Quinta parte.
Il pranzo.
Sapìa giunse a Villa Bertoni poco dopo l’una. Orlando era seduto su un muretto del parco accanto all’ingresso e, con un balzò, arrivò al cancello.
“Hai visto, Italo? – disse con tono affettuoso, aprendo le pesanti ante di ferro battuto – sapevo che saresti arrivato in anticipo e ti aspettavo.”
“Risparmiami le tue melensaggini – replicò Sapìa, parcheggiando la sua auto accanto alla decapottabile canarino del fratello – ho fatto quello che dovevo e non vedo l’ora di tornarmene a casa: se non accetti i miei consigli tanto meglio, me ne lavo le mani.”
“Ma io ho bisogno di te… e del tuo aiuto… la verità è che l’avvocato non me lo posso permettere, non ho neppure il becco di un quattrino” si giustificò Orlando.
“Tu, un playboy con piedaterre a Montecarlo, ridotto in miseria? Non ci posso credere!” esclamò Sapìa ironico. Sogghignava ma, in cuor suo, non trovava affatto divertente la situazione. Quello che prima appariva solo un timore ora diventava una certezza: Orlando era sul lastrico.
“Tu ridi, ma chi sa quando potrò mettermi in tasca il lascito di Bertoni – proseguì il fratello – la sola cosa sicura, al momento, è che la banca ha bloccato le mie carte di credito… anche Luigino è al verde. Speriamo che Rabano si commuova e ci sganci qualcosa”.
“Il giovanotto non riceve un lauto mensile?”
“Già speso! Luigino, povero illuso, sperava di raccattare qualcosa da sua madre ma anche noi eravamo a secco.”
“La famiglia Bertoni non arriva alla seconda settimana del mese!?” esclamò Sapìa, più stupito che scandalizzato.
“E dove li metti i debiti? Le banche non sono il sarto o il pizzicagnolo… il conto delle carte di credito lo devi pagare… e subito”
“Però la signora Bertoni poteva scialacquare centomila euro in due mesi…l’hai detto tu – obiettò Sapìa – con quella disponibilità di liquidi vuoi farmi credere che lei e il figlio stavano in braghe di tela? Non prendermi in giro, non sono dell’umore giusto!”
Rosanna Bogo




