Acrilico, 40 x 50 cm (2013)

 

I colori caldi sono sempre una gioia per gli occhi, una festa per l’anima e le forme rotonde danno la sensazione di protezione e di intimità.
Infanzia.

Pensando all’infanzia ogni persona pensa inanzitutto alla propria, quel ricordo lontano e offuscato, al “paese che esita a lungo prima di inabissarsi” (Rilke).

È il mondo dello stupore (una candela accesa sul tavolo), dei miracoli (un cavallo capace di nascondersi nel guscio di una chiocciola), della felicità indescrivibile e delle lacrime calde, colme di presentimento del dolore e della sofferenza.

I giocattoli erano ancora semplici, magari un ceppo di legno che – secondo l’occasione – poteva essere utilizzato come una locomotiva fumante e ansimante o come un bombardiere quadrimotore.

I colori sgargianti e vivacissimi del “mondo di plastica” arrivarono molto più tardi.

La vita trascorreva tranquilla, ma non priva di eventi.

I giorni avevano i loro alti e bassi. I piedi nudi nell’erba bagnata e fredda, quando in autunno si dovevano raccogliere le mele cadute a terra facevano parte delle cose sgradevoli; ancorchè ci assicuravano che questo ci avrebbe utilmente temprato, anche se si stava meglio coi piedi caldi.
Uno dei rari grandi eventi dell’anno era la sagra del paese. Verso la fine dell’estate arrivava il giostraio con un carosello, azionato da alcuni robusti giovanotti; in più c’erano delle altalene in forma di barchetta e il barracone del tiro a segno, dove i bravi tiratori venivano premiati con delle rose di carta crespa.

Al di sopra di tutto questo aleggiava “il profumo della sagra”. Odorava di croccante di mandorle, di salsiccie fritte, di birra rovesciata e odorava di “uomo”, un odore tra acqua di Colonia, stalla e sudore.

All’interno del carosello suonava un organo meccanico, alimentato da nastri di carta perforata. Il giorno intero suonava le stesse tre o quattro melodie. Quasi un Rondò, che teneva insieme i cavallini variopinti nel loro percorso circolare in modo da non farli scappare per galoppare sui prati.

Più tardi nella vita il carosello perde il suo fascino, forse perchè la nostra vita gira troppo spesso in cerchio o sulle “montagne russe”.

Ogni tanto bisognerebbe ammirare questo particolare gioiello: la poesia “il carosello” di R.M. Rilke.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer