La piccola stanza era immersa nella penombra. Alcuni monitor, poggiati su carrelli, emettevano una fioca luce ed un rumore intermittente ma regolare: per il momento, tutto procedeva normalmente. Del resto all’ospite sdraiato nel letto poco importava che il neon centrale fosse o meno acceso: gli strumenti che controllavano i suoi parametri vitali, battito cardiaco, frequenza respiratoria, pressione, segnalavano una debole attività elettrica del cervello.

Il paziente era un uomo di mezza età, immobile, con gli occhi chiusi: le sue braccia, stese lungo il corpo, magre e di un pallore spettrale, si confondevano con il bianco del lenzuolo. Dormiva o, quanto meno, sembrava che dormisse, ininterrottamente, da quasi tre mesi.

Certo non si poteva dire che il suo volto avesse quella che le anziane signore, porgendo l’ultimo saluto a qualche parente o conoscente nella camera mortuaria, di solito definiscono “un’espressione serena”, però non mostrava segni di sofferenza, forse perché, attraverso la flebo appesa accanto alla testata del letto, nelle sue vene entrava un potente analgesico.

Per tutta la vita il giacente era stato un inguaribile insonne ed ora, in certo senso, si prendeva una rivincita sul misterioso tarlo notturno che aveva ticchettato nel suo cervello fin dalla giovinezza, costringendolo a trascorrere interminabili ore con gli occhi spalancati nel buio.

In effetti, da quando aveva raggiunto la mezza età, non considerava più l’impossibilità di dormire regolarmente solo un problema: la mattina spesso si alzava stanco ma, di notte, approfittando dell’oscurità e del silenzio, aveva imparato a lasciar correre liberamente i pensieri che, di giorno, gli impegni e il rumore del mondo rendevano impercettibili.

Prosegui la lettura »

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Rosanna Bogo

Tags: , ,