Un racconto di Giorgio Castellini

castello

Autunno. È una bella giornata, il cielo è limpido, siamo nel tardo pomeriggio. Soffia una leggera brezza, che però data l’ora vi fa rabbrividire. Per terra ci sono un sacco di foglie secche.

Lucien e Lyvia stanno giocando nel parco, all’ombra del grande acero, come sempre prima della cena. Con loro ci sono due dame di compagnia che li tengono d’occhio.

Un urlo di donna viene dall’interno della fortezza, un urlo disperato. Le dame si guardano l’un l’altra, e senza dire niente una delle due si allontana di corsa. L’altra vi rassicura, e vi dice che non è successo niente, non preoccupatevi. C’è un certo scompiglio, non capite bene di cosa si tratta.

Non avete più voglia di giocare, uno strano presentimento vi coglie. Volete tornare dentro, nella vostra stanza, passare un po’ di tempo con vostra madre che vi legge quelle fantastiche storie epiche ed eroiche.

Lyvia non ne è mai stata particolarmente appassionata, tutto quel parlare di eroi violenti e muscolosi che non riuscivano mai ad usare un briciolo di saggezza per uscire dalle brutte situazioni… ma in questo momento le andrebbe bene pure una di quelle storie.

Lucien invece le ha sempre adorate, per quanto non riuscisse a immaginarsi con una lunga spada tra le mani. “Mamma, ma perché non si sono nascosti per evitare quel gruppo di orchi?”, faceva sempre domande simili a questa.

La dama ha un’aria tesa, preoccupata, ma cerca di non darlo a vedere… ed ecco che torna l’altra, ed ha le lacrime agli occhi. Non è sola, è con vostra madre, Alyia. Che bella vostra madre, sempre così elegante, così leggera nei suoi movimenti.

Perché quelle lacrime, madre? Vi preoccupate; raramente l’avete vista piangere, di solito dopo una discussione con papà. È sempre stata una donna tenace, e vi diceva che si deve combattere per difendere le proprie idee e le proprie convinzioni. Chi sa cosa voleva dire.

Si china, e vi guarda con occhi tristi, cingendovi le spalle. Sembra che cerchi di parlare, ma non fa altro che deglutire. Vi abbraccia e vi stringe forte, e sussurra che andrà tutto bene.

La brezza fa sollevare le foglie intorno a voi, mentre le fronde degli alberi si agitano un po’, lasciando altre foglie nelle mani del vento. Anche le foglie si muovono leggere, come vostra madre.

Cos’è che andrà bene?

Passi affrettati, quasi di corsa. Lucien riconosce il fruscio delle vesti, ha sempre avuto un dono nell’identificare i suoni e le voci. Zio Julian è dietro vostra madre… crolla in ginocchio accanto a lei, il rosso del mantello si mescola con il castano chiaro delle foglie. “Alyia…” non dice altro, non potrebbe. La stringe in un abbraccio forte, rassicurante. Lei piange, più forte, come se non ce la facesse più a trattenersi.

Anche papà la abbracciava sempre, però mamma rideva in quei momenti. Aveva occhi così luminosi, quando lui tornava da qualche viaggio.

Julian alza lo sguardo verso di voi; si scosta i capelli castani dalla fronte, castani come la lunga barba. Proprio come papà. Allunga una mano verso Lucien, e gli arruffa i capelli, e lo guarda con dolcezza. Poi sposta lo sguardo su Lyvia, e non c’è traccia del sorriso giocoso che ha sempre avuto.

Perché è così triste, si chiede Lyvia?

Sono passati due giorni, e nel castello regna un’atmosfera stranissima. È come se nessuno avesse voglia di ridere o scherzare. Nessuno vi parla direttamente, ma sembra che ci sia stato un brutto incidente, ed ha qualcosa a che vedere con papà. Mamma dice che non lo vedremo per molto tempo, che sta compiendo un viaggio molto importante. Quello più importante di tutti, alla fine del quale potrà riposarsi per quanto tempo vorrà. Che bello, se papà non dovrà viaggiare più allora starete sempre insieme, a giocare, a ridere ed a raccontarvi storie. Si, dice mamma, sarà così, ma tra molto tempo. È un viaggio molto lungo. È il più importante.

Siamo fieri di lui, non tutti fanno viaggi importanti, alcuni vanno solo al mercato. Nostro padre è importante, lo conoscono tutti e tutti gli vogliono bene.

Oggi c’è stata una cerimonia strana nel parco del castello. C’è una collina, dove papà aveva portato mamma e le aveva chiesto di sposarlo. È in alto, e si vede tutto il parco, ed il castello è magnifico da quel punto.

Ci sono tante persone, molti amici, anche tanti dei bambini con cui giocate ogni tanto, figli di contadini della zona, le loro madri, e tante altre famiglie. Non li conoscete tutti, ma loro sembrano conoscervi. Vi salutano, vi fanno cenni del capo, alcuni vi dicono che ci vuole coraggio, altri invece evitano lo sguardo e si allontanano turbati.

Un sacerdote parla parole vaghe. Dice che papà è in un posto bellissimo, molto luminoso, ed un giorno ci andremo tutti. Peccato, pensa Lucien, a me piace il castello. Ci sono un sacco di posti dove nascondersi; con tutta quella luce invece Lyvia mi troverà subito… beh, di sicuro papà mi aiuterà a nascondermi o a distrarla.

Hanno costruito una cosa strana, tutta in marmo con una sagoma rettangolare.

Sopra c’è il nome di papà, e tutti vogliono toccare questa cosa di pietra. Cos’è una tomba, mamma? È un monumento in suo onore, vero? Lo dicevo io che tutti gli volevano bene a papà, dice Lyvia a Lucien.

E chi è quella dama, con il lungo vestito nero ed i bordi dorati? Vi sembra di averla già vista da qualche parte, ma non riuscite a ricordare dove. Si fa avanti in silenzio… poi guarda verso il basso, come se cercasse le parole. Tutti la guardano, come in attesa, pendendo dalle sue labbra.

E poi canta. Melodiosa, splendida e struggente… Tutta questa tristezza e non so neanche cosa stia dicendo, pensa Lyvia…

Mamma mette una rosa rossa sulla pietra; vi si appoggia per un attimo, e poi è come se non potesse stare in piedi. Una delle dame accorre e la sorregge, e la porta via singhiozzante verso zio Julian.

Rimarrà sempre con noi, dice lo zio.

Certo che rimarrà con noi, smetterà di viaggiare e si riposerà. Appena torna dal viaggio gli dirò che lo zio forse non ne era sicuro, pensa Lyvia.

Julian viene verso di voi. Assomiglia tanto a papà, sembra quasi che sia lui. Quanta tristezza nei suoi occhi. Forse anche a lui manca papà. Si china e prende Lyvia in braccio; la solleva lentamente, e poi la abbraccia, accarezzandole i capelli.

Poi la guarda in viso e le dice che il momento di crescere arriva per tutti, a volte arriva troppo presto. Ma non c’è niente di male, siete forti e ce la farete.

Certo che ce la faremo, ma a fare cosa? E poi siamo già grandi!

Tutto questo parlare per enigmi mi sta annoiando, pensa Lucien. E poi tutta questa tristezza… mi viene quasi da piangere, non so perché. Mamma mi accarezza la testa, e mi viene da abbracciarla e nascondere il viso nella sua veste, nascondere le mie lacrime al resto del mondo, nascondere la mia inspiegabile debolezza.

Ma quando torna papà?

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