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Febbraio – Appalachian Spring

Acrilico, 35 x 50 cm (2011)


Il verde non è proprio il colore preferito dei pittori. Ma soltanto pochi si sono comportati così univocamente riluttanti verso tale colore come W. Kandinsky che lo definiva come elemento immobile, compiaciuto e limitato e inoltre “come una mucca immobile sdraiata, soltanto capace di ruminare mentre osserva con occhi stupidi e apatici il mondo.”

Verde come stallo, si può anche percepire secondo la valutazione di Goethe, che descriveva l’effetto di questo colore come armonioso e tranquillizzante: “non si può andare avanti e non si vuole andare avanti”. Ci si vuole soffermare e godersi l’effetto benevolo del verde in contrasto con il nostro mondo stressante e irrequieto dove si ha a volte nostalgia di un’oasi tranquilla e verde.

Verde è il colore della vita per tutti i popoli del deserto, anche per questo la bandiera del profeta Mohammed è verde, è il colore della beatitudine.

Verde è anche la nostalgia della primavera, in modo particolare dopo un inverno freddo e rigido. Il verde, pur essendo un colore statico, contiene una notevole forza interiore. É la forza del germogliare, della vegetazione, del rinnovamento, della resurrezione e della vita. Verde è in gran parte la veste della terra, dominando il paesaggio dove vivono la maggior parte degli uomini. É il colore caratteristico della vegetazione per la rispettiva stagione.

Nella suite concerto “Appalachian Spring” di Aaron Copland l’ascoltatore viene condotto in un paesaggio verde e verdeggiante. Non è una rappresentazione naturalistica di crinali verdi, si tratta di un paesaggio interiore e interiorizzato, è un sogno ad occhi aperti, una visione verde. É un paesaggio, che riflesso in sè stesso, agisce su di noi per ogni dove forse come simbolo o come esperienza archetipica. Le sfumature di verde chiaro rappresentano la forza rinnovatrice della primavera con il suo impulso di mettersi in cammino, le più scure simile al colore delle foreste di abeti agiscono verso l’interno, è il verde della perseveranza.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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Gennaio – Adagio

Acrilico, 40 x 60 cm (2011)


Secondo la sua caratteristica il colore blu celestiale ha l’impulso di liberarsi nella lontananza e nell’infinito. Ma qui viene catturato tramite parallele e fissato nel “finito”. L’infinito rimane soltanto accennato. Rimane anche la contraddizione tra quiete e forza allontanatrice. È l’adagio nella musica, avanzando tranquillamente e senza fare dei balzi scatenati. Il blu chiaro, trasparente come il cielo primaverile, invita a sognare mentre il blu scuro, il colore del sogno, ci conduce nelle profondità della mistica. Qui regna l’inconscio, il misterico.

Nel blu chiaro invece dondolano le prime farfalle colorate dell’anno. Al posto dell’approfondimento, della riservatezza, serietà o fedeltà troviamo ubriachezza, spensieratezza, blu come il “grazioso niente”, come lo definiva Goethe.

Tuttavia il blu iridescente nel mezzo del quadro ha in sè due caratteri estremi: nella luce chiara, diretta irradia leggerezza e sognante romanticismo, nella luce più scura vi è improvvisamente il contrario: profondità, notte, distanza e persino qualcosa di demoniaco…

“Adagio for strings” di Samuel Barber ha dato il suo contributo nella realizzazione di questo quadro.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Idelfonso Nieri, Cento racconti

Dice lo stesso Nieri, nella prefazione:

“Certi di questi Racconti son novelle di meraviglie; altri sono storielline tradizionali, che spiegano o pretendono spiegare qualche proverbio o qualche frase comune: i più sono veritelle, cioè fatti veri accaduti al mio paese o in quel vicinato. Per amor di varietà poi v’ho messo alcuni Caratteri e parlate prese dal vero che mi parevano degne di nota; il qual genere spesso è più ameno, spiritoso e istruttivo che molte facezie tradizionali.”

Digitalizzato da Scrivolo, il libro lo potete scaricare da qui: Idelfonso Nieri, Cento racconti popolari lucchesi (88)

 

 

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Dr J. Iccapot