
Marco spense il computer con una certa soddisfazione, prese il badge dalla tasca del cappotto e si avviò verso l’uscita con passo svelto. Ogni tanto può accadere che una giornata iniziata sottotono diventi all’improvviso migliore; era quello che era accaduto a lui, dopo che il capo aveva comunicato a tutti coloro che avevano preso parte al progetto speciale per l’innovazione che avrebbero ricevuto un bonus in denaro come premio per il miglior progetto messo in campo dai vari settori dell’azienda. Marco, a dire il vero, non aveva fatto granché, ma avrebbe ricevuto comunque ottocento euro in più rispetto alla tredicesima, e questo lo aveva messo di buonumore. Sua moglie era in cassa integrazione da due mesi e avevano deciso che questo Natale sarebbe stato più modesto del solito, per risparmiare qualcosa da accantonare. Dopotutto con due bambini che crescono il denaro ha la sua importanza. Avevano deciso di moderare soprattutto le spese per i regali, compresi quelli per i piccoli, ai quali sarebbe stata spiegata la differenza tra necessario, utile e superfluo, unendo alla necessità di limitare le loro richieste anche un intervento educativo di un certo valore. Nonostante tutti questi ragionamenti, condivisi con Laura nei giorni precedenti, Marco si rese conto che l’annuncio di quei soldi in più aveva subito minato le sue convinzioni. Un’idea gli era balenata immediatamente nella testa e aveva deciso che l’avrebbe messa in pratica appena uscito dal lavoro.
Dunque prese la macchina e si diresse verso il centro commerciale. Si fermò nel parcheggio sotterraneo, prese l’ascensore e salì al primo piano, dove un’allegra musica natalizia si confondeva tra le voci dei clienti e il rombo dei carrelli in movimento. Prima tappa: il gioielliere. Laura non comprava un gioiello da anni. Scelse senza indugio un paio di orecchini con un bel pendente, senza badare a spese. Poi via al reparto giocattoli: per Linda l’ultima versione della sua bambola preferita, con tanto di macchina e fidanzato. E per Gianni, che aveva insistito per mesi e poi si era arreso, il sospirato telefonino. Pagò con la carta di credito, senza pensieri. Depose i sacchetti nel carrello del supermercato, dove fece la solita spesa, come ogni venerdì. Si fermò su una panchina e scrisse i biglietti di auguri: avrebbe tenuto i pacchetti nascosti per tutta la settimana, doveva essere una vera sorpresa per tutti e tre. Poi l’ascensore lo ricondusse verso la sua auto. Durante la discesa, con la borsa della spesa in una mano e i tre sacchetti nell’altra, riuscì a stento ad afferrare le chiavi della macchina dalla tasca dei pantaloni. Pochi passi dopo l’uscita dall’ascensore un rumore metallico lo avvertì che gli erano appena sfuggite di mano. Chinarsi per raccoglierle era un problema, con tutti quei sacchetti in bilico sulle dita, perciò proseguì. Cercò la macchina con lo sguardo, la trovò lì vicino. Una rapida occhiata intorno; non c’era nessuno. Abbandonò per un momento le borse vicino alla macchina e tornò indietro a raccogliere le chiavi. Quando, dopo neanche trenta secondi, fu di nuovo lì, rimase di sasso: le borse con i pacchetti erano scomparse. La spesa c’era tutta, mancavano solo i regali. Il cuore iniziò a battergli forte nel petto. Girò lo sguardo intorno, ma non riuscì a vedere altro che automobili, e il silenzio era completo. Rimase un po’ lì, come intontito. Alla fine si decise a ripartire. Mise la borsa con la spesa sul sedile davanti, come faceva sempre nonostante le sgridate di Laura, e uscì lentamente dal parcheggio cercando con lo sguardo, in ogni angolo, qualcosa che potesse dargli la speranza di ritrovare i suoi regali. Niente.
Il viaggio verso casa fu surreale. Gli sembrava di scivolare sull’asfalto e rimase imbambolato davanti al semaforo anche dopo che era scattato il verde. Durante la cena fu taciturno, tanto che Laura gli chiese se stesse bene. Mentendo rispose di sì. La moglie pensò che fosse successo qualcosa di sgradevole in ufficio e quando furono a letto glielo chiese di nuovo. Marco ebbe addirittura il coraggio di rispondere di sì, che era deluso perché al suo ufficio non avevano dato il premio in denaro per il progetto innovativo e che c’era rimasto un po’ male, perché avrebbe voluto fare dei regali a lei e ai ragazzi, proprio con quei soldi. Si sentì vigliacco perché non aveva il coraggio di confidarle quanto era accaduto e fu contento che il buio coprisse la sua bugia. Il giorno dopo cercò di non pensarci più e pian piano riuscì a tornare alla normalità. L’episodio dei regali gli tornava di tanto in tanto alla memoria e lui subito cercava di occupare la mente con altri pensieri, perché ogni volta sentiva una insopportabile fitta allo stomaco.
E venne Natale. La mattina del 25 Dicembre, prestissimo, Laura svegliò Marco perché andasse a mettere sotto l’albero i regali che, insieme, avevano comprato per i bambini. Per Linda una sciarpa con i guanti, per Gianni un paio di scarpe da ginnastica. Poi c’erano i regali dei nonni e quelli di qualche amico. In tutto una decina di pacchetti. Marco li sistemò con cura uno accanto all’altro, poi tornò a letto in silenzio. Il pensiero dei regali mancanti lo faceva ancora soffrire, era una sconfitta che non poteva dimenticare. Farsi rubare i pacchi sotto il naso, così, non era degno di un bravo padre di famiglia. Qualcun altro avrebbe gioito per quei regali mentre ai suoi bambini non restava che far finta di essere felici per aver ricevuto doni utili. Tornò a letto e si riaddormentò di un sonno agitato.
Lo svegliò Gianni. Lo stava…baciando…sì, gli aveva dato un bacio…. Marco sobbalzò sul letto. Gianni non lo baciava dall’età di cinque anni! Gli stava anche dicendo “Grazie, papà, grazie!”.
Quando riuscì ad aprire gli occhi il ragazzino era già corso via….”Ma che diavolo sta succedendo?” si chiese Marco. Si alzò e si recò nel soggiorno, dove tutta la famiglia stava scartando i regali.
Gli mancò la terra sotto i piedi quando vide Linda scartare la sua bambola, Gianni con le dita e gli occhi concentrati sul telefonino nuovo e Laura con in mano il pacchetto con gli orecchini. Non seppe dire una parola. La moglie gli andò incontro e lo baciò: “Grazie, amore. Anche se non capisco come possa accadere che uno vada a comprare dei regali, scriva i biglietti e poi si dimentichi tutto in macchina. Certe volte ho difficoltà ad entrare nella tua testa, amore mio. Comunque grazie davvero.”
Marco deglutì, guardò Laura e le sorrise, cercando di mascherare l’imbarazzo: “ E’ che il mio ufficio.. l’ha vinto, poi, il progetto innovazione… Allora ho pensato di festeggiare…”. Sentì il calore della vergogna salire sul suo viso; si voltò e si mise a guardare fuori dalla finestra, dando le spalle alla sua famiglia. Non sapeva come era potuto succedere, gli sembrava di impazzire. Allora guardò il cielo, e l’azzurro dell’infinito gli sembrò particolarmente luminoso.
Beatrix


