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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per la categoria Fiabe

Il mazzetto di ciclamini

Image credits: www.librizziacolori.eu

Un racconto a quattro mani di Beatrix e J. Iccapot.

Due settimane fa ci siamo divertiti, Beatrix ed io, a scrivere, a distanza, unacosetta’ nata da una sua iniziativa: un po’ di righe per uno, accodate usando il simpatico Corkboard.
Un’esperienza come quella di due solisti, insomma, che prendendo la scena uno dopo l’altro, improvvisino su un tema appena abbandonato dal collega che ha preceduto, senza nessun accordo preventivo su dove possano andare a finire. [Ma di questo, lei che è musicista, saprebbe dire meglio di me]. Il tutto è stato scritto, salvo una revisione finale, nell’arco di una giornata, rubando il tempo alla pausa pranzo, al caffè o alla sigaretta. Ne è venuta fuori una favoletta che forse a qualche bambino si potrebbe ancora leggere. J.I.

C’era una volta, in un tempo così antico che nessuno ne ha memoria, un giovane fornaio che ogni giorno impastava focacce per la gente del paese. Ogni focaccia costava un soldino, o una coppia di uova fresche, o un mazzo di erbetta, o un quartino di buon vino rosso. Nel suo forno era tutto un vai e vieni di persone, un chiacchiericcio continuo che metteva di buonumore il giovane, di carattere assai  gioviale. Ma un bel giorno dalla porticina del forno che dava sulla strada, entrò lei.

La vecchina varcò la soglia camminando a fatica, appoggiata a un bastone curvo ancora più della sua schiena; indossava una grande e pesante mantella verde scuro che la copriva tutta e in mano aveva un mazzetto di ciclamini.

“Dai una focaccia anche a me, buon giovane?” chiese la vecchina quando arrivò il suo turno. Il ragazzo gliene presentò una ancora calda, appena sfornata; la vecchia la ghermì velocemente e la nascose in una tasca interna della mantella.

“Ecco – fece la vecchia porgendo al ragazzo il mazzetto di fiori – questi sono per la focaccia”. Il ragazzo la guardò scontento: “Fiori, e che me ne faccio io dei fiori?”. “Li darai alla tua innamorata”, rispose la vecchia, guardandolo di sotto in su da dietro la selva dei sopraccigli. “Dei semplici ciclamini di bosco…”. “Oh, ma questi sono dei ciclamini speciali – fece la vecchia, uscendo dalla porticina del forno – sono dei ciclamini magici!” Il giovane, perplesso, rimase con il mazzetto di fiori in mano. Dato che era un ragazzo di buon cuore, considerò di aver regalato la focaccia alla vecchia e mise i fiori in una piccola brocca d’acqua per regalarli poi, la sera, alla sua giovane innamorata.

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Beatrix

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Pasqualina, la gallina stravagante

Questa è la vera storia della gallina Pasqualina. Da quando era nata, nessuno ricordava di preciso quanti anni prima, aveva sempre manifestato la sua contrarietà e disagio a vivere nel pollaio. Voleva una casa con tutti i comfort, diceva a quelle poche galline che ancora le parlavano. Era considerata stravagante e tutti cercavano di evitarla.

Non passava giorno senza tentare di inventare un nuovo piano per fuggire, ma ogni volta qualcosa non funzionava come lei aveva immaginato, così doveva accontentarsi, derisa da tutte le compagne, del becchime che l’anziano contadino spargeva nel pollaio. Ma tra sé e sé ricambiava ogni risata delle altre galline con nuove promesse di vedere presto il mondo al di fuori del pollaio e di vivere finalmente in una casa vera. E così tornava a pensare ad un nuovo modo per fuggire da quella prigione.

E una volta, finalmente, quella frase prese forma e una notte, neanche riuscendo a capire bene come, si ritrovò fuori dal pollaio.

Pasqualina vagò per qualche ora nelle vicinanze fino a quando venne ammaliata dalle luci di un residence e si avvicinò. Il palazzo era nuovo, con un ampio spiazzo davanti, dove già si immaginava a volteggiare leggiadra. Proprio in quel momento notò anche degli strani oggetti, come delle gabbie sollevate da terra, ma senza esser fatte di rete. Si avvicinò e cominciò a cercare un ingresso a quel palazzo.

Ma mentre la ricerca per entrare nel residence continuava senza successo, Pasqualina venne sorpresa da uno di quegli strani oggetti che le si stava avvicinando. Impaurita, scappò a nascondersi. Ormai stanca e estremamente insicura sul da farsi, si addormentò.

Il giorno successivo si svegliò e con rinnovato coraggio andò alla ricerca di un ingresso. Alla luce del sole riconobbe quegli oggetti che la sera prima l’avevano spaventata: assomigliavano a quello con cui arrivava ogni tanto il nipote del contadino, quando ancora abitava nel pollaio. Le chiamavano auto. Facevano un gran rumore e anche un gran puzzo.

Un po’ di tristezza la prese, un po’ di rimpianto per le sue compagne che erano rimaste in quella gabbia e per la solitudine che la circondava. Ma aveva sognato quel momento per tutta la vita, e per nulla al mondo vi avrebbe rinunciato.

Ad un certo punto vide uscire da una porta un ragazzino. Non aveva mai visto un umano con dei fili che gli cadevano dalle orecchie, pensò che avesse qualche strana malattia, anche perché tutti i bambini che aveva conosciuto, avevano sempre cercato di catturarla, mentre quello se ne stava andando ignorandola completamente. Mentre vedeva il ragazzino allontanarsi, notò che la porta da cui era uscito si stava chiudendo lentamente, così si precipitò nello spiraglio che ancora mancava.

La porta si chiuse sulle sue piume, lasciando la sua coda spelacchiata e immergendola in una penombra a cui fece fatica ad abituarsi.
Si sentì subito osservata, si voltò di scatto e fece un salto all’indietro dopo aver visto quei due occhi verdi che la fissavano nel buio.
“No ti prego” urlò Pasqualina “non mangiarmi!”
E il gatto …

~

Ma nonna – la interruppe la nipote – volevo che mi raccontassi una favola, di quelle che finiscono con il “E vissero felici e contenti!!”

D’accordo – fece la nonna paziente.

~

E il gatto allora le si strofinò addosso e la invitò a mangiare e a bere dalla sua ciotola. Quando fu sazia, le propose di giocare con i suoi gomitoli, ma era troppo stanca e chiese di poter dormire. Aveva ancora paura di quel gatto, ma qualcosa le diceva che poteva fidarsi. Nei giorni successivi, il gatto continuava amorevolmente a prendersi cura di lei, la faceva mangiare, la faceva bere, le lavava le piume con la sua lingua, fino alla sera, quando si addormentavano abbracciati insieme.

E così la loro vita continuò per anni, felici e contenti.

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Juan

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Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot