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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Articoli con tag Brecht

Beatrix, Musica tra i Pescecani

Le puntate del racconto di Beatrix raccolte per una lettura più agevole.

E’ possibile scaricare il file direttamente qui: [download id=”21″]

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Musica tra i Pescecani – 4

Brecht in carcere - da: http://www.compagniadellafortezza.org/photogallery

Quarta e Ultima Parte

Qui la Terza parte.

Marcello alzò la cornetta del telefono e riconobbe la voce di Gigi che, in modo assai concitato, diceva: “Ma lo sai che è successo ieri sera? L’hai letto il giornale?”

Per alcuni attimi rimase spaesato: ma cosa stava dicendo il suo amico? Poi, pian piano, i ricordi riaffiorarono dalla sua memoria assonnata e le immagini della sera precedente gli affollarono la mente. Erano stati di nuovo a suonare allo spettacolo del carcere, ma questa volta all’aperto, in una piazza gremita di gente curiosa. La serata era stata lunga poiché erano intervenuti degli ospiti, tra cui un comico ed un famoso gruppo rock ed erano rientrati così tardi che sua moglie, che di solito lo aspettava alzata, l’aveva trovata già a letto addormentata. Dovevano essere state almeno le tre. Marcello, meccanicamente, guardò l’orologio: segnava le dieci e un quarto. Aveva dormito oltre sette ore, eppure si sentiva ancora assonnato. Gigi invece, all’altro capo del telefono, sembrava perfettamente lucido e riposato: “Te l’avevo detto, io, ricordi?! Secondo me qui qualcuno tenta la fuga, con tutta questa gente chi vuoi che si accorga se manca un detenuto. Si vedeva che i carabinieri guardavano lo spettacolo, mica i carcerati! Comunque io non mi ero accorto di niente, mi sembrava che quando siamo venuti via e abbiamo salutato ci fossero tutti. Forse è scappato dopo….”

“Scappato?! Ma chi?”

“E che ne so chi! Un delinquente, come li chiami tu!”

“E infatti si chiamano così. Insomma mi stai dicendo che ieri sera è scappato un delinquente durante la baraonda? Bravo! Ha fatto proprio bene! Così imparano! Ma sarà uno di quelli che abbiamo conosciuto?”

“Certo! Hanno fatto uscire solo gli attori e quindi ha recitato e poi è scappato. Ma sul giornale non c’è scritto il nome. Chissà qual è…”

“Quello più furbo! Suvvia, Gigi, ora che mi hai dato la notizia torna in piazza a fare quattro chiacchiere con gli altri assidui frequentatori delle nostre vie. Io stamani ho in programma di finire il modellino dell’Andrea Doria. Buona giornata!”

Riagganciò. Si pentì di essere stato un po’ brusco, ma doveva ancora finire di svegliarsi e non aveva voglia di stare a sentire tutti i discorsi di Gigi, che quando iniziava non la finiva più. Era solo in casa e poteva dedicarsi al suo hobby preferito con tutta la calma che gli occorreva. Mentre incollava la prua della nave pezzo per pezzo, le facce dei detenuti e dello spettacolo gli scorrevano davanti. Gigi aveva ragione, avevano fatto uscire solo gli attori – e nemmeno tutti – e quindi l’evaso doveva per forza essere uno di loro. Si erano incontrati nel pomeriggio, al teatro, per fare una prova, visto che lo spettacolo sarebbe stato un po’ diverso da quello che avevano messo in scena, per tre volte, all’interno del carcere. Durante la pausa per la cena, nel bar-trattoria di fronte al teatro, aveva osservato a lungo le mosse dei detenuti. Per curiosità, o forse per noia. Alcuni di loro avevano ospiti venuti appositamente per vederli. Il nero, per esempio, era con una altro uomo, un po’ più maturo, che a giudicare dall’aspetto poteva essere il padre. Il cantante, invece, si era seduto ad un tavolo con un  ragazzetto e avevano mangiato della zuppa. A chi lo salutava diceva: “Vedi? Questo è mio figlio!” Marcello si era meravigliato: il cantante sembrava un ragazzo ed invece aveva prole, esattamente come un uomo. Gli altri erano in gruppo, insieme al regista e ai tecnici delle luci e del suono. Carmelo era con una donna; una bella signora dai capelli biondi e lunghi, vestita alla moda e piuttosto raffinata. Marcello avrebbe scommesso che non si trattava della moglie. Erano stati per tutto il tempo al bancone del bar, seduti su quegli strani sgabelli tipici di questi locali ed avevano sorseggiato a lungo un aperitivo, senza mangiare niente, assorti in una conversazione fitta e quasi sussurrata. Carmelo era riuscito comunque a non perdere il contatto con il gruppo radunato attorno al regista ed aveva continuato ad intervenire di quando in quando nella loro conversazione con taglienti battute in dialetto napoletano. Ogni volta, però, tornava ad immergersi nel dialogo con la donna, a voce bassa e con atteggiamento complice. Marcello, Gigi e Mario avevano consumato una cena di tutto rispetto, incuranti del diabete, dell’ipertensione e del colesterolo. Quindi, tutti insieme, si erano recati nella piazza.

La prua dell’Andrea Doria era quasi ultimata quando Marcello sentì la moglie rientrare. “Ma lo sai cosa è successo ieri sera al vostro spettacolo?” chiese subito la donna, quasi gridando, dal corridoio. “Dicono che è scappato un carcerato. Tu non mi avevi detto niente e invece in giro non si parla di altro. Hanno tutti paura al pensiero che un pregiudicato stia vagando libero da queste parti. Speriamo che lo prendano presto!”

Marcello non rispose. Poche settimane prima avrebbe detto la stessa cosa. Ma ora era diverso.

Continuò, in silenzio, il suo lavoro, concentrandosi sulla perfezione degli incastri della sua creatura. In fondo al cuore, nel più inconfessabile dei suoi pensieri, vedeva già Carmelo, vestito elegante e con la donna bionda al suo fianco, attraversare l’Oceano per raggiungere, finalmente libero, le calde spiagge di Cuba.

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Beatrix

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Musica tra i Pescecani – 3

Brecht in carcere - da: http://www.compagniadellafortezza.org/photogallery

Terza Parte

Qui la Seconda parte.

Prima di entrare nel carcere, il giorno dello spettacolo, Marcello si fermò sulla soglia. Guardò l’orologio, constatò che l’anticipo era di soli cinque minuti e si tranquillizzò. Per salire le scale, tuttavia, aspettò che si fosse formato un gruppetto di colleghi musicanti e si unì a loro. Gigi era ancora fuori a fumare.

Lo spettacolo si sarebbe tenuto all’interno del teatro tenda in cui avevano fatto le prove la settimana precedente e Marcello già sapeva che avrebbe sofferto un caldo terribile. Era contento che mancasse poco a poter scrivere la parola “fine” a questa insolita esperienza.

Con tale stato d’animo entrò, insieme agli altri e col clarinetto sotto il braccio, all’interno del tendone. Lo spazio, dentro, non si connotava più come uno stanzone spoglio e scheletrito; pareti di stoffa colorata creavano i diversi ambienti necessari all’allestimento dello spettacolo e cartelli di cartone maldestramente scritti ne indicavano la funzione: e così c’erano la sala trucco, il guardaroba, la zona “ballerini” quella “cantanti” e quella “attori”.

“Il cartello DELINQUENTI non lo vedo….” borbottò Marcello.

“Come dici?” chiese Gigi, tutto intento a guardarsi attorno.

“Dicevo che non vedo un cartello con scritto MUSICISTI o SUONATORI o BANDA” ribatté pronto Marcello “chissà dove dobbiamo andare”.

“Dovete andare al guardaroba” intervenne un uomo.

Nel suo volto Marcello riconobbe il detenuto che avevano conosciuto la prima sera di prove e che doveva interpretare il personaggio di Mackie Messer, il bandito dal coltello facile.

“Vi abbiamo riservato un angolo per gli strumenti, venite con me” e li guidò tra le pareti, qualcuna di lino, qualcuna di cotone, qualcuna bianca, qualcun’altra colorata.

All’interno del guardaroba una ragazza con i capelli raccolti a cipolla li accolse cordialmente e consegnò loro i vestiti di scena: giacche nere di varia foggia ed altrettanti cappelli, uno per ognuno.

“Come state bene con questo cappello” disse il detenuto a Marcello, non appena ebbe indossato il suo abito “sembrate proprio un signore”

L’uomo era evidentemente meridionale; di Napoli, per la precisione, come spiegò poco dopo.

Marcello non riuscì a mordersi la lingua, come si era abituato a fare per evitare di dire le cose in modo troppo diretto: “Levami una curiosità: perché sei…si insomma, perché vivi qui? Che cosa hai fatto?”

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Beatrix

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Musica tra i Pescecani – 2

Brecht in carcere - da: http://www.compagniadellafortezza.org/photogallery

Seconda Parte

Qui la Prima parte.

Il giorno stabilito per la prima dello spettacolo faceva un gran caldo. “Sono i giorni del sol leone” sentenziò Gigi, mentre guidava la sua vecchia auto per la strada irta che portava al carcere. Marcello si asciugò le gocce di sudore sulla fronte con il fazzoletto, poi rispose: “Meno male che noi andiamo in galera. Vuoi che i nostri amici delinquenti non abbiano l’aria condizionata?” Gigi rise di gusto. Portare in giro Marcello era un vero spasso. Era un personaggio singolare, sempre col sorriso stampato in faccia, con le sue idee fisse ed i sui ragionamenti a cui non ammetteva replica. Quando suonava, però, bisognava lasciarlo stare, che col clarinetto sapeva fare di tutto.

Davanti al carcere, il parcheggio era chiuso con delle transenne. “Eppure l’altra volta avevamo parcheggiato proprio qua” disse Gigi. Poi scese dalla macchina e si guardò intorno, in cerca di un posto libero. In quel mentre un furgone scuro, senza vetri, si fermò di fronte all’edificio. L’autista scese, suonò al portone e, quando gli fu aperto, sparì all’interno. Gigi intanto aveva individuato uno spazio in cui parcheggiare e si stava dando da fare con le manovre. Erano arrivati per primi, come accadeva sempre da anni ad ogni appuntamento musicale. Un anticipo di un’oretta permetteva di trovare un bagno, perlustrare il luogo in cui si trovavano, a volte bere un bicchiere di vino in compagnia. Ormai era un’abitudine.

Finite le manovre, Gigi e Marcello entrarono dentro al carcere, passando dalla porta lasciata aperta dall’autista del furgone, con un anticipo di un’ora rispetto all’ora fissata per il ritrovo. Gigi suonava i piatti e con sé aveva solo un sacchetto di plastica contenente un panino ed una bottiglietta d’ acqua. Marcello, come al solito, stringeva sotto il braccio la custode del clarinetto.

Al piano terra, nelle prime due stanze che si attraversavano subito dopo l’entrata, non c’era nessuno. I due si adagiarono su due sedie di legno, le stesse su cui si erano seduti la sera della prova prima di essere ammessi a salire le scale che portavano all’interno del carcere vero e proprio. Marcello volse un’occhiata soddisfatta alle bocchette dell’impianto di condizionamento e poi guardò Gigi con aria ammiccante, come per dire: “Visto, che ti avevo detto?”. L’altro gli strizzò l’occhio e sorrise. Aspettarono così, in silenzio, per circa venti minuti, finché un uomo non entrò da una porta laterale e, vedendoli, si fermò un attimo con aria meravigliata. Quindi si rivolse ai due chiedendo: “Chi siete? Quelli nuovi?”

E Marcello: “Siamo quelli della banda”

“La banda? Certo, ho capito. Seguitemi per favore.”

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Beatrix

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot