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I segnalibri di Sant'Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant'Agostino. Noi abbiamo preparato dei segnalibri, utilizzando l'opera di Simone Martini. Potete scaricarli dall'area di download.

 

Archivio per la categoria in autobus

Il viaggiatore

autobus siena sita

Interno di un autobus di linea della Sita

Erano decenni che faceva su e giù per mezza Toscana. Ogni giorno aveva preso il solito autobus a Siena, era sceso alla solita fermata a Firenze. E poi di nuovo, il pullman a Firenze per il ritorno a Siena. Alla solita ora, la mattina, per andare. Alla solita ora, la sera, per tornare. Una vita in pullman regolata da altri.

Aveva visto e conosciuto anche tante persone. Gente più anziana, quando cominciò il suo lavoro. E poi via via, sempre più persone giovani. Era sempre stato naturale, questo, ma negli ultimi anni cominciava a farci sempre più caso. Gli anni passavano. 30 anni fa non avrebbe mai immaginato che quella vita così faticosa sarebbe durata per così tanto tempo. Ogni giorno le stesse facce. Gli stessi posti a sedere. I sogni interrotti dalla sveglia e ripresi in superstrada. A volte le ferie ad interrompere quella monotonia, ma ogni volta, ognuno, tornava là, magari più abbronzato in volto e con ricordi da raccontare. Ma comunque là, di nuovo, sul pullman.

E poi aveva visto correre quel prezzo dell’abbonamento, sempre più veloce. E quei pullman sempre più scassati. Qualche volta quando era giovane aveva provato a far qualcosa, uno sciopero degli abbonamenti, segnalare quella loro situazione alla stampa, magari chiamare l’Ausl perché controllassero l’igiene di quei pullman e magari staccare una multa in direzione dell’azienda di trasporti. Ma ogni volta la noia della quotidianità aveva vinto lui e tutti gli altri viaggiatori.

Ma gli anni erano comunque volati, il suo lavoro gli piaceva e aveva stretto ottimi legami con i colleghi, anche se soffriva ad ogni organizzazione di eventi, perché lui non poteva partecipare se non saltuariamente. E passare sempre per asociale, per quello che non vuol far amicizia con i colleghi gli dava fastidio. Gli piaceva divertirsi, uscire con i colleghi a prendere una birra, ma svegliarsi presto e venire in macchina, invece che con il pullman, era davvero troppo faticoso.

Quanti pensieri gli venivano quel giorno. Rivedeva nei volti stanchi degli altri passeggeri tutti quelli che negli anni si erano susseguiti ai loro posti. Erano partiti da pochi minuti, come al solito in ritardo, ed erano ancora in città che già sentiva un groppo alla gola per tutti quei ricordi che stava per lasciare sul pullman. Così come poche ore prima lo aveva assalito la tristezza di abbandonare la sua scrivania, i suoi colleghi, quella macchinetta del caffé che ogni giorno proponeva bevande sempre più ustionanti e imbevibili. Ma quel giorno era arrivato e così come lo aveva visto vivere da suo padre un paio di decenni prima o da altri colleghi arrivati e partiti prima di lui da quel pullman, anche per lui era colmo di ricordi, di emozioni e di paura per quella sveglia che il mattino successivo non avrebbe suonato.

Poi tutto d’un tratto, il piede sull’acceleratore schiacciato appena entrati in superstrada per recuperare quei dieci minuti di ritardo. Le buche nell’asfalto di una strada vecchia già appena fatta. E quel rumore ossessivo, come di vetri che vanno frantumandosi in un pullman.

Forse fu l’ennesima buca presa dall’autobus e il relativo tremore di tutti gli interni, forse furono le lacrime che ormai scendevano dai suoi occhi. Ad un tratto si alzò, fece quei pochi passi che lo separavano dall’autista e a voce bassa, ma ferma, gli disse di fermarsi. Quello non lo sentì o fece finta di nulla, cosa voleva quel vecchio? Ancora più infuriato per quel disprezzo, il vecchio tirò il freno a mano. L’autobus perse stabilità, l’autista incredulo si fece spostare con grande facilità, il vecchio viaggiatore si mise al suo posto e con sangue freddo fermò il pullman. Aprì le portiere come aveva sempre sognato fin da giovane e fece scendere tutti, compreso l’autista, facendo incetta di insulti di ogni genere. Poi richiuse le porte e premette sull’acceleratore. Il cambio era automatico, il volante servoassistito, era una passeggiata guidare quel coso. Ancora un po’ di più sull’acceleratore e già correva su quella pista così tante volte percorsa passivamente e adesso comandata a folle velocità. Infine ecco il suo obiettivo.

Il ponte lo vide arrivare e puntare dritto verso il guard rail, lo sfondò facilmente e si perse tra le fronde degli alberi che nascondevano un lento e tranquillo ruscello. Quando ritrovarono il pullman, il corpo del vecchio era sparito e non c’erano tracce di sangue.

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Juan

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La mia fila

L’estate era ormai arrivata. Anche se in realtà mancava ancora 1 mese al famoso 21 giugno, il caldo regalava a tutti voglia e forse opportunità di vacanze.

Anche la vita sul pullman sembrava allineata a quel susseguirsi anticipato di stagioni. L’autobus in quelle settimane era deserto.

Quando salii, trovai l’interno abitato da alcune tipologie di viaggiatori ormai standardizzate. In fondo “i ragazzacci” come quando ero piccolo, nelle gite o per andare a scuola: le ultime file erano riservate ai più grandi, ai bulli, maschi e femmine, quelli che facevano più casino. Arrivavano dal fondo i cori, le battute più pesanti sugli altri passeggeri (ragazze particolarmente carine, cessi universali, o il personaggio che per quel turno era preso di mira). Ma arrivava dal fondo anche la voglia di divertirsi.

Le grida che proveniva dal fondo dell’autobus non lasciavano proprio adito a dubbi, “i ragazzacci” erano seduti nelle ultime file. Ma quel giorno, a differenze di 15 anni prima, le risa e le grida lasciarono presto spazio al sonno, che proveniva dalla giornata di lavoro.

Nella prima parte dell’autobus solo 4 persone, oltre l’autista. La rossa, sempre in prima fila, come la vecchia professoressa delle gite. Quel giorno era orfana del suo complemento, e allora due chiacchiere con l’autista certo le faceva, ma c’era tristezza per quel sedile vuoto.

Gli altri passeggeri, quelli di mezzo, così come quando prendevo il pullman per raggiungere il liceo, lontano 18 km, non lasciavano tracce della loro presenza: magari due parole con la persona affianco, ma sempre sottovoce, per non disturbare.

Io come sempre scelsi il mio posto tra le penultime, non ultime, file.


Leggi anche la prima puntata di “In autobus”: La rossa e la gialla

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Juan

La rossa e la gialla

Stanno tutti dormendo sull’autobus. La settimana è stata impegnativa un po’ per tutti e il venerdì, pieno di traffico e di camion, sta lentamente riportando tutti a casa per il meritato week-end.
In tutto questo, però, c’è la rossa e la gialla che non dormono e anzi parlano. Parlano sempre, in continuazione. Di tutto.
La rossa dovrebbe avere circa 60 anni. Capelli rossi sempre in piega perfetta, come uscita un minuto prima dal parrucchiere. Sotto questa capigliatura, però, si scoprono rughe e decadenze proprie della sua età. Ancora sotto, l’eleganza continua con vesti di raso luccicante e brillantini.
L’altra, la gialla, ha un’età indefinita. Potrebbe avere l’irruenza tipica della gioventù. Oppure l’incazzatura col mondo tipica di un’età molto avanzata. Le primavere non hanno però lasciato ricordi sul suo volto. Cappellino sempre calcato sulla testa, coronata di biondi capelli lunghi. Il suo vestire ricorda una cinquantenne vestita da quindicenne.
La prima fila dell’autobus è già decisa: la rossa dietro l’autista nel posto centrale, la gialla dall’altra parte del corridoio. Se qualcuno occupa uno dei posti assegnati, fin dalle ultime file si vedono scintille di rabbia provenire dagli occhi della usurpata.
Conoscono naturalmente tutti gli autisti per nome (ma forse l’azienda assume soltanto dopo aver sentito il loro parere, chissà). Di certo è che l’azienda di trasporti riceve molte lamentele dalla gialla, mai contenta. Pullman sporchi, polvere, aria condizionata troppo alta, ritardo di 2 minuti, cinture di sicurezza alle poltroncine. Tutte richieste che si alternano giornalmente.
Oggi, ad esempio, non era la giornata delle cinture, né dell’aria condizionata, così hanno viaggiato con il ventilatore al massimo, benché la giornata non fosse eccessivamente calda, e nella totale assenza di sicurezza, ma con le grida per il ritardo accumulato nell’aspettare l’arrivo di un collega per ricevere il telepass.
Pochi giorni fa, invece, i passeggeri hanno viaggiato all’interno di un altoforno, con in sottofondo la sua tosse, dovuta alla polvere contenuta nei filtri del ventilatore dell’aria condizionata.
La rossa a volte cerca di calmarla, forse la saggezza dei vecchi, rimasta impigliata nelle rughe del volto, la aiutano a tenere a freno la gialla: “Zitta, zitta! Tanto è inutile, vedi che abbiamo perso solo 2 minuti?” “No, voglio dirglielo, abbiamo aspettato qui. E lo sanno che dobbiamo fare quel pezzo di autostrada… quindi il telepass lo devono lasciare sul pullman!” “Zitta!”.

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Juan

Scrivolo

i racconti del nano grafomane

http://www.scrivolo.it

Segnalibri Sant’Agostino

Segnalibri Agostino

Il 28 Agosto la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Agostino. Un’occasione, per noi, per ricordare il grande lettore (e scrittore!), morto 1583 anni fa.

Da stampare fronte e retro e  ritagliare: [download id=”52″]

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Dr J. Iccapot