Batteva una pioggia incessante da alcuni giorni. Gli alberi erano umidi, tutto era umido quel giorno nel bosco. Dasha assisteva all’ennesimo scontro tra il suo giovane amante Zivi e il vecchio Arish. Era lui che comandava. Glielo aveva ripetuto centinaia di volte, da quando era scoppiato quel loro amore. Era il vecchio Arish che comandava, aveva comandato fino a quel giorno e lo avrebbe fatto finché non sarebbe stato troppo vecchio, finché non avrebbe avuto più la forza di proteggerli tutti. Ma Zivi voleva essere libero di amare la sua Dasha, di decidere dove vivere, dove crescere i figli che avrebbe avuto con lei. E una piccola idea era nata nel suo cervello da un po’ di tempo.

Ne aveva già parlato anche con Dasha. Era l’unica cosa da fare, anche se lei non ne voleva sapere. Aveva paura e non aveva mai vissuto senza la protezione di Arish e Arora, sua madre.

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“Eccoci, è novembre!” e in questa frase Gilberto racchiudeva tutta la sua preoccupazione per un mese che gli aveva sempre portato guai. Suo padre lo guardava incredulo, possibile che suo figlio, sempre razionale, credesse a certe cose? Non era certo il mese che gli portava male, semplicemente finora erano state coincidenze. Ma le coincidenze, pensava Gilberto, erano davvero troppe. Ogni novembre di un anno pari, dal 2002, gli aveva regalato solo problemi. E la sua auto ne portava evidenti tutti i passaggi. Che in realtà novembre era solo l’apice di un intero anno, l’anno pari, che a Gilberto creava inquietudine. Oltretutto quell’anno era anche più lungo, era bisestile.. “anno bisesto, anno funesto”. In realtà non si ricordava se nel 2004 il 29 febbraio avesse influito nel peggiorare quell’anno, ma certo era stato un giorno in più da far trascorrere prima di giungere all’amato anno dispari.

Il 2009 ormai era alle porte, l’anno che volgeva al termine gli aveva già regalato un piccolo tamponamento e aveva rubato il “naso” alla sua auto, oltre a qualche altro piccolo problema di salute, “magari per quest’anno ho già dato!”.

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Dopo la discussione col vecchio Arish, Zivi era uscito sotto la pioggia che ormai stava finendo. Doveva essere quella notte. Non avrebbe sopportato un’altra umiliazione del genere. Se Dasha voleva rimanere lì, lui se ne sarebbe andato da solo. Ma non sarebbe mai più rientrato, non si sarebbe voltato indietro quella notte.

Cominciava a calare un po’ di nebbia, la pioggia era ormai cessata. Arora aveva cercato di fermare Dasha, che era uscita a cercare il suo Zivi. Sentiva uno strano odore nella notte, un odore che non le piaceva.

Anche il vecchio Arish sentiva qualcosa, una strana sensazione lo spinse a seguire Dasha che si dirigeva alla grande roccia. Lì qualche mese prima aveva dato il suo primo bacio a Zivi. Lì si ritrovavano ogni sera per parlare, per stare da soli. Lo trovò lì anche quella notte e vide una strana luce nei suoi occhi. Capì subito che Zivi aveva preso la sua decisione. Fece di sì con la testa, sarebbe fuggita con lui, quella era la notte giusta, la nebbia li avrebbe nascosti, la nebbia sarebbe stata la loro alleata.

Arish, fino a quel momento nascosto dietro il grosso castagno, saltò fuori: con un balzo voleva atterrare Zivi, ma quelli lo videro e cominciarono a correre.

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Gilberto si mise in macchina, sua madre si era raccomandata “Vai piano, c’è nebbia, stai attento agli animali”… Ogni volta la stessa preoccupazione. Certo la nebbia così fitta non lo avrebbe fatto correre, ma aveva tutto il tempo, non aveva fretta, nessuno lo attendeva. Le curve si succedevano più lentamente del solito, i banchi di nebbia non gli permettevano di vedere molto lontano e la sua auto non aveva i fendinebbia “La prossima macchina che mi compro, giuro che ce li faccio mettere” Ogni volta la solita frase, poi al momento dell’acquisto avrebbe risparmiato come sempre quei 200€.

Ecco l’ultima curva, poi un po’ di pace, una bella dritta di un paio di chilometri. Inoltre la nebbia sembrava diradarsi. Il peggio era senz’altro finito.

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Pochi attimi, finita la curva i fari di una macchina rivelarono le forme di tre cervi, due correvano affiancati, uno dietro di loro a seguirli. La macchina si spostò verso il lato destro della strada ad evitare i primi due cervi. Ma il terzo gli si parò davanti. A terra rimase solo del sangue e i vetri rotti del faro. L’auto tremante continuò il suo lento viaggio. Il cervo continuò per qualche metro la sua corsa, vide i suoi compagni, Dasha e Zivi, fuggire via e si accasciò a terra morente.

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Juan

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