“Lo prende quest’anno il biglietto, signora?” chiese il bottegaio mentre incartava il prosciutto. La cliente stava leggendo la lista della spesa e sembrò non sentire la domanda.

“Guardi com’è bello il primo premio!”

La signora alzò lo sguardo e fissò per un attimo l’enorme coniglio di cioccolata che si ergeva maestoso su una specie di altarino al centro del negozio.

“Per questa Pasqua avete fatto davvero le cose in grande! – osservò la signora – Ma mi piace di più il cesto del secondo premio. Ci sono anche i ricciarelli, Siro?”

“Come no!  E datteri, baci di dama, cioccolatini al liquore; e spumante, di quello buono!”

“Ma sì, mi dia un numero: il 35, se c’è ancora.”

“Eccolo, tutto per lei!” disse Siro staccando dal blocchetto il numero richiesto – e, mi raccomando, non si perda l’estrazione della prossima settimana, ruota di Firenze!”

Siro segnò sulla matrice il nome della signora: era una delle sue migliori clienti, ma frequentava raramente il negozio, di solito mandava la cameriera Giovanna.

La signora, in verità, non avrebbe voluto partecipare al concorso: per Natale aveva vinto il primo premio, una bella confezione di liquori che il marito aveva molto gradito, e le sembrava di avere già avuto la sua parte di fortuna. E poi non voleva sembrare una profittatrice: la maggior parte dei clienti del negozio aveva di certo più bisogno di lei e, con quel ben di Dio, una famiglia di operai avrebbe davvero passato le feste in allegria.

Comunque il numero, il 35, non lo aveva scelto a caso, se l’era sognato, come a Natale. I suoi morti probabilmente volevano farle un altro regalo.

Quando le donne che la mattina presto affollavano la bottega di Siro per comprare la schiaccia con i ciccioli o il pane fresco e la mortadella per la merenda dei figli che andavano a scuola seppero che anche la signora partecipava al concorso mugugnarono un po’.

“Ma se non vendo tutti i numeri come faccio a pagare i premi? Non vorrete che ci rimetta!” si giustificò Siro.

“Sì, ma vedrai che anche questa volta piove sul bagnato!” disse una cliente vestita dimessamente.

“La roba va a chi ce l’ha” aggiunse la sua vicina di fila.

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Rosanna Bogo

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