e delle generazioni, si diresse verso le toilette.</p>
<p>Un cartello di divieto d’accesso, appeso in bella vista sulla porta, avvertiva che i bagni erano ‘temporaneamente fuori servizio’.</p>
<p>Sapìa storse la bocca: le improvvisazioni di Magliana, convinto di essere scaltro perché nato all’ombra del ‘Vesèvo’, lo infastidivano.</p>
<p>Rimase per qualche secondo immobile, con la mano sulla maniglia, immaginando lo sgradevole spettacolo che si sarebbe presentato ai suoi occhi di lì a poco: vedere un morto non è mai piacevole. Quindi spinse la porta e, con stupore, si ritrovò in un ambiente vuoto e silenzioso, illuminato da accecanti lampade al neon.</p>
<p>Dov&#8217;erano finiti Magliana e il cadavere? Bofonchiando imprecazioni Sapìa ispezionò, uno ad uno, i piccoli vani che si aprivano sul lato più lungo della stanza: nell’ultimo cubicolo, riservato ai disabili, trovò finalmente la ragazza morta.</p>
<p>Solo, seduto sulla tavoletta del water, Magliana osservava con aria cogitabonda il corpo disteso a terra.</p>
<p>“E’ sempre in orbita, come lo shuttle…non si è neppure accorto della porta che si apriva, del calpestio, dei miei mugugni &#8211; pensò Sapìa, immobile nel vano della porta &#8211; un bambino potrebbe rubargli la pistola.”</p>
<p>Poi si schiarì la voce e, senza salutare, chiese bruscamente:</p>
<p>“Ammazzata?”</p>
<p>“Buonasera, dottore! &#8211; esclamò, sobbalzando, Magliana &#8211; Me lo sentivo che Torrisi avrebbe mandato soccorsi… eppure non si tratta di un caso difficile, potevo sbrigarmela da solo, sono sicuro. Già, gli esami non finiscono mai… diceva bene il mio celebre concittadino!”</p>
<p>Sembrava offeso, i suoi occhi però rivelavano che non era affatto scontento di avere compagnia, benché il nuovo arrivato fosse la Sfinge.</p>
<p>“Non dubito che lei si ritenga all’altezza della situazione, Magliana &#8211; replicò Sapìa sgarbatamente &#8211; però, se dio non voglia dovesse fallire, Torrisi butterà la croce addosso a me che sono stato il suo… aio.”</p>
<p>“Guardi che io non ho chiesto aiuto al Vicequestore!” disse Magliana a mo’ di scusa.</p>
<p>“Lo so e, se le fa piacere, l’assicuro che anch’io non ho chiesto di venire a togliere le sue castagne dal fuoco &#8211; replicò il Commissario, inginocchiandosi accanto al cadavere &#8211; sono qui solo per pararmi il fondoschiena e temo ce ne sia proprio bisogno. Il metodo ‘perdere tempo osservando il morto con l’aria di pensare ai fatti propri’ non mi pare rientri tra gli insegnamenti che ha ricevuto da me!”</p>
<p>“Veramente stavo riordinando le idee &#8211; rispose un po’ risentito Magliana, scavalcando la ragazza per avvicinarsi a Sapìa. Steso bocconi a terra, di traverso, il corpo divideva a metà il bugigattolo, più grande degli altri per rendere agevole l’accesso alle carrozzine.</p>
<p>“Il magistrato?” chiese Sapìa.</p>
<p>“Tutto a posto, è venuto mezz’ora fa.”</p>
<p>“Visita del dottore…” aggiunse il Commissario ironico.</p>
<p>“Sì… certo era un dottore, il dottor Benedetti, magistrato di turno” replicò Magliana.</p>
<p>Sapìa si volse a guardare il collega con un misto di irritazione e stupore ma evitò commenti. Aveva altro a cui pensare in quel momento.</p>
<p>“Circa vent’anni, corporatura e altezza nella media, nessuna ferita apparente,  probabilmente una studentessa di Lettere… &#8211; disse il Commissario, fissando di nuovo il cadavere: sembrava stesse leggendo un rapporto già scritto &#8211; più o meno alle due doveva incontrare qualcuno proprio in questo bel posticino.”</p>
<p>“E lei come fa a saperlo?” esclamò Magliana, con l’espressione sorpresa di chi vede sbucare dal cilindro del prestigiatore un grosso coniglio.</p>
<p>“Ovvio, ho una mini palla di vetro in tasca &#8211; rispose Sapìa distrattamente. Stava osservando la piccola stanza. Era vuota, a parte il cestino della carta e la valigetta porta computer della ragazza, posata a terra accanto al lavabo. Viola come aveva detto il bidello.</p>
<p>“Lo ammetto, sono un veggente…adesso, ad esempio, vedo che manca la borsetta della vittima.”</p>
<p>“E’ vero…non ho fatto caso a questo particolare” mormorò Magliana guardandosi intorno.</p>
<p>“Inavvertenza comprensibile, dottore: per notare certe cose ci vuole il terzo occhio &#8211; disse Sapìa con ironica serietà &#8211; ora però mi aiuti a sollevare leggermente il corpo, potrebbe essere finita sotto.”</p>
<p>“Ma non possiamo contaminare la scena del delitto- esclamò Magliana scandalizzato &#8211; devono ancora eseguire i rilievi!”</p>
<p>Sapìa non si stupì dell’obiezione: il giovane collega apparteneva alla generazione degli investigatori del terzo millennio, sempre in attesa degli uomini della Scientifica come gli ebrei del Messia.</p>
<p>“Se le fa schifo toccare un cadavere prenda i guanti che sono nell’antibagno… appoggiati sul secchio accanto all’ingresso &#8211; disse il Commissario spazientito &#8211; forza, si muova! è questione di un attimo e non inquineremo le prove. Stia tranquillo, rimetteremo la ragazza dov’era e i suoi eroi biancovestiti non si accorgeranno di nulla. Al massimo, tra due mesi, troveranno le nostre cellule epiteliali sui vestiti…ma noi abbiamo un alibi di ferro: alle due eravamo in Questura e lei mi stava raccontando vita morte e miracoli del dottor Strambi.”</p>
<p>Sapìa sembrava scherzare ma la sua voce aveva un tono freddo, minaccioso. Magliana comprese che il corpo, con o senza il suo aiuto, sarebbe stato toccato e, non avendo il coraggio di opporsi alla decisione del collega, si rassegnò a collaborare. Mise i guanti…per non lasciare tracce, e sollevò una spalla della ragazza. Intanto Sapìa sosteneva la testa della vittima. Sotto il corpo però non c’era nulla.</p>
<p>“Forse non aveva la borsetta” disse Magliana guardando Sapìa con aria delusa.</p>
<p>“Ipotesi altamente improbabile, egregio collega &#8211; replicò il Commissario &#8211; alla sua età dovrebbe sapere che le ragazze hanno l’abitudine di portarsi dietro mezza casa: lime, forbicine, disinfettanti, spazzolino da denti, ago e filo, ombrelli pieghevoli…quello che a lei sembra un semplice contenitore o un accessorio di moda in realtà è un kit di sopravvivenza: con la borsa in spalla le donne sono pronte ad affrontare qualsiasi emergenza, mentre noi uomini andiamo allo sbaraglio con le tasche della giacca cucite. E se osiamo munirci di un piccolo tascapane ci prendono pure in giro e lo chiamano borsetto!”</p>
<p>“Forse la ragazza teneva le sue cose nella valigetta del computer” suggerì Magliana.</p>
<p>“Guardi pure, ma troverà solo il portatile e appunti di studio &#8211; replicò seccamente Sapìa, resistendo alla tentazione di far strabiliare Magliana aggiungendo “su Leopardi” &#8211; la borsa per la donna è come il paracadute per l’aviatore: non si dimentica mai e si porta in spalla. Qualcuno deve averla presa.”</p>
<p>“Rubata… dall’assassino… ovviamente se questo è un omicidio” aggiunse Magliana, aprendo con la punta delle dita il porta computer: anche se indossava spessi guanti di gomma gialli temeva di lasciare impronte.</p>
<p>Quando, guardando all’interno, vide esattamente quello che Sapìa aveva predetto, spalancò gli occhi per la meraviglia.</p>
<p>“Ma, insomma, come fa a sapere quando è morta, perché era qui e cosa contiene questa valigetta?” chiese, quasi indispettito.</p>
<p>“E lei come fa a condurre un’indagine seduto sulla tazza del bagno? Le sembra questo il modo di procedere durante il primo sopralluogo, con il cadavere ancora caldo?”</p>
<p>“E come potevo iniziare a lavorare, da solo? &#8211; si difese Magliana &#8211; la pattuglia mandata sul posto dalla Centrale serviva altrove… rissa in luogo pubblico: ‘un’urgenza assoluta’ ha detto l’ispettore Tagliavini. Comunque non ci sono segni di colluttazione o sangue, niente siringhe o pasticche strane. Secondo me, si tratta di decesso per cause naturali. Un arresto cardiaco improvviso… lo so che si verifica raramente tra i giovani ma anche ai calciatori capita di morire in campo. Insomma, in attesa del medico e del magistrato, mi è sembrato giusto non diffondere la notizia: nei luoghi affollati bisogna evitare di creare allarme, per via del panico… e poi i curiosi vanno tenuti alla larga dalla scena del crimine. Così ho detto al bidello di chiudere i bagni e sono rimasto a piantonare il corpo, che altro potevo fare?”</p>
<p>“Di quale morte naturale sta parlando, Magliana?! &#8211; replicò aspramente Sapìa &#8211; si sente puzza d’omicidio lontano un miglio, non vede com’è scomposto il corpo? E la mancanza della borsetta doveva insospettirla…e poi, non ha notato niente quando ho sollevato la testa della ragazza? ah, già, dimenticavo che guardare negli occhi i morti turba i suoi sogni…beh, se avesse dato un’occhiata, neppure a lei sarebbero sfuggiti certi lividi eloquenti sul collo. Per me è stata strangolata, a mani nude…altro che infarto fulminante. Una morte improvvisa certo, ma come tutte le morti violente.”</p>
<p>“Mi dica lei, allora, come mi dovevo comportare!” esclamò Magliana, alzando il tono della voce: tutte quelle critiche, benché fondate, lo esasperavano. Aveva chiesto con insistenza di svolgere da solo l’indagine proprio per evitare l’opprimente compagnia della Sfinge, almeno quando non era in ufficio,  e se lo ritrovava alle calcagna, più acido che mai per via dello sgradevole incarico di ‘supervisore’ che gli aveva rifilato Torrisi.</p>
<p>“Non prenda cappello con me, Magliana! &#8211; replicò Sapìa duramente &#8211; se proprio insiste le parlerò <em>apertis verbis</em>: intanto, per prima cosa, doveva evitare che le scippassero la pattuglia.”</p>
<p>“Ma Tagliavini insisteva…” obiettò debolmente Magliana.</p>
<p>“Bastava rispondere che gli agenti, in quel momento, erano in giro per l’edificio a svolgere controlli…insomma, temporaneamente irreperibili e con il telefonino spento. Quando imparerà a difendersi? nel nostro ambiente lo sgambetto è di prammatica… e deve essere reciproco.”</p>
<p>“Anche se non mi piace sembrare aggressivo non sono stupido!  - disse Magliana risentito &#8211; tengo a bada quelli che sgomitano, però mettere in dubbio la correttezza di un collega, così, a priori, francamente mi pare eccessivo. Non giochiamo tutti nella stessa squadra?”</p>
<p>“Faccia atterrare lo Zeppelin, Magliana! non può stare sempre nella stratosfera! Lei mi fa perdere davvero la pazienza! Se lo cacci in testa &#8211; rispose Sapìa, percuotendosi la fronte con le dita della mano raccolte a calice &#8211; <em>mors tua vita mea</em>, ognuno tira l’acqua al suo mulino e lascia a secco il prossimo. Lo sa come si chiama la sua squadra? Magliana! e la mia: Sapìa. Giochiamo tutti contro tutti.”</p>
<p>Il Commissario sembrava un maestro intento a redarguire a parole un alunno tardo che avrebbe volentieri preso a schiaffoni.</p>
<p>“Non credo che sia questo il modo giusto di lavorare” disse Magliana, con un’espressione seria che esibiva solo quando parlava di questioni di principio.</p>
<p>“Mi sta facendo la morale? Non bastava Morganti, l’angelo dei barboni, ora c’è anche Magliana l’idealista…un vero assedio &#8211; commentò Sapìa &#8211; questo però non è il Paradiso, è il mondo come va e così gira da sempre, anche se a lei non sembra giusto. Al posto suo, lasciato solo in mezzo al guado, mi sarei attaccato al telefono rompendo le scatole e i timpani a tutti i superiori finché non ottenevo almeno tre agenti e un ispettore. Lei invece conta sulla collaborazione dei colleghi e, magari, anche dei capi… campa cavallo! Se Torrisi non si fosse preoccupato di sfigurare con i giornalisti l’avrebbe lasciata a fare l’eremita che veglia il morto fino al Giudizio Universale!”</p>
<p>“L’ha detto lei, sono rimasto solo. Che potevo fare?” si giustificò Magliana.</p>
<p>“Tante cose, ad esempio prendere i nominativi di tutti i presenti e interrogare subito gli eventuali testimoni… ma prima, ovviamente, doveva bloccare le uscite, magari mettendo i bidelli a guardia delle porte. ”</p>
<p>“Già, chiudevo dentro gli studenti, così mi denunciavano per sequestro di persona. Questa èla Facoltàdi Legge, l’ha dimenticato?”</p>
<p>“No, lo so meglio di lei, ma basta minacciare una gita di massa al Commissariato per placare anche gli animi più garantisti. Ora però i buoi sono scappati dalla stalla e non vale la pena di piangere sul latte versato.”</p>
<p>Magliana di solito sopportava pazientemente il profluvio di perle di saggezza popolare, arcaismi  e citazioni che il suo vicino di scrivania spargeva a piene mani come un vecchio curato di campagna ma, in quel momento, forse per la tensione, forse per la raffica di rimproveri che l’aveva appena attinto, sentì di essere sul punto di scoppiare. Il finale accostamento di ‘buoi scappati’ e ‘latte versato’ nella stessa frase era decisamente troppo anche per lui.</p>
<p>“Perché mi guarda con quell’espressione imbambolata &#8211; domandò Sapìa &#8211; si sente male?”</p>
<p>“No, stavo riflettendo &#8211; rispose Magliana, reprimendo a stento il desiderio di mandare a quel paesela Sfingeallungandogli un bel calcione nel didietro &#8211; riguardo ai presenti… qualcosa ho fatto: mi sono segnato il nome del ragazzo che è entrato qui pochi minuti dopo…il decesso.”</p>
<p>“Si riferisce a chi ha rinvenuto il cadavere? E quando aveva intenzione di dirmelo, a processo ultimato!” lo redarguì aspramente Sapìa.</p>
<p>“Con tutti quei discorsi su come si fa un sopralluogo mi sono dimenticato del testimone! &#8211; si giustificò Magliana, contento di avere fatto almeno una cosa giusta &#8211; però di sicuro si trova ancora nei dintorni: è su una sedia a rotelle.”</p>
<p>“Bene, allora vada a cercare il suo invalido e lo porti qui &#8211; disse Sapìa, sedendosi sulla tavoletta del water &#8211; rimango io a fare compagnia alla ragazza.”</p>
<p>Era stanco, la maratona attraverso la città aveva esaurito le sue forze. “Non ho più vent’anni e neanche quaranta &#8211; pensò, massaggiandosi un polpaccio &#8211; dovrei usare la macchina di servizio.”</p>
<p>Magliana tornò dopo qualche minuto spingendo la carrozzella del ragazzo. Poi uscì di nuovo e raggiunse l’ingresso:la Scientificastava per arrivare.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iv/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; II</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 18:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[II. Scherzi della memoria Qui la prima parte. Il “Chiasso della Sapienza” terminava in uno slargo, più un [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-ii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2703" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FE4KYK&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20II&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F07%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-ii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />II. Scherzi della memoria</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita/">Qui la prima parte.</a></span></span></p>
<p>Il “Chiasso della Sapienza” terminava in uno slargo, più un grande cortile rettangolare che una piazza, occupato sul lato maggiore dall’imponente e tetra facciata di un palazzo cinquecentesco: inferriate, bugnato, neppure un ricciolo barocco o una figura scolpita. Sàpia si fermò per dare un’occhiata in giro.<br />
Farsi un’idea precisa dell’ambiente in cui l’assassino aveva agito, con annessi e connessi, era per il Commissario operazione propedeutica ad ogni indagine, anche al fondamentale esame della ‘crime scene’, lo spazio fisico del delitto.<br />
“Ammesso che di un delitto si tratti &#8211; osservo tra sé Sàpia, cercando di sentirsi ottimista &#8211; magari la ragazza è morta per cause naturali e mi sono scontrato con Torrisi per nulla. In fin dei conti un piccolo colpo di fortuna, semel in anno, può sempre capitare…”<br />
Il suo corpo però era di diversa opinione: lo stomaco si contorceva, il cuore batteva come un martello, il pomo di Adamo andava freneticamente su e giù, tutti sintomi che preannunciavano il verificarsi un evento temuto o spiacevole.<br />
Eppure, pensò il Commissario, l’indagine era ancora alle prime battute, il momento che preferiva: doveva solo girare qua e là fiutando le piste, studiare la vittima, annusare i sospetti (in pratica tutti coloro che interrogava)…Per qualche giorno nessuno l’avrebbe tampinato esigendo una ricostruzione definitiva dell’accaduto. Ma, nonostante le premesse stuzzicanti, quel caso non riusciva a stimolare la sua curiosità.<br />
Certo detestava lavorare in squadra… figuriamoci mettere le mani nel piatto di un altro.<br />
Il caso era di Magliana, lo ammetteva anche Torrisi, dunque si pelasse da solo la sua gatta, quel frescone! riscuoteva o no lo stipendio? E poi… sai che piacere trovarsi faccia a faccia con il cadavere di una ragazza dell’età della sua Annalisa, un corpo di vent’anni, pieno di vita, ridotto a merenda per i vermi.<br />
“Magari un attimo prima stava pensando a un vestito carino che voleva comprare… zac! passa il destino e le scippa la vita, proprio mentre crede di essere al sicuro, circondata da coetanei, in un luogo familiare… l’Università.”<br />
Fino a quel momento il Commissario si era imposto di considerato la costruzione che ospitava la facoltà di Giurisprudenza solo un prodotto dell’architettura tardo-manierista divenuto, per caso, contenitore di un cadavere. Ma quello che cercava di non pensare era in realtà un pensiero già concepito in qualche angolo oscuro del suo cervello e, come tutti gli esistenti, aspirava a manifestarsi nel mondo. Così, alla prima occasione, era saltato fuori.</p>
<p><span id="more-2703"></span><br />
“Già… un luogo familiare anche per me” ammise a malincuore Sàpia. Come un cane alla catena, a furia di girare intorno al palo, si era strozzato.<br />
Non varcava la porta di quel palazzo da tanto tempo, più o meno da quando si era laureato, ma conosceva ogni scala, corridoio e bagno dell’edificio, al pari dei ragazzi che brulicavano in quel momento intorno alla grande bocca di pietra spalancata sulla piazzetta.<br />
Alcuni studenti sostavano sotto l’arco d’ingresso con la sigaretta in bocca o il telefonino incollato all’orecchio, altri formavano piccoli crocchi chiassosi o sciamavano via con passo veloce. Ovunque si avvertiva il segreto operare di un comune intento.<br />
“Sembra un formicaio appena calpestato &#8211; pensò Sàpia, accennando un moto di fastidio, come se davvero le nere bestioline gli zampettassero addosso &#8211; ecco le nuove leve della guerra per la conquista del pezzo di carta! Nihil sub sole novum!”<br />
Anche lui aveva combattuto quella battaglia, però era un reduce senza nostalgie.<br />
A suo avviso i coetanei panciuti e calvi che rimpiangevano di continuo la giovinezza soffrivano di amnesia selettiva: ricordavano il vigore fisico, le chiome folte, le speranze e gli amori dei loro vent’anni ma espungevano dalla memoria remota le prime sconfitte, le scelte impulsive, le delusioni sentimentali, insomma tutte quelle sofferenze adolescenziali tanto acute proprio perché provate per la prima volta nella vita… Altro che età dell’oro! la bilancia, guardata con occhio spassionato, pendeva decisamente dalla parte sbagliata.<br />
Sapià, quando pensava a se stesso ragazzo, provava una stizza incontenibile. Visto da una distanza misurabile ormai in decenni, il giovane Italo gli sembrava un vero imbecille, un buffone sprovveduto che credeva di avere davanti infiniti anni da vivere e considerava il tempo un accessorio un po’ tedioso e banale della sua esistenza, un tesoro tanto grande da autorizzare qualsiasi spreco.<br />
“Poi… poi invece le monete cominciano a scarseggiare e ti ritrovi nella miseria della maturità, sei a fine corsa…ruit hora!” commentò amaro il Commissario.<br />
Guardava la folla dei suoi successori, padroni di un tempo che non potevano apprezzare, concrescente fastidio. Contrasse le labbra in una specie di sorriso, poi socchiuse anche le palpebre, segno che il sarcasmo stava virando in afflizione.<br />
A che serviva ricordare, fare il censimento di errori e orrori irrimediabili, mettere a nudo uno strato geologico da cui non si poteva rimuovere neppure un granellino di sabbia?<br />
“Aveva ragione il povero Gilioni!” pensò Sàpia, grattandosi il naso.<br />
Enea Gilioni, povero forse in senso economico perché pensionato ma ancora vivente, era stato l’insegnate di Filosofia del Commissario in terza Liceo. Neppure le sparate più spavalde dei caporioni del movimento studentesco, nemici giurati della scuola borghese e del capitale, riuscivano ad irritare il bonario professore che rispondeva alle provocazioni ruotando l’indice della mano nel vuoto: “la giostra, ragazzi, ricordatevi della giostra… quando la musica finisce torna al punto di partenza. Bum! Biglietto scaduto! Tutti giù e il mondo riparte senza di voi.” Per rendere più incisivo il concetto, al ‘Bum’ Gilioni batteva un pugno sulla cattedra, suscitando l’ilarità dei suoi allievi. Una volta, in vena di confidenze, aveva chiesto: “Sapete che differenza c’è tra vivere e ‘rim-bam-bi-re’? spremete le vostre giovani meningi…nessuna! dico sciocchezze? un giorno vi volterete e tutto sarà chiaro. Attenti però…noi siamo Orfeo ma anche Euridice.”<br />
I discorsi strampalati del “Pio Enea” detto anche “il Vecchio” benché avesse da poco superato la cinquantina, erano uno spasso per tutta la classe: qualcuno però li trovava vagamente iettatori e, tra uno sghignazzo e l’altro, sollevava indice e mignolo nel noto gesto apotropaico, all’epoca assai di moda anche nelle alte sfere del potere.<br />
Comunque, divenuto adulto, Sàpia aveva perso la voglia di ridere delle giostre e dei rimbambiti: quando il ricordo delle strane parole di Gilioni faceva capolino nella sua mente si intristiva e non perché era indotto a riflettere sulla vecchiaia, condizione infelice a cui tuttavia sembrava normale abituarsi, ma perché comprendeva che il professore alludevano a sventure ben peggiori: la transitorietà della vita individuale, passaggio dal nulla di prima al nulla di poi, l’impossibilità di sottrarsi al tempo, l’idea inaccettabile per la mente umana che l’esistenza non abbia significato.<br />
Ora che aveva gli anni del “Vecchio”, ogni tanto il Commissario andava a fare visita al professore, ospite di un decoroso ospizio, opportunamente ribattezzato “Residenza assistita”. Ora sapeva che la bizzarra tristezza di un tempo nascondeva la disperazione di un adulto prigioniero dello sconforto esistenziale, un uomo depresso che non poteva guardare sempre avanti, come avrebbe voluto. Negli ultimi dieci anni Gilioni aveva perso la moglie, la casa, l’autonomia fisica ma, stranamente, sembrava di buonumore. Sàpia, stupito, non osava chiedere, come certi intervistatori ciabattoni, quale fosse il segreto di quella tardiva serenità ma il buon Enea, generoso come quando sedeva in cattedra, lo preveniva dicendo, alla fine di ogni incontro: “Sono arrivato in fondo, Italo, ce l’ho fatta!: un salto e scendo, non porto bagaglio!”<br />
“Per fortuna ho capito in tempo la lezione del povero Gilioni &#8211; pensò Sàpia &#8211; al massimo mi concedo una sbirciatina dietro le spalle, nei momenti di abbattimento, ma voltarmi…Mai! Mai guardare troppo a lungo nell’abisso!”<br />
Quell’indagine, ora se ne rendeva conto, l’avrebbe invece costretto a smuovere ricordi accatastati in un polveroso stanzino della memoria che non era prudente arieggiare.<br />
“Per fare piacere a Torrisi, dovrei infilarmi a retromarcia proprio nelle aule della Facoltà di Giurisprudenza…fossi scemo! &#8211; esclamò tra sé indispettito &#8211; ho macinato come un asino bendato la parte migliore della vita, figurarsi se sono disposto a provare di nuovo certe sensazioni! Infilarmi in un corpo che non mi appartiene più da trent’anni? Col cavolo! Non me lo sogno neppure!”<br />
Il Commissario, consapevole di avere finalmente scoperto il vero motivo che gli impediva d’interessarsi al caso della studentessa, si sentì sollevato e smise di rimuginare.<br />
Si trovava ormai a pochi passi dal portone della Facoltà, circondato da un’ondeggiante marea umana che lo evitava con la stessa indifferenza riservata a un paracarro o a una statua. Nessun occhio o gomito lo sfiorava.<br />
“Si comportano come se fossi invisibile, un…ectoplasma &#8211; pensò Sàpia, turbato da una vertigine d’irrealtà &#8211; eppure uno sconosciuto cinquantenne in giacca e cravatta piantato qui fuori come un allocco si nota per forza… dovrebbero ridermi in faccia.”<br />
All’improvviso, con gli occhi della mente, si rivide tra le mura di quell’edificio, seduto in un’aula affollata, immobile e muto. Ricordò in un attimo lunghe ore malinconiche trascorse senza scambiare una parola o uno sguardo con anima viva…aveva l’impressione di non essere davvero lì dov’era… proprio come adesso.<br />
“Ma bene, bravo Italo! sei finito nella trappola del dolce ‘rimembrar’ &#8211; si rimproverò – eppure conosci il meccanismo…prima scivola fuori qualche simpatico e innocuo fatterello del passato, poi si fanno largo sgomitando orde di ricordi spiacevoli, peggio delle piattole!”<br />
Ovviamente Sàpia non ignorava l’esistenza di grimaldelli in grado di scassinare in qualsiasi momento l’archivio della memoria: un incontro casuale, un luogo, una foto… l’importante era mantenere i nervi saldi e tenere chiusi certi cassetti; i rapporti con il fratello Orlando, una breve e tormentata relazione prematrimoniale ignota alla moglie, il periodo della leva, il primo incarico come responsabile dell’Ordine Pubblico ed anche i quattro anni d’Università, divenuti cinque per colpa di un maledetto esame.<br />
Adesso però il fascicolo della Facoltà di Legge era squadernato e l’invasione dei ricordi non si poteva più arrestare. Per qualche secondo spiacevoli immagini ondeggiarono davanti agli occhi del Commissario, confondendosi con le pietre smussate della facciata. Si stupì di avere accumulato tanto ciarpame nelle soffitte del cervello.<br />
“Proprio qui doveva morire, con quanto è grande il mondo!” mormorò tra sé, quasi arrabbiato con quel cadavere sdraiato nei bagni della Facoltà di Legge che voleva costringerlo a voltare la testa. Ma subito si pentì dell’impietoso rimprovero.<br />
“Beh, non è colpa sua, povera ragazza &#8211; aggiunse dispiaciuto &#8211; di certo avrebbe preferito campare cent’anni! non sta lì per sua scelta… chi decide di farla finita in un posto del genere vuole sbattere la propria morte in faccia al prossimo: non si nasconde in un bagno, si butta dalla finestra.”<br />
Ma Sàpia non era assediato solo dalle ombre della Facoltà: al fastidio dei ricordi molesti si univa un’insolita ripulsa per la scena del crimine… niente sangue ma un ambiente decisamente squallido, forse maleodorante. Trovava quella morte prematura ingiusta nei modi non meno che nella sostanza. Dopo tutto anche lui era padre!<br />
“I genitori… già, bisogna avvertire i genitori… tocca a Magliana, non se ne parla neppure, il caso è suo… tanto, per l’interrogatorio dei familiari, c’è tempo.”<br />
Era talmente turbato da mentire persino a se stesso: nonostante avesse un ‘io’ vulnerabile all’aggressione empatica del dolore, riteneva indispensabile osservare subito e da vicino la disperazione dei parenti. Era il momento migliore per cogliere eventuali incrinature dissonanti. La famiglia, si sa, è una fucina di assassini.<br />
“No, non ce la faccio, non posso…adesso giro i tacchi, vado a casa e mi metto a letto – pensò all’improvviso il Commissario, sopraffatto dall’angoscia &#8211; Magliana si arrangerà e Torrisi non è certo a corto di tirapiedi…io marco visita.”<br />
Ovviamente Sàpia non intendeva davvero darsi alla fuga. Desiderava con tutte le sue forze andarsene, ma una volontà che non gli apparteneva e non ammetteva contraddittorio lo spingeva ad entrare in quell’edificio, a qualunque costo:<br />
“Maledetto senso del dovere &#8211; imprecò mentalmente &#8211; lì dentro c’è un cadavere e, per quanto ne so, i morti non camminano…quindi devo entrare io. Tanto vale farlo subito!”<br />
Il commissario Sàpia trovava motivi per recriminare praticamente su tutto: aveva un ampio repertorio pubblico di idiosincrasie e qualche segreto bau-bau che cercava di nascondere anche a se stesso, come il palazzo in fondo al “Chiasso della Sapienza”. Tuttavia non permetteva alle sue fissazioni di interferire con il lavoro. In caso di necessità riusciva stoicamente a comportarsi come una persona normale, vincendo le sue ripulse con l’auto-convincimento: ripeteva a mezza voce una decina di volte, come fosse una litania, “Il dovere è dovere!”. Questa volta la giaculatoria durò più a lungo del solito.<br />
Dopo un tergiversare dilatorio iniziato alla fine del vicoletto e durato, in tutto, quindici minuti, Sàpia finalmente era pronto a muoversi.<br />
“Morire così giovane…che spreco! ma ormai è accaduto. Come direbbe Magliana ‘Cosa fatta capo ha’ . Se c’è un colpevole, va trovato! Sono qui per questo…dopo tutto di che mi preoccupo? entro per ragioni di Servizio, ho cinquant’anni suonati e sono un funzionario di polizia, non vado a sostenere un esame: questa volta, caso mai, farò io le domande!”.<br />
La riflessione, per altro ovvia, lo rassicurò. L’inquietante buco nella parete che minacciava di ingoiarlo era solo un bluff: quell’ammasso di mattoni e pietre ormai non poteva più condizionare la sua vita.<br />
Inspirò profondamente come un atleta ai blocchi di partenza, contò fino a tre e si lanciò oltre il portone spalancato. Sembrava dovesse sfondarlo. Una volta dentro riprese in un attimo l’aria decorosa di poco prima e raggiunse la guardiola dei custodi con passo deciso: ormai il più era fatto.<br />
“Polizia, dov’è il cadavere?” chiese al bidello, mostrando il tesserino.<br />
L’uomo, un tipo tarchiato di mezza età, stava telefonando e, per niente intimorito dal tono autoritario della domanda e dal distintivo, mise la mano sul microfono, intenzionato a dare un’indicazione al volo:<br />
“Da quella parte &#8211; rispose, indicando con un cenno del mento la direzione &#8211; la scala a destra, primo piano. Accanto alla stanza 45 b”.<br />
“Lo studio di Cantoni” aggiunse quasi automaticamente Sàpia.<br />
“Sì, proprio lì” confermò il bidello, infastidito. Se era pratico dell’edificio perché gli faceva perdere tempo? Subito dopo riprese a parlare animatamente: stava raccontando al suo lontano interlocutore i particolari del drammatico evento di quel pomeriggio.<br />
“Senti, io ho una memoria di ferro per le facce e poi l’ho vista tre ore fa, non il secolo scorso. No, te l’ho detto, non la conoscevo… sono sicuro, mi ha anche chiesto un’informazione, voleva andare ai bagni del primo piano. Ti pare che i miei non sanno dove stanno le toilette? È la prima cosa che imparano… sì, ho guardato nella borsa del computer, volevo scoprire come si chiamava… ma no, niente nome, solo appunti su Leopardi e Montale, quindi era dei tuoi… non ti ricordi per caso una studentessa in jeans con i capelli castani lunghi, alta sul metro e sessanta, niente di speciale&#8230; Lo so che a Lettere sono quasi tutte così, questa però aveva una valigetta viola. Neanche la borsa ti ricordi? No? &#8211; esclamò l’uomo, mostrando grande stupore &#8211; Eh! Caro Gegè, mi sa che tu le femmine non le guardi proprio, né belle né brutte!”<br />
Il Commissario nel frattempo si era fermato a qualche metro di distanza dalla portineria, fingendo di consultare un’agendina. Valeva la pena di sentire una telefonata del genere, ai suoi tempi i bidelli erano informati su tutto e quelli contemporanei non sembravano da meno. Se non altro ora sapeva che il cadavere apparteneva ad una ragazza che nessuno conosceva, forse una studentessa di Lettere e, in mancanza di notizie, anche dettagli del genere erano degni di nota.</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; I</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; I. Il Chiasso  della Sapienza &#160; Seduto a braccia conserte nel suo ufficio il Commissario Sapìa fissava [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2690" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FMo2OM&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20I&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F07%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2691" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I. Il Chiasso  della Sapienza</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seduto a braccia conserte nel suo ufficio il Commissario Sapìa fissava intensamente il telefono. Sembrava impegnato in un’operazione mentale complessa, qualcosa di mezzo tra un esperimento di telecinesi e un calcolo a molte cifre ma, in realtà, stava solo cercando di rimanere calmo. Uno sforzo di volontà non da poco, considerato che l’apparecchio squillava senza tregua sotto il suo naso.</p>
<p>“Suona, suona pure…- mormorò tra sé il Commissario con tono di sfida &#8211; tanto io non rispondo. Chi la dura la vince.”</p>
<p>La posizione raccolta del corpo, le palpebre socchiuse, i muscoli facciali tirati, visibile manifestazione di un animo più cocciuto che tenace, lasciavano intendere che avrebbe mantenuto fede al suo proposito. Lo scampanio però non cessava: due, tre, dieci, venti squilli…evidentemente anche l’ignoto telefonista era un tipo caparbio.</p>
<p>All’improvviso Sapìa immaginò che all’altro capo del ponte radio la moglie, in lacrime, lo stesse cercando per comunicargli chi sa quale disgrazia…istintivamente, allungò la mano verso l’apparecchio ma, un attimo prima di sollevare la cornetta, ritirò di scatto il braccio:</p>
<p>“Altolà, Italo! &#8211; borbottò -  la memoria ti fa cilecca!”. Si era ricordato giusto in tempo che le urgenze domestiche viaggiavano su un canale riservato, un vecchio cellulare che teneva in tasca, sempre acceso e carico. Ovviamente, come la ‘linea rossa’ tra Casa Bianca e Cremlino ai tempi della Guerra Fredda, quel numero riservatissimo andava utilizzato solo in particolari situazioni d’emergenza, più o meno quelle previste dalla casistica delle assicurazione: incidente, furto, incendio, sommosse popolari e conflitti armati. Per tutto il resto i familiari dovevano aspettare il suo rientro serale o lasciare sintetici messaggini.</p>
<p>Sapìa decise di togliersi ogni residuo dubbio controllando la segreteria, con la modalità ‘vibrazione’ non si poteva mai essere tranquilli.</p>
<p><span id="more-2690"></span></p>
<p>Stava ancora rovistando rabbiosamente nelle tasche della giacca alla ricerca del telefonino quando, all’improvviso, la porta si spalancò e Strambi, il giovane commissario che lavorava nell’ufficio accanto, irruppe nella stanza. Intanto il braccio di ferro acustico aveva raggiunto il suo acme: lo sfidante non demordeva e la stanza ormai sembrava l’anticamera di un <em>call-center</em>.</p>
<p>“Ah! Ma allora è qui! &#8211; esclamò sorpreso Strambi, fermandosi di botto con una mano stretta al petto &#8211; mi ha fatto venire un colpo!”</p>
<p>“Già, mi trovo nel mio ufficio… davvero spaventoso, non le pare? &#8211; replicò Sapìa con tono scortese &#8211; magari ho persino una brutta cera…da fantasma.”</p>
<p>“No, ma che dice, dottore…è colpa mia, mi scusi &#8211; rispose quasi balbettando il giovane commissario &#8211; solo che non mi aspettavo di vederla…il telefono suona a vuoto da un bel po’ e volevo rispondere che lei è fuori stanza…altrimenti non mi sarei mai permesso di entrare senza bussare!”</p>
<p>Strambi alloggiava lì accanto solo da tre giorni, ma i colleghi lo avevano già illuminato riguardo al carattere del suo irritabile e irritante vicino. Sapeva che il Commissario Capo Sapìa, alias la Sfinge, non tollerava atteggiamenti confidenziali, soprattutto da parte di nuovi arrivati, e andava preso con le pinze…“Invece io &#8211; si rimproverò mentalmente Strambi &#8211;  come un idiota, entro nella tana e pesto la coda all’orso!”</p>
<p>“Non se la prenda &#8211; lo rassicurò Sapìa con tono gentile &#8211; in fondo ha ragione lei: di questi tempi solo i morti non rispondono al telefono, ha fatto bene a dare un’occhiata” ma, nel contempo, pensava “Oscar Strambi, il nuovo che avanza… nel mio ufficio: <em>nomen omen</em>, il migliore della sua categoria, merita un premio!”</p>
<p>Poi, infilando con ostentazione in tasca il cellulare d’emergenza che aveva appena estratto, aggiunse a mo’ di giustificazione:</p>
<p>“Stavo parlando al telefonino…una chiamata personale. Ora ho finito e mi metto a disposizione. Contento?</p>
<p>Il povero Oscar, non sapendo che dire, accennò con la testa un timido sì.</p>
<p>“Bene, anch’io sono tanto felice” esclamò ironico il Commissario, schiacciando con un gesto brusco il pulsante del viva voce. Senza dare al suo interlocutore il tempo di aprire bocca disse seccamente: “Obbedisco!” e uscì dalla stanza in silenzio.</p>
<p>“Come si permette, Sapìa!!! &#8211; gridò qualcuno nel microfono &#8211; ho le tasche piene delle sue battute cretine! allora mi sente…è lì? Guardi che non ho tempo da perdere! Ma funziona o no questo cavolo di linea?”</p>
<p>Strambi riconobbe subito la voce del Vicequestore Torrisi. Dopo un attimo di incertezza si avvicinò all’apparecchio e rispose:</p>
<p>“Il dottor Sapìa è appena uscito…aveva molta fretta.”</p>
<p>“E lei chi è?” chiese stupito Torrisi.</p>
<p>“Strambi, commissario Strambi, signor Vicequestore…mi trovavo nell’ufficio del dottor Sapìa per…”</p>
<p>“Lasci perdere, non importa. Buongiorno” disse sgarbatamente Torrisi chiudendo la comunicazione. Per un attimo pensò di chiamare il telefonino di servizio del Commissario ma, immaginando che al solito fosse spento, si mise il cuore in pace. Non occorreva chiarire la questione, a modo suo la Sfinge aveva accettato di eseguire gli ordini ricevuti.</p>
<p>Sapìa intanto era già in strada. Camminava a testa bassa, ruminando sull’ingiusto trattamento che subiva sul luogo di lavoro anzi “in servizio”, come diceva tra sé, memore dell’antica condizione militare del Corpo di Polizia. Non si considerava certo un agnello tra lupi e, all’occorrenza, sapeva mostrare i denti ai colleghi, ma ringhiare con i superiori serviva a poco. Eppure era un funzionario tra i più anziani, sempre presente, vigile, scrupoloso…umanamente poteva non piacere, ma nessuno metteva in dubbio la sua competenza.</p>
<p>“Carriera immacolata, vita privata ineccepibile, con quello che si sente dire in giro non è poco &#8211; pensò il Commissario, fermandosi a guardare la vetrina di un negozio di scarpe. Aveva notato un modello somigliante ai suoi adorati mocassini beige, di recente pensionati dal calzolaio per raggiunti limiti di età &#8211; già, sono un rompiscatole ma faccio il mio dovere …dimmi almeno ‘grazie, scemo!’ Macché! Al Capo stanno bene solo i tirapiedi, quelli che passano la giornata a sparlare e leccare.”</p>
<p>Nel caso presente, ad esempio, il facente funzioni di Questore in attesa di ponderate decisioni del superiore Ministero dottor Torrisi lo aveva convocato nel suo ufficio poco prima delle quattro. Recandosi all’incontro, si era premurato di chiedere al centralinista in Portineria se c’erano novità. L’agente, un giovanotto sveglio che non perdeva tempo a farfugliare come Strambi, aveva prontamente risposto “Enne enne, dottore” senza neppure alzare gli occhi dal giornale. Dunque una giornata di calma piatta, a parte il cadavere di una ragazza ritrovato nel primo pomeriggio in una toilette dell’Università.  Tutti vivi in città, tranne quella poveretta, morta probabilmente per cause naturali: una dieta troppo drastica, il caldo, la tensione degli esami, un’ignorata anomalia cardiaca. Certo non si poteva escludere l’overdose. Accidentale…volontaria, mah! il medico legale avrebbe chiarito ogni dubbio. Comunque si trattava di un caso relativamente semplice, infatti era stato assegnato al commissario Magliana, funzionario che giocava ancora nel girone cadetto.</p>
<p>Forse, si era detto Sapìa, Torrisi intendeva riprendere le fila di un delitto irrisolto. Ultimamente i mass media spulciavano con impegno gli archivi di ‘nera’: per loro era spettacolo a costo zero ma il rinnovato dolore metteva in agitazione i familiari delle vittime che, dagli schermi e dalle pagine dei giornali, chiedevano a gran voce di conoscere la verità. “La verità…- ripeté amaramente Sapìa &#8211; come sela Poliziaavesse la privativa del prodotto: Sali Tabacchi e Verità!”</p>
<p>Comunque l’opinione pubblica sovrana sosteneva i parenti in lacrime e, prima o poi, saltava sempre fuori un politico sensibile al grido di dolore popolare che si prendeva la briga di telefonare in Procura o in Questura per far riaprire le indagini. E così i panni tornavano all’aria. <em>Cold Case</em> era un’espressione buona per dire una cosa vecchia: ‘scheletro tirato fuori dall’armadio e rispolverato’…una scocciatura. Neanche ai chirurghi piace rimettere le mani nelle operazioni mal riuscite dei colleghi.</p>
<p>Insomma Sapìa si aspettava una rogna da grattare ma rimase allibito quando Torrisi gli ordinò di occuparsi del cadavere all’Università.</p>
<p>“Il caso è del commissario Magliana” aveva replicato tranquillamente, pensando ad un’improvvisa amnesia del Capo. Torrisi aveva più o meno la sua età: anche a lui qualche organo poteva fare cilecca, ogni tanto.</p>
<p>“Assegnazione provvisoria” aveva precisato il Vicequestore, con finta accondiscendenza. “Provvisoria ma sempre assegnazione” aveva obiettato Sapìa, intravedendo il tranello. Cominciava ad innervosirsi: evidentemente Torrisi non si fidava ancora del suo giovane e svagato funzionario, non del tutto e non per un’indagine su una morte sospetta che avrebbe attirato la curiosità della stampa, sia per l’età della vittima, sia per l’insolito luogo del decesso. Sapìa non poteva dargli torto: in situazioni del genere era facile prendere un abbaglio…per evitare svarioni l’indagine doveva essere supervisionata da un occhio esperto. Ma non il suo, accidenti!</p>
<p>“Il caso resta di Magliana, stia tranquillo &#8211; aveva aggiunto Torrisi &#8211; Lei deve solo guardarsi in giro, offrire qualche amichevole consiglio…insomma, una gentilezza tra colleghi…se poi viene fuori che la morte è accidentale, come non detto. Può lavarsene subito le mani.”</p>
<p>“Ma perché sempre io?!” aveva sbottato Sapìa, alzandosi dalla sedia con l’atteggiamento di chi non intende continuare la conversazione.</p>
<p>“Si sieda, Commissario &#8211; aveva ordinato Torrisi spazientito &#8211; e non faccia di tutto una questione personale. Si tratta solo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della nostra azione, garantire il miglior andamento delle indagini: lei ha già lavorato con Magliana quindi è la persona più adatta per affiancarlo, insomma conosce il modo di lavorare… e anche i limiti di quel benedetto ragazzo. Dopo tutto all’inizio ha fatto pratica con lei!”</p>
<p>Il Vicequestore, messo alle strette, aveva tirato fuori l’artiglieria pesante, un suo teorema, tanto fazioso quanto semplice che, in situazioni analoghe, si era già rivelato risolutivo: “quando un apprendista non si dimostra all’altezza del compito &#8211; sosteneva Torrisi &#8211; la colpa è del maestro… e i cocci dell’allievo sono suoi!”</p>
<p>Per Sapìa, ammutolito dalla rabbia, era davvero troppo. Dato che si trovava ancora in piedi impiegò un secondo per infilare la porta. Senza chiedere congedo e senza salutare.</p>
<p>Torrisi, trascorso il tempo necessario a Sapìa per raggiungere la sua stanza, aveva chiamato il sottoposto: voleva rimetterlo in riga e chiudere definitivamente la discussione. Il Commissario però aveva previsto la mossa del Vicequestore: seduto alla sua scrivania sapeva chi faceva squillare il suo telefono ininterrottamente e immaginava anche il contenuto dell’imminente conversazione: tanto valeva rispondere subito ‘obbedisco’ ed eseguire l’ordine.</p>
<p>“Sono lo scozzone del ciuccio &#8211; pensò Sapìa, riprendendo il cammino dopo aver annotato il numero civico del negozio, dato essenziale per commissionare alla moglie l’acquisto delle scarpe &#8211; quindi devo pagare pegno per <em>omnia saecula saeculorum</em>. E dire che il babbo buonanima mi prendeva a calci nel fondo schiena quando beccavo un brutto voto a scuola: non sapeva, il pover’uomo, che stava sbagliando sedere!”</p>
<p>E poi quel pupillo rompiscatole gli era capitato tra capo e collo per ordine superiore: non aveva il vezzo di fare il volontario, lui! e neppure il complesso della chioccia, anzi, lavorava meglio da solo e non sopportava i principianti, maldestri scusati dall’inesperienza.</p>
<p>A dire il vero, nell’ambiente della Questura, nessuno si sarebbe mai sognato di indicare Sapìa come modello da imitare ad un novellino, però fare il mentore delle burbe, il ‘caporalmaggiore’ della situazione, era un’incombenza universalmente aborrita e, dovendo per forza assegnare a qualcuno l’ingrato compito, i Capi preferiva inimicarsi la Sfinge piuttosto che un altro collaboratore. Tanto Sapìa era comunque perennemente scontento e poi i neoassunti, dopo aver trascorso qualche mese con lui, trovavano simpatici tutti i colleghi.</p>
<p>Così Sapìa riceveva spesso l’incarico di aiutare i giovani commissari che non provenivano dalle fila degli ispettori, funzionari magari informati sulle più moderne tecniche d’indagine grazie ai corsi preparatori, ma privi dell’indispensabile pratica sul campo. Se protestava, veniva subito messo a tacere con la solita scusa: “Lei ha già esperienza, per lei è più facile!”</p>
<p>La rabbia repressa e il pensiero della nuova vessazione, subita ancora una volta senza avere la possibilità di difendersi, mettevano le ali ai piedi del Commissario. Rimuginava e camminava, camminava e rimuginava come un carcerato che fa tondino nel cortile senza guardarsi intorno, contando gli anni che mancano alla libertà…o alla pensione.</p>
<p>Sovrappensiero, Sapìa attraversò il centro cittadino da un capo all’altro e, quasi senza rendersene conto, giunse alla meta: ora doveva solo girare a sinistra e imboccare un vicoletto di neanche venti metri, schiacciato tra due edifici così alti da sembrare quasi convergenti alla sommità.</p>
<p>Non alzò gli occhi per leggere la targa con il nome della via, un gesto che faceva d’abitudine quando camminava in una zona che frequentava raramente: non ne aveva bisogno, sapeva perfettamente dove si trovava. “Chiasso della Sapienza” mormorò a fior di labbra infilandosi con decisione nell’angusta burella.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-ii/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Accadde all&#8217;Osservatorio &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 14:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr J. Iccapot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terza e Ultima  Parte &#8211; Qui la seconda parte Quella notte il commissario Nista sognò cinghiali e cervi [<a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/accadde-allosservatorio-3/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1371" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FWNumq&amp;via=scrivolo&amp;text=Accadde%20all%26%238217%3BOsservatorio%20%26%238211%3B%203&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2010%2F03%2Faccadde-allosservatorio-3%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Accadde_Osservatorio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1324" title="Accadde all'Osservatorio" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2010/03/Accadde_Osservatorio-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><strong><span style="color: #0000ff;"><em>Terza e Ultima  Parte &#8211; </em><em><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.scrivolo.it/2010/03/accadde-allosservatorio-2/"><span style="color: #ff6600;">Qui la seconda parte</span></a></span></em></span></strong></p>
<p>Quella notte il commissario Nista sognò cinghiali e cervi che lo inseguivano per gli Uffici della Procura della Repubblica abbigliati in tocco e toga.</p>
<p>Cattiva digestione, pensò al risveglio. In effetti la faccenda dei bracconieri continuava a frullargli per la testa da un po’ e poteva capitare che una cena pesante stanasse dal suo inconscio qualche buona intuizione. Occorreva però dare un significato razionale a quelle strane visioni notturne… Cinghiali, cervi, giustizia …mah, forse questioni di corna o litigi tra vicini per questioni legali…</p>
<p>I testimoni parlavano di colpi di fucile sparati in piena notte con strana indifferenza. Bracconieri…dicevano, come se si trattasse di una specie animale compresa nell’ambito della biodiversità. Ed anche gli efficientissimi Forestali, dopo tutto, non sembravano veramente interessati a reprimere un’attività a tutti gli effetti criminosa. Un bracconiere è pur sempre uno sconosciuto che si aggira di notte armato con l’intento di compiere un furto di beni dello Stato!</p>
<p>Il Commissario decise di chiarire la faccenda con il Comandante della locale caserma della Forestale.</p>
<p>Il capo dei “taglialegna” era brav’uomo, un sottufficiale prossimo alla pensione dai modi paterni e rassicuranti: i “loro” bracconieri, affermò, erano solo un innocuo manipolo di poveracci: contadini che consideravano il bosco <em>res nullius</em>, qualche anziano con la pensione al minimo che non poteva permettersi di pagare una licenza di caccia regolare, due o tre disoccupati bisognosi di racimolare qualche spicciolo. E poi la selvaggina da quelle parti era abbondante e spesso danneggiava le coltivazioni&#8230;</p>
<p><span id="more-1371"></span></p>
<p>Nista chiese al Comandante  di convocare per il pomeriggio tutti i bracconieri della zona: girando di soppiatto su e giù per il bosco dovevano pur avere visto o sentito qualcosa la sera dell’omicidio. E in un caso del genere anche una  banale osservazione poteva essere utile alle indagini.</p>
<p>La “retata” portò alla caserma della Forestale una decina di “sospetti” con  precedenti specifici: gli innocui “bricconcelli” del Comandante erano in effetti gente rude e sembravano più rabbiosi che preoccupati. Durante l’interrogatorio tutti negarono spudoratamente di dedicarsi alla caccia di frodo: magari sì, avevano colpito qualche cinghiale ferito che li minacciava, ma per legittima difesa, qualche cervo o istrice in effetti era finito per sbaglio sotto il loro trattore, però negli incidenti stradali non muoiono anche i cristiani?</p>
<p>L’ultimo dei convocati, un vecchietto basso e nervoso, forse irritato dall’attesa, alla fine sbottò: “Non dico per lei, Commissario, che non è di queste parti, ma il Comandante qui presente che ci ha convocato a fare… per romperci l’anima?! Lui lo sa benissimo che la sera in cui hanno ammazzato quel tizio, l’astrologo, era luna nuova. Non siamo mica pipistrelli che svolazziamo di notte al buio! E il radar nelle corna per ora non ce l’abbiamo! Quando è successo il fattaccio, ci può contare, stavamo tutti all’osteria in paese o a casa, a dormire, perché la mattina ci alziamo presto. La terra è bassa, caro il mio Commissario! E ora posso andare che mi girano i turaccioli a stare qui a perdere tempo.”</p>
<p>Quella del vecchio non sembrava una richiesta di congedo ma un’affermazione ed infatti l’uomo si alzò, prese il cappello e uscì, senza neppure salutare. Tutti tacquero.</p>
<p>Nista guardò con aria interrogativa il Comandante che, a mo’ di scusa, mormorò “Sa, mettere un po’ di paura a questa gente con la polizia criminale non è un’occasione che capita tutti i giorni… ma il vecchio Masini ha ragione, probabilmente quella notte nel bosco non c’erano bracconieri.”</p>
<p>Dunque, borbottò tra sé Nista, ho fatto un bel  buco nell’acqua e buttato via un pomeriggio.</p>
<p>“Il custode della villa è cacciatore?” chiese il Commissario uscendo dall’Ufficio</p>
<p>“Chi, il verduraio? &#8211; replicò stupito il Comandante &#8211; per carità, è un animalista convinto, pensi che non mangia neppure le uova!”</p>
<p>“E Paolino?”</p>
<p>“Beh, l’oste ovviamente se la fa con i bracconieri, compra gli animali uccisi di frodo per il suo ristorante. Da un punto di vista legale è un ricettatore, ma non va a caccia, per quanto ne so. Però se guardassi nella sua cella frigorifero ne vedrei di belle!”</p>
<p>“E lei perché non ci guarda?” disse Nista chiudendosi alle spalle la porta della casermetta, un po’ infastidito.</p>
<p>Comunque qualcosa aveva scoperto: quel colpo di fucile nel buio di una notte senza luna poteva sembrare normale solo a chi non avesse pratica di caccia: il custode, Paolino, le donne. Sull’ingegnere milanese però  occorreva indagare ancora.</p>
<p>Mentre saliva in auto si ricordò che entrando nell’osservatorio, oltre all’odore di polvere da sparo e sangue, aveva sentito un olezzo strano, qualcosa di gradevole e familiare. All’improvviso si rivide bambino nel giardino della zia Rosetta in Sicilia ed esclamò ad alta voce: “Gelsomino.”</p>
<p>“Un nuovo indiziato?” chiese Lo Savio mettendo in moto la macchina.</p>
<p>“Chi?”</p>
<p>“Questo ‘Gelsomino’.”</p>
<p>“Ma che indiziato e indiziato, è un fiore. Il vero gelsomino cresce al sud, non ha nulla a che vedere con quella piantaccia puzzolente che vive da queste parti e che chiamano rincospermo. Sì, gelsomino  con una punta di tabacco, ecco l’odore che ho sentito sul luogo del delitto.”</p>
<p>“Da queste parti dubito ci siano cespugli del suo gelsomino verace!” osservò Lo Savio.</p>
<p>“Infatti, era un odore particolare, di certo un’essenza di profumo.”</p>
<p>“Io me lo sentivo, Commissario, gatta ci cova – esclamò trionfante Lo Savio &#8211; il professore non era solo quella sera e si sa, chi dice donna dice danno: cercate <em>la famme</em> e il gioco è fatto.”</p>
<p>“Quando hai esaurito il tuo repertorio di ignoranza popolare, ti dispiacerebbe portarmi in Procura, Totò? E con una certa velocità, devo farmi autorizzare qualche perquisizione.”</p>
<p>“Allora abbiamo davvero dei sospetti?” replicò Lo Savio.</p>
<p>“Per ora indaghiamo sulle signore, come dici tu si comincia sempre dalle  <em>famme</em>” rispose laconico il Commissario. In effetti nessuna delle donne che aveva incontrato fino ad allora odorava di gelsomino, ma la pista andava battuta.</p>
<p>L’indomani mattina, per togliersi subito il pensiero, decise di cominciare dalla casa dei ristoratori. Una perquisizione è pur sempre un’invasione domestica e Paolino protestò rumorosamente. La visita comunque fu breve: l’ostessa non era certo il genere di donna che manda fuori di testa un uomo e sul suo <em>etager</em> il Commissario trovò solo una colonia dozzinale e una boccetta di ‘Tabacco d’Harrar’, un profumo “autarchico” usato un tempo anche dalle signore, ma utilizzato da Paoline che ne faceva uso e, per la verità, abuso, come dopobarba. Si deduceva a naso.</p>
<p>Nista si recò quindi nella villa dei milanesi. La signora Mainardi era sola e lo accolse con stupita gentilezza.</p>
<p>“Vuole perquisire il mio <em>boudoir</em>? Che indelicatezza  &#8211; esclamò ironica &#8211; comunque faccia pure.”</p>
<p>Nista entrò nella stanza della signora, una camera da letto con bagno e spogliatoio, e si  mise ad aprire tutte le boccette sparse sui mobili. Le odorava come fossero vini d’annata. La signora lo osservava, in apparenza divertita.</p>
<p>Dopo un po’ disse: “Lo sa, Commissario, lei è proprio buffo, sembra un cane che cerca tartufi! Guardi che i profumi si provano in modo diverso: deve  versare una goccia sul polso o, meglio, su un cartoncino, perché le sostanze reagiscono con la pelle e l’effetto è diversa da persona a persona, e poi annusare delicatamente. Le narici sono uno strumento raffinato.”</p>
<p>“Lei si intende di profumi?” chiese Nista incuriosito.</p>
<p>“No, ma sono cose che tutte le signore sanno!”</p>
<p>“Beh, io ho sentito dire che una donna veramente di classe usa per tutta la vita lo stesso profumo…”</p>
<p>“Si, in effetti è così. Io, ad esempio, da quando sono sposata uso solo ‘<em>Air of Paris</em>’, è una comodità anche per il marito, sa, quando deve fare un regalo…”</p>
<p>“Certo, per noi uomini è difficile indovinare i gusti di una donna.”</p>
<p>“Davvero ci mancherebbe solo che fossero gli uomini a scegliere i nostri profumi, povere noi! Mi creda, un uomo al massimo può comprare qualcosa per una fraschetta, un’amante occasionale: per fare colpo su quel genere di femmine basta spendere, usano un profumo qualsiasi per tutti i giorni e mettono ‘l’essenza di lusso’ per le occasioni speciali! S’intende quando vanno con il loro amichetto.”</p>
<p>“Già – disse Nista – esiste anche gente senza <em>bon ton</em> a questo mondo” e pensò alla madre che solo la domenica osava mettere con uno spillo una goccia di Chanel n. 5 dietro l’orecchio. Erano i tempi di Marilyn Monroe  e JFK…</p>
<p>Comunque “Air of Paris”, il profumo della Mainardi, odorava di camelia e cannella.</p>
<p>Il Commissario si scusò dell’intrusione e scese nell’appartamento dei custodi.</p>
<p>La verduraia si mostrò infastidita dalla visita, ma non poteva opporsi ad un’intrusione autorizzata dalla Magistratura. Tentò comunque di impedire al Commissario di entrare in camera accampando la scusa del disordine.</p>
<p>“E’ tutto sottosopra – disse con l’aria di vergognarsi, ma in realtà non voleva mostrare il letto matrimoniale sfatto solo da una parte.</p>
<p>“Suo marito non dorme con lei” chiese Nista quasi con noncuranza.</p>
<p>“A volte, quando deve sorvegliare la villa o alzarsi presto per dei lavori, preferisce sdraiarsi sul divano”.</p>
<p>L’attenzione del Commissario fu subito attratta da alcune boccette posate sul comodino. Erano tre tipi diversi di profumo, la verduraia evidentente non era una donna di classe. Nista sniffò il contenuto e finalmente trovò quello che cercava: gelsomino. Il profumo, una vera sinfonia di odori del Sud, si chiamava ‘<em>Estatique</em>’.</p>
<p>“Se non le dispiace porto via queste boccette” disse rivolto alla donna. Se era fortunato la scientifica avrebbe trovato tracce di ‘<em>Estatique</em>’ sui vestiti del morto.</p>
<p>“Non sapevo che il professore fosse morto avvelenato” rispose lei acida, ma non si oppose al sequestro.</p>
<p>Quando Nista entrò in Commissariato con le tre boccette in mano quasi si scontrò con l’ispettrice Biondi che lo apostrofò scherzosamente: “Che fa Commissario, si da alle spese pazze?”</p>
<p>“In che senso?” chiese Nista.</p>
<p>“Ma come, va in giro con un profumo da 250 euro e me lo domanda? Lo so perché l’anno scorso abbiamo regalato una confezione di ‘<em>Estatique</em>’ ad una collega che andava in pensione”</p>
<p>“Beh, anche se è un corpo del reato, finite le indagini glielo regalo, promesso!” disse Nista correndo nel suo Ufficio. Aveva avuto un’illuminazione.</p>
<p>Chiamò la moglie dell’ingegnere e si fece dire il nome della lussuosa profumeria milanese in cui la signora si serviva, poi, con un breve giro di telefonate scoprì che due mesi prima il marito, oltre alla solita coniugale ‘<em>Air of Paris</em>’, aveva acquistato  una confezione di ‘<em>Estatique</em>’.</p>
<p>Bella femmina, la verduraia: marito ingenuo, case comunicanti, letti separati. Una situazione ideale per un’avventura. Poi la donna aveva trovato un nuovo amante, il professore, come provava il profumo di gelsomino sul luogo del delitto ed il milanese evidentemente non aveva digerito il tradimento…Così tutto tornava.</p>
<p>“Lo Savio, in macchina!” gridò quasi allegro il commissario. L’ultimo tassello però non era a posto: doveva ancora incastrare l’ingegnere.</p>
<p>Giunse alla villa con le idee un po’ confuse. La padrona di casa lo accolse con curiosità.</p>
<p>“Ancora con la storia del profumo, Commissario Nista?”</p>
<p>“Ha mai usato un’essenza che si chiama ‘<em>Estatique</em>’ signora?”</p>
<p>“No, come le ho già detto sono fedele al mio ‘<em>Air of Paris</em>’ come a mio marito. Ah, eccolo qui, il mio ‘cumenda’, lupus in fabula!</p>
<p>L’ingegnere entrò nel salotto con aria preoccupata. Non aveva davvero voglia di scherzare.</p>
<p>“Ho sentito che in mia assenza avete perquisito la casa. Non mi pare una procedura corretta, di cosa siamo sospettati?”</p>
<p>“La notte dell’omicidio lei ha dichiarato di avere sentito un colpo di fucile.”</p>
<p>“Sì,  ho pensato fosse opera del solito bracconiere.”</p>
<p>“Lei è cacciatore?” chiese a bruciapelo Nista con tono autoritario.</p>
<p>“Sì, ma non di questa stagione: io non pratico la caccia di frodo” rispose il conte alzando un po’ la voce.</p>
<p>“Non vedo fucili in giro.”</p>
<p>“Ovviamente sono chiusi nella loro cassaforte, come vuole la legge” replicò l’uomo.</p>
<p>“Bene, allora apra l’armadio e consegni agli agenti tutti i fucili e soprattutto le cartucce in suo possesso” ordinò Nista perentorio.</p>
<p>L’ingegnere rimase per qualche secondo  immobile, poi spostò il grande quadro che occultava la fuciliera e diede a Lo Savio la chiave. Gli agenti portarono via il contenuto in grossi sacchi.</p>
<p>“Ma di cosa mi accusa?” chiese il conte.</p>
<p>“Lei quella sera ha davvero pensato ad un bracconiere?”</p>
<p>“Sì, certo, lo confermo.”</p>
<p>“E la luna, la luna, mi dica, in che fase era quella sera la luna?”</p>
<p>L’uomo ammutolì. Poi chiese di far uscire dalla stanza la moglie che iniziava ad agitarsi e chiamò al telefono il suo avvocato.</p>
<p>“Sono sicuro che la Scientifica troverà nella composizione delle sue  cartucce prove sufficienti per incriminarla &#8211; disse Nista &#8211; però mi tolga una curiosità, come ha fatto a capire che la sua amante, la Moretti, si sarebbe recata ad incontrare un altro uomo proprio quella notte?”</p>
<p>L’ingegnere era milanese, non amava perdere tempo e sapeva di essere in trappola, quindi rispose senza imbarazzo.</p>
<p>“Il profumo… io e mia moglie avevamo cenato con amici fino a tardi: sono uscito in giardino per accompagnare gli ospiti alla macchina ed ho sentito una leggera ma inconfondibile fragranza di gelsomino nell’aria. Quella sera non avevo in programma un ‘incontro romantico’ con la mia amante nel capanno degli attrezzi, quindi lei si era profumata per un’altra ‘occasione speciale’. Ho seguito la scia e … il resto lei lo sa già. Comunque meglio che sia finita così. Aveva iniziato a ricattarmi e il suo silenzio mi sarebbe costato troppo caro”</p>
<p>“Molti milioni?” chiese Nista</p>
<p>“No, peggio, voleva essere sposata!”.</p>
<p>“Beh, il suo è stato un delitto passionale, d’impeto, vedrà che la pena sarà contenuta” disse il Commissario, quasi compiangendo il povero milanese vittima della <em>famme fatale</em> delle zucchine e dei carciofi.</p>
<p>L’indomani la gioia del commissario Nista era incontenibile. Titoli sui giornali, richieste di interviste e, soprattutto, la soddisfazione di provare a tanti giovani poliziotti infatuati delle nuove tecniche della scientifica che per essere un buon investigatore occorre soprattutto fiuto.</p>
<p>“Vedi Totò, oltre agli eroi di ‘Criminal Minds’ o ‘C.S.I’. ci sono ancora commissari che risolvono i casi con metodi caserecci, suola di scarpa e cervello.”</p>
<p>Lo Savio sorrise, ma poi, battendosi un pugno sulla fronte esclamò:</p>
<p>“A proposito di tecnologia, due giorni fa il Presidente dell’Associazione Astrofili ha lasciato un messaggio telefonico per lei, forse era importante…Beh, l’ho segnato da qualche parte in questo block notes. Eccolo, ora le leggo l’appunto: “Caro Commissario, resettando la tastiera del puntatore del telescopio trovata accanto al defunto ho notato una cosa decisamente strana che potrebbe avere un qualche peso per le sue indagini. Gli ultimi dati sono stati inseriti dal professore più o meno intorno all’ora della morte e non puntano ad alcun corpo celeste, sembrano addirittura coordinate terrestri. Interpretati come latitudine e longitudine corrispondono alla città di Milano: davvero curioso, non trova commissario?”</p>
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