Per molti anni ho avuto un aspetto giovanile. La mia faccia e il mio modo di fare erano, per così dire, in “conflitto” con il dato anagrafico e molti si meravigliavano quando un documento o un’affermazione buttata lì per caso rivelavano che da un bel po’ avevo superato la boa della quarantina.
Il tempo però, da qualche anno, si è preso la sua rivincita ed ora sembro quello che sono, un vecchio, non nel senso più comune del termine e, tanto meno, in rapporto ai parametri dell’INPS, ma di certo secondo la scala di valori che vige nell’ambiente professionale in cui ho sempre lavorato, l’informatica. Non esiste attività in cui l’obsolescenza delle competenze sia più rapida e l’età degli addetti più bassa, tutto corre a velocità folle, trascinato dal turbine Internet e dai continui progressi tecnologici.
Io mi sono fatto le ossa nei lontani anni ’80, conosco programmi, sistemi operativi e computer ormai entrati nella leggenda, vera archeologia tecnologica ma tutto questo serve, al massimo, per fare conversazione: può capitare che durante una pausa in ufficio o uno spostamento in auto, per distrarsi, qualche collega incuriosito mi chieda notizie su com’era la vita di noi “informatici preistorici”, costretti a “combattere” armati di basic, minuscoli dischi fissi e ridicoli floppy o nastrini. Ho tre decenni d’esperienza alle spalle ma, contrariamente alle altre professioni, per l’informatico l’accumulo di sapere è inutile: non conta ciò che sapevi ieri, o cinque minuti fa, ma ciò che saprai domani. Da questo punto di vista mi posso definire davvero vecchio.
Per carattere sono estroverso e mi piace stare al centro dell’attenzione: quando faccio lunghi viaggi in treno o mi trovo nella sala d’aspetto del dottore, per vincere la noia, cerco sempre di attaccare discorso con i vicini e, di solito, rivelo subito la mia professione, perché so che suscita ancora un certo interesse nei profani, soprattutto di una certa età: ovviamente in queste situazioni non parlo di argomenti tecnici ma racconto aneddoti della mia vita professionale. In tanti anni di lavoro ho conosciuto un’infinità di persone e mi piace tirare fuori qualche fatterello divertente che ha per protagonista un mio cliente o uno dei miei innumerevoli datori di lavoro: a volte, lo ammetto, devo sembrare persino un po’ querulo, comunque posso vantarmi di avere in repertorio un buon numero di storie risalenti all’età “eroica” dei programmatori.
fuchs

Frank Canesciolto era un vero delinquente, entrava ed usciva dalla galera come andasse in vacanza e fuori, ad attenderlo, trovava sempre Rosy, la sua donna.