Ada aveva appena finito di apparecchiare la tavola quando sentì i passi del Nardi avvicinarsi su per le scale. Per cena aveva preparato brodo e frittata di cipolle. La carne, da qualche anno, era riservata ai giorni di festa.

Il Nardi entrò, dette un’occhiata distratta alla moglie e alla cena che lo attendeva, poi andò a togliersi le scarpe sporche della terra dei campi.

“Si è alzato il vento, ma non ha ancora asciugato il terreno. Giù alla vigna è sempre un mare di fango”- commentò.

Ada guardò fuori dalla finestra, dove le nuvole erano scomparse per merito del vento che violentava gli alberi. Il Nardi accese la radio e si mise a tavola. Il volume era basso e il segnale disturbato, ma si percepiva della musica. Iniziò a mangiare la sua minestra, rumorosamente. Ada lo redarguì: “Nardi, via, non fare tutto questo rumore per un po’ di minestra”. Lo chiamava per cognome fin da quando si erano fidanzati. Un po’ per rispetto, un po’, così le sembrava, per confidenza.

L’uomo non rispose, ma il rimprovero dovette sembrargli giusto, poiché continuò a mangiare in silenzio. Quando iniziò il Giornale Radio Ada girò la manopola del volume per sentire meglio le parole.

“Orientala un po’ di più verso la finestra” le suggerì il marito “altrimenti non si sente niente”

La donna armeggiò per alcuni secondi con l’ingombrante apparecchio che occupava un angolo della cucina e subito la voce divenne più chiara. Ada e il Nardi avevano preso in prestito la grossa radio prelevandola dalla casa del signor Canaloni, un ricco proprietario terriero che la usava solo d’estate, quando veniva in villeggiatura nel podere che si trovava proprio accanto alla piccola vigna del Nardi. Diversi mesi prima, quando nel podere si erano verificate infiltrazioni d’acqua, il Canaloni aveva mandato a dire al Nardi, che accudiva per lui il podere durante l’inverno, di mettere al sicuro la radio perché non si sciupasse con l’umidità. Il Nardi aveva pensato che la cucina di casa sua fosse il posto più sicuro per mantenerla in buono stato. Era il 1936. La voce della radio teneva informati i pochi italiani che potevano permettersela sulle conquiste nelle colonie africane. Ada non aveva esitato ad utilizzare l’apparecchio, poiché anche Carlo, il loro unico figlio, era partito per l’Africa un anno prima. Così ogni sera ascoltavano il notiziario e in silenzio pensavano al figlio lontano.

Ada iniziò a lavare i piatti proprio mentre la radio gracchiava: “Sotto il comando dei nostri generali, l’impero coloniale italiano continua ad espandersi: sul fronte orientale le truppe avanzano, e avanzano anche verso sud…”

Ada smise per un attimo di ascoltare, immersa nei suoi pensieri. Un dubbio la tormentava, quasi ogni sera. Una domanda che tornava a galla nella sua testa ogni volta che sentiva quelle parole. Chissà perché, ma proprio quella sera trovò il coraggio di chiedere al Nardi, che lei riteneva uomo assai intelligente.

Esitò un attimo, poi i suoi pensieri divennero parole: “Nardi….eh, Nardi…pensavo….ma se dice che le truppe avanzano…..” un attimo di silenzio “insomma…se le truppe avanzano….se avanzano, perché questi ragazzi non li rimandano a casa?”

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Beatrix

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