Acrilico, 40 x 50 cm (2013)

 

I colori si schiariscono, sommersi dalla luce intensa del giorno, ma ancora discretamente nascosta da un velo delicato ed argenteo di nebbia.

Ci si crede trasportati in un quadro di Turner, dove, più che vedere, si intuisce. Si percepiscono i primi caldi raggi di sole, sapendo che arriveranno delle giornate calde, tuttavia l’anima rabbrividisce ancora ricordando il freddo inverno.

Il fiore di mandorlo è ancora imprigionato nel suo bocciolo rossastro, i rametti del salice prendono il colore giallo, i rami degli alberi da frutto iniziano a brillare, ma sembrano non sapere ancora che cosa diventare.

E’ un presente che lascia intuire cosa potrà avvenire.

Noi speriamo sempre, anzi, ci contiamo quasi, che i nostri sogni futuri si avverino.

Nella sua opera “Citadelle”, lo scrittore francese A. De Saint-Exupéry esorta i sogni del futuro ad essere sciocchi, non avendo ancora ordinato il presente, essendo questo il terreno dal quale cresce il futuro, simile ad un albero che richiede della terra buona pur non volendo essere disturbato nella sua crescita.

Bisognerebbe lasciare da parte il passato, metaforicamente, un blocco di granito, contro cui ci si può rompere il naso.

I colori tenui, i primi profumi delle viole, i caldi raggi del sole e la canzone del vento creano una musica che Antonio Vivaldi deve aver sentito, scrivendo le note per “la primavera” delle sue “quattro stagioni”.

Un godimento di ascolto… sempre che i musicisti non la trasformino in una spigolosa marcia militare.

(Traduzione di R. Battilani)

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Johann Widmer