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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

La calda estate del commissario Sapìa – 4

Quarta Parte

Qui la Terza Parte

Alla metà d’agosto Sapìa tornò in servizio. L’incidente del pozzo era ormai archiviato, si sentiva di nuovo bene, addirittura meglio di prima, più riposato e sereno.

La mattina della dimissione, per evitare inutili sforzi, aveva lasciato il reparto su una sedia a rotelle spinta con insolita energia dalla moglie. Edda sembrava impaziente di riportarlo a casa e ben presto Sapìa comprese perché: accanto all’ascensore, con un gran mazzo di fiori in mano, lo attendeva Orlando, il suo poco amato fratello. Una ‘sorpresa’ organizzata dalla moglie!

“Guarda che cammino ancora e posso darti un cazzotto in testa quando voglio – esclamò Sapìa, notando il sorrisetto ironico di Orlando – e i fiori li puoi portare sulla mia tomba, se riesci a seppellirmi! ”

“Certo, certo, farò come vuoi tu! figurati se mi metto a discutere con uno che è appena uscito dal reparto di Psichiatria” rispose ridendo il fratello.

Informato della disgrazia, Orlando si era precipitato in città, proponendo alla cognata di ospitare ‘l’invalido’ nella dimora dell’amico Luigino Bertoni per tutta la durata della convalescenza. Edda aveva immediatamente accettato: da tempo sognava di vedere la lussuosa villa a picco sul mare che il marito le aveva descritto con tanta dovizia di particolari. Nessuno si preoccupò di ottenere il consenso dell’interessato.

Sapìa, in un altro momento, si sarebbe battuto con le unghie e coi denti per mandare all’aria il progetto ma era un po’ confuso e, stranamente, trovava Orlando meno insopportabile del solito.

La convalescenza al mare, accettata per debolezza, si rivelò una piacevole vacanza: Luigino, il padrone di casa, era un giovanotto simpatico e Orlando ormai si comportava come un tranquillo signore di mezza età; quanto alla moglie sembrava addirittura ringiovanita.

Così, contrariamente al solito, Sapìa tornò in ufficio di malavoglia.

Lavoro arretrato non ne trovò. Magliana mandava avanti il caso del benzinaio magrebino con metodica lentezza ma aveva scoperto una nuova pista: la vittima frequentava una ragazza tunisina e la moglie tradita, spalleggiata dai familiari, aveva “proferito ripetute minacce di morte all’indirizzo del coniuge di fronte a testimoni.”

“Insomma potrebbe essere un delitto d’onore: movente classico… c’è altro?” chiese Sapìa.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 3

Terza Parte

Qui la seconda Parte

“Siamo arrivati! Questa è Psichiatria – disse l’infermiere, aprendo con la chiave che teneva appesa al collo una grande porta a vetri – serata tranquilla, commissario, non deve preoccuparsi!”.

Allungato sulla barella Sapìa commentò la confortante notizia con un secco “ah!”: non si sentiva più tanto propenso ad accettare quell’insolita sistemazione notturna.

“Dovevo chiedere di rimanere al Pronto Soccorso – pensò, rammaricandosi di essere sempre troppo accondiscendente con il prossimo – oppure fare una chiassata e pretendere un letto come si deve.”

I neon del corridoio erano abbaglianti, nelle camere invece nessuna luce, solo l’ultimo chiarore del tramonto che baluginava stancamente tra le stecche delle serrande socchiuse e una pallida lampada di sicurezza; sdraiate nei letti s’intravedevano siluette immobili, pazienti con gli occhi fissi al soffitto oppure immersi in un rassicurante sonno di sasso.

“Fuori è ancora giorno, saranno al massimo le nove e un quarto – pensò Sapìa, sbirciando nelle stanze – qui si va a letto con le galline…o forse non ci si sveglia neppure!”

Alcuni ricoverati, probabilmente i meno gravi, guardavano la televisione in una saletta; un uomo grosso e cupo, a piedi scalzi, percorreva il corridoio da capo a fondo strisciando lungo le pareti.

“Sindrome del criceto sulla ruota” pensò Sapìa, sforzandosi di vedere quella piccola ‘fossa dei serpenti’ in una luce meno inquietante.

“Non deve alzarsi, commissario – disse l’infermiere, aiutando il suo paziente a spostarsi dalla barella al letto – cerchi di riposare e, per qualsiasi cosa, chiami il personale di turno: questo è il pulsante.”

Rimasto solo Sapìa si guardò intorno: quando entrava in un luogo sconosciuto aveva l’abitudine di “fare il punto’ e, in quel momento, un check in gli parve quanto mai opportuno. L’oscurità, nel frattempo, era diventata penombra.

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 2

Seconda Parte

Qui la Prima Parte

Sapìa salì le scale della Questura in compagnia del commissario Strambi mentre il campanile della vicina chiesa batteva le sette.

“Dormito bene?” chiese al timido Oscar, tanto per attaccare discorso

“Un inferno, dottore – rispose Strambi, un po’ stupito dalla cortese domanda – mi sono assopito alle tre e alle cinque ero già sveglio.”

“Anch’io alle cinque ero in piedi…ma almeno potremo tornarcene a casa prima, con questo caldo non è una cattiva idea.”

“Io veramente sto meglio in ufficio…almeno ho l’aria condizionata – disse Strambi – la mia stanza è a tetto…fredda d’inverno, calda d’estate.”

“Ma perché non si trova un appartamentino più comodo?” chiese Sapìa, aprendo bruscamente la porta del suo ufficio.

“Non potrei mai lasciare la povera signora Iole, la mia padrona di casa…ha quasi novant’anni!” rispose Oscar, entrando nel suo sgabuzzino.

Sapìa scosse la testa: l’inerzia masochista del giovane collega era invincibile.

Seduto alla scrivania passò un’ora a sistemare i foglietti con gli appunti del suo ultimo caso: un giovane benzinaio marocchino ucciso giovedì notte. Tre colpi al torace, uno alla testa, un po’ troppo per una rapina finita male. Non si potevano escludere altri moventi: traffico di droga, regolamento di conti tra bande… il morto era pregiudicato.

“Se fossimo in Sicilia negli anni Sessanta – borbottò Sapìa – potrei seguire la pista passionale e risolvere il caso in quattro e quattr’otto… le corna sono la miglior risorsa dell’investigatore accidioso: scava scava, si trovano sempre.”

Lui però non si considerava pigro, agiva con lentezza ma solo perché non voleva prendere abbagli che, per gli interessati, potevano trasformarsi in immeritati soggiorni al fresco.

“Diceva bene lo zio Carlo: uno schiaffo, quando l’hai preso, non te lo toglie neppure il Papa” mormorò Sapìa guardando il ‘pizzino’ della moglie del morto: giovane, piacente, vestita all’occidentale, il tipo di donna che non passa inosservata e può dare fastidio tanto ai bacchettoni quanto alle altre femmine.

Stava ancora valutando l’opportunità di indagare sul comportamento della vedova magrebina quando la porta dell’ufficio all’improvviso si spalancò, come per una folata di vento. Il commissario quasi si sdraiò sulla scrivania per impedire ai suoi foglietti di volare via o confondersi tra loro.

“Cosa fa, Magliana, si esercita per le irruzioni?!” esclamò rabbioso.

“Mi scusi, dottore, sono entrato di corsa – disse tutto d’un fiato il commissario Magliana – che nottata! un vecchio matto si è asserragliato in casa sparando fucilate.”

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Rosanna Bogo

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La calda estate del commissario Sapìa – 1

“No, così proprio non va – disse il Questore Torrisi, scuotendo la testa con aria falsamente dispiaciuta – è un vero disastro!”

“Ma io ho studiato, professore – esclamò Sapìa allungando una mano per afferrare il foglio protocollo che Torrisi gli agitava sotto il naso con aria di rimprovero – glielo giuro!”

“Le solite scuse…ma non si vergogna, alla sua età?” disse ironico Torrisi. La stanza si riempì di risatine soffocate. Sapìa si voltò per cogliere in fallo i compagni spiritosi ma l’aula era vuota: un desolato parterre di banchi e sedie tra quattro mura spoglie.

Com’era finito in quella situazione? Sapeva di essere preparato… andava sempre preparato agli esami. Magari aveva commesso qualche errore ma nulla di veramente grave. Proprio perché non si sentiva un genio s’impegnava sempre al massimo.

“Ci deve essere uno sbaglio – disse con voce ferma e risentita – forse quello non è il mio compito… controlli il nome.”

“Vuole insegnarmi il mestiere? Tutti così, vi arrampicate sugli specchi pur di portare a casa la sufficienza! Guardi qui… Italo Sapìa 5° B… per caso non è la sua scrittura? e questa è la prima pagina… vede, non ha tradotto neanche una parola!” esclamò trionfante Torrisi, girando di nuovo il foglio. Aveva in mano un compasso e, infilata la punta proprio al cento della ‘o’ di Italo, disegnò un cerchio enorme che conteneva nome e cognome.

“Ecco quello che si merita per questa versione – aggiunse Torrisi, osservando compiaciuto la sua opera – uno zero, tondo tondo!”

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Rosanna Bogo

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La chiave

Lei in  un fresco vestito rosa antico con dei sandali bianchi. Lui con un completo avana e dei classici mocassini marroni. Sono sul treno per raggiungere la figlia nella città capoluogo. Un viaggio che fanno spesso da quando tanti anni fa la loro piccola prese coraggio e si trasferì lontano.

Il viaggio corre lento come ogni volta e per scacciare la noia i due sono forniti di quotidiani di ogni genere: ne posso contare almeno quattro di espressione politica simile e un inserto di cui ormai sono sempre più pieni i giornali.

Si scambiano poche parole sui vari articoli che stanno leggendo e sul viaggio che ogni volta sembra non finire mai. Poi l’uomo ha un piccolo sussulto nell’accorgersi dell’etichetta della lavanderia in bella vista cucita alla manica sinistra della giacca. E’ un po’ titubante nel confessare all’antica moglie il misfatto già conoscendo quella che sarà la sua reazione.

Certo non può stare tutto il giorno così e se lei lo dovesse scoprire da sola, la reazione sarebbe ancora peggiore, così allunga la sinistra e mostra l’etichetta alla moglie che con uno sguardo irritato, che afferma ancora una volta nella loro vita la superiorità della donna, cerca il modo di togliere quella bruttura. Tenta di strappare delicatamente l’etichetta ma ogni sforzo è evidentemente vano, l’etichetta non ha intenzione di lasciare quella manica. Così l’uomo azzarda un’altra disperata azione per migliorare la sua posizione e tenta di strappare con forza quell’ignominia dal suo braccio. Lo sguardo della moglie si incupisce ancora di più pregustando già le parole terribili che lancerà contro il maldestro marito che si troverà presto due buchi sulla manica. Nel frattempo cerca nella borsa qualcosa che possa recidere la cucitura che unisce l’etichetta alla giacca.

Ma il marito la precede ed un lembo dell’etichetta già volteggia libero mostrando un piccolo buco nella manica. Insignificante per lui, raccoglie tutto l’astio della donna che tenta di recuperare l’irrimediabile azione. Poi nel mazzo di chiavi che aveva tirato fuori dalla borsa sceglie quella che secondo lei potrà recidere più facilmente quell’ultimo mazzetto di fili e comincia a tagliarlo. Finalmente libero, l’anziano signore si sente sollevato ma sa che lo sguardo e il pensiero della moglie è ancora nero.

All’improvviso la mano di lei si allunga alla ricerca dell’antica compagna per un’affettuosa riconciliazione.

 

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Juan

Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: Segnalibro Sant'Agostino (760)

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Dr J. Iccapot