Mentre il taxi la portava verso il suo primo appuntamento al buio, Laura ripercorse con la mente gli avvenimenti delle ultime settimane e un po’ tutta la sua vita.

Si ricordò di lei bambina, che a malapena alzava lo sguardo entrando in classe, consapevole dei risolini di scherno dei compagni, o di quando, più grande, aveva smesso di uscire perché tutte le altre avevano il fidanzato tranne lei.

Ricordò che all’università si vergognava persino di andare ai ricevimenti e che proprio in quel periodo aveva iniziato ad avere gli attacchi di panico. Non si era mai laureata. Ripensò a quando aveva finalmente trovato un lavoro, dopo aver spedito curricula e aver disertato colloqui per paura.

Quella volta, alla vista dell’annuncio sul giornale, aveva pensato che fosse la sua occasione: lavorare per una radio era, in effetti, l’unico modo per evitare di mostrarsi. Evitare di mostrare quel suo viso sgraziato, con il mento un po’ storto, il naso troppo evidente, la fronte sempre corrugata su due occhi insignificanti. Un suo compagno di classe delle elementari l’aveva soprannominata Scimpy, diminutivo di scimpanzé, e quel nomignolo se l’era sempre sentito attaccato addosso. Ma Scimpy poteva parlare alla radio senza farsi vedere. Il miracolo era avvenuto, le avevano fatto un provino e si erano convinti che avesse per lo meno una voce gradevole, abbastanza da poter sostituire un’altra donna per  una breve trasmissione quotidiana. A Laura era cambiata la vita ed aveva scoperto di avere una certa forza, dentro. Se ne erano accorti anche i colleghi e la striscia quotidiana era diventata la sua.

Le mancava qualcosa, tuttavia. I suoi occhi non avevano mai incrociato lo sguardo di un uomo, non c’era stato mai un bacio, mai una carezza per le sue guance rosse.

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Beatrix

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