«Pulisciti la faccia, è tutta sporca!»

«Mamma!»

«Che c’è, non ti posso più dire di pulirti la faccia? Prendi il fazzoletto dalla tasca e passalo sulle guance. Anche sotto il naso.»

«Non ho un fazzoletto, mamma!»

«Come, non hai un fazzoletto, io ti mettevo sempre un fazzoletto di cotone makò nella tasca destra dei pantaloni prima che tu uscissi di casa. Tua moglie non lo fa?»

«Il fazzoletto di cotone  ora lo usano solo i vecchietti delle case di riposo. Le persone normali comprano i fazzolettini di carta, usa e getta!»

«E li usi anche tu? E da quando?»

«Oh, ma sei proprio vecchia, sai? Figurati che la prima volta li ho visti in mano alla professoressa di scienze, al liceo, te la ricordi?»

«Certo che me la ricordo! Mi sono mai persa un ricevimento dei genitori? Ma saranno passati trent’anni…»

«Anche di più, mamma, anche di più.»

«E questi fazzolettini di carta dove li tieni? Prendili, sono sempre meglio di niente.»

«Sono nella borsa del computer, in una tasca laterale; ma la borsa non la vedo, adesso; non so dov’è, forse qui accanto a me…»

«Sì, è li accanto, non la vedi, non ce la fai a prenderla?»

«No, mamma, mi fa tanto male la testa e mi sento così stanco.»

«Piccolo mio, ti esce il sangue dal naso, devi tamponarlo!»

«Non ce la faccio, mamma.»

«E poi non devi stare sdraiato per terra con quel bel vestito, un “Principe di Galles” vero? Si sporcherà tutto!»

«Anche babbo aveva un “Principe di Galles”, me lo ricordo.»

«Era il suo unico vestito ‘buono’, quello dei giorni di festa. L’aveva comprato per il matrimonio di tua sorella e lo portava anche quando ti sei sposato tu.»

«Sì, questo l’ho comprato apposta, per avere qualcosa come lui. Io di vestiti ne ho tanti e nel mio armadio ci sono così tante cravatte che non so più dove metterle. Ma il vestito di babbo dove è andato a finire?»

«Non te lo ricordi?!»

«No, mamma.»

«E’ l’ultimo vestito che gli abbiamo messo…sei andato proprio tu a prenderlo a casa quando è successo… il fatto. Non ti ricordi che gli hai anche messo nella tasca interna una foto di tutta la famiglia?»

«Ah già … babbo è morto.»

«Ma cosa ti è successo, perché sei finito lì per terra?»

«Stavo parcheggiando l’auto e un tizio, dietro di me, ha cominciato a suonare il clacson.  Poi è uscito dalla sua auto, ha cominciato a sbraitare, urlava che questo parcheggio era il suo, che lui la sera parcheggiava sempre qui… Sono uscito dall’auto anch’io, lui mi ha aggredito, ha cominciato a picchiarmi…Lo sai che io non ho fatto mai a botte con nessuno…»

«Lo so, lo so, sei sempre stato un bravo bambino!»

«Ma ora non sono più un bambino, mamma, lo sai!»

«E tu lo sai che la differenza di età tra me e te è rimasta la stessa? Per me sarai sempre il mio bambino.»

« … quel tizio mi ha preso a pugni, ho cercato di difendermi, ma che ne so io come si fa…mi ha colpito al fegato, poi un paio di volte in faccia. Mi ha fatto un male terribile, sento le labbra gonfie, deve avermi anche rotto dei denti… poi sono caduto per terra, ho sbattuto la testa sull’asfalto… Mi fa tanto male la testa…»

«Ti esce il sangue da un orecchio…»

«Lo sento, lo sento…. Speriamo che arrivi qualcuno ad aiutarmi. Tu non puoi fare niente per me, mamma?»

«Cosa vuoi che possa fare io, povera vecchia… Prova a darmi una mano, cerco di rialzarti.»

«Non ce la faccio a muovermi, mamma, sono così stanco… devo chiudere gli occhi, ho bisogno di dormire…»

«Ecco, chiudi gli occhi, ma allunga la mano… ancora un po’ … ora ti tengo, piccolo mio, alzati su… Sono venuta a prenderti, vieni con la mamma. Ti porterò dal babbo e dai nonni, tra poco saremo di nuovo tutti insieme. Vero che adesso non senti più dolore?»

«No, mamma, ora non sento più nulla; vengo con te adesso, andiamo.»

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fuchs

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