Marisa entrò in chiesa con aria accigliata: sfiorò appena la superficie dell’acqua benedetta nella Pila e fece nell’aria un ghirigoro che somigliava più a un gesto del linguaggio dei sordomuti che a un segno di croce, quindi percorse con passo da bersagliere tutta la navata, abbassò appena un ginocchio davanti all’altare rischiando una distorsione e, senza bussare, aprì la porta della Sacrestia. Era su tutte le furie.

Don Rolando si stava mettendo la stola per la prima messa e quasi si spaventò per l’improvvisa irruzione.

“Benedetta donna, so bene che sei una vedova senza grilli per il capo e omnia munda mundis, ma se arrivavi un minuto prima mi avresti trovato in mutande! Non puoi annunciarti dando un colpetto alla porta, come fanno tutti, se non altro per riguardo alle mie vecchie coronarie?”

“Ha visto, Reverendo?” chiese Marisa, senza neppure scusarsi per il suo comportamento scortese.

“Sì, ho visto” rispose Don Rolando, che già sapeva cosa aveva fatto infuriare la donna.

Bei tempi quando il lavoro di sacrestano era svolto da taciturni e retribuiti uomini di mezza età: ora, per tenere aperta la chiesa, doveva affidarsi a un gruppo di volenterose parrocchiane, tutte donne devote in età più che canonica, impeccabili nello spolvero degli arredi, instancabili nel passare il cencio avanti e indietro sul logoro pavimento della navata, lodevoli nel mantenere in ordine le candele davanti alle Sacre immagini, sempre presenti al Rosario, ma anche pronte a mettere il becco in questioni che esulavano dall’ambito delle loro competenze.

Del piccolo sodalizio di ‘pie donne’, così definite da don Rolando con una punta di ironia che le interessate fingevano di non cogliere, Marisa era la leader incontrastata. Quel ruolo le veniva riconosciuto dalle amiche non in considerazione dell’età, era anzi una delle più giovani del gruppo, ma perché sapeva vita, morte e miracoli di mezza città. Per quaranta anni era stata dipendente delle Poste e, a forza di consegnare lettere, cartoline, raccomandate e telegrammi, conosceva un po’ tutti.

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Rosanna Bogo

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