Marzo 2014 - Bagliori - Una fiabaAcrilico 30×60 cm (14C01)

 

Bagliori all’orizzonte lontano.
Per alcuni significa l’avvicinarsi di un temporale, il maltempo o persino l’indizio di una infuocata e apocalittica fine del mondo. Un altro invece vi scorge la bellezza di uno spettacolo naturale o presume che dietro le montagne un fuoco pirotecnico sul lago stia terminando in modo dignitoso.

Nella nostra epoca isterica ci si aspetta sempre il peggio.
Il minimo segnale di fumo porta grande agitazione nel vespaio. Si sente ronzare e sibilare e fischiare e rumoreggiare, ma nessuno sa esattamente che cosa stia succedendo, poichè nemmeno presso le vespe esiste una informazione obiettiva e neutrale.
L’importante è che si faccia un gran bailamme.

Qui una famiglia di conigli sta cercando una nuova stalla, forse perchè quella vecchia puzza o perchè non offre protezione contro i predatori di conigli.

Ci sono due opzioni: o si trasloca nella stalla del circolo dei bottegai o in una che appartiene alla volpe. Nel primo caso si rischia che i conigli finiscano nella grande distribuzione a prezzi scontati, nel secondo caso è verosimile che la volpe chieda poi l’affitto in natura.
Secondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli i conigli hanno votato liberamente per la seconda possibilità.
Tumulto nel circolo dei bottegai e sdegno oltre il grande stagno del villaggio nel branco di lupi che già cacciò e azzannò a morte parecchi innocenti conigli.

I piccoli bottegai mostrano i muscoli. Il grasso bigatto bianco che si crede un fiero gallo sul mucchio del letame canta a più non posso e sbatte all’impazzata le sue ali immaginarie, essendo lui il grande capo di una potenza mondiale (Sire, lei ha letto troppi libri di Asterix!)
Anche gli altri piccoli bottegai digrignano i denti, stringono i pugni in tasca, roteando gli occhi. Il fatto che la volpe gli abbia rovinato un buon affare è troppo. Decisamente troppo!

Schiamazza l’oca, stride lo scarafaggio fra le tagliatelle, striscia l’orbettino, secerne muco e abbaia e urla e inveisce e grida e grugnisce e gracchia e al di sopra di tutto questo starnazza la gallina, la buona e cara madre chioccia che stende affettuosamente le sue ali sulla società adirata, per ristabilire la calma nella stalla.

E guarda un po’… tutti si accucciano e ascoltano il chiocciare monotono e soporifero della loro capa.
I bagliori si disperdono, l’incendio mondiale non avrà luogo e gli avvoltoi devono cercarsi una nuova vittima…

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer