Terza e ultima parte.

Qui la Seconda parte.

Erano trascorse ormai due settimane dal furto nel Convento di San Giuseppe e le indagini non progredivano, tuttavia ogni mattina il maresciallo Pullizzi, detto Regolo, apriva coscienziosamente il fascicolo ‘Zacchia’, dava un’occhiata alla foto del rapito cercando di scoprire in quell’immagine sfocata un particolare che aveva trascurato, rileggeva le poche carte contenute nel raccoglitore con la speranza di trovare la traccia di una nuova pista da seguire, e si chiedeva a cosa mai potesse servire il corpo di un povero frate. Il movente, lo sapeva bene, è quasi sempre la chiave di lettura di un reato.

La visione del programma ‘Verità nascoste’, la sera precedente, gli aveva suggerito una possibile soluzione: truffa. Da morto il conte Cagliostro aveva solo qualche vaga somiglianza con il povero Zacchia, ma l’età, l’anno di morte, le cause naturali del decesso erano coincidenze sospette, senza contare la strana sensazione di deja vu che aveva provato di fronte al teschio del presunto Balsamo. Chiamò Trotti.

“Dovresti cercare in quel tuo Internet notizie su un certo Balsamo Giuseppe…una specie di mago vissuto nel Settecento.”

“Anche lei, maresciallo, ha visto il programma di Longoni ieri sera? Certo a volte le spara grosse, ma riguardo a Cagliostro non ha detto cavolate; tempo fa ho letto un libro sull’argomento e mi pare che davvero il corpo non sia mai stato trovato. Comunque non mi sembra una gran perdita, considerato che si tratta della tomba di un delinquente, un truffatore che ha vissuto da gran signore. Non mi piace chi si approfitta degli ingenui. Si figuri, fosse per me, quelli che in televisione reclamizzano le creme della giovinezza, i numeri del lotto sicuri, il sale antimalocchio o leggono le carte e fanno l’oroscopo starebbero tutti in galera.”

“A confronto della media dei delinquenti sono moscerini – replicò Pullizzi – e oggi manco se ammazzi il Papa ti tengono dentro a vita, figurati se imbrogli qualche allocco!”

“Certo, fanno un danno modesto però colpiscono i più deboli. Magari per una nonnetta pensionata la perdita di cento euro succhiati da quei vampiri equivale al furto di un diamante per Bulgari. Quando sento palare di microcriminalità mi girano…”

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Rosanna Bogo

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