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	<title>Scrivolo &#187; Gialli</title>
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		<title>Sapìa e la pecora nera &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 06:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gialli]]></category>
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		<description><![CDATA[Terza parte. Qui la seconda parte. Tra colleghi ci s&#8217;intende. Il commissario Allegri, responsabile delle indagini sulla morte [<a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-3/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton3181" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FGehS2&amp;via=scrivolo&amp;text=Sap%C3%ACa%20e%20la%20pecora%20nera%20%26%238211%3B%203&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2012%2F01%2Fsapia-e-la-pecora-nera-3%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><img class="alignleft" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2012/01/scogliera.jpg" alt="" width="250" height="192" /> <strong>Terza parte.</strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-2/">Qui la seconda parte.</a></strong></span></p>
<h3>Tra colleghi ci s&#8217;intende.</h3>
<p>Il commissario Allegri, responsabile delle indagini sulla morte della signora Bertoni, non onorava il suo nome. Era un uomo anziano, triste… un po’ rattrappito: sembrava un travet in bolletta affetto da dispepsia. Entrò nel salotto di villa Bertoni con un incedere incerto e si presentò a Sapìa senza manifestare particolare cordialità.</p>
<p>“Buongiorno, Allegri &#8211; disse, tendendo la mano &#8211; suo fratello mi ha detto che è un collega.”</p>
<p>“Onorato, Italo Sapìa &#8211; rispose il commissario &#8211; sono in servizio a *.”</p>
<p>Stringendo la destra ossuta che gli veniva porta notò nello sguardo di Allegri una luce mansueta, insolita nel loro mestiere</p>
<p>“Bella città, la conosco bene… lì mi sono laureato in Legge, di sicuro qualche anno prima di lei!” disse Allegri.</p>
<p>“Non vorrei che lei fraintendesse il significato della mia presenza qui, commissario &#8211; aggiunse Sapìa &#8211; Orlando, mio fratello, ha solo me al mondo e, capirà, in una situazione del genere non potevo lasciarlo solo.”</p>
<p>Sapìa ci teneva a precisare che avrebbe evitato di ingerirsi nelle indagini. Non era nel suo stile e poi non valeva la pena di compromettersi per quella carogna di Orlando: si permetteva di insultarlo, di chiamarlo fascista… proprio lui, comunista rivoluzionario ganzo di una vecchia riccona!</p>
<p>“Certo, capisco, il sangue non è acqua &#8211; disse Allegri, rassicurato dalla cauta premessa del collega &#8211; tra fratelli ci si aiuta, è naturale.”</p>
<p>“Bene, l’importante è chiarirsi. Ora, se mi vuole scusare, devo chiamarela Questuraper avvertire che oggi sarò assente… per gravi motivi personali.”</p>
<p>“Le spetta un permesso retribuito &#8211; osservò amichevolmente Allegri &#8211; un problema così grave in famiglia mi pare una motivazione più che valida.”</p>
<p>L’osservazione riguardo alla situazione di Orlando parve a Sapìa un cortese avvertimento: non prometteva nulla di buono. Per ingraziarsi il collega decise di telefonare rimanendo in salotto: voleva apparire una persona schietta e corretta, un libro aperto.</p>
<p>Prima di chiamare la Questura fece il numero di casa, doveva tranquillizzare Edda.</p>
<p>“Sono Italo &#8211; disse, prevenendo le domande e i rimproveri della moglie &#8211; ho fatto tardi per motivi… tecnici. Sto bene e ti richiamerò stasera, ciao.” La moglie ebbe appena il tempo di mormorare “Ma…”</p>
<p><span id="more-3181"></span></p>
<p>Poi Sapìa telefonò in Ufficio. Non erano ancora le otto e Magliana di certo si trovava per strada: chiese di parlare con Strambi. Il giovanotto soffriva d’insonnia, si svegliava sempre alle quattro e così, alle sette, era già nel suo stanzino, seduto alla scrivania con lo sguardo perso nel vuoto.</p>
<p>“Sono Sapìa, deve farmi un favore, Strambi: telefoni all’Ufficio Personale e avverta che ho un grave impedimento, un problema improvviso. Insomma oggi non vengo al lavoro e forse neanche domani… mi metto in ferie…anzi, prendo tre giorni di permesso retribuito. Con il Vicequestore me la vedo io, quando torno. E dica a Magliana che mi deve sostituire.”</p>
<p>“Si sente male, dottore? &#8211; chiese Strambi, reso dalla depressione sensibile alla più piccola sfumatura di sofferenza altrui &#8211; se ha bisogno di qualcosa, per quello che posso fare, sono a sua disposizione.”</p>
<p>“La ringrazio ma sto ottimamente, non si tratta di un problema di salute… questioni di famiglia, faccende legali… eredità, scocciature burocratiche insomma. La ringrazio comunque dell’offerta, sarà per un’altra volta…le auguro una buona giornata!”</p>
<p>Strambi, tutto sommato, non si era rivelato peggiore di Magliana: aveva un carattere troppo sensibile per frequentare senza ambasce obitori e carceri o trattare con feroci criminali ma non sembrava stupido… un ingenuo sognatore, come  Morganti  senza il fiuto da segugio dell’ispettore. Però un commissario poteva occuparsi anche di usura, truffa, furti in appartamento:</p>
<p>“Non tutti cantano da basso, ci sono anche i tenori e persino i falsettisti &#8211; si disse riponendo il telefonino nella tasca interna della giacca &#8211; prima o poi devo fare una bella chiacchierata con il giovanotto.”</p>
<p>“Fatto? &#8211; chiese Allegri &#8211; ora, se vuole, l’accompagno a vedere dove abbiamo ritrovato il corpo della povera signora Bertoni.”</p>
<p>“La ringrazio ma, come ho già detto, non voglio mettere il naso in cose che esulano dalle mie competenze… per non parlare del conflitto d’interesse! La metterei in una posizione ambigua.”</p>
<p>&#8220;Via, non sono un ragazzino! so quello che posso o non posso fare: venga a vedere, così, per curiosità, da collega a collega.”</p>
<p>Sapìa decise di accettare la proposta: non aveva sollecitato quel favore ma, visto che Allegri insisteva, perché non accontentarlo?</p>
<p>“Aspettate: faccio strada” disse Orlando, seguendo i due commissari in giardino.</p>
<p>“Non occorre, conosco la strada… lei rimane qui” ordinò Allegri, evidentemente infastidito dall’invadenza di quel giulivo sospettato.</p>
<p>“Desidera rimanere solo con me &#8211; pensò Sapìa &#8211; dunque deve riferirmi qualcosa d’importante e riservato.”</p>
<p>Allegri però si mise a parlare del più e del meno, del panorama, del prezzo degli affitti estivi a Cala Marina, delle meduse che avevano rovinato la passata stagione.</p>
<p>Quando giunsero nel punto del sentiero da cuila Bertoniera precipitata Sapìa si sporse per guardare in basso: lo strapiombo terminava in riva al mare, sei o sette metri sotto.</p>
<p>“Un bel volo, vero? fatale per via delle rocce…se fosse caduta un metro a destra forse si sarebbe salvata.”</p>
<p>“E’ stata spinta?” chiese Sapìa. Visto che Allegri l’aveva tirato in ballo voleva farsi un bel giro di valzer.</p>
<p>“A un primo esame direi che non l’hanno gettata di peso e neppure spinta &#8211; rispose Allegri &#8211; il punto d’impatto non si discosta molto dal dirupo, non ci sono lividi, segni di difesa… insomma sembrerebbe scivolata accidentalmente…però era scalza e aveva le gambe graffiate”.</p>
<p>“Non ci trovo nulla di strano: siamo al mare, capita di camminare a piedi nudi. Quanto alle ferite, saranno dovute alla caduta, non crede? la parete rocciosa è piena di spuntoni.”</p>
<p>“Vede, Sapìa, il fatto è che i graffi sono stati causati da rovi, non da rocce, e le ciabatte della Bertoni si trovavano tra i cespugli sopra il sentiero, una zona del parco lasciata “al naturale”: insomma la povera signora stava correndo in mezzo ai bronchi, fuori dallo stradello, e andava talmente di fretta da perdere i sandali. Poi, secondo la mia ricostruzione, con un balzo è passata dalla collinetta al sentiero ma ha posato male il piede oppure è inciampata, volando nel dirupo. Guardi, non c’è recinzione e il corrimano si trova nella parte interna del camminamento.”</p>
<p>“Insomma, cosa vuole da me? &#8211; domandà Sapìa bruscamente ma senza acrimonia &#8211; dovrei chiedere a mio fratello se inseguiva la sua amante tra i cespugli per ucciderla? farlo confessare?” Con un tipo come Allegri era meglio giocare a carte scoperte.</p>
<p>“Certo che no! &#8211; replicò Allegri pacatamente &#8211; ma anche lei ammetterà che gli indizi suggeriscono una precisa dinamica dell’accaduto… la signora Annalaura stava fuggendo da un aggressore, tuttavia la caduta potrebbe anche essere la conseguenza del tutto involontaria di uno scherzo o di un innocente gioco amoroso… stranezze dei ricchi. Ora, nell’ipotesi che suo fratello sappia che la morte della Bertoni è stata davvero un incidente…al massimo si potrebbe parlare di omicidio colposo, omissione di soccorso. Lei comprende che, in casi del genere, una confessione spontanea può essere determinante in sede processuale:  basterebbe che Orlando mi dicesse come si sono svolti i fatti….”</p>
<p>“Insomma, le sue dichiarazioni dovrebbero concordare la ricostruzione dell’accaduto” osservò Sapìa.</p>
<p>“Per il momento non esiste una ricostruzione ufficiale… il particolare delle ciabatte ritrovate nel parco non è stato ancora divulgato e nessuno ha visto i graffi sulle gambe della signora, a parte i domestici filippini giunti per primi sulla spiaggia. Ines, la cameriera, ha coperto il cadavere con la sua vestaglia.”</p>
<p>“Ma perché mi ha riferito notizie riservate, le ha dato di volta il cervello! &#8211; esclamò Sapìa stupito &#8211; è una violazione del segreto d’ufficio, per giunta, in concorso con il fratello di un sospettato! Ha deciso per caso di metterci nei guai?”</p>
<p>“Ma via! alla mia età e con il lavoro che faccio se non fossi in grado di riconoscere a colpo d’occhio una persona di cui mi posso fidare dovrei cambiare mestiere, non le pare?”</p>
<p>Sapìa si sentì mancare la sabbia sotto i piedi: aveva di fronte un Morganti invecchiato, un servitore della Legge giunto alle soglie della pensione con l’illusione di poter distinguere il male dal bene, come se fossero entità reali e separabili.</p>
<p>“Lei è fortunato, Allegri &#8211; rispose con un sospiro &#8211; io sono l’ultimo dei Moicani…ma non faccia più esperimenti del genere, rimarrebbe deluso.”</p>
<p>“Beh, adesso torniamo alla villa &#8211; disse il collega, fingendo di non aver colto il velato rimprovero &#8211; su, mi dica cosa pensa della mia proposta&#8230; parlerà con suo fratello?”</p>
<p>“Lei deve essere un po’ matto, Allegri &#8211; disse Sapìa &#8211; però ho deciso di assecondare la sua follia. Sonderò il terreno con Orlando ma, se colgo anche solo un barlume di colpevolezza, farò di tutto per mandarlo in galera, anzi, come dice mia moglie in gattabuia!”</p>
<p>“Guardi che mi ha frainteso: io non voglio questo genere di collaborazione! si figuri… neppure la legge pretende che si tradisca il proprio sangue &#8211; replicò costernato Allegri &#8211; le ho parlato solo per vedere se si potevano togliere le castagne dal fuoco senza troppo rumore… risolvere la questione rapidamente, senza lasciare spazio alle chiacchiere… lei è un collega e, mi pare, anche una persona seria, non merita che certi giornalisti d’assalto zuppino il biscotto nei dispiaceri della sua famiglia.”</p>
<p>“La ringrazio, non desidero certo finire nel tritacarne mediatico, ma le garantisco che lei non mi chiede nulla che io non sia disposto a fare spontaneamente &#8211; dichiarò con un certo orgoglio Sapìa &#8211; però non voglio che mi giudichi un bacchettone spietato pronto a sacrificare un fratello sull’altare della Giustizia.”</p>
<p>“Io non la giudico affatto, davvero!” disse Allegri.</p>
<p>Sapìa si fermò bruscamente a qualche metro dalla porta finestra del salotto: voleva concludere quella delicata conversazione lontano da ascoltatori indiscreti.</p>
<p>“Il fatto è che Orlando all’anagrafe può anche risultare mio fratello, ma dentro di me, in fondo al cuore è un estraneo, una tara che ho ereditato come si eredita una malattia vergognosa…già a quindici anni si è messo a fare di testa sua, anche lei ricorderà cosa combinavano gli studenti negli anni Settanta… prima è diventato anarchico, poi militante della sinistra extraparlamentare e sempre con la sua bella canna in tasca, l’eskimo, i capelli lerci a mezza spalla, parolacce e insulti come piovesse: nostro padre era un preside… pensi che umiliazione per un insegnante: qualsiasi genitore poteva dirgli <em>medice, cura te ipsum!</em> Passata la sbronza politica il caro Orlando voleva diventare artista: Accademia di Belle Arti, compagnie strane, viaggi in Oriente&#8230; per strada faceva buffonate che chiamava ‘installazioni’. Meritava lui di essere installato… in un manicomio, ma all’epoca erano già chiusi. Spariva per mesi e poi ricompariva, magro e malaticcio, a caccia di soldi.”</p>
<p>“La prego &#8211; disse Allegri imbarazzato &#8211; non continui, sono cose troppo personali e lei non mi deve nessuna spiegazione.”</p>
<p>“La prego io di ascoltarmi, fino in fondo &#8211; esclamò Sapìa &#8211; abbia la pazienza di sentire tutta la storia: mi preme spiegare le ragioni del mio atteggiamento…innaturale. Per farla breve le continue mattane di Orlando hanno amareggiato a me la giovinezza e ai miei genitori la vecchiaia.”</p>
<p>“Comprendo la situazione: i figli, a volte, sono la croce dei genitori!” disse Allegri, cercando di interrompere una confessione del tutto fuori luogo tra estranei. Inavvertitamente aveva messo il dito non in un normale rapporto fraterno ma in una piaga familiare incancrenita e, ora, si trovava in piena tragedia greca.</p>
<p>“E non sa ancora il peggio &#8211; aggiunse Sapìa &#8211; ma forse la sto annoiando?”</p>
<p>“No, no, parli pure &#8211; rispose rassegnato Allegri &#8211; non mi disturba, sono solo dispiaciuto per lei. Anch’io ho un figlio adolescente che mi da tanti grattacapi… un po’ come suo fratello.”</p>
<p>“Non lo dica neppure per scherzo! altro che grattacapi! C’e una cosa… una cosa che non ho raccontato a nessuno, mai, neppure a mia moglie… un giorno, lavoravo già in Polizia, sopresi Orlando in salotto, con una pistola in mano… minacciava nostro padre per costringerlo ad aprire la cassaforte… doveva saldare un grosso debito con una banda di spacciatori. Il sangue mi andò alla testa: all’epoca ero agile e facevo un po’ di judo così prima mi sfogai pestandolo di santa ragione e poi lo costrinsi a entrare in una comunità. Bene o male si rimise in carreggiata: era cambiato ma aveva una visione della vita altrettanto balorda della precedente. Si vestiva con eleganza, frequentava locali alla moda, amoreggiava con le figlie de… aveva i desideri dell’edonista ma non i mezzi. Per via di un furto avevo conosciuto i Bertoni e così pensai di sistemare Orlando a casa dell’ingegnere: con lui, se non altro, avrebbe fatto la bella vita di riflesso.”</p>
<p>“Il furto in casa Bertoni… ricordo la vicenda, un colpo da cinquecento milioni, un lavoro da professionisti… però sono stati beccati” osservò Allegri.</p>
<p>“Già, li ho incastrati io, recuperando anche il bottino. Bertoni, riconoscente, chiese se poteva sdebitarsi con me in modo legale e io gli raccomandai mio fratello, ovviamente senza nascondere i suoi demeriti… l’ingegnere si mostrò comprensivo e Orlando, per ringraziamento, gli sedusse la moglie. Un fratello scapestrato potevo anche sopportarlo, un gigolò no, era veramente troppo. Nel frattempo i nostri genitori erano morti e decisi di tagliare i ponti… immagini come mi sono sentito quando ieri, dopo tanti anni, Orlando mi ha cercato. Sono venuto qui solo per  trovargli un buon avvocato…niente di più…per amore della povera mamma. Comunque, anche se lo detesto, sono disposto a trattarlo come un qualsiasi estraneo, innocente fino a prova contraria: se mi convincerà al cento per cento di essere estraneo ai fatti bene, altrimenti, caro Allegri, la prego di sbatterlo in galera, per vent’anni… che sconti anche il male fatto alla famiglia.”</p>
<p>“Le prometto che terrò presente la sua valutazione. Sarà un giudice tutt’altro che pietoso!” disse Allegri, un po’ commosso e contento che lo sfogo del collega fosse giunto alla fine.</p>
<p>“Non merita pietà, mi creda!” mormorò Sapìa entrando nella villa.</p>
<p>“Chi non merita pietà?” chiese Orlando, seduto in un angolo ombroso della stanza.</p>
<p>“Chi uccide un bambino…stavamo parlando del caso della piccola uccisa a calci dal convivente della madre” rispose Allegri con insospettabile prontezza.</p>
<p>“Che orrore!” commentò Orlando.</p>
<div></div>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #ff6600;">Continua&#8230;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sapìa e la pecora nera &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 06:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-1/">Qui la prima parte.</a></strong></span></p>
<h3>Vita in villa.</h3>
<p>“Ma dov’eri finito, Italo?! &#8211; esclamò Orlando, aprendo il cancello di villa Bertoni, un elegante manufatto in ferro battuto disegnato da uno dei migliori architetti Liberty della Riviera &#8211; perché hai spento il telefonino? Edda è preoccupata… mi ha già chiamato tre volte, poverina.”</p>
<p>“Scusa tanto se sono in ritardo &#8211; rispose ironico Sapìa, chiudendo lo sportello dell’auto &#8211; ma hanno sgozzato una donna vicino alla piazzola dov’ero parcheggiato e gli omicidi sono sempre seccature, ormai dovresti saperlo anche tu!”</p>
<p>“Una donna uccisa ai margini della strada… una battona? E che ci facevi in un posto del genere? ah… capisco, birichino… però un morigerato padre di famiglia non dovrebbe coltivare certi vizi &#8211; esclamò il fratello ridacchiando, sapeva bene che Italo non si concedeva passatempi del genere -  giuro che non dirò nulla a Edda! Non faccio la spia, io.”</p>
<p>“Razza d’imbecille! &#8211; replicò Sapìa bruscamente &#8211; ero fermo sulla piazzola perché stavo parlando con te al telefono!”</p>
<p>“Allora è successo verso le due… alle due e dodici, per esattezza: ho guardato la sveglia quando mi hai fatto sobbalzare nel letto” precisò Orlando.</p>
<p>Sapìa non rispose: in quel momento il delitto della superstrada era l’ultimo dei suoi pensieri.</p>
<p>I due fratelli si avviarono in silenzio lungo lo stretto sentiero a gradini che, dal cancello d’ingresso, portava alla villa. All’orizzonte la sfera del sole era quasi del tutto emersa dal mare: l’alba stava diventando giorno.</p>
<p>“Ecco la modesta magione dei Bertoni” disse Orlando aprendo il portone di casa.</p>
<p>“Vedo che il buonumore non ti manca, nonostante il recente lutto &#8211; replicò il fratello &#8211; certo vivere in un posto del genere mette allegria… caro marxista dei miei stivali.”</p>
<p>“Che ci vuoi fare, Italo, i tempi cambiano e noi mutiamo con loro. Quanto ai miei sentimenti… sono addolorato per la povera Annalaura, ci mancherebbe altro! però ho la coscienza tranquilla: io non sono colpevole e, come diceva sempre mamma, ‘male non fare paura non avere’ &#8211; osservò pacatamente Orlando &#8211; prima o poi la verità verrà fuori…comunque se ti serve un alibi per la ragazza assassinata, io sono qui: tra fratelli questo ed altro!”</p>
<p><span id="more-3166"></span></p>
<p>“Ascoltami bene, Orlando &#8211; disse Sapìa, buttandosi sulla prima poltrona a portata di mano &#8211; per colpa tua non dormo da un giorno, ho passato la notte in compagnia di un cadavere e mi sento la schiena a pezzi: non ho voglia di scherzare. E’ chiaro?”</p>
<p>“Scusa, Italo… con tutto quello che è accaduto sono un po’ fuori di testa” rispose sottovoce il fratello.</p>
<p>“Una sistemazione davvero di lusso &#8211; pensò Sapìa guardandosi intorno &#8211; un parco a picco sul mare, una villa inizi Novecento con mobili d’antiquariato, un’auto sportiva gialla, il colore preferito di Orlando, parcheggiata vicino all’ingresso… e lui: magro, abbronzato, biondo, senza una ruga. Non sembra davvero un uomo di quasi cinquant’anni!”</p>
<p>“Bello  vero?” disse Orlando, notando lo sguardo del fratello che vagava per la stanza.</p>
<p>“Sì, il povero ingegnere aveva buon gusto” osservò Sapìa.</p>
<p>“Figurati! Bertoni era ignorante come una capra, lo conoscevi anche tu… un neandertaliano: ingegnere sulla carta, <em>onoris pecunia &#8211; </em>esclamò Orlando &#8211; io posso ben dirlo! per quindici anni ho fatto il segretario a quell’analfabeta e ti garantisco che non riusciva a scrivere due righe di saluti senza fare tre strafalcioni.”</p>
<p>“Già, tu surrogavi alle sue carenze… in tutti i campi…” disse Sapìa sprezzante. Sapeva che la relazione tra la signora Bertoni e Orlando era nata in epoca ben anteriore alla vedovanza.</p>
<p>“E allora? un marito anziano e ricco con una moglie bella e intelligente: sono forse il primo uomo al mondo che ha approfittato di una situazione del genere? E poi Annalaura era innamorata di me e mi capiva… insisteva perché riprendessi a dipingere!”</p>
<p>“Sì, il cancello della villa &#8211; aggiunse ironico Sapìa &#8211; ma se eravate così uniti perché non vi siete sposati, dopo la dipartita di Bertoni?”</p>
<p>“Per via del figlio… questioni ereditarie” rispose Orlando rattristato.</p>
<p>“Moglie devota e madre ammirabile!” commentò il commissario, sarcastico.</p>
<p>“Non è bello scherzare su una persona morta &#8211; mormorò Orlando &#8211; per me Annalaura era davvero una donna speciale. Mi bastava vivere accanto a lei per sentirmi felice.”</p>
<p>“E chi non sarebbe contento di vivere in un paradiso del genere? spero che tu abbia messo  da parte le briciole di questo Bengodi perché i bravi avvocati costano.”</p>
<p>“Io non ho bisogno di un bravo avvocato, sono innocente! &#8211; obiettò Orlando, prendendo una tazza di caffelatte dal vassoio che una cameriera assonnata aveva appena deposto sul tavolino del salotto. Anche Sapìa si servì generosamente, la mattina aveva sempre fame. Guardò la pendola Luigi XV che troneggiava accanto al caminetto. Erano solo le sei.</p>
<p>“Senti Orlando, io con gli omicidi ci campo e ti garantisco che le cose non vanno sempre lisce come pensi tu &#8211; disse Sapìa con tono amichevole… visto che la logica non faceva breccia nella testa dura del fratello bisognava ricorrere alle armi della persuasione &#8211; noi poliziotti siamo persone normali, a volte prendiamo cantonate e poi abbiamo pregiudizi, sentimenti, antipatie, al pari di tutti gli esseri umani. Ad esempio, non credi che la tua posizione di amante mantenuto dalla vittima ti renda, oltre che sospetto, antipatico? Prova a metterti nei panni del commissario incaricato d’indagare sulla morte della Bertoni… un poveraccio che riceve un modesto stipendio statale e di certo non è molto contento della sua vita: entra in questa villa, vede i mobili d’antiquariato, i quadri antichi, la fuoriserie gialla e, infine, un gigolò abbronzato vestito come un damerino… sai cosa pensa?  guarda che marpione… magari si è liberato della vecchia per amore di una donna più giovane oppure la signora stava per dargli il benservito e lui l’ha prevenuta… insomma l’istinto gli suggerisce di indagare su di te e lui comincia a scavare come un cane da tartufi… e scava, scava, scava finché non trova qualcosa in grado di confermare la sua supposizione.  E ti sbatte dentro con sommo piacere.”</p>
<p>“Io non sono un tartufo e Annalaura non era una vecchia, aveva solo nove anni più di me!” disse Orlando risentito.</p>
<p>“Sei incredibile! Hai cinquant’anni e vivi ancora nel mondo dei sogni: devi metterti in testa che esistono gli errori giudiziari e un bravo avvocato potrebbe darti consigli utili su come affrontare gli interrogatori, presentare un alibi convincente, trovare le parole giuste per fare buona impressione. Quando hai a che fare con poliziotti e magistrati essere innocenti non basta, occorre anche sembrarlo.”</p>
<p>“Io non ho nulla da nascondere, i tuoi colleghi possono sottopormi anche al terzo grado, si accomodino pure!” replicò Orlando.</p>
<p>“Ma quanto sei ingenuo! E se ti confondi? &#8211; esclamò Sapìa &#8211; chi conosce i trucchi del mestiere riesce a farti dire anche quello che non pensi.”</p>
<p>“Che chiedano pure: se dico sempre tutta la verità, solo la verità e nient’altro che la verità, non mi posso confondere!” ribadì convinto Orlando.</p>
<p>“E l’alibi? Ce l’hai almeno uno straccio di alibi? &#8211; domandò Sapìa, spazientito &#8211; dov’eri quando è successo il fatto?”</p>
<p>“Nella mia camera da letto… io e Annalaura avevamo stanze separate. Dormivo con i tappi negli orecchi, come faccio quasi sempre, e non ho sentito nulla: mi ha avvertito dell’accaduto la cameriera, dieci minuti dopo l’incidente. Di sicuro Annalaura stava scendendo alla caletta per vedere il tramonto della luna, le piaceva tanto… avrà messo un piede in fallo, il sentiero è ripido e senza parapetto. Ines, la domestica, è stata svegliata da un urlo. Lei e il marito si sono precipitati fuori e hanno trovato Annalaura sulla spiaggia, già morta. E’ caduta da un’altezza di sei o sette metri… poteva anche salvarsi, la sabbia è morbida, ma ha centrato una roccia. Poverina, era destino che finisse così. Comunque si tratta di una disgrazia e nessuno riuscirà mai a dimostrare che avevo un movente per ucciderla… al contrario: è chiaro che la sua morte mi danneggia, con lei facevo una vita da nababbo e ora tutto il patrimonio passa al figlio Luigino… dovrò campare con un modesto benservito del vecchio Bertoni. L’ingegnere era al corrente della mia relazione con la moglie ma non me ne voleva… nel suo testamento ha disposto una specie di liquidazione, nel caso Annalaura mi avesse lasciato oppure fosse morta: avrò centomila euro e un piccolo appartamento a Montecarlo… lontano dal centro.”</p>
<p>“Poverino… ti toccherà chiedere l’elemosina!” commentò ironico Sapìa che in banca, dopo ventisette anni di onorato servizio, non aveva metà di quella cifra e possedeva un quartierino di quattro stanze in periferia.</p>
<p>“E’ un lascito sostanzioso, lo so, ma si tratta di un’inezia rispetto al patrimonio dei Bertone.”</p>
<p>“Insomma, non sei con il culo per terra &#8211; disse con voce falsamente comprensiva il commissario &#8211; ma temo che dovrai impegnare buona parte delle tue future ricchezze in avvocati e periti. Magari questo Luigino è disposto a farti un prestito: quando arriva?”</p>
<p>“Si trova già qui, da una settimana &#8211; rispose Orlando &#8211; voleva trascorrere una breve vacanza con la mamma.”</p>
<p>“E, quando non è in ferie, cosa fa il povero orfano?”</p>
<p>“Nulla, a parte respirare… come tutti i rampolli della razza padrona.  Non hanno bisogno di guadagnarsi la pagnotta, il loro lavoro è sperperare quello che i genitori e i nonni hanno rubato agli operai. Vivo in questo mondo da tanti anni e li conosco bene: tu t’intendi di assassini, io di ricchi.”</p>
<p>“Onore al compagno Sapìa!” esclamò il commissario alzando il pugno chiuso con una smorfia di scherno.</p>
<p>“Sfotti, sfotti pure, però tu, questa gente, la proteggi in cambio di un miserabile stipendio &#8211; replicò Orlando, divenuto all’improvviso serio e aggressivo &#8211; io invece la sfrutto.”</p>
<p>“<em>Ex ore tua te iudico</em>… &#8211; disse Sapìa &#8211; hai appena detto di essere un parassita e sai che mi viene da pensare, così, a naso?”</p>
<p>“Sentiamo, sono tutto orecchi, signor commissario!”</p>
<p>“Penso che tu e quel perdigiorno di Luigino potreste aver eliminato la povera Annalaura per dividervi il bottino. Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi ma non tanto campata in aria.”</p>
<p>“Hai davvero un humour da canonica, Italo &#8211; mormorò Orlando &#8211; credevo che t’importasse qualcosa di me, ma vedo che sei qui solo per prendermi in giro e…vendicarti.”</p>
<p>“E di cosa mi dovrei vendicare? del fatto che sei un idiota e, da più di trent’anni, trascini nel fango un cognome che, detto per inciso, è anche il mio? Un danno del genere non si può risarcire.”</p>
<p>“Lo sai bene di cosa parlo. Il babbo con te ha tenuto la briglia corta, insomma ti ha tartassato ben bene, mentre io ho sempre fatto quello che volevo… eri convinto che fossi il suo favorito, il figlio minore viziato per troppo amore… e sei ancora geloso, persino adesso che lui non c’è più. Ma ti sbagli&#8230; il babbo non mi voleva più bene, era solo diventato più vecchio e più debole. Tra noi corrono quasi dieci anni: dai cinquanta ai sessanta, un uomo cambia, non ha più voglia di lottare. E poi considera che abbiamo caratteri diversi… senza offesa, ma tu sei sempre stato un cagasotto, una vittima predestinata! Lo sai, vero, come ho messo in riga il professor Goffredo Sapìa? Avevo quindici anni, te lo ricordi? Una settimana fuori casa senza dare notizie e il vecchio leone si è sciolto come cera: se osava rimproverami la mamma gli mollava certi calci sotto il tavolo da azzoppare un elefante!”</p>
<p>Sapìa avrebbe preferito dimenticare quel triste episodio ma, suo malgrado, ricordava perfettamente le lacrime della madre e la costernazione del padre, additato da tutti come il tiranno che aveva fatto fuggire il piccolo Orlando.</p>
<p>“Con la tua severità gli farai venire la paranoia, come a quello strambo di Italo” aveva sentenziato la zia Carolina, carezzando la testa dell’angioletto ribelle appena ricondotto in seno alla famiglia da una pattuglia di carabinieri.</p>
<p>Orlando aveva fatto un passo falso evocando un passato così doloroso per il fratello.</p>
<p>“Tu…tu…sei una carogna &#8211; sbottò Sapìa, cercando di scacciare dalla mente quei ricordi angosciosi &#8211; non dovresti neppure nominare i nostri genitori: hai fatto venire il crepacuore alla mamma e il babbo… certi giorni non usciva neppure da casa per timore di vederti in cima al muretto della scuola, con la bandiera rossa in mano e il megafono… tu, il figlio del preside, aizzavi i compagni a scioperare, a occupare il liceo, a imbrattare i muri!”</p>
<p>“In gioventù ho fatto i miei errori e li ho pagati di tasca mia” sentenziò Orlando.</p>
<p>“Ti sbagli, fratello, anch’io ho pagato una parte dei tuoi debiti: vivevamo nella stessa casa e, tutti i giorni, sentivo liti, pianti, discussioni, sempre per colpa tua… e mi sforzavo di fare il figlio ubbidiente per non aggravare la situazione.”</p>
<p>“Invidia, solo invidia! ti disturbava che un ragazzino tenesse testa al vecchio mentre tu strisciavi. Hai sempre avuto il complesso di castrazione: per te il potere paterno, le leggi, l’autorità statale sono sacri e intangibili. Sotto sotto sei un represso…un fascista… non a caso fai il questurino!”</p>
<p>Sapìa saltò in piedi avventandosi contro il fratello come una furia: stava per mettergli le mani alla gola quando il campanello d’ingresso suonò.</p>
<p>“Qualcuno al cancello principale… l’apri-porta è rotto &#8211; disse Orlando, sottraendosi alla presa del fratello &#8211; vado ad aprire. Sarà il commissario Allegri, è un tipo mattiniero. Oggi ha in programma un sopralluogo in giardino con Ines e Adolfo, i camerieri.”</p>
<p>Orlando uscì in fretta dal salotto. Era contento che il duello con Italo si fosse interrotto al primo sangue: in quel momento aveva bisogno del suo aiuto e poi sapeva che le parole del fratello, come un tempo quelle del padre, contenevano una buona dose di dura verità.</p>
<p>Rimasto solo Sapìa lentamente si tranquillizzò. Non doveva arrabbiarsi con Orlando, era come prendersela con la grandine. Alla sua età ragionava ancora come il ragazzino discolo di un tempo: probabilmente sarebbe morto a cent’anni senza rendersi conto del male che aveva fatto ai suoi familiari e, in fondo, anche a se stesso.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-3/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sapìa e la pecora nera &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima parte. Affari di famiglia. Il commissario Sapìa infilò la chiave di casa nella serratura. Una, due, tre [<a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-1/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton3143" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FuZtgG&amp;via=scrivolo&amp;text=Sap%C3%ACa%20e%20la%20pecora%20nera%20%26%238211%3B%201&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2012%2F01%2Fsapia-e-la-pecora-nera-1%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p><a href="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2012/01/scogliera.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3144" title="scogliera" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2012/01/scogliera.jpg" alt="" width="500" height="384" /></a></p>
<p><strong>Prima parte.</strong></p>
<h3>Affari di famiglia.</h3>
<p>Il commissario Sapìa infilò la chiave di casa nella serratura. Una, due, tre mandate… almeno questa volta i familiari si erano preoccupati di chiudere la porta. Entrò sbattendo l’anta con energia, per farsi sentire:</p>
<p>“Sono io, Edda,” disse ad alta voce. Voleva evitare che, al solito, la moglie si affacciasse alla cucina esclamando con aria sorpresa ‘ah, sei tu, Italo’.</p>
<p>Da vent’anni rientrava a casa più o meno alla stessa ora e, da vent’anni, Edda si meravigliava che l’intruso con un mazzo di chiavi in mano piantato in mezzo al corridoio non fosse un ladro ma suo marito.</p>
<p>Una volta, fresco sposino, Sapìa aveva chiesto alla moglie perché, nel dubbio di trovarsi faccia a faccia con un malintenzionato, non brandisse un mattarello o un batticarne e lei, con un sorriso serafico aveva risposto: “Ma lo so che sei tu… ti riconosco da come giri la chiave!”</p>
<p>Il commissario rimase immobile accanto alla porta. Le luci erano accese ma la casa sembrava vuota… brutto segno. Dopo qualche secondo la signora Edda fece capolino nell’ingresso ed esclamò:</p>
<p>“Ah, sei tu, Italo! &#8211; dalla voce però sembrava più ansiosa che stupita, evidentemente covava qualche problema… infatti, subito dopo, aggiunse &#8211; ti aspettavo!”</p>
<p>Sapìa, rassegnato alla sventura, entrò in cucina e chiuse la porta.</p>
<p>“Su, dimmi quale disgrazia ci ha colpito, questa volta!” chiese pacatamente, sedendosi al tavolino.</p>
<p>“Togliti almeno la giacca…lo sai quanto costa la lavanderia” replicò la moglie. Cercava di guadagnare tempo, era nervosa, di sicuro non doveva trattarsi di una delle solite sciocchezze: Fredo che prende un brutto voto, Paolino che si sbuccia un ginocchio, la suocera malata o l’arpia del piano di sopra con il suo bucato gocciolante.</p>
<p>Comunque, si consolò Sapìa, non poteva essere un fatto davvero grave, altrimenti Edda avrebbe chiamato sulla ‘linea rossa’ d’emergenza.</p>
<p>“Allora? parla, sono seduto e pronto a tutto.”</p>
<p><span id="more-3143"></span></p>
<p>“Ecco…verso le cinque il telefono ha squillato e io ho risposto… rispondo sempre quando il telefono suona, qualcuno potrebbe sentirsi male, la mamma oppure uno dei ragazzi … e tu fai un lavoro così pericoloso!”</p>
<p>“Certo, potevano chiamare dall’ospedale o dall’obitorio… invece…? Si può sapere chi accidenti ci ha telefonato questo pomeriggio? sei più reticente di un mafioso!”</p>
<p>“Orlando” disse Edda, con l’aria del soldato consapevole di avere tirato la spoletta della bomba a mano troppo presto.</p>
<p>“Orlando!!! &#8211; urlò Sapìa saltando in piedi &#8211; ci mancava solo Orlando, la ciliegina sulla torta, lo sai che non me lo devi neanche nominare!”</p>
<p>“Ma Italo &#8211; obiettò timidamente la moglie &#8211; è pur sempre tuo fratello!”</p>
<p>“Sì, hai ragione, è mio fratello &#8211; replicò Sapìa uscendo dalla cucina imbufalito &#8211; ma io mi considero figlio unico.”</p>
<p>A tavola la signora Edda non tornò sull’argomento: era vietato discutere di questioni importanti di fronte ai figli. Bisognava mantenere la gerarchia familiare: loro due, i genitori, erano gli ufficiali, Annalisa, Goffredo e Paolo i soldati… e la truppa, si sa, deve eseguire gli ordini senza tante spiegazioni.</p>
<p>A mezzanotte Sapìa decise di spengere il televisore: prima o poi doveva pur andare a letto.</p>
<p>“Non vuoi sapere cosa mi ha detto?” gli domandò la moglie, vedendolo entrare in camera. Contrariamente al solito era ancora sveglia e con la luce del comodino accesa.</p>
<p>“Conosco già la risposta: ha bisogno di denaro, è malato oppure sta nei guai… qual è la giusta: a, b o c?” chiese Sapìa. Parlava a bassa voce ma, in cuor suo, stava urlando.</p>
<p>“La terza. Buona notte” rispose Edda, dando le spalle al marito. Era evidentemente indispettita. Dopo tutto il fratello era suo! per lei Orlando si identificava con un giovanotto incontrato solo una volta, al pranzo del matrimonio… un perfetto estraneo. I ragazzi poi non l’avevano mai visto, per loro era uno zio fantasma.</p>
<p>“Non ti metterai mica a dormire proprio adesso! &#8211; disse Sapìa scuotendo per una spalla la moglie &#8211; sputa il rospo!”</p>
<p>“Ma per chi mi hai preso, per uno dei tuoi delinquenti? &#8211; esclamò, sempre sottovoce ma con tono irato, Edda &#8211; se lo vuoi proprio sapere è nei guai… guai brutti, giudiziari… però, se a te non interessa, figurati a me! Può anche passare tutta la vita in prigione.”</p>
<p>“Sta in galera?” chiese stupito Sapìa: Orlando non si era mai spinto tanto avanti su quella che il padre chiamava “la via lastricata dell’Inferno.”</p>
<p>“No, per ora no: si trova a Cala Marina, nella villa dell’Ingegner Bertoni…ma in gattabuia ci finirà presto e con l’accusa di omicidio…”</p>
<p>Sapìa saltò giù dal letto, afferrò i panni che si era appena tolti e, mormorando tra sé, rabbiosamente, ‘gattabuia!’, parola che detestava con tutto il cuore, corse in bagno.</p>
<p>Dopo cinque minuti era già vestito e pronto per uscire.</p>
<p>“Questo è il recapito telefonico che mi ha lasciato &#8211; disse la signora Sapìa, raggiungendo il marito sulla soglia di casa con un foglietto in mano &#8211; la vittima è la vedova dell’ingegner Bertoni, forse si tratta di omicidio… però non correre, Italo, guida con prudenza! per le strade di notte girano tanti ubriachi!”</p>
<p>Sapìa accennò un bacio d’addio sulla guancia della moglie, gesto richiesto dalla drammatica situazione. Edda gli carezzò di sfuggita la fronte poi, notando la mancanza di un elemento essenziale per ogni missione rischiosa, aggiunse &#8211; non porti il cambio della biancheria?”</p>
<p>“No, non ho intenzione di fermarmi, torno in serata… già: vado, l’ammazzo e torno!” rispose Sapìa a bassa voce, chiudendo con attenzione la porta per non svegliare i figli.</p>
<p>Uscire di casa e guidare per due ore, in piena notte e dopo una giornata di lavoro, era quello che il Commissario definiva una ‘stravaccata’ e un fratello come Orlando non meritava davvero un sacrificio del genere.</p>
<p>“In effetti non sono preoccupato per lui &#8211; pensò, turbato dalla terribile ansia che gli serrava lo stomaco &#8211; sto correndo a salvare il buon nome dei Sapìa!”</p>
<p>Orlando aveva sempre creato problemi: ex rivoluzionario senza arte né parte, pittore fallito mantenuto da una matura e facoltosa vedova, era la tipica pecora nera immancabile nelle migliori famiglie…</p>
<p>“Però &#8211; esclamò ad alta voce il commissario &#8211; leggere sui giornali che un certo Orlando Sapìa viene accusato di omicidio è un altro paio di maniche! Non ci chiamiamo mica Rossi o Bianchi!”</p>
<p>Verso le due di notte Sapìa si fermò in una piazzola dell’autostrada per avvertire Orlando del suo imminente arrivo: voleva almeno la soddisfazione di svegliarlo in piena notte. Era sempre stato un dormiglione e, nella sua testa, i pensieri inquietanti ricevevano subito lo sfratto.</p>
<p>Aveva appena spento il motore quando, da un cespuglio, sbucò una giovane donna in abiti succinti. La ragazza si avvicinò alla macchina dicendo, in una lingua di sua creazione ma perfettamente comprensibile, “Tendla eulo.”</p>
<p>Sapìa abbassò il finestrino e, gentilmente, rispose:</p>
<p>“Grazie per la conveniente offerta, signorina, ma sono gay.”</p>
<p>“Tu gualdale, venti eulo.”</p>
<p>“Mi spiace, sono anche cieco” aggiunse un po’ irritato il Commissario, chiudendo bruscamente il vetro.</p>
<p>“Che tempi! &#8211; mormorò tra sé  Sapìa &#8211; una povera donna attraversa il Sahara per venire a fare la vita ai margini di un’autostrada…e noi sogniamo di trasferirci in un’isola sperduta tra i selvaggi!”</p>
<p>A fari spenti spostò la macchina in un angolo buio, per non creare problemi all’attività della regina dei cespugli.</p>
<p>“Favoreggiamento della prostituzione, Italo” si disse, cercando di trovare divertente la situazione.</p>
<p>Fece suonare a lungo il telefono di Orlando: anche in una situazione del genere quel farabutto era capace di dormire con i tappi negli orecchi.</p>
<p>Dopo qualche minuto, mentre ancora tentava di rintracciare la vergogna dei Sapìa, notò che una macchina si stava fermando all’altro capo della piazzola.</p>
<p>Nulla di strano, però la mente del commissario, per deformazione professionale, tendeva a registrare ogni evento al di fuori del quotidiano tran tran piccolo borghese.</p>
<p>Un uomo dall’andatura giovanile, ovviamente un cliente, scese dall’auto e, dopo un attimo, scomparve con la ragazza tra le ombre del boschetto, dietro i cespugli. La luna piena, alta in cielo, illuminava la romantica serata ma, a venti metri di distanza, i contorni della scena apparivano vaghi.</p>
<p>Proprio allora Orlando rispose al telefono, chiedendo con tono sonnolento e per nulla preoccupato: “Chi è?”</p>
<p>“Il diavolo che ti porti, razza di scimunito! sono Italo, per mia disgrazia tuo fratello! Perché hai chiamato Edda? Non devi coinvolgerla nelle nostre questioni, lo sai.”</p>
<p>“Ma tu, quando senti la mia voce, chiudi subito la comunicazione, come faccio a parlarti?” obiettò Orlando.</p>
<p>“Potevi mandarmi una <em>mail</em>!” rispose Sapìa, dopo un attimo d’incertezza. L’obiezione del fratello non era del tutto infondata.</p>
<p>“Non sono cose che si possono dire in due parole… io ed Edda abbiamo parlato più di mezz’ora…è stata molto comprensiva.”</p>
<p>“Allora dovevi scrivermi una lettera, spedire una raccomandata espresso, mandare il <em>pony express</em>, il corriere dello Zar, un piccione viaggiatore… un accidenti che ti pigli, grandissimo imbecille &#8211; esclamò  Sapìa, furioso &#8211; facciamola finita qui… il resto te lo dico di persona! E non andare a dormire!”</p>
<p>Il commissario troncò bruscamente la comunicazione: non aveva voglia di sentire la risposta di quel caprone di Orlando.</p>
<p>Proprio in quel momento, all’altro capo della piazzola, la macchina del cliente accese i fari. Sapìa notò che erano passati solo cinque minuti:</p>
<p>“I giovani di oggi…la mattina leoni e la sera…”</p>
<p>L’auto s’immise in superstrada passando a qualche metro dal nascondiglio del commissario. Sapìa si ritirò nell’ombra notando il modello e, approssimativamente, anche il colore della macchina… abitudini da poliziotto in appostamento… ma non vide la faccia dello sconosciuto: una nuvola aveva appena oscurato la luna.</p>
<p>Stava per girare la chiave dell’accensione quando sentì un urlo terrificante: afferrò la torcia che teneva sul cruscotto e scese di corsa. Le grida provenivano dalla boscaglia… balzò dietro i cespugli pensando “avessi almeno portato la pistola per sparare a Orlando!”</p>
<p>Avanzò facendosi largo tra i rami e, dopo qualche metro, il fascio di luce della torcia illuminò un corpo femminile seminudo steso a terra, All’altezza della testa si allargava una pozza di sangue. Accanto, in piedi, una ragazza bionda si disperava strappandosi i capelli. Sapìa comprese subito che non c’era più nulla da fare per quella poveretta e compose il 113.</p>
<p>Aveva il cuore in gola. Che storia: commissario fermo in una piazzola frequentata da prostitute scopre il cadavere di una ragazza sgozzata… stava andando a trovare il fratello sospettato di omicidio… Davvero una bella famiglia questi Sapìa!</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline; color: #ff6600;"><a href="http://www.scrivolo.it/2012/01/sapia-e-la-pecora-nera-2/"> Continua&#8230;</a></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; X</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[Sapia]]></category>
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		<description><![CDATA[X. Il trionfo della verità Qui la nona parte. Il Commissario non aveva parlato in ufficio della nuova [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/09/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-x/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2802" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FyX6E5&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20X&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F09%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-x%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />X. Il trionfo della verità</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-all%e2%80%99universita-%e2%80%93-ix/">Qui la nona parte.</a></span></span></p>
<p>Il Commissario non aveva parlato in ufficio della nuova pista che stava seguendo. Dubitava di vincere al primo colpo il braccio di ferro con Tassi e poi era geloso delle sue scoperte. Varcando il portone della Questura però si rese conto di aver agito in modo sleale. Forse più egoistico che sleale: ‘solipsistico’ era il termine che usava, in questo genere di situazioni, il povero professor Gilioni.</p>
<p>Come avrebbero reagito i suoi ‘collaboratori’? potevano anche offendersi, legarsela al dito, e magari rifiutarsi di lavorare con lui, in futuro.</p>
<p>“Vorrà dire che farò da solo: come dice Edda ‘la torta è di chi l’ha cucinata’! le linci della Scientifica si sono fatte sfuggire l’indizio e le tracce nella foto potevano notarle anche gli altri… abbiamo giocato ad armi pari!”</p>
<p>All’improvviso si sentì un bambino cattivo che non vuole dividere i giocattoli con i compagni, un cane con l’osso in bocca che ringhia al branco, una belva che azzanna il suo pezzo di carne sanguinolenta in solitudine… tornava con il nome dell’assassino scritto sull’agendina come un trofeo da safari: doveva riconoscere anche il merito dei battitori!</p>
<p>Quando comunicò la novità a Magliana, Morganti e Strambi i tre rimasero sbalorditi.</p>
<p>Strambi, a bocca aperta, si guardava intorno con l’espressione felice e frastornata del sequestrato che torna libero: era la prima indagine che seguiva dall’inizio alla fine e, anche se non capiva bene come si fosse sciolto il groviglio, si sentiva contento.</p>
<p>Magliana invece, abituato a rimanere al palo, gioiva all’idea di avere chiuso il suo primo caso di omicidio in pochi giorni…la Sfingedi certo si attribuiva tutto il merito ma, nel lavoro di squadra, c’è sempre il cavallo che tira di più: l’importante era entrare nell’ufficio di Torrisi e poter dire ‘abbiamo un presunto colpevole per il giudice!’</p>
<p>Solo a Morganti l’esclusione dalla fase finale dell’indagine bruciava davvero: dopo tutto era l’unico ispettore sempre disposto a collaborare con Sapìa. Correva tutto il giorno qua e là per riempire i suoi post-it, sopportava stoicamente freddure, proverbi, occhiate di compatimento e poi, quando si tiravano le reti in barca, il Capo lo lasciava a terra…no, non era giusto.</p>
<p><span id="more-2802"></span></p>
<p>“Il presunto assassino, Mario Aldi, è uno studente di informatica &#8211; disse Sapìa &#8211; davvero un insospettabile, anzi un inesistente, visto che il suo nome non compare neppure una volta nel fascicolo delle indagini: senza la confessione di Tassi avremmo di sicuro impiegato un bel po’ di tempo per stanarlo.”</p>
<p>“Potevamo seguire la pista del Centro Elettronico” osservò Magliana con tono risentito. “Appunto, la faccenda sarebbe andata per le lunghe. Per fortuna, il nostro testimone a rotelle conosceva l’identità della persona che si trovava nei bagni con Stefania: l’aveva incontrata poco prima, proprio lì e per lo stesso motivo della ragazza.”</p>
<p>“Comprare un esame!” esclamò il giovane Oscar.</p>
<p>“Bravo Strambi! &#8211; esclamò Sapìa: era il momento giusto per indorare la pillola &#8211; in effetti siamo stati tutti bravi! il caso rischiava di diventare complicato… quando ho avuto l’intuizione che forse Tassi era la chiave di tutto, ho dovuto agire in fretta: se davvero era un testimone reticente l’assassino poteva anche tentare di eliminarlo! se non cedeva subito l’avrei arrestato, per metterlo al sicuro. Ora è nascosto in casa di parenti.”</p>
<p>“Questo Aldi insomma gestiva il business” disse Magliana, mostrando interesse per far capire al Commissario che non gli portava rancore e si accontentava della sua <em>excusatio non petita</em>.</p>
<p>“Proprio così &#8211; aggiunse Sapìa &#8211; Tassi però ignora i meccanismi della truffa, non sa se ci sono altri complici e, del resto, conosceva solo di vista anche Aldi. C’è ancora molto lavoro da fare: bisogna mettere le manette al nostro uomo, chiarire il movente, sgominare la banda.”</p>
<p>“Però poteva avvertirmi, Commissario! &#8211; disse Morganti &#8211; mi sarei risparmiato di indagare sugli amori di via del Lavatoio, non è stata una passeggiata.”</p>
<p>“A proposito: ha scoperto con chi è fidanzata la signorina De Sisti?”</p>
<p>“Con Massimo Covi. Volevano nascondermi la relazione ma le altre ragazze hanno cantato. Confesso che lo sospettavo, stavo per chiedere al dottor Magliana di controllare anche i suoi esami.”</p>
<p>“Ottima intuizione! Sono certo che, alla fine, Covi non uscirà immacolato da questa faccenda. E indovini un po’ chi aveva soppiantato il suo sospetto preferito nel cuore della De Sisti? Tassi!” disse Sapìa.</p>
<p>“Già, studenti di informatica tutti e due, Covi e Tassi” mormorò Magliana, dandosi mentalmente dello stupido.</p>
<p>“In effetti Tassi sembrava a posto e la ragione mi diceva di non indagare in quella direzione perché il ragazzo non aveva la capacità fisica di uccidere, per via della gamba, ma poi la foto con le tracce delle ruote mi ha aperto gli occhi: ho risistemato i miei post-it e la soluzione si è materializzata, chiara ed elementare. Al solito, per risolvere il puzzle, basta trovare il tassello più importante e accostargli via via le altre tessere.”</p>
<p>“Davvero ha risolto il caso basandosi su un’impronta di ruota?” chiese Strambi ammirato.</p>
<p>“E senza scomodarela Scientifica! &#8211; rispose Sapìa, contento di avere trovato un estimatore &#8211; Prima ho capito qual’era l’elemento che Tassi e la vittima avevano in comune, un esame da superare in tutti i modi, poi ho scoperto che il testimone mentiva, grazie all’impronta della ruota: che altro mi occorreva? Bastava dedurre che la scorciatoia imboccata dai due fosse la stessa per trasformare la loro contemporanea presenza nei bagni della Facoltà di Giurisprudenza da evento casuale a indizio. Anche il ragazzo, come la povera Stefania, dovevano incontrare il burattinaio della truffa. Ma solo il nostro testimone aveva ancora fiato per dire chi fosse, solo lui conosceva il nome. Fortunatamente Tassi ha deciso di collaborare quasi subito.”</p>
<p>“Ora però bisogna chiarire il movente, per il giudice &#8211; osservò Magliana &#8211; tra premeditato volontario o preterintenzionale c’è una bella differenza!”</p>
<p>“Non credo che Aldi abbia agito con premeditazione &#8211; replicò il Commissario &#8211; in fondo è solo uno studente convinto di avere trovato una miniera d’oro, un modo per fare denaro facile senza sporcarsi le mani. Quando si è trovato di fronte un problema imprevisto ha reagito con l’esagerazione tipica del dilettante: il timore di perdere la così detta ‘rispettabilità’ trasforma gli incensurati in pericolosi delinquenti, si sa. La ragazza era in bolletta, doveva assolutamente aggirare l’ultimo esame… probabilmente ha azzardato un ricatto, la disperazione a volte rende leoni anche i conigli. Il giovanotto, preso alla sprovvista, di fronte alla prospettiva di finire in galera ha perso la testa… così è successo il patatrac.”</p>
<p>“E pensare che avevamo sotto mano un testimone oculare in grado di indicare il colpevole prima ancora che il corpo arrivasse all’obitorio!” sospirò Morganti.</p>
<p>“La Scientificadoveva comprendere subito l’importanza delle tracce lasciate dalla sedia a rotelle” osservò Magliana, un po’ deluso dalla defaillance dei suoi eroi in guanti di lattice.</p>
<p>“Ma al dottor Sapìa quel particolare non è sfuggito! &#8211; disse Strambi, divenuto ormai un <em>fan</em> della Sfinge &#8211; così ha scoperto il responsabile dell’omicidio e della truffa: quell’assassino non se la caverà.”</p>
<p>“L’avremo trovato ugualmente, magari tra un mese” replicò il Commissario, con finta modestia.</p>
<p>“Davvero? risalire ad una persona rimasta fuori dalle indagini e senza particolari legami con la vittima non è facile &#8211; disse Magliana &#8211; per noi questo signore non esisteva proprio: Mario Aldi…non sembra neanche il nome di un assassino”</p>
<p>“Lo potevamo incastrare identificando la persona che ha inserito materialmente i dati fasulli nel computer &#8211; obiettò Magliana, dopo qualche secondo di riflessione.</p>
<p>“Già, ma non è detto che avrebbe parlato &#8211; ribatté Morganti &#8211; il complice probabilmente è incensurato e se la caverà con poco, forse non andrà neppure in galera… magari poteva farsi scrupolo di tradire un amico che rischiava l’ergastolo.”</p>
<p>“Facciamo quindici anni, al massimo &#8211; disse Sapìa con tono ironico &#8211; di questi tempi ‘fine pena mai’ è una concetto che si applica esclusivamente al matrimonio e solo davanti all’altare… per fortuna.”</p>
<p>Il Commissario sapeva che quel genere di discorsi irritava Morganti: per l’Ispettore il sacro vincolo nuziale era il pilastro della Società ma da giorni attendeva il momento giusto per saldare il conto dei tanti “Capo” che aveva dovuto ingollare in silenzio.</p>
<p>“Ha ragione Andrea &#8211; osservò Magliana, mostrandosi solidale con l’amico Morganti &#8211; una cosa è la falsificazione di atti, un’altra l’omicidio. E poi, prima di indagare tra i dipendenti dell’Università, dovevamo escludere interventi esterni perché con i computer…”</p>
<p>“Non attacchi di nuovo la tiritera delle truffe informatiche, la prego &#8211; esclamò Sapìa &#8211; ce la reciterà un’altra volta. Quanto alla faccenda dei falsi esami, spero che il signor Aldi sia disposto a confessare non solo l’omicidio, ma anche il meccanismo del raggiro: lui si ingrazierà il magistrato e noi ci risparmieremo un bel po’ di lavoro. A proposito, Magliana, dovrebbe trovare l’indirizzo di Aldi, Tassi non lo conosce.”</p>
<p>“Non ci sono problemi: ormai con il Direttore Amministrativo ci diamo del tu e le impiegate delle Segreterie sono come sorelle &#8211; disse, scherzando, Magliana &#8211; Se non le dispiace vorrei eseguire io l’arresto… porto con me anche Strambi, per fare pratica.”</p>
<p>Sapìa, invece di incenerire con uno sguardo il collega, accolse con magnanimità l’audace richiesta. Il ciuccio gli chiedeva di prendersi il merito del buon esito dell’indagine? Prego, poteva accomodarsi. Per i giornali e i notiziari Magliana sarebbe diventato l’investigatore che aveva catturato l’assassino dell’Università ma al Commissario Sapìa le effimere glorie mediatiche non interessavano: era pienamente soddisfatto di sé e nulla, tantomeno le lodi di un giornalista o di un giudice, avrebbe potuto aumentare la sua autostima.</p>
<p>“Ma certo, dottore, che domanda! il caso è suo e lei ha tenuto i rapporti con il magistrato, la prego anzi di andare da solo a riferire la notizia a Torrisi… ultimamente siamo ai ferri corti.”</p>
<p>“Può stare tranquillo, mi occuperò io di mettere insieme il fascicolo e presentarlo al Vicequestore.”</p>
<p>“Bene… mi raccomando, Strambi, segua con attenzione la procedura dell’arresto, ci sono sfumature che si imparano solo sul campo… e poi non capita tutti i giorni di catturare un assassino” aggiunse il Commissario, senza ombra di ironia nella voce.</p>
<p>Magliana uscì di corsa seguito da un emozionato Strambi: era quasi ora di cena, il momento ideale per arrestare un insospettabile. Probabilmente lo avrebbero trovato seduto a tavola, davanti al televisore che trasmetteva un servizio sul misterioso omicidio dell’Università.</p>
<p>“Sarei curioso di sapere come Tassi e la ragazza hanno contattato Aldi” disse Morganti. Era sicuro che il Commissario avesse centrato il bersaglio ma continuava a polemizzare per lenire l’orgoglio ferito.</p>
<p>“Aldi è uno studente di informatica, quindi compagno di corso di Covi che, a sua volta, frequenta l’appartamento di via del Lavatoio” rispose Sapìa, pronto a fronteggiare la rappresaglia dell’Ispettore.</p>
<p>“La spiegazione potrebbe funzionare perla Losantoma, tra Tassi e Covi, non ci sono legami” attaccò nuovamente Morganti.</p>
<p>“Lei oggi ha la testa in… <em>stand by</em>, direbbe Magliana… non ricorda gli amori della De Sisti?” domandò a sua volta Sapìa.</p>
<p>“Già… fidanzata con entrambi… Covi e Tassi… la deposizione della signorina era decisamente lacunosa, al limite del favoreggiamento &#8211; mormorò Morganti, consapevole di essere stato menato per il naso &#8211; però la ragazza ha un libretto immacolato, non si è servita della scorciatoia!”</p>
<p>“Non ne ha bisogno, Tassi mi ha detto che è una studentessa modello. E lui la conosce bene perché sono stati insieme sei mesi. In un momento di particolare abbattimento, qualche giorno fa, il nostro testimone ha confessato alla sua ex di essere in crisi per via dell’esame di Diritto Civile. Anchela DeSististudia Legge, sa bene com’è fatto Cantoni e ha scoperto che il nuovo fidanzato bara con gli esami… anche alle brave figliole capita di innamorarsi dei farabutti… così chiede aiuto al suo ragazzo: se Covi ha trovato un sistema per aggirare gli ostacoli anche Tassi potrebbe usarlo. Il nostro Romeo non ha molti scrupoli e si presta volentieri a fare da intermediario tra Tassi e Aldi, il collega di corso che già ha risolto certi suoi problemini di studio. In cambio di un piccolo compenso, s’intende. Mi pare logico immaginare che già avesse fatto quel servizio, in segreto, per la povera Stefania, arenata sulle secche del Francese.”</p>
<p>“Però ci sono aspetti dell’indagine non chiari &#8211; osservò Morganti &#8211; come spiega la sparizione della borsetta, la scelta della Facoltà di Legge per l’appuntamento, la mancanza di riscontri telefonici?”</p>
<p>“Lei deve essere proprio stanco, Ispettore, altrimenti si risponderebbe da solo! &#8211; disse Sapìa, con il tono di voce che usava per motteggiare bonariamente i colleghi quando non era di malumore &#8211; l’abboccamento tra Aldi e Tassi doveva per forza avvenire in un posto facilmente raggiungibile dal ragazzo in carrozzella ela Losantoaveva urgenza di incontrare il mago del computer, la discussione della sua tesi era imminente e rimaneva quell’ultimo esame da superare. Aldi, per comodità, ha preso appuntamento con entrambi nello stesso luogo e a distanza di pochi minuti. Riguarda alla borsetta, penso che i truffatori ‘regolarizzassero’ la situazione dei clienti con firme false solo all’ultimo momento, poco prima della sessione di Laurea, per ridurre il rischio di controlli. Probabilmente gli esami fasulli non erano ancora registrati sul libretto di Stefania e l’assassino ha creduto bene di portarsi via quella prova lampante dell’imbroglio. Quanto alla mancanza di contatti telefonici, i rapporti di Aldi con Tassi e la vittima erano tenuti da Covi: ormai neanche un bambino affiderebbe i propri segreti all’etere, figuriamoci un informatico con attività illegali.”</p>
<p>“Personalmente la cosa che mi pare più incredibile è che si possa mettere in piedi una truffa del genere senza essere subito scoperti” disse Morganti.</p>
<p>“Le lauree fasulle, gli esami di concorso taroccati, i falsi testamenti, i parenti che riscuotono la pensione di nonnetti già riesumati per scadenza della concessione sono sempre esistiti &#8211; disse Sapìa &#8211; e con l’informatica imbrogliare probabilmente è diventato persino più facile di un tempo: oggi ci fidiamo ciecamente di strumenti che non sono affatto sicuri… se lo faccia spiegare da Magliana. E poi consideri il fattore umano: controllori che non controllano, dipendenti indolenti, superficiali, demotivati… oggi tutti sognano di fare denaro facile: belle ragazze, giocatori di gratta e vinci, immobiliaristi, politici, perché non gli impiegati? E poi lo sa anche lei, i reati dei colletti bianchi non sono percepiti come veri crimini… chi supera un concorso con l’imbroglio, secondo lei, si considera un truffatore o un furbo che sa stare al mondo? Pensi a come lavoriamo noi: quante volte tralasciamo di fare qualcosa che ci scoccia dicendo che è solo pignoleria burocratica!”</p>
<p>“Già… Mammona oggi ha molti seguaci, pensano tutti al presente, a quello che possono avere ora ma, alla fine, il granaio colmo bisogna lasciarlo qui, sulla terra.” disse Morganti.</p>
<p>“Buon per noi! Se la gente si mettesse a riflettere su questa verità, i poliziotti andrebbero a spasso… Vuole diventare un disoccupato?” replicò ironico Sapìa.</p>
<p>“Mi chiedo dove trovasse il denaro, la povera Stefania, per comprare gli esami. La famiglia non ha mezzi e tremila euro non mi sembrano poi una gran cifra, di questi tempi.”</p>
<p>“Non lo so ma Tassi mi ha detto che Aldi, per le sue prestazioni, pretendeva cinquemila euro. Stefania aveva fatto di sicuro molti debiti, poverina… però non credo fosse il tipo di ragazza capace di raccattare quattrini con sistemi spregiudicati. Forse ricattare il suo creditore le sembrava un gesto di autodifesa, quasi un diritto. Non ho idea di dove uscisse tanto denaro e, francamente, non mi interessa saperlo: se ne occupi lei.”</p>
<p>“Ma così al suo mosaico manca una tessera!” osservò Morganti.</p>
<p>“Ho detto che non mi interessa saperlo &#8211; ribadì Sapìa, pensando alla figlia, chiusa in camera a studiare come ogni sera &#8211; per me il caso si chiude qui. <em>Parce sepulto</em>.”</p>
<p>-</p>
<p>FINE</p>
<p>-</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; IX</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 05:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IX. Sulle tracce della lepre Qui l&#8217;ottava parte. Magliana entrò nell’ufficio che divideva con Sapìa spalancando la porta. [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-all%e2%80%99universita-%e2%80%93-ix/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2785" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2Fzx7vJ&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20IX&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-all%25e2%2580%2599universita-%25e2%2580%2593-ix%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />IX. Sulle tracce della lepre</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii/">Qui l&#8217;ottava parte.</a></span></span></p>
<p>Magliana entrò nell’ufficio che divideva con Sapìa spalancando la porta. Era accigliato e scuro in volto:</p>
<p>“Novità importanti” disse con tono grave.</p>
<p>“Riferisca sintetizzando” replicò bruscamente il Commissario. Quando Magliana portava cattive notizie tendeva a diventare prolisso.</p>
<p>“La pista si è esaurita: le ragazze di via del Lavatoio sono a posto, ottimi voti e tutti rigorosamente autentici.”</p>
<p>“E il testimone in carrozzella?”</p>
<p>“Niente.”</p>
<p>“Allora abbiamo fatto un bel buco nell’acqua… ci toccherà mettere sotto torchio gli impiegati del Centro Elettronico.”</p>
<p>“A proposito di torchiare… qui fuori c’è un signore che scalpita: non vede l’ora di essere interrogato.”</p>
<p>“Lo lasci aspettare &#8211; disse con noncuranza Sapìa &#8211; penserò io a chiamarlo quando sarà il suo turno.”</p>
<p>“Ma non c’è nessun altro in attesa” osservò stupito Magliana.</p>
<p>“Davvero? stavo aspettando gli amici del suo testimone a rotelle &#8211; replicò il Commissario sfogliando l’agendina &#8211; si chiamano… Loli e Stoppa ma li lascio a lei… uno alla volta s’intende. Ho proprio bisogno di un espresso del bar! Vuole che le porti una pasta?”</p>
<p>Magliana trasecolò: non aveva mai ricevuto una gentilezza da Sapìa. Che evento!</p>
<p>“Bombolone alla crema?” chiese il Commissario.</p>
<p>Magliana accennò un timido sì con la testa: era notoriamente la pasta che preferiva e Sapìa se lo ricordava! Provò un improvviso trasporto affettivo per il suo insopportabile collega.</p>
<p>“Bene, porterò qualcosa anche per il suo protetto, il piccolo Oscar &#8211; aggiunse Sapìa uscendo &#8211; lei però si ricordi di chiedere ai testimoni se Tassi è andato al bagno, quella mattina.”</p>
<p>“Al bagno?” ripeté Magliana.</p>
<p>“Sì, al bagno, toilette, ritirata, WC, cesso, come preferisce, basta che non mi faccia l’eco!” disse Sapìa chiudendosi la porta dell’ufficio alle spalle. La vista di Cantoni che dondolava nervosamente una gamba gli aveva restituito l’usuale ruvidità.</p>
<p><span id="more-2785"></span></p>
<p>Loli e Stoppa si presentarono, come previsto, dopo mezz’ora. Magliana vagliò con cura le loro deposizioni. Coincidevano nella sostanza ma non nei particolari quindi, secondo la logica della Sfinge, non erano state concordate in precedenza: avevano accompagnato in Facoltà l’amico infortunato verso le undici ed erano sicuri che, nelle due ore successive, non si fosse recato alle toilette. All’una lo avevano lasciato davanti alla porta di Cantoni per andare a mensa.</p>
<p>Sapìa ricomparve in ufficio dopo un’ora.</p>
<p>“Era un caffè lungo” disse, porgendo al collega un sacchetto bianco.</p>
<p>Magliana, contento come un bambino che riceve dalla mamma una fetta di torta, afferrò le paste, ringraziò e uscì per dividere il premio con l’amico Strambi ma subito si riaffacciò alla porta:</p>
<p>“Il signore qui fuori sta ancora aspettando &#8211; disse a bassa voce &#8211; è stufo e se ne vuole andare!”</p>
<p>“Ma che andare e venire, crede di essere in fila alla posta! &#8211; esclamò Sapìa ad alta voce, per farsi sentire anche in corridoio &#8211; in questo momento sono occupato, devo telefonare.”</p>
<p>Magliana evitò di insistere: Sapìa aveva di nuovo la luna di traverso.</p>
<p>L’anziano signore che faceva anticamera ormai da due ore era ovviamente il professor Cantoni. Sapìa gongolava all’idea del Leviatano che friggeva su una scomoda sedia della Questura, davanti alla sua porta… proprio lui che era abituato a maltrattare il prossimo comodamente seduto in un’imponente poltroncina di pelle nera… trono da tiranno… probabilmente era ancora lì, nella stanza 45 b, magari consunta e un po’ sgangherata ma temibile come un tempo.</p>
<p>Lasciò passare un’altra mezz’ora, poi decise che era giunto il momento di affrontare il suo antico avversario.</p>
<p>“Professor Giovanni Cantoni, ordinario di Diritto civile” disse l’uomo, sedendosi di fronte al Commissario.</p>
<p>“Dottor Italo Sapìa, collaboro alle indagini” replicò il Commissario</p>
<p>“Ci conosciamo?” chiese il professore. Ricordava vagamente quel nome ma non la persona che lo portava.</p>
<p>“Non mi pare &#8211; rispose Sapia con freddezza, lieto che il trascorrere del tempo avesse deformato i lineamenti del suo volto &#8211; vengo subito al punto, così non le farò perdere altro tempo: mercoledì, verso le tredici e trenta, tredici e quarantacinque ha ricevuto uno studente nel suo ufficio?”</p>
<p>“La mia materia è fondamentale per il corso di laurea in Legge e ricevo decine di studenti ogni settimana: non pretenderà che mi ricordi chi ho visto minuto per minuto!”</p>
<p>“Si sforzi, Professore, lei ha di certo un’ottima memoria e mercoledì è stato un giorno un po’ speciale: hanno ucciso una ragazza a pochi metri dal suo studio &#8211; disse Sapìa &#8211; e il giovanotto di cui parlo deve averlo notato perché sta su una sedia a rotelle. Ora ricorda?”</p>
<p>“Ma sì, certo… Tassi &#8211; rispose il professore, picchiettandosi il mento con il pugno chiuso &#8211; un pessimo studente, dovrebbe chiamarsi talpa, altro che Tassi! ha già tentato di dare il mio esame almeno quattro volte e io non dimentico mai gli asini patentati… quello poi è un vero campione della categoria. Pensi che vorrebbe laurearsi tra sei mesi, figuriamoci! è venuto a piatire un diciotto ma con me tira il collo. Per fortuna, comunque vadano le cose, non dovrò assistere alla discussione della sua tesi: tra quattro mesi andrò in pensione. Una vera liberazione, sono stufo di riempire teste vuote.”</p>
<p>Sapìa ribolliva: avrebbe volentieri spiegato al Professore, a suon di pugni, quanto fossero stufi di lui gli studenti, antichi e recenti, ma si trattenne.</p>
<p>“In pratica lei impedisce al Tassi di laurearsi” osservò il Commissario, sforzandosi di parlare con un tono di voce indifferente.</p>
<p>“In sostanza è così. Considero un dovere difendere la fortezza dai barbari.”</p>
<p>“E il giovanotto è consapevole dell’ostacolo?”</p>
<p>“Dopo cinque buche anche un imbecille lo capirebbe. E poi io non uso mai giri di parole: pane al pane, m’intende Commissario?”</p>
<p>“Certo. Può andare, grazie” rispose freddamente Sapìa, congedando dalla sua stanza e dalla sua vita il Leviatano.</p>
<p>Comprendeva perfettamente lo stato d’animo del povero Tassi: anche lui si sarebbe inventato qualunque cosa pur uscire dalle grinfie di Cantoni… non esclusa una truffa. Per la disperazione era arrivato quasi al suicidio e, quando si rischia la vita, la voce della coscienza si affievolisce anche nei più onesti.</p>
<p>“Però prima avrei fatto fuori quel porco!” mormorò tra sé.</p>
<p>Prese un post-it dal blocchetto per registrare le ultime informazioni raccolte e notò che il monticello del giovane Tassi stava crescendo. Provava per quel ragazzo l’istintiva simpatia che affratella i compagni di sventura ma sentiva che qualcosa, nel suo racconto, non quadrava.</p>
<p>“Perché non ha detto di essere entrato nel bagno dei disabili tra le undici e l’una, insomma poco prima della Losanto? &#8211; si chiese Sapìa, collocando il post-it sul monticello dei biglietti &#8211; sta quasi un’ora davanti alla stanza 45 b… andare alla toilette è il modo più ovvio per ingannare il tempo, un gesto automatico, però Tassi non può avere dimenticare un particolare del genere, considerato quanto è accaduto in quel luogo poco dopo. Di sicuro è entrato nelle toilette dopo le due, quando ha rinvenuto il cadavere, ma le ruote della sua carrozzella non potevano lasciare tracce nella zona del pavimento occupata dal corpo… dunque era già passato di lì e due visite alla ritirata in tre ore mi sembrano decisamente troppe alla sua età.”</p>
<p>Per togliersi ogni dubbio doveva conoscere l’orario delle pulizie.</p>
<p>Telefonò alla portineria della facoltà e riconobbe subito la voce che rispondeva “Prontooo”: era l’amico di Gegè:</p>
<p>“Ma lei è sempre in servizio! &#8211; esclamò un po’ infastidito Sapìa &#8211; chi sa che bolletta deve pagare l’Università!”</p>
<p>“Lei scherza, Commissario, ma ormai siamo rimasti in pochi &#8211; disse il Gargiullo con tono di auto compatimento &#8211; vedrà che prima o poi mi tocca portare il lettino e dormire qui.”</p>
<p>Gennarino fu felice di poter rispondere con assoluta certezza alla domanda di Sapìa: mercoledì aveva verificato lo stato delle toilette al primo piano intorno alle dieci.</p>
<p>“Sono sicuro perché dobbiamo controllare i bagni tutti i giorni, mattina e pomeriggio… a volte sono ridotti proprio uno schifo e gli studenti protestano, mercoledì però stavano uno splendore, appena puliti… pensi che ho persino approfittato per…”</p>
<p>“Grazie, so quello che mi serve” disse Sapia, troncando bruscamente la divagazione coprologica del Gargiullo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff6600; text-decoration: underline;">Continua&#8230;</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VIII</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIII. Il corpo docente Qui la settima parte. La conversazione con Annalisa aveva suggerito al Commissario di confrontare [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2777" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FHqMbD&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VIII&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-viii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VIII. Il corpo docente</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">Qui la settima parte.</a></span></span></p>
<p>La conversazione con Annalisa aveva suggerito al Commissario di confrontare il Piano di Studi trovato da Morganti con i registri d’esame.</p>
<p>In un computer forse si poteva inserire qualunque cosa, come sosteneva Magliana, ma un documento cartaceo ufficiale non si manometteva facilmente. E poi un libretto tenuto nascosto alla sorella e rubato da un assassino doveva avere per forza qualcosa di speciale.</p>
<p>Anche se era curioso di constatare <em>de visu </em>la fondatezza di quei sospetti, Sapìa decise di affidare la verifica al collega:la Segreteria di Lettere ela Segreteria di Giurisprudenza si affacciavano sullo stesso chiostro e non intendeva varcare un altro portone della memoria. Non nello spazio di due giorni.</p>
<p>“Alle undici devo incontrare il professor Diadori &#8211; si giustificò con se stesso &#8211; non posso lasciare l’ufficio.”</p>
<p>In attesa del suo ospite decise di riordinare la scrivania. Il duplice rovesciamento dei documenti di Magliana aveva causato un po’ di caos ed occorreva ricostituire alcuni monticelli scompaginati. Raccolse un post-it caduto a terra: conteneva i dati forniti da Magliana su Massimo Covi, l’ospite presente nella casa di via del Lavatoio la sera del delitto. “Studente di Informatica &#8211; mormorò tra sé il Commissario &#8211; infastidito dalla perquisizione, non collaborativo, scarsamente turbato dalla disgrazia.”</p>
<p>Il giovanotto sapeva trattare con i computer ma con gli ispettori non se la cavava molto bene: forse era il caso di verificare eventuali rapporti del Covi con il Centro Elettronico dell’Università. Magliana raccontava storie mirabolanti sulle imprese truffaldine dei così detti <em>hackers</em>: non per nulla venivano chiamati pirati informatici.</p>
<p><span id="more-2777"></span></p>
<p>Diadori arrivò in perfetto orario. Magliana aveva faticato per scovarlo perché, giunto ormai a un passo dalla pensione, non si recava più in Facoltà. Era un tipo allampanato, con folti capelli bianchi e spessi occhiali, prossimo alla settantina: Sapìa pensò che aveva una complessione da professore di Storia, per insegnare Latino era più adeguato un tipo mediterraneo, basso, pelato e rubizzo.</p>
<p>Il professore, benché invitato ad accomodarsi, rimase in punta di sedia come se già dovesse alzarsi per uscire: si dichiarava dispiaciuto per la morte della ragazza ma sosteneva di non averla mai incontrata.</p>
<p>“Non era una mia allieva: sono venuto perché l’Ispettore ha insistito ma si tratta di una perdita di tempo, per me e per lei, Commissario. Ho visto la foto sul giornale e posso affermare con certezza che non conoscevo la defunta.”</p>
<p>“Dai documenti in nostro possesso risulta che la signorina Losanto aveva sostenuto un esame di latino e non mi risulta ci siano altre cattedre, oltre la sua, in Facoltà” obiettò Sapìa.</p>
<p>“Gli studenti possono scegliere in alternativa un insegnamento di filologia” replico Diadori, senza recedere di un palmo.</p>
<p>“Vediamo di trovare un punto di partenza comune, Professore &#8211; ribadì il Commissario spazientito &#8211; nel Piano di Studi che ho qui davanti leggo che, due anni fa,la Losantoha superato l’esame di Letteratura Latina con la votazione di trenta/trentesimi. Vuole controllare di persona?”</p>
<p>“E’ davvero strano… non sono affatto di manica larga e mi ricorderei di una ragazza così preparata, soprattutto se non era mai venuta a lezione… potrebbe mostrami qualche altra foto di quella poveretta?”</p>
<p>Sapìa annuì. Magliana aveva trovato nella stanza della vittima un album fotografico: immagini di Stefania in compagnia del fidanzato scattate nel corso degli ultimi tre, quattro anni. In effetti la ragazza, ogni tanto, cambiava colore e taglio di capelli… non aveva sempre lo stesso aspetto.</p>
<p>Diadori scrutò a lungo le immagini poi, indicando una foto in cuila Losantoportava un caschetto biondo, esclamò:</p>
<p>“Eccola! questa ragazza si è presentata due o tre volte all’esame scritto, ma non ha mai superato la prova. Altro che Trenta!”</p>
<p>“Quando?”</p>
<p>“Più o meno due anni fa, sono sicuro. Sul giornale però sembrava un’altra persona”</p>
<p>Il professore portava lenti spesse come fondi di bicchiere ma parlava con tono sicuro: era certo di quello che diceva. Sapìa comprese di avere trovato la prima impronta del coniglio.</p>
<p>“Le posso dire il codice del mio esame, per eventuali controlli” aggiunse Diadori.</p>
<p>Il Commissario prese nota e ringraziò.</p>
<p>Magliana vagava da ore tra Segreterie di Facoltà, Segreterie di Presidenza, Segreterie di Dipartimento: cominciava a sentirsi sperso come in un deserto e la telefonata di Sapìa lo rallegrò, se non altro ora aveva una pista precisa da seguire, doveva cercare il nome della vittima nel registro di 78200, un gioco da ragazzi!</p>
<p>Tornò in ufficio contento come il vincitore di una riffa: poteva confermare l’intuizione di Sapìa.</p>
<p>“Così abbiamo trovato l’anello che non tiene nella vita perfetta della signorina Stefania Losanto &#8211; osservò il Commissario &#8211; un esame fantasma.”</p>
<p>“Però mi sembra strano &#8211; obiettò Magliana &#8211; come si fa a mettere in piedi un imbroglio del genere?”<br />
“Non lo chieda a me, è lei l’esperto di pirateria informatica! E poi non ha mai sentito parlare di dottori o dentisti con lauree fasulle?” chiese Sapìa.</p>
<p>“Certo, ma sono falsi &#8211; osservò Magliana &#8211; si può taroccare anche un passaporto, figuriamoci una pergamena! qui però si tratta di costruire una carriera di sana pianta, inserire dati immaginari nel computer dell’Ateneo senza farsi scoprire: un gioco complicato.”</p>
<p>“Magari esiste una falla nel sistema informatico, una carenza di controlli incrociati &#8211; osservò Sapìa &#8211; a volte capita che un vecchietto continui a riscuotere la pensione dall’oltretomba!”</p>
<p>“Il centro informatico ha decine di addetti in grado di accedere al programma &#8211; disse Magliana &#8211; prima di muovere accuse dovremmo escludere un intervento esterno, un furto di password o un’intrusione … le intrusioni sono sempre possibili, neppure i sistemi delle banche sono del tutto blindati, figuriamoci quelli di un ufficio statale!”</p>
<p>“Pensa per caso a complesse perizie affidate alla polizia postale o a ditte specializzate? &#8211; chiese seccamente Sapìa &#8211; in questo caso la informo che mi è già passata la voglia di seguire la pista. Propongo di esaminare la situazione economica della ragazza: forse era vittima degli strozzini.”</p>
<p>“Strozzini? &#8211; esclamò Magliana, incuriosito dalla nuova ipotesi che Sapìa aveva estratto dal cilindro &#8211; un ‘cravattaro’ che presta denaro a una studentessa senza lavoro, senza proprietà e senza una famiglia benestante alle spalle?”</p>
<p>“Però una ragazza ha sempre qualcosa da vendere.” disse lapidario il Commissario.</p>
<p>Magliana sembrò per un attimo assorto in una riflessione, poi riprese l’espressione gioviale di sempre.</p>
<p>“Meno male che la lampadina, alla fine, si è accesa… <em>fiat lux</em>!” pensò Sapìa.</p>
<p>L’indomani era in programma una riunione: Magliana, Morganti e Sapìa dovevano fare il punto della situazione.</p>
<p>Magliana volle a tutti i costi invitare anche il collega Strambi che aveva gentilmente controllato i tabulati della facoltà e, di sicuro, era disponibile a svolgere ancora qualche piccola indagine, nei ritagli di tempo.</p>
<p>“Con i ritagli di Strambi mi potrei fare un cappotto” commentò acido Sapìa, infastidito all’idea di dover lavorare con una persone che conosceva superficialmente.</p>
<p>Strambi soffriva di una leggera mania di persecuzione: si sentiva disprezzato ed emarginato dai colleghi, accolse quindi con entusiasmo la proposta di Magliana. Chiuso nel suo stanzino con le scartoffie di un delitto vecchio di decenni aveva la sensazione di essere inutile e solo.</p>
<p>“La Scientificanon ha scoperto nulla di rilevante e noi non abbiamo trovato altri testimoni o scoperto moventi plausibili” disse Sapìa, posando uno sull’altro i fascicoli tecnici.</p>
<p>“Però ci sono due piste” osservò Morganti.</p>
<p>“Certo &#8211; replicò Sapìa &#8211; una porta al Centro informatico dell’Ateneo, quindi in un ginepraio da cui non caveremmo mai le gambe, l’altra a un giro di prestiti. Dica lei, ispettore, quale dobbiamo approfondire, basta che non servano tempo, mezzi e autorizzazioni perché sono tutte cose che non abbiamo.”</p>
<p>“Potremmo cercare di arrivare al bandolo della matassa per un’altra via &#8211; propose Morganti &#8211; la scorciatoia della Losanto forse veniva utilizzata anche da altri studenti: se troviamo uno di questi piccoli bari d’ateneo potremmo fargli confessare il nome di chi ha messo in piedi il sistema. Magari è lui l’assassino.”</p>
<p>“Ma perché un truffatore dovrebbe uccidere la gallina dalle uova d’oro? &#8211; chiese Strambi.</p>
<p>“Se è per questo neppure all’usuraio conviene strozzare il pollo che deve spennare” aggiunse Magliana.</p>
<p>“Bisogna sempre far starnazzare il pollame per l’aia &#8211; disse Sapìa &#8211; magari la ragazza non aveva pagato la rata del debito e lo strozzino ha stretto un po’ troppo le mani. Però chi ha bisogno di guadagnare quattrini facili tende a cacciarsi nei guai…prostituzione, spaccio… trafficanti e papponi non hanno certo più scrupoli di un usuraio.”</p>
<p>“Io potrei controllare la situazione economica della vittima” propose Morganti.</p>
<p>“Allora l’Università tocca a lei, dottore! &#8211; aggiunse Sapìa, rivolgendosi a Magliana &#8211; a lei l’onore di aprire gli armadi dell’ateneo e spolverare i relativi scheletri! tanto ormai è diventato un esperto in Segreterie e registri.”</p>
<p>“Io vorrei occuparmi degli usurai &#8211; disse Strambi &#8211; ho trovato qualche notizia nel fascicolo che sto leggendo.”</p>
<p>“Bene &#8211; commentò Sapìa, cercando di ricordare l’informazione scovata dal giovane Oscar nel fascicolo del delitto in villa &#8211; vedo che lei mira subito al sodo!”</p>
<p>“Da che parte si comincia? &#8211; chiese Magliana &#8211; non posso controllare tutti gli iscritti dell’ateneo!”</p>
<p>“Lei da dove comincerebbe? &#8211; chiese Sapìa ironico &#8211; le ricordo che il caso è suo!”</p>
<p>Magliana, alla ricerca di un appiglio, guardò la scrivania del collega, cosparsa di foglietti, e subito fu attratto dal nutrito monticello dei post-it dedicati alle inquiline di via del Lavatoio.</p>
<p>“Partirei dalle ragazze che vivevano nella stessa casa della vittima &#8211; disse trionfante &#8211; Sa a quale corso di laurea sono iscritte, Ispettore?”</p>
<p>Sapìa si stupì della tempestività della risposta: di solito il ciuccio non reagiva con tanta prontezza, specie se doveva saltare un ostacolo imprevisto.</p>
<p>“Giurisprudenza, tutte e tre” rispose Morganti, senza neppure consultare i suoi appunti.</p>
<p>“Allora, visto che il luogo dell’omicidio è abitualmente frequentato dalle tre coinquiline, amiche di un esperto di informatica, spostiamo i loro post-it accanto alla montagnola della Facoltà di Legge &#8211; disse il Commissario &#8211; Quel pomeriggio però le ragazze non si trovavano lì, vero? E neppure sapevano cosa era accaduto alla Losanto.”</p>
<p>“Quando mi sono presentato, alle nove di sera &#8211; precisò Morganti &#8211; sono cascate dalle nuvole. Avevano trascorso tutto il pomeriggio a studiare. E con i telefonini spenti.”</p>
<p>“Una storiella poco convincente: devo ancora conoscere una ventenne che non risponde al telefonino per un intero pomeriggio, giusto la nostra vittima” commentò Sapìa. Perfino Annalisa studiava con quell’infernale marchingegno in bella vista sul tavolo e scattava ad ogni minimo rumore come se fosse la tromba dell’adunata.</p>
<p>“A proposito di telefonate &#8211; disse Morganti &#8211; dai tabulati della Losanto non emerge nessuna novità: la lista delle utenze che ha contattato negli ultimi giorni di vita contiene i soliti nomi: i familiari, le ragazze di via del Lavatoio, il fidanzato.”</p>
<p>“Peccato, i telefonini a volte risolvono un caso. Però non siamo in alto mare &#8211; osservò Magliana, indicando i post-it sparsi sulla sua scrivania &#8211; bisogna solo trovare un collegamento tra tutte queste collinette.”</p>
<p>“Lei dovrebbe farsi dei monticelli per conto suo… magari potremmo confrontare le rispettive scrivanie” osservò Sapìa infastidito. Non sopportava di essere scimmiottato.</p>
<p>“Per me tutto punta versola Facoltàdi Giurisprudenza &#8211; disse Magliana &#8211; vale la pena di concentrarsi sulle persone sicuramente presenti nell’edificio più o meno all’ora in cui è stato commesso il delitto.”</p>
<p>“Decida lei, dottore” ribadì Sapìa.</p>
<p>“Allora convoco i testimoni che non abbiamo ancora sentito, gli amici del testimone in carrozzella” disse Magliana, un po’ intimidito dalla sua stessa intraprendenza.</p>
<p>“Non dimentichi gli studenti del professor Cantoni &#8211; aggiunse Sapìa &#8211; Anzi, se non le dispiace, vorrei cominciare proprio dal Cantoni. Però mi interessano anche i legami sentimentali, sono della vecchia guardia… cercherò di combinare qualche coppia di cuori: dopo tutto abbiamo a disposizione un bel numero di Romei e Giuliette!”</p>
<p>Terminata la riunione i partecipanti più giovani uscirono, puntando ciascuno al proprio obiettivo. Il Commissario invece non si mosse dalla sua scrivania e, dopo qualche minuto di riflessione, iniziò a spostare i post-it sparsi sulla scrivania. Cercava l’ispirazione, una distribuzione in grado di evidenziare l’indizio chiave, il <em>fil rouge</em> che continuava a sfuggirgli.</p>
<p>Piuttosto che rimanere con le mani in mano in attesa degli eventi, Sapìa preferiva battere a tappeto tutte le piste, senza una precisa direzione, però la pesca a strascico gli sembrava una strategia d’indagine troppo farraginosa: sollevava un polverone che, a volte, seppelliva anche l’essenziale. E l’archiviazione era sempre in agguato.</p>
<p>Così, quando non sapeva da che parte rifarsi, prendeva in mano tutti i fascicolo e rileggeva le carte, una ad una, come se non le avesse mai viste. Sperava così di scoprire uno spiraglio di luce filtrato attraverso la rete dei fatti, apparentemente impenetrabile.</p>
<p>Cominciò a sfogliare distrattamente la relazione della Scientifica: le impronte erano confuse, mancavano tracce biologiche significative, l’assassino non aveva lasciato segni materiali. La solita musica.</p>
<p>Guardò di nuovo i documenti trovati nella stanza della ragazza: mancavano l’ultima rata e la tassa di laurea. Passò quindi all’esame delle foto: aggiungevano poco agli scatti telefonici di Magliana. Notò però che il contorno del corpo tracciato sul pavimento, dopo che la povera Stefania era stata portata via, conteneva sottili impronte di copertone, appena percettibili: evidentemente tracce lasciate dalla sedia a rotelle del testimone.</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #ff6600;"><em><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-all%e2%80%99universita-%e2%80%93-ix/">Continua&#8230;</a></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VII</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 08:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sapia]]></category>
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		<description><![CDATA[VII. I parenti Qui la sesta parte. “Accomodatevi” disse il Commissario, indicando ai genitori della vittima le due [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2770" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2F6EcJy&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VII&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VII. I parenti</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">Qui la sesta parte.</a></span></span></p>
<p>“Accomodatevi” disse il Commissario, indicando ai genitori della vittima le due sedie davanti alla scrivania. Magliana intanto aveva ceduto la sua poltroncina alla sorella di Stefania, una ragazza mora e robusta, per niente somigliante alla defunta.</p>
<p>“Sono addolorato per la vostra perdita: una figlia nel fiore degli anni… è una disgrazia irreparabile &#8211; esordì Sapìa, rispolverando qualche frase del repertorio che utilizzava in occasione di decessi nel parentado &#8211; le parole buone servono a poco, lo so… anch’io ho una ragazza di vent’anni e neppure riesco a immaginare come mi sentirei! noi però possiamo ancora fare qualcosa per la povera Stefania: scoprire il suo assassino. Chi ha commesso questo gesto infame deve pagare e io mi impegno ad acciuff… aiutare in tutti i modi il dottor Magliana qui presente nelle indagini… siete in buone mani!”</p>
<p>“Grazie, Commissario &#8211; rispose  il padre &#8211; a noi poco importa sapere il nome di quel delinquente, non riavremo mai la nostra bambina! però per Stefania forse sarà una consolazione, là dove si trova.”</p>
<p>“La Giustizianon è solo una virtù cardinale &#8211; esclamò Magliana, memore delle lezioni di Catechismo subite in occasione della recente e tardiva Cresima &#8211; è un diritto che noi abbiamo il dovere di garantire anche a chi non c’è più e conta sulla nostra…”</p>
<p>“Volete che riferisca in breve l’accaduto?” chiese Sapìa, cercando di riportare la conversazione sulla Terra.</p>
<p>“No, grazie, preferiamo di no &#8211; rispose la sorella &#8211; il dottor Magliana ci ha già detto l’essenziale e non vorremmo sapere di più, mi creda.”</p>
<p>“Bene, allora vorrei io qualche informazione da voi” aggiunse Sapìa, rallegrandosi per una volta dell’incontenibile propensione del giovane collega a familiarizzare con le persone coinvolte nelle indagini.</p>
<p>Magliana, per l’occasione, aveva assunto un’espressione ben più intensa della faccia ‘da funerale’ d’ordinanza: sembrava un parente addolorato, non un investigatore. Appoggiato sul davanzale della finestra con una gamba ciondoloni e l’aria di chi vuole solo ascoltare, non dava segni di voler prendere in mano l’interrogatorio. “Ho carta bianca &#8211; pensò il Commissario &#8211; meglio così, il ciuccio potrebbe anche unirsi al compianto!”</p>
<p>“Ha già qualche sospetto” chiese la madre della vittima, asciugandosi gli occhi.</p>
<p>“Per ora nessuno, purtroppo &#8211; rispose Sapìa &#8211; deve considerare che le indagini sono ancora in una fase iniziale e, senza testimoni oculari, imboccare la strada giusta non è facile: occorre trovare il movente, qualcosa nella vita della povera Stefania che spieghi questo tragico epilogo.”</p>
<p><span id="more-2770"></span></p>
<p>“Mia figlia era una brava ragazza, buona e onesta” disse, con un filo di voce, la madre, soffiandosi rumorosamente il naso.</p>
<p>“Non mi fraintenda, signora Losanto. Lungi da me insinuare qualcosa sulla vostra figliola ma il movente è essenziale per le indagini &#8211; osservò pacatamente il Commissario &#8211; non è un fatto che getta discredito sulla vittima, ci mancherebbe altro! direi che è una chiave, una bussola che indica la via da seguire: se non troviamo una spiegazione dell’accaduto significa che il colpevole è un folle criminale, un maniaco che ha  colpito a caso. E allora le probabilità di assicurare il colpevole alla giustizia sarebbero assai scarse.”</p>
<p>“Abbiamo capito e siamo disposti a collaborare &#8211; disse il padre &#8211; però non sappiamo molto della vita che conduceva Stefania in questa città, non abbiamo idea di chi potesse volerle tanto male. Posso solo garantirle che, a casa, Stefania si è sempre comportata in modo irreprensibile… una brava ragazza, fidanzata da cinque anni con un giovane perbene, un compagno di liceo. Poverino, voleva accompagnarci!”</p>
<p>“E perché non è qui?” domandò il Commissario.</p>
<p>“Sta all’ospedale &#8211; rispose la sorella della vittima &#8211; alla notizia della disgrazia si è sentito male: un attacco d’asma fortissimo.”</p>
<p>Sapìa ormai era convinto che non avrebbe ricavato nulla da quella conversazione, a parte una profonda  tristezza: la ragazza descritta dai parenti sembrava una statua di Moore, liscia e tonda, senza spigoli o angoli oscuri.</p>
<p>“Se a Stefania non sono accaduti fatti insoliti e non avete notato nulla di strano nel suo comportamento, forse è inutile che continui ad importunarvi &#8211; tagliò corto &#8211; però vorrei scambiare ancora due parole da solo con la signorina…”</p>
<p>“Teresa Losanto.”</p>
<p>“Appunto. Intanto il dottor Magliana vi accompagnerà nella saletta ristoro &#8211; aggiunse il Commissario, alzandosi in piedi per stringere la mano dei due affranti genitori &#8211; vi porgo di nuovo le mie più sentite condoglianze. E state certi che faremo di tutto per risolvere il caso.”</p>
<p>I coniugi Losanto ringraziarono e, scortati da un mesto Magliana, lasciarono l’ufficio.</p>
<p>Faccia a faccia con Teresa, Sapìa scoprì subito le sue carte:</p>
<p>“Cara signorina, ci troviamo in una situazione difficile. Se non imbocchiamo alla svelta una pista rischiamo di girare in tondo all’infinito. E lei non vuole che il colpevole se ne stia a piede libero mentre la sua povera sorella non c’è più, vero?”</p>
<p>“Certo che no! Ma come posso aiutarla?” chiese la ragazza.</p>
<p>“Semplice: deve dirmi tutto, ma proprio tutto, quello che le ha riferito Stefania negli ultimi mesi. E non tralasci nulla, neanche le cose più scabrose: gravidanze indesiderate, relazioni clandestine, tradimenti, droga e via dicendo. In questo momento io sono come il confessore e le garantisco che non giudico nessuno, tantomeno i morti che non possono difendersi”.</p>
<p>“Non so che dire… mia sorella non era il tipo che faceva certe cose, davvero. Non si è mai messa nei guai e voleva molto bene a Peppino, il suo ragazzo.”</p>
<p>“Allora era del tutto felice e serena, senza pensieri…mai un dispiacere, una lamentela, una lite con qualcuno” domandò, un po’ spazientito, Sapìa; dopo tutto non stava indagando su una santa martirizzata!</p>
<p>“Stefania aveva molte conoscenze ma poche amiche. Con gli estranei legava poco: la sua vera confidente ero io. Sa, tra noi corrono solo quindici mesi, siamo…eravamo coetanee. Non mi avrebbe mai nascosto un segreto importante.”</p>
<p>“Insomma, tutto è sempre andato a meraviglia nella vita di Stefania, a parte il fatto che la morte se l’è portata via a ventitré anni” replicò Sapìa, ormai rassegnato alla monotona litania di Teresa.</p>
<p>“Beh, non proprio tutto. Fino all’anno scorso mia sorella era preoccupata per lo studio e, ultimamente, aveva qualche problema economico, insomma dei piccoli debiti. Vivere al nord costa e la mia famiglia non è ricca &#8211; disse Teresa timidamente &#8211; mio padre tra qualche mese andrà in pensione e Stefania ci teneva a finire l’università… la liquidazione serve per il mutuo della casa e io sono iscritta a Scienze Infermieristiche. Vivo in famiglia e mi arrangio ma lei dipendeva del tutto dai miei e voleva cercarsi un lavoro.”</p>
<p>“Debiti contratti con chi?” chiese Sapìa incuriosito. Finalmente il monolite di virtù mostrava una piccola crepa!</p>
<p>“Non lo so, forse le ragazze dell’appartamento oppure Peppino, il fidanzato. Anch’io, tre mesi fa, le ho prestato cinquecento euro &#8211; rispose Teresa &#8211; ma Stefania non buttava via i quattrini, doveva comprare i libri, pagare l’affitto e le tasse: ci vuole uno stipendio per mantenersi fuori casa! ultimamente per fortuna le cose si erano sbloccate: mia sorella doveva discutere la tesi tra qualche settimana.”</p>
<p>“Già, ho visto che aveva superato tutti gli esami.”</p>
<p>“Ha trovato il suo libretto? Quando è scesa a Natale volevo vedere il trenta che aveva preso a latino, così, per curiosità. Sa, io colleziono venti, per me l’importante è finire alla svelta. Però Stefania mi disse di averlo perso, insomma non lo trovava più.”</p>
<p>“Il libretto in effetti è scomparso. Io ho solo dato un’occhiata al Piano di Studi” precisò Sapìa.</p>
<p>“Peccato. Se lo recupera vorrei averlo, come ricordo” disse Teresa.</p>
<p>“A proposito, potrebbe descrivermi la borsetta di sua sorella? non era accanto al corpo.”</p>
<p>“Certo, l’ho comprata io. Un regalo di Natale. A Stefania piacevano le sacche: era floscia, nera e con borchie dorate. Non tanto grande, perché lei portava solo l’essenziale.”</p>
<p>“Una borsetta che si potrebbe nascondere in uno zaino o in una valigetta da computer?”</p>
<p>“Sì.”</p>
<p>“E mi dica, sua sorella, per caso, aveva l’abitudine di tenere nel portafoglio molto denaro?”</p>
<p>“Scherza, dottore! era sempre in bolletta: quello che mio padre versava ogni mese sul conto corrente della Banca Commerciale non le bastava mai &#8211; rispose Teresa &#8211; davvero crede che qualcuno l’abbia aggredita per derubarla?”</p>
<p>“No, francamente una rapina con omicidio in pieno giorno all’interno di una sede universitaria mi sembra improbabile &#8211; osservò il Commissario &#8211; ma devo valutare tutte le piste.”</p>
<p>“Pensandoci bene &#8211; aggiunse Teresa &#8211; tempo fa i nonni le avevano dato tremila euro in contanti come regalo di laurea. A Stefania servivano in anticipo per fare le ultime spese, comprare un vestito da cerimonia, pagare la stampa della tesi, offrire una festa d’addio agli amici. Insomma, le solite cose che bisogna mettere in conto in questi casi.”</p>
<p>“Allora controllerò se aveva depositato in banca il denaro” disse Sapìa.</p>
<p>La pista dei debiti sembrava una novità interessante, un tempo gli strozzini non avrebbero mai accettato come cliente una studentessa spiantata ma ora chi sa… doveva chiedere lumi al sempre aggiornato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Commissariò congedò con gentilezza Teresa: la ragazza sembrava sincera ma forse conosceva solo in parte i segreti della sorella.</p>
<p>Rimasto solo vuotò di nuovo la scatola di Morganti sul piano della scrivania con l’intenzione di dare un’altra occhiata Piano di Studi ma subito afferrò il primo foglio della risma: era un estratto conto.</p>
<p>“Guarda il caso! Sul momento non l’ho notato – si rimproverò &#8211; già, l’epoca dei vaglia di papà è tramontata e tutti gli studenti fuorisede sono correntisti! certo tremila euro rappresentano una bella sommetta per chiunque, conviene depositarli subito… a meno che il conto non sia già in rosso.”</p>
<p>I numeri parlavano chiaro al riguardo: il piatto piangeva… sotto di un bel po’, nessun versamento recente e carta di credito sospesa. La povera Stefania era al verde.</p>
<p>“Dove saranno finiti il soldi dei nonni e della sorella? &#8211; si chiese perplesso il Commissario. La tesi ancora non era pronta per la copisteria, si capiva dagli appunti, e per il rinfresco delle amiche cento euro bastavano e avanzavano. D’altra parte la vittima non viveva nel lusso, non consumava droghe e non si trovava nei guai&#8230;il medico legale lo escludeva.</p>
<p>“Anche la storia del libretto perduto &#8211; pensò Sapìa &#8211; sembra una favoletta, come quella di Nino Longo.”</p>
<p>Il nome dell’antico collega di studi era rimasto pirografato nella mente del Commissario a causa di un’ingegnosa truffa architettata dal giovanotto a danno dei familiari. Per far credere che la sua permanenza all’Università fosse proficua, aveva denunciato lo smarrimento del libretto: ottenuto il duplicato sosteneva gli esami con il nuovo documento e mostrava l’originale, opportunamente fiorito di fasulli trenta, agli ingenui genitori che, al paese, mangiavano cipolle.</p>
<p>“Un piccolo lestofante promettente! Chi sa che fine avrà fatto? &#8211; si chiese Sapìa &#8211; giudice, prefetto, questore, generale della Finanza… avvocato no, troppo ovvio!”</p>
<p>Il Commissario tornò a casa con Nino Longo che ancora gli girava per la testa e un pensiero fisso, assurdo e molesto. Si rendeva conto che era un’idea balzana ma, per liberarsi da quel genere di ossessioni, doveva assicurarsi che i suoi timori, oltre che irrazionali, fossero assolutamente infondati.</p>
<p>Lo studio era un argomento che raramente affrontava con i figli. Aveva sopportato a malincuore il rude basto pedagogico del padre e non intendeva imporre ad altri gli stessi sacrifici. Lasciava ad Annalisa, Goffredo e Paolo la libertà di rovinarsi con le proprie mani… s’intende entro i limiti del buon senso.</p>
<p>Per fortuna la primogenita rigava dritta da sola, i due maschi invece collezionavano allegramente insufficienze e, di tanto in tanto, la signora Edda invocava il guanto di ferro e le cinghiate: “devi costringere i ragazzi a studiare, per il loro bene” diceva preoccupata al marito ma Sapìa, irremovibile, replicava: “Il loro bene? con i dottori e gli ingegneri a spasso! lo sai qual è il mestiere dell’avvenire? allevatore di capre!”</p>
<p>Insomma il Commissario detestava parlare di argomenti scolastici, non di meno aveva bisogno di scacciare dalla mente un pensiero odioso, un tarlo che gli rodeva il cervello.</p>
<p>Così, dopo cena, entrò nella camera di Annalisa e chiese di vedere il libretto:</p>
<p>“Perché?” domandò la figlia, sorpresa da quell’insolito interesse per i suoi studi.</p>
<p>“Ti sembra una sciocchezza, lo so, ma vorrei sapere se è ancora fatto come quelli di una volta. Il libretto della ragazza assassinata è sparito e, quando si cerca una cosa, bisogna sapere che aspetto ha, non ti pare?.”</p>
<p>Annalisa sollevò le ciglia perplessa, poi aprì la borsa e consegnò tranquillamente il libretto al padre. Non temeva di mostrare i suoi voti: aveva regolarmente superato il primo anno e con una buona media.</p>
<p>“Non dovresti portarlo in borsa, potrebbero scipparti” borbottò contrariato Sapìa.</p>
<p>“Detto da un poliziotto è davvero incoraggiante &#8211; replicò ironica Annalisa &#8211; comunque, se il libretto dovesse smaterializzarsi all’improvviso, evaporare per un’esplosione atomica o essere rubato dalla CIA, posso sempre avere un duplicato. Gli esami vengono trascritti su un registro, non te lo ricordi?.”</p>
<p>“Certo che me lo ricordo. Il professore deve compilare il verbale…su un apposito registro” rispose, quasi sovrappensiero, Sapìa: stava osservando i voti di Annalisa. Doveva ammettere che erano più che decorosi.</p>
<p>“Poi vengono inseriti nel computer &#8211; proseguì la figlia &#8211; così la situazione dello studente è sempre aggiornata.”</p>
<p>“Comunque, se perdi il libretto, avvertimi: penso io a tutto, non ti preoccupare” disse il Commissario, uscendo dalla stanza un po’ imbarazzato.</p>
<p>Annalisa rimase immobile in mezzo alla stanza, stupita dall’improvvisa curiosità del padre. Il caso della studentessa uccisa probabilmente lo coinvolgeva più del solito, dopo tutto era un genitore, ma quel genere di informazioni poteva ottenerle da chiunque. Forse le sue domande avevano un altro motivo, inconfessabile.</p>
<p>“Il babbo vuole iscriversi di nuovo all’Università?” chiese Annalisa alla madre, entrando in cucina. La signora Edda, intenta a pulire i fornelli, alzò la testa senza voltarsi. La paglietta che stava usando per sfregare le incrostazioni le sfuggì di mano. Per un attimo rimase esterrefatta: era la domanda più incredibile che avesse mai sentito in vita sua.</p>
<p>Poi si voltò e, sorridendo, rispose:</p>
<p>“Cara Annalisa, se tuo padre scoprisse un giorno chi ha inventato l’Università, credo che rischierebbe di finire all’ergastolo per omicidio.”</p>
<p>“Beh, non è che me lo sia sognato: il babbo mi ha fatto un discorso strano, sembrava che volesse sapere com’è organizzata oggi l’Università” disse la figlia.</p>
<p>“Stai tranquilla, se ti ha chiesto qualcosa ha bisogno di informazioni per la sua indagine &#8211; replicò la madre &#8211; che idea pazzesca: tuo padre che torna all’Università!”</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; VI</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 08:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VI. Dopocena Qui la quinta parte. Mentre il Commissario sorseggiava il suo caffè serale, comodamente seduto in poltrona, [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2764" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FSXRW0&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20VI&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />VI. Dopocena</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-v/">Qui la quinta parte.</a></span></span></p>
<p>Mentre il Commissario sorseggiava il suo caffè serale, comodamente seduto in poltrona, il cordless posato sul bracciolo cominciò a squillare. Era l’attesa telefonata di Morganti.</p>
<p>“Ho identificato la vittima &#8211; disse l’Ispettore, come sempre efficiente ed efficace &#8211; l’impiegata della Segreteria ha riconosciuto la ragazza dalla foto di Magliana: ricordava più o meno il cognome e così risalire alla scheda nell’archivio informatico è stato facile.”</p>
<p>“Sa dove abitava?” chiese il Commissario.</p>
<p>“Sì, la scheda riporta il domicilio in città e anche la residenza della famiglia. Il dottor Magliana ha già chiamato la caserma dei Carabinieri, al paese: avvertiranno loro i genitori. Sarebbe interessante fare un sopralluogo a casa della vittima, probabilmente divideva l’appartamento con altre ragazze e le coinquiline di questa… Stefania Losanto, nata il 10 ottobre1988 aBrindisi, abitante al numero 12 di Via del Lavatoio potrebbero dirci qualcosa d’importante.</p>
<p>“Domani. Prima dobbiamo sentire Magliana e ottenere il via libera del magistrato.”</p>
<p>“Via del Lavatoio è nel mio quartiere… potrei passare di lì mentre torno a casa: giusto per dare un’occhiata visto che è di strada” suggerì Morganti, nemico delle complicazioni burocratiche non meno di Sapìa.</p>
<p>“Sono quasi le nove &#8211; osservò il Commissario &#8211; forse un po’ tardi per comunicare una notizia del genere a delle ragazze.”</p>
<p>L’Ispettore si stupì di quell’insolita premura.La Sfingemanteneva sempre un rapporto distaccato con le persone coinvolte in un’indagine: per principio sospettava di tutti, fino a prova contraria.</p>
<p>“Sì, lo so che non è una bella novità &#8211; rispose perplesso &#8211; ma ormai avranno notato l’assenza della loro amica e probabilmente stanno in pensiero. Comunque le nove di sera, per i giovani di oggi, sono come le sei del pomeriggio per noi: quelli vanno a ballare a mezzanotte e, di sicuro, non dormono con le galline.”</p>
<p>“Non vanno a letto con le galline &#8211; replicò il Commissario, scandendo bene le parole &#8211; non si metta anche lei a massacrare i modi di dire come mia moglie. E sì che ha fatto il liceo!”.</p>
<p>Morganti per un attimo tacque, interdetto. Cosa cavolo aveva a che fare un banale proverbio con i suoi studi? Ma ormai frequentava Sapìa da anni e aveva imparato chela Sfingespesso utilizzava quel genere di osservazioni fuori luogo con un secondo fine:  cercava di spiazzare l’interlocutore per guadagnare tempo. Probabilmente voleva riflettere sul da farsi, magari era pentito dell’eccessiva premura dimostrata nei confronti delle amiche della vittima e cercava un modo elegante per correggendo il tiro.</p>
<p><span id="more-2764"></span></p>
<p>Mentre Morganti, intenzionato a non perdere la calma, inspirava profondamente senza replicare, Sapìa ammise con se stesso che l’Ispettore aveva ragione e decise di non rimandare la visita in Via del Lavatoio.</p>
<p>“Beh, visto che insiste tanto, faccia pure il sopralluogo &#8211; disse il Commissario, rompendo il  silenzio &#8211; annoti il nome di tutte le persone residenti nell’appartamento e dia anche un’occhiata alla stanza della vittima: cerchi le solite cose, agende, diari, lettere, appunti. E il libretto universitario. Porti tutto nel mio ufficio, domani mattina. Ma prima chieda il permesso, mi raccomando, altrimenti il magistrato striglia il povero Magliana.”</p>
<p>“Certo, dottore, avrà tutto sulla sua scrivania in mattinata. Domani vorrei fare un giretto anche in facoltà, per escludere screzi con professori o colleghi.”.</p>
<p>“Giusto! sarei proprio curioso di sapere perché la ragazza si trovava nei bagni di Giurisprudenza e non in quelli di Lettera: di certo era lì per una buona ragione.”</p>
<p>“Vedrò cosa posso fare” disse l’ispettore chiudendo bruscamente la comunicazione. Doveva sbrigarsi, aveva promesso alla moglie che sarebbe rincasato prima delle dieci.</p>
<p>Morganti per carattere detestava il disordine e aveva l’abitudine di eseguire le perquisizioni in modo sistematico: divideva l’ambiente da esaminare in quattro sezioni e controllava un settore alla volta, evitando di ammucchiare alla rinfusa oggetti, biancheria, libri e documenti. La camera che la povera Stefania Losanto divideva con l’amica Marta De Sisti era però già in un caos babelico e l’ispettore, prima di iniziare le ricerche, si mise a raccogliere capi di abbigliamento e oggetti sparsi qua e là: senza rendersene conto, prima di iniziare le ricerche, riordinò un po’ la stanza.</p>
<p>“E’ una perquisizione?” chiese uno dei giovani presenti che si era dichiarato amico delle inquiline e ospite temporaneo dell’appartamento. Forse un fidanzato ma, sicuramente, non della vittima: non sembrava infatti particolarmente colpito dalla triste notizia.</p>
<p>“Lei studia Legge?” replicò Morganti.</p>
<p>“No, Informatica, ma non occorre essere principi del Foro per capire che lei, senza una formale autorizzazione, sta commettendo un abuso.”</p>
<p>“Non si agiti &#8211; disse l’Ispettore, con tono amichevole &#8211; di che si preoccupa? E poi, se fosse una vera perquisizione, non sarei solo, le pare? Sto dando un’occhiata in giro, tutto qui, e la signorina De Sisti che occupa questa stanza è d’accordo, vero?”.</p>
<p>“Certo, può fare tutto quello che serve per trovare chi ha ammazzato Stefania” rispose la ragazza, piangendo.</p>
<p>“Qui manca il libretto universitario” disse Morganti, mostrando alla De Sisti una scatola di cartone contenente alcuni documenti della vittima, un estratto conto, le ricevute di pagamento delle tasse e un elenco con gli esami del piano di studio.</p>
<p>“Si, lo teneva lì, forse ora è nella borsetta… doveva andare in Segreteria per via della tesi” rispose l’amica.</p>
<p>“Già, mancava solo la tesi &#8211; disse un’altra ragazza, seduta mestamente al tavolo della cucina-tinello &#8211; povera Stefania, con quanto ha faticato! neanche la soddisfazione di finire gli studi”.</p>
<p>Morganti se ne andò, lasciando le sue ospiti in lacrime. Non si poteva lamentare di quella pesca notturna: oltre al numero del telefonino della vittima, fornito dalla De Sisti, aveva trovato i documenti dell’Università, alcune lettere del fidanzato e la password del computer, appuntata su un foglietto volante nella scatola.</p>
<p>L’indomani mattina l’Ispettore si fece consegnare dal tecnico del Laboratorio il portatile della vittima: voleva controllare subito la sua casella di posta elettronica.</p>
<p>Sapìa sosteneva che l’esame delle e-mail, diversamente dalla tradizionale corrispondenza cartacea, era inutile perché, da quando non occorreva più comprare il francobollo, la gente aveva preso il vizio di scrivere messaggi a raffica e a sproposito, senza pensare.</p>
<p>A suo parere il motivo di quella frenesia comunicativa andava ricercato nella parte più antica del cervello. L’uomo, in quanto animale gregario, ha un innato timore di rimanere solo al mondo: per rassicurarsi un tempo cercava la vicinanza dei propri simili oggi naviga in rete.</p>
<p>“Una mail &#8211; affermavala Sfinge- equivale più o meno a un’occhiata muta.”</p>
<p>Morganti non gli dava torto, però riteneva che esaminare la posta elettronica non fosse sempre una perdita di tempo: di tanto in tanto anche nella zavorra dei messaggi senza contenuto, con un po’ di pazienza, si poteva scovare qualche notizia importante.</p>
<p>“Stefania Losanto non era certo l’eccezione che conferma la regola di Sapìa &#8211; pensò Morganti dopo una mezz’ora di rapida consultazione &#8211; le sue mail parlano di questioni pratiche, esami, orari, spese, affitto, acquisto di vestiti, scarpe, libri, oppure di banalità da innamorati.” Comunque, per raggiungere una certezza negativa, doveva portare a termine il tedioso esame.</p>
<p>Intanto il tempo passava e il Commissario Sapìa, solo nel suo ufficio, cominciava a irritarsi. Per evitare di sembrare troppo impaziente si era imposto di non cercare Morganti al telefono ma scalpitava: non vedeva l’ora di mettere le mani sul materiale raccolto nell’appartamento della vittima.</p>
<p>Si era persino alzato prima del solito perché sapeva che l’Ispettore arrivava sempre presto in Ufficio. E invece si ritrovava ad aspettare i suoi comodi. Ormai mancavano pochi minuti alle nove ed anche Magliana si era dato alla latitanza!</p>
<p>Il Commissario tentò di distrarsi guardando il traffico fuori dalla finestra ma, alla terza infrazione grave del Codice stradale, si ritrasse. Seduto sulla sua poltroncina blu esaminò la scrivania del collega, accostata alla parete di fronte: era al solito perfettamente in ordine, come se appartenesse a un dipendente in ferie… o al più lavativo della Questura.</p>
<p>“L’ennesimo sopruso di Torrisi &#8211; pensò Sapìa &#8211; mi impone la coabitazione con  la scusa della scarsità di spazio. Ma per il giovane Strambi una stanza è saltata fuori… uno sgabuzzino riqualificato però abitabile.” Comunque scambiare un Magliana con uno Strambi non avrebbe migliorato la sua situazione. Decise di ingannare il tempo preparando qualche nuovo post-it.</p>
<p>Il monticello della vittima si stava rimpinguando: ora che l’identità della ragazza era nota avrebbero rintracciato i familiari, interrogato amici e conoscenti, scovato un eventuale fidanzato, magari geloso. L’indagine prendeva finalmente velocità.</p>
<p>Di sicuro Morganti aveva raccolto molte informazioni… e, prima o poi, si sarebbe degnato di comparire. Il movente dell’omicidio doveva nascondersi in una delle tante pieghe della sua esistenza quotidiana.</p>
<p>“Se la morta fosse Annalisa &#8211; pensò Sapìa &#8211; indagare sul suo privato non servirebbe. Una tranquilla studentessa che abita ancora in famiglia e frequenta solo parenti o compagnie selezionate ha ben pochi altarini da svelare, la vittima però era una ventenne fuorisede, sola in città, lontana dall’occhio vigile e protettivo dei genitori, circondata da persone sconosciute e, avrebbe detto Edda, malintenzionate.”</p>
<p>Dopo aver esaminato sommariamente tutta la corrispondenza della vittima, Morganti si recò nell’ufficio di Sapìa: non aveva scoperto nulla ma anche questa, in fondo, era un’informazione e poi portava in una scatola il materiale trovato nella stanza della vittima, documenti di sicuro interessanti.</p>
<p>Il Commissario stava leggendo il referto provvisorio del medico legale e, sentendo bussare, esclamò ‘avanti’ senza alzare la testa. Dal modo di battere le nocche sul legno della porta sapeva già chi sarebbe entrato.</p>
<p>“Ho letto la posta elettronica della vittima” disse Morganti per giustificare il ritardo.</p>
<p>“Davvero? Faccio la muffa come una zitella e lei perde tempo a leggere le insulse letterine di una ventenne” replicò il Commissario, irritato.</p>
<p>“Nell’ultimo mese i messaggi inviati e ricevuti sono almeno un centinaio &#8211; proseguì l’Ispettore, senza fare caso all’osservazione polemica del suo superiore &#8211; ho lavorato due ore.”</p>
<p>“Contengono anche qualche notizia, i suoi preziosi messaggi, a parte l’indirizzo della destinataria?” chiese Sapìa.</p>
<p>“La ragazza inviava tutti i giorni una mail al fidanzata, un compaesano che studia a Napoli. Si vedevano solo per le feste e le vacanze estive. Non aveva altri intrallazzi in corso, non per via telematica almeno &#8211; rispose Morganti &#8211; per il resto, a parte comunicazioni indirizzate alla segreteria di Facoltà e al professore che seguiva la sua tesi, la vittima scriveva solo a due o tre amiche e alla sorella: con loro parlava di faccende sentimentali, progetti per il futuro… nessuna confidenza strana.”</p>
<p>“Aveva preso qualche un appuntamento per ieri?” chiese Sapìa.</p>
<p>“No dottore, l’assassino non è stato così gentile da lasciarci il suo indirizzo e-mail” rispose sorridendo l’Ispettore.</p>
<p>“C’è poco da ridere, Morganti! Quando un delitto viene compiuto d’impeto, senza premeditazione, il colpevole spesso non si rende neppure conto degli indizi che ha seminato in giro e, comunque, non può più eliminarli. Lei non è un principiante, sa bene che il successo delle indagini, a volte, non dipende dall’abilità del cacciatore ma dall’imprevidenza della preda.”</p>
<p>“Per il momento la nostra lepre non ha fatto errori.”</p>
<p>“Già, ma siamo solo all’inizio. E la perquisizione in via del Lavatoio?”</p>
<p>“Questo è il materiale &#8211; disse l’Ispettore posando la scatola sulla scrivania &#8211; consegnato spontaneamente dalla compagna di stanza della Losanto. La vittima divideva l’appartamento con tre ragazze: non sembrano sospette e i rapporti tra coinquiline erano sereni: i vicini del piano di sotto e di sopra non hanno sentito mai discussioni o piatti rotti. Tra l’altro la ragazza morta doveva laurearsi a breve e quindi presto avrebbe lasciato la casa. Studentesse tranquille ma non monache di clausura: uomini ne giravano parecchi. Di sicuro non venivano per la Losanto: la compagna di stanza…De Sisti Marta, riferisce che era più fedele di Penelope…tra loro andava d’amore e d’accordo ma non erano amiche. La vittima aveva un carattere piuttosto chiuso: secondo me non troveremo una confidente in città, forse al paese. Non teneva un diario, non frequentava i <em>social network</em>, non chattava e gli appunti manoscritti che ha lasciato in camera si riferiscono solo ad argomenti di studio.”</p>
<p>“Allora abbiamo davvero pochi appigli &#8211; disse Sapìa &#8211; il medico legale ritiene che sia morta intorno alle due, ma questo lo sapevamo già, esclude l’assunzione di droga o alcol nelle ore precedenti la morte a prima vista non ha trovato segni di violenza, a parte i lividi sul collo e un ematoma alla tempia…ma non un colpo inferto con un corpo contundente. Probabilmente la vittima ha battuto la testa sul lavandino o sul bordo del water ed è svenuta, così si spiegherebbe anche la scarsa resistenza opposta all’aggressione. Secondo il dottore è stata strangolata a mani nude ma prima l’assassino le aveva stretto intorno alla bocca un foulard o la tracolla morbida di un porta computer. Un lavoretto che richiede una certa forza, direi quindi che cerchiamo un uomo, anche se non escludo la presenza di una donna, forse una complice usata come richiamo. Quindi dobbiamo cercare qualcuno che appartiene all’ambiente frequentato dalla Losanto, uno studente, un professore e includerei nella rosa dei candidati i bidelli. Dobbiamo cercare un individuo violento oppure una persona normale vittima di un raptus, comunque un maschio e, per ora, non è emerso neppure un nome, a parte il testimone con le ruote di Magliana.”</p>
<p>“Io un nome l’avrei…non so quanto conti &#8211; disse Morganti &#8211; ma nella casa di via del Lavatoio,  ieri sera, c’era un ospite, un certo Covi studente d’Informatica. Un tipo polemico: non voleva che perquisissi la stanza.”</p>
<p>“Si merita subito un post-it e, se il suo monticello crescerà, potrà aspirare al rango di sospettato &#8211; esclamò il Commissario entusiasta &#8211;  Non mi piace lavorare senza avere neppure uno straccio di colpevole.”</p>
<p>“Comunque, se vuole il mio parere, questo è un omicidio premeditato, almeno in parte” disse Morganti.</p>
<p>“Parzialmente premeditato?  è una definizione legale di sua invenzione?”</p>
<p>“Voglio dire che non si tratta di un raptus: l’assassino ha pianificato l’uccisione della ragazza però in modo approssimativo: gli è mancato il tempo per organizzare un delitto perfetto, intendo dire con un alibi solido, senza indizi e testimoni, però si è preoccupato di incontrare la sua vittima in un luogo riservato, in un’ora morta. E’ stato molto cauto… e gli è andata bene, infatti qualcuno ha notato la povera Stefania ma non la persona che l’aspettava.”</p>
<p>“Ha parlato con Magliana?” chiese il Commissario.</p>
<p>“Sì, certo.  Anche lui pensa che dietro il delitto ci sia un piano.”</p>
<p>“Forse l’assassino voleva solo vedere la ragazza in segreto &#8211; obiettò Sapìa &#8211; magari i due se l’intendevano, ma il giovanotto teneva i piedi in molte staffe, oppure stavano entrambi in un giro di festini o di satanisti. Per me la volontà omicida è stata scatenata da qualcosa che la ragazza ha detto o fatto sul momento, insomma propendo per il raptus.”</p>
<p>“La chiave del mistero potrebbe essere dentro la borsetta scomparsa &#8211; ipotizzò l’Ispettore &#8211; la sottrazione non aveva certo lo scopo di impedire o ritardare l’identificazione: magari succede a New York ma da noi nell’ambiente studentesco tutti, più o meno, si conoscono.”</p>
<p>“Bene, allora chiediamoci cosa conteneva la borsa del mistero: telefonino, carta d’identità e poi? un’agendina con nomi compromettenti, un diario segreto, un testamento? queste informazioni meritano un biglietto rosso…”</p>
<p>“Può segnare nel suo post-it il libretto universitario, dottore. La compagna di stanza della vittima pensa che sia nella borsa.”</p>
<p>“Giusto, il libretto è un argomento interessante: ecco un post-it rosso” disse Sapìa, staccando alcuni post-it da un blocchetto.</p>
<p>“Tra le carte troverà anche il Piano di Studi”.</p>
<p>“Bene, anche questo lo annoto subito. Non voleva fare un’incursione in Facoltà per sentire i professori ed i compagni di corso della vittima? &#8211; disse Sapìa &#8211; magari il comportamento della Losanto era diventato strano negli ultimi tempi oppure aveva qualche problema con lo studio. Vada e mi tenga informato”</p>
<p>“Vado” disse Morganti, lasciando la stanza. Il Commissario lo seguì. Si fermò sulla soglia  dell’ufficio e, con un gesto della mano, fece cenno di entrare ad un uomo in attesa da qualche minuto: era l’amico di Gegè.</p>
<p>Sapìa liquidò rapidamente il bidello, doveva solo verificare la concordanza delle sue dichiarazioni con la testimonianza del giovane Tassi.</p>
<p>Finalmente aveva un po’ di tempo da dedicare ai documenti trovati da Morganti. Svuotò la scatola sulla scrivania e scelse, tra tanti fogli, il Piano di studi della vittima. Per un riflesso condizionato l’occhio corse subito i voti: non erano particolarmente buoni ma, tra tanti venti e ventidue, spiccavano un trenta e due ventinove.</p>
<p>“La ragazza non era un’aquila, però ha preso i voti migliori in esami difficili &#8211; pensò Sapìa &#8211;  Letteratura inglese, Storia dell’arte e Latino, superato con trenta! Una carriera universitaria decisamente strana, meritevole di approfondimento.”</p>
<p>Decise di chiamare al telefonino Morganti, intento ad esplorare i labirinti piranesiani della Facoltà di Lettere</p>
<p>“Trovi il professore di Latino &#8211; disse all’Ispettore &#8211; lo convochi per domani.”</p>
<p>Sapìa aveva appena chiuso la comunicazione quando Magliana entrò nella stanza, seguito da alcuni sconosciuti.</p>
<p>“I familiari della povera signorina Losanto, dottore” disse, con aria afflitta.</p>
<p>“Potevi almeno avvertirmi con una telefonata, asino!” pensò Sapìa, reprimendo a stento il desiderio di rimproverare il collega nonostante la presenza di estranei. Non sopportava le improvvisate e, in simili frangenti, aveva bisogno di un po’ di tempo per preparare una frase d’occasione. Di solito poi si limitava a uno striminzito ‘condoglianze’ ma, in questo caso, sentiva la necessità di mostrarsi meno distaccato. In più doveva decidere anticipatamente quali domande porre: persone così afflitte e confuse non erano certo in grado di subire un lungo interrogatorio, soprattutto dopo aver viaggiato per tutta la notte.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vii/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>.</p>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; V</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 11:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[V. A casa per cena Qui la quarta parte. Grazie ai rapporti amichevoli di Magliana con alcuni ispettori [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-v/">continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton2745" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fgoo.gl%2FP7Es1&amp;via=scrivolo&amp;text=Il%20commissario%20Sap%C3%ACa%20torna%20all%26%238217%3BUniversit%C3%A0%20%26%238211%3B%20V&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.scrivolo.it%2F2011%2F08%2Fil-commissario-sapia-torna-alluniversita-v%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.scrivolo.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><h2><img class="alignleft" title="Tocco" src="http://www.scrivolo.it/wp-content/uploads/2011/07/tocco.jpg" alt="" width="250" height="250" />V. A casa per cena</h2>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iv/">Qui la quarta parte.</a></span></span></p>
<p>Grazie ai rapporti amichevoli di Magliana con alcuni ispettori della Scientifica, nel tardo pomeriggio la valigetta viola approdò sulla scrivania del Commissario, ovviamente <em>sub condicione</em> di essere restituita al più presto e toccata con i guanti.</p>
<p>Sapìa promise di osservare tutte le precauzioni del caso ma, prima di aprire il porta-computer, attese che il collega uscisse dall’ufficio: Magliana doveva recarsi d’urgenza al Palazzo di Giustizia.</p>
<p>“Figuriamoci! Magari mi metto anche la mascherina!” borbottò il Commissario, estraendo a mani nude il contenuto dalla borsa: un portatile, appunti, penne e matite.</p>
<p>Mentre toccava gli oggetti che la povera ragazza aveva riposto nella valigetta solo qualche ora prima, ignorando di compiere quei gesti abituali per l’ultima volta, Sapìa si accorse che il suo cuore batteva più veloce del normale. L’escursione pomeridiana aveva messo alla prova la vecchia pompa, doveva decidersi a farla revisionare.</p>
<p>Controllò con attenzione i fogli manoscritti e nulla gli parve degno di essere fotocopiato: anche il computer, senza password, era un’inutile cassaforte chiusa. Deluso mandò un agente a riconsegnare il feticcio di Magliana al Laboratorio.</p>
<p>Guardò l’orologio: doveva trattenersi in ufficio ancora mezz’ora.</p>
<p>Per ingannare il tempo decise di dare un’occhiata alle foto che il solerte collega aveva scattato nei bagni della facoltà con il suo inseparabile telefonino.</p>
<p>Di solito passava sempre qualche ora scrutando con la lente o lo zoom la scena del delitto e, si disse, tanto valeva iniziare subito dal materiale che Magliana aveva già scaricato nel computer. In seguito sarebbero arrivate anche le foto della Scientifica.</p>
<p>Sapìa si sentiva stranamente in ansia, come se quel tragico evento lo riguardasse da vicino: all’improvviso, fissando un’immagine del cadavere presa a distanza, si rese conto che la vittima aveva la stessa corporatura, lo steso colore e lunghezza di capelli di Annalisa. Anche giubbotto e jeans erano simili a quelli della figlia, una divisa che raramente si toglieva.</p>
<p>“Di spalle si potrebbero addirittura scambiare l’una con l’altra &#8211; pensò &#8211; magari la morte ha scelto per sbaglio la sconosciuta.”</p>
<p>La fantasiosa ipotesi gli tolse il fiato. Cercò inutilmente qualcosa che giustificasse la preferenza accordata dalla ‘comare secca’ alla povera studentessa di Lettere ma, anche ingranditi, gli scatti di Magliana non mostravano particolari dell’abbigliamento o del corpo degni di nota.</p>
<p><span id="more-2745"></span></p>
<p>Poi esaminò il volto della ragazza. Sollevando il cadavere, nel bagno, lo aveva appena intravisto ma Magliana si era ricordato di fotografare il cadavere sulla barella della Mortuaria per avere un’immagine da mostrare in giro: ogni tanto anche il bardotto faceva qualcosa di buono.</p>
<p>I lineamenti erano regolari, anonimi, senza cicatrici o piercing: la faccia di una qualsiasi ventenne. Però le acque chete rovinano i ponti: la vittima, nonostante l’aspetto innocuo, magari frequentava cattive compagnie o rave party, il pericolo, si sa, esercita uno strano fascino sui giovani, forse aveva il vizio di rubare il moroso alle amiche… per gelosia fanno pazzie persino le persone più pacifiche.</p>
<p>E poi gli impegni accademici di certo non le impedivano di concedersi frequenti distrazioni.</p>
<p>Sapìa si ricordò che un tempo non provava simpatia per i colleghi con il goliardo rosa: riconosceva l’utilità di una formazione umanistica finalizzata all’insegnamento ma aveva l’impressione che gli studenti di Lettere passassero il tempo a discutere dei massimi sistemi, coltivando aspirazioni vaghe e sublimi come i versi dei loro amati poeti.</p>
<p>In quell’ambiente di “artisti” una ventenne abituata a baloccarsi con sentimenti di carta poteva facilmente superare il confine tra fantasia e realtà, divenendo preda di  paranoici, fanatici, santoni, spacciatori o magnaccia.</p>
<p>“Una vita disordinata però non si nasconde a lungo &#8211; osservò tra sé il Commissario &#8211;  lascia tracce nel fisico, deteriora i rapporti con la famiglia, influisce sul rendimento scolastico. Se la vittima viveva pericolosamente qualcosa prima o poi verrà a galla.”</p>
<p>Fortunatamente la sua Annalisa studiava Medicina, un corso impegnativo che lasciava poco tempo e scarse energie da dedicare a svaghi pericolosi. Sempre china su libri spessi come mattoni, mirava ad un obiettivo non esaltante ma ben definito: diventare anatomopatologo.</p>
<p>Sapìa approvava incondizionatamente la scelta della figlia. Si trattava di una professione concreta, poco impegnativa dal punto di vista dei rapporti umani ed esente da rischi di <em>malpractice</em>. Avetta sosteneva che, per un dottore, il paziente migliore è un paziente morto… a patto di non essere responsabile del suo decesso. Insomma, se non avesse provato un’invincibile avversione per i cadaveri forse, in gioventù, anche lui si sarebbe dedicato alla medicina legale.</p>
<p>“Annalisa certo si concede pochi divertimenti &#8211; ammise tra sé il Commissario &#8211; ma il <em>gaudemus igitur</em> non è obbligatorio!”</p>
<p>Lui, ad esempio, aveva trascorso nelle aule universitarie un periodo tutt’altro che lieto: il padre esigeva che rimanesse in pari con gli esami e non perdeva occasione per ricordargli che aveva scelto liberamente di frequentare Legge. Le sue prediche finivano sempre con la stessa battuta: &#8220;Hai voluto la bicicletta, Italo? pedala!”.</p>
<p>Il giovane Sapìa, in realtà, si sarebbe accontentato di entrare a piedi nel mondo del lavoro ma, per passare dalla porta principale come voleva il padre, occorreva un veicolo e Giurisprudenza sembrava l’opzione più adatta per uno studente senza inclinazioni e senza sogni.</p>
<p>Poi aveva deciso di diventare penalista ma, lavorando come praticante in un noto studio cittadino, si era accorto che Legge e Giustizia non sempre sono sinonimi. Vedeva avvocati e magistrati costretti a piegare la testa di fronte alla lettera del Codice o alla deontologia e non se la sentiva di battersi per scagionare un delinquente incallito o assolvere un pericoloso criminale per un difetto di forma.</p>
<p>Così aveva utilizzato la sua laurea per entrare in Polizia: l’investigatore era solo una rotellina iniziale della catena di montaggio della Giustizia, l’onere di stabilire la verità gravava su altri, pubblico ministero, difensori, giudici.</p>
<p>Nei primi tempi, quando i colpevoli che aveva scovato lasciavano prematuramente le patrie galere o addirittura uscivano indenni dalle aule del Tribunale, provava una gran rabbia ma poi si era abituato a indagare tenendo la testa china: così evitava di notare le <em>defaillance</em> del sistema.</p>
<p>“Ora mi preoccupo solo di lavorare a regola d’arte &#8211; pensò Sapìa &#8211; gioco una partita a scacchi e cerco vincere.”</p>
<p>In effetti, quando riusciva a mettere le manette all’avversario, provava una contentezza del tutto personale, senza implicazioni morali o professionali: la sconfitta del Male e la difesa dei valori fondamentali della Società erano motivi di soddisfazione astratti che non prendeva neppure in considerazione.</p>
<p>All’inizio di ogni indagine pregustava il momento in cui, chiuso il caso, sarebbe tornato a casa fischiettando, appagato e in pace con il mondo. A volte però aveva l’impressione che un filo della trama continuasse a svolazzare qua e là, magari un particolare sul momento giudicato non rilevante, una notizia risultata inesatta, un indizio sbucato fuori a bocce ferme, e il dubbio scemava la sua felicità.</p>
<p>“Non pretendo certo di avere un quadro completo dei fatti, a che mi servirebbe? &#8211; obiettò a se stesso &#8211; per riempire i vuoti qua e là basta un tratteggio di fantasia, ma l’arazzo deve essere finito!”</p>
<p>Ormai la giornata di lavoro volgeva al termine. Distratto dal trambusto dei colleghi che già affollavano il corridoio, pronti a precipitarsi all’esterno con l’entusiasmo di una scolaresca di quinta elementari, Sapìa abbandonò il corso dei suoi pensieri. Attese il passaggio dei ritardatari, poi chiuse il computer e uscì.</p>
<p>Tornò a casa con il morale floscio come un pallone bucato: per colpa di un’indagine che non era neppure del tutto sua aveva trascorso un intero pomeriggio in balia di un passato invadente e fastidioso. E le pene di quel giorno non erano ancora finite!</p>
<p>“E’ vero che oggi all’Università è stata assassinata una studentessa? &#8211; chiese la moglie, armeggiando con il mestolo nella zuppiera &#8211; l’hanno detto al notiziario di Canale36.”</p>
<p>Il Commissario non amava fare conversazione a tavola, tantomeno, parlare di lavoro; si occupava di reati gravi e, intorno al desco familiare, sedeva anche il figlio dodicenne Paolino. Però, nonostante la presenza di un minore, si aspettava una domanda del genere prima della frutta.</p>
<p>La moglie era <em>in primis</em> una madre e viveva quindi perennemente in ansia per la salute e la sicurezza della sua prole. Considerava il mondo fuori dalla porta di casa un campo minato ed anche dormendo teneva le orecchie dritte, come una gatta con i micini.</p>
<p>Si preoccupava soprattutto per la figlia maggiore perché era fermamente convinta che tutti i ventenni, tranne Annalisa, consumassero droga in circoli satanici e guidassero ubriachi di ritorno da festini in cui si attentava alla virtù di ingenue fanciulle.</p>
<p>l’Università, vantando un’altissima concentrazione di giovani, era ovviamente agli occhi della signora Sapìa la sentina di ogni depravazione e l’assassinio della povera ragazza, in certo senso, confermava la sua bislacca teoria ristretta dell’universo.</p>
<p>Per questo il Commissario sapeva che a tavola si sarebbe parlato del delitto: la moglie-madre avrebbe colto la palla al balzo per rammentare alla figlia-studentessa i pericoli che la minacciavano.</p>
<p>“Sì, la notizia è vera &#8211; rispose laconico, pensando tra sé &#8211; Magliana non sa tenere in bocca un cece e i magistrati moderni vogliono fare la passerella, come le ballerine.”</p>
<p>“E allora?” replicò la moglie.</p>
<p>“Non mi sembri il sostituto dottor Benedetti” disse Sapìa, continuando a mangiare la minestra. Ostentava indifferenza ma conosceva la strategia di Edda: se le vie traverse non funzionavano passava subito all’attacco frontale.</p>
<p>“Ma insomma, Italo, non è un segreto di stato! e poi, in pieno giorno, in un’aula dell’Università! Roba da matti &#8211; incalzò la moglie &#8211; se permetti, come madre di una stu…”</p>
<p>“Il caso è di Magliana, io sono solo di rincalzo” la interruppe Sapìa, cercando di minimizzare l’accaduto e, soprattutto, il suo ruolo nella vicenda. Disapprovava l’atteggiamento iperprotettivo della moglie e non intendeva assecondarla.</p>
<p>Annalisa selezionava con cura gli amici, evitava luoghi di divertimento pericolosi, non beveva e non fumava, che bisogno c’era di scoraggiare con metodi terroristici una ragazza che percorreva la difficili strada della giovinezza con prudenza e un briciolo di ottimismo?</p>
<p>Avrebbe preferito che Edda, invece di agitare sulla testa della figlia lo spettro di minacce, vere o presunte, distribuisse le sue premure più equamente in famiglia, ad esempio alzandosi la mattina per preparargli il caffè.</p>
<p>“Da quando sei diventato l’aiutante di Magliana?” chiese divertito il figlio mezzano, Goffredo.</p>
<p>“In realtà sono il suo allenatore, anzi il trainer, visto che è un bel purosangue da corsa, il mio Ribot! &#8211; precisò il Commissario con aria fintamente seria &#8211; quanto a  quella poveretta…l’hanno trovata a terra nei bagni di Giurisprudenza e nulla lascia pensare che si tratti di un delitto a sfondo sessuale o legato al mondo della droga. Insomma, sembra un normale omicidio”.</p>
<p>“Questa è bella, papà &#8211; disse Annalisa &#8211; consideri normale ammazzare qualcuno?”.</p>
<p>“Ovviamente no &#8211; replicò Sapìa prendendo dal vassoio una fettina impanata &#8211; ma negli ultimi tempi capita di frequente che gli assassini, oltre ad uccidere, facciano cose strane, tipo scrivere con il sangue ‘Satana ti amo’ sul muro, oppure passeggiare con la testa delle vittime sottobraccio, mangiare le loro frattaglie e altre bizzarrie del genere. Questo invece è un delitto e basta, senza aggettivi. Mancano i particolari scabrosi che stuzzicano la morbosità dell’opinione pubblica &#8211; e, guardando la moglie, aggiunse &#8211; in particolare delle casalinghe apprensive di mezza età”.</p>
<p>“Una volta certe cose non accadevano &#8211; disse la signora Edda, fingendo di non notare l’allusione del marito &#8211; ti ricordi, Italo, lo scalpore per il caso di quell’attrice in America uccisa dai seguaci di Satana? Poverina, aspettava anche un bambino! Ma sono passati quarant’anni: oggi nessuno si indigna più.”</p>
<p>“Già, ormai siamo assuefatti al male e il diavolo ci fa ridere &#8211; osservò Sapìa, asciugandosi la bocca con il tovagliolo, il solo di stoffa in tavola &#8211; l’altro giorno ho letto sul giornale che la condanna inflitta ad alcuni rapinatori responsabili di avere torturato a morte il proprietario di una villa è stata ridotta perché non sussisteva l’aggravante della crudeltà. Chi sa cosa leggevano le mamme a quei giudici, da bambini: le opere del marchese De Sade?”</p>
<p>“Quale marchese?” chiese Paolino. Nessuno fece caso alla sua domanda.</p>
<p>“Non parliamo poi della televisione! &#8211; aggiunse, infervorata la signora Edda, approfittando dell’occasione per criticare il passatempo preferito del figlio minore, turbato dalle prime morbose curiosità &#8211; si vedono di continuo film dove le persone vengono tagliate a fette come cotechini!”</p>
<p>L’immaginario della signora Sapìa, costretta a passare gran parte della giornata tra fornelli e supermercati, traeva spesso ispirazione dalla vita domestica e i suoi discorsi erano infarciti di espressioni tipo “cucinare a dovere”, “rovesciare la frittata”, “scoperchiare la pentola”, “avere le mani in pasta”. Il Commissario trovava la conversazione della moglie un po’ ridicola, tuttavia evitava di notarlo in presenza dei figli: difendeva per principio l’autorità genitoriale di Edda e poi, nella sostanza, condivideva il suo giudizio <em>tranchant</em> sul mondo.</p>
<p>Ormai l’umanità era allo sbando, in caduta libera verso la condizione animale da cui si era sollevata con immani sforzi nel corso dei millenni…in fondo la moglie, affermando che oggi si uccide con l’indifferenza con cui si affetta un salume, evidenziava l’amoralità onnipresente. Sapienza dei poveri di spirito…</p>
<p>“Hai proprio ragione, Edda &#8211; disse il Commissario &#8211; però è un bel po’ che il mondo va a rotoli ed anche ai nostri tempi gli studenti se la spassavano con la droga e i festini. In più, particolare non di poco conto, si facevano abbindolare da ideologie violente. Però nessuno, oggi come ieri, è costretto a partecipare alla bagarre: dipende dal carattere e dall’educazione. Il nonno buonanima mi aveva inculcato i suoi principi quando ancora portavo il grembiulino e così, a vent’anni, evitavo spontaneamente i pericoli. Gli anticorpi, diceva, bisogna svilupparli in famiglia…a ceffoni, se occorre.”</p>
<p>“Ma dai, non ce lo vedo il nonno che ti prende a schiaffi” disse Annalisa.</p>
<p>“Non è sempre stato il vecchietto patetico che ricordate voi ragazzi &#8211; replicò Sapìa &#8211; ai suoi tempi si faceva rispettare. Non dico che fosse un padre autoritario, però mi teneva a freno e se a scuola andavo male mi martellava di predicozzi: la voglia di studiare tornava per forza, altro che divertimenti.”</p>
<p>“Perché non ti ribellavi, papà?” chiese Fredo, il figlio mezzano.</p>
<p>“Che c’entra? Non ero mica un prigioniero politico! &#8211; rispose severo il Commissario &#8211; certo, sul momento, i sacrifici mi pesavano ma il nonno aveva ragione: l’Università è come il morbillo, bisogna superarla al più presto. Così stavo per conto mio… e in pari con gli esami.”</p>
<p>“Già, scommetto che nessuno ti filava, in Facoltà” commentò Annalisa.</p>
<p>“Meglio soli che male accompagnati! &#8211; replicò il Commissario con tono convinto e quasi risentito &#8211; Mi fanno ridere certi benpensanti di mia conoscenza che ai tempi dell’Università volevano spiantare il mondo e ora rimproverano i figli perché si ubriacano o si drogano. Sai come si dice: ‘Nasci incendiario e muori pompiere!’ Io invece mi posso vantare di essere lo stesso Italo Sapìa da cinquant’anni”.</p>
<p>“Questo è vero &#8211; disse ridendo Annalisa &#8211; mi sembra di vederti, all’asilo, mentre indaghi su un furto di caramelle!”.</p>
<p>Il Commissario tacque. In prima elementare, in effetti, un compagno di classe aveva scarabocchiato con una matita rossa la sua letterina per la festa della mamma e lui non si era dato pace finché non lo aveva individuato e punito&#8230; versando un’intera boccetta d’inchiostro blu Pelikan nella cartella del dispettoso pargolo. Dopo, a casa, erano volati schiaffi a bizzeffe, ma il colpevole aveva pagato.</p>
<p>“Non scherzare, Annalisa, tuo padre ha ragione &#8211; aggiunse prontamente la madre &#8211; l’Università non è come il liceo: ci sono malintenzionati che cercano di rovinare le ragazze, disgraziati che tentano di trascinare nel baratro anche i loro compagni, come Lucignolo, e persino assassini. Pensa a quella povera ragazza morta!”</p>
<p>Sapìa represse a fatica un moto di stizza. L’associazione tra un cadavere e il Paese dei Balocchi era una delle tipiche uscite infelici di Edda. Nonostante vent’anni di convivenza, il Commissario non riusciva a comprendere il meccanismo mentale che induceva la moglie a vanificava l’effetto parenetico dei suoi sermoncini proferendo madornali sciocchezze che ridicolizzava l’intera argomentazione. I figli, naturalmente, si mettevano a ridere e addio lezione.</p>
<p>“Come si chiamava la ragazza morta? &#8211; chiese Annalisa, glissando sull’ennesimo svarione della madre &#8211; magari la conoscevo.”</p>
<p>“Purtroppo non abbiamo trovato la borsetta con i documenti. Sappiamo solo che era iscritta a Lettere &#8211; rispose il Commissario ingollando l’ultimo boccone di carne senza quasi masticare &#8211; l’ispettore Morganti sta controllando l’archivio della Segreteria.”</p>
<p>“Se mi dai una foto posso mandarla via mail a due amiche che frequentano tutti i giornila Facoltà. Dicerto l’avranno vista almeno una volta” disse Annalisa.</p>
<p>“Un altro dottor Watson in casa? non basta tua madre! &#8211; disse Sapìa, ironico &#8211; ti ringrazio per l’offerta, Annalisa, ma preferisco aspettare la telefonata di Morganti.”</p>
<p>“Eri bravo all’Università?” chiese Goffredo, adolescente con scarsa propensione per lo studio.</p>
<p>“Direi  che me la cavavo…ma tu non ti preoccupare, Fredo &#8211; rispose il Commissario &#8211; quelli che, come te, si risparmiano al Liceo, all’Università fanno scintille! Io prendevo tutto sul serio e ho sudato le proverbiali sette camice per guadagnarmi la laurea, ma questa disgrazia a te non può capitare! Prevedo che la tua carriera accademica sarà folgorante e presto ti accompagnerò al ristorante con la corona d’alloro in testa. E un limone in bocca!”</p>
<p>“Guarda che anch’io mi sudo gli esami &#8211; disse la figlia maggiore, un po’ impermalita, all’idea che il padre comprendesse nella categoria delle teste di porco tutti gli studenti seduti intorno al desco &#8211; però non voglio vivere come una monaca di clausura!”</p>
<p>“Peccato!” mormorò Sapìa, guardando con aria interrogativa il pezzetto di pera in cima alla sua forchetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-vi/">Continua&#8230;</a></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p class="firma-autore">Rosanna Bogo</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario Sapìa torna all&#8217;Università &#8211; IV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 08:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Bogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IV. Unus testis nullus testis Qui la terza parte. Il testimone rintracciato da Magliana, benché seduto su una [<a href="http://www.scrivolo.it/2011/08/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iv/">continua...</a>]]]></description>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ffcc00; text-decoration: underline;"><a href="http://www.scrivolo.it/2011/07/il-commissario-sapia-torna-alluniversita-iii/">Qui la terza parte.</a></span></span></p>
<p>Il testimone rintracciato da Magliana, benché seduto su una sedia a rotelle, non era affatto paralizzato: aveva solo una gamba rotta. In quelle condizioni, pensò Commissario, il giovanotto non poteva comunque commettere un delitto che richiedeva, oltre all’applicazione di una notevole forza, agilità.</p>
<p>Decise quindi di condurre l’interrogatorio nell’antibagno: la presenza della vittima era inopportuna. Sapìa non esitava a sfruttare il così detto “effetto cadavere” per mettere alla prova l’autocontrollo dei sospettati ma, nel caso di un semplice teste, preferiva non suscitare emozioni che potevano interferire con la memoria.</p>
<p>“Cos’è successo? Parlo della sua gamba… sembra un uomo bionico” chiese Sapia, osservando da vicino lo strumento ortopedico applicato al perone del ragazzo.</p>
<p>“Una frattura scomposta. Sono caduto dal motorino cinque giorni fa &#8211; rispose il testimone &#8211; ma penso che le interessi di più sapere come ho trovato il cadavere.”</p>
<p>“Parli pure e senza fretta: per ricordare deve concentrarsi” disse il Commissario.</p>
<p>“Erano più o meno le due… dovevo andare alla toilette e questa è l’unica per disabili su tutto il piano. Sono entrato e, appena girato l’angolo, ho visto la ragazza a terra. Non potevo alzarmi per soccorrerla e così sono uscito a chiamare aiuto in corridoio. Dopo mezzogiorno la facoltà è quasi deserta, vanno tutti a mensa o al bar e le lezioni riprendono alle tre. Per fortuna alcuni colleghi mi hanno sentito gridare e sono accorsi. Scuotevano quella poveretta per vedere se reagiva, ma lei rimaneva immobile. Poi il bidello le ha tastato il polso: non batteva più, era certamente morta. Così abbiamo telefonato al 113. L’ambulanza ormai non serviva”.</p>
<p>“A che ore è entrato nella toilette?”</p>
<p>“L’ho già detto: dopo le due…quando, con esattezza, non lo so. Con tutta quella confusione non mi sono preoccupato di guardare l’orologio in previsione del suo interrogatorio.”</p>
<p>“Allora, diciamo più o meno alle due, lei si trovava nei dintorni…ha notato qualcosa di strano? Passi nel corridoio, il rumore di un oggetto pesante caduto a terra, un urlo, una persona che si allontanava di fretta” domandò Sapìa, prendendo appunti sulla sua agendina. Il giovanotto sembrava lucido ma un  po’ nervoso, forse era ancora shoccato.</p>
<p>“No, però ho visto la ragazza che entrava nelle toilette, una mezz’ora prima. Aspettavo il professor Cantoni, fuori dalla stanza 45: riceve alle tredici ma arriva sempre in ritardo. Sa, dovrei dare l’esame di Civile nella prossima sessione.”</p>
<p>“La vittima non era un tipo appariscente, perché se la ricorda?”.</p>
<p>“Queste sono aule della Specialistica, ci conosciamo tutti e gli studenti del triennio non passano mai da questo corridoio &#8211; rispose il testimone &#8211;  insomma, mi è sembrata una presenza insolita, una faccia nota ma fuori posto, non so se capisce…qualcuno che avevo incontrato nell’ambiente studentesco ma non frequentavala Facoltà. Probabilmenteci siamo visti ad una festa o in fila a mensa. Magari in biblioteca.”</p>
<p><span id="more-2732"></span></p>
<p>“Era in compagnia?”</p>
<p>“No, sola e non ricordo altre persone entrate nei bagni dopo di lei &#8211; rispose senza incertezze il testimone &#8211; come le ho detto la facoltà era deserta.”</p>
<p>“Aveva la borsetta?” domandò il Commissario.</p>
<p>“Portava a tracolla la valigetta del computer. Viola: un colore strano, non le pare?” disse il ragazzo.</p>
<p>“E la borsetta?”.</p>
<p>“Non ricordo, Commissario. Ho un’ottima memoria fotografica ma, se penso all’immagine di quella ragazza davanti alla porta delle toilette, non mi tornano in mente altri particolari. E non mi sono chiesto perché tardava a uscire. Cantoni è arrivato con tre quarti d’ora di ritardo e mi ha liquidato in pochi minuti, doveva andare d’urgenza al Rettorato… quindi penso di essere entrato nei bagni intorno alle due.”</p>
<p>“Va bene, per il momento può bastare. Ora però signor…”</p>
<p>“Tassi” disse il ragazzo.</p>
<p>“Signor Tassi, deve farmi la cortesia di elencare le persone che erano con lei prima e dopo la scoperta del cadavere. Ha detto che qui vi conoscete tutti, non sarà difficile fare qualche nome”.</p>
<p>Il testimone rimase in silenzio.</p>
<p>“Alla sua età non gli fanno certo difetto le sinapsi, se prende tempo si prepara a mentire, nella migliore delle ipotesi mi dirà solo una parte di quanto ricorda &#8211; pensò Sapìa &#8211;  forse non vuole coinvolgere in questa brutta faccenda i suoi amici, è comprensibile, però studia legge, dovrebbe sapere che a un innocente la sincerità conviene sempre…un’omissione scoperta per altra via diventa facilmente indizio.</p>
<p>Tassi intanto non si decideva ad aprire bocca e quell’ostinato silenzio innervosiva il Commissario:</p>
<p>“Mezzo minuto può anche temporeggiare, giovanotto &#8211; disse spazientito &#8211; ora però sta esagerando! E’ diventato muto?”</p>
<p>“No, Commissario. Cercavo di ricostruire mentalmente la cronologia dei fatti” rispose il testimone titubante.</p>
<p>“Non lo deve fare: lei mi dica quello che ricorda, combinare i tempi è compito mio” disse Sapia con il tono autoritario.</p>
<p>“Guardi che io non ho nulla da nascondere &#8211; replicò Tassi &#8211; stamani ero in compagnia di due colleghi, prepariamo insieme Diritto Commerciale…Stefano Loli e Marcello Stoppa. All’una loro sono andati a mensa e io mi sono piazzato davanti alla stanza di Cantoni, per via dell’esame. Poi ho parlato con il professore, forse per cinque, dieci minuti. Con i miei amici avevo appuntamento davanti all’aula53, infondo al corridoio a destra. Non vedevo l’ora che tornassero con il mio panino ma poi l’appetito, con quello che è successo, mi è passato… insomma, visto che Stefano e Marcello non erano ancora arrivati, ho deciso di andare al bagno: faccia lei il conto… per me dovevano essere le due e qualche minuto. Ma se vuole interrogare i miei compagni sono ancora qui, mi aspettano per riportarmi a casa”.</p>
<p>“Dunque, se ha perso di vista il corridoio solo per qualche minuto, il tempo per andare e tornare dall’angolo all’aula 53, la ragazza dovrebbe essere morta prima, mentre lei era con Cantoni. Comprenderà che uso il condizionale perché le sue dichiarazioni devono essere ancora vagliate… anche i testimoni hanno bisogno di testimoni e lei era solo quando ha visto la vittima ancora viva ed era solo quando ha trovato il suo cadavere &#8211; disse Sapia con il tono dispiaciuto di chi muove un’obiezione per puro dovere  &#8211; E quando si è messo a gridare per chiamare aiuto, chi si è presentato?”</p>
<p>“Non penserà che sia io il colpevole, nelle mie condizioni!” esclamò il ragazzo accalorandosi.</p>
<p>“Lei risponda e non si preoccupi di quello che penso io” replicò Sapia bruscamente.</p>
<p>“Va bene, le dirò la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità: per primi sono arrivati una collega di corso, Silvia Mari, e il suo fidanzato Andrea Carli, poi due studenti del quarto anno che conosco di vista, Marco e Sandro, hanno frequentato con me il corso di Cantoni. E un bidello, Gennaro…i cognomi non li so.”</p>
<p>Sapia prese nota: Tassi, due amici, quattro soccorritori e un custode. Se non altro aveva identificato otto persone sicuramente presenti nell’edificio all’ora del delitto.</p>
<p>Congedò il testimone e tornò nel bugigattolo in fondo all’antibagno. Guardò l’orologio: il medico legale, al solito, se la prendeva comoda… tanto i suoi pazienti non si potevano lamentare.</p>
<p>Per occupare l’attesa Sapia cominciò a sfogliare la sua agendina. Controllava i dati e confrontava i tempi: sembravano troppo stretti, cinque o dieci minuti, tuttavia una fortuita coincidenza propizia all’assassino non si poteva escludere. La quantità di informazioni raccolte per il momento era modesta ma, pensò, sufficiente per formare i primi monticelli di post-it: uno per la vittima, uno per Tassi, uno per gli altri testimoni  e, <em>dulcis in fundo</em>, uno per Cantoni.</p>
<p>Aveva appena messo in tasca l’agendina quando gli uomini della Scientifica, guidati da Magliana, irruppero nelle toilette come uno sciame di cavallette affamate. Per ultimo entrò il dottor Avetta, medico legale: si avvicinò al corpo e, in due minuti, stabilì che la morte era probabilmente dovuta a soffocamento…per strangolamento.</p>
<p>“Ha accertato che sia… deceduta?” chiese Sapia.</p>
<p>“Stia tranquillo, Commissario, casi di morte apparente a me non capitano. I miei cadaveri sono tutti garantiti: docg Avetta!” rispose flemmatico il medico legale.</p>
<p>Sapia rimase in silenzio ma non era affatto soddisfatto della risposta: durante uno dei suoi primi sopralluoghi un duplice delitto si era rivelato omicidio semplice con ferito grave solo al momento di caricare i corpi sul carro mortuario.</p>
<p>Visto che la scena del crimine era ormai saldamente in mano ai tecnici e al titolare dell’indagine, Sapìa decise di tornare in ufficio:</p>
<p>“Dei rapporti con le toghe ovviamente si occupa lei, il caso è suo &#8211; disse a Magliana prima di uscire &#8211; e prenda in consegna la borsa del computer, appena terminati i rilievi: occorre dare al più presto un’occhiata a quel materiale.”</p>
<p>“Non prima di domani &#8211; rispose Magliana, intento ad aiutare un uomo della Scientifica carico di attrezzi &#8211; forse addirittura dopodomani.”</p>
<p>“Stasera al massimo” replicò Sapìa, chiudendosi la porta alle spalle.</p>
<p>Magliana annuì senza neppure voltare la testa. Seguiva sempre con grande attenzione il lavoro dei tecnici: le moderne metodologie d’indagine lo affascinavano e cercava di impadronirsi dei segreti dei colleghi mettendo in pratica l’antica massima artigiana: ‘Il mestiere si ruba con gli occhi’.</p>
<p>Scendendo le scale Sapìa pensò che Magliana probabilmente lo considerava uno jellato, perché i suoi casi di rado si risolvevano in laboratorio. Da un punto di vista statistico doveva dargli ragione, però non era colpa sua se i cadaveri venivano gettati nudi nei fiumi, gli assassini risultavano incensurati e i delinquenti, edotti dalla visione dei moderni telefilm polizieschi, evitavano di lasciare in giro il loro DNA e ripulivano le tracce di sangue con la varichina. In certi casi purtroppo bisognava ancora usare il cervello, oltre ai i reagenti chimici.</p>
<p>Comunque, a livello personale, non era affatto contrario all’idea di diventare un investigatore del terzo millennio: di sicuro passare il tempo a girarsi i pollici nell’anticamera di un laboratorio attendendo di ricevere da signori in camice bianco un biglietto con il nome del colpevole, “inchiodato” da prove incontestabili, era meno faticoso che studiare a tavolino miriadi di piccole tracce per mettere insieme un indizio, consumare le suole delle scarpe per seguire cento piste o ascoltare decine e decine di testimoni reticenti e smemorati. Se tutto andava bene, alla fine metteva il sorcio in trappola, spesso però doveva tornare al punto di partenza e imboccare un nuovo sentiero. Senza contare il rischio di finire in un labirinto o, peggio ancora, in un ginepraio. Dopo un po’ i superiori si stufavano, il caso veniva accantonato e, trascorso un congruo periodo di tempo,la Magistratura provvedeva all’archiviazione.</p>
<p>La decisione di interrompere le indagini veniva presa in alto ma, per Sapìa, la resa dei superiori era ugualmente una sconfitta personale: come un lettore appassionato di enigmistica che vede una pagina di vecchi rebus irrisolti usata dalla cameriera per pulire i vetri, soffriva al pensiero dei quesiti rimasti senza risposta.</p>
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